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giovedì 15 novembre 2012

Quelli erano i tempi di Osho.. adesso si chiamano "Osho Times" - Memoria ed invito di Akarmo

There are times and times


Nel 1988, nella allora Comune di Osho a Puna, eravamo in tanti a lavorare alla traduzione delle sue parole in italiano e io ero tra gli “animatori” della nascente nuova rivista Osho Times, insieme ad un affiatato gruppo di amici. Eravamo una dozzina di redazioni, in diverse lingue, tutte negli stessi uffici. 

Che gioia e che onore partecipare a quel lavoro! Al fianco di Osho, in un certo senso, a fare da messaggeri in italiano alle sue parole nate in hindi o in inglese. Ogni copia della
rivista la mettevamo con cura in una busta e la spedivamo ai nostri lettori in Italia con la sensazione di mandare un piccolo tesoro, di spargere semini preziosi in tutte le direzioni: a message in the bottle…

Una sola cosa ci disturbava: gli amici e colleghi che lavoravano al nostro fianco, facendo le stesse cose per le lingue inglese e hindi, avevano vitto e alloggio forniti dalla Comune… noi no!


Abbiamo quindi chiesto ad Anando, allora segretaria di Osho, perché non davano questo sostegno anche a noi e lei lo chiese personalmente a Osho. La risposta non ci fece molto felici… Osho disse che “Questo posto dà sostegno soltanto alle pubblicazioni in inglese e hindi, le altre lingue
devono trovarlo nei loro Paesi”.

Dopo il primo shock ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto il gran passo: di lì a pochi mesi nasceva in Italia Oshoba, il primo negozio con l’intera opera di Osho (libri, musica e video) ed editore della rivista Osho Times italiano. Così facendo abbiamo anche scoperto che Osho ci aveva fatto un regalo mandandoci nel mondo, innanzitutto come individui abbiamo dovuto svegliarci e attingere a risorse interiori ancora sopite. 


E poi il suo lavoro in Italia crebbe a ritmo sostenuto... in quegli anni c’era ancora poco di Osho in giro (al confronto di oggi), solo un po’ di libri già tradotti e i suoi sannyasin animati di entusiasmo che iniziavano ad aprire centri di meditazione.

Da allora a oggi sono successe molte cose in cui Oshoba ha svolto un ruolo centrale, nutrendo il mondo di Osho con una rivista che, in più di vent’anni, continua a rinnovarsi senza perdere profondità, intelligenza e fedeltà al messaggio di Osho. Oshoba mette a disposizione di tutti l’intera produzione di Osho reperibile in italiano, garantisce una distribuzione capillare attraverso un sito dedicato (anni fa era un catalogo), pubblica a proprie spese i libri che i grandi editori non osano presentare, sottotitola e traduce video e DVD, importa dall’estero i CD delle meditazioni ed è diventata, negli anni, il fulcro del più grande festival di meditazione dell’intero mondo di Osho: l’Oshofestival che per molti anni si è svolto a Riccione e che dal 2013 si trasferisce a Bellaria.

Tutto ciò è potuto accadere, fino ad oggi, anche grazie a te.

Se ti sembra importante che Oshoba, gli Oshofestival e Osho Times continuino a esistere, puoi fare una cosa molto semplice: dillo con i tuoi acquisti, dillo con la tua partecipazione agli eventi, dillo con il tuo abbonamento all’Osho Times. Sono cose che non si può dare per scontato che continuino a esistere domani... Noi certo vogliamo continuare in questa avventura, ma un po’ dipende anche da te.


Se acquisti i libri di Osho da Oshoba o presso i centri di Meditazione di Osho in Italia (come Osho Miasto) invece che in libreria o al centro commerciale, dai un diretto sostegno allo sviluppo in Italia di una visione che mette l’evoluzione dell’individuo al centro di tutto e permetti che tutto questo possa continuare ad esserci.

E come mi diceva un’amica l’altro giorno: “l’Osho Times deve continuare ad esistere, il mondo senza Osho Times sarebbe troppo brutto”.

Grazie per aver letto fin qui.
Ciao, Akarmo

oshobanews@oshoba.it

venerdì 27 luglio 2012

Osho Rajneesh... qualcosa che so di lui (Ad Memoriam) - Un'esperienza di spiritualità estremamente laica

Osho Rajneesh nel 1981
 
 
Un paio di anni dopo la dipartita di Osho (precedentemente conosciuto come Rajneesh), ricevetti una lettera da Majid Valcarenghi (un suo seguace) che mi inviava le bozze del libro Operazione Socrate, in cui si analizzano gli ultimi momenti di vita di Osho, nel testo si dava evidenza al fatto che il maestro potesse essere stato avvelenato dalla CIA, durante la sua permanenza in carcere negli USA. Majid mi chiedeva di scrivere un mio pensiero su Osho, per la pubblicazione sulla sua rivista, cosa che feci volentieri, il testo si intitolava "Ad Memoriam" ed in esso parlavo dei retroscena, osservati da uno "spiritualista laico" quale io ero, e delle conseguenze della "predicazione" di Osho nel mondo... Ma qui vorrei inserire alcuni miei ricordi personali sul come "non incontrai mai Osho nemmeno una volta"
 
Ricordo nel 1973, quando visitai l’India per la prima volta, che giunto il tempo del ritorno -durante l’attesa della nave Andrea Doria, veterana della marina passeggeri che compiva il suo ultimo viaggio prima del disarmo- restai a Bombay per un paio di mesi facendo la vita dello sderenato (o sadhu, monaco itinerante o mendicante se preferite). Ero già stato toccato dallo Spirito e non potevo far altro che aspettare che “quella cosa” di cui sapevo essere l’espressione prendesse possesso di me. Un’attesa senza speranza si chiama, poiché se c’è speranza non è attesa è solo aspettativa.
 
Mi capitò un giorno di incontrare delle belle ragazze italiane che andavano vagando per ristorantini a spettegolare. Erano tre, come le tre Grazie, e le avvicinai sorridente ma cosa strana non rimasero affatto affascinate dalla mia persona…
 
Dovete sapere che in un modo o nell’altro le donne sempre mi simpatizzano, non con questo che esse mi trovino particolarmente appetibile dal punto di vista sessuale, semplicemente mi vogliono bene e mi ascoltano con interesse… Sono un affabulatore ed anche come “cercatore spirituale” –malgrado vivessi in totale astinenza- di solito ottenevo un "buon successo".
 
No, quelle tre avevano solo pensieri per Osho, continuavano a parlare di lui come tre innamorate del loro amante, rivelavano tutti i loro giochi amorosi ed i loro desideri nei suoi confronti. Insomma debbo dire che mi sentii un po’ invidioso e quasi quasi mi venne l’idea di andare a sfidarlo in casa, quell’Osho, lì a Poona nel suo ashram che si trova a pochi chilometri da Bombay. Fortunatamente per me mi beccai, a forza di frequentare ristorantini sfiziosi, una bella epatite virale A e dovetti perciò rinunciare alle mie velleità per restare in catalessi nell’albergaccio in cui aspettavo “l’evento” (non sapevo nemmeno io bene cosa, qualsiasi cosa o nulla).
 
Ebbene riuscii a scamparla, allora, tornai in Italia, e poi ancora numerose volte in India e non pensai più di andare da Osho. Ma i discepoli di Osho continuarono a perseguitarmi ed a cercarmi in tutti i modi, me li trovavo davanti ovunque, sia che andassi a Tiruvannamalai, a Jillellamudi od a Ganeshpuri, sia che restassi a Roma a fare il “santo” in via Emanuele Filiberto oppure che entrassi nel vortice alternativo di Calcata con tutte le sue tentazioni e devianze.  E mi raggiunsero persino nel "buen retiro" di Treia.
 
