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domenica 26 agosto 2012

Fantapolitica.. o capacità analitica? - Le intuizioni di Sergio Di Cori Modigliani su quel che sta accadendo nel mondo



Chiaro come l'acqua...


Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnicamente (nel senso di “politicamente”) è iniziato il 12 dicembre del 2008. Secondo altri, invece, sarebbe iniziato nel settembre di quell’anno. Ma ci volevano almeno quattro anni prima che l’onda d’urto arrivasse in Europa e in Usa.

Forse è meglio cominciare dall’inizio per spiegare gli accadimenti.
Anzi, è meglio cominciare dalla fine.

Con qualche specifica domanda, che –è molto probabile- pochi in Europa si sono posti.

Mi riferisco qui alla questione di Jules Assange, wikileaks, e la Repubblica di Ecuador.

Perché il caso esplode, oggi?

Perché, Jules Assange, ha scelto un minuscolo, nonché pacifico, staterello del Sudamerica che conta poco o nulla?
Come mai la corona dell’impero britannico perde la testa e si fa prendere a schiaffi davanti al mondo intero da un certo signor Patino, ministro degli esteri ecuadoregno, per gli euro-atlantici un vero e proprio Signor Nessuno, il quale ha dato una risposta alla super elite planetaria (cioè il Foreign Office di Sua Maestà) tale per cui, cinque anni fa avrebbe prodotto soltanto omeriche risate di pena e disprezzo, mentre oggi li costringe ad abbozzare, ritrattare, scusarsi davanti al mondo intero?

Perché l’Ecuador? Perché, adesso?

Tutto era più che prevedibile, nonché scontato.
Intendiamoci: era scontato in tutto il continente americano, in Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, paesi scandinavi. In Europa e a Washington pensavano che il mondo fosse lo stesso di dieci anni fa. Perché l’Europa –e soprattutto l’Italia- è al 100% eurocentrica, vive sotto un costante bombardamento mediatico semi-dittatoriale, non ha la minima idea di ciò che accade nel resto del mondo, ma (quel che più conta) pensa ancora come nel 1812, ovvero: “se crolla l’Europa crolla il mondo intero; se crolla l’euro e l’Europa si disintegra scompare la civiltà nel mondo” e ragiona ancora in termini coloniali.

Ma il mondo non funziona più così. In Italia, ad esempio, nessuno è informato sulla zuffa (che sta già diventando rissa) tra il Brasile e l’Onu, malamente gestita da Christine Lagarde, la persona che presiede il Fondo Monetario Internazionale, e che ruota intorno all’applicazione base di un concetto formale, banale, quasi sciocco, ma che potrebbe avere ripercussioni psico-simboliche immense: l’Italia è stata ufficialmente retrocessa. Non è più l’ottava potenza al mondo, bensì la nona. E’ stata superata dal Brasile. Quindi al prossimo G8 l’Italia non verrà invitata, ma ci andrà il Brasile.

Da cui la scelta di abolire il G8 trasformandolo in G10 standard.

Si stanno scannando.

La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui “che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, da quelle parti, uno per uno faranno la fine di Gheddafi”. Il messaggio in sintesi è questo.

Dal Sudamerica negli ultimi quaranta giorni sono arrivati tre potentissimi messaggi in risposta: niente è stato pubblicizzato in Europa. Tanto meno l’ultimo (il più importante) in data 3 agosto, se non altro per il fatto che era in diretta televisiva dalla sede di New York del Fondo Monetario Internazionale. Nessuno lo ha trasmesso in Europa, ad esclusione del Regno di Danimarca. E così, preso atto che esiste una compattezza mediatica planetaria di censura, e avendo preso atto che se non se ne parla la televisione, non c’è in rete e non si trovano notizie su wikipedia, allora vuol dire che non esiste, il Sudamerica ha scelto il palcoscenico mediatico globale più intelligente in assoluto: il cuore della finanza oligarchica planetaria, la city di Londra.

E adesso veniamo ai fatti.

Jules Assange, il 15 giugno del 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Jules Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso.

Lo porteranno direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta. “vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador.

Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano (giustamente) degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo avviene il 3 agosto, il secondo il 4.

Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina,

Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del Fondo Monetario Internazionale accompagnata dal suo ministro dell’economia e dal ministro degli esteri ecuadoregno, Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America”) l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. In tale occasione, la Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al Fondo Monetario Internazionale con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi.

Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo semplicemente la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo.

Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del Fondo Monetario Internazionale che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fosse l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada diversa, opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare.

Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi. Non solo. Siamo oggi in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in materia economica sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora lo sono ancor di più oggi: Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale……” ecc.

Subito dopo (cioè 15 minuti dopo) la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO (World Trade Organization) la più importante associazione planetaria di scambi commerciali coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale grazie ai files messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente.

Grazie (o per colpa) di Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone: Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes, lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come fare per impedire ai loro governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del Fondo Monetario Internazionale il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi.

Gran parte dei file già resi pubblici su internet. Gran parte dei file, gentilmente offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, il quale -siamo sempre il 3 agosto a New York- ricorda chi rappresenta e che cosa ha fatto l’Ecuador, ovvero la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Dirirtto, la violazione di norme costituzionali”.

Il 12 dicembre del 2008, infatti, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (pil intorno ai 50 miliardi di euro, pari a 30 volte di meno dell’Italia) dichiara ufficialmente in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso.

Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del Fondo Monetario..

