domenica 23 novembre 2014

Osimo, 30 novembre 2014 - ROA: “Il Benessere Olistico” al Teatro “La Nuova Fenice”




Domenica 30 Novembre 2014 presso l’elegante teatro “La Nuova Fenice”
di Osimo (An) si svolgerà il convegno nazionale dedicato a: “Il
Benessere Olistico”. Per tutta la giornata si alterneranno sul palco
diversi relatori, tutti molto noti e autorevoli, che cercheranno di
affrontare un argomento vasto e complesso, come la salute e il
benessere, da molteplici punti di vista, in modo da offrire una
panoramica il più possibile esaustiva.

Non meno importanti saranno gli altri momenti della giornata, come le
Meditazioni e lo spazio Benessere Olistico a cura degli operatori
della Rete. Un convegno che si preannuncia molto partecipato e che
rappresenta una novità nel panorama regionale.

L’obiettivo che si pongono i promotori, la Rete Olistica Adriatica
(ROA), attraverso il convegno e le altre iniziative che organizza, è
quello di contribuire a diffondere una cultura olistica che superi una
visione del mondo e della vita schematicamente dualistica, proponendo
un nuovo paradigma interpretativo che tenti di cogliere le
interconnessioni dei processi, i legami che si instaurano tra tutti
gli organismi vitali in modo unitario.

Lo stesso spirito unitario che ha ispirato la nascita, meno di due
anni fa, della ROA, un coordinamento di associazioni, centri, gruppi
informali e singoli operatori che operano nel variegato e dinamico
mondo olistico e che si riconoscono in una Carta d’Intenti comune. La
rete che, ad oggi, conta oltre 100 adesioni provenienti da diverse
regioni italiane, è un semplice ed efficace strumento di servizio,
dove la circolarità e la condivisone delle informazioni offrono a
tutti la possibilità di individuare interessanti sinergie e fattive
collaborazioni. Una ricerca che non esclude un sano e benefico
esercizio di amicizia.

Non a caso, il sottotitolo del logo della rete recita: “Crescere
insieme consapevolmente”. Una sfida a ridurre la frammentazione e un
invito alla condivisione verso nuovi percorsi, più ricchi, profondi e
stimolanti.

Michele Meomartino (coordinatore della ROA)





Programma: Convegno Nazionale IL BENESSERE OLISTICO

Domenica 30 Novembre 2014 -   Orari: 9.30 – 13.00 e 14.30 – 19.30

Teatro La Nuova Fenice, Piazza Marconi, 1 - OSIMO (Ancona )


Mattina:

● Una visione olistica della Salute dal punto di vista naturopatico

Antimo ZAZZARONI

fondatore della Scuola italiana di Naturopatia e dell’Istituto di
Medicina Naturale

● NUTRIdieta®: Alimentazione Sana e Consapevole

Rosella SBARBATI DEL GUERRA

biologa nutrizionista, specialista in Scienza dell'Alimentazione,
Ph.D. in Medicina, docente UNICAM

● Il concetto di salute nella Medicina Tradizionale Cinese

Mauro CUCCI

medico, neuropsichiatra, psicoterapeuta, fitoterapeuta. Fondatore e
direttore dell’Istituto Superiore di Agopuntura



● PAUSA PRANZO



Pomeriggio/sera:

●Le erbe in cucina: natura, relazione benessere

Roberto FERRETTI,

psicologo, psicoterapeuta e cultore della cucina contadina e delle
erbe spontanee

●RQI® - Il Segreto dell'Auto-Star-Bene

Marco FINCATI

ricercatore e ideatore del Metodo RQI® (Riequilibrio Quantico Integrato)

●Il potere terapeutico dei Mantra e delle affermazioni positive

Giorgio CERQUETTI

spirito libero, maestro spirituale e scrittore



Coordinano:

Fabrizio BARTOLI e Marco FRONTALINI



Durante il convegno:



● Meditazione guidata: Cristina OMENETTI e Andrea GIAVARA

● Presentazione della ROA: Matteo MARCHESINI e Paola PELA

● Intervengono: Andrea DILETTI e Daniele MAZZIERI

● Spazio Benessere Olistico: Pomeriggio (dalle ore 14.30 alle 16.00 circa)

