lunedì 7 luglio 2014

Api emigranti in città e miele cinese "taroccato"

Si moltiplicano i casi di avvistamenti di sciami e aumenta la presenza di questi impollinatori tra le vie e i palazzi cittadini. Perché? "Perché ormai stanno meglio in città che in campagna", spiega all'Adnkronos Francesco Panella, presidente dell'Unaapi, l'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani. Colpa dell'agricoltura intensiva, per la quale "servirebbe l'etichetta 'biocida', proprio come sui pacchetti di sigarette". Una pratica che, attraverso l'utilizzo di prodotti chimici, è tra le cause principali della moria delle api, proprio in quello che era il loro habitat naturale.

E anche se l'apicoltura urbana sta diventando un moda, questa migrazione degli insetti dalla campagna alla città rappresenta un dato preoccupante "perché le api sono la punta dell'iceberg di uno dei fattori indispensabili per l'uomo, l'impollinazione, e se le api non sopravvivono più nelle campagne questo significa che non sopravvivono più neanche coccinelle, libellule, farfalle", aggiunge Panella.

Il dato è diverso a seconda de Paesi. A soffrire di più sono le api che vivono in quelli ad agricoltura intensiva più spinta. "Il peggiore? Gli Stati Uniti che ogni anno, da 10 anni, perdono il 30% delle api; quest'anno è stato il 23%, l'anno scorso il 36% - aggiunge il presidente Unaapi - E infatti Obama la settimana scorsa ha annunciato una task force per salvare le api che temo farà la fine della riforma sanitaria, visto che a decidere le politiche agricole sono i produttori di chimica".

Le api statunitensi insomma non se la passano bene e le poche che rimangono "vengono in gran parte convogliate in California per impollinare le colture di mandorlo, con il risultato che gli apicoltori hanno denunciato la contaminazione chimica degli alveari portati a questo scopo, sebbene gli agricoltori dichiarino di aver utilizzato sui mandorli prodotti a norma di legge". Tra i Paesi europei, invece, "l'Italia è quello in cui le api stanno meglio - aggiunge Panella - grazie alla sospensione di alcuni insetticidi sistemici nella concia delle sementi del mais, e questo si vede".

Per salvare le api, dunque, è necessario "cambiare modo di fare agricoltura - aggiunge Panella - trattiamo il processo produttivo agricolo come se si trattasse di fare automobili o frigoriferi, senza tenere presente che invece abbiamo a che fare con la natura e la sua complessità". Cambiare modo di fare agricoltura è possibile; più complesso invece agire sui cambiamenti climatici, responsabili di questo "annus horribilis" del miele italiano. "Questa è una pessima stagione produttiva per l'apicoltura italiana - spiega Panella - al momento tutte le fioriture primaverili principali, dal millefiori, all'arancio in meridione e l'acacia nel centro nord, sono ai minimi storici a causa del clima".

2014 a parte, l'Italia conta 50mila apicoltori e una produzione media di 200mila quintali di miele l'anno. Un settore in cui cresce l'occupazione, soprattutto giovanile, perché la domanda di prodotti apistici cresce più dell'offerta e salgono di conseguenza le quotazioni del miele "nonostante la Cina stia inondando il mercato di 'miele' adulterato e scadente", e anche perché per avviare un'attività l'investimento è risotto, circa 50-70mila euro.

domenica 6 luglio 2014

Il Parco del Treja promuove la campagna di salvataggio ricci



Il riccio in genere ispira simpatia. È piccolo, inoffensivo, tondeggiante. Soprattutto alla nascita presenta i caratteri tipici che nell’uomo inducono tenerezza.

È un animale che è una sorta di termometro biologico, un bioindicatore. La sua presenza ci dà la misura della qualità dell'ambiente, dello stato di salute dei nostri territori. Con considerazioni che si possono spingere alla valutazione della presenza e degli effetti inquinanti, di sostanze talvolta usate in agricoltura, oppure degli effetti conseguenti ad alterazioni dell'ecosistema, o alle manipolazioni delle catene alimentari.

Si tratta di un animale notturno, che si nutre di uova di serpenti, vipere, larve di insetti, in genere ritenuti dannosi per gli orti e i giardini. Già l’idea che mangi le vipere ce lo fa sembrare un alleato, contro un serpente temutissimo – spesso ingiustamente – dall’uomo.

