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venerdì 12 giugno 2020

Il Bioregionalismo, la biospiritualità e la nuova Era Ecozoica




Volendo abbracciare in un unico contesto il concetto di spirito e di vita, come presumibilmente avveniva durante il periodo gilanico, un tempo in cui c’era solidarietà, impegno civile, coscienza dell’ambiente, della fatica e dei pericoli ma allo stesso tempo spensieratezza, e desiderando riportare quella esperienza unitaria nella nostra vita quotidiana mi sono ritrovato a riflettere su quale parola potesse meglio indicare quel pensiero. Durante uno scambio epistolare con l’amico bioregionalista Stefano Panzarasa, matrista convinto, lui ha suggerito di usare il termine “religiosità della natura”, come proposto dal filosofo Thomas Berry. La parola in se stessa è molto evocativa di un ri-congiungimento con l’anima naturale.
Allo stesso tempo il significato di religione (dal latino religio) è “ri-unire” ma non si può affermare che la vita abbia mai avuto separazioni in se stessa. Se avesse subito una separazione non sarebbe più vita. Infatti nel periodo matristico anche la morte era considerata una fase nel processo vitale. Quindi parlare di religione della natura può essere fuorviante. Poiché in natura è già un tutto unito, un unicum.
Preferirei magari usare la parola “biospiritualità”, neologismo antico e nuovo per descrivere ciò che è sempre stato e sempre sarà…
“Ho imparato il silenzio dalle persone loquaci, la tolleranza dagli intolleranti e la gentilezza dagli uomini scortesi. Non dovrei provare gratitudine verso questi insegnanti?” (Khalil Gibran)
A volte, sembra che le parole nascono per creare discordia fra gli uomini….. L’incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi, volendo comprendere l’altro attraverso il linguaggio, è alla base delle antipatie che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri… Prova ne sia il negro che ci parla in bantu viene visto con sospetto e timore.. mettete che lo stesso negro si mette a parlare in italiano, o addirittura nel nostro dialetto familiare, ecco che improvvisamente diviene uno di noi.. un fratello di colore diverso. Questa verità l’ho potuta sperimentare svariate volte a Calcata dove la comunità etnica è molto variegata però siccome parlavamo tutti allo stesso modo, al massimo con un leggero accento straniero (tra l’altro ognuno di noi aveva un leggero accento d’origine), ecco che eravamo tutti calcatesi.. indipendentemente se siculi, romani, veneti, europei est ovest, americani nord sud, africani, etc. etc.
Il linguaggio comune unisce… ed all’inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamata in glottologia, poi da quella radice, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi… La mitologia della torre di Babele è simbolica ma veritiera… Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale invece che andare a ri-abitare il pianeta, ridiventato fertile dopo il cataclisma, si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l’uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi.. e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono in gruppi omogenei alla conquista del mondo.. chi qua chi là, chi su e chi giù, finché tutto il pianeta fu abitato…
Certo questa è una favola.. ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l’uomo dall’uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così.. il sanscrito, il greco, il latino… ed ora l’inglese, come lingue veicolari temporali, ne sono riprova.
Ma aspetta aspetta.. non intendevo fare un discorso semantico linguistico.. anzi.. volevo parlare dell’unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l’uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.
Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile “spirito” (diverso da anima che sottintende una personalità individuale). Lo spirito tutti ci accomuna e la “spiritualità laica” è la comprensione sincretica che ognuno compartecipa allo spirito. Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili. Perciò lo spirito non può divenire mai appannaggio di alcuna religione, poiché le religioni sono create da e per le anime, per le persone che si considerano separate. Per tale ragione spesso definisco la vera spiritualità come “laica” (dall’antico significato del greco “laikos” al di fuori di ogni contesto sociale e religioso).
Ma questo termine, spiritualità laica, non piace a molti.. oppure alcuni cercano di spiegarla a modo loro, come una forma di credo para-religioso, si professano “spiritualisti laici” i massoni, i cristiani che conducono vita secolare, gli aderente alle nuove religioni new-age, etc. Mentre altri, completamente contrari al concetto di “spirito” negano che possa esistere una qualsiasi spiritualità in qualsivoglia forma.
Insomma, per fare chiarezza e definitivamente sancire l’indissolubilità tra spirito e materia, mi è venuto in mente di spiegare questa spiritualità laica come “biospiritualità”.. in modo che così siano tutti felici e contenti, sapendo che vita e spirito sono la stessa cosa.
E cosa si intende per biospiritualità? Vuol dire che il più alto ottenimento si ottiene qui ed ora, non in qualche altro luogo od in qualche altro tempo. Noi siamo  in esso ogni momento dell’esistenza. La Realtà Suprema non è in un altrove ed a parte da questa esistenza. La Terra, l’Universo ne sono impregnati. Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa, la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente, questa è la pratica stabile dell’essere biospirituale. La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…
Ed infatti l’ostacolo posto dalle religioni è proprio quello di immaginare uno stato “altro” da ottenere, superiore od inferiore che sia, diverso da quello presente. Ma allorché l’ignorante oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione… poiché la biospiritualità non può ammettere separazione.. ma solo diversità nei modi espressivi e nelle forme esteriori. E qui ritorno all’esempio della comunità calcatese in cui tutti eravamo calcatesi, nessuno escluso (me compreso che non abito più a Calcata……).
Al momento opportuno ognuno di noi sentirà l’impulso a riconoscersi in quel che è ed è sempre stato e questo è lo scopo della biospiritualità. Ed è un modo per andare verso la nuova era ecozoica auspicata da Thomas Berry. 
Paolo D’Arpini
retebioregionale | Il Cannocchiale blog
bioregionalismo.treia@gmail.com


mercoledì 17 ottobre 2018

Il bioregionalismo emozionale ed il sentire empatico dell'ecologia profonda e della biospiritualità

