Vogliamo essere gli occhi puntati sull'istituzione per conto del "popolo della pace" che rischia di essere gabbato da chi è stato eletto, questo giugno, nelle varie liste, proponendo di impegnarsi sul tema.
Vogliamo essere gli occhi puntati sull'istituzione per conto del "popolo della pace" che rischia di essere gabbato da chi è stato eletto, questo giugno, nelle varie liste, proponendo di impegnarsi sul tema.
È in fase di avvio un distruttivo progetto per la realizzazione di una base eolica con diverse pale eoliche alte 170 metri (le più alte d'Italia) in un posto incantevole, ricco di sentieri frequentati e biodiversità, soggetto ad elevato rischio sismico.
Verranno distrutti ettari di bosco e devastato irrimediabilmente il territorio per fare strade enormi e cantieri per portare sul luogo i materiali e costruire le piattaforme per le gigantesche torri.
Per la produzione di energia definita "sostenibile" è stato scelto un luogo ed un modo sbagliato. Questo è il disastro che verrà perpetrato nell'ambiente montano. Un amaro saluto. Danilo Bacci
La Nato, durante il vertice di Washington conclusosi giovedì 11 luglio 2024, ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale nel 2026 gli Stati Uniti inizieranno a dispiegare loro missili, in risposta a quelle che chiamano violazioni russe del Trattato INF, sul territorio tedesco per una presenza duratura.
L'arsenale statunitense comprenderà
- missili SM-6
- Tomahawk
- armi ipersoniche
che hanno una gittata significativamente più lunga (dai 550 ai 5.500 km) rispetto ai missili attualmente dislocati in Europa.
Il viceministro degli Esteri russo Sergey Riabkov ha definito la decisione “un anello della politica di escalation, un elemento di intimidazione, che oggi diventa quasi una componente fondamentale della politica della Nato e degli Stati Uniti nei confronti della Russia”.
Il 14 luglio 2024 i titoli dei giornali sono "Mosca minaccia le capitali europee". E' il modo in cui, ad esempio, il Corsera, con Lorenzo Cremonesi, riferisce una dichiarazione del portavoce del Cremlino, Dmitry Pskov.
" (A seguito dello schieramento di missili statunitensi-ndr) la Russia, di conseguenza, ha identificato alcuni centri europei come obiettivo dei nostri missili. Le capitali europee sono adesso nostri bersagli".
I pacifisti hanno compreso il pericolo che si profila? Che stanno tornando quegli euromissili (ovviamente aggiornati) che in Italia siamo riusciti a fare togliere da Comiso con le lotte degli anni Ottanta?
Rosignano Solvay è sempre meno “Città-giardino” (appellativo che si era guadagnata nella prima metà del secolo scorso, per l’equilibrio tra natura e costruito).
Il Piano Attuativo relativo alla “scheda norma comparto 3-2u” del Piano Operativo prevede l’urbanizzazione dell’area di circa venti ettari di campagna e bosco che si trova tra le frazioni di Rosignano Solvay e Castiglioncello (ex area H5, compresa tra via di Lungomonte, via della Cava, via Lizzadri e la linea ferroviaria). Una trasformazione di cui si parla da tempo, ma che si è concretizzata con la Delibera del Consiglio Comunale di approvazione del Piano Attuativo del 28 luglio 2022 n 114 e con la firma della Convenzione tra proponenti e Comune, avvenuta nell’aprile 2023.
Il progetto, proposto dai proprietari dei terreni (Unicoop Tirreno e, per alcune aree, anche una privata cittadina), prevede la realizzazione di una “Cittadella dello sport” (palestra, piscina, campo da calcio, servizi), un polo scolastico, un parco urbano, edifici con destinazione residenziale (privata e sociale), una struttura turistico-ricettiva, una grande struttura di vendita e aree per il commercio di vicinato.
A scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria dovuti, Unicoop dovrebbe realizzare il parco e il campo di calcio.
Per ora solo il cantiere per la costruzione del nuovo polo scolastico è attivo e il complesso è già stato realizzato.
Il Comitato Bosco Urbano Rosignano, nato all’indomani della sottoscrizione della Convenzione, ha definito questa trasformazione “una colata di cemento senza precedenti”. Il Comitato, pur riconoscendo la necessità delle opere pubbliche previste, contesta fortemente gli interventi di edilizia privata e di insediamento delle strutture di vendita, che non considera accettabili in una città come Rosignano, già pesantemente gravata da un forte impatto industriale, tra i primi cinque comuni della Toscana per consumo di suolo, con una popolazione residente in costante calo negli ultimi quindici anni e che presenta molte case sfitte o all’asta.
