venerdì 12 dicembre 2014

USA - Il mistero s'infittisce... la trama s'ingarbuglia - Kit di sopravvivenza per i supervisori bancari e microchip per gli internati dei campi FEMA



U.S.-Treasury-Depatment-Seal-JPGIl dipartimento del Tesoro spende 200000 dollari in kit di sopravvivenza per i dipendenti che supervisionano il sistema bancario federale, secondo una fonte. Come riporta FreeBeacon, i kit di sopravvivenza saranno consegnati ad ogni grande banca degli Stati Uniti e comprende una coperta solare, cibo in barrette, compresse per depurare l'acqua e maschera antipolvere (tra le altre cose). La domanda ovviamente, è cosa dovrebbero farne, di cui il resto di noi non farebbe?
Come riporta Free Beacon,Il dipartimento del Tesoro ordina kit di sopravvivenza per i dipendenti che supervisionano il sistema bancario federale, secondo una nuova richiesta. Le forniture d'emergenza saranno date ad ogni dipendente presso l'ufficio del Comptroller of the Currency (OCC), che controlla le banche del Paese. Il kit di sopravvivenza comprende anche compresse per purificare l'acqua e coperte solari. Il governo è disposto a spendere fino a 200000 dollari per i kit, secondo la richiesta del 4 dicembre. I kit di sopravvivenza devono entrare in uno zaino che deve contenere tutti i 33 elementi del kit, tra cui un pronto soccorso personale con "pillole decongestionanti", varie bende e medicinali.

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I kit includono anche una coperta solare riutilizzabile di 1,5 per 2 metri, cibo in barrette per 2400 calorie, 50 compresse per purificare l'acqua, una maschera antipolvere, un poncho con cappuccio, una pila ricaricabile con radio integrata e una maschera antigas d'emergenza, per la protezione dai virus aerei. I kit di sopravvivenza saranno consegnati ad ogni grande banca degli Stati Uniti tra cui Bank of America, American Express Bank, BMO Financial Corp., Capitol One Financial Corporation, Citigroup, Inc., JPMorgan Chase & Company, e Wells Fargo. ... L'agenzia ha 3814 dipendenti, ciascuno dei quali riceverà il kit di sopravvivenza. Lo staff comprende "esaminatori bancari" che eseguono la "supervisione costante" delle grandi banche degli Stati Uniti. ... Non è chiaro il motivo per cui il dipartimento del Tesoro abbia ordinato i kit”.
Si può solo immaginare ciò che il dipartimento del Tesoro pensa accada nel prossimo futuro... pensa bene essere preparati a tempi di esplosioni di disordini sociali nazionali e blocco della ripresa, uno 'strano' ripensamento, a dir poco, della FED.
Richiesta dell'OCC per i kit di sopravvivenza.
Tyler Durden, Zerohedge

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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USA - Campi di concentramento per senza fissa dimora con obbligo microchip


Ai senza fissa dimora detenuti nel campo Fema della North Carolina è stata posta la scelta se rimanere o se andarsene, ma solo a condizione che gli venga impiantato un chip. L’Rfid (Radio-frequency identification) servirebbe a monitorarli e a tenerli sotto controllo, in cambio di benefici di sopravvivenza, cibo, coperte, vestiario.

La notizia si è diffusa, per diverse ragioni: intanto il monitoraggio, e di fatto la limitazione delle libertà personali di uomini e donne che sono detenuti senza aver commesso reati, ma solo perché homeless, senza fissa dimora, e senza occupazione. Ma ha riportato alla ribalta di nuovo anche la gestione della disoccupazione negli Usa. Campi Fema.  A chi ricorda il romanzo di John Steibeck Furore e il film che ne venne tratto non sarà difficile farsene un’idea.

Fema - Che cos’è Fema?

Fema è un’agenzia governativa (Federal Emergency Management Agency) nata per la gestione di emergenze umanitarie nel 1978, sotto la presidenza Carter (Wikipedia). Una sorta di Protezione civile sotto la supervisione del Dipartimento per la sicurezza nazionale.