Il paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia ufficialmente che darà il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione.

Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo.

Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondi di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura.

Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito dei contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie pagate in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago.

Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush (già deposto ma in carica formale fino al 17 gennaio 2009) dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale.
Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”.

La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush.

Eh già. E’ accaduto in Iraq, che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’opus dei fedele al vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e quindi aprendo la strada a un precedente storico recente.

Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure se si annulla la decisione dell’Ecuador allora si annulla anche quella dell’Iraq e quindi il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.

Nasce allora il Sudamerica moderno.

E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo.

Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.

Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andati nel pallone. In tutto il pianeta Terra, oggi, si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi.
In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti.
Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.

E’ un chiaro segnale che il gruppo di Assange sta dando a chi vuol capire e comprendere che TINA è un Falso. Non è vero che non esiste alternativa. Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di efferati oligarchi si arricchiva alle loro spalle.
Non è più così. E non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Mario Draghi, Mario Monti, David Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo.

Anche in Europa.

Per questo Jules Assange ha scelto l’Ecuador.

Ma non basta.

Il colpo decisivo al sistema viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.

Ma chi è Garzòn?
E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata.
E’ il nemico pubblico numero uno dell’opus dei.
E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi.
E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale.


Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme) acquistava a 100 $ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla telecinco che li rivendeva a 1000$ a rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai (ovvero noi) ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari.

Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset.

Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta ma il governo italiano di allora (Prodi & co.) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Jules Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”.

La battaglia è dunque aperta.

E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in rete.
In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi.

Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce.

Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie.
E allora si balla tutti.

In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”.
Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador.
Per questo Garzòn lo difende.
Per questo, questa storia relativa al Sudamerica, va raccontata.
Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori.
Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta.

E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica.
Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo.

Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità.
Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori davvero imbarazzanti.


Wikileaks non va letto come gossip.
Non lo è.
C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez, rischia anche la pelle.
Questi anonimi meritano il nostro rispetto.
E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”.

Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare.
Se poi, con questo Sapere un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta.

Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose.

Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra.

Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera?

Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda.

Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?”

Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”.


Sergio Di Cori Modigliani
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/


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Altri articoli in sintonia: http://paolodarpini.blogspot.it/search?q=Wikileaks

domenica 25 dicembre 2011

Fanta/geo/politica - Prepararsi al tracollo finale, voluto dagli "illuminati", con i "G.S.S." (Gruppi di Solidarietà e di Sopravvivenza)

La casa del mago - di Franco Farina


Il governo Monti magari è pure mosso da buona volontà nel cercare di salvare l'Italia dalla bancarotta, ma per molti quello che sta facendo (i sacrifici richiesti agli italiani, le nuove tasse e quant'altro) non sono altro che un palliativo, un rallentamento della fine annunciata.

Il problema va ben oltre il nostro debito pubblico, oltre le economie traballanti di molti stati europei. Il vero problema è da ricercarsi nella decisione degli "Illuminati", i potenti che nessuno conosce ma che in realtà governano il mondo, che pare abbiano deciso di cambiar pagina, di inventare un mondo nuovo, fatto di nuove regole a beneficio, ovviamente, di potenti lobby.

L'esperimento Europa non piace più agli Illuminati e quindi va abbandonato, ogni Stato, secondo loro, dovrebbe tornare ad essere quello che era prima dell'accordo di Roma (nel 1957 i sei Paesi fondatori – Italia, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi firmarono il Trattato che istituì la CEE - Comunità Economica Europea). Per sciogliere questa precaria unione di Paesi sotto un'unica bandiera, basta mandare all'aria le loro economie e far saltare l'euro. Ed è quello che sta accadendo, nonostante ingenti somme dalla BCE vengono continuamente trasferite alle banche dei Paesi membri. Questa pesante trasfusione di ricchezza monetaria dalle finanze ancora forti (oggi restano: la Germania, la Danimarca e l'Olanda) a quelle più malandate come la Grecia, l'Irlanda, la Spagna, l'Italia e tra un pò la stessa Francia, non può durare a lungo, alla fine anche i forzieri della Banca Centrale Europea e dei grandi istituti finanziari tedeschi resteranno vuoti. Senza più unamoneta che tenga uniti i membri dell'UE tutto crollerà e sarà un vero disastro!

Tutto questo è studiato scientificamente a tavolino sempre dagli Illuminati, da chi realmente detiene il potere politico e finanziario del pianeta. Ma da questo eventuale crollo chi ne beneficerà? Sicuramente i tre grandi Paesi emergenti: Brasile, Cina e India e a ruota anche la Corea del Sud. Gli USA dal crollo dell'Unione Europea inizialmente potranno avere dei grossi problemi, ma aiutati dalla stessa Cina riprenderanno il loro ruolo di "Gendarmi del pianeta".

