mercoledì 13 luglio 2022

Treia. Il nostro orticello bioregionale...



Sentii parlare di Treia nel 2010 dalla mia compagna appena conosciuta Caterina Regazzi. Per me fu una vera sorpresa poiché, a quel tempo,abitavo in una casarsa con orto annesso nella Valle del Treia. Il paesino si chiama Calcata, che, in sanscrito, significa “ la dimora di Kali”. Il nome Treia deriva da Atreya, la madre del guru primordiale Dattatreya. Caterina mi descrisse con note romantiche la sua casa di Treia, sviluppata su quattro piani, con un orticello giu' da basso. La curiosità di conoscere Treia mi spinse a chiederle di farmela conoscere. Così, il primo gennaio 2010, venne a prelevarmi e mi accompagnò a farmi conoscere Treia e la sua casa avita dove lei trascorreva le estati durante la sua infanzia. La prima visita alla casa di Treia ed al suo orticello, mi convinse che sarebbe stato un luogo ideale per un mio “buen retiro”, poiché sentivo che la mia permanenza a Calcata fosse giunta ad un termine. 

Restai affascinato dalla conformazione urbanistica e paesaggistica di Treia che presentava caratteristiche armoniche tra il concetto di civitas ed urbs. Potevo ricominciare da Treia. Così, nel 2011, trasferii la mia residenza nella casa di Caterina dandole anche l'opportunità di frequentarla più spesso, cosa che negli ultimi anni, era avvenuta di rado. Una volta trasferito, su consiglio di Caterina, chiedemmo la benedizione di Don Vittorio Fratini, parroco presso la Cattedrale (e in vicinanza dell'abitazione nonché abitante nei pressi dell'orticello in Vicolo Sacchette). Questo orticello che fu benedetto anche dalla sibilla delle erbe, Sonia Baldoni, si presentava bene per compiervi un esperimento di coltivazione bioregionale basata sull'armonia tra selvatico e coltivato ed abbiamo fatto del nostro meglio per renderlo produttivo senza e sprechi organici, anche con l'aiuto ed il consiglio di vari amici bioregionalisti tantè che recentemente ci siamo fatti consegnare dal Comune anche una compostiera che presto potremo installare...

Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi



Articolo collegato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/alimentazione-ed-ecologia/

giovedì 7 luglio 2022

Natura e cultura...

 


Un’unità a tre vertici che, se condivisa, permette di osservare con terrore la cultura che ci contiene.

Si possono esprimere tre considerazioni, relative non tanto al crollo di parte del ghiacciaio della Marmolada e alla connessa questione umana, quanto alle reazioni che tutti abbiamo letto e ascoltato sui media d’informazione e che, tendenzialmente, ascolteremo e leggeremo ancora. In particolare, alla cultura che le genera e supporta.

Sono tre note di un’unità. In quanto tali non condivisibili, se non avendo già in sé gli elementi per trovarle ovvie, una più dell’altra.

Se così fosse, volendo cercare un epilogo pragmatico-evolutivo, è necessario ricordare che le consuetudini in cui siamo immersi tendono ad impedirlo. La tessitura di leggi e divieti forzati non tocca mai il cuore della questione. Riguarda solo la superficie, la facciata del problema e, per di più, è culturalmente, oltre che politicamente, concepita come obbligatoria. Quella moralistica non è in grado di fare un solo passo fuori dalla propria concezione del mondo, impedendo così di vedere la legittimità di quanto stiamo condannando. Impedendo l’aggiornamento di prospettiva necessario alla realizzazione delle consapevolezze per riconoscere quanto natura e cultura stiano viaggiando in direzione diametralmente opposta. Quanto in questo risieda l’origine di molti commenti letti e ascoltati anche nella vicenda del crollo in Marmolada.

La prima considerazione riguarda la massima banalità possibile: le montagne vanno a valle. Le rimostranze cui assistiamo pare non ne tengano conto. O, peggio, pare siano mosse dal sincero intento di poterle fermare.

Il medesimo accadimento in una terra remota scelta da una cordata o sostituendo gli uomini con camosci, non genererebbe la ridda di espressioni alle quali stiamo assistendo. Proprio come se fosse ovvio che le montagne vano a valle.