Dopo le Twin Towers del 2001, e precisamente l’anno successivo, il procuratore generale John Ashcroft   “annunciò il desiderio di avere dei campi per i cittadini statunitensi che egli reputava essere ‘nemici combattenti’,” e che il suo piano “gli permetterebbe di ordinare la detenzione a tempo indeterminato di cittadini statunitensi e spogliarli sommariamente dei loro diritti costituzionali e l’accesso ai tribunali, dichiarandoli nemici combattenti” («Los Angeles Times»). In breve si trasformò in ciò che è adesso, e che fa dire a truthisscary.com che la “Fema è un governo segreto, che può sospendere la legge, la costituzione americana, i diritti civili”.

Il suo percorso è tracciato dalla paranoia della prevenzione: prima per un attacco nucleare, poi per calamità naturali, poi per attacchi terroristici. Ora nei suoi campi rinchiude senza fissa dimora.

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I campi Fema

Fema ha a disposizione circa 800 campi dislocati in tutti gli Stati Uniti e può detenere fino a 2 milioni di persone: rifugiati ipotetici, secondo la sua mission. Ma non solo. La relativa autonomia ha condotto a una gestione non sempre uniforme di questi campi, perlopiù tenuti vuoti e pronti, per esempio in North Carolina negli anni Settanta, a una reclusione in massa degli attivisti di colore, se si fossero sollevati. Escogitur.com ricorda le parole espresse in merito dal capo della Fema nel 1987, Alonzo Chardy, al «Miami Herald», il quale aveva redatto un ordine esecutivo appunto destinato a sospendere la Costituzione con relativa dichiarazione della legge marziale se ve ne fosse stato bisogno. Una Guantanamo in grande, pronta peraltro ad accogliere anche infatti persone di fede islamica, dopo i fatti dell’11 settembre 2001.

Fema Camps_3All’onore delle cronache i campi Fema tornano di recente, quando ilNorth Carolina diventa l’esempio di come anche solo il vagabondaggio possa essere perseguibile. L’agosto del 2013 il Columbia City Council approva il programma di creazione di forze speciali di polizia che perseguano la “quality of life”. Di fatto si tratta di pattuglie che, dall’ottobre dello stesso anno aprono le porte del campo Fema di Columbia. Perseguono i senza fissa dimora accusati di vagabondaggio o sorpresi nel sonno o a orinare contro una pianta, li caricano sui mezzi e li conducono nel campo, a pochi chilometri dalla città. Ne parlano i siti attivi sul fronte dei diritti umani, come trueactivist.com, ma pochi altri. Segregazione si accompagna a segretezza. Fino a quando almeno, agli inizi di novembre di quest’anno, una troupe della Nbc si trova a filmare nei pressi di New York una prigione abbandonata, per un servizio culturale, ma non ci riesce. L’operatore non ha tempo a cominciare le riprese che dalla prigione esce un graduato, non si capisce di che arma, e intima alla Nbc di allontanarsi. È un contractor. La prigione non è abbandonata, non si può filmare, e non è gestita da un Dipartimento di Stato bensì da una polizia privata (globalresearch.ca).

Il che fa il paio con il chip che si vorrebbe impiantare sotto cute agli homeless di Columbia in North Carolina, ma soprattutto comincia a far interessare gli statunitensi a questi luoghi di detenzione, quando il «Wall Street Journal» strombazza un giorno sì e uno no la diminuzione della disoccupazione che permetterebbe il rialzo dei tassi di interesse agli Usa e all’Inghilterra. Fatto salvo il fatto che i parametri con cui si stabilisce il tasso di disoccupazione rimangono segreti (e sotto il governo Thatcher in Inghilterra cambiarono 37 volte!), perché più che rendere conto di un fenomeno economico e sociale, risultano un dispostivo di accredito politico, volto a instillare maggior fiducia all’estero e maggior speranza e stabilità all’interno (“Non vorrai mica fare la rivoluzione ora che c’è lavoro!”).

