lunedì 7 dicembre 2015

Insostenibilità ecologica e vita sul pianeta



I più recenti dati cosmologici ci dicono che nella nostra sola galassia esistono miliardi di pianeti molti dei quali potrebbero avere caratteristiche simili alla nostra Terra. Che poi su questi la vita si sia originata e che possa aver prodotto esseri senzienti come la nostra specie, è un’altra questione, dipendendo da una serie di fattori che ora si inizia a conoscere meglio e che ci indicano la rarità della prima e l’eccezionalità della seconda. Riportando il quesito a fatti di statistica, possiamo ritenere che la vita sia presente su uno di questi pianeti erranti con la stessa probabilità che ci sarebbe tirando un dado per avere un 6 dieci volte di seguito, mentre per arrivare alla vita autocosciente l’eventualità potrebbe essere la stessa che il 6 del dado si ripeta consecutivamente per 100 volte. 

Questa bassissima probabilità non esclude ad ogni modo né una possibilità né l’altra ma ci dice quanto caro dovremmo tenerci il nostro pianeta e soprattutto quanto dovremmo salvaguardare quei requisiti che permettono a noi di viverci come esseri “intelligenti”. Un’altra riflessione che si può fare, riguarda la nostra collocazione come specie umana nella storia della vita sulla Terra, una storia iniziata 3.800 milioni di anni fa e che vede comparire zoologicamente il genere Homo tra 2 e 3 milioni di anni fa mentre la sua storia documentata ha meno di un milione di anni. 

Riportati questi tempi su un orologio di 24 ore per capirli meglio, è come dire che la nostra specie, lungo la durata di un giorno corrispondente all’intera storia della Vita è comparsa un paio di secondi prima dello scadere delle 24 ore. Sarebbe anche come se di un film di un paio d’ore noi ne potessimo vedere un solo fotogramma di una frazione di secondo dove casualmente compariamo e in base a questo solo attimo potessimo pensare che il film è dedicato a noi e di essere noi i protagonisti dell’intera opera. Niente di più errato. Quello che vorrei arrivare a dire è che il non essere coscienti di questi due semplici fatti, nonostante di coscienza dovremmo essere dotati, sta portando sempre più la nostra specie sull’orlo dell’abisso dell’estinzione. 

Consideriamo poi che le maggiori emergenze planetarie che stiamo vivendo, le abbiamo originate più o meno negli ultimi 150 anni della nostra storia con l’avvento e la diffusione della tecnologia moderna che da un lato ha prodotto certo un maggior benessere materiale (però con una forte sperequazione), ma dall’altro che il suo uso dissennato ha portato al superamento di due concetti-chiave, quello della rinnovabilità delle risorse e quello della sostenibilità dell’intero sistema. Il famoso giorno del sorpasso (Overshoot day) che ci dice quando le risorse che il pianeta può dare nell’anno in corso, vanno a terminare, quest’anno è scaduto il 13 agosto e bisogna tornare alla fine degli anni ’60 per trovare almeno una situazione di pareggio tra risorse disponibili e loro consumo. Verrebbe da chiederci provocatoriamente se il passo evolutivo della comparsa dell’intelligenza cosciente nel mondo dei viventi sia stata più un danno che un bene visto l’uso che ne stiamo facendo…

Vengano quindi “validi” accordi internazionali per affrontare l’emergenza del cambio climatico come si spera possa avvenire in questi giorni a Parigi, ma siano sanciti accordi anche per frenare la scomparsa della biodiversità che sta avvenendo a ritmi forsennati per la perdita degli ecosistemi, a causa del sovrautilizzo delle risorse, dell’inquinamento e di un inarrestabile consumo di suolo fertile. Ci stiamo letteralmente togliendo la terra sotto i piedi, essendo la biodiversità la base che ci fornisce i servizi ambientali che permettono la nostra vita. Purtroppo essendo noi esseri biologici, non possiamo permetterci di sostituire la biosfera, vera apportatrice del nostro benessere, con una tecnosfera che è un mondo surrogato che fornisce beni artificiali ma effimeri i cui costi ambientali non vengono però quasi mai indicati “nell’etichetta”.