A cura degli Operatori della Rete Olistica Adriatica

● Servizi:

Libreria del Benessere di Ancona

Coffee Break a cura dell’Erboristeria Naturalmente di Osimo

● Organizzazione: ROA – Rete Olistica Adriatica

● Info: 393.2362091 – 338.3591535

● Pagina Facebook: ROA – Rete Olistica Adriatica

sabato 22 novembre 2014

Bioregionalismo e Nonviolenza - Addestrarsi all'impegno civile

Agli aspiranti volontari e attivisti della Campagna Un'altra difesa è possibile, Associazioni e gruppi del Coordinamento difesa civile del Nord Italia


Sabato 29 novembre a VERONA- Un'altra difesa è possibile: incontro seminariale/formativo

Carissime/i, siamo lieti di invitarvi all'incontro seminariale/formativo della Campagna Un'altra difesa è possibile. L'idea è quella di condividere motivazioni, obiettivi, testimonianze e strumenti operativi per diffondere l'iniziativa e raccogliere le firme per la proposta di legge  di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta - http://www.difesacivilenonviolenta.org/la-proposta-di-legge/”.

L'incontro dal titolo "Per la difesa civile, non armata e nonviolenta - motivazioni, testimonianze e azioni concrete per partecipare attivamente alla Campagna Un'altra difesa è possibile", seguirà il seguente programma:

15.00 Presentazione della campagna e motivazioni ( Mao Valpiana )
15.30 Cosa dice il testo della Legge e perchè ( Pasquale Pugliese )
16.00 Come ci si attiva per la campagna: iniziative e  raccolta firme: a-b-c per fare un banchetto efficace ( Caterina Del Torto )

Seguirà dibattito, con domande e risposte

Approfondimenti su:
- Servizio Civile
- Corpi Civili di pace
- Protezione civile

Nell'occasione verrà distribuito il numero speciale di Azione nonviolenta e la locandina della Campagna.

L'incontro, aperto a tutti gli interessati, terminerà alle ore 19 e poi, per chi vorrà, potrà seguire una cena conviviale.


L'appuntamento è il 29 novembre 2014, dalle ore 15 alle 19 - presso la Casa per la Nonviolenza in via Spagna 8 a Verona

Per motivi logistici, è meglio prenotarsi: 

Mao Valpiana


_____________________
Movimento Nonviolento
via Spagna, 8
37123 Verona

venerdì 21 novembre 2014

Supervisione esposizione ai veleni agricoli - Linee guida dell'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare)


Nuove linee guida dell’EFSA stabiliscono per la prima volta una metodologia armonizzata per la valutazione dell’esposizione ai pesticidi per quattro principali gruppi di popolazione: operatori, lavoratori, residenti e astanti.
La metodologia è concepita per aiutare i valutatori del rischio e i produttori che presentano richieste di autorizzazione per pesticidi a calcolare il rischio per quanti siano esposti ai pesticidi perché lavorano o si trovano in prossimità fisica (dove vivono, lavorano o vanno a scuola) ad aree, quali i campi, in cui vengono utilizzate queste sostanze chimiche. Il documento valuta l'esposizione ai pesticidi per via non alimentare, soprattutto per inalazione o assorbimento cutaneo, ma anche per potenziale ingestione mediante trasmissione mano-bocca.
Nel contesto di tali linee guida, l’EFSA ha sviluppato un software di facile utilizzo per l’utente che consente di effettuare queste valutazioni dell’esposizione con un semplice clic del mouse. Una volta inseriti i dati fondamentali, il calcolatore indica se il livello di esposizione ai pesticidi per un gruppo particolare, in circostanze specifiche, sia al di sopra o al di sotto di un dato limite di riferimento per un’esposizione accettabile, fissato in precedenza. Lo strumento comprende un elevato fattore di sicurezza e considera scenari realistici e di caso peggiore per la valutazione dell’esposizione. Tutte le stime danno per scontato che, nel trattare i pesticidi, gli operatori e i lavoratori si attengano alle procedure di sicurezza universalmente ammesse, note come “buone prassi agricole”.
Le linee guida e il software, che calcolano l’esposizione ai pesticidi per via non alimentare con più accuratezza rispetto al passato, rappresentano un importante contributo alla protezione della salute pubblica.