La seconda riguarda il modo dell’affermazione e quello dell’ascolto. Mossi per affermare noi stessi – come la cultura della competizione non perde occasione di spingerci a fare  – tendiamo a dare spazio alla vanità che ogni successo ci permette di esprimere. Da quell’espressione e dal suo riconoscimento sociale, traiamo i motivi di autostima, che altro non sono che ragioni per ripetere il ciclo che la produce. Ma, tanto il diritto alla vanità, quanto quell’autostima poggiano su paralitiche infrastrutture psicologiche, dal momento che necessitano di continui sostegni esterni. Quando questi vengono a mancare, l’individuo si ritrova sul ciglio della perdizione.

Diversamente, a mezzo dell’ascolto, la persona tende e muoversi secondo la propria misura. Risente meno delle spinte sociali e culturali esterne. È più in grado di rinunciare quando il registro cambia e può vedere il registro che sta cambiando. Nella condizione psicologica dell’ascolto, si possono tenere a freno le velleità vanesie. Si possono anche lasciar correre, con la consapevolezza che, qualunque cosa accada, la responsabilità sarà nostra, senza alcuna possibilità di distinguo e precisazioni.

Nel modo dell’affermazione, ci muoviamo egoicamente per l’interesse personale. Una logica apparentemente inconfutabile soltanto perché ignari che è proprio il domino dell’ego su noi a generare le più forti disarmonie. In quello dell’ascolto, possiamo prenderne le distanze e allargare lo sguardo.

La terza considerazione riguarda la cultura che ci siamo confezionati. Se è possibile una sua definizione, essa potrebbe includere l’idea che la sua direzione è esattamente opposta a quella che la natura ci indica e che per millenni è stata presente nel fare umano.

Uno dei culmini dell’attuale distanza si esprime con il concetto di société sécuritaire. Come è indicato dal nome stesso, essa è dominata dalla pretesa/diritto alla sicurezza. È un fatto economicamente aureo, che fa campare bene alcuni e sperare tutti. Ma anche un fatto creativamente disastroso. Mortifica la capacità di trovare in se stessi le doti necessarie al superamento di problemi. Esalta l’attribuzione di responsabilità. Un atteggiamento fortemente pungolato dall’interesse materiale.

La société sécuritaire, ma con essa tutta la sua genealogia materialista, è una sorta di subprime psicoculturale. Una speculazione senza basi che non siano speculative. Un intellettualismo che crediamo possa contenere la verità. Tuttavia, come accade in ambito finanziario, le bolle galleggiano nell’aria e affascinano con il loro riflessi di ricchezza e sicurezza, almeno finché non scoppiano. Lo fanno senza avvertirci. Travolgeranno chi si muoveva attraverso il modo dell’affermazione. Lasceranno basiti coloro che si muovevano attraverso l’ascolto.

Lorenzo Merlo 



martedì 5 luglio 2022

Il crollo sul ghiacciaio della Marmolada... un segnale!

 


La tragica vicenda del crollo di parte del ghiacciaio del versante sud della Marmolada, è molto più seria di quanto possa indicare la conta dei deceduti e dei feriti. Essa sarà infatti sfruttata per integrare le politiche di controllo, elemento nodale del Great Reset. A sua volta, ultima terapia radicale dell’agonizzante Occidente.


Il disegno è uno solo. Ridurre i costi del capitalismo occidentale. Con questa mira si possono intendere le politiche energetiche, la digitalizzazione, il lavoro a distanza, la riduzione del privato, la politica ambientale, il possesso dei corpi, la tracciabilità famelica, la rottamazione obbligatoria, lo scavalco della costituzione, del parlamento, delle elezioni, l’assegno di cittadinanza o come lo si vorrà chiamare e altro ancora.

Il Great Reset ha bisogno di un ampio spettro d’intervento per controllare la massa disoccupata, per mantenere la facciata di democrazia, per dare la responsabilità di come vanno le cose a noi tutti, per coprire di diversivi il tentativo di eliminare la Russia, per nascondere l’obiettivo Cina. Eh sì! C’è sempre un nemico là fuori (1).

Tutto ciò si verificherà in caso vada loro, agli occidentali, tutto bene. In caso cioè che la Russia e i Brics non si compiano appieno come l’attuale embrione – emerso dal XIV summit Brics (2) – ha annunciato, il cui figlio è la multipolarità, il cui spirito è la reciprocità.