Il suo comportamento tipico in caso di pericolo è quello di chiudersi a palla. Immobile con gli aculei fuori. Una difesa quasi sempre invalicabile per i suoi predatori, ma purtroppo poco efficace rispetto alle macchine. Le automobili che sfrecciano nella notte diventano una delle principali cause di morte del riccio, come si può vedere bene percorrendo a piedi una qualsiasi strada, specialmente in questo periodo.

“Nessun antropomorfismo disneyano – sottolinea Gianni Guaita, il Direttore del Parco del Treja – ma certo la strage dei ricci ha un che di assurdo e raccapricciante. Basterebbe poco per evitarla: andare più adagio in auto (che è sempre bene) e fare attenzione a dove si mettono le ruote. Siamo certi che molti automobilisti concorderanno.”

(Fonte: La tua Voce)

sabato 5 luglio 2014

Monteveglio - Un raga nella notte all'oratorio di San Rocco



Qualche giorno fa avevo ricevuto una mail dall'amica Elena, che ringrazio sentitamente per il pensiero, che riguardava un incontro organizzato nell'ambito di una serie chiamata Custos, quid noctis?, che veniva definito "un fuoriprogramma da non perdere" :  un concerto-seminario di Mark Dyczkowski, intitolato Notturno indiano. Con  sitar, filosofia tantrica e “dottrina della vibrazione”  per  venerdì 4 luglio  2014 all'oratorio di San Rocco, nello splendido borgo dell’Abbazia di Monteveglio. Seguito  dalla "solita cena conviviale allestita dai partecipanti, con ciò che ad ognuno piace portare e condividere". 

Dopo esserci accertati che la serata fosse a ingresso libero, io e Paolo abbiamo subito deciso di partecipare; non capita spesso di poter conoscere e ascoltare le parole e le musiche indiane a noi (in particolare a Paolo) tanto care. Il borgo antico di Monteveglio poi, di per sé, merita sempre una visita. Nonostante la bellezza non è mai affollato e ci si respira un'atmosfera quasi familiare. Ed infatti venerdì sera, dopo aver lasciato l'auto fuori dalle mura ed aver oltrepassato l'arco posto all'ingresso, abbiamo intravisto un gruppetto di persone e ci siamo avvicinati tranquillamente. La prima persona con cui ci siamo scambiati qualche parola ed una stretta di mano era il maestro stesso.

Presentazioni e qualche informazione su da dove veniva, di che nazionalità fossero i suoi genitori, chi era sua moglie e chi erano quei bambini che erano con lei. Poi ci ha chiesto come mai fossimo lì. La spiritualità "laica" è alla base della nostra vita, è quel sottofondo sottile e profumato che avvolge tutto di una nota in sintonia e le musiche e gli antichi testi indiani sono una manifestazione spirituale per antonomasia e che non ha una connotazione religiosa specifica.

Poi ci siamo accomodati per un po' nello splendido giardino dei padroni di casa, Costanza e Marco, mi pare, gentilissimi e generosi nel condividere con tutti noi il luogo, il tempo, il cibo, il vino, i succhi, l'ospite, Mark. Noi non lo conoscevamo affatto ma mi ritengo fortunata di averlo incontrato.

Quante fortune nella mia vita!

Nel frattempo arrivavano altre persone (tra cui Elena) e finalmente abbiamo preso posto all'interno dell'oratorio: mura bianche di calce con rifiniture rosso (granata? amaranto?) panche in legno leggermente scomode, ma ci stava, un grande quadro con santi (San Rocco? San Sebastiano?) davanti a noi. Mark aveva portato con sé una raffigurazione della dea Kali e mentre incominciava la sua "conferenza" l'ha fatto girare fra di noi. Io e Paolo non abbiamo  fatto i timidi e ci siamo messi al primo banco, a sinistra durante la conferenza e a destra durante il concerto, che si è svolto dopo un breve intervallo durante il quale siamo andati a fare due passi verso l'abbazia. 

Abbiamo così goduto appieno sia delle parole che delle letture di Mark tratte dai Veda e dalle Upanishad, che della musica.

Sia la prima che la seconda parte sono state permeate dalla passione, molto evocative e suggestive, da ascoltare come in meditazione. Non saprei riferire gli argomenti trattati, ma ho riconosciuto e mi è stato trasmesso un profondo senso di presenza e di comunione col mio 
Sé, con il momento vissuto, con la Natura e con gli altri esseri lì presenti.... parole vuote, lo capisco e mi vergogno quasi un po' a scriverle.

