lunedì 15 dicembre 2025

La fatica di raccontare...

 


costa fatica, prezzo della costanza dell’impegno lucido non barattabile senza spazio per la rassegnazione e per la nostalgia allora nuova utopia d’amore nuovo orizzonte di vita strategia lillipuziana per informare esperienze anarchiche seminiamo ancora seminiamo sempre sogni realizzabili complessità di un ragionamento che si è fatto percorso di vita individuale collettivo: di che film siamo?

 
impariamo ad ascoltare la musica nel suono del vento tra gli alberi, dell’acqua che scorre: studio sull’architettura elementare… possiamo scoprire come infilare le pietre, ovvero come trovare la via della bellezza, della pazienza, dell’armonia, della pace… tutto parla attraverso il respiro della terra di un passato che non è mai del tutto passato…
 
due uomini occupano la stessa stanza d’ospedale, uno dei due riesce a mettersi seduto sul letto e a guardare fuori dalla finestra descrivendo quello che vede all’altro costretto alla degenza. racconta di piazze giardini uccelli bambini e altro della vita quotidiana della città. un giorno l’uomo che sta vicino alla finestra va via e l’altro chiede di essere spostato nel letto vicino e quando molto faticosamente riesce a guardare fuori vede solo un enorme muro bianco… 
 
una portatrice d’acqua cinese trasporta quotidianamente acqua in un vaso di terracotta un po rotto rigonfio e gocciolante per la via un giorno la donna scopre lungo il cammino una striscia di verde fiorito…  
 
la tela è un manto verde: una storia del futuro. prima di partire il mago diede all’uomo di paglia il comando della città di smeraldo… 
 
sto percorrendo il nastro d’asfalto sul lungomare del piccolo promontorio sperso nel tempo e nello spazio, la torre antica mi guarda sul fondo a un lato il mare grigio e mosso la in mezzo le piccole isole che si prendono con una mano sull altro lato il declivio si innalza dolcemente verso il monte del sole. ecco il cancello di legno verniciato di verde, mi fermo, scendo dall’auto, lo apro ed entro in una vecchia masseria: abitazioni basse in tufo calcareo bianco consumato e scolorito della riforma agraria degli anni cinquanta. sull’aia il grande forno per il pane percorro una lunga e stretta via brecciata verso il monte, tra lentischi muretti a secco fichi d’india ulivi, tronchi contorti e millenari. arrivo davanti ad un altro cancello costruito con pezzi di spiaggia, lo apro, risalgo in macchina… 
 
una notte che la bella ninna faceva la nanna, dopo mille ti dico e ti dissi, dopo e grida oggi e strilla domani e tuffete qua e tuffete là, pigliò un sacco e lo riempì, raso raso, carico carico, zeppo zeppo, pieno pieno, colmo colmo di farina fichi secchie uva passa.
 
il pastaio matto aveva un laboratorio con trafile di bronzo, faceva centinaia di formati e non li vendeva mai, preferiva mangiarsi tutto con gli amici. Preparava la pasta con ingredienti segreti durante la notte quindi nessuno era a conoscenza della ricetta. Per sentito dire pare che la pasta era la più buona di tutte. La ricetta stava in un baule chiuso a chiave inghiottito da una balena arenata su una spiaggia che nessuno aveva mai sentito nominare su un pianeta sconosciuto… 
 
scrive un amica: esci dal guscio che ti sei creato, dalla scatola dorata che non ti appartiene. grida agli stupidi la loro ignoranza… esci! allora ho chiesto: come fai a sapere che sto in una scatola, come fai a sapere che è dorata, come fai a sapere che non mi appartiene? anche se volessi come riconosco gli stupidi e a che tipo di ignoranza ti riferisci? e se poi gli stupidi gridano la loro ignoranza più forte della mia che faccio? va bene se esco più tardi, ora sto scrivendo!

Ferdinando Renzetti



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