Un enorme passo in avanti
Le linee guida interessano quattro principali gruppi di popolazione:
  • Operatori: agricoltori di professione che svolgono attività legate all’applicazione di pesticidi, come la miscelazione e il caricamento dei pesticidi nei macchinari, o l’azionamento, la pulizia, lo svuotamento e la riparazione di tali apparecchiature.
  • Lavoratori: coloro che, nell’ambito della propria attività lavorativa, operano in aree in cui si utilizzano pesticidi o che maneggiano colture trattate con sostanze chimiche.
  • Residenti: coloro che vivono, lavorano o vanno a scuola nelle vicinanze di una zona in cui vengono utilizzati pesticidi e che non adottano misure protettive, come l’indossare indumenti speciali, per ridurre l’esposizione.
  • Astanti: coloro che possono trovarsi all’interno o nelle vicinanze di una zona trattata con pesticidi e che non attuano misure di protezione.
Per predisporre quest’approccio armonizzato l’EFSA ha fatto riferimento a parecchi modelli di valutazione dell’esposizione già disponibili e a circa 20 banche dati. Gli scienziati dell’Autorità hanno quindi selezionato e perfezionato i modelli più validi per pervenire a una metodologia che sia in grado di fornire le valutazioni di sicurezza dell’esposizione ai pesticidi per via non alimentare più precise e complete attualmente a disposizione. 
Jose Tarazona, responsabile dell’unità Pesticidi dell’EFSA, ha affermato: “Le linee guida rappresentano un enorme passo in avanti per l’armonizzazione della valutazione dell’esposizione ai pesticidi per operatori, lavoratori, residenti e astanti a livello di UE. Il centro di raccolta dati e lo strumento sviluppati dall’EFSA offrono una piattaforma di lavoro unica alle persone incaricate di valutare i rischi dell’esposizione ai pesticidi. Ora la comunità scientifica possiede un linguaggio comune e un insieme di definizioni condivise per poter discutere e perfezionare ulteriormente questo approccio”.

Invito alla mobilitazione
L’EFSA fa presente che le linee guida contengono una serie d’incertezze dovute alla mancanza di dati, in particolare per la valutazione dell’esposizione dei residenti. L’Autorità fa pertanto appello agli scienziati degli Stati membri, agli organismi di ricerca e ai produttori affinché contribuiscano a colmare queste lacune in vista del continuo aggiornamento delle linee guida.
“Le linee guida rappresentano un solido punto di partenza, ma si tratta di un progetto ancora in fieri” ha aggiunto il dott. Tarazona. “La cosa più importante è che esse contribuiscono a individuare le lacune a livello di dati. Invitiamo tutti i membri della comunità scientifica a generare e fornire le informazioni necessarie per rafforzare ulteriormente questa metodologia”.

(Fonte: http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/141023.htm)

giovedì 20 novembre 2014

Bioregionalismo urbano e la "Questione Urbanistica" di Enzo Sandurra, Piero Bevilacqua, Antonio Castronovi, Roberto Sardelli, Paolo Berdini