Ci siamo fermati anche alla successiva cena, con la condivisione di tutto quel che era stato portato. Io avevo preparato una polenta mescolata con dhal, nonostante fosse appena tiepida era non male!

Ormai si era fatto tardi, dopo alcune parole col padrone di casa, ci siamo accomiatati. Spero ci saranno altre occasioni di incontro.

Caterina Regazzi














venerdì 4 luglio 2014

Benessere come professione - A Perugia nasce l’Académie du Bien-être




Un piano formativo completo che partirà da settembre e avrà due percorsi: uno dedicato ai futuri Spa manager, l’altro abbraccerà la cucina del benessere con un corso in cucina salutistica e uno di specializzazione per cuochi in cucina salutistica

Un’offerta formativa del tutto nuova nel panorama nazionale. Uno spazio polifunzionale dove i percorsi proposti ed livelli di specializzazione raggiunti saranno in grado di soddisfare i nuovi fabbisogni di professionalità emergenti nel settore del benessere, caratterizzati da elevati standard qualitativi. Nasce anche sulla base di questi fattori il progetto Académie du Bien-être, che inaugura il partenariato tra Marc Mességué, Iter e Università dei Sapori di Perugia (Umbria).

Due le sezioni dei corsi ricomprese nel piano formativo e che saranno avviate a Settembre. Una dedicata al benessere e alla salute con la formazione di operatori qualificati e di Spa manager; l’altra dedicata invece alla cucina del benessere con un corso in cucina salutistica e uno di specializzazione per cuochi in cucina salutistica.

Il pubblico di riferimento: l’Académie du Bien-être prevede un ‘offerta orientata alla formazione sia degli operatori del benessere e Spa Manager che degli operatori della ristorazione in chiave salutistica, offrendo importanti opportunità anche al pubblico di imprenditori di settore e potenziali start-upper che intendono avviare un’attività nel settore wellness.

Una scelta di qualità, che segue le specificità del metodo Marc Mességué applicato a tutti i livelli professionali, da quello manageriale a quello più operativo e che si colloca in un mercato che continua a registrare importanti trend di crescita e interessanti ricadute in termini occupazionali. “La partnership avviata con Iter ed Università dei Sapori – dichiara Marc Mességué –rappresenta un’ulteriore testimonianza di come sia fondamentale perseguire un’adeguata formazione in ambito alimentare e salutistico. Metteremo a disposizione degli allievi un patrimonio di conoscenze unico nel panorama internazionale, frutto di uno studio costante, della continua ricerca e alla grande esperienza Marc Mességué. Un metodo capace di integrare le antiche pratiche della medicina naturale con le terapie più all’avanguardia”.

Ambiziose le aspettative. “L’Accademia del Benessere - spiega Lucio Lupini Presidente di Iter – si colloca sul mercato italiano per completezza e livello di specializzazione e incontra i nuovi fabbisogni di professionalità emergenti nel settore del benessere, caratterizzati dalla capacità di creare una rete di sviluppo locale integrata con elevati standard qualitativi”. Di innovazione, capacità di anticipare le esigenze del mercato e colmare il gap di competenze di chi opera nei settori legati al turismo ed al benessere parla anche Dante Burzigotti Direttore di Iter. “Il progetto – rileva Burzigotti - sposa anche l’obiettivo di offrire un’importante occasione di specializzazione per le PMI che operano nel settore alberghiero e turistico. Un’opportunità che vede proprio nel benessere un trend di crescita costante capace di accompagnare i processi di innovazione delle aziende coinvolte che possono ora avvalersi di personale altamente qualificato, per poter rispondere all’esigenza di differenziare e integrare l’offerta con sempre nuove proposte, così come impone lo scenario competitivo attuale”.

Scenari in cui il tema del Benessere è sempre più saldamente unito a quello dell’Alimentazione. Ed è in quest’ambito che si colloca l’esperienza dell’Università dei Sapori da sempre attenta agli aspetti salutistici e nutrizionali. Per questo, il progetto Accademia del Benessere “rappresenta un tassello importante nella sua strategia di promozione della sana e corretta alimentazione e di promozione di una cultura alimentare orientata alla salute e di formazione di operatori capaci di esprimere la loro professionalità sia nelle aziende del territorio umbro che in quelle livello nazionale e internazionale. In questo – rileva Anna Rita Fioroni Presidente dell’Università dei Sapori – il progetto si sposa pienamente con un Metodo, quello di Marc Mességué di chiara fama europea: un valore di indubbia qualità all’offerta formativa di Università dei Sapori destinata ad impreziosire ulteriormente le proposte della nostra struttura”.