Risultati immagini per bioregionalismo emozionale caterina abbraccia un albero

"Il bioregionalismo non è solo 'geografia', come alcuni ritengono, ma anche emozione e sentimento" (Saul Arpino)

La capacità,  sia pur nella limitazione del linguaggio, di poter descrivere la realtà, quella percettibile e quella del pensiero, in modo consequenziale e logico, è un grande vantaggio allorché si voglia estrinsecare un percorso "lineare" e consequenziale nello spazio tempo. Il suo uso invece è di poca utilità dovendo affrontare un discorso “olistico” - come è appunto quello dell'ecologia profonda e della spiritualità naturale (o biospiritualità).

Certo possiamo avvicinarci, attraverso un'accorta cernita di “parole e significati”, di concetti ed immagini. Per questo trovo che il messaggio dei pittogrammi – ideogrammi cinesi sia molto più vicino alla semantica figurativa del linguaggio. C'è un tentativo di trasmettere anche la “visione” anche l'immagine, oltre al pensiero....

Restando a noi... se analizziamo i particolari del percorso vitale dobbiamo necessariamente suddividerli in segmenti e studiarli e descriverli nel loro funzionamento tipico, al di fuori del contesto generale, in quanto compresi nello specifico modo dell'osservatore... Questo è il dettame della logica e questo è il modo operativo del nostro linguaggio, composto di suoni e allocuzioni, che della logica è espressione. Infatti il linguaggio è un ingranaggio matematico utile, sino ad un certo punto, per descrivere i procedimenti sia della percezione sensoriale che della “fantasia”emozionale. Ma ciò che viene così trasmesso, purtroppo, manca della freschezza e dell'immediatezza dell'esperienza, quella che viene definita giustamente “presenza”.

Infatti il linguaggio attinge solo alla memoria, non può raccontare e convenire l'ineffabile momento vissuto... in quanto “presenza”!

Per fortuna nostra, attraverso la capacità analogica della mente, siamo anche in grado di intuire e lanciare piccoli segnali inerenti la sensibilità “spirituale” che non risiede e non può essere descritta con i meccanismi della mente duale.

L'Uno, od Olis, sfugge infatti ad ogni descrizione logica, empirica, e se una descrizione viene tentata è sicuramente parziale e limitata alle forme proprie del linguaggio e del pensiero duale.

Per capire un pesce devi essere pesce, per sentire un albero devi essere un albero... etc. Questo è verissimo ed è facilmente accettabile anche dalla mente umana. Il fatto poi che se ci si sente un pesce si è limitati al sentire del pesce, come pure se ci si sente uomo si è limitati al sentire dell'uomo dimostra ulteriormente l'impossibilità di condividere “il concetto” spirituale fra viventi di diversa specie.

D'altronde, cosa si sottintende  con l'ecologia profonda e con la spiritualità naturale? Che spogliandosi dal rivestimento identificativo in un particolare “sentire”, ovvero obliterando la propria identità egoica, la quale non è altro che la cristallizzazione di un riconoscersi in pensieri, desideri, azioni, compiuti dall' ”oggetto-soggetto” che funge da osservatore (il nome forma specifico e la mente individuale), immediatamente -liberi da presupposti identificativi- siamo in grado di  empaticamente condividere, sentendola come propria, l'esperienza di qualsiasi essere vivente. Che questa capacità sia non solo possibile ma persino attuabile è comprovato dagli stati altri raggiunti durante la meditazione profonda o - talvolta - per mezzo di forti manipolazione psichiche (trance, deliquio, droga, etc).

Ovviamente la sporadicità e intermittenza dell'esperienza non duale è solo un “assaggio” della condizione naturale in cui l'uomo ed ogni altro essere condivide pienamente - e perciò manifesta - il Tutto, l'UNO.

La pratica della auto-consapevolezza profonda,  ci permette di conseguire, per mezzo di una ripetuta e continua attenzione al percepente, quello stato di unitarietà che trascende totalmente l'io individuale e consente "l'esperienza spirituale" definitiva nella sua interezza.

Allorché, con termini filosofici empirici,  i bioregionalisti e gli ecologisti profondi descrivono l'unitarietà della vita, e l'interconnessione di ogni suo aspetto, in ogni sua relazione, essi non fanno altro che evocare quello stato di coscienza, quella Consapevolezza intima e profonda, che contraddistingue ogni ente psichico ed ogni elemento materico (in forma latente). E che a me piace chiamare “spirito” (intelligenza e coscienza).


Paolo D'Arpini

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martedì 17 luglio 2018

Rete Movimento Ecologista – Nuovo esperimento di coordinamento in chiave di bioregionalismo, ecologia profonda, biospiritualità e biopolitca

