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lunedì 15 ottobre 2018

Il bioregionalismo ed il “Tempio della Spiritualità della Natura”

Foto di Gustavo Piccinini


La mia vita è una continua scoperta, un viaggio leggero, senza bagagli ingombranti. Tutto ciò che faccio, pur essendo estremamente significativo, è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem. Infatti  non ho accumulato alcunché e se qualcosa è stata accumulata nel corso degli anni ho anche provveduto ad abbandonarla. Perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.

Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, dal punto di vista personale è un bene perché in tal modo non persiste  attaccamento verso una specifica forma, ma  è un male, dal punto di vista sociale,  perché  poco o nulla di costruito è a me riferibile… 

Tanti anni fa, quando mi trasferii a Calcata, ebbi l’ispirazione  di denominare un pezzo di terra di cui ero  il custode “Tempio della Spiritualità della Natura”, un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali. Per il mio “tempio della natura” c’erano le premesse di una grande edificazione… ma –ahimé- c’ero anch’io e -come sapete- io amo “inneggiare ed evocare” ed anche “costruire” senza curarmi di conservare. Eppure  solo ora quel “tempio” è veramente della Natura, ora che è abbandonato a se stesso e le sue strutture stanno pian piano sfaldandosi e ritornando alla madre terra.

Il tempio, me assente,  è rimasto un terreno  “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature”. 

Ma partendo da quel  luogo ho appreso una nuova visione. La visione del bioregionalismo, dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura  applicati ad ogni luogo in cui mi trovo. Vivendo  un diretto contatto con la natura, con gli animali, con le piante e con gli umani. 

Non più uno specifico luogo fisico il Tempio della Spiritualità della Natura  è diventato un approccio olistico, un incontro riavvicinato con il luogo, in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in alcune  comunità rurali originarie, come sicuramente furono anche  i vecchi contadini  di Treia, ove ora porto avanti l’esperimento, che vissero nel luogo e per il luogo sino alla loro  morte.  

Paolo D’Arpini
P.S. - Da molto aspetto il momento del ritorno a casa. E’ un mio sogno ricorrente ed ogni volta ci sono intoppi: il volo viene cancellato, oppure non trovo più il visto, il biglietto, il passaporto… Non so più come contattare l’agenzia di viaggio che mi ha venduto il biglietto. L’agenzia ha chiuso, od ha cambiato numero di telefono, o non risulto nella lista. Però ieri pomeriggio ho fatto un passo avanti nel sogno, l’agenzia si è ricordata di me anche se non era proprio la stessa con la quale avevo preso accordi per il viaggio. La vecchia agenzia ha chiuso i battenti ma il biglietto è stato conservato, forse ci sarà un volo disponibile, se riesco ad arrivare all’aeroporto. Caterina mi accompagna, perché io non ho più la patente da parecchi anni, forse farò in tempo…

domenica 13 novembre 2011

Invero Laico... Lettera sulla spiritualità della natura e sullo spirito laico di Nico Valerio

Spiritualità della Natura


Carissimo Paolo D'Arpini, premetto che non sono spiritualista né religioso, ma avendo un bellissimo e significativo anagramma perfetto (Nico Valerio = Invero Laico) non posso essere contrario al tuo uso del termine “laico” riferito alla spirito. Che è ben diverso da quello machiavellico e truffaldino dei clericali, Papa in testa (”ed è subito Pera”, scriverebbe Quasimodo), per cui i “laici” sarebbero loro, nientemeno… ?

Non so che cosa è, ma posso ammettere che esista una “spiritualità laica”.  L’espressione suona bene ed è analoga alla famosa “religiosità laica” di cui erano animati i grandi liberali del passato, da Benedetto Croce a Parri, da  Omodeo a Nathan, a tutti quelli di “Giustizia e Libertà” e del Partito  d’Azione e poi del settimanale Il Mondo, da Ernesto Rossi ad Aldo Capitini  (tra l’altro grande vegetariano e teorico della non-violenza gandhiana).

Grande generazione, l’ultima ad aver dato dignità e onore all’Italia.
Che  era una forte esigenza morale, una intransigenza ideale che aveva del  religioso, e che accomunava anche quelli che tra loro erano atei ai grandi  Riformatori, ai Calvinisti e comunque ai protestanti del passato. Che, non  dimentichiamo, ripulirono la Chiesa di Roma delle sue corruzioni, dalle  vendita delle indulgenze, dalla simonia, dall’ipocrisia, dal “perdonismo”  ambiguo e complice.