Ma anche ci si interroga su quanto non sia generalizzato questo senso di “quality of life” ora in mano a polizie cittadine e private, a contractors. A difesa non soltanto dell’estetica metropolitana, ma anche, se non soprattutto, di quel divario sociale che sempre di più fa sorgere gated communities, quartieri privati, dotati di sorveglianza armata, recinzioni e filo spinato per tenere, queste sì, fuori la gente e non dentro. Gente in, gente out, da non vedere, o da vedere il meno possibile, segregare per non suscitare malesseri, per tenere le strade pulite.

“Ma è questa l’America che vogliamo?” si chiedono in molti.


Massimo Bonato 

giovedì 11 dicembre 2014

31 dicembre 2014 - Appello al sindaco di Treia per interdire l'uso di mortaretti durante le feste di fine anno


Treia - Animali al pascolo
Ogni volta che si avvicinano le feste di fine anno, ed anche quest’anno,  eccoci qui pronti ad inviare comunicati di sensibilizzazione per abbassare i consumi di carne e per “informare” le amministrazioni sul rischio “botti di capodanno. Non che le istituzioni non siano consapevoli di questi rischi, tant’è che ogni anno il bollettino di guerra si arricchisce di qualche morto e ferito in seguito agli scoppi.. ma il problema permane soprattutto per i viventi passivi, ossia gli animali. 
Fortunatamente,  a partire dagli anni settanta del secolo scorso, le voci animaliste sono cresciute di tono e di numero. Ma probabilmente  ad occuparsi della salvaguardia di  animali erbivori e  selvatici i primi fummo noi del Circolo Vegetariano VV.TT.  
Ed ormai sono parecchi anni che rivolgiamo alle istituzioni la preghiera di limitare o proibire l'uso di petardi e bombe carta per la ricorrenza del capodanno, soprattutto nelle aeree rurali, montane e suburbane.  Questo  per tutelare le orecchie e la salute  dei viventi, costretti a sottostare alla sfuriata selvaggia di botti continuati, che  spesso iniziano sin dai primi  di dicembre e terminano ben dopo i primi di gennaio.
Ma se anche  l’uomo soffre per i rumori molesti figuriamoci quanto soffrono gli animali,  soprattutto quelli selvatici.. che riconoscono gli scoppi come segnale delle sparatorie con cui vengono accolti durante quasi tutto l’arco dell’anno (da belluini cacciatori di frodo e non).
Anche gli animali  da cortile o gli armenti hanno l’udito molto più sviluppato di quello umano e le forti esplosioni  li gettano nel panico, inducendoli a reazioni istintive e incontrollate, come gettarsi nel vuoto, scavalcare recinzioni e fuggire in strada mettendo seriamente a repentaglio la loro incolumità e quella degli altri.
Perciò raccomando ai sindaci di ogni luogo, ed  in particolare alla amministrazione di Treia, a noi più vicina, di interdire l'uso di mortaretti per le feste solstiziali e di fine anno. 

Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT. 
Vicolo Sacchette 15/a - Treia (Mc)

mercoledì 10 dicembre 2014

Italia avvelenata - 300 pesticidi posson bastare?....

I pesticidi usati in Italia sono circa 300


Nella biosfera vengono immesse circa 4-5 milioni di tonnellate di pesticidi e il giro di affari che li riguarda, ammonta a oltre 15 miliardi di Euro. Soltanto in Italia, ogni anno se ne impiegano 175.000 tonnellate, cioè circa 3 kg a testa, oltre il 30% di tutto il consumo europeo, sotto la spinta sempre più aggressiva di una miriade di venditori di Pesticidi e Consorzi Agrari, senza un'assistenza tecnica indipendente ne una prescrizione (ricetta) da parte di un esperto abilitato, come previsto dalle norme di legge, tanto che gli Albi professionali degli Agronomi, Periti Agrari e Agrotecnici e Tecnici Laureati hanno attivato (seppur con ritardo ventennale) un ricorso al TAR del Lazio.