Risultati immagini per Rete Movimento Ecologista
Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani…
In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l’acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l’impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi… Consapevoli di ciò non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre Terra ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.
Da parecchi anni, dal 1996 anno di fondazione della Rete Bioregionale Italiana, ci incontriamo almeno una o due volte all’anno per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Ma ci siamo resi conto che dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. Proprio in questa fase ci è giunto l’invito da Parte di Michele Boato a partecipare alla “rete movimento ecologista”, una sorta di “Stati generali per l’Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, che in qualche modo avevamo già ipotizzato in un incontro bioregionale tenuto ad Aprilia nel giugno 2012. In verità allora qualcuno aveva obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” mentre il titolo “Rete Movimento Ecologista” lascia un po’ più di spazio alla condivisione tra pari, senza risvolti ideologici.
Comunque il nome della aggregazione ha poca importanza, quel che conta è che le idee e le azioni siano sincreticamente in funzione ecologica e biospirituale. Per mezzo di questa nuova “Rete Movimento Ecologista” mi auguro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi, che comprenda anche azioni operative comuni oltre che scambio di opinioni ed informazioni.
L’esperienza di questa nuova “rete” dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l’intera Europa ed il mondo, ma d’altronde possiamo farci portatori di una crescita che parta solo da noi stessi e pertanto, allo stato attuale, il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città e vari ambiti politici. Infatti abbiamo compreso che il restare avvinghiati a nicchie di pensiero ideologico non giova alla causa ecologista ed in questo condivido la visione di Roberto Brambilla della Lista Civica Italiana *) con la quale avevamo già preso contatto negli anni passati e la cui esperienza sul territorio e sul locale può risultare particolarmente utile.
Paolo D’Arpini


Referente della Rete Bioregionale Italiana

Intervista del 2013 con la Rivista “Barricate”, espressione della Rete Civica Italiana: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2013/01/06/intervista-sul-significato-di-bioregionalismo-ed-ecologia-sociale-con-intermezzi-vuoti/
Manifesto Bioregionale e per l’Ecologia profonda:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856


………………………………..
*) – Lettera email menzionata
da: Roberto Brambilla
a: retemovimentoecologista@googlegroups.com
data: 17 luglio 2018 16:37
Buon pomeriggio a tutti e tutte.
Solo per far capire “da che parte arriva questo scritto”, ricordo che sono stato segretario regionale del WWF Lombardia per 20 anni fino al 2000, sono tra i fondatori di Rete Lilliput per la quale ho seguito il gruppo Impronta ecologica e nel 2009 mi sono candidato sindaco nel mio piccolo paese con una lista civica non partitica, orientata a dare risposte ai bisogni della comunità. Quest’ultima esperienza mi ha fatto capire che fino ad allora ero stato succube di un pregiudizio molto diffuso: quello di pensare che “è meglio stare alla larga dalla politica perché è sporca”…
Ma torniamo a noi.
Mi fa sempre molto piacere incontrare persone che cercano di creare reti e sinergie tra portatori di problematiche importanti. Lavorare soli non ha senso, visto che dobbiamo fronteggiare forze che dispongono della quasi totalità dei media, di ingenti capitali, di tanti collaboratori che pensano a breve termine senza interrogarsi su dove ci stanno portando.
La lettura del primo nutrito elenco di priorità inviato da Michele Boato (peraltro arricchito nella revisione successiva) mi ha suscitato alcune riflessioni che mi inducono a farvi alcune domande che sottendono una possibile proposta.
La proposta è semplice e riguarda un cambio di strategia. In passato per decenni – io per primo – abbiamo fatto banchetti di sensibilizzazione, manifestazioni, referendum, petizioni e pressioni sui politici. I risultati di questo intenso lavoro sono stati interessanti in termini di crescita della consapevolezza delle persone, ma ho la sensazione che siamo ben lontani dalla soluzione strutturale dei problemi. Inoltre ho la certezza che stiamo impiegando gran parte delle nostre energie per mettere “pezze” alle cattive politiche promosse da altri, non per attuare politiche “positive”.
In altre parole ci comportiamo come se avessimo la casa allagata da un rubinetto rotto che getta acqua e ci ostinassimo a scoparla forsennatamente fuori dalla porta anziché correre a chiudere il rubinetto generale.
Il cambio di strategia su cui vi propongo di ragionare insieme, senza abbandonare le sacrosante lotte che stiamo perseguendo, per individuare nuovi modi di fare politica evitando di ripetere gli errori del passato e per entrare dove si amministra, dal livello comunale a quelli superiori.
A molti la parola politica fa venire l’orticaria. Vi invito a superare questa reazione di pancia. Se non lo facciamo ci autocondanniamo a sfinirci spendendo 100 delle nostre scarse energie per ottenere 10: è quello che il Potere vuole, tenerci impegnati e dispersi…
In sostanza vi sto chiedendo di fare un ragionamento sui seguenti aspetti su cui il nostro piccolo gruppo, Lista Civica Italiana, ha fatto alcune riflessioni.
1) Perché la politica é degenerata e in particolare i partiti sono diventati consorterie per spartirsi i soldi pubblici o per favorire questo o quel gruppo di potere? Abbiamo notato anche che spesso le nuove formazioni politiche scrivono programmi molto belli e completi, nessuna però pone sufficiente attenzione al fatto che la politica è gestita da esseri umani e che gli esseri umani, spesso, sono inclini a cercare autoaffermazione, soldi e potere. Come superare questo problema? Quali strumenti sarebbero utili per evitare i problemi citati?
2) Vogliamo provare a ragionare sulla creazione di una rete aperta a più visioni, democratica, senza vertici ma solo con facilitatori/trici i cui componenti aderiscano ad alcune linee di principio come ad esempio lo spirito dei e delle costituenti del 1947? Vi parrebbe opportuno che questa rete, all’occorrenza, sia in grado di dar vita a campagne elettorali per mandare in parlamento e nei consigli regionali persone di indubbie capacità, chiara fede nei principi costituzionali e con la vita passata a cercare di migliorare il mondo in cui viviamo?
3) E prima ancora non vale la pena di fare formazione per organizzare liste civiche (vere! Non civetta vedi http://www.listacivicaitaliana.org/2017/codice-per-lautocertificazione-delle-liste-civiche/ ) per entrare nei comuni iniziando a fare cultura civica e ambientale dal basso e promuovendo iniziative volte alla creazione di filiere corte, tutela del territorio, utilizzo sociale dei beni comunali, economia locale e riqualificazione energetica?
4) Non sarebbe ora di abbandonare le esperienze di “sinistra” che si sono succedute nel tempo per entrare in una logica “civica” ovvero finalizzata a dare una risposta terra-terra, comprensibile ai più e percorribile alla domanda: “Di cosa hanno bisogno le persone per vivere serenamente?”. Raggiunto questo risultato potremmo concederci il lusso di discutere di ideologie.
In estrema sintesi la mia proposta è quella di far tesoro degli errori del passato e di fare rete per risolvere insieme grandi problemi ma pensando anche a come organizzarci per partecipare direttamente al difficile ma fecondo mondo della politica.
Nell’appello sta scritto che Rete Lilliput è tra i coordinamenti più antichi e si è indebolita.
Vorrei fare una precisazione che forse rinforza quanto ho scritto sopra.
I “trainatori” di Rete Lilliput in una riunione tenutasi a Firenze nel 2008 hanno deciso di “congelarla”. Credo che il motivo principale di questo esito è stato quello di non aver portato alle logiche conseguenze lo sviluppo di un ente come Rete Lilliput. Avevamo una visione del mondo, ma non ci siamo mai impegnati per farla diventare una proposta politica e questo alla lunga ha fatto calare l’entusiasmo.
Spero che la rete che stiamo lanciando sappia dare un contributo a trovare nuovi orizzonti.
Altri gruppi in Italia si stanno muovendo. Confrontiamoci e possibilmente individuiamo una modalità per unirci nel rispetto delle reciproche differenze.
Mi farebbe piacere ricevere i vostri commenti. Grazie per l’attenzione e cordiali saluti
Roberto Brambilla
Lista Civica Italiana (338 88 03 715)