Questi discepoli di Osho erano e sono i miei amici più simpatici ed affini, sono completamente pazzi ed inaffidabili. “Qualis pater talisfilius” dice l’adagio, e mai come in questo caso è vero.
Osho stesso fu un’esagerazione in tutti i sensi. Guru Maharaji si faceva 12 RollsRoyce? Ed Osho 120… Muktananda fondava qualche Ashram in giro per il mondo? Ed Osho fondava addirittura una nuova Città-Stato (nell’Oregon). Il successore di Bhaktivedanta rinunciava al sannyasa e si sposava una sua devota? E la segretaria di Osho, molti dicono anche amante, scappava con tutti i soldi della cassa.
 
Osho quando parlava era una macchinetta infernale inarrestabile (i suoi scritti possono riempire un'intera biblioteca), oppure taceva per anni di fila. Prima aveva parlato bene di tutte le religioni, facendo un discorso sincretico, poi finì per dire che tutte le religioni sono finte. All’inizio si pose come Guru ed infine negò di avere qualsiasi discepolo. I suoi seguaci poveretti subirono un bel lavaggio del cervello e coloro che resistettero –probabilmente- ne uscirono fuori veramente sanati dalla malattia del divenire e dell’apparire.
 
Non sta a me giudicare comunque la condizione di questi miei fratelli, sapendo che ognuno di noi ha il suo destino e le sue pene…
 
 
Paolo D'Arpini
 
 
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Alcuni pensieri di Osho sulla morte  
 
“Si dovrebbe accogliere la morte con gioia... è uno dei più grandi eventi della vita. Nella vita, esistono solo tre grandi eventi: la nascita, l’amore e la morte. La nascita, per tutti voi, è già accaduta: non potete farci più nulla. L’amore è una cosa del tutto eccezionale... accade solo a pochissime persone, e non lo si può prevedere affatto.
Ma la morte, accade a tutti quanti: non la si può evitare. È la sola certezza che abbiamo; quindi, accettala, gioiscine, celebrala, godila nella sua pienezza.
La morte è semplice svanire nella fonte. La morte è andare nel regno di ciò che non è manifesto: è addormentarsi in Dio.
Di nuovo tornerai a fiorire. Di nuovo rivedrai il sole e la luna, e di nuovo e ancora... fino a quando non diventi un Buddha, fino a quando non riuscirai a morire in piena coscienza; fino a quando non sarai in grado di rilassarti in Dio consciamente, con consapevolezza. Solo allora, non esiste ritorno: quella è una morte assoluta, è la morte suprema.”
“Se mi hai amato, per te, io vivrò per sempre. Vivrò nel tuo amore. Se mi hai amato, il mio corpo scomparirà, ma per te, io non potrò mai morire. Anche quando me ne sarò andato, so che tu mi verrai a cercare. Certo, ho fiducia che tu verrai a cercarmi in ogni pietra e in ogni fiore e in ogni sguardo e in tutte le stelle. Posso prometterti una cosa: se mi verrai a cercare, mi troverai... in ogni stella e in ogni sguardo... perché se hai veramente amato un Maestro, con lui sei entrato nel Regno dell’Eterno. Non è una relazione nel tempo, dimora nell’assoluta atemporalità.
Non ci sarà morte alcuna. Ιl mio corpo scomparirà, il tuo corpo scomparirà, ma questo non farà una gran differenza. Se la scomparsa del corpo creasse una pur minima differenza, dimostrerebbe soltanto che tra noi non è accaduto l’amore.”
 
 
Il parere di Osho su Amore e Odio
 
D.: Tu dici che amore e odio sono una cosa sola, ma nel mondo vedo più o...dio che amore. Allo stesso tempo affermi che l’illuminazione non è né amore né odio. Stai forse parlando di due diverse qualità d’amore? Come si inserisce questo nel tuo messaggio d’amore?
 
Amore e odio sono due facce della stessa medaglia.
Ma all’amore è stato fatto qualcosa di drastico.
E, incredibilmente, da persone che avevano le migliori intenzioni.
Non riusciresti mai a immaginare che cosa ha distrutto l’amore.
È stato proprio il continuo insegnare l’amore che lo ha distrutto.
L’odio è ancora puro, l’amore no.
Quando odi, il tuo odio è autentico
mentre il tuo amore è solo ipocrisia.
Questo deve essere compreso a fondo.
Per migliaia di anni preti, politici, pedagoghi, hanno insegnato solo amore:
ama il tuo nemico, il prossimo, i genitori, Dio.
Perché hanno iniziato a dare questi insegnamenti sull’amore?
Perché avevano paura dell’amore autentico, poiché questo è fuori dal vostro controllo.
Ne vieni posseduto.
Non lo possiedi, bensì ne vieni posseduto.
E ogni società vuole che tu ti controlli.
La società ha paura della tua natura selvaggia, della spontaneità,
così fin dal principio ti taglia le ali.
La tua capacità d’amare è la cosa più pericolosa, dentro di te,
perché quando sei posseduto dall’amore puoi anche combattere contro il mondo intero.
 
 

martedì 14 agosto 2012

Osho, Socrate, il lavoro nei campi e l'insegnamento spirituale

Osho, un po' sbiadito


Sono sicuro che Osho fosse un grand'uomo, sicuramente un maestro spirituale (un caro amico, che ha scritto vari libri ad argomento religioso, scomparso prematuramente, lo teneva in camera come un'icona), infatti gli USA, per liberarsene, lo hanno arrestato con una scusa e lo hanno tenuto uin gattabuia per 15 gg. a dormire su di un pagliericcio pieno di tallio che è velenoso anche per contatto.
Ma senza sminuire la notevole figura di Osho, se proprio vogliamo dare uno sguardo al nostro retroterra culturale, già Socrate, circa 2.400 anni fa, adottava il metodo maieutico, cioè egli diceva che il suo compito non era "versare" conoscenza nelle menti dei suoi allievi (come liquido in una bottiglia vuota) bensì di far sbocciare il seme che era già in essi.
Spirituale è qualunque cosa che ci aiuta a vedere che non siamo solo cibo e sesso, anche senza difficili esercizi di masturbazione mentale.
Basterebbe (per "ani-maiali" di città, abituati al più a battere la tastiera) andare una settimana a lavorare in una fattoria: alzati all'alba, cura le bestie (mungi, spala me.da, lava le pellacce, conserva la biada, spargi la biada), zappa la terra, pota i rami secchi, raccogli i pomodori-zucchine-melanzane, spacca la legna, fai le buche, riempi le buche, lava-stendi-raccogli-stira-rammenda-conserva i panni, cucina e poi pulisci fornelli e piatti, spazza-lava a terra, lava i vetri, aggiusta le cose rotte, etc.
Voglio vedere (sempre se si resiste...) se non provi qualcosa di spirituale, con le vesciche sulle mani, la schiena rotta, le gambe che tremolano, i piedi gonfi, la testa che gira, il fiatone, il sudore che ti cola davanti e dietro.
Solo poggiare le stanche membra su di un pagliericcio, prima di crollare addormentato, ti farà sentire in paradiso...
Tanti saluti
AlexFocus


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Commenti ricevuti:
 
 
Lolli Fabricio:  Veramente mi pare ingeneroso accostare Osho con Socrate. Osho fu condannato perchè lui stesso(ripeto...lui stesso) ammise di aver istigato episodi di teppismo nei confronti degli abitanti di un paese che non gradiva la sua setta (lui la def...inì così). Ammise persino di aver preparato una bomba batteriologica da usare contro non ricordo quale città (lui l'ammise e per questo fu scacciato dalla America). Socrate, fu il primo pacifista antesignano della storia. Preferì morire suicida che rischiare di portare disordini (molti giovani ateniesi lo amavano) nella sua città. Il suo unico delitto fu....sposare Santippe
 
 
Caterina Regazzi:  Santippe..... un mito
 
 
Ajad Paolo Milano:  Per informazione, Osho non è stato condannato, è stato avvelenato (è un po' diverso). E ve lo immaginate Osho che prepara un bomba batteriologica? Avvelenato ed espulso dagli Stati Uniti e rifiutato dalle altre "democrazie" occidentali, perché avrebbe aiutato troppe persone a crescere in libertà e consapevolezza.
 