Tra dieci o meno anni ci sarà una nuova mappa del pianeta ed è probabile che saranno ridisegnati anche i confini degli attuali Stati. Per l'Italia, ad esempio, c'è il rischio reale di una scissione e questo analizzando e riflettendo su alcune pubblicazioni, curate dalla Lega Nord, che ridisegnano l'Europa in cui tutte le regioni del nord Italia dovrebbero costituire un nuovo grande stato europeo insieme all'Austria e alla Germania. Certo che questo scenario ipotizzato dai "Padani" potrebbe dire guerra civile, ma se questa è una strada ineluttabile auguriamoci almeno che l'eventuale rivoluzione sia combattuta non con le armi, ma con democratici referendum popolari. Un altro rischio non da poco, è quello che alcuni importanti economisti hanno espresso recentemente in vari summit e cioè che questa recessione globale non sia altro che l'anticamera di una guerra. Questi affermano che quando le economie del pianeta stagnano, serve un evento distruttivo totale (megacatastrofi naturali e guerre) per ripartire. Infatti secondo loro è necessario ricostruire dalle macerie e, quindi, creare lavoro e attivare il mondo dell'industria. Ed allora quale occasione migliore per i Paesi emergenti e per gli USA trasferire una guerra semitotale nel Mediterraneo e in Medio Oriente? E' indubbio che Israele prima o poi effettuerà un massiccio attacco aereo contro le istallazioni nucleari iraniane. Lo ha già detto, perché sa che appena pronta la prima bomba nucleare, l'Iran gliela scaglierà contro. Del resto l'attuale governo fanatico iraniano ha sempre affermato che il suo scopo è cancellare Israele dalla faccia della Terra.

In un evento del genere gli USA, che hanno ribadito recentemente la loro totale assistenza ad Israele in caso di attacco da parte dei Paesi Arabi, interverrebbero subito e, per loro grande gioia, trasferirebbero nel Mediterraneo, lontano dall'America, l'inferno di una guerra anche nucleare. Sarebbe questa una guerra rapida e sconvolgente dove servirebbero poi anni ed anni per risorgere dalle ceneri. Sta di fatto che in questa eventualità di guerra l'Italia, suo malgrado, potrebbe trovarsi coinvolta. A questo punto le economie del mondo, di quello che resta, riprenderebbero a girare. Questo "gli illuminati" lo hanno già studiato a tavolino e sanno che dopo questo evento il mondo avrà un altro aspetto, un aspetto a loro più congeniale. In tutto questo cosa centrano i Gruppi di Solidarietà e di Sopravvivenza (GSS) ?

Centrano e come! Se crolla l'euro perché le manovre speculative e politiche internazionali avranno vinto, oppure perché è scoppiata la guerra tra Paesi Arabi e l'Occidente, il popolo europeo e in particolare il nostro, potrebbe trovare grosse difficoltà a continuare una vita normale.

Dove trovare da mangiare, dove curarsi, dove vestirsi, dove rifugiarsi? Forse Paesi più organizzati e seri del nostro, vedi quelli scandinavi, la Germania e la stessa Inghilterra, riuscirebbero ad aiutare i propri cittadini nei momenti difficili, ma è legittimo nutrire forti dubbi sulla capacità di nazioni come la Grecia, L'Italia e la Spagna. In queste aree dopo un po’ ognuno dovrebbe arrangiarsi da solo. Regnerebbe così il caos, la violenza delle bande, l'inettitudine dei pochi politici sopravvissuti. E allora?

E allora perché non pensare di organizzarsi in gruppi di sopravvivenza; in gruppi di 10 o 20 famiglie al massimo in cui trovare tra di loro la solidarietà necessaria per sopravvivere ad eventuali situazioni limite. Non è fantascienza è solo prevenzione. Perché non pensare di prevedere e prevenire quello che, ci auguriamo, non debba mai accadere? Se tutte queste fosche previsioni non dovessero avverarsi, sarà stato per molti un esercizio, quasi un gioco, senza arrecare danni a persone e cose, solo una esercitazione preventiva. Poi ognuno tornerà a fare quello che ha sempre fatto e i GSS potrebbero restare come un momento di aggregazione tra amici. Ma se invece le previsioni più nere dovessero avverarsi, il non essersi organizzati in tempo potrebbe rappresentare una catastrofe ulteriore per molte famiglie.

All'inizio si possono consultare amici e parenti, esporre loro il progetto e valutare la
fattibilità. Si può partire con un gruppo formato con almeno 10 famiglie e tra queste
individuare ed inserire chi possiede un pezzo di terra agricola fuori città. Serviranno anche persone competenti nell'utilizzo di energie caloriche ed elettriche ricavate dal fotovoltaico o dall'eolico e poi un medico, un paio di artigiani delle costruzioni in legno e, ovviamente, esperti in agricoltura e zootecnia. Tutte queste persone dovranno elaborare un piano di sostentamento alimentare in caso di crisi e, in caso di peggioramento della situazione, prevedere anche un eventuale trasferimento nell'appezzamento di terreno già inserito nel GSS.

Qualcuno legittimamente potrebbe obiettare e chiederci: -"La situazione è così drammatica, come descritta fin qui al punto di organizzarci in gruppi di sopravvivenza? Non è questa pura fantascienza?

Forse si e forse no! Ma allora perché aspettare che gli eventi possano ulteriormente
precipitare senza muovere un dito, senza almeno cercare un piano "B" per sé e per la propria famiglia? Dobbiamo ragionevolmente valutare tutto senza isterismi, esaltazioni o completo menefreghismo; valutare se è il caso oppure no di pensare a qualche scappatoia qualora la situazione già pesante dovesse ulteriormente precipitare. Ma intanto tra amici potremmo pensare non alla grande fuga dalle città, come si è visto in passato in molti film di fantascienza, ma ad organizzarci per costituire un semplice gruppo di acquisti di generi di prima necessità. In questo modo oltre al beneficio per l'abbattimento dei costi dei generi alimentari, si potrebbe sperimentare in maniera molto soft l'eventuale istituzione di un GSS.

