lunedì 17 giugno 2013

UE - Idee utili per lo smaltimento ecologico dei rifiuti

Waste•smART: il concorso attraverso cui i cittadini europei possono esprimere artisticamente le loro idee sui rifiuti


La partecipazione è aperta fino al 30 settembre 2013

Ogni anno, i cittadini dell'UE generano una media di sei tonnellate di rifiuti solidi a persona che invece potrebbero essere riutilizzati e riciclati il più possibile per evitare che finiscano in discariche o in impianti di incenerimento, con possibili ricadute negative sull’ambiente e la salute umana

I cittadini come giudicano lo spreco di cibo? Cosa pensano andrebbe fatto per meglio ridurre, riutilizzare o riciclare i rifiuti? Cosa pensano delle discariche?

L’Agenzia europea dell'ambiente (EEA) vuole invitare i cittadini a condividere le proprie idee e opinioni su tutti gli argomenti inerenti i rifiuti attraverso il concorso Waste•smART che ha per oggetto la rappresentazione artistica dei rifiuti attraverso la realizzazione di video, foto e cartoni animati.

Il concorso è aperto a tutti i cittadini degli stati dello Spazio economico europeo (SEE), e dei paesi cooperanti, che abbiano compiuto 18 anni. Per ognuna delle tre categoria sopraccitate sarà assegnato al vincitore un premio di 500 € e vi sarà inoltre un ulteriore premio di 500 € per la migliore opera giovanile (riservato ai nati dal 1989 al 1995).

Foto, cartoni animati e video dovranno essere accompagnati da un breve testo.
I termini per la presentazione delle opere è il  30 settembre 2013 (ore 12:00)

ARPAT

domenica 16 giugno 2013

Il nuovo ordine mondiale non ha bisogno della famiglia... anzi....

Dipinto di Franco Farina

Quello che avviene nelle aule dei tribunali di tutto il mondo occidentale è un crimine ai danni dell’umanità.

Tutto programmato a tavolino e con uno scopo ben preciso: creare un popolo di disgraziati ubbidienti.

Ci vogliono tutti schiavi non rivoltosi e la parola d’ordine è “abusare dei bambini, psicologicamente ma anche fisicamente”

Un bambino abusato sarà un adulto handicappato, debole, incapace, senza personalità, malleabile, comandabile, domabile, UBBIDIENTE.
  1. Eliminare la figura paterna dalla crescita dei bambini
  2. Eliminare la famiglia ed i genitori naturali dalla crescita dei bambini
  3. Affidare i bambini a case famiglia o organizzazioni dove i bambini verranno maltrattati, abusati, oltraggiati.
Questi sono i tre gradi di crimine contro i minori perpetrato da decenni dagli Stati occidentali, Canada ed USA prima, Europa poi. Stati occidentali venduti a coloro che vogliono dominarci tutti, coloro che da decenni stanno operando per rovinarci tutti. Dall’invenzione dei movimenti femministi negli anni settanta, alla crisi economica che ci sta lasciando tutti in mutande, poveri, alla fame.

Questo è il piano dell’Elite Governativa meglio conosciuta come “Illuminati” o “Banchieri” che seguono quella cosa conosciuta con il nome di AGENDA PER IL NUOVO ORDINE MONDIALE.

Questa è la registrazione telefonica di un bambino strappato dalla famiglia con la scusante dei conflitti fra genitori (scusante creata molto spesso dal Sistema di ass sociali, giudici, avvocati, ecc che invece di pacare gli animi, stimola le guerre famigliari) e schiaffato in casa famiglia.


NESSUNA FAMIGLIA E' AL SICURO!

Quello che sta accadendo oggi non è un problema che appartiene solo ai padri, agli uomini, ma di tutta la famiglia, di tutto il popolo dei paesi occidentali. Quello che sta succedendo a milioni di padri e di bambini ogni anno è un problema che riguarda tutta la società.

Anche le madri, coloro che ci dichiarano guerra nei tribunali, sono vittime di questo sistema. Inconsapevoli vittime e legalizatrici di un crimine molto violento che vede come vittime anche loro stesse ed i loro figli!