C’è da augurarsi che al Cop 21 di  Parigi non si faccia ancora una volta gli struzzi per non vedere quella che è la verità: l’insostenibilità ecologica genera senza alcun'ombra di dubbio instabilità economica, politica e sociale essendo facce della stessa medaglia e purtroppo ce ne stiamo ora accorgendo anche con orrore.

Dario Sonetti

(Accademia Kronos Informa - N. 49)

domenica 6 dicembre 2015

Progetto bioregionale continentale - Eurasia è il cuore del mondo


Il 2015 testimonia un forte  interesse, in grandi strati della
popolazione UE, per una completa integrazione geostrategica in chiave
Eurasiatica  che eroderà progressivamente l’egemonia degli USA/NATO,
del  dollaro come valuta di riserva e, soprattutto, del petroldollaro.

Scrisse Enrico Galoppini: “La fase finale della guerra dell’Occidente
contro l’Islam è cominciata. Tanto più che quest’ultimo s’è dotato
d’un ‘medievale’ e terrificante “Califfato”. Non bisognava disporre di
particolari doti profetiche per prevedere che prima o poi saremmo
arrivati a tanto. Basta leggersi una raccolta di articoli pubblicati
prima del 2008 che ho intitolato Islamofobia. Attori, tattiche,
finalità (Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2008). Il capitolo
finale, che riassumeva i termini della questione (Islam come
“problema” e strategie geopolitiche atlantiche: un rapporto
necessario, rivisto ed aggiornato per i corsi del Master Mattei
dell’Università di Teramo col titolo Il “Grande Medio Oriente” e il
momento  dello “scontro di civiltà”), regge ancora bene alla sfida del
tempo, perché, come recita appunto il titolo, la “paura dell’Islam” è
da mettere in stretta relazione con le strategie geopolitiche
atlantiche nel Mediterraneo e in Eurasia.”

Scrisse Alfredo Jalife-Rahme: “Il gigantesco progetto della Nuova Via
della Seta, adottato nel marzo 2013, suggella l’alleanza tra Pechino e
Mosca. Il Presidente Xi è giunto a Berlino proponendo di prolungarlo
all’Europa occidentale, fino in Germania. Se venisse realizzato,
segnerebbe la fine della superiorità statunitense e una svolta
dell’Unione europea. Contrariamente a quanto accaduto in Germania e in
Russia, la stampa cinese ha dato molta attenzione alla “Nuova Via
della Seta”: un grande progetto ideato da Pechino per avvicinare la
città a Berlino e Mosca…. “

Scrisse Coordinamento Progetto Eurasia: "Il Coordinamento Progetto
Eurasia (CPE) raccoglie associazioni, movimenti e singole persone che
hanno compreso come la crisi finanziaria, sociale, economica e
militare attraversata dal colosso statunitense costituisca l’occasione
storica per la nascita di un mondo multipolare: un mondo in cui
l’Europa, affiancandosi ai grandi spazi geopolitici nei quali si
articola il Continente eurasiatico, potrà finalmente recuperare la
propria indipendenza e realizzare un’unità non solo monetaria, ma
anche e soprattutto politica e militare. Il CPE affronta dunque i
problemi connessi alla situazione di subalternità politica, militare,
culturale ed economica dell’Europa rispetto all’imperialismo
statunitense; promuove iniziative rivolte ad instaurare rapporti di
conoscenza, intesa e solidarietà con Stati, governi, movimenti
politici e culturali che agiscono in direzione dell’unità e
indipendenza eurasiatica; respinge l’ideologia dello “scontro di
civiltà” e le tendenze da essa ispirate (islamofobia, sinofobia ecc.),
rivendicando con orgoglio la funzione civilizzatrice svolta dalle
culture e dalle tradizioni religiose fiorite nello spazio eurasiatico;
propone un modello di organizzazione economica che restituisca dignità
alla produzione e seppellisca definitivamente il parassitismo, lo
sfruttamento e l’usura."