Filippo Mariani -   Accademia Kronos

venerdì 23 dicembre 2011

Tradizionalismo satanico e cattolico e le radici spirituali laiche dell'Europa antica.. di Fabio Calabrese

Apollo e Dafne
 

Io credo che il concetto di tradizionalismo serva a molto poco se non si ha la cura di specificare quale sia la tradizione alla quale facciamo riferimento. Una cosa che mi ha sempre colpito come una bizzarria (e una fonte di equivoci pericolosi), è il fatto di sentir parlare di “tradizionalismo cattolico” e “tradizionalismo” “integrale”, “evoliano”, “esoterico” come se esistesse un soggetto, il tradizionalismo, cui possono di volta in volta e a seconda dei casi, convenire diversi attributi, ma questo a mio parere è un vero e proprio abuso del linguaggio, un capovolgimento fra soggetto e attributo.

Diciamo piuttosto che esistono diverse Weltanschauung, pagana o cristiana a cui ci si può accostare in modo “tradizionale” o “tradizionalista” o altrimenti. Non esiste quindi un “tradizionalismo cattolico” ma piuttosto un “cattolicesimo tradizionalista” e sull'altro fronte una paganitas che non potrà essere altro che basata sul recupero di una tradizione che si è cercato in tutti i modi di distruggere e che perlomeno si è dovuta occultare da due millenni in qua.
 
Il raddrizzamento del rapporto soggetto-attributi ha un inconveniente molto tangibile con cui bisogna fare i conti: permette di avvertire a colpo d'occhio che fra la tradizione che si richiama alla più antica spiritualità autoctona europea e la pseudo-tradizione (considerarla tale, infatti, è come scambiare per salute un malanno cronicizzato) che venti-quindici secoli or sono si è cominciata a diffondere in Europa come sovversione distruggendo le religioni e le forme spirituali europee native, non esiste in linea di principio nessuna compatibilità.
 
E' dalla corrosione dell'animo europeo iniziata con la cristianizzazione che, dopo un lungo periodo di latenza, sono scaturite le patologie della modernità, il democraticismo e il marxismo, ed è un discorso che vedremo di sviluppare fra un po'. Per il momento è importante osservare che il discorso si sdoppia su due livelli.
SUL PIANO DEI PRINCIPI, DELLA VISIONE DEL MONDO, diciamo pure che non esiste nessuna possibile compatibilità: non ne può esistere fra chi guarda alla spiritualità indoeuropea e chi basa la sua, “fede” su di un libro mediorientale che è una raccolta di falsità storiche e di infantilismi e sciocchezze in termini spirituali ed etici, e viene venerato come “la parola di Dio”.
 
Tempo fa, una persona di mia conoscenza mi diceva che da questo punto di vista trovava il mio giudizio un po' troppo radicale; infatti nel o attraverso il cristianesimo si sono conservati riti, ricorrenze, feste di origine pagana  superficialmente “battezzate” e cristianizzate, soprattutto nel mondo contadino, che l'occhio esperto del cultore di tradizioni può sempre riconoscere e interpretare nel loro vero significato. Che le cose stiano così è innegabile, ma perché ricorrere a una copia alterata e mutila quando si può fare riferimento all'originale? Perché non togliere la patina di cristianizzazione così come un buon restauratore rimuove l'untume e la sporcizia depositatisi sui capolavori pittorici dei secoli passati?
 Il “tradizionalismo cattolico” o più correttamente il cattolicesimo tradizionalista rimane una forma di cristianesimo, cioè una variante di una religione le cui origini mediorientali, non-europee e i cui effetti dissolutori sulla cultura e sulle istituzioni dell'Europa, dell'impero romano in primis, non hanno bisogno di essere illustrati. Sarà forse la più vicina al bordo, ma rimane al di là dell'abisso che separa “noi” da “loro” figli del Medio Oriente e non dell'Europa – ebrei, cristiani, islamici, democratici, marxisti.
SUL PIANO PRATICO, le cose camminano o potrebbero camminare in maniera un po' diversa.
 
Perlomeno, accade che ci troviamo ad avere in comune una quantità di nemici. Nel 2009, Giovanna Canzano, che mi aveva intervistato per “Caserta Sette” a questo proposito, riportava questa mia affermazione il cui testo è ancora reperibile in internet:
“Quando si deve condividere un ambiente ristretto gomito a gomito, si fa meglio ad andare d'accordo, a rispettarsi reciprocamente; se poi questo ambiente ristretto è una precaria trincea attaccata dai nemici da tutte le parti, e nemici che sopravanzano i difensori in maniera massiccia, allora la reciproca ostilità equivale al suicidio.
 
Tutto questo non richiede una particolare profondità intellettuale, una perspicacia ideologica, è semplice, elementare buon senso che più non si potrebbe. A chi è impegnato a lottare assieme a noi contro gli stessi nemici, non chiediamo neppure di amarci, ben sapendo che al cuore non si comanda, ma almeno di rispettarci, di astenersi da aggressioni immotivate. E' una richiesta eccessiva?” (“Caserta Sette”, 3 luglio 2009).
 
