mercoledì 19 giugno 2024

Ucraina. La proposta di pace della Russia...


La discussione in Svizzera non sorte risultati

A quanto pare, a Kiev si aspettavano di concludere il tour europeo con un trionfo, come risultato della  conferenza di pace sull'Ucraina tenuta  in Svizzera il 15-16 giugno 2024. Ma è successo esattamente il contrario: è stato un completo fiasco. Al di là delle nostre valutazioni, questo è esattamente il modo in cui la vede la stampa occidentale. In generale il Dipartimento federale degli affari esteri ha confermato la stessa valutazione.

Aggiungo solo che il raduno alpino ha dimostrato chiaramente il desiderio dell'Occidente di giocare la carta ucraina nel confronto contro la Russia. Da qui il rifiuto di discutere qualsiasi cosa che non fosse la "formula" impraticabile e già completamente fallita di Zelensky, la riluttanza di questo personaggio che ha perso la sua legittimità a revocare il divieto di negoziare con l'attuale leadership russa e l'assenza nella "formula" di qualsiasi riferimento al disconoscimento delle leggi razziste adottate finora dalla Rada contro la popolazione russofona.


Confidiamo che i Paesi che hanno proposto opzioni alternative alla "formula" prestino attenzione a questa circostanza e integrino di conseguenza i loro sviluppi noti.

 Se Washington, Londra e Bruxelles volessero davvero porre fine allo spargimento di sangue in Ucraina, smetterebbero di riversarvi armi all'infinito. Ecco una formula semplice per voi. Integratela e ampliatela con le specifiche dell'iniziativa del Presidente russo Vladimir Putin, espresse il 14 giugno 2024  nella riunione con i vertici del Ministero degli Esteri russo.


"Vladimir Putin  ha dichiarato che per mettere fine alla guerra in  Ucraina, Mosca chiede che questa abbia "uno status neutrale, non allineato", e non abbia armi nucleari. Il presidente russo chiede anche quelle che definisce "smilitarizzazione e denazificazione" dell'Ucraina. Naturalmente, i diritti, le libertà e gli interessi dei cittadini di lingua russa in Ucraina devono essere pienamente garantiti, le nuove realtà territoriali, lo status delle repubbliche di Crimea, Sebastopoli, Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhya come soggetti della Federazione Russa devono essere riconosciute. Inoltre,   -ha dichiarato ancora Putin a  Ria Novosti-   queste disposizioni basilari e fondamentali dovranno essere registrate sotto forma di accordi internazionali fondamentali" e che "naturalmente ciò implica anche l'abolizione di tutte le sanzioni occidentali contro la Russia". (Ria Novosti)

Questa è la formula di lavoro. Questa è la prospettiva di un accordo.

Maria Zakharova




martedì 18 giugno 2024

Una riflessione sul moderato uso di prodotti di origine animale...

 


Nel discorso dell’alimentazione “bioregionale”, ovvero una alimentazione basata sul cibo vegetale che viene prodotto nel luogo in cui si vive, in forma biologica e nella naturale stagione di maturazione, si è spesso parlato dell’opportunità di usare in quantità moderate alcuni prodotti di origine animale, come il miele, il formaggio o le uova, senza però causare sofferenza agli animali.

Certo l’allevamento intensivo va abolito in tutti i modi, anche per ragioni di inquinamento ambientale, ma forse è possibile mantenere un certo equilibrio fra la presenza animale nelle fattorie contadine e l’utilizzo di alcuni sottoprodotti, come può essere il concime ma anche il latte o le uova.

Ho sperimentato io stesso – ad esempio – un piccolo allevamento di animali da cortile, non per uso carneo ma solo per ottenere le uova spontaneamente deposte e non covate, e questa collaborazione fra pennuti e uomo mi è sembrata conveniente e assolutamente non nociva.

Altrettanto si potrebbe fare con le mucche, se – come avveniva un tempo – esse vengono tenute allo stato brado o semibrado, e anche i maschi venissero mantenuti in vita per aiutare nel lavoro dei campi. Alla loro morte naturale le pelli ed altre sostanze utili, come le corna o le ossa, ecc, possono comunque venire utilizzate.

La cacca di mucca oltre che per concime può essere usata come “combustibile” e la sottrazione del latte alle madri avviene solo dopo l’allattamento dei vitelli. Quindi il latte utilizzato non è mai eccessivo e viene spontaneamente rilasciato dalle vacche domestiche. Insomma l’uso del latte va molto limitato (anche per rispetto alle vacche). La mia abitudine è quella di consumare una piccola quantità di yogurt, diciamo meno di un decilitro, che viene poi mescolato con riso bianco e sale a mo’ di “fine pasto”.