Ma così, certo, apparvero molto più severi, e quindi  impopolari nel corrotto mondo cattolico italiano. Ma da naturista mi chiedo, essendo anche tu immerso totalmente nella Natura come me, se non sia forse il caso di definire questo genere di  trascendenza morale, questa urgenza etico-naturalistica, questo immanentismo etico, appunto, come “spiritualità naturalistica”. Sarebbe un bel nome.
Attento, però, se fai una ricerca scopri che qualche matto emarginato tedesco lo ha già usato per collegare, nientemeno, la cultura ecologica alla presunta e aberrante “spiritualità” del Superuomo nazista. Fatti loro,  dirai: se qualcuno, come la Chiesa o i nazisti si appropria di termini  elevati e seducenti per nascondere il proprio vero messaggio, noi che  c’entriamo?  Eh, no…. Le parole sono semantemi – o dovrebbero esserlo – da cui  si dovrebbe in teoria poter risalire alla personalità di chi le usa. Se  scegli questa
espressione, perciò, stai bene attento a mettere le mani  avanti e a
distinguerti da coloro che approfittando dell’altrui ignoranza,  senza
avere nessuna spiritualità (proprio loro, figuriamoci), si definiscono ”spiritualisti naturalisti”.


Però, l’espressione è talmente bella che potreste riappropriarvene. Anzi, il  termine esatto dovrebbe essere “spiritualità naturista”. Deriva da Naturismo  o filosofia della Natura. Com’è noto, per gli antropologi e storici le  religioni antiche, tutte immanentistiche e naturalistiche perché dalla  pianta, dall’animale o dalla Luna arrivavano a ipotizzare un Ente superiore, quando non adoravano direttamente la pianta, l’animale o la Luna, erano una  forma di Naturismo.   Nei dizionari migliori Naturismo ha anche questo antico significato religioso. Il grande Gabrielli (in 2 volumi), secondo me  il migliore vocabolario italiano, alla voce “Naturismo”, come terzo  significato scrive: “Nella storia delle religioni, la dottrina che considera certe particolari forme di religioni primitive come la divinizzazione degli elementi e delle forze naturali, personificati spesso in figure di dèi”.
Ma sì, religiosità naturista. E così non avrete imitatori o concorrenti.

Saluti naturisti, appunto. Nico Valerio

 ———————

Risposta:

Sì Nico, piace anche a me il  termine Spiritualità Naturale, infatti il luogo di raccoglimento a Calcata, in cui ospitavo gli animali erbivori “salvati” ed  in cui  lasciavo che l’ambiente si manifestasse, più o meno come natura vuole, l’avevo denominato "Tempio della Spiritualità della Natura". Ed altrettanto  faccio oggi con l'orticello sottostante la casa di Treia, ove ora abito.... 

Ciao, Paolo D'Arpini


P.S. Con il tuo commento -o come ti pare- divulga comunque il testo inglese su “Lay Spirituality”: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/10/i-wish-to-clarify-original-meaning-of.html

sabato 22 ottobre 2011

Testimonianze raccolte sulla nascita del termine “Spiritualità Laica” e sulla fondazione di un apposito “convento” in cui approfondirne lo studio e la pratica....

Paolo D'Arpini che canta  nella Grotta di Meditazione a Calcata


Da un bel po' di tempo sto cercando di raccogliere documenti e testimonianze sulla nascita (sull'uso del termine) del concetto di “Spiritualità Laica”.

Purtroppo sono un confusionario e non riesco mai a tenere un esatta cronologia degli eventi vissuti.. soprattutto quelli che -nel momento- non sembrano rivestire particolare importanza. Infatti di spiritualità, in forma laica, me ne occupo dall'estate del 1973 (questa data la ricordo bene in quanto fu particolarmente importante, fu l'anno in cui fui iniziato dal mio maestro Swami Muktananda). Dopo di che la mia pratica ha avuto molti momenti cruciali e varie svolte. Ma avvenne circa dalla metà degli anni '90 che cominciammo a tentare un percorso condiviso, sempre in termini laici, con altri cercatori spirituali conosciuti nel corso degli anni a Roma ed in Italia. Ricordo ad esempio un paio di riunioni tenute al Circolo vegetariano VV.TT. di Calcata, in cui venne fondato un gruppo denominato Spirito senza Frontiere.