Il Sistema istiga le madri dei nostri figli in tutti i modi (anche con agevolazioni fiscali – ISEE) a separarsi dai mariti e compagni. Queste si rivolgono ai tribunali dando di fatto l’autorizzazione legale ad eliminare i padri dalla crescita dei figli, causando danni irreparabili sui figli stessi. Allo stesso tempo al padre viene tolto il diritto di proteggere la sua prole. Divertente il fatto che ancora venga permesso ai padri di trasmettere il loro cognome ai figli. Ma non ancora per molto.

Il Sistema sta mettendo l’uomo e la donna l’uno contro l’altro per raggiungere lo scopo senza essere l’attore principale incolpabile. Ci mettono l’uno contro l’altro per chiamarsi fuori dalle condanne e dalle responsabilità. Il sistema induce le madri dei nostri figli, nostre compagne o ex-compagne a farci la guerra, in modo che siano queste, ai nostri occhi, le persone da condannare, le colpevoli, le criminali. Ma i veri criminali sono loro, il sistema!

Alla base di tutto, in qualunque tipo di società, c’è quella cosa che si chiama famiglia, intesa come unione di più persone che seguono uno stesso credo, gli stessi punti di vista, per il raggiungimento di una scopo ben preciso.

La famiglia è la prima cosa che il Sistema deve colpire. Questo porta ad una destabilizzazione sociale che indebolisce tremendamente il popolo, per renderlo schiavo.
Un sistema STATALE che va combattuto PROATTIVAMENTE, senza sperare che quelche opera di sensibilizzazione porti a cambiamenti nelle leggi o nel sistema giudiziario.

Ormai tutti coloro che dovevano sapere, sanno. Le voci autorevoli in materia di psicologia, psichiatria e sociologia hanno detto tutto quello che c’era da dire. Hanno spiegato e dimostrato le conseguenze sull’inidividuo e le conseguenze sulla società. I numeri… le statistiche, sono impressionanti. La cronaca nera è piena di stragi familiari, di omicidi, suicidi ed infanticidi che dimostrano che siamo ai livelli di criminalità premeditata… cercata, voluta a tutti i costi ed ottenuta! Questi crimianli stanno ottenendo quello che volevano e lo stanno facendo mettendoci l’uno contro l’altra, uomini contro donne, per far si che il loro sterminio continui indisturbato. La strage è così chiara e sfacciata che solo un idiota non può accorgersene. 

E’ arrivata l’ora di scrivere la parola BASTA a questo sconcio e, secondo me, questi sono le uniche soluzioni:
  1. Aprire gli occhi alle donne per fargli capire che il Sistema che gli fa credere di essere dalla loro parte in reatà le sta solo usando, le sta sfruttando, mettendole nella posizione di principale imputata e nella posizione di servire  al Sistema la testa dei loro figli su un piatto d’argento.
  2. Convincere alcuni appartenenti al Clero a Chiamarsi fuori dal sistema stupra famiglia.
  3. Creazione di un istituzione privata composta da uomini e donne, alternativa al sistema statale giudiziario e penitenziario.
  4. Giustizia privata 1 – una rivoluzione più o meno violenta che attacchi il sistema a basso livello, attaccando il clero – i beneficiari
  5. Giustizia privata 2 – un gruppo di privati cittadini, disponibili a rapire i propri figli (e forse anche le loro madri) portandoli all’estero in paesi sicuri, extra-europei che non fanno parte degli accordi di Ginevra per il child-abduction e dove non esiste estradizione.
Dobbiamo lavorare tutti insieme, uomini e donne uniti, contro questo sistema criminale che da troppo tempo ci mette l’uno contro l’altro per raggiungere uno scopo che andrebbe punito con un processo tipo quello di Norimberga per crimini contro l’umanità.

Dobbiamo tornare alle origini, dobbiamo tornare a credere che noi, uomini e donne insieme, siamo stati creati per funzionare insieme e non dobbiamo permettere a nessuno di questi loschi individui farabutti di abusare delle nostre vite in nessun modo!