Il fatto è che molto spesso i cattolici tradizionalisti si sono tirati addosso una marea di attacchi per il fatto di non fare mistero dei loro sentimenti antigiudaici ed antisionisti. Quando qualcuno viene attaccato a motivo del suo antisionismo, io sono dalla sua parte, non da quella dei servi di ZOG, fosse pure un “compagno”. Io mi schiero idealmente accanto al feretro di Vittorio Arrigoni, non dalla parte dei suoi assassini.
Tuttavia che i cattolici tradizionalisti manifestino in genere sentimenti antigiudaici piuttosto vivaci, considerando le evidenti origini ebraiche della loro religione (Ebreo era Gesù Cristo, ebrei gli apostoli, in ebraico è stato scritto l'Antico Testamento; il Nuovo è stato scritto in greco ma da ebrei ellenizzati) risulta una cosa piuttosto curiosa. Naturalmente, distinguiamo l'antigiudaismo come avversione verso la religione ebraica, dall'antisemitismo inteso come ostilità razziale verso gli ebrei.
 
Io vi chiedo scusa, ho fatto il liceo classico come studente or sono quarant'anni e passa, e non posso ricordarmi tutto, mi pare fosse Tacito, ma non ci posso giurare; a ogni modo uno storico latino, parlando dell'imperatore Claudio, riferisce “Expulit iudeos impulsore Chresto tumultuantes”, che parrebbe essere la più antica menzione del cristianesimo da parte di uno storico romano che si conosca, ossia: “(Claudio) allontanò da Roma gli ebrei che facevano gazzarra su istigazione di un certo Cresto (Cristo)”.
Non è chiaro quel che dev'essere avvenuto? A Roma a quel tempo si era già formata una comunità di ebrei immigrati dalla Palestina e, contemporaneamente una comunità di “eretici” cristiani staccatasi dalla prima.
 
Naturalmente, i rapporti fra i due gruppi dovevano essere pessimi, e una qualsiasi occasione deve aver scatenato un bel tafferuglio fra gli uni e gli altri, e l'autorità imperiale pensò bene di risolvere il problema di ordine pubblico espellendo gli uni e gli altri fuori dalle mura dell'Urbe.
Gli ebrei ortodossi sono rimasti più o meno quelli che erano mentre gli ebrei eretici, i cristiani, si sono dilatati a una dimensione ipertrofica perché, a differenza dei primi, non rifiutavano affatto il proselitismo, ma io credo che l'antigiudaismo di matrice cristiana scaturisca sempre da quelle antiche dispute; controversie – ricordiamolo – sorte in seno all'ebraismo e i Romani, a mio parere assolutamente a ragione, identificavano come “iudeos” gli uni e gli altri. 
 
Io ho l'impressione, a giudicare dai cattolici tradizionalisti che ho conosciuto, che queste persone siano sostanzialmente dei conservatori benpensanti che sono cristiani semplicemente perché sono rimasti “imprintati” dalla prima concezione del mondo cui si sono trovati esposti, senza la minima capacità di esercitare un vaglio critico, che se fossero vissuti nell'India del XIX secolo, sarebbero stati dei buoni thung piamente dediti alla devota pratica dello strangolamento. Tradizionalismo è per costoro sinonimo di conformismo, in altre parole il massimo dello squallore.
 
La mia impressione è che costoro siano al di fuori della realtà come pochi: sembra che si immaginino di essere all'indomani del Concilio di Trento e non si rendano conto di essere non solo ridotti a una scheletrica conventicola, ma di trovarsi in una posizione francamente umiliante, dal momento che la Chiesa cattolica, la Chiesa post-Concilio Vaticano II, è la prima a disconoscerli, a emarginarli o a costringerli a vergognose ritrattazioni tutte le volte che aprono bocca. Si veda, per tutte, la maniera penosa in cui è “rientrato” lo scisma di Econe.
 
Solo questa mancanza di senso della realtà e l'erronea convinzione di avere dietro le spalle una Chiesa che li sostenga invece di civettare con il democraticismo, il marxismo, il giudeo-cristianesimo “made in USA”, possono spiegare taluni atteggiamenti che costoro talvolta ostentano, a cominciare da attacchi immotivati a coloro che potrebbero essere i loro unici alleati nella lotta contro il democraticismo, il sionismo e la definitiva giudeo-americanizzazione della nostra cultura, e questo non si può assolutamente tollerare perché, come spiegavo a Giovanna Canzano, perché il rispetto possa esistere, deve essere reciproco.
 
Tanto per fare un esempio, nel 2009 Maurizio Blondet, che pure per altri versi è una persona di indubbio spessore, pubblicò sul sito della EffeDiEffe un articolo che era un violento attacco contro la filosofia di Friedrich Nietzsche; l'ex redattore dell' “Avvenire” considerava il filosofo tedesco il precursore di... Marco Pannella e confessava di non riuscire a figurarsi il superuomo altro che come un tenore in calzamaglia color tortora che canta arie wagneriane in cima a montagne di cartapesta.
 
Il limite, probabilmente, non è una mancanza di fantasia da parte di Blondet. Noi possiamo concepire il superuomo come al di là biologico, come superamento della nostra specie perché per noi l'essere umano – noi stessi – è una parte del mondo naturale. A tanto un cristiano non può arrivare, perché ha dell'uomo una visione statica, come “immagine e somiglianza” di una divinità che non è altro che l'espansione a dimensioni universali di un dio totemico mediorientale. Veramente, se l'umanità attuale è il meglio che ci possa essere, verrebbe voglia di dare ragione a Stefano Benni che sosteneva “Dio ci fa una figura migliore se non esiste”.
Un attacco in qualche modo analogo l'aveva portato nel 2005, l'antropologo Mario Polia che nell'articolo Che cos'è la tradizione, pubblicato su “Minas Tirith” (rivista della Società Tolkieniana Italiana) sosteneva:
“Una tradizione, del resto, non può essere definita solo in senso negativo, come opposizione ad un’anti-tradizione, ma richiede di essere definita principalmente in senso positivo nei riguardi del messaggio che essa tramanda e dal quale trae il motivo e la legittimazione della propria esistenza.