 
Lolli Fabricio:  Mi spiace Paolo, ma dovresti informarti meglio. Osho è stato condannato perchè la sua setta (ripeto, non lo dico in termini spregiativi, ma era lui stesso che la definiva così) diverse volte era entrata in contrasto con gli abitanti del pos...to giungendo (non lui personalmente, ma diciamo che esortava con il verbo) anche a episodi di teppismo da entrambe le parti. In quanto alla bomba batteriologica, anche a me sembra incredibile, ma lui stesso ammise al processo che avevano tentato di fabbricarla per sterminare gli abitanti di questo paese posseduti dal demonio. In quanto all'avvelenamento non ne so nulla...io sapevo che era morto di cancro. So anche che dopo essere stato estradato dagli Usa tentò di entrare praticamente in tutti gli stati europei Italia compresa ma fu sempre tenuto alla larga per timore che provocasse dei disordini...certo non lui personalmente ma alcune delle persone invasate che lo seguivano e che lo consideravano una specie di divinità. Non tutti i seguaci di Osho erano equilibrati e rispettosi delle opinioni altrui, ma una parte, come purtroppo accade in tutte le religioni e simili non possedevano il dono della saggezza....dono che aveva Socrate.
 
 
Ajad Paolo Milano:  Caro Fabricio, mi piace il tuo tono sereno e aperto al confronto, quindi senza animosità proseguo il dialogo. Non so se affermi queste cose per sentito dire o per lettura, posso dirti che ho incontrato Osho in Oregon e in quel periodo i med...ia americani erano scatenati contro di lui con enormi dosi di invenzioni e manipolazioni. L'espressione 'posseduti dal demonio' ci dovrebbe far capire che siamo nel campo delle fandonie... di cui peraltro appare chiara la matrice! L'avvelenamento invece (a cura del governo americano) è dimostrato da molti libri in inglese e almeno uno in italiano intitolato (guarda un po') Operazione Socrate, basati su documenti, testimonianze e sul processo. Nel quale è stato accusato di più di cento capi d'accusa, tutti caduti. I suoi legali e discepoli lo hanno convinto a farsi estradare, essendo chiaro che lo volevano uccidere. Aggiungo che uno stato 'democratico' non può tenere alla larga un individuo mai condannato soli per il timore che... (accettano terroristi di ogni specie!), a meno che non obbedisca ad un ordine illegale emesso da una grande potenza straniera. Infine, certo non tutti i seguaci corrispondono ala grandezza del maestro, ma di questa verità è piena la storia delle religioni...
 
 
Lolli Fabricio:  Su Osho avevo letto diverse cose anni fa e avevo alcune amiche che tenevano il suo poster in camera e praticavano la meditazione in contatto con lui. E proprio questo aspetto mi aveva incuriosito (parlo di 20-25 anni fa, forse di più).... Le mie amiche erano perennemente alla ricerca di qualcosa di interiore che risolvesse il loro malessere interiore e Osho fu solo una tappa nella loro ricerca...ora credo che almeno una di loro stia affrontando la fase cattolica-integralista,le altre non so, perse di vista. Dicevo che mi aveva incuriosito e affascinato come certe menti deboli fossero disposte a farsi plagiare da chiunque avesse sufficiente carisma per farlo. Non dubito che Osho avesse ottimi principi, o meglio...non ho motivi per dubitarne in quanto quello che ha sempre detto il governo americano su di lui per me era solo carta straccia. Ma il facile degenerare verso il fanatismo di queste sette che si creano, o meglio di gruppi appartenenti a queste sette, lo ritengo insano e pericoloso. Penso lo stesso del cattolicesimo e delle sue aberrazioni, per non parlare dell'islamismo ecc...Con questo sono assolutamente convinto che Gesù fosse un'ottima persona. Insomma, per riassumere, la spiritualità dovrebbe essere una cosa interiore, intima e privata. Quando senti il bisogno di condividerla con il gruppo, io dubito....ma il mondo è bello perchè siamo tutti diversi.













Articoli di riferimento su Osho: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/search?q=osho 

lunedì 30 luglio 2012

Sathya Sai Baba ed Osho Rajneesh... diversi ed uguali? Sì, con gli occhi della spiritualità laica!

 



 

Sathya Sai Baba ed Osho Rajneesh…. Che hanno questi due in comune?  Comparazione di due saggi indiani mai incontrati… ma conosciuti!



Debbo anticipare che non sono, né son mai stato,  un cercatore spirituale "professionista", cioè non ho mai cercato nessuna verità altra da me stesso,  né ho mai provato il desiderio o la curiosità di andare a conoscere questo o quel maestro.

Sono un fatalista e ho sempre considerato che quello che deve accadere nella vita accade per conto suo e non c’è bisogno di rincorrere nulla. 

Soprattutto verso i santi maschi  ho sempre  mantenuto un occhio critico, pensando che nessuno potesse incarnare meglio di me lo "spirito". Certo ora non vedo più la cosa nello stesso modo, ora per me son tutti come me stesso e quindi l’antagonismo è finito.

Restano comunque i ricordi e le abitudini comportamentali.  

Ma torniamo ad Osho Rajneesh  ed a Sathya Sai Baba …. 
A volte li definisco  “due saggi opposti” e  perché? Osho Rajneesh rappresenta la trasgressione in senso intellettuale e sociologico mentre Sathya Sai Baba incarna il modello devozionale indiano classico.

Il primo fece di tutto per creare scalpore e rompere  ogni schema, parlando male di tutti e persino di se stesso. Era famoso per i suoi scherzi crudeli come quello –ad esempio- in cui annunciò che alcuni dei suoi “discepoli” si erano realizzati per poi osservare le loro reazioni e svergognarli adeguatamente  per la finzione da loro dimostrata negli atteggiamenti esteriori. Osho era un nato nell'anno della Capra perciò vi potete immaginare il tipo. Tutti i discepoli di Osho erano una macchietta con i loro panni indaco vistosi, pieni di collane e di rosari, si dicevano “sannyasin” (rinuncianti) ma si comportavano da grandi epicurei (in tutti i sensi).

L’ashram di Poona era famoso per le libertà espressive manifestate in ogni campo… Allo stesso tempo Osho era  capace di tenere a bada quella mandria di scalmanati e li condusse –almeno alcuni di essi- pian piano all’annullamento del senso dell’io ed alla comprensione della vanità  dell’ottenimento mondano. In qualche modo restarono tutti “fregati” dalle sue trappole diaboliche ma i più saggi non se la presero ed andarono oltre….. Questo metodo di Osho  potrei definirlo  “psicologia transpersonale pura”.