giovedì 21 giugno 2018

La Rete bioregionale e la biosolidarietà con il tutto - Reminder


Risultati immagini per la solidarietà biologica

Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.

Abbiamo inserito come terzo elemento componente “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta “Biospiritualità” – E cosa si intende per biospiritualità? Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente. La conoscenza “suprema” significa essere consapevoli che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Altro aspetto importante del discorso bioregionale è quello della Solidarietà al Tutto (non solo Umana) per far emergere una visione meno antropocentrica e più rivolta al rispetto dell’Uno e Molteplice che ci circonda ed in cui siamo. Il termine più appropriato per noi sarebbe Cooperazione Attiva, quindi cooperare alla maniera del fare o dell’agire cioè del concludere e arrivare a soluzioni e propositività negli intenti, orientati sempre verso l’alto, cioè lo Spirito.

Nel discorso dell’ecologia va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all’uomo. E poi l’Economia Partecipativa, poiché l’economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi (ecco il senso di Partecipazione) di questo mezzo di scambio che è nostro.

Altro impegno è quello relativo alle tematiche ed agli interventi. Allora ripetiamo  che lo scopo della Rete Bioregionale Italiana è quello di creare un coordinamento efficace e di comune ausilio sulle iniziative portate avanti dai gruppi e dalle persone che in Italia si riconoscono nell’ecologia profonda, nel bioregionalismo, nella biospiritualità e nel riabitare la terra in modo gentile, armonico e solidale. Potremmo dire che lo scopo evidente è quello di  tenere uniti  i nodi  degli operatori sensibili all’ambiente ed alla vita.



Paolo D'Arpini


mercoledì 11 gennaio 2012

Aurelio Rizzacasa: "Ecologia profonda e biospiritualità in chiave cristiana, secondo l'esempio di San Francesco"

Sulle ali della fantasia - Dipinto di Franco Farina



Il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi recupera una sintonia, del tutto singolare, tra l’uomo e il mondo naturale. In tal caso, l’espressione poetica del messaggio cristiano, insito nei Racconti della creazione della Genesi e riconfermato dal Libro di Daniele, nonché da alcuni significativi Salmi, esprime, in una spiritualità profonda, l’appartenenza dell’uomo all’universo di cui siamo consapevoli attraverso l’olismo sistemico delle teorie della complessità.

La cultura contemporanea, di fronte all’emergenza ecologica, si interroga sul riduzionismo moderno che, attraverso la scienza, configura il mondo come un’entità meccanica. Tale visione epistemologica non è consona alla relazione tra ragione e fede proposta dal cristianesimo poiché quest’ultimo rappresenta il mondo come creato al quale l’uomo appartiene e che, peraltro, è immagine e traccia dell’opera di Dio. La rappresentazione cristiana del reale costituisce, pertanto, un veicolo interessante per il passaggio dall’ecologia all’ecoetica, nonché dall’ecologia di superficie all’ecologia profonda.

Così, alla luce dei nuovi documenti conciliari e post conciliari, prodotti dal magistero della chiesa cattolica, si creano le occasioni per un dialogo ed una collaborazione di natura interreligiosa ed interculturale con le idee che circolano oggi nel nostro villaggio globale.

Siamo quindi nelle condizioni di integrare il momento conoscitivo dell’ecologia scientifica e la posizione prudenziale dello sviluppo sostenibile, con una rivendicazione da parte dell’uomo della sua consapevolezza di appartenere alla dinamica biologica e spirituale della realtà che ci circonda, in tutte le sue forme ed espressioni.