Esiste, inoltre, un 'tradizionalismo' in senso lato nel quale si riconoscono appartenenti singoli o gruppi, diversi in quanto a impostazione e tendenze, ma accomunati da un pronunciato antagonismo nei confronti del mondo moderno, delle sue strutture (religiose, sociali, politiche) e della sua cultura (neo-illuminista, edonista, materialista) in quanto ne avvertono fortemente le limitazioni e le aberrazioni. E’ comune alle varie tendenze del 'tradizionalismo' (cultural-politico e/o spiritualista) la tensione verso il recupero di un’identità 'spirituale' dai contorni in genere mal definiti, non-confessionale, caratterizzata dal sincretismo in campo religioso e, spesso, da una componente marcatamente anti-cristiana”. (Mario Polla: Che cos'è la tradizione, "Minas Tirith" n. 13, Società Tolkieniana Italiana, Udine 2005)
 
A fronte della tradizione cattolica “definita in senso positivo nei riguardi del messaggio che essa tramanda” (prescindiamo per un momento dal valore di questo messaggio) c’è il “'tradizionalismo' in senso lato” (se non ricordo male le regole della lingua italiana, si usa porre una parola fra virgolette o quando si fa una citazione, o quando si vuole evidenziare il fatto che se ne sta facendo un uso improprio, per cui l’ulteriore specificazione “in senso lato” è pleonastica e l’insieme della frase ha un tono dispregiativo) che consisterebbe più nell’antagonismo rispetto a ciò che si ritiene sia antitradizione che in un contenuto positivo, che quando lo si cerca di definire, risulta al più una “tensione verso il recupero” (non il possesso!) di “un’identità 'spirituale'” (di nuovo virgolettato!) dai contorni in genere mal definiti”, un “sincretismo” e chi più ne ha più ne metta.
 
Tutte queste però non sono altro che punzecchiature di spillo in confronto ai colpi d'ascia vibrati con foga delirante da un altro cattolico tradizionalista, don Curzio Nitoglia, di cui un amico mi ha recentemente segnalato sul sito dello stesso ecclesiastico un articolo che è un attacco violentissimo contro la figura di Julius Evola e il suo pensiero. Considerando che si tratta appunto di un ecclesiastico, questo mi ha fatto irresistibilmente tornare alla memoria un'altra reminiscenza scolastica, un detto latino medievale: “Cane ante, mulo retro, fratre ante et retro”, ossia: dal cane guardati davanti, dal mulo di dietro, dal prete davanti e di dietro (e tralasciamo per il momento le implicazioni sessuali di questo detto).
 
L'articolo, di cui vi riporto il link: http://www.doncurzionitoglia/juliusevola.htm , si presenta come una recensione del libro di Marco Fraquelli Il filosofo proibito, Terziaria, Milano 1994. Onestamente, non ho avuto occasione di leggere il libro di Fraquelli, ma mi pare obbiettivamente inverosimile che possa mostrare nei confronti di Julius Evola maggiore accanimento e maggiore velenosit  dello stesso don Nitoglia.
Leggendo l'articolo, la farneticazione, di don Curzio si ha l'impressione di fare un balzo all'indietro nel tempo di oltre un secolo, quanto meno ai tempi del Sillabo di Pio IX se non prima:
 
"Noi sappiamo che esiste una sola vera Tradizione, che Dio consegnò oralmente ad Adamo, che ci è pervenuta tramite i Patriarchi e i Profeti, che Gesù ha completata e resa universale, e che ha consegnata ai suoi Apostoli affinché, tramite il Magistero della Chiesa, arrivasse di giorno in giorno, fino alla fine del mondo, ad ogni uomo. Questa TRADIZIONE VERACE afferma, in sintonia col buon senso e col realismo, che vi è un Dio trascendente il quale ha voluto liberamente creare il mondo, che è finito, contingente e dipendente da Lui e che l’uomo possiede un intelletto il quale per cogliere la verità deve conformarsi alla realtà oggettiva, e che la realtà non dipende da lui, bensì da Dio".
E' chiaro? La premessa di tutto il discorso è l'accettazione incondizionata del dogma cristiano-cattolico, ovviamente indimostrato; se non lo si accetta, esso si affloscia come una ragnatela a cui si toglie il punto di sostegno.
 
Oltre tutto, nello specifico, don Nitoglia si dimostra un discreto ignorante:
“La vera Tradizione per Evola è anticristiana, infatti il Cristianesimo “rappresenta la causa prima della degenerazione del mondo moderno, è la forza eversiva per eccellenza che ha scardinato qualsiasi principio tradizionale... Secondo Evola il Cristianesimo è il principale responsabile della caduta dell’Impero Romano”.
 