 Praticamente da quando frequento ambiti spiritualisti ho costantemente incontrato e fatto  amicizia con discepoli di Osho, con loro mi sono divertito un mondo, ho amoreggiato con alcune e  litigato con alcuni.  Malgrado non avessi mai voluto incontrare e conoscere personalmente Rajneesh si vede che fosse mio destino incontrarlo attraverso i suoi seguaci in cui mi sono imbattuto e mi imbatto ovunque io vada.  Siccome non l’ho mai  incontrato di persona posso dire di conoscerlo   “indirettamente”.

Mi sono dilungato su Osho perché ho per lui una simpatia antipatia innata, ci avrei litigato di sicuro ma siccome non l’ho mai voluto né potuto incontrare mi resta affettuosamente vicino e apprezzo i suoi tricks furibondi. 

In qualche modo la stessa cosa  accadde con Sathya Sai Baba. Pensate che per anni ed anni sono andato e  risiedei per parecchio  tempo in Andra Pradesh , lo stato indiano in cui si trova Puttaparti,  dove c’era il suo ashram.  Abitavo a pochi kilometri da lui ma (come avvenne per Poona  che si trova a poche miglia da Ganeshpuri) non mi passò mai per la capa di andarlo a visitare, ma  anche così non potei fare a meno di essere continuamente e costantemente frequentato dai suoi devoti. Ancora    oggi succede ed infatti ho rapporti epistolari e di amicizia con tanti “beneficiati” di Sai Baba.

Voglio però qui raccontare come  accadde che da una iniziale diffidenza nei  confronti degli avvenimenti miracolistici a lui attribuiti  appresi a considerarli come un gioco utile all’avvicinamento verso la “coscienza”. 

Tanti anni fa stavo a Jillelamudi,  lì viveva anche un certo Siam, un ragazzo inglese originario di Malta, il quale non si dichiarava particolarmente interessato alle pratiche spirituali, mi diceva “non so dove andare e siccome qui mi danno da mangiare e da vestire ci resto finché posso”,  ma non dovete meravigliarvi della cosa perché questa era l’atmosfera dell’accoglienza totale ricevuta nella Casa di Tutti di Anasuya Devi. Un giorno  chiesi a Siam se avesse mai conosciuto Sathya Sai Baba e lui mi rispose che aveva vissuto a Puttaparti a lungo.

Per curiosità gli domandai ancora se avesse avuto qualche esperienza miracolistica con il santo,  a questo punto Siam mi guardò più seriamente e mi  narrò una sua esperienza. “Stavo lì già da parecchio tempo senza mai aver avuto un particolare rapporto con Sai Baba, poi accadde che  mi beccassi la rogna, una malattia epidermica  che spesso si attacca dal contatto diretto con  i cani,  vedi anche qui a Jillellamudi succede perché i bambini della scuola per il freddo dormono con i cani randagi al fianco e  si beccano la rogna,  insomma mi ero preso l’infezione e le mie mani erano piene di piaghe, una situazione dolorosa e pareva che non vi fossero cure adeguate a guarire dal male. Una notte sognai che Sai Baba stava passando in rassegna tutti noi e quando si trovò davanti a me mi guardò e mi chiese come  stavo,  io gli mostrai le  mani piagate e dissi –non posso più nemmeno mangiare per il dolore che provo- (in India si mangia con le mani ed il contatto con le spezie piccanti  procura bruciore)…  al che Baba, sempre nel sogno, mi disse di non preoccuparmi e mi prese le mani fra le sue… l’indomani mattina ero guarito…”.  

Dopo che Siam mi ebbe raccontato questa storia compresi come mai si stava dando tanta pena  a curare dei bambini che avevano preso la rogna  e smisi di pensare che “certe esibizioni miracolistiche di alcuni santi del sud” non erano affatto conduttive alla spiritualità. Insomma accettai  i miracoli di Sathya Sai Baba come un possibile  aiuto spirituale….   Ed allora eccomi al termine della “comparazione” fra Osho e Sathya e traggo una conclusione: Le vie del karma sono imperscrutabili! ed andare avanti con il paraocchi non conduce alla pienezza… .  


 Paolo D’Arpini


martedì 21 aprile 2026

Il contrario dell'amore non è l'odio ma la paura...


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Questa frase gira in più versioni e viene attribuita a diverse persone, ma l’attribuzione più accreditata è Osho Rajneesh, il mistico indiano. 

Nei suoi discorsi, raccolti poi in libri come Courage: The Joy of Living Dangerously, dice: “Love is the absence of fear. The opposite of love is not hate, but fear.”
Altre attribuzioni che si trovano in giro: Elisabeth Kübler-Ross – La psichiatra svizzera che studiò il lutto usa una frase molto simile: “The opposite of love is not hate, it’s fear”. La frase si trova in Life Lessons del 2000. 
Paulo Coelho – In alcuni post la frase viene montata su sue citazioni, ma nei suoi libri non c’è in questa forma precisa. 
Gandhi non c’entra direttamente con quella frase precisa. Perché, allora, nasce il dubbio?
Gandhi parlava moltissimo di amore, paura e odio, e molte citazioni che girano gliele attribuiscono. 
Due sue frasi reali che si avvicinano sono:“La paura è la radice della violenza” – quindi lega paura e odio, ma non dice che la paura è il contrario dell’amore.
“Dove c’è amore c’è vita” e “Occhio per occhio rende il mondo cieco” – contrappone amore a odio/violenza, non a paura. 
La formula secca “Il contrario dell’amore non è l’odio, è la paura” non compare in nessuna delle raccolte ufficiali dei suoi scritti: Hind Swaraj, Young India, Harijan, The Collected Works of Mahatma Gandhi.
Ecco, con l'aiuto dell'AI (Meta), i passaggi testuali dove compare proprio la contrapposizione amore/paura con la formula “il contrario dell’amore non è l’odio”. 
Non è di Gandhi, come si diceva. Si ribadisce che i testi più citati sono questi:   
1.  Elisabeth Kübler-Ross – La psichiatra svizzera che studiò il lutto usa questa frase: “The opposite of love is not hate, it’s fear”. La frase si trova in Life Lessons del 2000.
 minimalistquotes.comquotefancy.com   

2. Osho Rajneesh – Discorsi, poi raccolti in Courage: The Joy of Living Dangerously, 1999 Goodreads riporta la citazione testuale:“Fear is just the opposite of love. Remember, hate is not the opposite of love”
Osho sviluppa il concetto in molti discorsi: l’amore nasce solo in assenza di paura. L’odio è ancora una forma di attaccamento, quindi non è l’opposto. 
E Gandhi? Nei 98 volumi delle Collected Works of Mahatma Gandhi non compare la frase. Gandhi lega paura e violenza: “Fear is the root of violence”, e amore e odio: “Hate the sin, love the sinner”. Ma non contrappone mai amore vs paura come opposti diretti. L’accostamento Gandhi + questa frase nasce perché il concetto è coerente con il satyagraha – serve vincere la paura per amare – ma non è sua.   
Altre versioni diffuse che NON usano “paura”: 
Elie Wiesel: “The opposite of love is not hate, it's indifference. 
”Wilhelm Stekel, 1921: “The opposite of love is not hate, but indifference” 
Quindi: se si vuol citare “amore vs paura”, le fonti primarie sono Kübler  e Osho. Gandhi non c’entra testualmente.