La questione urbana delle grandi città, la questione delle periferie - balzata oggi agli “onori” della cronaca nazionale con gli episodi di Tor Sapienza - rischiano di diventare i nuovi incubi dei governi degli anni a venire sovrapponendosi tragicamente alla crisi economica in corso e producendo una miscela esplosiva dalle conseguenze imprevedibili. Quando le questioni si fanno complesse da analizzare per ritardi storici, per deficit di analisi, incapacità o altro e quando le soluzioni non sono a portata di mano, c’è un meccanismo efficace che mette quiete le coscienze: la ricerca del capro espiatorio. Ce lo ha insegnato la storia; sull’argomento tanto ha scritto l’antropologo e filosofo francese René Giscard. E’ il meccanismo attraverso il quale si identifica irragionevolmente in una persona (o in un gruppo) la causa responsabile di tutti i problemi non risolti, quasi sempre con l’obiettivo nascosto di evitare di affrontare le vere cause o i veri responsabili. Questa volta il ruolo di capro espiatorio è toccato al maldestro e incauto Marino sulle cui spalle sono state fatte cadere tutte le responsabilità di un disastroso declino delle condizioni urbane di Roma che perdura in realtà sottotraccia da anni. La persona si presenta adatta al ruolo: fuori dalle lobbie politiche, non romano, uomo che prende da solo decisioni che le regole del politicamente corretto vorrebbero che fossero invece concertate con gli apparati, persona che non riscuote particolari simpatie dei media. Peccato che in altre grandi città italiane, governate da sindaci eletti fuori dalle consorterie politiche e per espressa volontà popolare, come Doria a Genova, Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, le cose non vadano poi così diversamente, tanto che è più che lecito chiedersi se il declino urbano delle grandi città non sia piuttosto da ricercare ben più in alto o ben più in profondità. Perché alle varie anime del PD romano non par vero di poter indicare il capro espiatorio di quanto accaduto nel sindaco Marino, e cosi rimettere in moto la vecchia macchina clientelare, mentre a sinistra, si denuncia – non certo a torto – il montare dell'intolleranza xenofoba, che offre varchi di consegna agli imprenditori politici della paura, sempre attivi nella destra italiana. In realtà i fatti degli ultimi giorni meritano uno sguardo non solo meno strumentale e ravvicinato, ma soprattutto più ampio e generale.
Quando dopo il quindicennio di governo delle sinistre (Rutelli prima e Veltroni dopo), venne candidato per la seconda volta al ruolo di Sindaco della capitale lo stesso Rutelli, la sinistra rimase attonita dalla sconfitta subita cui contribuirono pesantemente gli abitanti delle periferie, quelli che un tempo venivano chiamate “le cinture rosse, lo zoccolo duro del PCI”. Tanto che il mediocre Alemanno rimase lui stesso incredulo per il consenso ricevuto che gli permise di salire al colle del Campidoglio. Le fantasmagorie del cosiddetto “Modello Roma” (il Pil urbano al 4.5%, Roma come locomotiva d’Italia, Roma come Barcellona, Dubai, ecc. ecc.), avevano fatto velo a un crescente disagio delle condizioni di vita nelle periferie tanto che in quei tempi riscosse un certo successo mediatico la parola “risentimento” per esprimere lo stato d’animo degli abitanti. Risentimento per essere stati lasciati soli al loro destino, risentimento per avere il PD abbandonato ogni lavoro sul territorio (smantellamento di tutte le sezioni di partito che tanto avevano storicamente contribuito alla formazione di una emancipazione delle coscienze). Pochi e inascoltati furono coloro che tentarono di spiegare come i “successi” di Veltroni non avevano alcun riscontro in questi luoghi lontani dal centro dove, invece, si continuava a cementificare oltre ogni ragionevole misura, creando nuove e mostruose periferie urbane. L’approvazione del Piano Regolatore Generale, alla fine del mandato Veltroni, non segnò una inversione di tendenza rispetto al passato: il blocco degli immobiliaristi continuava quasi indisturbato a decidere per Roma uno sviluppo ancora insostenibile con la complicità di apparati amministrativi e politici.
La disfatta di Alemanno è tutta a suo “merito”, la sinistra non c’entra; il Sindaco ex squadrista, eletto “a sua insaputa” dal moto di risentimento profondo contro la sinistra, trascorse il suo mandato tra gaffe e inefficienza ma ciò nonostante il PD non aveva più la forza per imporre al ruolo di Sindaco un uomo del suo apparato. Così che Ignazio Marino, il “marziano”, l’uomo fuori dal gioco delle consorterie politiche catturò il favore del popolo romano che di professionisti della politica non ne voleva più sentir parlare. Questo, in breve e schematicamente per spiegare la presenza di un Sindaco mai accettato dalla gran parte del PD e tanto più avverso per aver scelto personalmente molti uomini (e donne) della sua Giunta.