Elia Menta


(Fonte: http://perchiunquehacompreso.blogspot.it/)

sabato 15 giugno 2013

Lo spreco di cibo è peccato contro natura... parola di papa Francesco

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Il 5 giugno scorso il Papa Francesco ha preso l’occasione della quarantunesima “Giornata della Terra” per parlare di ambiente e di sprechi e lo ha fatto con parole che non ascoltavamo da molto tempo. Nell’udienza generale (il testo integrale si trova nel sito www.vatican.va) ha ricordato che la donna e l’uomo sono stati posti nel Giardino perché lo coltivassero e custodissero, coma si legge nel secondo capitolo del libro della Genesi, e ci ha invitato a chiederci che cosa significa coltivare e custodire: trarre dalle risorse del pianeta i beni necessari, con responsabilità, per trasformare il mondo in modo che sia abitabile per tutti, parole che già Paolo VI aveva usato nell’enciclica “Populorum progressio” del 1967.
Papa Francesco ha detto che non è possibile custodire la Terra se, non solo le sue risorse, ma addirittura le donne e gli uomini “sono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo”, alla “cultura dello scarto”. Le ricchezze della creazione non sono di una persona, o di una impresa economica, o di un singolo paese, ma sono “doni gratuiti di cui avere cura”, destinati ad alleviare soprattutto “la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone”. Il dramma più grave consiste nel fatto che un miliardo di persone manca di cibo sufficiente, in ogni parte di un mondo dominato dallo scarto, dallo spreco e dalla distruzione di alimenti. “Il consumismo, ha detto il Papa, ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo. Ricordiamo, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero”.

Finalmente parole dure, da una autorità ascoltata da cristiani e non cristiani, credenti e non credenti, che sintetizzano la fonte dei guasti ecologici: la violenza contro le risorse naturali è violenza contro gli altri esseri umani, contro il prossimo vicino, contro il prossimo lontano nello spazio e contro il prossimo del futuro che erediterà un mondo impoverito per colpa degli sprechi di oggi, dei paesi ricchi e egoisti. L’ecologia spiega bene l’origine della fame di troppi esseri umani: gli alimenti umani diventano disponibili attraverso un complesso e lungo ciclo che comincia dai raccolti di vegetali: patate, cereali, piante contenenti oli e grassi. Dei vegetali di partenza solo una parte, meno della metà, diventa disponibile sotto forma di alimenti e di questi una parte va perduta, per le cattive condizioni di conservazione e di trasporti dai campi e dalle fabbriche ai mercati.
Una parte delle vere e proprie sostanze nutritive viene destinata alla zootecnia che ”fabbrica” alimenti animali ricchi di proteine pregiate con forti perdite: occorrono circa 10 chili di vegetali per ottenere un chilo di carne; il resto va perduto come escrementi, come gas della respirazione degli animali da allevamento e come scarti della macellazione. Nei paesi industriali gli alimenti vegetali e animali, prima di arrivare sulla nostra tavola o nel nostro frigorifero, passano attraverso una lunga catena che comprende il trasporto attraverso i continenti o gli oceani, poi attraverso processi industriali di conservazione, trasformazione, inscatolamento, ciascuno con rilevanti perdite di sostanze nutritive che diventano scarti da smaltire come rifiuti.

Poi gli alimenti passano attraverso il sistema della distribuzione, anch’esso caratterizzato da sprechi, si pensi alle merci invendute o deteriorate o che superano i limiti di scadenza, che diventano anch’esse scarti e rifiuti. Alla fine le sostanze nutritive, stimabili in un quarto di quelle che la natura aveva prodotto, arrivano a casa nostra o ai ristoranti e anche qui si hanno altri scarti e sprechi: in media, nel mondo, 100 chili per persona all’anno. Indagini della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, indicano in 1,3 miliardi di tonnellate all’anno il peso degli alimenti complessivamente sprecati, un terzo di quelli disponibili, circa un decimo delle sostanze nutritive, caloriche e proteiche, che la natura aveva prodotto con i suoi cicli ecologici.
Lo spreco alimentare è accompagnato da spreco di acqua, quella che l’intero ciclo del cibo richiede per l’irrigazione e per i processi di trasformazione: l’agricoltura infatti assorbe circa 10.000 miliardi di metri cubi di acqua all’anno, una quantità enorme se si pensa che l’acqua dolce disponibile nel ciclo naturale ammonta a 40.000 miliardi di metri cubi all’anno