Alfonso Navarra



lunedì 18 novembre 2019

Le storie di Ferdinando Renzetti: "Stranieri a se stessi o di se stessi...?" (Ovvero: come non vergognarsi di essere ecologisti...)

"...questo fermento che descriviamo nella nostra vita è solo apparenza, tutto è calmo sotto le onde..." (Saul Arpino)


Risultati immagini per tutto è calmo sotto le onde

Da Il Giornaletto di Saul, ho tratto un brano di Osho, non so in realtà da dove sia stato tratto, che dice: "Tra te e l’esistenza c’è un'immediata affinità. Tutto quello che devi imparare è come capire il linguaggio dell’esistenza. Conosci i linguaggi dell’uomo, ma non sono i linguaggi dell’esistenza. L’esistenza conosce solo un linguaggio: e questo è quello del silenzio..."

Ho empatizzato la forma trasformando il “tu” in “noi” togliendo il “ma” che blocca il discorso e trasmutando il “devi” in “possiamo” quindi: tra noi e l’esistenza c’è un immediata affinità.  Tutto quello che possiamo imparare è come capire il linguaggio dell’esistenza. Conosciamo i linguaggi dell’uomo e non sono i linguaggi dell’esistenza: e questo è quello del silenzio. Che poi, riflettendo, Osho che parla del linguaggio del silenzio è un paradosso, da quel che so, mi sa che in tutta la sua vita non è mai stato un attimo zitto, almeno da quel che si racconta e da quanto scritto nei suoi libri, che non ho mai letto e come mi è stato detto sono trascrizioni di suoi discorsi, da parte dei seguaci.

Quindi se è così, c’è già un passaggio di trasmissione nei livelli di comunicazione, poi la traduzione dall’inglese all’italiano, un altro passaggio. Inoltre essendo trascrizioni di seguaci non si sa se veramente ha detto quel che è stato scritto e quindi forse alla fine non si saprà mai quel che ha veramente detto e pensato Osho, con tutte le verità e le contraddizioni raccontate e con tutta la letteratura susseguente che ne è venuta fuori, a volte anche simpatica, come le famose frasi di Osho in dialetto romanesco.

Molti traducono frasi di saggi e maestri con frasi tipo: “non devi...” solo in questo inizio, a livello di comunicazione empatica, ci sono già tre errori. primo, iniziamo la frase con una negazione. secondo la forma impersonale “tu” crea un distacco, un muro tra chi parla e tra chi legge e ascolta, molto meglio il più inclusivo “noi”. Terzo il verbo “dovere” verbo impersonale che detta una imposizione più che una scelta.  Allora trasformiamo “devi” in “puoi o vuoi” quindi empatizziamo la forma di “non devi fare...” impositivo con “puoi fare questa cosa se non vuoi...” ancora meglio in “possiamo fare....” 


In questi giorni si è svolto un raduno-incontro, non so come chiamarlo, a Milano con Amritanandamayi, conosco parecchi suoi seguaci così mi hanno invitato, presentandomi l’evento come bellissimo sia a livello spirituale sia a livello bioenergetico. Ho risposto che sono ateo agnostico e che rispetto e apprezzo quanti credono e hanno fede anche se queste manifestazioni mi fanno pensare un po' ai testimoni di Geova, non l'avessi mai detto! Sono stato accusato di essere un grande ignorante, che può anche essere vero, solo che invece di spiegarmi in modo semplice e convincente delle reali motivazioni, mi è stato trasmesso solo un senso di superiorità, sia nei miei confronti, sia nei confronti dei testimoni di Geova, che magari saranno a un livello più popolare di trasmissione, anche se alla fin fine l’importante è ricevere benessere psicofisico da una pratica spirituale, come nella musica per esempio: come si fa a dire che chi ascolta Gigi D’Alessio è ignorante!

Dipende dai livelli di accesso alle informazioni e dalle informazioni che riceviamo dal sistema in cui viviamo e dalla capacita di rielaborare queste informazioni. Come si sente spesso parlare di bellezza ”ritorno alla bellezza” o “educazione alla bellezza” anche se spesso chi nato vissuto e cresciuto ai limiti della società, come quelli che vivono ai limiti del sociale, nelle periferie urbane, spesso non sanno appunto neanche cosa sia la bellezza stessa, oppure ne hanno un concetto totalmente differente dal nostro. 


Voglio altresì dire che è facile fare i bravi, essere ecologisti, fare il compostaggio domestico della spazzatura, l’orto sociale e condividere ideali e buone pratiche del vivere sociale, quando si sta nel benessere, come per esempio fanno alcuni che predicano alle televisioni e guadagnano milioni di euro e hanno magari la servitù domestica che fa tutte queste cose per conto loro. Invece quando si vive in un contesto di povertà, ai margini del sociale e spesso non si ha neanche il minimo per riscaldarsi e pagare le bollette che è anche la situazione di tanti pensionati, non ci si sta certamente a chiedere che cosa è la bellezza, la sostenibilità ambientale, l ecologia, il veganesimo, la macrobiotica e altre cose, quando appunto l’unico pensiero spesso è la sopravvivenza stessa e la necessita di riempire lo stomaco con quel che si trova, a basso costo, nelle periferia dell impero. 

Tornando a me, mi sento libero, quando voglio, anche di entrare in chiesa e sentire un rosario o una messa o andare ad ascoltare una funzione nell’ashram di Babagi o degli Hare Krishna, apprezzandone le modalità espressive e magari riceverne anche eventuali sensazioni benefiche a livello psicofisico. Mi fermo qui, forse mi sono avventurato un po oltre e non so se si capisce quel che voglio veramente dire. 

Riassumendo in parole povere ho la sensazione spesso di una realtà intellettuale radical chic veramente lontano da tematiche popolari e accessibili anche alle classi svantaggiate. Possiamo pure ammettere che non ce ne frega niente delle classi svantaggiate, solo che poi ci ritroviamo vittime pure noi di chi proclama slogan come “prima gli Italiani” e altre cose, anche perché lo stato ha smesso di fare qualsiasi programma di alfabetizzazione da almeno cinquantanni e l’unica educazione che subiamo e riceviamo dal sistema è solo consumismo. Infatti nonostante tutti ormai sappiamo adoperare un cellulare, fare i selfies postare una notizia o una foto un video e altre complicate forme di comunicazione, continuiamo imperterriti a buttare le cicche per terra e a riempire le spiagge di plastica...

Ferdinando Renzetti



sabato 11 agosto 2018

L'uomo naturale... secondo Osho


 Risultati immagini per L'uomo in natura...

Le conseguenze della vita moderna e la possibilità di recuperare la naturale espressione dell’uomo.

Nell’età contemporanea, l’uomo ha perso la connessione con la natura e le qualità innate dell’energia maschile e femminile attraverso cui arricchire ed espandere gli orizzonti esistenziali.
L’uomo moderno ha perso i benefici derivanti dalla naturale fratellanza tra gli uomini.
Un incontro tra gli uomini può essere l’occasione per portare consapevolezza sui vecchi pregiudizi e permettere la transizione dalla competizione alla collaborazione, dall’isolamento all’amicizia, dal ripiegamento su se stessi alla condivisione, dalla chiusura al fluire e alla creatività, dalla solitudine alla pienezza e, infine, alla meditazione.