Ma è stata la crisi economica e le politiche comunitarie ad aver ulteriormente aggravato una situazione già di per sé esplosiva. Le condizioni di ulteriore e progressivo impoverimento della popolazione delle periferie hanno aggravato le condizioni di vita delle persone favorendo il diffondersi di attività criminali, spaccio della droga, infiltrazioni camorristiche. A ciò si aggiunge l’insostenibile condizione di disoccupazione che affligge i giovani spesso arruolati in attività di spaccio e microcriminalità. Le politiche neoliberiste hanno creato disuguaglianze feroci producendo una lotta darwiniana per la sopravvivenza così che sono saltati tutti i vincoli di solidarietà che in passato si stabilivano tra persone povere, tra persone che stringevano patti di mutua collaborazione e cooperavano per sopravvivere. Già a partire dagli anni Settanta/Ottanta è prevalso un modello di vita basato sull’affermazione e il successo personale; modello che è stato il più grande alleato dell’offensiva neoliberista. Poi c’è la spending review che favorisce la svendita ai privati dei servizi che i comuni non sono più in grado di garantire o la cui funzionalità comunque comporterebbe sacrifici sotto forma di tasse tale da rendere impopolare l’amministrazione che praticasse tale obiettivo. Molte amministrazioni inoltre, per fare cassa rilasciano concessioni ad edificare senza badare molto alle conseguenze urbanistiche e a quelle del consumo di suolo, o ai dissesti idrogeologici: ogni minuto in Italia scompaiono quattrocento metri quadrati di suolo coperti dal cemento. Il rilascio di concessioni ad edificare è diventato uno dei principali modi di reperire denaro alimentando una bolla immobiliare simile a quella che provocò la crisi americana dei subprime. L’immobiliare, afferma Tocci, è stato il proseguimento della finanziarizzazione con altri mezzi, con la complicità di molte archistar che valorizzano territori con i loro oggetti sradicati dai luoghi e in linea con l’immaginario globale. Roma ne è esempio con lo stadio del nuoto a Tor Vergata rimasto uno scheletro nel deserto o con la costosissima Nuvola che divora immense risorse finanziarie per non parlare del ventilato progetto di costruire un nuovo stadio in un’area a rischio idrogeologico a Tor di Valle in barba al Piano Regolatore e al buon senso  con discutibili criteri di presunta utilità pubblica. Meglio sarebbe se il Sindaco desistesse da queste iniziative sbagliate e riprendesse invece il dialogo con la città che lotta e che soffre come pure faticosamente sta provando a fare con gli abitanti di Tor Sapienza distinguendo fra le buone ragioni delle proteste dei cittadini romani e le strumentalizzazioni  dei nuovi barbari ed  inquinatori della coscienza  civica.
In questo quadro desolante arrivano a colmare la misura gli immigrati con tutto il loro carico di pene e sofferenze, mai accolti come si dovrebbe da parte di una città veramente capitale e utilizzati a scopo elettorale da propagande di segno opposto. Così che diventano anch’essi i capri espiatori di tutti i mali prodotti dal neoliberismo. Paghiamo il prezzo di anni di assuefazione al pensiero unico che esalta la competitività, il consumismo, la crescita ad ogni costo, l’individualismo proprietario. Ideologie che hanno lentamente avvelenato la nostra vita quotidiana riuscendo a far breccia in ciascuno di noi. E’ da qui che bisogna ripartire: da un progetto di convivenza e convivialità e di accoglienza che faccia rinascere nelle nostre città quei principi di vita associativa e fiorire della cultura che fecero dei comuni italiani ed europei i luoghi da cui nacque il Rinascimento. Un governo della città che  si  apra ad una democrazia  pubblica fondata sulla partecipazione delle comunità locali e  dei quartieri,  con nuove  istituzioni di prossimità  che sappiano interpretare e rappresentare  il bisogno di sicurezza, di solidarietà, di condivisione che pure sono sentiti dai cittadini romani e sconfiggere la piaga dell’egoismo, della competizione selvaggia, della caccia all’untore  che indebolisce le comunità a tutto vantaggio  di ideologie razziste e xenofobe che avvelenano gli animi e i cuori e lasciano dietro di se solo macerie   e rovine fisiche e morali,  e distruggono la convivenza civile e democratica. Ci piacerebbe  riprendere con tutti quelli che lo vorranno il filo di un impegno civile collettivo per non lasciare la nostra bella  città nelle mani dei poteri forti e della cattiva politica che l’hanno seviziata ed oltraggiata  o dei mestatori dell’odio sociale e della guerre  etniche e di religione.