Altro alimento sempre ricavato dal latte, ovvero come sottoprodotto della produzione del burro, è il latticello, ovvero l’acquetta che si forma con la battitura della crema di latte per farne il burro. Questa acquetta è ottima come bevanda, con aggiunta di acqua ed un pizzico di sale ed erbe aromatiche.

Io stesso da anni faccio lo yogurt in casa. E’ semplicissimo: per cominciare si prende un barattolo qualsiasi (di vetro) con tappo largo. Si inserisce una quantità di latte intero a piacimento aggiungendovi una piccola quantità di yogurt attivo, si lascia riposare a temperatura ambiente per 24 ore… ed è pronto!

Dopo la prima preparazione ogni giorno si consuma lo yogurt e si aggiunge altro latte nello stesso barattolo senza mai lavarlo e lo yogurt si farà da sé. Se si vuole si può fare anche il formaggetto in casa… lasciando maturare lo yogurt anche per due tre giorni, farà un acquetta sul fondo ed uno strato di crema in superficie.

Filtrato con una pezza di mussolina, il liquido si può usare per cucinare, e la parte cremosa (dopo che si è ben asciugata) si mette in una ciotolina aggiungendoci: aglio, sale, olio, peperoncino. Sarà un ottimo antipasto o fine pasto, per tartine, ecc.

Paolo D’Arpini


Per approfondimenti sul tema si consiglia la lettura del libro: 

"Alimentazione bioregionale. Nutrirsi con il cibo naturale che cresce nel luogo in cui si vive" https://www.libreriauniversitaria.it/alimentazione-bioregionale-nutrirsi-cibo-naturale/libro/9791280990273

lunedì 17 giugno 2024

Individualità distinta, nella storia...

 


Note sul motore della storia di sofferenza e su come provocarne l’avaria.


La concezione personalizzata del mondo, degli individui, delle politiche, dei regni, delle nazioni e degli imperi nonostante dimostri la sua implicita contraddittoria caducità, persevera nel suo avanzare. Tuttavia, credendola corrispondente al progresso, è costantemente perseguita nonostante non faccia costrutto evolutivo. La cecità nei confronti della propria autoreferenzialità, sempre alimentata a pappe di presunto universalismo, implica conflitti, insoddisfazioni, malattie. Le politiche alle quali stiamo assistendo in questi anni sembrano essere un premio oscar alla carriera, ormai secolare, di una concezione della vita che ci ha portati al punto in cui ci troviamo. Una specie di pulpito dal quale possiamo vedere la valle del mondo sempre più piena di lacrime, sempre più glabra di fiori.


La giostra della storia prosegue dunque nell’atroce replica di se stessa, incantando sempre i piccini che vi salgono per eseguire anch’essi il loro giro, sotto lo sguardo compiaciuto dei genitori. L’idea che il proprio volere, volitivo ed egoico, sia il solo comandamento da rispettare, comporta una recisione dall’origine, dal tutto. La sacralità della vita è così venuta meno, rinchiudendo il pensiero entro la stretta gabbia della storia materiale, cercando l’effimera soddisfazione sul ring nel quale, come infoiati proprietari di pitbull, ci buttiamo nella mischia sanguinosa, combattendo, attaccando e difendendo a colpi di vizi capitali.


In un certo senso c’è n’è un ottavo. Più subdolo e convincente dei suoi sette fratelli. Consiste nella prostrazione ad un dio che ci appare superiore ad ogni altro. È il dio del razionalismo, arma che crediamo insostituibile, la cui punta avvelenata di piatta logica ci fa avanzare a petto in fuori, convinti di poter battere ogni pensiero e guerriero pagano, di annullarne i poteri multidimensionale che gli sono propri. È infatti un vizio che, come tutti i suoi pari, ci domina e dal quale dipendiamo. Con la logica crediamo di poter argomentare il necessario per buttare nel sacco nero della spazzatura il sacro e il mistero e così, disfarcene una volta per tutte, nonostante siano proprio essi a rivelare la nostra natura e identità. Ma quelli, in quanto tali, sono immortali, vivono insieme a noi, indipendentemente dalla consapevolezza che ne abbiamo. La figura per esprimere la separazione dell’uomo dalla conoscenza e dal benessere è la frattura.


