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sabato 23 febbraio 2019

"All you seed is love" di Franco Sacchetti - Un libro dedicato ai "seed savers"

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ALL YOU SEED IS LOVE - Tutto ciò che semini è amore è un libro illustrato per bambini (e non solo) dedicato ai semi, agli alberi che dai semi lentamente esplodono, al potere creativo della natura, e dei nostri pensieri positivi, che dalla natura sono ispirati.

Secondo la spiritualità dei pellerossa Lakota la mente, con i suoi pensieri, è una semina del cuore.

Tale analogia simbolica con il ciclo naturale, mediata dal linguaggio fumettistico con i suoi balloon, traccia attraverso i disegni il percorso della vita dal seme alla pianta, e di ritorno al seme, in un circolo creativo che permette la riproduzione e il sostentamento di tutti gli esseri viventi, ma che l’uomo, incapace di comprenderne l’essenza, sta irrimediabilmente compromettendo con le sue azioni.

Il libro tocca dunque anche il tema della manipolazione genetica dei semi, della perdita di biodiversità, e cerca di rendere i lettori consapevolmente attivi rispetto a queste tematiche.

A tale scopo una scheda di approfondimento a fine libro, destinata principalmente a genitori ed educatori, vuole offrire informazione non solo su tali emergenze ambientali, ma soprattutto sulla nascita e lo sviluppo di un movimento mondiale di custodi dei semi –seedsavers- in difesa della vita.

Un invito a unirsi all’attività di associazioni come Navdanya e Seed Vicious e della LEF per piantare i semi di un futuro migliore.

Franco Sacchetti



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sabato 10 marzo 2012

Teodoro Margarita: "Combattere l'erosione dei suoli, combattere l'erosione mentale..."

Teodoro Margarita

C'è una bella congiunzione, nel cielo, Venere e Giove si accompagnano e si sorridono nelle prime ore della sera. Febbraio e marzo in loro compagnia, complice una luna che sapeva tanto di stregatto, anche se solo per qualche giorno, hanno introdotto un marzo che sarà pieno di lavori nell'orto.Sono ancora tre anni che vivo a Cranno, neanche tre anni che mi sono sistemato su questo poggio, vedetta sulla valle e custode di una cascata.

Dovevate ammirarla completamente gelata: si è rivestita di un manto algido, una sorta di tunica lunga con un collo a sbuffo, un cratere sotto il quale scorreva un rivolo d'acqua e, sotto, un laghetto ghiacciato.

Via il gelo, ora i -15 gradi sono alle spalle e nell'orto il tepore permette di ricominciare a lavorare. Per prima cosa occorre preparare il terreno. Questo è un poggio e dunque costituito da balze, terrazzamenti in declivio. L'erosione è normale: la pioggia, la stessa forza di gravità spostano verso il basso masse considerevoli di sostanza organica... che a me occorre tutta qui, in alto, nell'orto, nelle strette strisce che devo apprestare alle coltivazioni.
Così, armato di pala, piccone, due secchi capienti, eccomi a spostar terreno dal basso verso l'alto, pian pianino si recupera l'erosione e , dove sto compiendo il lavoro, a ridosso di una recinzione, salvaguardo l'opera stessa e scavo una sorta di trincea che mi permette un agevole passaggio e garantisce che il successivo terreno che, naturalmente scenderà, venga fermato.


Risaia in Cina


Solo fatica? Solo sudore? Per niente. Ho in mente le grandiose immagini, foto scattate dall'alto di zone della Cina o della Thailandia: immense coltivazioni di riso estese seguendo le curve di livello delle montagne, non un albero ma solo risaie, una sull'altra, un lavoro di millenni, compiuto quando non v'erano nè ruspe e tantomeno mezzi meccanici di nessun tipo.

Generazioni e generazioni di contadini, milioni di esseri umani che hanno saputo con rara maestria rendere coltivabili colline, montagne in uno sforzo corale, una vera e propria "poesia", una poiesis, creazione collettiva che ha assicurato difesa dall'erosione, e così nutrimento, sicura fonte di cibo per tutto questo tempo.


Non è più così: nel mondo, ben lungi dall'affidarsi alla sapienza dei popoli contadini, l'attuale presunzione tecnocratica sta condannando milioni di ettari di terra, una volta fertile, alla morte, alla sterilità assoluta.

Ciò che la fatica e la sapienza dei popoli aveva saputo creare svanisce, annullato dalla smania di guadagno, dalla supponenza e dallo strapotere multinazionale.
Sementi Ogm, tecnologie invasive, uso massiccio di fertilizzanti chimici ed ecco che si sgretola, si annichilisce il connubio felice che il contadino aveva saputo stabilire tra le proprie pratiche agricole e la terra.

I trattori sempre più pesanti, la sparizione di ogni coltura mista, in Asia si allevavano le oche ed anatre in mezzo al riso, vi si pescavano le ranocchie e pesci, si coltivava di tutto: ora non più, monocultura intensiva e fine del paesaggio vario, intarsiato di alberi e colline, ponticelli e villaggi.