Enzo Sandurra, Piero Bevilacqua, Antonio Castronovi, Roberto Sardelli, Paolo Berdini
(Il Manifesto: La questione urbanistica e il capro espiatorio - Editoriale del 17 novembre 2014)

mercoledì 19 novembre 2014

Bioregionalismo e produzione energetica sostenibile


Dipinto di Franco Farina
L’autonomia dello Stivale non è mai piaciuta  alle grandi potenze ed ai potentati finanziari ed economici, l’Italia poteva anche sviluppare una sua economia industriale purché restasse succube e ricattabile. Vedi ad esempio, una cosa che può sembrare banale, la proibizione della coltivazione  della canapa, dai numerosi usi industriali ed alimentari (in seguito alle pressioni degli USA), e  di cui l'Italia era uno dei massimi produttori mondiali.  
Ma andiamo per ordine.  Il nostro Paese sino alla fine degli agli anni ‘50 ed in parte ‘60 del secolo scorso ricavava la massima parte di energia elettrica  attraverso centraline idroelettriche poste lungo i fiumi che scorrono nel mezzo di  tutte le città italiane. Ricordo ad esempio che  negli anni in cui abitavo a Verona andavo spesso  a passeggiare in periferia e sulla diga che sbarrava l’Adige e da cui si ricavava l’energia per la città.
Sino ad un certo punto questa produzione energetica localizzata funzionò,  l'obbligo di ampliarne la quantità  venne solo con l’avvento del modello consumista, per  far funzionare i sempre più numerosi elettrodomestici e produrre utensileria usa e getta (perlopiù di plastica, quali: suppellettili, mobili, giocattoli, stoviglie, etc). Da quel momento l’Italia si dovette piegare al sistema della produzione elettrica concentrata in grossi impianti che  funzionano  ad olio combustibile d'importazione  o  gas,  ma anche quest'ultimo arriva da paesi  che possono chiuderci i rubinetti (perché le condotte italiane sono “terminali”  ovvero non “transitano” sul nostro territorio  ma finiscono qui).   In realtà sappiamo quali sono gli interessi delle case produttrici di combustibili fossili. 
Ad un certo momento ci provammo persino con il nucleare, anche questo non per nostro interesse  poiché non siamo produttori di  uranio,  ma  fortunatamente  il progetto nefasto fu  abbandonato (in seguito a due referendum abrogativi). 
Ma torniamo a parlare di come risolvere il problema energetico nella penisola. Abbiamo visto che il “carbone pulito”  in verità non esiste ed a parte limitate produzioni locali anch’esso viene importato.  Ed ovviamente sarebbero da scartare i famigerati  “termovalorizzatori” ed i grossi impianti a biomasse.  
Ma insomma di cosa è ricca l’Italia? Per antonomasia canora si dice “chisto è ‘o paese do sole..”  e quindi sembrerebbe che l'unica soluzione fosse quella di ricorrere al solare, ma  i pannelli solari anch’essi inquinano, soprattutto nella fase produttiva del silicio necessario al loro funzionamento nonché alle difficoltà di smaltimento a fine carriera,  che oggi arriva a circa vent’anni.  Oggi la UE ci   spinge  verso le rinnovabili  ma l'attuazione di questi sistemi ha provocato più danni (soprattutto all'ambiente) che vantaggi.. e tra l'altro continuano i problemi di collegamento alla rete di distribuzione nazionale e di conservazione delle riserve.  Inoltre  l'istallazione dei pannelli non dovrebbe -come spesso accade-  distruggere il territorio (mi riferisco ai neri campi di pannelli solari a terra) ma si dovrebbe limitare alla copertura dei tetti nelle zone industriali e nelle nuove costruzioni urbane. Piccoli pannelli termici per la produzione di acqua calda in case isolate e piccoli generatori eolici potrebbero anch'essi risultare d'aiuto.   
Altra alternativa abbastanza ecologica   sarebbe quella di realizzare impianti ad idrogeno. In effetti i motori ad idrogeno  esistono da anni (basti pensare ai razzi che vanno a questo propellente) e tra l’altro la scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno sarebbe facilmente ottenuta con pannelli solari, ma l’idrogeno non piace ai potentati economici che campano sul petrolio.   Un'altra soluzione intelligente potrebbe essere  quella della riconversione dei rifiuti organici e dei liquami, sia per ricavarne il fosforo necessario all'agricoltura sia per farne biogas, in un ciclo concluso come si dice in gergo.  Ad esempio in certi paesi dell’Asia nei villaggi si produce concime   ed elettricità dalla cacca degli umani e degli animali.   Insomma tutte queste opzioni potrebbero andar bene… l’importante -per ora- sarebbe diversificare al massimo e cercare di rendere la produzione energetica il più possibile “autonoma” e non soggetta a ricatti esterni.  Ma per far questo serve una chiara volontà e coraggio politico e soprattutto un reale decentramento  produttivo. 
Teoricamente quelle forze politiche -che si definiscono di rinnovamento-  attualmente al governo,  dovrebbero essere interessate a tale decentramento ma questa scelta non piace alla grande industria ed alle multinazionali e (come abbiamo visto in altri casi)…. i conflitti di interessi  sono troppo forti.Anche perché -in definitiva- tutti i sistemi alternativi qui menzionati non sarebbero  sufficienti a soddisfare le esigenze della grande industria del futile,  della produzione consumista e delle armi. 
In verità per rendere  l’Italia libera da ricatti energetici occorrerebbe che il modello attualmente in vigore  venisse rivisto. La produzione industriale oggi è tutta tesa al superfluo ed al nocivo  ed andrebbe riordinato completamente  il sistema  di produzione e riciclo rispettando la  “sostenibilità ecologica ” e le reali necessità  sociali.
In poche parole significa che dovrebbe subentrare un radicale cambiamento di indirizzo politico-economico e produttivo.. ma forse qui entriamo nell'ambito dell'Utopia... 
Paolo D’Arpini   - Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini 27 - Treia (Mc) 