In seguito durante un'altra riunione fu usata per la prima volta la parola Spiritualità Laica, coniata da Antonello Palieri. Poco dopo fondammo a Roma, presso Bibliotè, anche un comitato dedicato appunto alla Spiritualità Laica, ed in quella veste organizzammo diversi eventi fra cui vari festeggiamenti sincretici e laici, in forma di passeggiate ecologiste e di conferenze ed incontri vari, spesso in corrispondenza del 4 ottobre celebrazione del Santo Francesco e di Gandhi. La tradizione del 4 ottobre è andata avanti negli anni. Ma soprattutto è andata approfondendosi la ricerca sui significati e sul modo attuativo della Spiritualità Laica.

Negli ultimi mesi, da quando abito a Treia,  sto cercando di raggruppare  i numerosi articoli ed interventi sinora scritti sul tema.. Ed oggi durante una ricerca in tal senso ho scovato un comunicato stampa emesso nel dicembre 2006, in cui annunciavo la mia intenzione di fondare un apposito convento per lo studio e la pratica della Spiritualità Laica. L'idea anche in questo caso era un misto d'ispirazione fra il pensiero di Antonello Palieri che pensava ad un vero e proprio “monastero per lo studio di etica e morale laica” e la mia visione naturalistica che aveva già trovato una attuazione con la fondazione a Calcata del Tempio della Spiritualità della Natura (sorto nella ex discarica di Calcata sin dal 1984). Antonello avrebbe preferito veder sorgere il Convento sul monte Soratte, mentre io prediligevo l'idea della sua ubicazione in uno spazio naturalistico, in chiave sincretica, avendolo definito precedentemente “Parco di tutte le Religioni”.

Ma... le idee vanno e vengono e poche trovano una attuazione concreta... l'unica cosa certa è che (almeno) l'idea ed il filone della Spiritualità Laica ha attecchito nella società moderna.. basti vedere quante pagine sono reperibili con questa voce sui motori di ricerca in internet.. (c'è anche un nostro gruppo su facebook....).
Comunque, ecco qui un documento certo e datato che fa riferimento ai nostri progetti, pubblicato dall'ADNkronos il 2 dicembre 2006:

Calcata, 2 dic. 2006 (Adnkronos) - “Abbiamo gettato le fondamenta del convento della spiritualità laica” afferma Paolo D’Arpini, presidente del Circolo Vegetariano di Calcata, il borgo ‘sospeso’ tra Roma e Viterbo, che negli anni Sessanta faceva parte dei “1400 centri fatiscenti da demolire”, oggi visitato da 350mila persone l’anno. D’Arpini ha promosso una riunione dei “sostenitori e quadri generali della spiritualità laica”, presso il centro culturale “Il Granarone”, fondato da Marijcke van der Maden, in ricordo dell’antico granaio etrusco. Calcata è stata di nuovo famosa, negli ultimi decenni del Novecento, soprattutto dalle proposte e dalle provocazioni del Circolo Vegetariano di Paolo D’Arpini.
Il convento della spiritualità laica – da un’idea di Antonello Palieri – è stato progettato negli anni settanta, ma ha avuto finora pochi sostenitori, rileva Paolo D’Arpini, soprattutto per la resistenza di opposti fronti: quello laicista e quello più conservatore fra i cattolici. L’idea è risolta ed è quella di creare una sede per analizzare e discutere tutte le espressioni spirituali che arrivano a noi, in particolare, dallo studio della poesia, della letteratura, dalla musica e dalle arti visive di tutto il mondo"

Bene, concludo questo articolo rivolgendo un appello a tutti i compartecipi dell'avventura spirituale laica, che assieme a noi hanno provveduto a “ufficializzare” un percorso, affinché spremano le meningi e cerchino di riepilogare i fatti nella loro mente, descrivendone il percorso nella memoria...

Cordiali saluti, Paolo D'Arpini



 

Pensiero spirituale laico:

In the consciousness hierarchy there are three stages:

1) Jivatman (individual soul). Is the one who identifies himself with the body-mind.
One who thinks i am a body, a personality, an individual apart from the world.
He excludes and isolates himself from the world as a separate personality because of identification with the body and the mind.