Si può comprendere colui che arriccia il naso. È uno dei piccini ansiosi di salire sulla giostra. Chi non lo arriccia, semplicemente vede che non si tratta per niente di moralismo, tantomeno gratuito. La via per la serenità c’è, e chi la trova, costi quel che costi, osserva quanto fossero proprio quelle abitudini capitali, che ci si crede in diritto di mantenere ed esercitare, il carburante del motore dell’intero luna park della storia caduca e dei suoi valori.


Ripulirsi dall’inquinamento materialista è necessario per tornare a sentire le vibrazioni della frequenza della natura, del cosmo, dell’origine. Per cambiare direzione e lasciare la via della falsa conoscenza per imboccare quella dell’essere.


Vantare proprietà su noi stessi e pensare e agire come detentori della realtà che concepiamo è una posizione di tipo infantile. È la condizione della negredo alchemica.

Avvedersi delle dinamiche conflittuali che l’egocentrismo comporta conduce allo stadio detto rubedo, in cui il fuoco della conoscenza fa piazza pulita dei feticci scambiati per valori da rispettare e difendere. Seguirà quello dell’albedo, in cui prendiamo consapevolezza di essere creatori del mondo, dei magi che siamo, e senza alcun vanto.

Ma capire non conta nulla. Ricreare è necessario. E la questione, non è se una certa realtà è vera o meno, ma in che termini lo diviene.


Lorenzo Merlo



Mondeggi esiste e resiste!

 


Generalmente le cifre tonde piacciono: danno un senso di completezza, di appagamento, talvolta addirittura di stabilità. Mondeggi Bene Comune  ha festeggiato, il 15 e 16 giugno 2024, i suoi primi dieci anni di vita e di presidio sul territorio  dimostrando di essere un’anomalia resistente, una tensione che neanche gli anni in doppia cifra sono riusciti a stemperare. 

Cambiano gli scenari: ieri lo spettro alienazione, oggi un progetto di riqualificazione da gestire e direzionare; cambiano corpi e facce: qualcuno è cresciuto, altri invecchiati, qualcuno ha deciso di cambiare strada e qualcun altro lo abbiamo salutato per l’ultima volta, mentre qualcuno a Mondeggi ha addirittura visto la luce e adesso scopre il mondo guardandolo da questa collina. 

Rimangono a ricordarci dove siano le vigne da potare, gli oliveti sconfinati, gli alberi che abbiamo piantato, le pietre tolte a mano dai campi; rimane la gente, vicina e lontana, oggi come ieri capace di invadere con gioia e determinazione un bene comune che tutti hanno deciso di donare a tutti. 

Ognuno coinvolto in una trama che si stende abbracciando vegetali, animali ed umani senza distinzioni di merito, ecologicamente complici nel cogestire una porzione di territorio per traghettarla nel futuro, integra ed in salute. Tutti se la sono presa in spalla, l’hanno sorretta e tenuta a galla in acque agitate, salvandola dall’annegare nell’abisso della privatizzazione; talvolta con slancio ed entusiasmo, altre volte con fatica e sacrificio.

Questi primi dieci anni sono serviti a dimostrare quanto preziosa e resistente sia stata questa collaborazione aperta, ricordando che insieme siamo molto di più della fredda somma di noi stessi.

L’auspicio per i prossimi anni è preservare e allargare ancora quest’amalgama, tenuta assieme da quella strana tensione collettiva, un po’ magica in fondo, che consente di tradurre i sogni nell’alfabeto del quotidiano.

C'è un tempo per lottare, c'è un tempo per costruire...

MONDEGGI BENE COMUNE

https://mondeggibenecomune.noblogs.org/chi-siamo/

sabato 15 giugno 2024

Colline del prosecco e Venezia nel Rapporto World Heritage Watch 2024 dell'Unesco

 


Nel Rapporto WHW (World Heritage Watch) UNESCO 2024, con la lista di 55 siti UNESCO in difficoltà per sofferenze varie denunciate dai volontari residenti nei siti stessi,  sono presenti due siti italiani: le Colline del prosecco (a pag. 105 del Rapporto)  e Venezia e la sua laguna (a pag. 84).
 
1 – Le Colline del prosecco, a cinque anni dalla certificazione, sono oggetto di sbancamenti, deforestazione e frane. Inoltre a causa dell’utilizzo massiccio di pesticidi di sintesi soffrono di  riduzione della biodiversità  e con le derive mettono fortemente a rischio i fattori ambientali e a disagio i residenti.
Non si dimentichi che è stata eliminata a Baku, in fase di certificazione, la raccomandazione sul controllo del sito da parte dell’UNESCO.
 

