martedì 14 luglio 2026

“Di là dal fiume e tra gli alberi”... a volte succede!

 


Da un po' di tempo mi capita di vedere in tv nella programmazione dei canali Rai il titolo di un programma: “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Incuriosito ho chiesto lumi a padre google che subito mi ha svelato l’arcano: “Across the River and Into the Trees” è un celebre romanzo del 1950 di Ernest Hemingway, un romanzo in cui spazio e tempo si fondono: il protagonista è trascinato in un lungo flashback attraverso l'espressione "ragazzo", che nella narrazione funge da ponte tra tempo presente e tempo passato. Il dialogo, dunque, è sempre al tempo presente nonostante ci si riferisca al passato ed il termine "adesso", si ripete appunto per rafforzare l'illusione. Il titolo è tratto dalle ultime parole del generale  confederato Stonewall Jackson. 


Ha lo stesso nome anche una serie di documentari tematici, legati al territorio, trasmessi in televisione da Raiscuola, Raistoria e Raicinque. Un racconto dell'Italia dal Sud al Nord, attraverso itinerari poco battuti che svelano i profondi cambiamenti avvenuti in quasi un secolo nel nostro Paese. Questo titolo mi ha fatto tornare alla mente la famosa frase di Confucio: siediti lungo la riva del fiume e prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico. Ho chiesto all’amica Rosa che ha studiato filosofia cosa ne pensa di questa frase e mi ha risposto…  che dire della frase di confucio? è strano anche se quella che è considerata come l’antica saggezza non fa presa su di me, perche in quella che è considerata una frase saggia viene presupposto che ci sia un fondo di significati che potrebbe reggerla e quindi chi è questo nemico? forse è dentro di noi e quello che pensiamo di essere, forse… quindi aspettando sulla riva del fiume che poi passera il cadavere del nostro nemico e quindi è come se questa frase presupponesse che la pazienza è una virtù, la capacita di attendere, anche se la vita non è lineare e ci riserva sempre tante sorprese e sarebbe rassicurante il fatto che possa esserci una certa linearità negli accadimenti, la  legge di causa ed effetto, se fai questo ti succede quello. Anche se non sempre è cosi  quindi possiamo dire, boh… la saggezza sicuramente aiuta a vivere meglio, non possiamo negarlo, anche se presuppone sempre il dover imparare, invece la vita è libera e nulla può essere presupposto. 

 

Mi sono divertito a scomporre a frase e a lavorarci per sottrazione per renderla più empatica. ho tolto il cadavere, ho tolto anche il nemico, la parte negativa del messaggio, infine ho tolto anche il concetto di tempo : l’attesa! la frase si è trasformata in sediamoci lungo la riva del fiume, se vogliamo continuare a sottrarre concetti alla fine avremmo solo: sediamoci…! anche se forse sarebbe meglio sederci davanti al bar con una birra in mano aspettando gli amici. Scrive ancora Rosa: l’intellettuale concettuale è parte del meccanismo umano, quindi è una struttura relativa, se la togliamo cosa rimane? Se la ragnatela è soffiata via dal vento, il ragno è destinato a morire, dunque? chi risponderà a questa domanda? la scienza!? 

 

Uno scienziato sta facendo un esperimento con un ragno strappandogli man mano una zampetta e ogni volta ordina al ragno di saltare e ogni volta al comando il ragno salta, fino a quando strappata l’ultima zampetta ordina al ragno di saltare e il ragno non salta e quindi lo scienziato scrive sul suo referto che il ragno senza zampe diventa… sordo! pure Einstein sosteneva che la scienza anche se primitiva e infantile è la cosa più preziosa che abbiamo, anche se io non ne sarei cosi sicuro. Direi che è un gioco come un altro, la cui pecca è quella di creare gerarchie sociali, e questo la rende antipatica, anche perchè pensa d’essere unica e l’unica! 

 

Tornando al fiume o a Filippi come diceva il mio professore di matematica al liceo, proprio in questi giorni dopo tanti anni mi è capitato di rileggere “Siddharta” di Hermann Hesse che scrive: il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, ovunque in ogni istante , che per lui non vi è che presente, neanche del passato o dell’avvenire. 


Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha, realtà e presenza.  Il pensiero consapevole dell’unità di tutta la vita. Molte mete e tutte le mete vengono raggiunte e a ogni meta una nuova ne segue e dall’acqua si genera vapore e sale in cielo, diventa pioggia e precipita giù dal cielo, diventa fonte, ruscello, fiume e di nuovo riprende il suo cammino di nuovo continuando a fluire. Tutto insieme. E’ il fiume del divenire, la musica della vita, il canto delle mille voci, Siddharta tutte le udiva, percepiva il tutto, l’unità, il grande coro delle voci consisteva di una sola parola e questa parola era OM: la perfezione. Che hanno di più un saggio o un filosofo della gente comune se non una unica inezia, una unica piccola cosa: la coscienza!

 

A proposito di illuminazione concludo con una storiella: ho un amico che si chiama Dario, Dario Lampa e si è sposato con una certa Dina. Sull’annuncio di matrimonio hanno scritto: Oggi Sposi, Lampa Dario e Lampa Dina.


(C'era una volta) Ferdinando Renzetti




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