Mio commentino:  "Son contento che ci sia questo progetto Eurasia che sento di
condividere,  anche nell'intendere bioregionale di cui sono un
fautore. Spero che questo mio piccolo contributo possa aumentare
l'interesse per unire tutte le
civilizzazioni e paesi del'Eurasia che, dal punto di vista culturale
ed umano -per altro- sono già unite. Cero siamo tutti abitanti della
Terra e non dovrebbero esserci divisioni  e separazione sulla base di
un abitare ina certa area geografica ma -come diceva Menenio  Agrippa-
ogni organo ha la sua funzione e l'Eurasia è il Cuore del mondo."

Paolo D'Arpini




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Notiziola di cronaca in sintonia:

“L’Italia non deve temere l’Europa e non ha bisogno di inginocchiarsi”
è quanto dichiarato da Vladimir Putin durante la conferenza stampa di
questa mattina. “Se decidesse di uscire dall’Europa non rimarrebbe
sola. La Russia sarebbe disposta ad accoglierla a braccia aperte” ha
poi continuato all’interno del suo discorso.
Secondo quanto dichiarato infatti il Cremlino vedrebbe l’Italia sotto
scacco dell’Europa e avvertirebbe una “dipendenza” forzata nei
confronti dell’Unione Europa.
“L’Italia vive in un clima di sudditanza invisibile imposto da un
Governo troppo mite, potenzialmente rappresenta la terza potenza
mondiale grazie alle sue riserve auree ma nella realtà dei fatti è
l’ultima ruota del carro. Se gli Italiani aprissero gli occhi il Paese
potrebbe risollevarsi economicamente in meno di un anno”
(Dichiarazione di Vladimir Putin del 4 dicembre 2015)

venerdì 4 dicembre 2015

Parigi, clima che cambia - Al COP 21 si parla anche dell'ISIS



Parigi - La giornata del 2 dicembre 2015  è stata in parte offuscata dalla questione Turchia – Russia - ISIS. Tralasciati per un po’ i problemi sul clima, molte persone, tra delegati e invitati al COP 21, hanno manifestato una certa inquietudine nell’apprendere che Erdogan farebbe il doppio gioco, da una parte dichiarando di combattere il terrorismo e dall’altra incoraggiandolo e arricchendosi con il petrolio rubato dai jihadisti alla Siria e all’Iraq. In questa situazione la figura di Barack Obama ne esce un po’ offuscata, infatti alcuni delegati soprattutto indiani e cinesi rimangono perplessi sull’atteggiamento del presidente USA in difesa ad oltranza del governo di Ankara, nonostante le evidenti prove fornite dai russi circa il commercio di petrolio siriano verso le raffinerie turche. Non solo, ma ritengono una pura provocazione quella della NATO, strumento come si sa degli USA, di far entrare nella sua organizzazione il piccolo Stato del Montenegro. Questo in sintesi quanto espresso ai nostri corrispondenti in merito a questi fatti da un delegato spagnolo al summit: - “si stanno concretizzando elementi molto pericolosi che potrebbero farci precipitare in una terza guerra mondiale”. Noi ci auguriamo che i timori del delegato spagnolo appartengano a pure ipotesi di fantapolitica e non a pericolose realtà, perché oltre alla minaccia di una catastrofe climatica, ci mancherebbe ora anche la minaccia di una catastrofe nucleare. Tuttavia dobbiamo anche noi di Accademia Kronos comprendere che ruolo ha la Turchia nella lotta al terrorismo, perché ancora non abbiamo, sia su Erdogan che sul suo governo, le idee molto chiare.

Ma questo cosa centra con i lavori sul clima di Parigi?