Il Comitato ha ripetutamente chiesto (sia all’Unicoop, in veste di soci, sia al Comune) la revisione della Convenzione e la salvaguardia del bosco esistente.
“Questa lottizzazione non contiene un vero e proprio parco urbano ma solamente dei ritagli. Hanno chiamato parco urbano quello che è un botro, dove non sarebbe comunque possibile costruire, e chiamano verde pubblico anche il futuro campo di calcio sintetico”, chiarisce Susanna Masoni, promotrice del Comitato, a cui abbiamo chiesto maggiori dettagli. “Il Bosco urbano esistente, costituito da alberi adulti di varie specie (tra cui olmi, pini, cipressi), invece verrà sacrificato per fare dei condomini”. A salvarsi sarà solo una piccola parte costituita dalla lecceta.
“Il Comitato ha cercato di far conoscere alla cittadinanza questo pezzetto di biodiversità. Abbiamo organizzato scampagnate urbane, con osservazioni didattiche della flora e della fauna presenti”, racconta la dott.ssa Masoni. “Abbiamo incontrato Unicoop, i progettisti, il Comune. Abbiamo creato alleanze con altri comitati e associazioni, tra cui Lipu, Wwf e Legambiente”. In un documento la Lipu evidenzia che i progetti previsti distruggeranno habitat molto interessanti, dove l’associazione ha censito 32 specie di avifauna protetta, incluse alcune ormai rare e di elevato interesse conservazionistico, quali la tortora selvatica.
Ma per il Comune il Piano è necessario per “riqualificare” l’area e il consumo di suolo e i danni ambientali si possono risolvere prevedendo la dismissione della attuale piscina comunale di Mazzanta, la demolizione della Coop che si trova a poche centinaia di metri, la messa a dimora di alberi intorno ai nuovi parcheggi.
Interventi che sicuramente non sono in grado di compensare la perdita definitiva di suolo vergine, una volta destinato a vite e ulivo, e quella di alberi adulti.
Sottolinea la dott.ssa Masoni: “Dove attualmente c’è il cemento (Coop esistente) vorrebbero fare un parco e dove c’è un parco vero vorrebbero mettere cemento. Sono troppi gli aspetti che non tornano e che cerchiamo di contrastare con la protesta civile”.
Le richieste del comitato fino ad oggi sono rimaste inascoltate. Ma i risultati delle ultime elezioni fanno sperare in una svolta importante. A vincere le amministrative di giugno 2024 infatti è stata la lista civica “Rosignano nel Cuore” (che era nella coalizione con il Movimento 5 Stelle e la lista “Io voto io vinco”), con la vittoria al ballottaggio del sindaco Claudio Marabotti. Quattro persone attive all’interno del Comitato Bosco Urbano sono diventate consiglieri comunali. “Siamo ora rappresentati in Consiglio Comunale. È un successo molto importante perché nei comuni limitrofi non c’è stata alcuna rappresentanza dei comitati e perché abbiamo battuto il Pd che governava da decine di anni”, commenta la dott.ssa Masoni. Nella fiducia accordata dai cittadini di Rosignano ha sicuramente pesato molto la necessità di proteggere l’ambiente e il Bosco Urbano dell’ex area H5 di cui la lista “Rosignano nel Cuore” si è fatta portavoce.
Sta ora al nuovo Consiglio Comunale ripagare quella fiducia e operare al meglio per cambiare il destino delle aree naturali della città, salvandole dalla speculazione.
Maria Cariota - Salviamo il Pasaggio
Vai qui per firmare la petizione on-line.
In duemila anni di storia la cultura cattolica non ha prodotto un solo pensiero in difesa degli animali, non una sola parola è rintracciabile in uno dei circa 270 papi che si sono succeduti, anzi si può dire sia successo il contrario. L’animale è stato sempre considerato simbolo di male per antonomasia, la parte più turpe e bruta della natura al punto che il modo migliore per dimostrare il proprio disprezzo per la materia era quella di torturare e uccidere animali: rospi, civette, capre ecc.: barili di gatti vivi venivano bruciati nel giorno di S. Giovanni.