A Madrid la Nato ha detto senza dirlo chi non è con noi è nemico (3). Premessa per proseguire nella sua folle corsa al potere assoluto. Costi quel che costi, il popolo ucraino per esempio, ma anche tutto quello – seppure, per il momento, senza il medesimo sangue – europeo.


La folle corsa non ammette cedimenti. Il piatto sul banco lo impone. Perdere la partita sarebbe lasciare l’Europa alla Russia e alla Cina, sarebbe rischiare l’autarchia per gli americani e i loro cuginetti canadesi – i britannici saranno probabilmente perdonati purché sottomessi –, sarebbe vedere la minaccia alle porte da parte di quel Centro e Sud America cui sempre hanno fatto paura, scorrazzando colpi di stato, guerre, sommosse.


Non mancherà neppure la politicizzazione in modalità coercitiva del crollo di ghiaccio della Marmolada.

Mai occasione più facile da sfruttare si è offerta alla logica politica in corso. Il signor Mario non è stupido, nonostante dica “non succederà più” (4). Chi sei? Dio?, verrebbe da chiedergli. Ma lui non intende dire che fermerà le prossime frane alzando una mano. Intende che i controlli, divieti e restrizioni, travestiti da bontà e cura, sulle persone saranno tali che nessuno finirà più sotto una frana. Intende che avrà il sostegno di tutti quelli che troveranno condivisibile pensare che gli alpinisti se la cercano, che i costi del soccorso sono eccessivi per colpa loro, che è giusto proibire. Ma allora è stupido? O allude che i divieti elargiti a piene mani arriveranno dal cielo come i generi di conforto arrivavano, anch’essi identicamente travestiti, con il Piano Marshall?

Il cuore delle parole del signor Mario da Canazei è chiaro: “Il governo rifletta perché non accada più” (5). Di proposte di legge, ovvero di parlamento, non parla. Non gli serve più. Il progetto può farne a meno.

La traduzione dell’affermazione del presidente del Consiglio è: riduzione delle libertà al fine di un maggior controllo, di un’utile educazione, di una migliore economia. Con tanto di soddisfazione dei numerosi fan imbambolati che credono che qualcosa si possa fare contro il cambiamento climatico senza cambiare il sistema che l’ha prodotto, agendo con le pecette della povera e ignara gente.

Per evitare il crollo dell’evanescente sistema occidentale tutto sarà fatto.

Lorenzo Merlo 



Note:


  1. NATO should stop drawing ideological lines, stoking political confrontation, or seeking to start a new Cold War. It should discard the Cold War mentality and zero-sum game mindset and stop making enemies. NATO has already disrupted Europe. It should not seek to destabilize Asia and the world.” http://firenze.china-consulate.gov.cn/ita/fyrth/202206/t20220629_10712209.htm

  2. Pechino, 22 giugno 2022 http://brics2022.mfa.gov.cn/eng/

  3. https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/2022/6/pdf/290622-strategic-concept.pdf

  4. https://www.repubblica.it/cronaca/2022/07/05/news/emergenza_climatica-356595523/?ref=RHTP-BH-I356166258-P1-S3-T1

  5. https://www.repubblica.it/cronaca/2022/07/04/diretta/marmolada_valanga_ghiacciaio_notizie_oggi-356522937/

"Amazzonia. Viaggio al tempo della fine" di Raffaele Luise

 


Un viaggio di più di due mesi all'interno dell'Amazzonia più segreta, nei suoi villaggi "proibiti", accanto agli Indios e ai loro sciamani, negli angoli più stupefacenti dell'immensa foresta e sulle acque giganti dei suoi fiumi. 

Un viaggio che mi ha portato sulle frontiere dei molteplici attacchi da parte dei latifondisti, dei cercatori d'oro, dei tagliatori di legno e dei pentecostali. 

Un viaggio che offre i dati più aggiornati sugli Indios Isolati, le ultime popolazioni non contattate della Terra, e che si interroga sulle profezie cosmo-ecologiche degli sciamani, che riecheggiano quelle dei teorici del cambiamento climatico e dell'Antropocene. 

Un libro che si fa appello appassionato e urgente a salvare la Foresta Amazzonica e il suo inestimabile patrimonio di biodiversità.


