venerdì 8 aprile 2016

Bioregionalismo - Recensione di alcune pubblicazioni della Rete Bioregionale Italiana



Qui di seguito segnalo alcune pubblicazioni realizzate dalla Rete Bioregionale Italiana alle quali io stesso ho contribuito, i  primi due testi sono reperibili presso http://www.fiorigialli.it/edizioni/index.php?sot=24 -
Il terzo presso: Edizioni Tracce oppure scrivendo a: bioregionalismo.treia@gmail.com  


P.D'A.

La Terra Racconta
Il Bioregionalismo e l'arte di disegnare mappe locali

La Terra Racconta<br />Il Bioregionalismo e l'arte di disegnare mappe localiUn manuale curato dalla Rete Bioregionale Italiana, per fare conoscere il bioregionalismo e fornire le basi per la realizzazione di mappe locali, strumento utile per farci ritornare ad essere seri e consapevoli abitanti della terra. E' dedicato agli adulti e ai bambini, agli insegnanti delle scuole che potranno trarne spunto per una attività interdisciplinare, agli ecologisti e ai tecnici delle aree protette ed infine a tutti coloro che vivono amore per la Madre terra.
di: Rete Bioregionale italiana
AAMTerranuova
ISBN: 978-88-
Pag. 80
Formato: 16,5 x23 cm.
Anno: 1997

Selvatico e Coltivato
storie di vita bioregionale


Selvatico e Coltivato<br>storie di vita bioregionaleÈ possibile smettere di coltivare con pesticidi, antiparassitari, macchine agricole e avere lo stesso raccolti, anche più saporiti e salutari? È possibile vivere in campagna, isolati, senza acqua corrente e senza elettricità? È possibile fare il bucato efficacemente usando la cenere del camino? C’è chi sostiene di sì, e lo dimostra raccontando come fa e da quando lo fa. Addirittura rivendicando una scelta di vita che – a suo dire – salverà l’umanità dal disastro ambientale. Si chiamano “selvatici”, si richiamano a “filosofie” nient’affatto ideologiche e religiose, ma soprattutto alle scelte di vita di uomini, donne e bambini d’America e di altre parti del mondo.
di: Rete Bioregionale italiana
Stampa Alternativa
ISBN: 978-88-7226-780-6
Pag. 196
Formato: 12 x 16,5 cm.
Anno: 2003


Riciclaggio della memoria

di Paolo D'Arpini

Appunti, tracce e storie di Ecologia Profonda,
Bioregionalismo e Spiritualità Laica

Edizioni Tracce, 2013
Saggistica collana Olistica
diretta da
 Michele Meomartino
pp. 216 - € 12,00
ISBN 978-88-7433-889-4
Dimensioni cm. 21x14,5

 



Dalla quarta di copertina a cura dell'Autore: 

“La coscienza non può essere spiegata solo in termini di funzionamento fisiologico e sicuramente possiede una sua propria natura e realtà. L’osservato non è mai scisso dall’osservatore, l’immagine non può sostituirsi alla sostanza.  Tutto si manifesta in ogni singola parte e ogni parte compartecipa al tutto. Questa percezione ha una somiglianza anche con le descrizioni del sentire bioregionale e dell’ecologia profonda. Mettere in pratica questo sentire è lo spontaneo risultato di quella esperienza...”

giovedì 7 aprile 2016

Londra. I piccioni aiuteranno a monitorare la qualità dell'aria


A Londra entrano in azione i piccioni per monitorare lo smog
Fonte: #PigeonAir
Parte a Londra un progetto pilota denominato Pigeon Air Patrol (piccioni che pattugliano l'aria), innovativo sistema di misurazione dell'inquinamento che utilizza i piccioni, volatili con uno spiccato senso dell'orientamento, ideato da Pierre Duquesnoy e Matt Daniels.
L'idea sviluppata è quella di dotare i piccioni di piccole centraline, posizionate in delle apposite imbracature cucite su misura: gli "zainetti" sono dotati di leggerissimi sensori che, senza recare fastidio agli uccelli, misurano i livelli di biossido di azoto e ozono e altri composti volatili che sono tra i principali composti inquinanti presenti nell'aria.
Al servizio è possibile accedere inviando un tweet alla @PigeonAir, chiedendo quanto biossido di azoto c'è nell'area in cui ci si trova. I ricercatori della Plume Labs, attraverso i piccioni che si trovano in quel luogo, rilevano i livelli di inquinamento e con un altro tweet rispondono all'utente diagnosticando da un livello moderato di inquinanti fino a un livello estremo.
Inoltre, attraverso il sito ufficiale pigeonairpatrol.com, è possibile seguire i piccioni in tempo reale e avere informazioni in tempo reale sulla qualità dell'aria in varie zone di Londra.
I dieci piccioni, durante il loro "lavoro", sono tenuti sotto sorveglianza da un medico veterinario e, al termine del progetto, saranno liberati dai loro "zainetti" per tornare alla loro normale attività.
(Fonte: Arpat)

mercoledì 6 aprile 2016

Camerano, 10 aprile 2016 - Estetica Spirituale di Milena Campanella



Fiera del Benessere
Grotte Center di Camerano (An)
Domenica 10 Aprile 2016, ore 17 
Milena Campanella
presenterà
  “Estetica spirituale”