Non c’è giornale, rivista, radio, televisione, di qualunque estrazione culturale e politica che giornalmente non parlino di diritti animali e auspichino maggior rispetto e leggi più efficaci a loro tutela. Ebbene, in questa universale ed unanime richiesta di protezione e tutela, in questo progressivo crescere della sensibilità umana verso la condizione degli animali, manca solo la voce del Vaticano: mai una sola parola, un solo commento, un solo invito al rispetto e alla compassione verso questi sventurati nostri fratelli, come fosse un giuramento da strappare sotto tortura: “Passerete sul nostro cadavere prima che la Chiesa cattolica rinneghi l’antropocentrismo”. E così 170 miliardi di animali ogni anno vengono massacrati nel mondo con la benedizione di santa romana chiesa.
Ed in futuro, come reagirà la Chiesa cattolica al diffondersi inarrestabile della nuova coscienza umana protesa verso l’etica universale? Continuerà a negare l’evoluzione dello spirito umano restando la sola istituzione a difendere il diritto di sfruttare, uccidere e mangiare gli animali, oppure adotterà l’ennesimo e sconfortante “ci siamo sbagliati”?
Ditelo a tutti che la Chiesa cattolica negando la fratellanza biologica universale nega l’Amore stesso e tradisce la sua missione.
Franco Libero Manco
La conoscenza è osservare verità in tutte le affermazioni, il resto è tirannia gonfia di autoreferenzialità. Materia e mente non sono separate se non nell’assolutismo del dualismo e del meccanicismo ovvero, nel ristretto mondo materialista. Queste considerazioni non rappresentano direttamente il contenuto dell’articolo, ne sono invece un dietro le quinte. C’è chi potrà riconoscerlo e chi no. Per questi ultimi, ritornare alla prima riga e scoprire in che termini, ciò che essa esprime, è attendibile. Quindi riguardare quanto è in scena tra le seguenti parole.
Per buona parte di noi, ascetismo significa rinuncia, e questa, forzatura e sofferenza. Sottrarsi volontariamente ai piaceri della vita risulta così insensato, senza valore, derisibile. Vederla così comporta trovarsi in una prospettiva inetta a cogliere il potere evolutivo implicito nell’astinenza dalla mondanità e, contemporaneamente, della tossicità – tanto spirituale quanto fisica – di uno stile che ha giocoforza eletto a valore la soddisfazione di passioni e desideri, specie di totem sacri, ai quali non mancare di devozione in nome dell’effimero piacere, nonché per eludere risentimento e pena.
Nonostante l’evidenza, disponibile a tutti, del famelico ciclo desiderio-soddisfazione-desiderio, pare non sia sufficiente per avvedersi del suo dominio su noi, sulla nostra creatività, sulla nostra libertà e bellezza. Basta però, impettiti di buon senso, per concludere che, così stanno le cose! Che non si può sfuggire dalla cricetica ruota! Dichiarazioni ampiamente condivise, maggioritarie, quindi per molti legittimate a tracciare il filo rosso delle nostre scelte. Ma in esse vive l’auto-condanna ad una reclusione scambiata per consuetudine. Esse implicano l’abiura al potere infinito che siamo. In esse si trova il nido in cui alleviamo l’arroganza di essere superiori a tutto, di poterci permettere tutto. In esse c’è l’inferno, ma la sicumera scientista ci impedisce di constatarlo.
L’irrinunciabile corsa alla soddisfazione di qualsivoglia desiderio, oltre a essere mossa da un consesso di presunte superiorità morali è, nella sua essenza, una dipendenza. Né più né meno, pari a quella da sostanze varie, sancita da consuetudini, pomposamente dette scientifiche, e da tutti riconosciute e identificate come tali. Ma si tratta di un sortilegio. Dipendere dalle proprie bugie, in termini evolutivi, non comporta alcuna differenza da una dipendenza che la medicina o la legge ha allineato nei propri autoreferenziali schedari.
Termini evolutivi, sta per emancipazione dalle consuetudini, cioè per recuperare la nostra originaria natura nuda, svestita dagli orpelli storici scambiati, fino a quel momento, come verità, vita e conoscenza, progresso e civiltà, ricchezza e benessere. Sta per riconoscere in sé l’imprescindibilità della propria condizione, sta nel riconoscere che solo l’assunzione di responsabilità di tutto ne permette l’accettazione, in quanto conduce a osservare l’ineludibile parzialità della nostra posizione e quindi, la parità, se non identicità tra noi e il prossimo.
Tutto ciò non è rinuncia di sé, ma una potente forza in grado di mantenerci nel flusso energetico ottimale per superare avversità e inconvenienti con la migliore disponibilità creativa, quindi rigenerativa e di garantito superamento della crisi, fisica o spirituale, relazionale o esistenziale.