E, nonostante dal 1 gennaio 2014 sia obbligatoria l'Agricoltura Integrata su tutto il territorio nazionale, ai sensi del D. lgsl n 150 del 14 agosto 2012, sull'Uso sostenibile degli Agrofarmaci,  i Disciplinari di Agricoltura Integrata in Italia non prevedono l'impiego obbligatorio e prioritario delle tecniche sostitutive dei prodotti chimici di sintesi (Agrofarmaci Biologici, Insetti utili, mezzi meccanici per il controllo delle erbe infestanti, ecc.) cosi come previsto dalla Decisione CE del 30-12-1996 - All. 1 Norme OILB, ...di ben 18 anni fa !!!

Pertanto, miliardi di € erogati attraverso i Pagamenti Agroambientali, risorse destinate prioritariamente alla riconversione biologica dell'Agricoltura, sono stati distratti dalle Regioni (in maniera illegittima a partire dal 1996) verso agricoltori che hanno usato sempre più pesticidi e disseccanti chimici di sintesi. Con netto peggioramento Ambientale, evidenziatosi nel crescente inquinamento delle acque, erosione, alluvioni e dissesto idrogeologico (per la distruzione dell'Humus e conseguente mancanza di trattenimento delle acque a monte) e Sanitario (incremento drammatico delle Patologie degenerative e mortali nel nostro paese, con crollo dell'Aspettativa di vita sana negli ultimi 10 anni e record mondiale dei tumori dell'Infanzia (dati Eurostat - OMS). Ed incremento continuo delle Patologie delle Piante per mancanza di assistenza tecnica adeguata e, spesso, per inefficacia dei prodotti chimici stessi.

Un "Disastro Agroambientale" sostenuto dai fondi europei che erano stanziati per l'esatto opposto. Ed avrebbero dovuto e potuto risolvere il problemi derivanti dall'enorme abuso di Pesticidi nel nostro paese, che incidono pesantemente sul Bilancio dello Stato, laddove la spesa "sanitaria" (per malattie, ndr) rappresenta oltre l'80% dei Bilanci regionali !!! 

E' necessaria pertanto un'azione decisa della Corte dei Conti, per il recupero delle somme economiche percepite illegittimamente, con individuazione dei responsabili di tale abuso di poteri pubblici.

Dal 2014 vanno immediatamente interrotti i Pagamenti Agroambientali regionali per l'Agricoltura Integrata, in quanto obbligo di Legge e non più impegno facoltativo agroambientale.

 Bastano 5 miliardi all'anno per riconvertire tutta l'Italia al Biolgico, sostenendo gli agricoltori come prevede la legge europea, obbligatoria e prioritaria. Europa che ci mette a disposizione 70 miliardi di € di contributi agricoli dal 2015 al 2020... i soldi ci sono per tutti. Ma qualcuno vuol continuare a regalarli a chi acquista pesticidi e disseccanti arancio.

I Pesticidi sono molto pericolosi per la salute e rappresentano le principali "concause aggravanti" dell'enorme sviluppo delle patologie degenerative nel nostro cosiddetto "Bel Paese" le cui terre sempre più spesso sono colorate di arancio per l'abuso di Disseccanti che distruggono la fertilità dei terreni e l'Humus che trattiene l'acqua, predisponendo il territorio al dissesto idrogeologico e alle drammatiche alluvioni, sempre più frequenti.

In Italia non è ancora stata stabilita nemmeno la soglia massima ammessa della somma dei diversi residui dei cosiddetti "Agrofarmaci chimici, nonostante un referendum tenutosi nel 1992.