La nostra esperienza nei gruppi sull’espressione dell’energia.  
Negli anni, lavorando nei nostri workshop con centinaia di persone in paesi diversi e perseguendo il nostro personale processo di trasformazione interiore per diventare… uomini, ci siamo resi conto che l’espressione e la concezione di cosa realmente significhi intraprendere un percorso di crescita in questa direzione, sono spesso distorte e profondamente condizionate.
Ciò che abbiamo osservato negli uomini che hanno preso parte ai nostri workshop, è la mancanza di radicamento; si trattava, spesso, di uomini completamente disconnessi dalle proprie emozioni, persi nelle dinamiche di relazione con le donne o in una competizione infinita con gli altri uomini. Solitamente isolati, depressi, stressati e totalmente immersi nella loro mente e nelle aspettative create dalla società. 
In alcuni casi ci siamo imbattuti in un altro tipo di uomo, troppo legato alla madre e caratterizzato dal fatto di avere con lei un “legame fusionale negativo”.
In questo caso, l’uomo manifesta la propria energia in maniera più pacata, a volte in modo molto immaturo: l’eterno Peter Pan. Si tratta di un uomo più emotivo, sognatore. È delicato, romantico, ha paura dell’intensità dell’energia maschile, è sensibile e introverso. Di fatto, o non è in contatto con la sua mascolinità o è in conflitto inconscio con essa.
Tanto per cominciare, è importante riconoscere e accettare che siamo chi siamo, in questo momento. E che ci troviamo in un processo di scoperta del potenziale nascosto di cui siamo tutti portatori.
Possiamo essere grati del fatto che, adesso, abbiamo l’opportunità di osservare la nostra vita e affrontare un processo di trasformazione basato su auto-esplorazione e alchimia interiore.
Abbiamo anche osservato che nella terapia di gruppo dove, secondo la visione di Osho, l’obiettivo è eliminare gli ostacoli alla meditazione, la qualità straordinaria che un gruppo di uomini è in grado di manifestare diventa molto chiara, così come le opportunità di agevolare l’auto-esplorazione e scendere in profondità nel rilassamento.
Il sostegno primordiale che gli uomini sono in grado di offrirsi a vicenda, nel tentativo di riconnettersi alla loro energia e alla spontanea espressione di sé, è una forza della natura di impareggiabile bellezza.

Un nuovo approccio
Seguendo la visione di Osho dell’Uomo Nuovo e integrando anche concetti di Gustav Jung, Wilhelm Reich, Peter Levine e di scuole come lo Sciamanesimo, il Developmental Trauma, lo Psicodramma, il Dialogo Transomatico, il Respiro e altre terapie orientate al corpo, abbiamo creato un sistema in cui, nell’ambiente protetto di un workshop residenziale, gli uomini hanno l’opportunità di riscoprire l’espressione naturale dell’energia maschile...

Fonte: Osho Times n. 249

lunedì 26 marzo 2012

Treia - Dal 5 al 13 maggio 2012: "La Festa dei Precursori... perché...?"



“Il futuro non ha bisogno di rivoluzioni.. il futuro ha bisogno di un nuovo esperimento!” (Osho)

Ancora oggi, dopo 28 anni che l'evento si ripete, c'è qualcuno che mi chiede "...perchè hai  chiamato questa cosa,  la Festa dei Precursori?". Me lo chiedono con una nota di rimprovero, in quanto la parola "precursori" assomiglia molto ad "incursori", insomma ha un che di militaresco.  

Magari  autodefinirsi "precursori"  fa pensare che ci vogliamo gloriare del nostro essere antesignani. Beh, che posso farci... la verità, come spesso ho accennato in varie occasioni,  è che il "precursore" è  semplicemente colui che si prende tutte le pizze in faccia e non raccoglie mai niente. Il precursore è chi ara, zappa e semina e non raccoglie. Dopo arriva sempre qualcuno, più bravo o più furbo o più fortunato,  che riveste il manto del trionfatore,  sale sul carro e afferma ad alta voce, fra due ali festanti di folla, quel che noi precursori siamo andati sussurrando, spesso azzittiti od inascoltati, a destra e manca. 

Essere un precursore sovente comporta di  finire sul rogo,  significa che si vive in povertà e che il proprio lavoro viene considerato al meglio l'opera stramba di un fuori di testa. Precursore e laico (nel senso antico ovviamente) hanno quasi lo stesso significato... quello di indicare chi è "fuori".... chi è ribelle al sistema.   

Allorché, nella primavera del 1984, decisi di fondare il circolo vegetariano VV.TT. lo feci nella piena consapevolezza che lo scopo della nuova associazione sarebbe stato quello di andare contro…

Eravamo un manipolo di ribelli quel giorno davanti al notaio Giuseppe Togandi nel suo studio di Orte e mentre compivamo il nostro dovere giurando fedeltà alle finalità del sodalizio stavamo anche andando contro tutte le norme consolidate di ogni vecchio sodalizio, affermando (tra l’altro): “Lo scopo dell’associazione è quello di istituire e promuovere in tutti gli spazi ritenuti opportuni pratiche per lo sviluppo spirituale e meditazioni collettive, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi e seminari sull’uso armonico delle riserve della natura, organizzare e promuovere la ricerca di cure naturali per la mente e per il corpo, dimostrare e divulgare l’importanza di un’esistenza armonica e piena d’amore…”.

Insomma stavano fondando una nuova "religione", una spiritualità laica,   facendo finta di niente…

Il fatto è che per mettere in pratica queste finalità associative -necessariamente- dovevamo andar contro le regole e le consuetudini della società in cui viviamo.. Insomma ci siamo presi la briga di incarnare un cambiamento, ribellandoci alle norme restrittive e meschine della cultura corrente. Rinunciando a trarne benefici materiali per noi stessi. Insomma lavoriamo a gratis: "Non lo fo per piacer mio ma per compiacere a Dio...".  

Ecco perché dal 1984 celebriamo La Festa dei Precursori, ogni anno, per ricordarci quello scopo prefisso e proseguire indefessi nella meta di rompere il ghiaccio verso nuove frontiere dell’intelligenza umana.

Alcuni   fra i soliti detrattori dicono che siamo sessantottini non pentiti, oppure che siamo inveterati illusi, poiché il nostro voler cambiare il mondo si risolve in un nulla… Sarà così… ma almeno stiamo cercando di farlo cominciando dal cambiare noi stessi, decidendo per noi stessi quei comportamenti necessari a creare una nuova civiltà umana. 

Perciò ci definiamo “ribelli” e non “rivoluzionari” poiché, come disse Osho, il rivoluzionario appartiene ad una sfera terrena mentre il ribelle e la sua ribellione sono sacri. Il rivoluzionario sente il bisogno di rivolgersi alla folla, muovendosi in ambiti politici e di governo, insomma ha bisogno di “potere”. Ed il potere sempre corrompe (lo sappiamo bene) ed i rivoluzionari che lo hanno assunto ne sono stati corrotti. Il potere ha cambiato la loro mente mentre la società è rimasta la stessa, solo i nomi sono cambiati.

Per questo il mondo ha bisogno di precursori ribelli e questo è un momento in cui se non vi saranno parecchi spiriti ribelli i nostri giorni sulla terra, come specie umana, sono contati…  Gli scienziati, i politici, i finanzieri, i religiosi stanno scavando la nostra tomba e siamo molto vicino al punto di non ritorno…

"Dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere e di agire, creare più energia meditativa, sviluppare più amore ed armonia. Per farlo dobbiamo distruggere il vecchio, la sua bruttura, le sue putride ideologie, le sue stupide emarginazioni, le superstizioni idiote e creare un nuovo essere umano dagli occhi limpidi..." Parole di Osho. 