Estetica Spirituale è un termine originale ideato dall’Autrice, Milena Campanella,  per designare l’aspetto spirituale dell’esperienza estetica. Filosofia, Arte e Spiritualità sono i temi trattati nel presente volume. 

Essi ruotano attorno al concetto di bellezza, considerata come attributo ed emanazione del divino. Lo scopo del libro, dunque, è quello di aiutare il lettore a conoscere meglio se stesso, a scoprire la propria natura divina e a discernere ciò che è veramente bello da ciò che non lo è. Si tratta di una ricerca attenta e profonda che trae ispirazione dall’insegnamento del filosofo e pedagogo Omraam Mikhaël Aïvanhov. 

Il percorso estetico proposto dall’Autrice, oltre ad essere arricchito da numerose e significative immagini di opere d’arte, si snoda attraverso i Numeri ed è guidato dal loro significato simbolico. Per sviluppare gli argomenti sono state inoltre inserite e commentate le immagini tratte dai Tarocchi e quelle dei Mandala Numerici ideati e realizzati dall’Autrice; in ultimo, al termine di ogni capitolo, vengono proposti degli esercizi pratici per interiorizzare le conoscenze acquisite.

Ingresso Libero


Libreria Erboristeria del Benessere
di Rosella Sbarbati
Corso Amendola 8/A,  60123 Ancona

tel. 0712071736
cell. 3341028885

martedì 5 aprile 2016

Vivere in città con il clima che cambia...



Il cambiamento climatico acuisce l'impatto degli eventi atmosferici estremi e aumenta i rischi sanitari legati in particolare alle ondate di calore
Legambiente: Le città italiane alla sfida del clima
Presentato, di recente, il dossier di Legambiente, in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente, “Le città italiane alla sfida del clima”, con risultati utili e interessanti per definire l'entità degli impatti dei mutamenti climatici nelle nostre città.
Dal 2010, 101 Comuni italiani hanno subito, nel loro territorio, impatti dovuti a fenomeni atmosferici estremi, con 204 eventi tra allagamenti, frane, esondazioni con danni alle infrastrutture e/o al patrimonio storico.
I cambiamenti climatici in corso necessitano di nuove modalità di risposta alle situazioni di emergenza ed ai pericoli che minacciano, in particolare, le città. Sono necessarie nuove forme di pianificazione e di gestione delle aree urbane per mettere in sicurezza i cittadini e ridurre gli impatti sui quartieri e sulle infrastrutture dei centri urbani.
Le città sono il cuore delle sfida climatica in tutto il mondo perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, mettendo in pericolo vite umane e provocando gravi danni a edifici ed infrastrutture.
Conoscere le zone urbane a maggior rischio è molto utile per pianificare e ottimizzare gli interventi durante le emergenze ed indirizzare l'assistenza, ma anche per realizzare interventi di adattamento, come la reintroduzione di alberi e prati al posto di superfici asfaltate, in modo da favorire il naturale deflusso delle acque nella falda e rivestendo i tetti con vegetazione o materiali riflettenti.
Tutto questo richiede di attivare un sistema di risposta più efficace, in base alle caratteristiche dei diversi territori, a volte condizionati da fenomeni di dissesto idrogeologico, altre dalle conseguenze di una gestione disinvolta del consumo di suolo, dell'edilizia o della rete di smaltimento delle acque.
Oltre ai danni più visibili causati dal maltempo, dobbiamo fare i conti anche con gli impatti sanitari dovuti alla maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore. Gli studi realizzati dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario nazionale della Regione Lazio, nell'ambito del “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”, evidenziano dati preoccupanti relativi alle città italiane.
Nell'estate del 2015, le temperature superiori alle medie, nel periodo di luglio, nelle città del Nord e del Centro (fino a 4°C superiori ai valori di riferimento con picchi che hanno raggiunto i 41°C), associate ad elevati tassi di umidità hanno aumentato il disagio termico della popolazione.
L'effetto è stato un aumento della mortalità giornaliera nella popolazione con età superiore ai sessantacinque anni nel mese di luglio 2015, con incrementi compresi tra +15% e +55%.
Le città, quindi, devono poter affrontare la sfida dei cambiamenti climatici ma per riuscire in questo intento, riducendo rischi e impatti, occorre attuare strategie di adattamento mirate e gestite a livello nazionale e locale.
Per Legambiente una politica idonea deve prevedere l'elaborazione di Piani Clima delle città, cioè di uno strumento che consenta di individuare le aree a maggiore rischio, di rafforzare la sicurezza dei cittadini anche in collaborazione con la Protezione civile, in modo da elaborare progetti di adattamento di fiumi, delle infrastrutture, dei quartieri. Il Ministero dell'Ambiente dovrebbe svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento rispetto all'azione dei Comuni.