Centra molto invece, perché soprattutto Barack Obama, che all’inizio aveva dichiarato di essere un inquinatore pentito deciso a far redimere il suo Paese attraverso una regolamentazione delle emissioni di gas serra in atmosfera e, nel contempo, fare da guida a tutti gli altri Paesi per giungere ad una soluzione utile per il mondo, dopo il caso Turchia e la sua difesa ad oltranza a questo Stato, ha finito per perdere quel carisma che tutti gli avevano attribuito all’inizio. Sta di fatto che anche questa mattina invece di individuare soluzioni relative alla mitigazione climatica, si ascoltano le lamentele dei Paesi che più degli altri stanno subendo gli effetti dei cambiamenti climatici. In queste giuste lamentele primeggiano le nazioni dell’Oceania ed altri Paesi africani. Si assiste poi all’intransigenza degli indiani che non intendono rinunciare all’uso del carbone. Stessa cosa avviene con la Cina, che pur sensibile ai problemi climatici, pone un certo freno all’eventuale decisione di mettere al bando il carbone.

Insomma per colpa della Turchia e dell’ISIS lo slancio innovativo e risolutivo che la conferenza sul clima di Parigi aveva fatto sperare di avviare senza ostacoli, ora deve rallentare e superare non pochi problemi. Staremo a vedere…


Accademia Kronos


giovedì 3 dicembre 2015

Esperimento di agricoltura bioregionale di Alberto Grosoli


Un terreno qualsiasi, lasciato incolto, o messo a nudo per qualche
ragione, uno sbancamento, una frana, un incendio è una lesione
all’epidermide di Gaia, viene ricolonizzato dalla Natura e riportato
al selvatico. Come sulla nostra pelle si cicatrizza una ferita
superficiale.

Quello agrario si riveste immediatamente di un manto erboso di
cosiddette “infestanti”, secondo la vulgata agrochimica, ossia specie
che nessun agricoltore vorrebbe tra le sue coltivazioni, dalla
gramigna allo stoppione spinoso, e quindi chenopodio, amaranto,
persicaria e tante altre erbe i cui semi giacciono latenti nel suolo
indisturbato e trovano le condizioni adatte per germinare. O semi
portati dal vento, dagli uccelli e da altri animali, indigeriti e
rilasciati tra le loro feci che ne fanno da corredo di primo concime
nutritizio; o semi aggrappatisi nel passaggio attraverso altri luoghi
incolti alle loro piume e pellicce e da queste caduti su quel terreno.
Non solo semi di erbe, ma anche di cespugli e piante, dai rovi, alle
vitalbe e quindi pioppi, acacie, aceri, biancospini, querce, di tutto
e di più che ci possa essere disponibile viene impiegato dalla Natura
alla rigenerazione biologica di quel terreno. Ci sono piante
azoto-fissatrici, tutte concorrono con il loro decadimento alla
formazione di humus forestale. Alcune affondano le loro radici in
profondità per riportare in superficie minerali che verranno quindi
resi disponibili al nutrimento vegetale di altre piante.

In primavera ed estate un terreno incolto, rivestito, esplode della
bellezza di fioriture e profumi, attira api ed insetti, inizia a
popolarsi di vita biologica.

Quel terreno è irradiato di luce e calore solare nell’ordine
misurabile di centinaia di watt a metro quadro, variabili a seconda
delle stagioni, in cui diverso è l’angolo di inclinazione dei raggi
provenienti dalla nostra fonte primaria della vita. Non dimentichiamo
mai neppure il fatto che tutti gli elementi terrestri solidi, gassosi
o liquidi derivano dalla scissione nucleare dell’Idrogeno in Elio, un
atomo e un elettrone diventano un altro atomo con due elettroni, e
quindi, tre nel Litio , poi quattro, sei come nel Carbonio, sette
nell’Azoto o otto come nell’Ossigeno e così via. Elementi che sono
nell’Universo delle Galassie oltre che componenti della materia
inorganica ed organica del nostro pianeta. Nel cosmo esistono già,
inoltre, anche forme di vita organica, molecole e batteri che
resistono nel vuoto e a enormi sbalzi termici, dallo zero assoluto di
scala Kelvin alle ustionanti radiazioni solari le quali, oltre la
nostra pellicola protettiva dell’atmosfera terrestre e delle fasce
elettromagnetiche, sono mortali al pari del gelo estremo.