Sabato 9 luglio alle ore 16.30 a Venezia - Chiesa di S.Francesco della Vigna, Mauro Corona e Michele Boato presentano il libro di Raffaele Luise "AMAZZONIA - viaggio al tempo della fine", prefazione di Papa Francesco

Informazioni sull'evento

Aprirà i lavori

Padre Stefano Cavalli. guardiano del convento

Partecipano alla presentazione

Mauro Corona - scalatore, scultore e  scrittore

Michele Boato - direttore Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Toio de Savognani - alpinistascrittore, grande conoscitore delle montagne venete

Macri Puricelli- giornalista e ambientalista

Giancarlo Gazzolla vicepres.naz. di Mountain Wilderness

Cesare Bulegato contadino e attivista di FxF

è presente l'autore, Raffaele Luise, giornalista dell'Osservatore Romano. 



lunedì 4 luglio 2022

2022... Sarà un'estate infuocata...?

 


Ci sono tutte le premesse per eguagliare o forse superare il record dell’estate 2003 che causò in tutta Europa a causa dell’eccessivo calore circa 75.000 vittime. Allora le varie ondate di calore sahariane cominciarono ad arrivare in Europa a metà giugno per poi proseguire fino a settembre. Noi, però, nel 2022 abbiamo già battuto il record rispetto del 2003 perché la prima ondata di calore sahariano l’abbiamo avuta non a giugno, ma a maggio.

Ormai anche il più incallito negazionista sull’effetto serra e sui relativi cambiamenti climatici, comincia a ricredersi e a preoccuparsi del proprio futuro condizionato proprio dai profondi “capricci” del clima. A questo punto siamo tutti consapevoli di quello che sta accadendo nel Mondo a causa dei fenomeni meteo-climatici estremi, e in particolare su tutto il bacino del Mediterraneo. Da noi in Italia la siccità sta mettendo in forte crisi tutto il comparto agricolo e non solo. Del cuneo salino ne abbiamo parlato nel precedente numero, ora dobbiamo aggiungere la penuria d’acqua alpina che sta facendo chiudere diverse centrali idroelettriche e non solo.

Tutti i vari problemi causati da questa prolungata siccità sono, giorno per giorno, ampiamente trattati dai mass media, pertanto non vogliamo aggiungere altro, ma a questo punto pensiamo sia doveroso approfondire la questione in termini più ampi.

Fino alla fine del 1980 le nostre estati erano caratterizzate da picchi di calore, comunque sopportabili, in particolare tra l’ultima settimana di luglio e la prima decade di agosto, poi verso Ferragosto con i primi temporali le giornate anche se assolate erano accettabili e in alcuni casi gradevoli. Ma a partire dal 1990 le cose hanno cominciato a cambiare: le bolle di calore dell’anticiclone subtropicale nordafricano sul nostro territorio si sono fatte sempre più insistenti, inizialmente con un solo evento nei mesi estivi, a volta a luglio dove al massimo durava una settimana. Poi però la situazione è peggiorata, come abbiamo già accennato, con l’eccezionale ondata di caldo torrido africano del 2003. 

Da allora, per fortuna, nel Mediterraneo quella drammatica situazione meteo-climatica non si è più presentata, ma questo fino ad oggi, infatti per i climatologi ci sono tutte le premesse perché quel disastroso evento climatico potrebbe ripetersi.

Le ondate di calore sahariano dal 2000 non si sono mai arrestate, hanno continuato ad affliggerci. Oggi nel 2022, ad inizio luglio, stiamo subendo la terza alta pressione nord africana, la stessa che ha iniziato a mandare in fumo i nostri boschi delle regioni centro meridionali, isole comprese. Perché tutto questo, cosa sta succedendo al nostro clima? 

La parola chiave di questa profonda crisi climatica è: riscaldamento globale. E pensare che tutto ciò è attribuibile ad un solo grado di aumento della temperatura media della Terra a partire dall’inizio del XX° secolo. Un solo grado che però a noi del Mediterraneo ci ha privato di una barriera naturale che bloccava “l’alito infuocato dell’Africa”; stiamo parlando dell’Anticiclone delle Azzorre che grazie alla sua presenza nel Mediterraneo, ci regalava estati calde, ma non torride, giornate estive tranquille senza prolungate siccità, né fenomeni meteo estremi come i medicane.