Perciò, l’ecologia assume nuovi significati, beneficiando della semantica di nuove denominazioni; parliamo, in tale prospettiva, ad esempio di una ecologia della pace e di una ecologia della vita, per sottolineare la crescita dinamica di un mondo che, nella duplice dimensione della vita e della spiritualità, instaura delle dinamiche di sviluppo nelle quali il conflitto non è guerra o distruzione, esprimendo piuttosto le condizioni di una crescita attraverso l’integrazione, la collaborazione e la comunione di tutte le energie di qualsiasi forma e di qualsivoglia natura.
Il cantico delle creature, pertanto, esprime la semantica di un progetto di trasformazione del nostro rapporto con il mondo della vita e viene ad essere, nella nostra cultura, un appello che ci chiama a nuove forme di sviluppo e di utilizzazione delle risorse e delle energie che ci sono state donate per poter divenire dei veri collaboratori della crescita dell’intero universo.

Da ciò, l’ecoetica non si manifesta soltanto come una nuova via dell’indagine filosofica ma costituisce, piuttosto, una forma di profonda spiritualità biologica tra l’indagine scientifica, la ricerca filosofica e le visioni di fede promosse dalle diverse religioni.
Quanto detto dà concretezza ad un itinerario spirituale in cui il mondo, riconosciuto quale immagine del creato, realizza un segno vivente attraverso il quale si aprono le diverse vie religiose per l’apertura della nostra intelligenza al mistero della presenza del divino nascosto nelle diverse pieghe arcane del reale, in tutte le sue espressioni.
Con il Cantico delle creature, dunque, ancora una volta è la poesia che riesce, sul piano estetico, a completare un discorso avviato dall’etica e approfondito nella sua spiritualità dalle fedi religiose. In tal caso, le immagini spiritualizzate degli astri, dei fenomeni atmosferici, degli esseri viventi vegetali e animali prendono vita e collaborano con l’uomo in una sintonia corale nella quale tutto il creato vivente si apre nella direzione evocata e invocata dall’Apocalisse che trova il suo approdo più alto nell’aspirazione ai cieli nuovi e terre nuove.

Aurelio Rizzacasa


.......Della visione biospirituale, secondo le varie religioni, se ne parlerà  durante l'Incontro Collettivo Ecologista, che si tiene ad Aprilia (Latina), al solstizio estivo, dal 22 al 24 giugno 2012.   Per l'occasione verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale, curato da Daniela Spurio, in cui vengono inseriti tutti gli interventi sui vari temi trattati.
Per info.
circolo.vegetariano@libero.it

domenica 8 gennaio 2012

Aprilia - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista del 22, 23, 24 giugno 2012 , per un solstizio estivo di rinascita vitale e spirituale....

Madre Terra


Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani...

In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l'acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l'impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi.... non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.

Da parecchi anni compiamo un rito incontrandoci nell'occasione del Solstizio Estivo per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Stavolta però dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. In un primo momento avevamo pensato di indire una assemblea formativa di una “rete delle reti” denominata “Stati generali per l'Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, poi qualcuno ha obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” perciò abbiamo risolto di modificare il titolo in “Incontro Collettivo Ecologista”..  Comunque il nome dell'evento ha poca importanza, quel che conta è che durante l'incontro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi. L'incontro dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l'intera Europa ed il mondo, ma d'altronde possiamo farci portatori di una crescita solo per noi stessi e pertanto il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città. Negli altri paesi ognuno farà la parte che gli compete.....

Tanto per cominciare diciamo che l'incontro si terrà in provincia di Latina, ad Aprilia, in modo che il sito sia facilmente raggiungibile dal nord e dal sud. Non sono previste spese di permanenza poiché saremo ospiti nel podere del Vetiver di Benito Castorina che rinuncia ad ogni prebenda (pur che -chi lo desidera- potrà lasciare un contributo volontario per le spese di gestione generale).

Aprilia si trova a soli sette kilometri dal mare ed è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici da Roma. Le sistemazioni al coperto sono sufficienti per due o tre dozzine di partecipanti, invece all'aperto o sotto alcune tettoie c'è posto per molte altre persone, che potranno arrangiarsi con campers, tende, amache, sacchi a pelo, etc.  La preferenza per i posti al coperto, nei limiti del possibile, verrà data ad anziani, donne e bambini.

Ognuno è invitato a portare con sé stoviglie e canovacci e cibo cotto e crudo, possibilmente biologico e vegetariano, la cucina e la vesseille sono in comune come pure la pulizia del posto. In modo da fare un esperienza conviviale di vita comunitaria alla pari.

Durante il pomeriggio del 22 giugno 2012 si potrà giungere per familiarizzarsi e sistemarsi e magari andare al mare per un bagno corroborante. Il 23 giugno si tengono due sessioni per trasmettere proposte ed esperienze, comprese le presentazione di progetti, di libri, etc. e magari la sera si farà un po' di festa con musica e canti. Ed anche il 24 giugno qualcosa di simile... ma non vogliamo ora prefigurare tutto quel che succederà, l'importante è sapere che ognuno dei partecipanti potrà dire la sua, a rotazione e con tempi accessibili a tutti.

Inoltre per facilitare la condivisione dei temi chiediamo sin d'ora alle persone che intendono partecipare di inviare un loro scritto/intervento (alquanto sintetico) che troverà spazio nel nuovo numero annuale dei Quaderni di Vita Bioregionale (quest'anno curato da Daniela Spurio), che verrà presentato contestualmente all'incontro e successivamente divulgato anche su internet a mezzo PDF. Gli argomenti che si prevede di trattare sono: ecologia profonda, bioregionalismo, biospiritualità, agricoltura contadina, cure naturali, alimentazione naturale, economia sostenibile, lavoro ecologico, produzione energetica pulita, rapporto uomo natura animali, e simili....

