domenica 8 novembre 2026

In memoria di Dolores Prato a Treia...

 

Dolores Prato bambina a Treia


Dolores Prato è la scrittrice romana che ha qualificato Treia con il suo libro "Giù la piazza non c'è nessuno", un testo in cui ricorda la sua infanzia e adolescenza trascorse in questo luogo. Questo libro è sostanzialmente un diario in cui sono descritte tutte le esperienze, belle e brutte, vissute dall'autrice che infine non mise più piede a Treia e finì i suoi giorni a Roma dov'era nata e dove morì il 13 luglio del 1983.  Dopo la pubblicazione del suo libro di memorie il comune di Treia chiese la traslazione del feretro che ora riposa nel locale cimitero. 

Ecco le notizie riportate di questo ultimo atto di accoglienza: 
  • Il ritorno a Treia: Nel 1987, interpretando il profondo legame che univa la scrittrice al borgo marchigiano – dove aveva trascorso l'infanzia e l'adolescenza e che aveva immortalato nel suo capolavoro Giù la piazza non c'è nessuno – il Comune di Treia ha promosso la traslazione della salma. [Il Resto del Carlino]
  • La collocazione attuale: Da allora, il suo corpo riposa nel cimitero cittadino di Treia, dove l'amministrazione comunale ne commemora regolarmente la memoria. [Comune di Treia]
 
Proprio in considerazione del mantenimento della sua memoria negli ultimi anni, da quando abito in città, ho assistito ad un continuo crescendo di manifestazioni e di eventi in suo ricordo ed il 1 ottobre 2017, su iniziativa dell'allora vice-sindaco Edy Castellani, fu  costituito un “Centro Studi” al Teatro comunale, una sorta di tempio laico alla memoria a lei dedicato. Così  è stato raggiunto un climax. Una sorta di “beatificazione” postuma e di accoglienza senza remore nel cuore della città di Treia.




Il Centro Studi, situato a fianco del Foyer, è corredato di alcune immagini storiche dell'autrice e di alcuni reperti posti in teche di vetro. L'evento inaugurale, a cui io stesso partecipai,  fu molto seguito dalla popolazione treiese che accorse numerosa attardandosi sia nelle adiacenze del teatro che nell'ingresso dove era servito un aperitivo finale. Ho notato fra gli altri la presenza di diversi esponenti della cultura locale, come ad esempio Alberto Meriggi, Maurizio Angeletti, Fernando Pallocchini, tanto per nominarne qualcuno conosciuto. 

Ma a questo punto alcune mie riflessioni personali sulla figura di Dolores Prato sono necessarie per poter inquadrare il personaggio con gli occhi di un “treiese aggiunto”, come d'altronde fu la scrittrice stessa, figlia illegittima di una nobildonna, nata a Roma e successivamente affidata ad uno zio prete di origine emiliana che officiava a Treia. Il periodo trattato è situato all'inizio del XX secolo, quando la città di Treia era ancora densamente abitata nel suo centro storico e dove la vita aveva ancora il sapore di una ruralità e di una "perifericità" culturale diffusa. 

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A sinistra l'adolescente Dolores mano nella mano con la suora 

Treia, un centro dell'entroterra maceratese, a quel tempo  non brillava certo per esperimenti all'avanguardia sociale, la tradizionale mentalità di una comunità chiusa in se stessa fu l'habitat in cui Dolores visse la sua infanzia e giovinezza, che poi successivamente durante la senilità, al suo ritorno a Roma, fuoriuscì in forma di “pizzini”, brevi memorie di eventi vissuti, che riempirono pagine e pagine fitte fitte scritte a mano e che successivamente divennero il materiale editoriale del suo libro più famoso  “Giù la piazza non c'è nessuno”. 

Questa non è Dolores Prato

E qui notiamo la prima nota dolente, per motivi “d'immagine” l'editore Quodlibet, mise in copertina la foto di una giovane collega di collegio della Prato, più appariscente e graziosa della piccola e scura e grassottella Dolores.

Nei primi anni del mio trasferimento a Treia ebbi la pazienza ed il piacere  di leggere pian piano, gustandolo come un grosso frutto in maturazione continua,  questo voluminoso scrigno di memorie,  farcito di ricordi rivisitati in più salse, con diverse attitudini e sensazioni. Ed io stesso mi sentii incentivato a scrivere le mie memorie su Treia, in due libri "Treia: storie di vita bioregionale"  e "Dal Treja a Treia", entrambi reperibili presso la biblioteca dell'Auser Treia di Via Lanzi 20 (info: 348.7255715).

Treia - Foto storica dei primi del '900

Ma tornando al  libro di Dolores Prato, rilevo che  in esso  l'autrice descrive la sua ammirazione per la struttura architettonica e per l'habitat naturalistico che circondava Treia ma lascia trasparire il malessere di una giovinetta che si sente estranea al contesto sociale in cui si trova, soprattutto in seguito alla diffusa emarginazione da lei patita, in quanto “straniera” e “figlia della colpa”. Ben poche furono le persone dalle quali si sentì amata, lo zio prete che imparò a volerle bene solo con gli anni ed una vecchia fantesca che per averla baciata ed abbracciata le attaccò le verruche. Solo i più poveri ed i più derelitti sembrava avessero pietà per  quella bambina fuori posto, magari accogliendola al loro misero desco davanti ad un piatto di polenta scondita, che lei però mangiava con gusto, perché simbolo di affetto e di accettazione. 

Per avere un'idea della profondità psicologica delle emozioni vissute da Dolores Prato a Treia l'unico consiglio che posso dare è quello di leggersi il suo libro, se non avete timore della commozione che ispira.

E poi mi son chiesto come mai questa donna, che ha descritto la società in cui visse, perlopiù tristemente, salvo rari sprazzi di gioia infantile immotivata, è stata poi presa a simbolo di Treia? Dopo il successo in seguito  alla pubblicazione del suo libro la sua salma, sepolta anonimamente al cimitero di Prima Porta di Roma, fu traslata nel camposanto di Treia in una bella tomba scultorea. Post mortem Dolores Prato ha avuto tutti i riconoscimenti ufficiali, compreso quello di essere definita una “vera” treiese, onore che in vita non le fu concesso. 




Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


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