martedì 18 novembre 2014

2015 - Milano, expo e fuffa....


Expo 2015 e fuffa

Siamo uno degli stati che nel mondo hanno il minore tasso di obesità anche grazie al fatto che siamo riusciti a conservare ricette tradizionali e varietà agricole locali. 

L'articolo della Dott. Vandana  Shiva (vedi link sottostante) individua le responsabilità solo nell'agricoltura industriale, mentre non sono i contadini da incolpare, ma il modello del cibo trasformato e distribuito dall'industria, quello crea malattie e obesità, mentre gli agricoltori sono costretti a cercare spesso soluzioni di sopravvivenza ai prezzi di mercato imposti dagli speculatori di materie prime. Quasi sempre gli agricoltori usano veleni e chiedono ogm per produrre quel 10-15% in più che gli permette di non chiudere l'azienda. 

Basta parole: abbiamo il dovere di dare agli agricoltori del mondo varietà resilienti e metodi di coltivazione efficaci che gli permettano di produrre senza usare nessun tipo di sostanza dannosa per l'ambiente e per la salute umana. Tutto il resto è fuffa, come le parole di Vandana, che ha speso per doversi discolpare la coscienza della sua funzione di ambasciatrice di un Expo intriso di corruzione e progetti agroindustriali. Se è una persona virtuosa rinunci ai ricchi ingaggi e ne stia lontana come dalla peste! Venga a stare con noi contadini che ne stiamo fuori a cercare soluzioni accettabili per produrre cibi di qualità a buon prezzo per tutti, non solo per chi se lo può permettere. Cibi semplici come quelli dei nostri nonni, cibi conditi con la gioia e la fraternità, cresciuti con la speranza, coltivati con l'amore.