Preghiamo poi tutti gli aderenti di farsi loro stessi portavoce e divulgatori dell'evento.....

Paolo D'Arpini


Per info. generali ed invio interventi per i Quaderni scrivere a circolo.vegetariano@libero.it

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giovedì 1 dicembre 2011

Biospiritualità, evoluzioni​smo, relazione spazio-tem​po e assol​uto a-temporal​e… Vari modi descrittiv​i per la realtà empirica e metafisica

"Scritto nel Cielo" - di Manuela Magagnini


"The objective universe has structure, is orderly and beautiful. Nobody can deny it. But structure and pattern, imply constraint and compulsion. My world is absolutely free; everything in it is self-determined. Therefore I keep on saying that all happens by itself. There is order in my world too, but it is not imposed from outside. It comes spontaneously and immediately, because of its timelessness. Perfection is not in the future. It is *now*" (Nisargadatta Maharaj)


A commento di alcuni  punti menzionati sull'articolo  sulla "Biospiritualità... " 

Scrive   Riccardo Oliva  di Memento Natura:

"...caro Paolo D'Arpini, sicuramente pubblicherò sulla mia pagina FB il tuo scritto ma (non te la prendere) ci sarà un commento perché siamo d'accordo praticamente su tutto tranne che su un punto quando (non ho capito se ironicamente o seriamente) dici "Eva che sceglie tra maschi scimmioni". Siccome nutro delle profonde riserve sulla teoria darwinista-evoluzionista e visto che con te è possibile confrontarsi su vari aspetti mi piacerebbe che tu leggessi una recensione che feci in passato in merito ad una presentazione di un libro dal titolo "fandonia evoluzionista" http://www.mementonatura.org/dett_iniziativa.php?id=48&from=s  - ti chiedo solo un parere in merito.."


Mia rispostina:

..aspetta aspetta... quella è una parafrasi e sott'intende che la donna, essendo più evoluta dell'uomo, doveva scegliere con quali maschi procreare.. Considera che a quel tempo non esisteva la violenza carnale verso le femmine.. erano perciò le femmine che sceglievano i loro partner, ed è per questa ragione che l'evoluzione ha preso il via.. Avendo le donne scelto solo partners che dimostravano qualità evolute (sodidarietà comunitaria, cura verso la prole, disponibilità, senso di appartenenza alla comunità, etc.)..

Inoltre...   ho visto l'articolo da te segnalato sull'evoluzionismo Darwiniano.. Non vedo perchè non dovrei accettarlo.. Tra l'altro, per altre ragioni, anch'io avevo espresso dubbi sulla teoria evoluzionista, come prospettata da Darwin. Ma, ovviamente, ed allo stesso modo, non sono per nulla creazionista. La teoria che più mi aggrada, dal punto di vista intellettuale è quella della "contempopraneità in esistenza", Che viene spiegata con l'esempio del sogno in cui tutto il mondo del sogno appare contemporaneamente al personoggo sognato.

Se ti interessa il mio punto di vista puoi leggete l'articolo che segue a cui  è aggiunto  un commento ricevuto:
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Spiritualità laica, evoluzioni​smo,  relazione spazio-tem​po e assoluto a-temporal​e… Vari modi descrittiv​i per la realtà empirica e metafisica

Un secolo e mezzo fa, nel 1859, Charles Darwin pubblicava il suo ancora oggi controverso ma rivoluzionario “Origine della specie”, le polemiche non si son ancora acquietate ma quel che suona strano –secondo me- è l’opposizione virulenta opposta alla teoria evoluzionista dai cosiddetti “creazionisti” (o credenti) di matrice religiosa, e più avanti spiegherò i motivi del mio stupore.  Debbo far presente che non mi considero -strettamente parlando- un seguace della teoria Darwiniana, nel senso che al massimo la considero una spiegazione strumentale alla dimostrazione della cosiddetta realtà empirica… o della casualità.

L’ipotesi evoluzionista è basata sull’osservazione del processo trasformativo della materia e della vita conseguente alla modificazione od espansione dello spazio/tempo. In un certo senso questa teoria deve in ogni caso tener conto di un “inizio” e pertanto è vicina all’altra teoria della creazione progressiva del mondo, comunque basata sulla presenza di un Dio creatore da cui l’universo viene creato. Secondo la speculazione del Big Bang l’inizio del momento creativo viene posto nell’esplosione primordiale del nucleo originario della materia, in seguito al quale incomincia pian piano il processo manifestativi della vita. Infatti i religiosi apprezzano molto la teoria del Big Bang come “dimostrazione” della volontà creatrice di Dio ma dovrebbero altrettanto accettare, per essere coerenti con i loro credo, anche il processo evoluzionistico delle varie forme vitali prefigurato da Darwin e dai suoi successori.

D’altronde se fosse vera la creazione “operata"  da Dio per ogni organismo vivente, separato da ogni altro (un pesce è un pesce, una asino è un asino, un uomo è un uomo, etc.), si potrebbe supporre una certa parzialità da parte dell’Altissimo, non solo per la scala gerarchica fra le varie specie ma anche perché alcune forme vitali sono addirittura scomparse dalla faccia della terra come se fossero “invise” o “trascurate” dal creatore stesso, il che non mi pare un segno di giustizia verso le creature….

Ma lasciamo da parte queste considerazioni e per un solo attimo lasciatemi illustrare altre elucubrazioni, di carattere filosofico, sortite dalla mente analitica di Schopenhauer, un filosofo contemporaneo di Darwin, che per altro molto piacque ai religiosi che in lui vedevano un “giudicatore del creato”, un moralista che sapeva distinguere fra bene e male, che sapeva raggiungere un traguardo: “.. se uno correndo tutto i giorno, giunge a sera, può dirsi soddisfatto… Ebbene, ora ce l’ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l’alba della mia fama” (Senilia pag. 84 del manoscritto originale del 1856).