Eppure, benché esista un’imponente bibliografia scientifica internazionale, ed emergano continuamente nuovi dati sull’impatto negativo che tali prodotti possono comportare per la salute e per l’ambiente, stranamente l’argomento viene ancora poco considerato dai media, ed è troppo spesso ignorato anche da coloro che, per motivi professionali,  sono frequentemente a contatto con le varie specie di pesticidi.

Giuseppe Altieri, agro-ecologo 


martedì 9 dicembre 2014

Il sottile rapporto fra Silvia Balestra, Eduardo Galeano... e Ferdinando Renzetti



Silvia Balestra, marchigiana mi pare,  Guerra degli Antò,
veniva spesso a Pescara da ragazza - giovane e ho sentito che diceva in
una intervista che noi pescaresi siamo molto simpatici e  inventiamo
sempre nuovi nomignoli e modi di dire. Non so se ha scritto altri libri,
oltre alla Guerra degli Antò,  era considerata una
giovane scrittrice promettente. Ho preso tempo fa un libricino
sulla beat generation lezioni di scrittura be bop mi pare di .... con traduzione
di Silvia Balestra.


"Utopia. Lei è all’orizzonte. […] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare." (Eduardo Galeano) 

Visto che  Galeano è un  noto appassionato di calcio, proprio ieri parlavo
con un amico di questo argomento. estate scorsa si sono svolti mondiali di
calcio, in  quel periodo  bloccato a casa da un infortunio al piede,anche se
vedo poco televisione, in genere, citando eco non mi sento mai ne apocalittico
ne integrato, pensavo a chissà quante cose avrebbero fatto vedere in televisione
prendendo spunto dal luogo tra  i  più belli e affascinanti del o pianeta.
vegetazione animali strani uccelli colorati esotismo a gogo musiche balli etnie
ecc, niente di tutto questo giornate intere a parlare della cresta che si era
fatto quel tale e quel altro tale, la schiena rotta di quel campione il
fallimento di quel altro e la fidanzata di quel altro ancora.


La natura ci da un LA mostruoso su cui elaborare arte e spettacolo e noi
proponiamo una misera rappresentazione delle peggiori debolezze umane.
dicevo il paradosso e' stato non tanto che la Germania ha vinto i mondiali nel
luogo dell'estetica della fantasia e della leggerezza assoluta ma che hanno
fatto lezione di leggerezza e fantasia al  Brasile stesso. Il Brasile
potenzialmente potrebbe essere la nazione più ricca del mondo sappiamo in che
condizioni vive la maggior parte della  popolazione che trae piacere proprio
dall'espressione quotidiana della bellezza estetica di  gesto e e movimento.
in un certo senso si sono fatti scippare questa qualità da una delle nazioni più
ricche del pianeta. come dire che i ricchi hanno tolto ai poveri l'unica cosa
che avevano. vedere la Merkel e i tedeschi primeggiare all'università della
pura espressione di gioia leggerezza e spontaneità e' stato veramente troppo!


Ferdinando Renzetti



P.S. Oscar Ribeiro de Almeyda Niemeyer Soares Filho, architetto brasiliano tra i progettisti pianificatori e costruttori della nuova capitale brasiliana: BRASILIA, molti lo considerano per plasticità delle forme e dinamismo delle linee uno scultore più che architetto. L'architettura e' solo un pretesto, importante e' la vita importante e' l'uomo, strano animale che possiede anima e sentimenti
(vedere pure Zaha Hadid casa della cultura Azerbaijan).

Paolo D'Arpini... qualcosa che so di lui e di "Treia: storie di vita bioregionale"



In questi giorni, siamo ai primi di dicembre del 2014, ho completato la redazione di un nuovo libro dal titolo "Treia, storie di vita bioregionale". In esso racconto alcune storielle minute di eventi vissuti in questa città delle Marche, da quando mi sono qui trasferito nel 2010. Le osservazioni del mio vivere a Treia sono per me significative anche perché rappresentano la fase finale della mia esistenza. Avendo già raggiunto un'età in cui solitamente un uomo si definisce anziano, infatti ho già  compiuto i settanta anni... 