Alberto Olivucci - Civiltà Contadina

Articolo collegato: http://www.huffingtonpost.it/vandana-shiva/expo-2015-spreco-corruzione-_b_6150046.html

lunedì 17 novembre 2014

Effetti positivi del sistema foresta, sull'ambiente e sul clima



Le piante, gli alberi ed il sistema foreste rivestono un importantissimo ruolo ecologico per la loro azione sull'atmosfera con la sottrazione di anidride carbonica e la produzione di ossigeno, con la liberazione di vapore acqueo.
Degradare le foreste, abbatterle o non permettere loro di riformarsi, produce quindi effetti negativi rilevanti anche a grandi distanze. 


Di seguito i principali effetti positivi delle foreste:

Azione di regolazione del clima
Le foreste sono formidabili regolatori del clima. Attraverso gli stomi delle foglie, durante il giorno, vengono liberate nell'atmosfera grandi quantità di vapor d'acqua. Le aree boscate si riscaldano, durante il giorno, più lentamente delle aree coltivate o urbane ed il calore assorbito dal terreno viene rilasciato più lentamente.
Le foreste creano al loro interno un proprio microclima con estremi più attenuati rispetto all'esterno. Un'altra proprietà straordinaria è la protezione dal vento, un agente atmosferico negativo per la produzione agricola, perché sottrattore di umidità, favorendo la traspirazione delle piante che vi si oppongono chiudendo gli stomi delle foglie; ciò riduce l'assorbimento del biossido di carbonio e rallenta il processo di fotosintesi e quindi la resa produttiva.

Azione contro l'inquinamento
I substrati forestali costituiscono un filtro attivo per l'acqua e la presenza di aree fortemente boscate contribuisce a prevenire l'inquinamento delle acque superficiali. Le foglie degli alberi, inoltre, sono filtri attivi per i gas e le particelle inquinanti presenti nell'aria. Le piante sempreverdi esplicano un'azione di filtro atmosferico più efficace delle piante a foglie decidue; gli alberi più vecchi ed alti sono più efficaci delle giovani piante. Le foreste, inoltre, agiscono come filtro sonoro riuscendo ad attenuare fortemente il rumore del traffico automobilistico.

Difesa del suolo
Una foresta in ottima salute, in condizioni di forti precipitazioni, è in grado di prevenire il deflusso superficiale delle acque e il dilavamento del suolo. Le radici degli alberi trattengono il terreno impedendo di fatto le frane, le valanghe e l'erosione del suolo. Parimenti mitiga le condizioni di eccessiva calura e siccità durante la stagione estiva, prevenendo altresì il rischio incendio. Un bosco distrutto o immaturo è più soggetto ad incendi e altre catastrofi naturali per tale motivo va agevolato.

Efficacia antierosiva
Gli organi aerei delle piante del bosco catturano forti percentuali di pioggia. Anche la lettiera forestale è in grado di assorbire acqua. Gli apparati fogliari acquistano una grande importanza nella riduzione della forza viva delle gocce d'acqua, eccezionalmente elevata durante le piogge violente. Nel contenere questa energia con gli alberi concorrono il sottobosco e la copertura morta.
L'efficacia antierosiva risiede nel complesso sistema integrato foresta, costituito dalla chioma e dai differenti strati (arboreo, arbustivo, erbaceo, fungale, muscinale e lettiera), e dal rapporto suolo-radici. Un bosco quindi non è solo una semplice piantagione di alberi, ma è un insieme di complesse e spesso delicate interazioni tra organismi viventi, ambiente e materia.
In tutto ciò deve farci riflettere l'abuso di energie così dette rinnovabili, pulite o biocompatibili come le biomasse; infatti queste, nate per recuperare e valorizzare gli scarti agricoli o industriali delle lavorazioni stanno sempre più diventando un business che usa materiale vergine, cioè che usa alberi interi appositamente prelevati in natura e che quindi diventa un problema perché non ha più nulla di sostenibile rispetto alla sua concezione di origine; perché l'anidride carbonica assimilata viene subito rilasciata in atmosfera e non può fissarsi tramite il suolo, le acque o altri organismi. Inoltre produrre derivati del legno come i pelletts da materiale vergine fa sorgere ulteriori dubbi per il fatto che il legname deve essere frantumato e compresso sfruttando ulteriore energia di quando il legno venisse bruciato a pezzi più o meno grossi, nella maniera classica.

Silvio Fritegotto