Non solo; l’enorme massa di scarti e rifiuti agricoli e alimentari si trasforma nei gas anidride carbonica e metano che sono responsabili del continuo, inarrestabile peggioramento del clima. Una grande battaglia scientifica e culturale per comportamenti rispettosi “del prossimo”, per diminuire gli sprechi alimentari, assicurerebbe acqua e cibo a chi ne é privo. La chimica e la microbiologia applicate agli scarti alimentari consentirebbe di ricavarne sostanze adatte per altri usi umani, con minori inquinamenti e minore richiesta di risorse naturali scarse: una ingegneria e merceologia della carità al servizio dell’uomo.

La salvezza, insomma, va cercata in un “serio impegno di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto”, di “andare incontro ai bisogni dei più poveri”, di “promuovere una cultura della solidarietà”. “Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme”. Sono le parole del Papa che è anche un chimico.

Giorgio Nebbia

venerdì 14 giugno 2013

Piaga della droga?.. Depenalizzare per sanare!


Diciamoci la verità:  la grandissima maggioranza della popolazione detenuta è costituita da individui disperati, poveri cristi, immigrati, tossicodipendenti, disoccupati e analfabeti.

Persone di cui non importa a nessuno.
Mbhè a qualcuno importa. Ed a tutti in verità dovrebbe importare. Perché la ruota gira. Chi oggi sta dentro domani potrebbe star fuori. Mentre chi oggi sta fuori tranquillo potrebbe ritrovarsi dentro.
E poi saranno cazzi suoi.
L’esempio portoghese… sui vantaggi della depenalizzazione
Quanti di voi sapevano che il Portogallo è la prima enclave antiproibizionista dell’Occidente? Esattamente il primo ottobre del 2001, il Parlamento del paese lusitano depenalizzava il possesso di sostanze stupefacenti. Tutte, dalla più lieve alla più pesante. Dieci anni dopo, si può affermare che quella decisione si è rivelata un successo eclatante. 
Prima di depenalizzare l’uso personale di stupefacenti, il Portogallo aveva un alto tasso di tossicodipendenze. Oggi, ha il più basso tasso di consumo di marijuana in Europa e uno dei più bassi di cocaina, che hanno diminuito, ovviamente, anche gli effetti delle patologie connesse all’uso di stupefacenti, come la trasmissione di Hiv, epatiti e morti da abuso.
Da quando in Portogallo non è più un problema di politica criminale, l’uso di droga è divenuto un problema di natura medico-assistenziale. Le persone trovate in possesso di stupefacenti  non sono più arrestate o trattate come criminali. Al contrario, vengono inviate davanti una commissione di esperti medici, che gli offre l’opportunità, senza obbligarli, di accettare un trattamento di recupero finanziato dallo Stato.
Ciò ha anche consentito di abbattere quella barriera di paura che divide gli agenti dalla cittadinanza, che inibiva l’accettazione di percorsi di recupero da parte dei tossicodipendenti, oltre che il successo di campagne di prevenzione. Inoltre  secondo il giurista americano trattare la dipendenza da droga come un problema medico, piuttosto che un problema penale, è il modo migliore di affrontare la questione. Il counseling è molto più efficace della prigione nel convincere un tossicodipendente a non fare più uso di droghe. Infine i risparmi di spesa pubblica conseguiti dal non dover mantenere gente inutilmente in carcere, possono essere utilizzati per implementare programmi di trattamento efficaci, o servizi, come cliniche di disintossicazione.
Il successo della strategia di depenalizzazione è confermato anche dal fatto che in Portogallo oggi nessuno ci pensa più a tornare indietro.
L’esperienza lusitana dovrebbe diventare un paradigma per l’Italia, che vanta uno dei più fiorenti mercati europei di stupefacenti e un’alta percentuale di trafficanti arrestati. Secondo le stime del World Drug Report dell’Onu, il 20% dell’eroina afghana smistata in Europa passa da noi, come pure il 19% del mercato europeo della cocaina (siamo secondi solo all’Uk, che fa 23%), nel quale sia la Ndrangheta che la Camorra realizzano lauti profitti, anche attraverso connessioni internazionali con cartelli centro-sudamericani.
La depenalizzazione dell’uso personale di stupefacenti e il recupero dei tossici spezzerebbe le reni alla criminalità organizzata del nostro Paese.