  L’alta pressione delle Azzorre si manifestava solitamente a partire da metà giugno e poi si piazzava, come una impenetrabile barriera alle correnti torride africane, su gran parte del Mediterraneo per tutto il periodo estivo. Arrivava ogni tanto qualche veloce fronte perturbato nord atlantico, che portava qualche temporale che stemperava per qualche giorno le eventuali temperature eccessive. I maggiori picchi di calore tuttavia raggiungevano di poco gli oltre + 32°C sulle regioni settentrionali e qualche grado in più al centro sud. L’alta pressione delle Azzorre raramente produceva forti temporali termici, come invece è accaduto giorni fa e la scorsa estate in molte località del nord Italia. 

Ora a causa del riscaldamento superficiale dell’oceano Atlantico e all’espansione della troposfera, la fascia Tropicale si è estesa per oltre 300 km sia verso nord che verso sud (La fascia tropicale in passato non superava le coste della Tunisia, ora ha raggiunto Lampedusa, vedi illustrazione). A questa realtà contribuisce la variazione di circolazione delle correnti a getto (jet streams) e ad altri fattori sempre legati a quel grado di calore in più. Di fatto l’Anticiclone delle Azzorre si è definitivamente defilato dal Mediterraneo posizionandosi tra il nord del Portogallo e le coste sud dell’Islanda. 

Questa pertanto è la situazione climatica di oggi che ha influito sulla posizione dell’anticiclone delle Azzorre, ovviamente ci sono altri fattori che hanno contribuito a questa situazione legati alla fisica dell’atmosfera, alla maggiore evaporazione dei mari, ecc. fattori che al momento possono interessare più gli studiosi che i lettori. E’ questa ormai una realtà con la quale dovremmo conviverci. Sta di fatto che secondo gli esperti ormai facciamo parte non più del clima Mediterraneo, ma di quello Nord Africano, con tutte le conseguenze negative che possiamo immaginare. 

Si può trovare una soluzione?

 I climatologi ci dicono che “la macchina del tempo” ormai si è attivata e ha preso via automaticamente nel verso peggiore per noi umani ed è improbabile che si fermi. Quindi non illudiamoci, la verità è che ormai abbiamo perso la battaglia sulla mitigazione climatica. Non dobbiamo illuderci di fermare quest’aumento della temperatura media del pianeta, e questo perché, nonostante l’emergenza climatica evidente, prevalgono forti interessi di parte per cui si continuerà ad immettere gas climalteranti nell’atmosfera fino a raggiungere temperature medie sempre più catastrofiche. Sta di fatto che i produttori di combustibili fossili non accetteranno mai di smettere di pompare dalla profondità della crosta terrestre il petrolio, né i grandi allevatori di bestiame a limitare drasticamente il numero dei bovini soprattutto nell’America Latina, dove per creare sempre più pascoli si incendiano e si disboscano le ultime foreste pluviali del pianeta (I bovini per le loro funzioni fisiologiche producono molto CH4, ossia il metano che come gas serra è 22 volte più potente della CO2).

Ennio La Malfa   - Stralcio di un articolo tratto da "The sixth sun"




domenica 3 luglio 2022

I veleni dell'ENI... dal North Field East



Si tratta del progetto considerato “la peggiore bomba climatica al mondo”. E l’italiana Eni non poteva di certo farsi sfuggire l’occasione. Si chiama North Field East ed è un giacimento di gas naturale immenso, in Qatar, che si stima possa contenere il 10% delle riserve mondiali. Un autentico disastro in termini di contribuito al riscaldamento globale, nonostante le rassicurazioni dei vertici dell’azienda, che insiste sull’utilizzo di tecnologie che sarebbero in grado di limitare i danni al clima.

Il progetto nell’elenco dei più dannosi in assoluto per il clima

Ma il gas in questione, anche ammesso che fosse estratto con tutte le accortezze, viene recuperato e venduto allo scopo di essere bruciato. E la scienza ha spiegato che se vogliamo centrare il più ambizioso degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ovvero limitare la crescita della temperatura media globale a 1,5 gradi centigradi alla fine del secolo,   dobbiamo lasciare sottoterra tutti i combustibili fossili che ancora l’umanità non ha estratto.

Un’inchiesta pubblicata nello scorso mese di maggio dal quotidiano The Guardian ha elencato i progetti di sfruttamento di petrolio e gas più dannosi in assoluto. Delle “bombe climatiche”, appunto, suscettibili di provocare emissioni per più di un miliardo di tonnellate di CO2 sull’insieme del loro ciclo di vita.