Osho disse: "Se stai invecchiando, ricorda che la vecchiaia è il culmine della vita. Ricorda che la vecchiaia può essere l’esperienza più bella. Il vecchio si trova nello stesso stato di quiete dopo una tempesta, quando prevale il silenzio. Quel silenzio può avere una bellezza immensa, una profondità e una ricchezza incredibili. Se il vecchio è realmente maturo, allora diventa bello. Cresci, matura interiormente, diventa più attento e consapevole. La vecchiaia è l’ultima opportunità che ti viene concessa."

Ovviamente sono d'accordo con lui  e mi godo questa esperienza con grande calore e soddisfazione, anche perché ho avuto la fortuna di trovare, proprio in tarda età, una compagna adatta al mio percorso: Caterina Regazzi. E' stata lei, tra l'altro, a "rapirmi" da Calcata ed a condurmi  a Treia, dove ora abito nella sua bella casa nel centro storico (di cui leggerete nel libro). 

Ma non voglio dilungarmi sui preamboli, il fatto è che Michele Meomartino, il curatore editoriale, mi ha chiesto di scrivere una breve  auto-biografia  e perciò comincio col dire che son nato il 23 giugno 1944 a Roma, nella casa dei miei nonni paterni.  Son figlio della guerra e debbo ringraziare un ignoto contadino russo che salvò mio padre dall'abbandono nella steppe  e lo riportò entro le linee italiane dell'ARMIR in rotta, congelato alle gambe. Così fu rimandato a Roma come invalido  e lì conobbe mia madre.... 

Ma dopo dieci anni dalla mia nascita ella morì e io fui sballottolato fra collegi e una famiglia "matrigna",  ma fuggii presto, ancora adolescente,   alla ricerca di una nuova autonomia.  Nel frattempo mi ero trasferito a Verona dove rimasi sino all'età di ventotto anni. Lì iniziò la mia  "carriera" letteraria, scrivendo il primo libro "Ten poems and ten reflections", stampato con pressa manuale dal tipografo americano Gabriel Rummonds. 

Nel frattempo  mi cimentai anche  come artista concettuale, partecipando ad alcune mostre a Verona (ed anche a Padova). Nel 1970 fondai il Club EX, un centro culturale in cui si faceva teatro, musica, poesia,  mostre d'arte, etc. con sede  in Piazzetta San Marco in Foro,  ove prima c'era un'antica osteria. 

Verso la fine del 1972 scappai (per un viaggio di riflessione e di ricerca) in Africa che percorsi da una costa all'altra con mezzi di fortuna ed infine sbarcai in India il 23  giugno del 1973. La data era molto significativa.. ed infatti lì, a Ganeshpuri,   incontrai il mio Guru, Muktananda,  e la mia mente cambiò. 

Al ritorno in Italia lasciai definitivamente Verona e mi ristabilii a Roma, in una vecchia casa  di Via Emanuele Filiberto. Ove praticai la disciplina spirituale con fermezza e dedizione finché non trovai l'occasione di trasferirmi a Calcata (eravamo a metà degli anni '70) dove trovai una nuova dimensione per ricominciare un percorso  anche in senso sociale,  creativo ed ecologico. Nel 1984 fondai il Circolo vegetariano VV.TT., nel 1996 partecipai alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana. La permanenza a Calcata, nella valle del Treja, fu molto intensa, combattendo per la causa ecologista e spiritualista laica con tutte le mie forze.  

Negli ultimi anni, a partire dal 2004,  dovetti però  ritirarmi in una specie di isolamento volontario, a causa della grande tensione e dell'opposizione morale e materiale a cui ero soggetto. Ormai ridotto nella ridotta di Via del Fontanile, in una casupola sopra la fogna comunale, infine incontrai Caterina, con la quale avevo iniziato a corrispondere nel 2009,  che venne appositamente da Spilamberto per conoscermi. Dopo poco accettai, con riconoscenza, di essere sradicato da quella Calcata che ormai non potevo più considerare mia patria... e ritrovai serenità e nuova linfa vitale nella bella Treia.  