2 –  Venezia rischia di essere cancellata come sito UNESCO per numerosi problemi come l’innalzamento del mare, l’eccesso di turismo, il moto ondoso, etc. Anche la laguna è in serio pericolo per scavo di canali profondi per le grandi navi, per la forte presenza di specie alloctone come il granchio blu, per il percolamento fluviale dalla pianura padana sovrastante di PFAS industriali e dalle monocolture agricole, soprattutto del prosecco, di milioni di tonnellate annuali di pericolosi pesticidi di sintesi e di concimi chimici eutrofizzanti. PFAS, pesticidi di sintesi e concimi chimici ancora troppo trascurati come inquinanti persistenti.
 
Gianluigi Salvador



Ecologia mortuaria...

 


Ricordo che anni addietro inviammo una petizione al Parlamento: 1. Sten. 579 s020 - Paolo D’Arpini, e numerosi altri cittadini, da Calcata (Viterbo), chiedono un provvedimento legislativo per la libertà di sepoltura e cremazione ecologica …
www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed579/s020.htm – 4k –

Anche La Repubblica pubblicò la richiesta, il 5 dicembre 1995 (pag. 21), purtroppo non passò per la solita opposizione ecclesiastica e delle pompe funebri, che vuole mantenere il primato e l'esclusiva  per lo smaltimento cimiteriale dei cadaveri.

Nella nostra proposta, oltre alla libertà di inumazione del defunto nella nuda terra nel proprio terreno o nel luogo prescelto (parchi, riserve, immersione in acque, esibizione su alture, etc.), facevamo specifica menzione alla possibilità di incenerimento con sistemi ecologici, con l'uso di specchi ustori o simili metodi. Questo per evitare sprechi energetici ed inquinamento ambientale.

Questa battaglia rientra nelle libertà espressive relative alla morte. Libertà, che implicando una scelta laica anche per il riciclo dei cadaveri, sono di attualità e di grande valore sociale, soprattutto per sottrarre le salme alle “lobbyes mortuarie” sia religiose che civili. Purtroppo ancora non si vedono risultati concreti, anzi abbiamo riscontrato una ritrosia permanente a trattare questo tema. Ci rendiamo conto che gli interessi smossi dalla gestione  mortuaria sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare una forma di evidente censura. 

Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ’successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, cerimonie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici, una vera e propria imposta sul decesso.  

Paolo D'Arpini - bioregionalismo.treia@gmail.com



giovedì 13 giugno 2024

Coerenza universalista...


 

L‘essere coerenti nei propri ideali universalisti è prerogativa dei grandi spiriti, non possiamo esimerci dal fornire un  esempio, dal sentire la responsabilità del destino collettivo: per primi dobbiamo incarnare e vivere quei valori fondamentali della vita che vorremmo attuati nella società in cui operiamo, uniformando la nostra stessa natura a ciò che è giusto per noi stessi e per tutte le creature con cui interagisce la nostra esistenza. 


Nulla è più incisivo e determinante dell’esempio che può dare ognuno di noi in ogni circostanza della vita. Ma se neanche gli “addetti ai lavori”, coloro che si battono per la nostra giusta causa, se nemmeno coloro che credono in un mondo migliore riescono ad essere coerenti e di esempio, come sperare che gli indecisi aderiscano a ciò che noi stessi non riusciamo a mettere in pratica?


La caratteristica umana che ci distingue è la nostra visione universalista delle cose. Noi parliamo di amore universale, di giustizia universale, di non violenza universale. Non facciamo riferimento ad alcuna dottrina perchè siamo figli dei grandi iniziati, dei grandi filosofi, dei grandi uomini di scienza e cultura morale di ogni tempo e paese: siamo cristiani quanto buddisti, induisti, jainisti, taoisti… Noi guardiamo con occhio amorevole e stupore la bellezza dell’alga e della balena, dell’elefante e del moscerino, dell’orchidea e dell’ortica. Solo ciò che si contrappone alla vita, che volutamente prevarica sull’altro, che genera sofferenza, non trova la nostra approvazione.


A noi sta a cuore tutta la creazione e non crediamo che vi sia qualcosa al servizio o in funzione di un’altra ma che tutte le cose interagiscono per il bene e l’evoluzione integrale di ogni singolo componente la Vita.


E’ l’irresponsabile non curanza degli effetti prodotti dalle nostre scelte quotidiane che preclude il progresso morale e spirituale. E’ l’indifferenza verso la sofferenza delle nostre vittime ciò che inaridisce il cuore e rende l’uomo capace di qualsiasi delitto. E’ il sacrificio forzato dei deboli a vantaggio dei forti che ha fatto di questo mondo un luogo di dolore.



 Stralcio di un articolo di Franco Libero Manco