(Fonte: Arpat)

lunedì 4 aprile 2016

Navigli morti a Milano... Volontari META salvano i pesci boccheggianti con secchi d'acqua



In questi giorni META (Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente) Sezione Lombardia ha ricevuto decine di segnalazioni da parte di cittadini che segnalano l'agonia e morte di tantissimi pesci. Il problema si ripresenta ogni anno quando i Navigli vengono messi in secca per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei canali. 

Gli attivisti hanno fatto immediatamente sopralluoghi nei vari punti del Naviglio per valutare le criticità e poi hanno organizzato squadre di recupero che sopravvissuti e li trasferiscono in secchi pieni di acqua per poi trasportarli in punti dove l'acqua è a livelli di sicurezza per la loro vita.

Diversi volontari richiamati, dal passaparola, dai social e da un evento facebook molti hanno risposto all'appello e stivali e guandi di gomma, retino e secchio stanno prestando la loro opera sul tratto di via Porta Ticinese
Andrea Sinesi, responsabile META Sezione Lombardia denuncia: "Ogni anno associazioni di protezione animali e ambiente chiedono al Consorzio Villoresi che risponde dei Navigli e al Comune di Milano per la Darsena di lasciare i 10 centimetri di acqua necessari alla sopravvivenza della pauna ittico e che consentirebbero comunque la pulizia dei canali. 


Ci appelliamo alle istituzioni preposte affinché si arrivi al compromesso che salvi la vita dei pesci. Ricordiamo infatti che la situazione che hanno trovato le Unità Operative di META incaricate al recupero é stata veramente drammatica. Pesci costretti a nuotate sul lato, pesci fuori dall'acqua, decine ammucchiati in una pozza boccheggianti: una agonia straziante ed evitabile" 



Chi desidera lasciare la propria disponibilità e dare un aiuto può chiamare 
Unità Operativa META Lombardia: 3406743609  
Francesca, Segretaria META Lombardia: 3271838702

domenica 3 aprile 2016

Botanica ed ecologia - Gli uliveti salveranno il mondo



Gli uliveti, ancor più che boschi e foreste, potrebbero salvare il mondo dall'effetto serra. L'attuale metodo di calcolo del sequestro di carbonio, secondo una ricerca delle Università di Cordoba e Jaen, infatti sopravvaluta l'effetto sequestrante nel terreno operato dalle specie boschive mentre è grandemente sottovalutato quello operato dall'ecosistema oliveto.

Il metodo di calcolo è tutt'altro che secondario visto che ciascun paese deve sottostare a delle regole sulle emissioni di anidride carbonica che tengono conto però anche delle capacità delle risorse naturali della nazione di sequestrare il carbonio.

L'Unione europea, da tempo, ha stimolato l'agricoltura a operare per diventare una fonte di sequestro di carbonio, più che emissione. Tutto questo grazie al greening e a strumenti della politica agricola comunitaria come la condizionalità. Si parte dal presupposto infatti che è proprio il terreno, dopo vegetazione e atmosfera, il più grande serbatoio di CO2 del pianeta.

Le università spagnole hanno così confrontato diversi modelli colturali per capire quali metodi possono contribuire maggiormente al sequestro del carbonio, anche e soprattutto negli strati più profondi del terreno. Solo grazie al sequestro in profondità, infatti, il terreno può diventare un vero e proprio pozzo di carbonio.

La ricerca ha confrontato diversi sistemi che vanno dall'utilizzo della sansa come ammendante, fino alla pacciamatura mediante la trinciatura dei residui colturali.

I ricercatori dell'Università di Cordoba, così, hanno verificato che la trinciatura della potatura, con effetto pacciamante, senza alcuna lavorazione del terreno è il metodo migliore per fissare il carbonio in profondità.

Al contrario la normale prassi agronomica che vuole lo spargimento della sansa come ammendante, seguita da una lavorazione del suolo, non porta a risultati soddisfacenti in termini di efficacia del sequestro del carbonio.

Anche l'utilizzo delle sole foglie, come pacciamatura sul terreno, offre benefici nella capacità di sequestro del carbonio ma con effetti decisamente più instabili e meno duraturi nel tempo rispetto alla trinciatura dei sarmenti di potatura interi.