Così, per riconoscenza verso Treia, il luogo che mi aveva  accolto, ho pensato di scrivere i racconti bioregionali che leggerete....

Il testo è corredato di  una presentazione di Michele Meomartino  e di una appendice con interventi di Antonella Pedicelli,  Alberto Meriggi, Caterina Regazzi, Simonetta Borgiani ed  Enzo Catani. Le immagini di copertina e contro-copertina sono state realizzate da Daniela Spurio.  L'uscita del libro è prevista per la primavera del 2015.  

Paolo D'Arpini


Via Mazzini, 27 - Treia (Mc)
Tel. 0733/216293
Email: bioregionalismo.treia@gmail.com

lunedì 8 dicembre 2014

Clima migratorio - Il sud Italia diventa nord africano



Il Sud Italia rischia di diventare una regione dal clima più simile a quello ‘Nord africano’, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e un impatto molto negativo sulla disponibilità di acqua, l’agricoltura e la salute. Lo stesso rischio minaccia Spagna del sud, Grecia e Turchia, per effetto dei cambiamenti climatici che potrebbero provocare lo ‘spostamento’ del clima mediterraneo verso le regioni del Nord e del Nord Est in Europa, ma anche nel resto del Pianeta. A delineare questo scenario è un articolo pubblicato in questi giorni su Nature Scientific Reports a firma del ricercatore dell’ENEA Andrea Alessandri, in collaborazione con altri prestigiosi istituti di ricerca esteri.

L’articolo dal titolo ‘’Evidenze solide dell’espansione e del ritiro del clima Mediterraneo nel 21esimo secolo” evidenzia per la prima volta come la ‘rivoluzione climatica’ in atto potrebbe impattare, già in questo secolo, sulle condizioni di vita in vaste aree del Pianeta con clima Mediterraneo. ‘’Tutto ciò -spiega Alessandri- viene mostrato grazie all’utilizzo delle più aggiornate proiezioni climatiche effettuate con i modelli numerici che sono in grado di ‘accoppiare’ le simulazioni atmosferiche con quelle degli oceani’’.

“La novità di quest’analisi è che per la prima volta viene fornita chiara evidenza, nelle proiezioni climatiche del 21esimo secolo, della tendenza allo ‘spostamento’ del clima Mediterraneo verso le regioni del Nord e del Nord Est ed il progressivo inaridimento delle attuali aree mediterranee più meridionali’’ aggiunge il climatologo. 

Lo studio evidenzia in particolare che per le sue caratteristiche, il clima mediterraneo è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, ed è per questo che le attuali zone Euro-Mediterranee meridionali sono tra le più minacciate, con particolare riferimento all’Italia peninsulare e al sud della Spagna, alla Grecia e alla Turchia.

In questi Paesi, la forte riduzione delle precipitazioni estive ed invernali,  potrebbe determinare un progressivo inaridimento del suolo, con impatti sugli ecosistemi, sulla produzione agricola, sulla disponibilità di acqua e, di conseguenza, sulle attività industriali che dipendono dalla disponibilità idrica.

‘’Tutto ciò – avverte Alessandri - potrebbe avere ripercussioni molto negative su economia e qualità della vita, in particolare nelle zone a maggiore densità abitativa’’. Ma non solo. Nelle aree mediterranee più a nord, l’incremento delle piogge invernali e le estati più aride potrebbero accrescere la vulnerabilità ad eventi come alluvioni e allagamenti nella stagione invernale, più rischi di siccità, incendi e scarsità di risorse idriche in estate.

Nelle regioni dell’Europa nord-occidentale, Balcani settentrionali ma anche in parte di Gran Bretagna e Scandinavia, invece, il clima potrebbe diventare, nel corso di questo secolo, sempre più come quello tipico del Mediterraneo, con estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi.