Qui, sulla Terra, in quel terreno incolto e spoglio che si rigenera
alla vita selvatica, gli elementi minerali si compongono su modelli
predefiniti a creare la struttura delle cellule vegetali, delle
radici, fusti, foglie, fiori e semi. L’energia solare fa da
catalizzatore al processo di fotosintesi, in cui dalla linfa radicale
e dall’atmosfera nelle piante si sintetizza la molecola fondamentale
di tutta la catena alimentare, quella dell’idrogeno e del carbonio,
alla quale si aggregano gli altri elementi a formare gli zuccheri, la
cellulosa ed altri composti dei tessuti ed organismi vegetali.

Questo è il grande miracolo della Vita che accade ogni momento, da
milioni di anni, che passa inosservato e dimenticato, come banale è
anche il sorgere e tramontare degli astri e dei pianeti, che avviene
nell’indifferenza più inconsapevole degli esseri umani moderni. Gli
animali sono invece molto più sensibili, celebrano a modo loro, ogni
giorno, la Vita: pensiamo al canto degli uccelli all’alba, alle grandi
sinfonie che in primavera, alla mattina presto, ancora col buio, si
alzano ovunque, dalle siepi e dagli alberi, dalle erbe dei prati.
L’arrivo e l’esplosione del nuovo ciclo vitale dell’anno è marcato dal
canto degli uccelli sino all’estate, le cui notti sono intrise dei
canti di grilli, rane e cicale, degli assoli degli usignoli.

Tornando al tema, l’energia solare, catalizzatrice della fotosintesi,
si fissa nelle molecole vegetali come energia chimica di legame, la
quale, ad ogni passaggio nei metabolismi animali viene rilasciata
sotto forma di calore, secondo la legge della termodinamica, sino
all’humus fine e principio di ogni processo vitale. I corpi animali
erbivori si nutrono di materia vegetale, traggono dalla frantumazione
ruminale e gastrica delle molecole gli elementi minerali materiali
necessari alla costituzione e mantenimento dei loro tessuti ed al
funzionamento dei loro organi ma ne traggono anche l’energia vitale
che si libera come caloria, che noi misuriamo in unità di joule, dai
corpi caldi degli animali al calore dei compost vegetali e dei cumuli
di letame. Ci nutriamo anche di energia, di quella degli alimenti come
del “prana”, dell’ossigeno ed azoto, gas rari dell’atmosfera,
scientificamente definiti.

In quel terreno incolto, spoglio agli inizi, in cui la natura riprende
la sua opera di colonizzazione del selvatico, la massa vegetale che si
crea altro non è che un accumulo di energia solare immagazzinata nei
legami molecolari delle piante, migliaia e milioni di calorie si
fissano sulle strutture fondamentali del Carbonio e Idrogeno. Il
Carbonio, in particolare, viene sequestrato, si dice, dall’atmosfera
in cui si trova come gas e fissato al suolo, nelle piante e nel
terreno. Quel terreno prima incolto diventa ricco di energia solare
immagazzinata nella massa vegetale, la quale richiama come ospite e
nutrimento le specie animali, si popola di vita, dalle forme più
minuscole di batteri funghi e protozoi, all’edafon sino agli erbivori,
agli onnivori ed ai carnivori.

Si ricrea un ecosistema naturale, una nicchia di ecosistema che
provvede autonomamente dall’ingerenza umana all’organizzazione
spontanea della propria sopravvivenza attraverso cicli vitali perenni
e rinnovabili. La natura non ha bisogno dell’uomo per esistere, ne
precede l’avvento di milioni di anni e la nostra comparsa accadde
quando la natura stessa creò le condizioni adatte e favorevoli ad
accoglierci nei propri ecosistemi naturali, fornendoci di ogni
nutrimento e materia prima necessaria alla nostra sopravvivenza,
sviluppo ed evoluzione. Nella catena, alimentare, non produciamo
nulla, siamo commensali, ospiti alla mensa di Madre Terra.