Oltre a Eni anche Total (e una terza compagnia)

Ma per Eni il punto è un altro. È entrare in una joint-venture con la compagnia Qatar Energy, diretta dal ministro dell’Energia Saad Sherida al-Kaabi. È un affare da 28 miliardi di dollari. Che permetterà alla compagnia italiana di partecipare ad un progetto mastodontico. Si prevede infatti che aumenterà del 60% la produzione di gas naturale liquefatto della nazione del Golfo. E sul quale ha già messo le mani la francese TotalEnergies.

Quest’ultima aveva annunciato un accordo con Qatar Energy lo scorso 12 giugno. Il terzo grande nome che parteciperà allo sfruttamento del giacimento è ConocoPhillips, multinazionale americana. Così, nelle intenzioni del governo di Doha, la produzione al North Field East – giacimento offshore che si estende nei fondali fino alle acque territoriali iraniane – dovrebbe poter cominciare già nel 2026.

 Andrea Barolini (ripreso da www.valori.it)



Fonte secondaria: 
https://www.labottegadelbarbieri.org/eni-sviluppera-la-peggiore-bomba-climatica-al-mondo/

venerdì 1 luglio 2022

Non è bioregionalismo ma frantumazione - In viaggio verso Ausa...?

 


In merito alla guerra Nato-Russia, c’è un progetto in corso non ancora rivelato, che avanza sottotraccia. Non riguarda la salvezza della Russia, ma quella degli Usa e di altri brandelli d’Occidente.


Non ditelo

No. Non è stupido. E neppure cinico. La sua posizione “La nostra appartenenza alla sicurezza atlantica è scontata […] ora c’è un decreto interministeriale che prevede l’invio di altre armi […]. Nessuno di noi vuole la guerra, un’escalation, questo è quello che dirò al presidente Biden, ma nessuno di noi vuole abbandonare l’Ucraina. Se l’Ucraina non riesce a difendersi avremo non una pace ma una sottomissione, la schiavitù di un Paese democratico, di un Paese sovrano” (1), nella traduzione della sua amica Victoria (2) sarebbe stata la seguente: Chi se ne fotte degli ucraini. Più puntualmente: Chi se ne fotte dei crescenti morti ucraini e di quelli che possibili anni di guerra provocheranno; chi se ne fotte della devastazione economica e fisica del paese democratico.

Siiiii! Ha detto “democratico”. Era in mondovisione. Qualcuno l’avrà sentito. Ma non dite che è uno stupido e neppure un pover’uomo. Negativo. È tutt’altro. È un genio o qualcosa del genere.

Un’avanguardia, una testa di ponte e d’ariete travestita di senso democratico e umana generosità, ma in prima fila sul fronte di una guerra ancora poco trattata evidentemente. Ma che è quella vera. O anche la sola in corso.


Quadro generale

Chi ha da sempre visto le ragioni storiche che hanno messo la Russia all’angolo, fin da subito, ha potuto inquadrare la vicenda bellica quale necessaria per la sopravvivenza della Russia. Sopravvivenza materiale, economica, spirituale. I russi stanno lavorando per evitare di essere spazzati via.

Chi queste ragioni non le ha mai viste, non hai saputo cogliere lo spirito delle parole che Putin impiega da anni in ogni consesso internazionale geopolitco, va a cavallo sulla scopa del “mostro imperialista”. Anche se stanno facendo danni di tipo irreparabile, lasciamoli giocare.

Poi si è passati a trattare la questione dal punto di vista della multipolarità. Russia, Brics e suo seguito auspicano un mondo multipolare, affinché il monopolio Usa-Nato si interrompa, cessi di ritenersi il padrone del pianeta e venga così meno il progetto di smembrare la Russia per poi arrivare alla Cina, vero nuovo nemico da imbavagliare.

“Le politiche ambiziose e coercitive della Cina minacciano i nostri interessi, sicurezza e valori” (3).

Tutto ciò per prendersi il mondo ancora disponibile. Quello che, negli anni successivi alla caduta dell’Urss, per loro era solo una sconfinata prateria dove far galoppare i propri cavalli. Praterie che, presi dall’esuberanza di se stessi, dalla propria ontologica arroganza – vedi Destino manifesto – non hanno visto fiorire come essere vivente, con tanto di identità e senso proprio della vita.