R. T.  


(Fonte: Strettamente Tecnico > L'arca olearia)

venerdì 1 aprile 2016

La pianura alluvionale. Un ecosistema bioregionale da proteggere


La pianura alluvionale è l'area accanto al letto di un fiume che è più o meno frequentemente coperta di acqua quando vi è grande affluenza nei fiumi adiacenti ed è un ecosistema molto importante perché, trattenendo l’acqua, può attenuare gli effetti delle precipitazioni abbondanti e quindi proteggere le attività economiche e le comunità più a valle dai danni provocati dalle inondazioni.
Tuttavia, molte pianure alluvionali naturali di antica formazione sono minacciate dall'espansione urbana, dallo sviluppo delle infrastrutture, dai cambiamenti nell'utilizzo del territorio, dall'inquinamento delle acque e dalle attività agricole. Si stima infatti che negli ultimi secoli siano andate perse, o non siano più in grado di assolvere ai loro compiti funzionali, fino al 90% di pianure alluvionali.
Alcune delle più grandi e meglio conservate in pianure alluvionali d'Europa si trovano in Austria, Croazia, Ungheria, Slovacchia e Slovenia. Invece, uno degli ultimi corridoi fluviali delle Alpimorfologicamente intatto è quello del Tagliamento in Italia, mentre alcuni tratti morfologicamente intatti dei fiumi Allier e Durance in Francia sono esempi profonda connettività con le pianure circostanti.
Le restanti pianure possono ancora giocare un ruolo importante nella conservazione delle risorse naturali e rientrare nel piano di ripristino di almeno il 15% degli ecosistemi degradati che la strategia UE per la biodiversità si è data come obiettivo entro il 2020.Inondazioni 1980-2010
La relazione dell'Agenzia Europea dell'Ambiente “Flood risks and environmental vulnerability”rielabora le informazioni relative agliimpatti economico-sociali delle inondazioni segnalate tra il 1980 e il 2010, pubblicate nella banca datiEuropean flood impact databasea partire dalla reportistica degli Stati membri richiesta secondo laDirettiva sulle alluvioni e da altre informazioni fornite da autorità nazionali competenti, e le incrocia con quelle derivanti da un apposito questionario somministrato agli Stati membri.
Il rapporto evidenzia i vantaggi di un approccio integrato alla gestione del rischio da alluvioni e sostiene che un'attuazione coordinata della normativa UE, come ad esempio la Direttiva quadro sulle acque, le Direttive Uccelli e Habitat e della Direttiva sulle alluvioni attraverso misure e azioni coerenti, potrebbe migliorare l'efficacia delle politiche in essere.
Il ripristino degli ecosistemi, come precedentemente detto, potrebbe essere molto efficace per prevenire e mitigare le inondazioni e anche nel caso fosse necessario attuare delle misure di impatto, tipo la costruzione di dighe, queste dovrebbero essere integrate con soluzioni a lungo termine di tipo naturale, come, appunto, il recupero di una pianura alluvionale.
Nel rapporto viene anche evidenziato che:
  • tra il 1980 e il 2010, nei 37 paesi europei sono state registrate un totale di 3.563 alluvioni. Il picco si è avuto nei mesi di maggio/giugno del 2010 con 321 alluvioni che hanno colpito 27 paesi, specialmente dell'Europa centrale;
  • estrapolando i dati dalla reportistica disponibile di nove paesi (Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Romania, Slovenia, Croazia e Italia) l'Italia ha la percentuale più alta di popolazione (11% pari a 6,7 milioni di persone) che vive in zone soggette a inondazioni, mentre l'Ungheria ha la più alta quota relativa di persone che vivono in queste aree (1,8 milioni, il 18% della popolazione). Inoltre, complessivamente, più del 40% delle pianure alluvionali è utilizzato per l'agricoltura arabile e l’Italia, con il suo 56% (quasi 14.000 km2) situato nelle aree Nord bacini del Po e Reno, guida la classifica;Danni annuali da alluvione
  • gli studiosi si aspettano che idanni annuali provocati dalle inondazioni aumentino di cinque volte entro il 2050e fino a 17 volte entro il 2080. I danni saranno però principalmente dovuti allo sviluppo socio-sconomico e al cambio di uso del suolo e, solo in minima parte, ai cambiamenti climatici (10%-30%);
  • le soluzioni basate sugli ecosistemi e sulle infrastrutture verdi sono, in molti casi, fondamentali nel garantire un approccio conveniente ad uno scenario di incertezza per ritardare o evitare una gestione classica delle acque che preveda la costruzione di infrastrutture. Infine, le strategie per la gestione del rischio di alluvione dovrebbero tener conto di misure specifiche per le realtà locali.
(Fonte: Arpat)