Egli si definiva nelle sue memorie uno “sprezza-uomini” uno che disprezzava la stupidità umana apprezzando per contro la sua intelligenza personale. Questa sorta di orgoglio intellettuale separativo è sicuramente poco “evoluzionista” ed infatti la sua “arte di conoscere se stessi” è tutta rivolta alla conoscenza della “persona” come entità avulsa dal contesto, un’individualità “prescelta”, evidentemente da Dio.   E questo atteggiamento piacque molto ai dottori della chiesa che -anch’essi- si sentono “benedetti” e privilegiati e protetti per la loro fede in Dio (per altro cieca).

Dal punto di vista della realtà assoluta (ma anche da quello quantistico, fino ad un certo punto dell’analisi) la creazione può essere “progressiva” solo nell’ambito del divenire nello spazio tempo ma, come evidenziò anche Einstein, questo concetto dell’esistenza spazio temporale è puramente figurativo, non ha cioè vera sostanza essendo un relativo configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente.

Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la creazione è un “apparire”, che si manifesta simultaneamente, sia pur considerata dall’osservatore uno svolgimento conseguente allo scorrere del tempo nello spazio. La manifestazione è di fatto un semplice riflesso nella mente del percepente che riesce a captarla ed elaborarla solo attraverso il “fermarla” nella coscienza. Un singolo fotogramma della totale manifestazione che, sia pur sempre presente nella sua interezza, viene illuminato dalla coscienza individuale, visto nella mente e srotolato nel contesto spazio tempo e denominato “processo del divenire”.

Da ciò se ne deduce che la descrizione evoluzionista di Darwin è “relativa” tanto quanto la visione “creazionista” dei più retrivi religiosi. Con buona pace del filosofo Schopenhauer.


Paolo D’Arpini


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Commento ricevuto

Gentile Paolo D’Arpini, sovente mi capita di leggere le Sue riflessioni ed ascoltarLa nel corso di incontri organizzati dall’Associazione Giordano Bruno di Viterbo. Spesso condivido quel che dice, meno spesso quel che scrive.
Colgo l’occasione per esprimere un mio punto di vista diverso rispetto a quanto da Lei scritto sul Darwinismo.
Per me, ma ovviamente a dirlo sono anche più illustre personalità, la teoria darwianiana è stata una delle poche ad essere stata confermata da conoscenze derivate da scienze relativamente più giovani, vedi la genetica. Forse è la teoria che in maniera più decisa e violenta ha fatto aprire gli occhi a (parte) dell’umanità sulla reale consistenza della realtà. Affermare che l’esistenza dell’uomo, al pari delle altre specie animali e vegetali, non è frutto di cause astoriche o metafisiche, ma solamente prodotto di “casi” naturalistici, mette ovviamente in discussione ogni visione causalistica ed escatologica del mondo. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto chi si batte quotidianamente contro tutti i tentativi di oscurare la realtà al fine di imporre “regimi culturali” che giustifichino religioni e filosofie idealistiche.

Attenzione, qui non si tratta di sostituire a visioni della vita metafisiche il darwinismo, che ovviamente non è nato per questo, ma solamente di approfondire tutte le conoscenze che la scienza ci mette a disposizione per guardare bene negli occhi la realtà che ci circonda.

Questo per un “illuminato” dovrebbe essere quasi un imperativo categorico, altrimenti si rischia solo di creare delle alternative a quelle che sono le “spiritualità dominanti” organizzate in religioni o sette e rimanere sullo stesso piano interpretativo. La scienza ha dei limiti e non può spiegare tutto, ma questo non è un buon motivo per superare i limiti attuali delle nostre conoscenze scientifiche con le favolette, gioco questo ben conosciuto dai teologi. Pertanto cerchiamo di definire sempre il campo delle nostre definizioni e dibattiti, evitando di forzare l’entrata di argomenti che mal si accostano all’argomento centrale con cui ha aperto la riflessione, vedi p.e. la relatività di Einsten, perchè il rischio è di dire e giustificare tutto ed il contario di tutto.

Dobbiamo stare molto attenti quando citiamo la parole spiritualismo o spiritualità, se poì per giustificare la loro scelta si deve ricorrere a qualche forma di impianto teologico-metafisico non sostenibile. Il credere a qualcosa di non dimostrabile può essere una semplice deriva della nostra struttura neurale e cognitiva che ha pemesso l’uomo di sopravvivere fino ad oggi (a noi ed altra specie): renderci conto di questo per alcuni è un brusco risveglio, per altri potrebbe essere un invito a guardare il mondo e tutti gli altri esseri viventi con maggiore rispetto ed amore.

Rendendomi conto che queste poche parole non possono avere esaurito un dibattito che meriterebbe lunghe sessioni di discussione, chiudo questo mio commento con la speranza di continuarlo nei prossimi tempi. Le porgo i miei migliori saluti, Giovanni Iapichino
  


sabato 26 novembre 2011

Verso il riconoscim​ento dell’unita​rietà biospiritu​ale e verso la nuova era ecozoica

Fare amicizia con la vita: Paolo D'Arpini con Magò, nella casa di Lucilla Pavoni a San Severino Marche


“Ho imparato il silenzio dalle persone loquaci, la tolleranza dagli intolleranti e la gentilezza dagli uomini scortesi. Non dovrei provare gratitudine verso questi insegnanti?” (Khalil Gibran)

Volendo abbracciare in un unico contesto il concetto di spirito e di vita, come presumibilmente avveniva durante il periodo gilanico, un tempo in cui c’era solidarietà, impegno civile, coscienza dell’ambiente, della fatica e dei pericoli ma allo stesso tempo spensieratezza, e desiderando riportare quella esperienza unitaria nella nostra vita quotidiana mi sono ritrovato a dover decidere quale parola potesse maggiormente indicare quel pensiero.