Erosione del terreno come mai si era conosciuta nella storia dell'uomo. Erosione mentale, il contadino, ridotto a puro operatore, non conosce più nulla, perse le sapienze millenarie, perse le canzoni.

Io volgo lo sguardo verso Giove e Venere e sorrido ancora. Sono un contadino anch'io e riesco a cogliere i movimenti degli astri, non solo a premere i tasti di un televisore. Mi dico fortunato, il computer mi serve a scrivere di queste cose, calde, rimandare o tentare di rimandare pensieri, considerazioni che, chissà, potranno arrestare, un poco, la tremenda erosione mentale, non solo biologica, in atto potentemente e folle, su questo piccolo pianeta che abito.



Buona Primavera, buon lavoro a tutti nell'orto  e nei giardini, buon lavoro e che la fine, la fine, non si avvicini.

Teodoro Margarita


Referente Seed Savers della Rete Bioregionale Italiana

sabato 24 settembre 2011

Seed Savers: "...quei bei fagioli striati della Valsassina..." di Teodoro Margarita

Foto di Gustavo Piccinini



Erano tre fagioli belli grossi, simili ai bianchi di Spagna ma viola e striati di marroncino scuro, solo tre fagioli. Me li aveva procurati Mariuccia di Malgrate "Vengono dalla Valsassina, me li ha dati la signora Domenica, volontaria alla bottega equa di Lecco, glieli ha dati, tanti anni fà, la sua mamma e lei li ha sempre coltivati in quel di Barzio, su in montagna.

Queste le notizie, contemporaneamente scarne e  preziose, essenziali  su quei tre fagioli.

La signora Domenica, poi ho saputo, è morta. A me sono rimasti quei tre fagioli. Gli anni sono passati, son venuto a sapere tante altre cose su quei fagioli, intanto il loro bel nome scientifico "faseolus coccineus" per via del colore, rosso, molto intenso, dei fiori e tante altre cose.


Ho scoperto che sono una varietà, ne esistono anche in altre versioni, non solo viola, possono presentare altre fogge altrettanto variopinte, si tratta di un fagiolo di montagna molto resistente presente sulle nostre Prealpi, diffuso dalla Valvarrone alla Val Camonica, veniva chiamato dalle popolazione che lo coltivavano "scazafam" scacciafame, bastava a riempire una bella pentola per una zuppa sostanziosa e le tingeva di rosso.

L'ho coltivato con cura, è una varietà molto forte, si arrampica con vigoria e raggiunge e supera facilmente i tre metri, presenta una vegetazione imponente di un bel verde intenso, germoglia con facilità e si avvince al sostegno presto, conviene approntare dei paletti alti, meglio ancora lasciarlo andare, liberamente su un albero o su un pergolato.

Con il passare degli anni, non molti, per molte stagioni ho sempre conservato soltanto tre fagioli: tutti gli altri li ho donati, regalati ad amici, ai vicini,  a chi me li chiedeva. Questa stagione è la prima volta che ne tengo di più per me. Perchè , finalmente, i fagioli di montagna della signora Domenica possono dirsi salvi: amici che ne avevano ricevuti ne hanno riprodotti a sufficienza: per l'anno venturo voglio provare a cucinarne un pò.

Non ne ho avuto l'ardire, sempre teso alla loro diffusione e a nulla mi è servito il sapere che questi fagioli erano coltivati da amici in Val Varrone, sulle montagne dell'Alto lago di Como, i miei fagioli restano quelli di Domenica e mi tocca preservarli, tenerli preziosi, chi me li ha affidati lo ha fatto persuasa di avere a che fare con un vero "seedsaver" un buon custode di semi antichi e tale, io, son voluto essere.

A chi volesse cimentarsi nella loro coltivazione posso dire di pazientare: non ne spedirò a nessuno, intendo, data la quantità non notevole, limitarne la riproduzione nelle valli qui attorno e diffonderne tra amici fidati, una volta che saranno diventati più diffusi ed abbondanti, volentieri potrò cederne, ma mai più di tre alla volta. A me tre fagioli son bastati, sono bastati per riprodurne altri e seminarne in giro, chi ne ha ricevuti si è detto contento e nessuno me ne ha mai richiesti di più.

Anche questa è una bella storia, una buona e salutare pratica di sobrietà e cura, dalla montagna di Barzio, in Valsassina fino a casa mia, in Vallassina, nomi che spesso sono confusi: tra le due valli c'è però il lago, il ramo del lago di Como dalla parte di Lecco, dalla mia finestra si vede la Grigna , una montagna aguzza ed alta che d'inverno si riempie di neve, ecco, proprio da dietro quelle guglie, di là mi son venuti i tre fagioli della signora Domenica, grazie, dormi Domenica, sulla valle vegliano , numerosi, ciocche di fiorellini rossi e sale il buon profumo di una zuppa di fagioli gustosi.

Teodoro Margarita

Seed Saver della Rete Bioregionale Italiana