Alberto Grosoli – agros59@tiscali.it


mercoledì 2 dicembre 2015

Treia, 8 dicembre 2015 - Continua la rassegna degli espositori alla Fiera delle Eccellenze Bioregionali



Essendo vegetariano e salutista ho sempre cercato di evitare nella mia
alimentazione l'uso di zucchero raffinato. La migliore e più nutriente
alternativa è il miele ed appena giunto a Treia mi sono dato da fare
per trovare un produttore locale di questa delizia che le api donano
all'uomo. Lo individuai a Piangiano, una frazione di campagna, non
molto distante dal centro storico e si chiama Renzo Giuliodori. Egli è
anche membro del Comitato Treia Comunità Ideale, fondato a settembre
di quest'anno. Ma lo conobbi molto prima sin da quando aprimmo la sede
del Circolo Vegetariano qui a Treia e da allora ha sempre partecipato
alle nostre iniziative portandosi appresso i suoi bei barattoli di oro
dolce. In diverse occasioni siamo andati con i nostri amici che
vengono a trovarci, in occasione delle feste istituzionali del
Circolo, nella sua casa di Piangiano dove ci ha fatto assaggiare il
suo vino di visciole casareccio e le melette bacate ma buone degli
alberi vicino casa. E' sempre una gioia vedere tutte quelle belle api
che gironzolano tranquille nei paraggi, salvo che una volta una di
esse, forse per difendere il suo territorio, punse Caterina (che si
era troppo avvicinata ad un nuovo sciame) proprio in fronte. Beh,
dicono che le punture delle api facciano bene ai reumatismi ed infatti
Caterina non si lamenta mai per il mal d'ossa (magari si lamenta per
altre cose).

Renzo Giuliodori non poteva mancare alla Fiera delle Eccellenze Bioregionali ed infatti non mancherà, sarà sotto al mercato coperto,  l'8 dicembre 2015, con il suo banchetto di mieli vari e preziosi..


Paolo D'Arpini

martedì 1 dicembre 2015

Bioregionalismo (secondo Peter Berg e Raymond Dasmann), nascita della Rete Bioregionale Italiana ed Incontro Collettivo Ecologista del 2016



Il concetto di “Bioregione” è stato formulato negli anni ’70
nell’ambito di una ricerca, volta all’individuazione di un approccio
sostenibile alle risorse naturali, condotta da Peter Berg, esponente
delle avanguardie culturali nord-americane, e dall’ecologista
statunitense Raymond Dasmann. Il lavoro prodotto da queste due
personalità singolari venne pubblicato, nel dicembre del 1977, in un
articolo della rivista americana The Ecologist in cui, per la prima
volta, vennero impiegati i termini “Bioregione” e “Bioregionalismo”.

Negli stessi anni, Peter Berg fondò il movimento noto come Plunet Drum
(Il tamburo planetario), allo scopo di diffondere nel mondo il
concetto di bioregione come punto di partenza per la sostenibilità,
nonché le implicazioni culturali, ideologiche e di vita quotidiana che
da esso derivano.

Da allora la teoria bioregionale ha destato l’interesse di scienziati,
ecologisti, agronomi, ed economisti di tutto il mondo, è stata oggetto
di critiche e confutazioni, dovute soprattutto “alla difficoltà di
identificare dei criteri univoci per la delimitazione delle
bioregioni”, ha ottenuto consensi e pareri favorevoli e, in tutti i
casi, ha collezionato innumerevoli pagine nella letteratura
specializzata di tutto il mondo.

Ad oggi, è possibile attingere a numerose definizioni di “Bioregione”
e “Bioregionalismo”, fornite dalle più varie personalità mondiali e
sulla base di approcci eterogenei. Nel complesso, si può affermare che
tutti concordano nel sostenere che per “bioregione” si intende “un
territorio non delimitato da confini politici o amministrativi ma da
confini ‘oggettivi’ (ecosistemi naturali) e ‘soggettivi’ (identità
sociali); quindi un’area geografica circoscritta da limiti fisici
(bacino fluviale, catena montuosa) e da un’omogeneità ambientale e
naturale degli ecosistemi (clima, suolo, flora, fauna) e delle
caratteristiche sociali delle comunità locali (costumi,tradizioni,
identità collettiva, senso di appartenenza al territorio)”.