Durante uno scambio epistolare con l’amico bioregionalista Stefano Panzarasa, matrista convinto, lui ha suggerito di usare il termine “religiosità della natura”, come proposto dal filosofo Thomas Berry. 

La parola in se stessa è molto evocativa di un ri-congiungimento con l’anima naturale.

Allo stesso tempo il significato di religione (dal latino religio) è “ri-unire” ma non si può affermare che la vita abbia mai avuto separazioni in se stessa.. Se avesse subito una separazione non sarebbe più vita.. Infatti nel periodo matristico anche la morte era considerata una fase nel processo vitale. Quindi parlare di religione della natura può essere fuorviante. Poiché in natura è già un tutto unito, un unicum.

Preferirei magari usare la parola “biospiritualità”, neologismo antico e nuovo per descrivere ciò che è sempre stato e sempre sarà….
 
A volte, sembra che le parole nascono per creare discordia fra gli uomini….. L’incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi, volendo comprendere l’altro attraverso il linguaggio, è alla base delle antipatie che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri… Prova ne sia il negro che ci parla in bantu viene visto con sospetto e timore.. mettete che lo stesso negro si mette a parlare in italiano, o addirittura nel nostro dialetto familiare, ecco che improvvisamente diviene uno di noi.. un fratello di colore diverso. Questa verità l’ho potuta sperimentare svariate volte a Calcata dove la comunità etnica è molto variegata però siccome parlavamo tutti allo stesso modo, al massimo con un leggero accento straniero (tra l’altro ognuno di noi aveva un leggero accento d’origine), ecco che eravamo tutti calcatesi.. indipendentemente se siculi, romani, veneti, europei est ovest, americani nord sud, africani, etc. etc.

Il linguaggio comune unisce… ed all’inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamato in glottologia, poi da quella radice, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi… La mitologia della torre di Babele è simbolica ma veritiera… Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale invece che andare a ri-abitare il pianeta, ridiventato fertile dopo il cataclisma, si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l’uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi.. e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono in gruppi omogenei alla conquista del mondo.. chi qua chi là, chi su e chi giù, finché tutto il pianeta fu abitato…
Certo questa è una favola.. ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l’uomo dall’uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così.. il sanscrito, il greco, il latino… ed ora l’inglese, come lingue veicolari temporali, ne sono riprova.
Ma aspetta aspetta.. non intendevo fare un discorso semantico linguistico.. anzi.. volevo parlare dell’unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l’uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.
Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile “spirito” (diverso da anima che sottintende una personalità individuale). Lo spirito tutti ci accomuna e la “spiritualità laica” è la comprensione sincretica che ognuno compartecipa allo spirito. Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili. Perciò lo spirito non può divenire mai appannaggio di alcuna religione, poiché le religioni sono create da e per le anime, per le persone che si considerano separate. Per tale ragione spesso definisco la vera spiritualità come “laica” (dall’antico significato del greco “laikos” al di fuori di ogni contesto sociale e religioso).
Questo termine, spiritualità laica, non piace a molti.. oppure alcuni cercano di spiegarla a modo loro, come una forma di credo para-religioso, si professano “spiritualisti laici” i massoni, i cristiani che conducono vita secolare, gli aderente alle nuove religioni new-age, etc. Mentre altri, completamente contrari al concetto di “spirito” negano che possa esistere una qualsiasi spiritualità in qualsivoglia forma.
Insomma, per fare chiarezza e definitivamente sancire l’indissolubilità tra spirito e materia, mi è venuto in mente di spiegare questa spiritualità laica come “biospiritualità”.. in modo che così siano tutti felici e contenti, sapendo che vita e spirito sono la stessa cosa.
E cosa si intende per biospiritualità? Vuol dire che il più alto ottenimento si ottiene qui ed ora, non in qualche altro luogo od in qualche altro tempo. Non siamo in in esso ogni momento dell’esistenza. La Realtà Suprema non è in un altrove ed a parte da questa esistenza. La Terra, l’Universo ne sono impregnati.

Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente, questa è la pratica stabile dell’essere biospirituale. La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…
Ed infatti l’ostacolo posto dalle religioni è proprio quello di immaginare uno stato “altro” da ottenere, superiore od inferiore che sia, diverso da quello presente. Ma allorché l’ignorante oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione… poiché la biospiritualità non può ammettere separazione.. ma solo diversità nei modi espressivi e nelle forme esteriori.. E qui ritorno all’esempio della comunità calcatese in cui tutti eravamo calcatesi, nessuno escluso (me compreso che non abito più a Calcata……).
Al momento opportuno ognuno di noi sentirà l’impulso a riconoscersi in quel che è ed è sempre stato.. e questo è lo scopo della biospiritualità. Ed è un modo per andare verso la nuova era ecozoica auspicata da Thomas Berry.
Paolo D’Arpini

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Manifesto per l'era ecozoica e storia della vita sulla Terra:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/06/28/dal-pensiero-cristiano-di-teilhard-de-chardin-e-thomas-berry-a-marija-gimbutas-il-sogno-della-terra-un-antico-futuro%E2%80%A6-e-la-storia-dell%E2%80%99universo/