 (Dall'archivio del Circolo Vegetariano VV.TT. - Vedi anche: http://www.circolovegetarianocalcata.it/epopea-del-circolo/)

giovedì 13 giugno 2013

Chi può definirsi bioregionalista? Il parere di Paolo D'Arpini



Chi può definirsi bioregionalista?

Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé. La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono. 

Infatti chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza di origine se segue la pratica dell’ecologia profonda, del vivere cercando di essere in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un modo in cui, pur sentendosi liberi di manifestare se stessi nelle proprie caratteristiche peculiari, non si ha bisogno di provocare danni all’ambiente od alla società in funzione di un personale esclusivo vantaggio. Nel bioregionalismo si cerca quindi di riportare un equilibrio fra l’uomo, l’ambiente e gli altri esseri viventi e non. E’ molto importante che si tenga sempre presente questo “spirito” in cui  l’ecologia “profonda” diventa una pratica costante della vita, come un sottofondo profumato.

L’approccio bioregionale comprende infatti la visione dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura (o laica). Questi tre aspetti sono inseparibili.
L’ecologia profonda è il riconoscimento dell’inscindibilità della vita ed il bioregionalismo non è altro che la descrizione dei vari processi vitali e delle forme visibili della vita e della materia nella consapevolezza di tale inscindibilità. 

Nell’individuazione di un ambito “bioregionale” non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell’insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Senza trascurare gli aspetti sociologici e culturali  della  società che ivi risiede.   Insomma si esamina l’omogeneità dell’area esaminata definita “bioregione” e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i “confini”. Va da sé che questi confini sono semplicemente teorici, poiché l’organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt’uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell’organismo Terra.

Nel significato originale della parola “ecologia”, rispetto alla sua consimile “ambientalismo” è già delineata una differenza d’intendimento, pur che l’esatta traduzione di “ecologia” è “studio dell’ambiente”. Mentre in “ambientalismo” si presume il criterio della semplice conservazione.
Allorché si aggiunge al termine “ecologia” l’aggettivo “profonda” ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all’interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell’ambiente.

Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione “laica”. In questo caso si cerca di dare una connotazione “libera” alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l’intelligenza/coscienza che pervade la vita, è il suo profumo e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa “naturale” spiritualità presente in tutte le cose.

Questa spiritualità -o senso di presenza-  è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. La spiritualità laica quindi non è una base per esprimere le norme di una “nuova religione” con tanto di sacerdoti titolati all’interpretazione e con tanto di bibbia decisa a tavolino dai sapienti. Questa spiritualità  è  la consapevole pratica sincera ed onesta del condurre la nostra esistenza considerando che noi tutti siamo presenti in ogni aspetto del processo vitale e della coscienza che lo anima.


L’ecologia profonda, il bioregionalismo, la spiritualità naturale (o laica) sono espressioni del vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra.

La Rete Bioregionale Italiana non è un movimento compatto, esistono varie realtà anche disgiunte. Alcune di queste realtà sono più  teoriche o divulgative ed operano attraverso l’editoria di settore. Altre si occupano essenzialmente di aspetti pratici e di vivere in prima persona l’esperienza bioregionale e dell’ecologia profonda. La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nel 1996 come incontro di varie realtà che si riconoscono nella visione dell’ecologia profonda e del bioregionalsimo. La rete consente libertà di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi territori e tematiche bioregionali.