Per quanto riguarda la definizione di “bioregionalismo”, la questione
è più complessa: nelle intenzioni dei suoi fondatori, il
bioregionalismo è una scelta di vita prettamente ideologica e radicale
che comporta, in primo luogo, l’esperienza dell’ecologia profonda,
dell’auto sostentamento e dell’autosufficienza, è la capacità degli
abitanti di una bioregione di organizzarsi autonomamente e di reperire
tutte le risorse di cui necessitano entro i confini della propria
regione, annullando la pratica del trasferimento di risorse nello
spazio e nel tempo ed estendendo, dunque, il concetto di sostenibilità
all’intero ecosistema e non soltanto in riferimento all’ambiente
naturale e alle sue risorse.

Un simile approccio appare, per certi versi, estremamente utopico e
poco realizzabile in un mondo ormai globalizzato, ciò ha condotto
alcuni studiosi a riformulare la definizione di bioregionalismo per
mezzo di un approccio più pragmatico e meno radicale che vede “la
sostenibilità globale del sistema planetario come sommatoria di una
gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte
delle comunità locali”. Nell’ambito di una simile idea di
sostenibilità, la scelta bioregionale non nega la prospettiva di uno
sviluppo, purché sostenibile e che parta dalle scelte delle
popolazioni locali, né preclude la possibilità di interazione con
operatori economici esterni alla bioregione, purché avvenga secondo
criteri di “buonsenso ecologico” fissati dalle popolazioni locali.

In entrambi i casi, comunque, il bioregionalismo prevede una scelta di
vita che evita l’inquinamento e lo speco, che promuove la
conservazione e il riciclaggio, che valorizza i prodotti tipici della
regione, che adatta i sistemi produttivi ai caratteri ambientali del
luogo e che, soprattutto, implica un ridimensionamento al livello
locale della gestione delle risorse naturali, come punto di partenza
imprescindibile per un qualsivoglia tentativo di sostenibilità
ambientale.

In Italia il “movimento bioregionale” si è andato affermando agli
inizi degli anni ’80 coordinato da un gruppo di attivisti
riconducibili al giornale AAM Terra Nuova. Dopo un primo periodo di
entusiasmo e di attività febbrile, l’interesse verso l’argomento
cominciò a scemare per tornare alla ribalta dopo circa 10 anni grazie
al lavoro di divulgazione operato da un’altra rivista, Lato selvatico,
particolarmente devota alla filosofia del bioregionalismo.

Nel 1996 nasce la Rete Bioregionale Italiana, “un insieme di gruppi,
associazioni, comunità e singole persone che condividono l’idea
bioregionale e in prima persona, nel proprio luogo, si danno da fare
per praticarla”. In breve tempo, la Rete, attraverso incontri
periodici, diffusione di newsletter, pubblicazioni a vario titolo e
contributi all’interno di riviste specializzate, diventerà il
principale punto di riferimento nazionale per tutti coloro che, in un
modo o nell’altro, intendono intraprendere una scelta di vita
bioregionalista.

Coerentemente con il carattere prettamente locale della pratica
bioregionalista e, considerando che “l’idea bioregionale è ispirata
dai sistemi naturali selvatici”, anche la struttura organizzativa
interna della rete mira al decentramento della “gestione” eliminando
figure che rivestano ruoli di coordinamento nazionale, ritenute poco
utili, e limitandosi a costituire un Consiglio di referenti tematici
formato da soggetti con qualifiche diverse, ognuno dei quali, secondo
le proprie competenze, porta avanti le specifiche attuazioni del
bioregionalismo. 
(Fonte: http://common-way.jimdo.com/2012/02/29/rete-bioregionale-italiana/)