Don Curzio ritiene che questa idea sia una specie di bizzarria di Evola, eppure non è precisamente quello che hanno sostenuto TUTTI gli storici e i pensatori dotati di un minimo di probità da Machiavelli in poi?
Possiamo andare oltre a questo: la stessa cosa la ammette perfino un filosofo cattolico di sinistra come Massimo Cacciari in un'intervista rilasciata a Maurizio Blondet che questi ha riportato nel libro Gli “adelphi” della dissoluzione:
 
"Il Cristianesimo è stato dirompente rispetto ad ogni ethos" (...). Il Cristianesimo non ha più radici in costumi tradizionali, in una polis specifica, in un ethos; non ha più nemmeno una lingua sacra (...). Il Cristianesimo si rivela essenzialmente sovversivo dell'Antichità e dei suoi valori; che esso spezza definitivamente i legami fra gli Dei e la società. L'ethos antico era una religione civile (...). Il Cristianesimo, consumando la rottura con gli dei della Città, sradica l'uomo (...). “Tutta la cultura cristiana è un correre ai ripari contro la tragedia che ha provocato, una tensione disperata a riparare il pericolo che viene dalla frattura tra la Città di Dio e la città dell'Uomo (…). La secolarizzazione totale che viviamo [è] figlia della sovversione originaria operata dal Cristianesimo" . (Maurizio Blondet: Gli “adelphi” della dissoluzione, Ares, Milano 2000).
 
Se le cose rimanessero a questo punto, tuttavia, noi saremmo ancora sul piano di un confronto dialettico, per quanto animato, ma don Curzio scivola presto nell'attacco personale nei confronti di Evola, accusandolo di essere un massone, un drogato, un satanista.
 
Quella di ricorrere all'attacco personale, alla denigrazione della figura morale dell'avversario quando non si hanno argomenti da contrapporre sul piano delle idee, è una vecchia, vecchissima tattica cattolica, è lo stile cattolico-clericale che riesce a essere nello stesso tempo perfido e untuoso. Avrete presenti ad esempio le falsità e malignità inventate sul conto di Nietzsche, la bassa insinuazione che la sua filosofia sarebbe stata causa della sua pazzia, che sappiamo tutti essere stata conseguenza di una sifilide trascurata, e pensiamo a tutti gli atei e anticlericali che hanno vissuto benissimo a lungo e in salute, a cominciare da Bertrand Russell che a 84 anni ha contratto e consumato il suo quarto matrimonio.
 
E' uno stile nel quale si può riconoscere un'intima, profonda, atavica vigliaccheria. Sapete ad esempio che l'indice dei libri proibiti, abolito come tale nel 1964 esiste ancora sotto forma di indice dei libri sconsigliati: in esso si trovano persino i "Promessi sposi" di Manzoni, ma non le opere di Marx, perché - è ovvio - il socialismo-comunismo-sinistra ha rappresentato e rappresenta ancora una forza, un sistema di potere di cui occorre tenere conto. E' questo lo stile cattolico: pecore coi forti e vipere con chi non può difendersi o si ritiene non possa difendersi.
 
Riguardo all'accusa rivolta a Evola di essere stato un massone, l'unico elemento concreto è che fra i maestri di Evola vi fu il matematico Arturo Reghini che probabilmente aveva dei contatti con la massoneria, ma data la statura morale di Reghini, ben difficilmente la cosa potrebbe essere considerata disonorevole.
Reghini si chiedeva: “Quando si smetterà di inchinarsi al genio distruttore del cristianesimo per rendere finalmente omaggio al genio creatore di Roma?”
Bene, ce lo chiediamo anche noi.
 
Più che un satanista in senso stretto, per don Nitoglia Evola sarebbe stato un assatanato, un posseduto:
“Evola non crede al diavolo ma parla esattamente come un posseduto, vittima incosciente, può darsi, ma certa, di colui di cui nega l'esistenza”.
 
Ci mettiamo a ridere o a piangere? Se non possiamo accettare un Dio che, appena si gratta un po' sotto la facciata universalista, lascia scorgere tutte le stimmate della sua origine tribale, totemica mediorientale, potremmo forse credere nella sua controfigura negativa?
 
Il massimo del ridicolo però don Nitoglia lo raggiunge probabilmente quando cerca di accreditare un'ascendenza ebraica a Evola in quanto di origine siciliana.
[Evola] “essendo siciliano, avrà avuto al novanta per cento, un po' di sangue arabo, ossia semita, nelle sue vene e magari anche ebraico, dato che la Sicilia ha accolto molti ebrei, sia nel medioevo sia dopo l'espulsione dalla Spagna nel 1492”.
A parte il totale delirio, siamo all'offesa gratuita di qualcosa come un sesto dei nostri connazionali. Forse Borghezio arriverebbe a tanto, forse nemmeno lui.
 
Che simpatici questi preti cattolici che tirano fuori un razzismo biologico a cui non sarebbe arrivato neppure Lombroso!
 
Dunque, secondo Don Nitoglia, Julius Evola era un massone, un drogato, un satanista o meglio ancora un
posseduto, e per soprammercato pure un ebreo, strano, davvero strano che non lo abbia accusato anche di omosessualità.
 