C. S. 

Fonte:  Tracce > Formazione

giovedì 3 luglio 2014

Progetti di sopravvivenza ecologista agricola nelle Marche ed in Emilia Romagna



L'associazione Agri.Bio Emilia Romagna a seguito delle difficoltà
avute da vari dei partecipanti al progetto “seed savers di fagioli
antichi” dovute in gran parte alle condizioni climatiche molto diverse
dal solito che hanno portato alla comparsa di problemi vari
imprevisti, ha deciso di attivare una sperimentazione su orticole e
erbe aromatiche in collaborazione con il gruppo emiliano
dell'associazione Civiltà contadina e con l'azienda agricola “ la
fontana” che ha sede a Spilamberto azienda agricola e fattoria
didattica e agriturismo a Savignano sul Panaro.

L'azienda che dispone tra l'altro di aula didattica, un appezzamento
di circa 5.000mq con erbe aromatiche assortite e di un laboratorio per
la preparazione di cosmetici, concederà in uso all'associazione uno
spazio con terreno già concimato e lavorato idoneo per sperimentazione
coltivazioni ortaggi antichi e biodiversi.

Il progetto che stiamo elaborando dovrebbe portare alla realizzazione
di un orto didattico sperimentale produttivo ( probabile che vengano
realizzati più orti con tecniche diverse ). l'associazione svolgerà
attività di sperimentazione, informazione e didattica . I soci
potranno partecipare a tutte la attività dai corsi inerenti
orticoltura, erbe aromatica, cucina a , esercitazioni pratiche per
imparare a coltivare un orto, alcuni soci che non dispongono di un
proprio orto potranno collaborare all'iniziativa e coltivarsi le
proprio verdure da degustare.

Si potra allargare la sperimentazione anche a tecniche e sistemi per
orticoltura urbana, da balcone e da tetto. e altri aspetti che sono in
via di definizione,

Essendoci una aula didattica si potranno svolgere conferenze incontri,
corsi su altri argomenti contemplati dal nostro statuto e iniziative
atte a contribuire a migliorare il rapporto tra uomo e natura, tra
città e campagna e al miglioramento spirituale oltre che materiale
degli associati. Da informazione sul biologico e altre forme di
agricoltura eco sostenibile, alle auto produzioni, alle riparazioni
domestiche, meditazioni e pratiche per il benessere psicofisico,
cucina dei prodotti biodi versi dell'orto, pittura, percorsi di
consapevolezza, ecc.

Abbiamo alcune richieste anche per un corso di potatura .

Aldo Nardini



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Cercasi aiuto per montare tenda e varie a Calcina (Macerata)

Ciao fratelli e sorelle, mi chiamo Silvia, sono una mamma (Runa di 2 anni e mezzo) “sola” e con in più due cagnone!! Sto cercando di sistemarmi sul terreno di amici (una coppia con 4 figli di cui una dell’età di Runa) a Calcina, paesino dell’entroterra marchigiano, in provincia di Macerata, vicino a Camerino dove abita anche un’altra coppia di amici con altri due bimbi!

Un amico mi ha dato il tendone della protezione civile che era al giardino della gioia e il papà di Runa mi ha preparato i tronchi su cui poggiare la base della tenda, vorrei rialzarla un pochino per l’umidità e la neve dell’inverno (si, mi piacerebbe riuscire a passar l’inverno lì!) e farci il pavimento in legno! C’è da pulire il terreno su cui andrà, far la base e riuscire a far il recinto per cani e galline che staran, spero, assieme!

Da sola non riesco a far molto, tra orto, preparazione cibo, runa ecc…. Io quasi sicuramente non ci sarò dall’8 al 20 luglio per lavoro e incontro scuola famigliare ma prima e dopo sono molto molto graditi aiuti ed idee per sistemarci al meglio spendendo il meno!