Lettera informativa sull’Incontro Collettivo Ecologista 2016 della Rete Bioregionale Italiana



La Casa del Pastore di Villa Lina a Ronciglione (Vt)


Care e cari amici  bioregionalisti, ecologisti e spiritualisti laici,  come sapete ogni anno, in corrispondenza del Solstizio estivo si tiene il Collettivo ecologista.   Dopo vari incontri tenuti in Abruzzo ed in  Emilia, abbiamo considerato che l’incontro del 2016 dovrebbe svolgersi nel centro Italia, vicino Roma, per facilitare la partecipazione del maggior numero di persone e raccogliere la presenza dei tanti romani  che non vediamo da tempo.
Ordunque, per farla breve, abbiamo avuto una offerta molto vantaggiosa di ospitalità da parte di Paola Igliori, essa stessa bioregionalista e spiritualista, la quale è disposta a mettere a nostra disposizione la struttura denominata “Casa del Pastore” che si trova nel grande parco di Villa Lina (Viale Della Resistenza, 65) a Ronciglione. Il bel paese della Tuscia (a 45 km. da Roma) è facilmente raggiungibile sia da Viterbo che da Roma con un servizio di corriere e  di treno regionale, e non è nemmeno distante dall’A1. 
Villa Lina è un resort storico di prestigio circondato dal verde, da frutteti ed orti e arricchito da diverse strutture architettoniche, tra l’altro il suo Parco naturalistico è riconosciuto come Riserva Botanica di grande pregio dall’Università della Tuscia, non manca nemmeno una piscina olimpionica (la prima privata costruita in Italia). 


La “Casa del Pastore” è una delle abitazioni storiche di Villa Lina, ove anticamente viveva il pastore in servizio all’allevamento estensivo interno alla Villa. Questa casa è molto caratteristica ed è dotata di servizi e camere comode ed accoglienti che potremmo tranquillamente occupare per la notte del 25 giugno 2016 e durante il giorno successivo. 

La facilitazione di avere una struttura tutta per noi è sicuramente un grande vantaggio per chi parteciperà al Collettivo e la presenza del parco faciliterà anche il contatto con la natura.   

Abbiamo ottenuto da Paola, visto anche il rapporto di familiarità, condizioni estremamente favorevoli. Malgrado la ricchezza dell’accoglienza e le comodità messe a disposizione, viene richiesta la modica cifra di 20 euro a persona per il pernottamento, l’alloggio è previsto in camere a due (o più) letti. 

Pertanto il programma delle due giornate dell’Incontro sarebbe in linea di massima questo:

Appuntamento a Villa Lina di Ronciglione sabato 25 giugno 2016. Durante il pomeriggio potremmo fare un giro nel parco con Paola per visitare i monumenti e gli alberi centenari, credo sarà presente anche la sibilla delle erbe Sonia (oppure qualche altra erborista) che ci spiegherà le essenze locali, la sera facciamo uno sharing (giro di condivisione di pareri e proposte a cerchio),  e si potrà fare un pic-nic con quello che ognuno avrà portato di vegetariano ed anche accendere un fuoco e festeggiare il solstizio con la preparazione dell’acqua benedetta, salto del fuoco, canti sacri, osservazione delle stelle, etc.

La domenica mattina, 26 giugno 2015, secondo giro di condivisione  e distribuzione dell’acqua benedetta. Per il pranzo di domenica abbiamo chiesto a Paola di farsene carico lei e ci farà preparare un buon pasto vegetariano biologico, con i prodotti dei suoi orti, al costo ridotto di 15 euro a testa. Nel primo pomeriggio ci potrebbe essere qualche gioco di ecopsicologia, o simili, e presentazione dei Quaderni di Vita Bioregionale ed altre pubblicazioni ed infine facciamo un ultimo sharing, conclusioni e saluti.

Ecco fatto, questo è quanto. 

Paolo D’Arpini 

Info. bioregionalismo.treia@gmail.com - 0733/216293 - 3336023090