Forse don Nitoglia avrebbe fatto meglio a guardare cosa ha in casa Santa "Romana" Chiesa (romana, s'intende, nello stesso preciso senso in cui io e voi siamo esquimesi), dai preti pedofili ai contatti dello IOR con la mafia, la massoneria (in questo caso si, altro che essere stati allievi del povero Reghini, la banca vaticana ha fatto intrallazzi con figuri come Michele Sindona e Licio Gelli), la banda della Magliana.
Ma soprattutto don Nitoglia e quelli come lui si nascondono dietro un dito. Non esiste, non può esistere cosa più ridicola di un antisemitismo, antigiudaismo, antisionismo o quel che volete, di matrice cristiana, quando è evidente che il cristianesimo non è altro che un'eresia dell'ebraismo che si è espansa in maniera ipertrofica, ma le sue radici ebraiche sono sempre lì, chiare ed evidenti. Cosa invocano tutte le domeniche a messa i buoni cattolici? Sapete cosa significa “alleluia”? E' un'abbreviazione dell'espressione ebraica “hallelujavhé”, lode a Javhé, il dio di Israele, non è altri che questi che i buoni cristiani invocano. Guardate lo zucchetto che preti e frati portano sulla testa, e ditemi cos'altro è se non la kippah ebraica.
 
Ma se ancora non vi bastasse, ricordatevi che l'ha riconosciuto un papa, Pio XI: i cristiani sono "spiritualmente semiti", l'ha ribadito un altro papa, Giovanni Paolo II: i cristiani sono "fratelli minori" dell'ebraismo.
 
Se questi sono i fatti, e lo sono, allora don Nitoglia e quelli come lui sono delle contraddizioni viventi.
Tuttavia, a dispetto di tutto, io mi auguro che quello di don Nitoglia sia un caso isolato. Abbiamo bisogno, c'è bisogno di tutte le forze che è possibile mobilitare per contrastare la giudeoamericanizzazione dell'Europa e preparare la rinascita del nostro continente.
 
Fabio Calabrese
 
 

giovedì 2 giugno 2011

Bioregionalismo come capacità di risposta naturale alla "grande crisi"....


Teniamoci pronti per la sopravvivenza -  Anticipazione di quanto avverrà su larga scala dal prossimo autunno in poi ...

Poche parole significative: con la "crisi del cetriolo" credo che l'Europa abbia manifestato l'alto profilo della sua attuale cultura, coesione, identità, consistenza, ecc. …

Ma quel che più conta è il fatto che con la crisi economica, che si accentuerà sempre più, ed il collasso delle banche, come sta già avvenendo in Grecia (stanno prelevando il denaro dalle banche per spostarlo all'estero, ad un ritmo di 30-40 volte superiore al normale ...) e poi si diffonderà in altri paesi, primis Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna, ecc., i comportamenti fraudolenti, truffaldini, scorretti, ecc. aumenteranno a dismisura, e si innalzerà la tensione che sfocerà in conflitti sociali e veri e propri assalti e scontri, cioè la gente esasperata cercherà forme di giustizia sommaria e di recupero delle perdite e di sfogo per l'ingiustizia patita e per le penalizzazioni subite, a scapito di chi capiterà a tiro ... e quello che già avevo accennato negli ultimi miei brevi scritti, quando mi riferivo ad es. agli scaffali che si svuoteranno, alle file che si formeranno agli sportelli bancari, ecc., siamo alle fasi finali dell'Euro e poi toccherà al dollaro ...

Saranno favoriti coloro che vivranno in piccoli borghi e disporranno di terra da orto ed economia di sussistenza e reciproco scambio localistico, in città sarà il caos sembra la trama di un film già visto, ma è quanto si prospetta dal punto di vista analitico economico, se si hanno gli strumenti culturali interpretativi, non certo quelli dell'economia keynesiana o monetarista (che è la causa primaria di questo sfacelo), e neppure di quella che fa riferimento a Milton Friedman, ma quelli della teoria della Scuola Economica Austriaca, che guarda caso ha previsto tutte le crisi degli ultimi decenni, e non fa parte dell'establishment...

Claudio Martinotti Doria

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Mio commento:
Ed è esattamente quel che ho sempre sentito.. da sempre, direi, prima ancora di prendere coscienza della situazione politica economica e finanziaria della nostra società... Diciamo così.. "a naso"... E fondamentalmente è per questa ragione che ho privelegiato un modo di vita autonomo e multispecialistico: piccola agricoltura, capacità manuale, apprendimento e comunicazione, solidarietà, adattamento alle situazioni, etc.  Mettendoci anche una disinvolta libertà e non dipendenza dal sistema, in modo da non dover essere succube di un qualcosa che viene "prodotto" da questa società consumista...
Tra l'altro sono pure vegetariano, so riconoscere le erbe commestibili spontanee.... e Treia è un bel borgo!

Paolo D'Arpini

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Replica di Claudio

....se non fossi bloccato in casa, da anni sto meditando ed avrei anche già individuato piccoli borghi semiabbandonati nel nostro Appennino ligure-alessandrino, con vallette di straordinaria bellezza, dove ci sono ancora piccole cooperative biologiche ed agriturismi seri con cibo genuino, dove la qualità della vita sarebbe ottima, per coloro che la pensano come me, improntata a sobrietà, per non dire ascetismo ed austerità, io per vivere non spendo quasi nulla, non ho alcuna pretesa (tranne i mie amati libri), vivrei anche con una pensione minima ... il problema è l'assillo del parassitismo monopolistico, oligarchico statalistico, ossessivo e vessatorio, che ti perseguita ovunque, quali ad es. le bollette per gli allacciamenti praticamente obbligatori, le tasse su tutto, la burocrazia, ecc., anche se da anni ho provveduto ad alleggerire la mia posizione e rendermi libero nei limiti del possibile diventando NULLATENENTE, il massimo grado gerarchico della LIBERTA'

Ma ne parleremo con calma alla prima occasione...