L’arrivo di un enciclica, di Papa Leone XIV, che invita a “disarmare l’AI” è come un varco aperto nel rumore di fondo del nostro tempo. In un’epoca in cui la formula “si vis pacem, para bellum” sembra tornata a guidare ogni scelta politica e morale, una voce che rimette al centro la cultura della pace è un gesto di resistenza civile.
Viviamo nel buio del pensiero, dove la complessità viene sacrificata alla velocità della reazione. Un’enciclica, invece, chiede di fermarsi: di pensare, di sciogliere gli automatismi della violenza che abbiamo imparato a chiamare “realismo”.
È un invito alla lentezza del discernimento, alla cura del linguaggio, alla responsabilità di chi non vuole più essere spettatore.
Ringraziare questo contributo non è un atto formale. È riconoscere un segno di vita, un punto di appoggio per chi cerca di pensare la pace non come tregua armata, ma come costruzione quotidiana di libertà collettive e di giustizia ambientale e sociale. Disarmare l’intelligenza artificiale significa, prima di tutto, disarmare la mente e le parole.
Noi, disarmisti esigenti, lo chiamiamo nonviolenza poietica orientata alla Terrestrità: un modo di agire che genera, non distrugge.
È un invito a non rassegnarsi all’inevitabile, a ritrovare le parole giuste per immaginare un futuro diverso.
Lo raccoglieremo nell’incontro online di domenica 7 giugno 2026, dalle 17 alle 20, riflettendo sulle conclusioni della revisione del TNP, sulla preparazione del TPNW a novembre; e sulle nuove forme di obiezione di coscienza — INCLUSE quelle algoretiche, che riguardano la responsabilità morale e pratica nell’uso delle tecnologie.
Alfonso Navarra
Entra nella riunione in Zoom organizzata dai Disarmisti esigenti (per domenica 7 giugno 2026, dalle ore 17:00 alle ore 20:00)
https://us06web.zoom.us/j/89229575480?pwd=WdG6I0bObO9jDLRsNPaeDu3sOPfyOX.1
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