2) Next only the beingness,or the consciousness,which is the world.
"I AM" means my whole world.Just being and the world. Together with the beingness the world is also felt - that is Atman (The Self).

3) The Ultimate principle that knows this beingness cannot be termed at all.
It cannot be approached or conditioned by any words. That is the Ultimate state.

The Hierarchy I explain in common words, like: I have a grandson (that is jivatma).
I have a son and I am the grandfather. Grandfather is the source of the son and grandson.

The three stages cannot be termed as Knowledge. The term knowledge comes at beingness level.
I have passed on to you the essence of my teachings.

(Sri Nisargadatta Maharaj)

giovedì 8 settembre 2011

Spiritualità Laica: “L'anima bioregionale ed ecologica delle forme viventi, il senso dell'identità e della sapienza...”

Discorso sulla spiritualità laica nella vecchia sede del Circolo di Calcata


Da diversi anni sono approdato alla constatazione che il bioregionalismo e l'ecologia profonda sono due aspetti della stessa idea, due facce.

Il bioregionalismo si occupa dell'individuazione degli organi geografici e biosistemici della terra mentre l'ecologia profonda ne deduce i meccanismi funzionali, comprendendone le inter-connessioni e le reciproche dipendenze. Questo va bene per spiegare gli aspetti materiali ed organici del sistema vita.. ma in questa descrizione ho sempre sentito la mancanza dell'aspetto trascendente, o spirituale. Infatti la coscienza non può essere spiegata solo in termini di consequenzialità fisica, deve -e sicuramente ha- possedere una sua propria natura e realtà. E lo dimostra il fatto che l'osservato non può essere scisso dall'osservatore, l'immagine non può mai sostituirsi alla sostanza.

L'aspetto psichico non basta a completare il quadro della vita dandogli un interezza. Perciò alla ricerca di una matrice comune, a se stante ed allo stesso tempo onnicomprensiva, mi sono interrogato ed ho indagato sulla natura di colui che si interroga. Ho chiamato questo riflettere sulla riflessione: Spiritualità Laica.

Spiritualità Laica è un neologismo, come lo stesso Bioregionalismo e l'Ecologia profonda, non esisteva come concetto onnicomprensivo della percezione di sé finché un giorno di 15 anni fa (sarà stato il 1996..) non fu coniato dall'amico giornalista Antonello Palieri.

Accadde durante un incontro al Circolo vegetariano di Calcata, si parlava appunto di bioregionalismo ed ecologia profonda e si cercava di individuare un modo descrittivo per l'aspetto “spirituale”. Io avevo suggerito la parola “spiritualità della natura” (facendo anche riferimento al luogo così denominato che avevo dedicato alla meditazione e riflessione sulla vita naturale: il tempio della Spiritualità della Natura). Ma andando avanti nell'estrinsecazione dei concetti e delle realtà connesse a questa spiritualità naturale ci si rese conto che veniva a mancare la fisionomia concettuale, tipica del ragionamento umano, che poteva qualificare intellettualmente il processo conoscitivo della coscienza, in termini spirituali.

Quello che si voleva descrivere è il senso della spiritualità naturale, insita nell'uomo come in ogni altra creatura e cosa. Una spiritualità antecedente la religione e l'ideologia e che comunque integrasse la capacità speculativa della mente nel descrivere le sue funzioni astrattive, ma riconoscitive dell'aura sottile che permea tutte le cose e la mente stessa.

Insomma l'uomo doveva starci dentro come la natura, perciò Antonello suggerì: “Insomma potremmo definirla una spiritualità laica...”... Ed il termine risvegliò immediatamente in me e nei presenti una comprensione innata e diretta. Sì questa spiritualità è sicuramente “laica”, in quanto non appartiene al mondo della religione , di ogni religione e di ogni teismo o ateismo, ma appartiene direttamente ed incontestabilmente ad ognuno di noi. Inserendo in quel “noi” ogni essere senziente ed ogni materia organica ed inorganica componente.

Nacque così la Spiritualità Laica come sostantivo, come nome.