Da alcuni anni la Rete ha leggermente cambiato strutturazione, passando da nodi territoriali a nodi tematici. L’appartenenza al Movimento/Rete avviene per semplice condivisione dello stile di vita e delle tematiche, lasciando ad ognuno la propria libertà di occuparsi degli argomenti che di volta in volta emergono, per dare risposte necessarie contingenziali ai problemi e per proporre iniziative che possano aiutare le comunità.

Ogni anno i membri della Rete Bioregionale Italiana si incontrano per scambiarsi le esperienze su questi temi e le riunioni avvengono in contesti naturali e si tengono in occasione del Solstizio Estivo, sono occasioni di condivisione collegiale del sentire e della pratica quotidiana, nello spirito conviviale e dell’avvicinamento fra amici e fratelli. Solitamente vi partecipano diversi membri della grande famiglia ecologista,  nuovi e vecchi agricoltori, abitanti di ecovillaggi e di comuni agricole o spirituali, etc.

Gli incontri si svolgono con le modalità di suddividere momenti di dialogo a giro (con il bastone della parola) e momenti culturali e di aiuto nel menage generale. Oltre alle sessioni di sharing delle esperienze vissute nelle proprie bioregioni di provenienza sono previste anche varie cerimonie naturalistiche in omaggio ai cinque elementi: camminare a piedi nudi nei campi per la raccolta di erbe selvatiche (Terra), accensione e salto del fuoco al suono di tamburi sciamanici (Fuoco), controllo della inalazione ed espirazione pranayama (Aria), lavacro al fiume od al lago  e preparazione dell’acqua di San Giovanni (Acqua), osservazione notturna degli astri e silenzio meditativo (Etere).

Paolo D'Arpini

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana e partecipare agli incontri è sufficiente inviare una lettera di adesione al Manifesto della Rete (http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/) a mezzo email a: bioregionalismo.treia@gmail.com  – oppure all’indirizzo: Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi, via Mazzini, 27 – 62010 Treia (Mc)

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L'incontro della Rete Bioregionale 2013 si svolge nell'ambito dell'Incontro Collettivo Ecologista che si tiene a Vignola (Mo) dal 22 al 23 giugno 2013: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2012/12/premesse-per-lincontro-collettivo.html



mercoledì 12 giugno 2013

Biogas, elettrodotto Fano Teramo, deturpamento del paesaggio.. la Regione Marche si attiva per peggiorare la situazione.. lettera dei Comitati in Rete al Parlamento



La recente sentenza della Corte Costituzionale spazza via l’intollerabile legge regionale sul biogas ma  fa reagire la  Regione che ripropone un testo peggiorativo, che polverizza i danni  all’ambiente impedendo di sommarli, con l’unico scopo di salvare il male già fatto e di perpetuare la caccia ai contributi pubblici in favore del solito gruppo di speculatori.

La  recentissima legge di iniziativa popolare “per la tutela del paesaggio, lo sviluppo ecocompatibile ed il governo partecipato del territorio regionale”, legge  che potrebbe riempire in modo positivo e concertato il vuoto legislativo, viene di fatto ignorata ed avviata su di un binario morto. Il mini rimpasto  del Governo regionale che sembra un gioco degli specchi  - chi passa dal Consiglio alla Giunta chi dalla Giunta al Consiglio - quasi a far perdere le tracce di responsabilità e competenze, la forzata evasiva risposta dell’ (ex) Assessore all’ Ambiente sul raddoppio dell’ elettrodotto,  sono tutti elementi che fotografano senza più  ombra di dubbio la sconcertante  realtà  delle  Marche - “Un limitatissimo gruppo di persone , composto da pochi funzionari in grado di condizionare le più importanti decisioni politiche , si oppone testardamente alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini marchigiani , a quella dell’ intero Consiglio regionale, e addirittura alle leggi italiane ed europee, confermandosi alla caccia del tornaconto economico di pochi ed  ormai identificati soggetti”-.