Qualche distrazione dovuta alla gestione di guerre sparse, ed ecco che dalle praterie sono cresciuti anche tronchi che hanno cambiato il paesaggio in foresta. Se prima si era liberi di scorrazzare su è giù, di prendere a volontà quello che serviva, adesso bisogna usare la forza. Ed eccoci alla preda Russia come mossa necessaria ad eludere e/o controllare la Cina.



Progetto in corso

Fin qui, molto è stato detto e ridetto da molti e anche molto bene. Possibile allora che il Corriere della Svastica, La Stanpaccia e La Repugnante, ma non solo, non se ne siano avvedute?

No, non è possibile.

Esse, come lo stupido signor Mario, stanno da tempo lavorando ad un progetto sempre più difficile da occultare, che è opportuno considerare.

Ignorando le vicende ucraine dal 2014 (colpo di stato, Maidan, Odessa, russofobia, guerra in Donbass), fingendo di ascoltare le preoccupazioni di Putin in merito all’accerchiamento Nato, almeno dal 2007 (4), i paladini della protodemocrazia, della giustizia e libertà sono all’opera, non tanto per eliminare l’accidente Russia dalla propria strada, quanto per evitare di rimanere un’isola autarchica.

Così andrebbe a finire se dovessero vincere la Russia e i suoi amici Brics. A globalizzazione a unica regia terminata, lo spazio per una vendetta economica nei confronti degli Usa potrebbe trovarsi servito su un piatto d’argento.

In un modo o nell’altro, quei bricsconi, che conoscono bene la logica geopolitica degli americani, sanno che una Norimberga che la giudichi non è una fantasia fanatica, ma una banalità di giustizia, un atto di dignità nei confronti dei popoli sottomessi, europei inclusi.

Ma non si affideranno al Tribunale penale internazionale dell’Aia o ad un’altra alieno-strumentale creatura atlantica, come fu appunto il Tribunale militare internazionale di Norimberga, ente già funzionale al progetto egemonico mondiale degli Usa.

Se Putin e soci non dovessero rispettare ciò che vanno ripetendo da tempo, ovvero l’ideale multipolare, se volessero rinnegare la propria parola, potrebbero non avere difficoltà ad abbandonare a se stessi gli Stati uniti. A quel punto, niente più di uno sperduto naufrago nel grande oceano unificato articopacificoatlantico, a piangere insieme ai canadesi sul latte scelleratamente versato. E a temere ciò che dal loro sud potrebbe invaderli con fameliche, loro sì, idee di vendetta.

Allora gli Ausa, forzatamente, la smetteranno di spadroneggiare e capiranno cosa vuol dire essere stupidi.

Per timore che questo accada, dalle ultime notizie pare che la Nato voglia scendere in campo esplicitamente contro la Russia.

Come volevasi dimostrare, il progetto è sempre stato quello di eliminare la Russia e, con essa, il rischio dell’avvento della multipolarità. Un progetto al momento definitivo, per il quale è necessario dedicarsi a tutto tondo. Così, anche tutta la digitalizzazione, il Great Reset, le fonti energetiche non organiche, la lotta ambientale non sono che pedoni in campo per la medesima guerra, per il medesimo re. Una lotta che, in caso dovesse evolvere a loro svantaggio, garantirebbe una sorta di corto circuito che porterebbe alla creazione dell’isola del Nord America.

E l’Europa? Per ora, “chi se ne fotte”(2).

Lorenzo Merlo



Note:

  1. Mario Draghi in Conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri, 2 maggio 2022.

https://www.youtube.com/watch?v=zApoZo9jMMA

  1. Victoria Nuland, ex Portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America che, il 7 febbraio 2014, nel corso di una conversazione telefonica, poi intercettata, con l’ambasciatore statunitense in Ucraina Jonathan Marcus, dichiarò: “So that would be great, I think, to help glue this thing and have the U.N. help glue it and you know ... fuck the EU”. “Grande, combiniamo questa cosa, e abbiamo l’ONU che aiuta a combinarla, e poi l’Europa vada a farsi fottere”. https://www.bbc.com/news/world-europe-26079957

  2. Punto 13 del documento strategico sottoscritto dal vertice NATO di Madrid, 28-29 giugno 2022. https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/2022/6/pdf/290622-strategic-concept.pdf

  3. Conferenza sulla sicurezza di Monaco, 18-20 febbraio 2007.

https://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo7b13-001073.htm