Una discontinuità con il passato, ecco il significato della ribellione, continuando a percorrere coraggiosamente nuovi sentieri con spirito di sacrificio e discriminazione. Insomma andiamo avanti a fare i rompighiaccio, senza occupare alcun luogo, senza perseguire alcun potere, semplicemente sperimentando la nostra crescita in tutti i particolari del vivibile….

Ora il tempo è maturo, negli anni a venire o l’uomo scomparirà o sulla terra farà la sua comparsa un nuovo essere umano con una visione diversa e quell’essere umano sarà anch'egli un precursore.

Paolo D’Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT.
Via Sacchette, 15/a - Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante La Festa dei Precursori 2012, che si tiene nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. dal 5 al 13 maggio 2012 (vedi programma nella locandina soprastante)


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Ringraziamenti:

Ringrazio la mia adorata compagna Caterina Regazzi che mi da ospitalità ed  ha messo a disposizione  lo spazio di Via Sacchette per farne la nuova sede del Circolo.

Ringrazio tutti gli amici sinceri e le associazioni amiche che collaborano alla buona riuscita di questa festa.

Ringrazio il Comune e la Proloco di Treia per aver concesso il patrocinio morale all'evento.

Ringrazio gli artisti e gli uomini di cultura e di spirito, gli agricoltori, gli artigiani che partecipano alle diverse iniziative.

Possano essi tutti cogliere il frutto  raro della Conoscenza!


Caterina Regazzi al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia



martedì 25 novembre 2025

Riflessioni sul tempo che passa... e non aspetta

 


Caterina Regazzi: “Riflessioni che non so se voglio condividere… almeno non tutto!”

…beh, mi si dice che è ora che scriva qualcosa e me lo dico anche io. Negli ultimi tempi mi sono passate per la mente vari spunti di riflessione che, un po’ per mancanza di tempo, un po' per paura, ho fatto in fretta a scacciare.

Ma la mail di stamattina di Enzo e la sollecitazione di Paolo, assieme ad un piccolo dialogo facebookiano con Mushin Muga, forse, mi darà l’opportunità di tornarci a riflettere. Non so ancora che fine faranno queste righe che sto scrivendo, se resteranno per me, se le condividerò con Paolo o se con chi le vorrà leggere, o se finiranno nel cestino (informatico).

Gli elementi che mi sono passati per la mente sono la vita, il Sé, la solitudine (intesa come stare da soli, non come quella sensazione spiacevole che chiamiamo normalmente solitudine), la morte, la malattia. Sto leggendo il libro “Grazie, dottor Hamer” sulle teorie alquanto rivoluzionarie sul modo di interpretare e quindi di trattare le varie malattie, compresi i tumori, fino alla morte.

E’ un po’ di tempo che me ne sto alquanto da sola, il tempo passa molto velocemente, parlo di settimane, mi pare sempre lunedì e sempre domenica, siamo già alla fine di questo anno, sono già più di 15 anni che io e
Paolo stiamo assieme, sono gli stessi anni che i miei non ci sono più (ed anche di questo ogni tanto devo fare mente locale).

La mia solitudine non è scelta in particolare, sta capitando. Sono passata da anni di grande attività sociale con cene, inviti, viaggi ad oggi in cui mi muovo con sempre maggiore difficoltà e sempre meno occasioni, che comunque non cerco. Fino a qualche settimana fa o un paio di mesi fa mi crucciavo un po’ di questo fatto e mi sentivo più che sola, abbandonata. Ma oggi invece provo una gran soddisfazione a stare in questo modo, perché non mi sento più SOLA, ma mi sento con me stessa.

Non credo di essere una persona narcisista, non mi sono mai piaciuta ed amata particolarmente, anzi, ma che non sia che finalmente mi accetto e mi amo per come sono e quindi mi sta bene stare con me? Non vorrei che queste sembrassero semplici frasi fatte, non lo sono, se fossi brava con le parole ne troverei altre, ma è proprio quello che credo di sentire. A volte mi sono sentita in dovere di “dare un contributo”, mi sentivo sprecata a starmene da sola, pensavo fosse un dovere morale starmene a contatto col mondo, salvo poi ritrovarmi insoddisfatta per non aver concluso nulla e aver anche sprecato energie.

Mi piace molto il libro sulle teorie di Hamer, da qui a dire che le trovi sicuramente vere ce ne passa, ma credo che vedere la malattia secondo questa interpretazione abbia un fascino particolare. Si dice che i tumori facciano molte più vittime oggi che qualche decina di anni fa ed è sicuramente vero, è sotto gli occhi di tutti, ma è anche vero che, come diceva Sabine, una volta non venivano diagnosticati e quindi veniva a mancare l’effetto shock sulla mente umana, che provoca, secondo la teoria di Hamer, l’insorgenza di quella che viene definita metastasi. Ho l’esempio del mio cane, era una femmina non sterilizzata, quando aveva 9 anni  ha sviluppato dei nodulini in varie mammelle (conflitto di maternità). Diversi colleghi mi hanno consigliato di operare, ma che trauma sarebbe stato  per lei, così timida un intervento? Lasciandola in pace (come mi ha consigliato invece un  altro collega) non le sarebbe successo niente di peggio, i nodulini sarebbero cresciuti un po’, magari  ulcererandosi pure, e basta.  Altro  esempio: conosco personalmente persone che con un tumore alla mammella operato hanno superato il periodo critico, quello in cui si potrebbero presentare le metastasi. Sono persone che io definisco “indomite”, persone che non hanno subito uno shock, o che vi hanno saputo reagire grazie al loro carattere, non si spaventano di niente (o quasi).

E così penso al mio fisico ed alla mia mente: il fisico non è un granché, mi sento sempre un po’ fiacchina, devo dormire parecchie ore per stare decentemente, la mente pure è alquanto debole, faccio fatica a stare concentrata per molto tempo (non potrei mai studiare come ho fatto in gioventù), e se lo devo fare per forza, la testa mi duole. Trovo la scusa del tempo, dell’umidità, del portamento scorretto, ma è tutto un insieme di cose e la necessità di stare ferma e attenta non fa più per me.

Ascolto il mio intimo e cerco di conoscermi meglio e di preparare il mio corpo e il mio spirito a quel che mi resta da vivere.

Ieri sera Paolo mi raccontava dei vecchi calcatesi che vivendo da soli andavano avanti fino all’ultimo e quando non ce la facevano più, semplicemente morivano. Anch’io vorrei fare così. Non so però se nel momento in cui dovessi sentire che la vita se ne potrebbe andare, se sarei capace di mantenere la calma.

Perché abbiamo così paura della morte? Perché la morte non viene considerata semplicemente come la giusta conclusione del percorso terreno e come un momento di pace, finalmente ed eventualmente, di possibile rinascita? Perché quando muore qualcuno dobbiamo fare finta di essere tristi (capita spesso) oppure, al massimo dire parole di circostanza tipo: “Ha finito di soffrire”?

Beh, dopo questa fase di riflessione sulla vita e sulla morte spero comunque di aver ancora occasione di vivere, con te, Paolo, dove si potrà, nel mondo, nella natura, con gli altri esseri viventi.