Per quanto riguarda il passato confidiamo che la magistratura di Ancona riuscirà in breve tempo a chiarire responsabilità individuali, entità dei  danni ed eventuali reati penali, ma per l’ immediato futuro , per evitare che ulteriori ferite vangano inutilmente  inferte ai diritti dei cittadini ed al territorio, c’ è solo la strada della politica.

Ed è per questo che torniamo a chiedere con rinnovata insistenza il Vostro intervento perché operiate immediatamente con gli strumenti della moral suasion a Vostra disposizione  nei confronti dei vertici politici regionali. Solo un “ravvedimento operoso” che azzeri tutti i provvedimenti in contestazione, che ridimensioni il potere assoluto di burocrati non eletti e non rispettosi di leggi e diritti, potrebbe riuscire nell’ impresa di restituire alla classe politica nazionale e  marchigiana  la credibilità e la fiducia che al momento   sembrano non più meritate. I fatti testimoniano che i cittadini avevano da sempre ragione, a  Voi operare per fare accettare  questa realtà da parte dei nostri rappresentanti locali.

Comitati in Rete 

martedì 11 giugno 2013

Cambiamento climatico, pollini e salute.. ed il monitoraggio biologico

Dipinto di Franco Farina

Cambiamento climatico, pollini e salute - Il monitoraggio aerobiologico alla luce dei cambiamenti climatici: aspetti ambientali e sanitari

E' il titolo del convegno organizzato dall'ARPA Emilia Romagna e dalla Regione emiliana che si è tenuto il 10 giugno 2013 a Bologna. Un momento importante per fare il punto su una situazione che sempre di più vede coinvolti milioni di cittadini europei.

Questi i temi che sono stati trattati:

I cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico determinano una complessa problematica che coinvolge diversi ambiti e ha notevoli ricadute sulla popolazione, fra queste anche un aumento esponenziale delle allergie, soprattutto delle pollinosi: il fenomeno interessa oggi circa 5 milioni di italiani. Studi recenti hanno infatti dimostrato che esiste una correlazione positiva tra presenza di inquinanti in aria e aumento delle pollinosi, mentre non è ancora chiara l’interazione e la sinergia fra inquinamento dell’aria, variazioni climatiche, aumento delle temperature e fenomeni allergici. Per rispondere a questo problema è necessario approfondire le conoscenze sulla dinamica dei fenomeni e la loro variabilità storica.

Da alcuni anni è operativo un sistema di monitoraggio e previsione dei pollini allergenici (dal 1998 regionale su iniziativa dell’Arpa e successivamente nazionale grazie al coinvolgimento di Ispra e del sistema delle agenzie per l’ambiente), finalizzato a fornire informazioni ai centri sanitari e ai cittadini per limitare l’impatto delle pollinosi.

Considerando i cambiamenti climatici e sociali in atto, appare necessario effettuare un ulteriore sforzo per adattare il sistema di analisi, previsione, divulgazione ed educazione, alla variazione delle caratteristiche ambientali e degli stili di vita. Il progetto triennale "Il monitoraggio aerobiologico alla luce dei cambiamenti climatici: Aspetti ambientali e sanitari", finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e guidato da Arpa, ha indagato su queste tematiche, evidenziando le interazioni e le sinergie fra i cambiamenti climatici, l’inquinamento e le "emergenze annuali" dovute a fenomeni allergici, analizzando l’estensione dei modelli previsionali di diffusione delle fonti polliniche, alle diverse condizioni climatiche e alla posizione geografica, e valutando l’utilizzo dei dati pollinici e sporologici per la prevenzione del rischio allergologico e la determinazione del rapporto di causa-effetto tra l’agente scatenante e la patologia allergica, in collaborazione con Ausl di Bologna.


Il progetto mira a diffondere capillarmente i dati del monitoraggio aerobiologico a strutture sanitarie (ospedali, poliambulatori, centri di medicina generale, Cup ecc.) e ai medici di base e specialisti dell’Azienda Usl di Bologna.

Arpat