Ma un nome è solo un nome e non può sostituirsi all'essere che così viene evocato. Infatti come diciamo acqua o water od eau in varie lingue, con ciò non si muta la sostanza indicata. Me ne avvidi più tardi allorché, approfondendo le mie ricerche sulle radici dell'ecologia profonda e del bioregionalismo e della spiritualità laica, scoprii che questi concetti erano chiaramente espressi in varie culture. Erano presenti nella civiltà matristica del neolitico, erano individuati nella filosofia Nonduale dell'India e nel Taoismo cinese. Insomma -com'è ovvio- non può essere l'uso di un neologismo a santificare un processo pre-esistente.

Con queste premesse vorrei qui indicare alcuni aspetti “pratici” della cosiddetta “spiritualità laica”, aspetti che riguardano la corresponsione nei processi vitali e sociali. Ovviamente la accettazione di una tale spiritualità implica la non interferenza diversificativa con i processi naturali della vita, implica anzi un accompagnamento consapevole dei processi di crescita che la vita manifesta. Infatti la tendenza scientista e religiosa a mantenere le cose sotto controllo ingenera una società schematizzata in modelli prefissati, stabiliti per legge. Questo atteggiamento coercitivo ostacola l'evoluzione spontanea dello spirito umano e persino il lavoro produttivo verso il benessere materiale. Lo osserviamo con il proliferare della burocratizzazione in cui il registrare diviene più importante dell'azione stessa.

Tuttavia nell'attuale angoscia riguardante la sovrappopolazione, l'inquinamento, lo squilibrio ecologico ed i disastri potenziali e reali causati dalle guerre e dalla spoliazione delle risorse del pianeta, solo di rado si riconosce che il sistema di governo, il metodo del controllo, è la matrice stessa dell'autodistruzione a cui andiamo incontro. Il presupposto primo di tale sfacelo è la considerazione che non ci si può più fidare di una naturale e spontanea capacità dell'uomo di uniformarsi alla natura, sempre si presuppone che “il controllo” sulla natura e sull'uomo debba essere l'unico metodo di funzionamento. Finché continueremo a far uso della forza fisica (scienza) e morale (religione) per cercare di migliore il mondo (e noi stessi) vanificheremo ogni spinta naturale al riconoscimento intelligente dell'andamento vitale. Mancherà il buon senso delle piccole cose che contano rispetto ai giganteschi problemi auto-creati nella società del benessere economico e consumista.

Insomma dobbiamo compiere il primo passo verso noi stessi, aldilà del contesto sociale o della ideologia in cui crediamo, concentrando la nostra attenzione sulle cose che possono essere fatte, per noi stessi e da noi stessi, nell'immediato presente.

Per cominciare riponiamo fiducia nelle nostre personali capacità innate di riconoscerci nella grande espressione dell'esistenza. Questo non significa abbandono della comunità, anzi una tale consapevolezza corrisponde alla riscoperta dei valori della comunità, valori basati sulla propria autoresponsabilizzazione nei confronti di noi stessi -in primis- e successivamente verso i nostri consimili (i viventi nella loro totalità). Questo non può essere un atteggiamento sentimentale, bensì operativo, organico, definitivo e totale. Comprendente i vari piani dell'andamento vitale senza esclusione di modi e senza eccessi.

Qui parlo anche di “generosità umana” come la definiscono in Cina i taoisti ed anche i confuciani ed i buddisti, una generosità che non è semplice “benevolenza” (o nonviolenza) bensì la confacente espressione della propria natura umana, ivi compresa la capacità (o coraggio) di manifestare opposizione alla prevaricazione ed alla strumentalizzazione del paradigma dell'ecologia profonda, del bioregionalismo e della spiritualità laica. In quanto la “sostanza” non può essere “descrizione” e la summa teoretica non può superare la pratica.

 
Paolo D'Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT.


lunedì 6 giugno 2011

Amici gatti, come accudirli senza stress....

Alcuni dei gatti di Caterina, Minù è la prima sulla destra


Ante scriptum

Ho sempre avuto un rapporto molto solidale con gli animali, ho ospitato capre, pecore, asini, galline, papere, oche, maiali, conigli, etc. etc. Ed ovviamente ho anche tenuto cani e gatti come amici.. Con i gatti in particolare ho sempre avuto un rapporto prediletto ed affettuoso ma raramente li facevo dormire in casa.. anche perché di solito questi animali, per sentirsi felici, dovrebbero poter entrare ed uscire a piacimento.