Silvia 3396417313 non lo tengo spessissimo acceso ma se spento basta un messaggio e vi richiamo!!!!

e-mail nutri.sento@libero.it


mercoledì 2 luglio 2014

La differenza fra green economy e blue economy (se ce n'è una)



Non dobbiamo dimenticare che la green economy ha creato anche danni all'ambiente. Nella frenesia di alcuni imprenditori di accaparrarsi agevolazioni e contributi dello Stato sull'energia, si sono sacrificati centinaia di ettari di campagne fertili per mettere a terra pannelli fotovoltaico (parchi fotovoltaici), vedi Montalto di Castro che ha sacrificato circa 80 ettari di terreno agricolo per una centrale solare fotovoltaica da 13 megawatt. Senza parlare poi dei progetti di centrali a biomassa dove materiale legnoso di scarto, residui vegetali ed altro materiale che compone la biomassa assenti in zona e, quindi, da reperire anche all'estero. Infine vedi le torreggianti pale eoliche erette in zone dove i venti sono quasi assenti. Per evitare ulteriori disastri ambientali è nata così la Blue Economy.

A differenza delle green economy la blue economy non affronta solo gli aspetti tecnologici, finanziari e organizzativi delle aziende che ne entrano a far parte, ma si occupa di un contesto più ampio che comprende anche l'aspetto sociale, l'impatto con l'ambiente e la qualità della vita anche animale.

La blue economy si basa sull’imitazione dei sistemi naturali, riutilizza continuamente le risorse e produce zero rifiuti e zero sprechi. Diversamente dalla green economy, non richiede alle aziende di investire di più per salvare l’ambiente. Anzi, con minore impiego di capitali è in grado di creare maggiori flussi di reddito e di costruire al tempo stesso capitale sociale. I risultati ci sono, e in tutto il mondo laboratori di ricerca, aziende e innovatori hanno adottato questi principi per aumentare la loro competitività salvaguardando l'ambiente naturale e dando nuova forma alle nostre economie.


(Fonte: AK Informa N. 26/14)

martedì 1 luglio 2014

Antonella Capodicasa: "L'esperienza vissuta all'Incontro Collettivo Ecologista 2014"

22 giugno 2014 - Collettivo Ecologista di Montesilvano


Ore 9:40, arrivo all'Olis per la mia lezione di Makko-ho o stretching dei meridiani, tecnica di esercizi elaborata dallo shatzuka Masunaga per il riequilibrio energetico del corpo.

E' una bella giornata e dopo aver guidato nel caos cittadino, arrivare quì è un vero sollievo.

Il posto, direi magico, non solo per il verde, i fiori, gli alberi, i colori,i profumi ma per il grande confluire di energia che si percepisce costantemente.

A protezione del luogo una sirena scolpita dal padrone di casa Michele Meomartino.

Alcuni la trovano stranamente inquietante, io penso sia perfetta per risvegliare le nostre anime assopite dal tran-tran quotidiano. Qui ci si può liberare da qualsiasi mantello.
Subito faccio conoscenza con le persone che incontro, tutti sguardi limpidi e tranquilli e mi chiedo se sia l'influenza del posto....

Inizia la lezione. Sei esercizi semplici di risveglio.

Ci mettiamo sul prato a stretto contatto con la terra  in un circolo mistico. Cerco così di trasmettere quella che è la mia esperienza più grande, la cura.

Racconto la mia storia da ex eterna malaticcia, di come vivessi senza  forza fisica e in uno stato  di depressione costante. Non avevo molta voglia di vivere e non amavo il mondo in cui vivevo. Poi la ricerca. Si può vivere diversamente? Possiamo plasmare noi il nostro futuro e il nostro ambiente? Scopro così ancora una volta quanto sia circondata da persone che guardano nella mia  stessa direzione. Non siamo soli e questi incontri ne  sono la conferma.

Citando uno dei miei cantanti preferiti Niccolò Fabi "Siamo consumatori consumati travolti dalla spazzatura  - siamo pesci in un acquario e non  sogniamo il mare".

Ora la sfida è riappropriarci del nostro mare e dei nostri sogni.

Ringrazio tutte le persone che ho conosciuto in  questo incontro,persone meravigliose che mi hanno trasmesso grande forza e speranza. 

Paolo e Caterina ogni volta che vi penso mi ritrovo un grande sorriso stampato in faccia. GRAZIE.

Antonella Capodicasa - antodicasa@gmail.com