Caterina Regazzi









Commenti: 

 “Una bella chiacchierata con te stessa ma anche con coloro che ti sono cari, in forma di immagini che hai fatto tue, sono immagini come quelle dei sogni, sono altre da te ed allo stesso tempo sei tu in quelle forme. Così fai i conti con te stessa ti guardi e ti riguardi, ti interroghi e scopri intimità e dolcezza in ogni forma. Mi piace questa tua riflessione anche perché si sente la verità di fondo che la pervade, non c’è nulla di affettato o di compiacente nel tuo scrivere.
La pulizia della descrizione risalta come una verità -magari eccessiva- ma inconfondibile della tua natura. La verità interiore. La verità che non chiede conferme.
Un simile stato merita l’attenzione totale e tu sai chiamarla anche  nel lettore distratto, come me….
Ovviamente vorrei anche pubblicare questo tuo pensiero poetico, nella categoria “poems and reflections”… ma il titolo, non hai pensato al titolo? (anche se quello che hai buttato lì in oggetto
è pure significativo). Bell’Amore”   

Paolo D'Arpini

Replica di Caterina: “Grazie, caro…. a te!
Un altro titolo sarebbe per forza affettato, come dici tu!”

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Commento di Lunaspina Di Avalon: “E grazie per aver condiviso queste tue riflessioni con noi. Grazie perché sono anche le mie riflessioni. 48 anni e il tempo vola, quel tempo che prima non passava mai nonostante gli
impegni mondani, le cene con amici. Non so dirti bene quando ma a un certo punto della vita, un bel po’ di anni fa, mi sono fermata per guardarmi dentro e mi sono trovata. Ho smesso gli impegni mondani che non mi davano nulla e sono tornata ad essere la selvatica che sono.
La mia solitudine è sorrisi ed è pienezza perché intorno a me sento l’amore di Madre Natura e di tutte le sue creature. L’essere umano mi deprime ancora un po’ e faccio assai fatica ad accettare certe dinamiche che, con un po’ di superficialità, chiamo cattiveria. Sono stanca delle ipocrisie, delle invidie, dell’aggressività anche se mi rendo conto che sono solo manifestazioni di infelicità e disperazione.
Allora mi sono raccolta nel mio mondo, nel contatto con la natura e con i miei compagni pelosi. Ho iniziato a vedere e non solo guardare, ad ascoltare e non solo sentire e un mondo fatato si è aperto nel mio cuore e tutto intorno a me. Non ho molto o almeno non in apparenza ma sento di avere tutto: quell’intima gioia nel cuore, quel languore fatto di felicità, ho imparato a godere appieno di queste meraviglie.
Madre Natura rende ciò che l’umana “follia” toglie. E la morte, la morte non mi fa più paura. Ho perso i miei genitori, non ho parenti, sono sola. Ho avuto da giovane un cancro ma ho vinto io. Dalla malattia ho imparato la gratitudine per la vita. Quando è morto mio padre ero arrabbiata e non volevo accettare il dolore della perdita, poi è toccato a mia nonna (che viveva con me e mi ha fatto da seconda mamma) e ho iniziato ad elaborare il lutto.
Infine è toccato alla mia mamma e l’ho accompagnata, come potevo, con certo il dolore nel cuore ma l’intima convinzione che fosse giusto lasciarla andare. Ho fatto pace con la morte e riconosco in essa la vita in un ciclo continuo di trasformazione dove nulla esiste inerentemente ma tutto è interconnesso. A volte al bosco mi appoggio alla mia quercia preferita e mi perdo: mi sento foglia e alito di vento, radice e fronda, mi specchio nella goccia di rugiada per diventare io stessa quella goccia.
A volte penso di essere diventata completamente matta, specie quando nella vita di tutti i giorni, mi confronto con i colleghi di lavoro o con le persone che incontro. Ho imparato a non dire, a sorridere in silenzio. Nel silenzio ho imparato ad essere anziché apparire.
E allora pazienza se mi considerano una donna stravagante. Hanno ragione loro, sono diversamente adattata e va bene così. Ti abbraccio forte forte.”

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Commento di S.E.: “ciao Caterina belle le tue riflessioni
sincere
umili
vere
le ho assimilate molto volentieri mentre leggevo mi è venuto un lampo; ma la parola solo fa tanta vicinanza con il sole! non ci avevo mai pensato quindi si potrebbe forse dire che mentre una persona sta bene da sola può diventare come il sole … che esiste semplicemente e dà se stessa senza chieder indietro nulla proprio questo w-end ho parlato con diverse persone sulla morte  pare che molti-perfino molto anziani non hanno alcuna voglia di morire… nel senso che sono pieni di paura dobbiamo pensarci ogni giorno penso sia importante celebrarla in qualche modo  credo sia importante quanto “il punto” alla fine di un romanzo”


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Commento di Devachen M. P. “E’ un passaggio inevitabile per incontrare se stessi, in genere succede ,non e’ cercato, in inglese ci sono due termini diversi, lonely e alone, per indicare, il primo una solitudine di separazione, il secondo ’stare con se stessi. Credo di aver riportato una lecture di Osho su questo argomento- mai tanto in amore mai tanto solo. Eccola. Turya chiese ad Osho: mi sta accadendo questo: mai mi sono sentito tanto in amore, e mai mi sono sentito tanto solo, mi puoi chiarire, per favore ti ringrazio. Osho rispose: Turya , tu hai compreso un punto così importante e mi ringrazi ma io sono felice che tu abbia realizzato questo, è fondamentale, tu hai compreso la connessione: in solitudine puoi andare così in profondo che poi non può traboccare che amore dalla profondità del tuo essere.
Ma attenzione questa non è la solitudine del sentirsi misero, separato: è la solitudine dell’ entrare dentro di sé, da questo non può scaturire che amore; questa solitudine è interiorità che diviene esteriorità nell’amore: ci vogliono entrambi, chi va solo dentro se stesso diviene misero, disconnesso. Chi va solo nell’esteriorità diviene misero anch’egli, superficiale, ci vogliono entrambi. Turya , una cosa bellissima ti sta succedendo, vai in questa direzione, ma ti prego non scegliere mai perché se scegli una cosa sola , entrambi muoiono. Buddha rimase in silenzio tanto tempo sotto quell’albero e quando si risvegliò aveva accumulato così tanta energia e comprensione che a un certo punto questa traboccò e sentì la necessità di condividere per 42 anni quello che aveva realizzato, 42 anni, e poi esaurita quella lunga condivisione d’amore, maturò le cause per ritirarsi dalla vita stessa. Turya non c’ è nessuno più solo e nessuno così in amore come un Maestro, tu hai capito questo e mi ringrazi , io ti ringrazio, ma non scegliere mai nessuno stato dei due, ricordati senza andare in profondo l’amore diviene debole, superficiale, annacquato, e senza condividere tu divieni arido…ci vogliono entrambi… muoviti da dentro fuori, è così freddo li dentro, adesso vai fuori e quando fuori diventa per te troppo superficiale ritorna dentro… ci vogliono entrambi.. sono intimamente connessi.. ciò che appare è la manifestazione del profondo. (Osho – abstract da ‘discorsi sull’amore’)”


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Post Scriptum di Caterina Regazzi: “Con questo scritto non volevo dire però che la solitudine sia l’ unica via, anzi, aspiro ad un mondo dove ogni essere umano abbia pari valore agli occhi e al cuore degli altri, ma per poter partire devi prima di tutto sapere chi sei tu, e stare bene con te stesso/a. La vita non ha bisogno di essere riempita da cose o persone, ma se ci sono si concorre a sviluppare una rete di sinergia per una crescita collettiva (ho dovuto usare per forza questo termine che può apparire presuntuoso) per quelle che sono le nostre tendenze e possibilità AD OGGI, domani si vedrà..”