Le proiezioni mostrano che le aree mediterranee si ‘espanderanno’ anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo anche Paesi come l’Ucraina, il Kazakistan e la Russia sud-occidentali, dove sarà favorito un clima più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il continente nord americano, in particolare la parte occidentale del Nord America.



L’articolo pubblicato su Nature Scientific Reports è consultabile al link:
http://www.nature.com/srep/2014/141202/srep07211/full/srep07211.html



domenica 7 dicembre 2014

Ecco il primo bus veramente ecologico: "Caga e viaggia", a Bristol



E' stato ribattezzato affettuosamente "Poo Bus" e unisce l'aeroporto di Bristol alla città di Bath. E' alimentato da un biocarburante prodotto sia dai rifiuti alimentari sia umani e può percorrere 186 miglia con un pieno.

La foto del bus è emblematica. Cinque persone, sedute sul water, intente a fare cose diverse: chi legge il giornale, chi ascolta la musica, chi lavora all'uncinetto. Cose che ognuno di noi fa nel proprio bagno, in estrema tranquillità. Peccato che qui il discorso è diverso. Siamo infatti sul primo autobus che si alimenta con i bisogni umani, il famoso "Poo bus", dove "poo" potete ben immaginare cosa significhi. Unisce l'aeroporto di Bristol alla città di Bath. Non potevamo che essere nel Regno Unito, Paese da sempre alternativo e futurista che però non riesce, malgrado tutto, a superare il problema dell'inquinamento atmosferico.


Così, dopo il documentario Just Eat It, torniamo sull'argomento del riciclo dei rifiuti alimentari, non fermandoci ad essi, ma arrivando fino al recupero dei rifiuti organici prodotti dall'uomo. Questo Bio-Bus, di 40 posti, è alimentato infatti da un biocarburante prodotto sia dai rifiuti alimentari sia dai liquami umani; può percorrere circa 186 miglia con un pieno, l'equivalente di 300 km e dei bisogni di cinque persone (ed ecco che torniamo alla foto in testa). Il bus, che emette fino al 30% in meno di anidride carbonica rispetto ai veicoli diesel convenzionali, funge da navetta tra l'aeroporto di Bristol e la città di Bath.

Fin qui un'idea fantastica. Ma come la mettiamo con la questione olfattiva? Il carburante, come detto, viene prodotto infatti sia dagli scarti di cibo e dai rifiuti dell'industria alimentare ma anche dai residui organici umani, ovvero le feci recuperate nelle fogne. Quindi va bene non inquinare, ma la funzione sensoriale diventa di grande importanza. Tutti questi rifiuti vengono trasformati in metano e CO2 grazie alla fermentazione di batteri anaerobici, posti all'interno di grandi vasche. Alla fine del processo, l'anidride carbonica viene eliminata e del propano viene invece aggiunto. Il tutto, all'interno di potenti filtri che eliminano la puzza.

Mohammed Saddiq, Direttore Generale della GENeco, azienda ideatrice del progetto, ha affermato che i «veicoli a gas hanno un ruolo importante da svolgere per migliorare la qualità dell'aria nelle città del Regno Unito, ma il Bio-Bus va oltre, e in realtà è alimentato da persone che vivono nella zona, molto probabilmente quelle sul bus stesso». Il biogas prodotto, affermano dall'azienda, non è utilizzato solo per il "Poo bus", ma viene immesso anche nelle rete domestica, soddisfacendo così il fabbisogno energetico di molte famiglie.

«Oltre all'impegno nel migliorare la qualità dell'aria che respiriamo – ha affermato Collin Field, della Bath Bus Company – questo progetto focalizzerà l'attenzione sulla città di Bristol, il cui obiettivo è di diventare il prossimo anno la Capitale Verde d'Europa».

Massimo Nardi - Il cambiamento
(Fonte secondaria:  A.K. Informa)

Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=jJL8h-vtHxc