giovedì 9 luglio 2026

Fiordifango l'agapanto e i novantanove alberi...

 


Ferdifango  di fungo fingo in arte mago arfango cosi mi presentavo ai ragazzi durante i laboratori di educazione ambientale dedicati alla terrapaglia e alla costruzione all interno delle scuole di forni panchine e oggetti vari anche giocattoli con materiali naturali. cosi iniziarono a chiamarmi Ferdifango anche se dopo poco tempo durante un laboratorio di emotional design uscirono macchinine aerei bambole  pupazzi cuori lune stelle e fiori tanti fiori in particolare uno molto grande e nacque Fiordifango che poi in seguito ho scoperto che è il fiore del loto a otto petali simbolo dell armonia cosmica in sanscrito pad me, om mani pad me hum che si puo tradurre come la collocazione del fior di loto nella mente umana: l’illuminazione. 


Yogananda diceva di chiedere i segreti del fiore del loto all'architetto celeste, all'intelligenza del cosmo, alla luce del sole e alla grazia divina i segreti del fiore del loto, e non al fango delle paludi. ci sarebbe pure il nome fiordinando personaggio ispirato a una fiaba di italo calvino in fiabe italiane. un periodo mi hanno chiamato pure Dorodango, l'artista che fa brillare il fango. 

E' un termine giapponese che si traduce con gnocco di terra, una pratica che consiste anche come sorta di meditazione nel realizzare sfere perfette e lucidarle fino a farle diventare lucenti comprimendo con una spatola le molecole di argilla pian piano a far vetrificare la superficie della sfera dandogli spesso anche un aspetto metallico dal bronzo al rame al ferro secondo il colore della terra. in giappone questa pratica viene promossa pure nelle scuole come attività didattica. 

Spesso Dorodango ha lavorato con cunegonda una mistica che crea l’onda o anche con zobeide artigiana delle idee. pul trop anche se esperienze molto belle creative costruttive, semini variopinti multiformi e multicolori spesso brevi, sono stati nella mia vita come tanti fuochi di paglia quello che è mancato è stata la continuità didattica e domani per dire il giorno dopo sono tornato sempre alla normalità. sono capitato sempre in bei posti dove durante le attività pratiche ho sempre cantato ballato recitato e raccontato storie… quando parlo di normalità voglio dire che di queste situazioni ne ho vissute almeno cento anzi novantanove negli ultimi anni, in genere tre giorni una settimana o anche un mese atmosfera di festa con artisti di strada musicisti poeti yoga poesia tarantelle meditazione dinamica biodanza contact improvvisation teatro tamburi africani chitarre sassofoni tamburelli tutto integrato durante i processi di autocostruzione o i laboratori didattici sempre circondato di ragazzi e ragazze giovani e giovane adulti poi all'improvviso tutto finisce e mi ritrovo da solo  e svuotato a fare un gran lavoro su di me nel recupero dell'equilibrio emozionale e sociale. 

Come dicevo tante situazioni bellissime anche se tanti viaggi tanti sacrifici tanta solitudine e sempre guadagnato poco. un onda continua di pieno e vuoto. Senza soldi in tasca allora tornò. Nostalgia per il passato senza un futuro. La parola giusta sarebbe artificio, infatti un architetto egiziano aveva costruito un quartiere con case di terra per i poveri e questi resisi conto dell'artificio non le vollero abitare e il quartiere divenne residenziale per piccola e media borghesia anche se quando lo spirito risuona  con la bellezza e si nutre di bellezza riuscendo a intravedere anche in mezzo al caos e alla confusione anticipandola in ogni cosa allora c’è davvero  poco spazio per la mancanza ed è quasi tutto saturo e pieno e questo è l’artificio più bello che c’è. 


Ho partecipato a diversi progetti Erasmus Plus uno in particolare ad Altamura con una ventina di ragazzi provenienti da tutta europa una immersione totale nella socialità condivisa corrisposta consapevole. Ieri ho impastato tutto il giorno per terminare una scultura che sto realizzando nel giardino un po guerriero di capo che strano un po messicano e un po moai dell isola di pasqua, con un grande cappello in terraepaglia realizzato anche con il materiale secco delle piante delle fave e dei piselli. potrebbe essere anche una figura orientale con occhi a mandorla con in mano un bicchierino di sakè. 

Io agapanto tu agapanti noi agapantiamo… l’agapanto il fiore dell’amore dal greco agapao amore puro disinteressato e profondo come il mondo. ci innamoriamo delle buone sensazioni che ci arrivano, la vita è perfetta così com’è, anche se non da un punto di svista logico… umano! è  stato l’agapanto a comunicarcelo in realtà siamo sempre innamorati anche quando le nuvole coprono il sole del nostro cuore e ogni tanto spunta fuori quello che consideriamo il soggetto dell’amore, è solo una scusa su cui riversare il nostro amore esistenziale che ci ruba e restituisce il cuore solo quando vuole. non so se una vita stabile e convenzionale mi sarebbe piaciuta, la mia natura si esprime liberamente anche nell’indecisione e nella fragilità. questo vale per tutti e possiamo solo celebrare questa folle vita libera, fino al midollo, sia nel bene che nel male. un tempo un uomo si innamorò di una donna bellissima che abitava laggiù. la donna per metterlo alla prova disse all’innamorato che doveva venire cento volte a dichiararle il suo amore e solo alla centesima lei avrebbe acconsentito. 

L’innamorato tornava da lei ogni giorno muovendo dal suo lontano luogo di vita e ogni giorno piantava un albero davanti alla casa della bella e sdegnosa donna. arrivò così a piantare novantanove alberi, ancora una volta e la bella sarebbe stata sua… a quel punto dimostrata la costanza dei suoi sentimenti, certo ormai della conquista decise di ritirarsi, di rinunciare e non si fece  più vedere. gli alberi crebbero in un bosco, il bosco dei novantanove alberi come è chiamato ancora oggi…

(al secolo) Ferdinando Renzetti





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