C’è una discriminante affinché si possa accedere alla soglia ascetica. Finché sussiste l’identificazione con il proprio io, essa è negata. L’io è quel reticolo babelico di controventature di sostegno biografico, composto da steli e putrelle prese dalla storia. È una struttura organica, sempre funzionale a se stessi, in grado di far fronte alle proprie contraddizioni e di assorbirne l’urto, nonché di dare un’apparente continuità logica alla forma con la quale vediamo e concepiamo noi stessi, il mondo e la realtà. Quando siamo esauriti entro questi termini, il passaggio alla conoscenza tende ad essere stretto se non impraticabile. Un’impalcatura di noi stessi, che teniamo inconsapevolmente in vita a mezzo di espedienti, arzigogoli e colpi di teatro che consideriamo tirati da fili razionali.
Privi delle consapevolezze necessarie per osservare a quali reconditi flauti magici obbediamo, non c’è verso di avviarsi verso la libertà dal conosciuto, verso la via che porta anche alla verità ascetica, quale territorio evolutivo.
Forzare la via dell’astinenza potrebbe essere l’idea balzana in transito nei pensieri del materialista-positivista, quello dell’io voglio, simile all’io-macho, primo comandamento del mondo individualista. Oltre ad essere un ossimoro puro, è inopportuno.
Recedere da desideri, passioni e cosiddette dipendenze da sostanze o farmaci, nonché liberarsi dalle ossessioni, senza la necessaria consapevolezza relativa alla recita della vita secondo il canovaccio impartitoci dall’ambiente famigliare, sociale e culturale, tende a garantire e provocare comportamenti fuori controllo. Come l’acqua le emozioni non sono comprimibili, come l’acqua sembrano fatte di niente ma non si perdono mai, esse si riaggregano alla minima scintilla utile.
Le emozioni, sono capsule energetiche che ci contengono e ci impongono scelte ad esse coerenti, mostrandoci un mondo da esse conformato, offrendo a noi il senso del diritto delle scelte che in nome loro compiamo. Se per liberarsene bisogna passare attraverso l’avvedersene, così, nell’impossibilità di ciò, è preferibile lasciare facciano il loro corso. È infatti opportuno accondiscendere le dipendenze altrui, piuttosto che violentarle. Soprattutto in mancanza della motivazione/evoluzione da parte di colui che ne è preda. Forzarne l’uscita ha un considerevole potere deflagatorio, frustrante, alienante, il cui rischio di insuccesso e peggioramento tende ad essere prevedibile.
È per questo che per far desistere l’uomo sul cornicione da suo intento autolesionista è preferibile fargli sentire la nostra vicinanza alla sua disperazione piuttosto che infliggergli altre pene a suon di minacce e sensi di colpa, naturalmente pieni di buon senso, il nostro.
Il dominio di un’emozione su di noi non è acqua fresca, non ce ne si emancipa dopo averla presa con le mani nel sacco, cioè dopo averla vista agire su noi e strapazzarci con i suoi impulsi. Come per ogni altra faccenda d’umanità, serve dedizione, in modo indirettamente proporzionale al talento di auto-osservazione specifico di cui disponiamo. Con l’allenamento se ne potrà venire a capo, senza dimenticare che niente è permanente, che la sola costanza è l’oscillazione.
Così, pregustare il cibo ci spinge a procurarcene. Il richiamo è comandato dalla soddisfazione che il masticare, e il senso di dominio ad esso associato garantisce. Ed ecco la dipendenza, tanto dai piccoli languori, quanto dallo stato di bulimia, ai quali non sappiamo sottrarci. Effetti degli affetti mancati nel periodo dell’infanzia dicono gli esperti. Affetti raccattati dal masticare, che ci restituisce anche equilibrio e stabilità, almeno per quell’attimo di tempo che incorre tra la soddisfazione e l’insorgenza del nuovo desiderio. Come un segno zodiacale, la lunga mano della carenza affettiva si farà sempre sentire, ma sempre meno man mano che ce ne assumeremo la responsabilità, o sempre più se seguiteremo a darla a qualcuno che riteniamo autore della nostra condizione.
Quando la soglia ascetica diviene accessibile la via dell’astinenza mostra le sue doti per riportarci a noi stessi. Essa permette di osservare che il primo combustibile che alimenta e sostiene il motore del desiderio e delle dipendenze è l’idolatria della falsa conoscenza specialista, nozionista e positivista. Allora, l’uomo di medicina che si allontana dal villaggio per digiunare solitario, al fine di prendere una decisione, non sarà più un poveretto superstizioso ma un maestro.
Lorenzo Merlo