La prima casa in cui abitai a Calcata aveva una gattaiola sulla porta e lì, almeno, non c'era problema. In seguito però andai ad abitare in una casarsa che aveva una porta metallica intera e quindi il gatto se ne stava fuori in giardino e andava a dormire nelle varie nicchie, sgabuzzini od ovunque trovassero riparo. Era talmente avvezzo a quella bella autonomia che quando lo chiudevo dentro casa, allo scopo di fargli acchiappare qualche topo (allettandolo con bocconcini prelibati), ne soffriva molto e alla prima occasione sgattaiolava fuori per tornarsene alla sua giuliva libertà.

L'ultimo gatto amico si chiamava Rapito, l'avevo rapito alla madre selvatica che era la gatta guardiana del Tempio della Spiritualità della Natura prima che lei -come sempre accadeva ad ogni figliata- lo allontanasse dopo lo svezzamento. La madre che era abituata a cacciare animaletti di ogni sorta aveva ben addestrato Rapito, ancora piccolo già si dava da fare con lucertole, serpentelli ed insetti. Poi si dimostrò anche un ottimo cacciatore di topi, toponi, serpenti e serpentoni ed uccelli. Purtroppo quella sua abilità alla fine gli costò la vita... Siccome andava a caccia anche nelle conigliere di un vicino.. alla fine ci rimise la pellaccia... Pace all'anima sua! Ed in fondo meglio così, siccome sarei dovuto andarmene da Calcata non avrei saputo come sistemarlo.

Quando poi mi recai a casa di Caterina, in Emilia, vidi che lei tiene diversi gatti in casa, ma lì non c'è problema di entrate ed uscite perché ha fatto istallare una bella gattaiola moderna (a doppio battente) in uno dei bagni e così il passaggio nel e dal giardino, è assicurata.. Infatti ho notato che i suoi gatti se ne stanno la maggior parte del tempo fuori.. ma in qualsiasi momento, soprattutto per la pappatoria se ne entrano dentro.

Tutto questa premessa per introdurre il racconto di Caterina sulla scomparsa della sua gatta preferita, Minù....
(Paolo D'Arpini)

.......

Caro Paolo ...ti racconto questa: ieri sera quando sono tornata a casa, Viola era ancora sveglia e mi fa: "Ma quant'è che non vedi Minù?" A me pareva di averla vista al mattino presto, ma non ne ero sicura. Poi ero sicura di non averla vista nei suoi soliti posti: il vaso di ex viole sulla ringhiera della terrazza, il cesto lungo o il cesto quadrato sempre sulla terrazza, lo sportello della cucina dove dentro ci sono i croccantini, miagolante.

E poi ho pensato a che cosa avevo fatto tutto il giorno e al perché non mi ero accorta io di quest'assenza. Lei lo fa a volte di stare via per tanto tempo, ma io non me ne ero resa conto. Ero andata a vedere quell'orto, avevo preparato il pranzo per Manuel e Smirti, avevamo pure parlato con loro di quanti animali ho, ma non avevo fatto caso a quanti ce ne erano in giro, ero andata a Bologna a prendere Viola, ero andata a cena da Rosalba e -nel frattempo- avevo fatto a te, 3-4-5 telefonate, non ricordo più quante. Avevo acceso e spento il pc non so quante volte (Smirti ha voluto vedere le foto di Viola, abbiamo parlato molto di lei). Ho pensato che a volte do da mangiare agli animali, a volte no, a volte lo do quando mi ricordo e già un'altra volta avevo fatto caso a questa mia leggerezza-un po' menefreghismo, e per un po' avevo fatto la "brava padrona di animali" ed ero diventata più regolare.

Mi sono sentita "in colpa", cioè colpevole di negligenza e ho pregato che, se tornava Minù, che è la mia preferita, non avrei più fatto così la cialtrona e sarei diventata più attenta ai miei animali, compresa Magò (a proposito, ora vado a pagare la pensione del cavallo).

Beh, poi stamattina, alle 5 e trenta mi sono svegliata, sono andata in sala, e lì c'era Minù che dormiva beata sulla poltrona.

Le ho dato subito un po' di croccantini.

Caterina Regazzi