Visualizzazione post con etichetta Alzheimer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alzheimer. Mostra tutti i post

sabato 23 giugno 2018

L'inquinamento dell’aria danneggia il cervello


Risultati immagini per L'inquinamento dell'aria danneggia il cervello

Nanoparticelle di magnetite trovate in abbondanza nel cervello di chi vive in aree trafficate. Provocano danno ossidativo e potrebbero essere collegate a malattie come quella di Alzheimer. Tracce altamente tossiche di inquinanti dell'aria sono state trovate nel cervello umano in quantità allarmanti, rivela uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Alcuni ricercatori dell'Università di Lancaster (UK) hanno individuato alte concentrazioni di magnetite, un ossido di ferro tipico delle aree ad alto tasso di inquinamento industriale o molto trafficate, nel cervello di 37 persone decedute, di età compresa tra i 3 e gli 85 anni e provenienti da Città del Messico e Manchester. 

L'inquinamento "restringe" il cervello. Quantità di rilievo. Si parla di milioni di nanoparticelle inquinanti per grammo di tessuto, una concentrazione impressionante, soprattutto se si pensa che la magnetite è una sostanza altamente bioreattiva, capace di creare un forte danno ossidativo alle cellule circostanti. Spazzatura pericolosa. 

La ricerca desta preoccupazione perché alte concentrazioni di magnetite sono state trovate tra le placche che si accumulano nel cervello delle persone con malattia di Alzheimer, e il legame tra inquinamento dell'area, stress ossidativo e rischio di malattie neurodegenerative è già supportato da diversi studi. Senza fretta. Lo studio è comunque ben lontano da dimostrare che le particelle inquinanti dell'aria siano la causa o possano esacerbare la malattia di Alzheimer (il cervello con la maggiore concentrazione di magnetite apparteneva a un 32enne vittima di incidente stradale).  

Particelle di magnetite si formano anche naturalmente nel cervello, ma in genere sono piccole e a forma di cristallo. Quelle trovate dal team hanno invece una caratteristica comune e inconfondibile: sono lisce e tondeggianti, perché derivanti dal metallo fuso prodotto dalla combustione, e si accompagnano in genere ad altre sostanze inquinanti come cobalto, platino e nickel. Per ogni particella di magnetite "naturale" identificata, ne sono state trovate 100 di origine industriale. Inspira... veleno. Ma come hanno fatto le nanosfere a inquinare il cervello? Queste particelle hanno un diametro inferiore a 200 nanometri (quello di un capello umano è di 50.000 nanometri): il naso non le blocca e si pensa riescano a filtrare attraverso il bulbo olfattivo, per poi arrivare facilmente alla corteccia frontale o all'ippocampo, aree danneggiate nei cervelli con Alzheimer. 

Proprio un ridotto senso dell'olfatto è tra i primi campanelli d'allarme di questa malattia, fa notare David Allsop, tra gli autori dello studio. I prossimi passi. La ricerca dimostra che le particelle inquinanti che respiriamo sono in grado di farsi largo fino al cervello, che contaminano in abbondanza. Non rivela molto sui danni che, una volta qui, possono causare, ma ulteriori studi dovranno approfondire questo aspetto. Nel frattempo, vale la pena ricordare che una dieta sana, l'attività fisica e il non fumare sono tutti comportamenti protettivi contro i danni neurodegenerativi.

Accademia Kronos 

Risultati immagini per L'inquinamento dell'aria danneggia il cervello

martedì 3 aprile 2012

La memoria dell’Acqua... partendo dall'I Ching, passando per Masaru Emoto.. fino alle ricerche scientifiche di Luc Montagnier

La memoria dell'acqua - Dipinto di Sofia Minkova
 
 
 
Nel Libro dei Mutamenti (I Ching) l'elemento  Acqua è indicato come il depositario della memoria, ovvero dell'informazione psico-fisiologica. E ciò ha una stretta  attinenza con la scienza e l'osservazione analogica.
 
Infatti l'acqua è legata al senso del gusto, alla bocca,  e di conseguenza alla parola ed alla trasmissione di conoscenze che attraverso di essa avviene. Inoltre è simboleggiata nel corpo dalla funzione renale ed i reni -si sa- sono l'organo che è in grado di "lavorare" l'elemento acqua inserendoci la memoria di tutto il percorso all'interno  dell'organismo. C'è anche una branca di medicina ayurvedica, Amaroli, in cui si raccomanda di bere l'urina per combattere diverse malattie e disfunzioni.
 
Anche nella tradizione popolare sentivo dire dai miei nonni e dai vecchi condadini che per curare i geloni o le malattie della pelle era sufficiente orinarci sopra. L'orina è inoltre il modo di lasciare una traccia della propria presenza, della propria consistenza e stato mentale. Infatti tutti gli animali indovinano, attraverso l'orina,  chi sono  e cosa pensano  i depositari del messaggio...
 
Ovvio che l'elemento Acqua, ancora tornando alla scienza cinese, sia rappresentativo della saggezza.. poichè l'acqua è in grado di  trasmettere i messaggi. Se passa in mezzo ai fiori profuma, è pura ed è fragrante,  al contrario se scende in una cloaca è putrida e puzza come gli elementi che vi si sciolgono. Insomma l'Acqua è messaggera per antonomasia... E non sarà un caso che proprio un uomo dell'estremo oriente, sicuramente imbevuto della cultura cinese, Masaru Emoto, abbia riscoperto (anche dal punto di vista scientifico) il valore ed il significato dell'elemento Acqua.  
 
In seguito agli studi di Masaru Emoto, come avvenne per le ricerche sull'origine del sistema nervoso delle piante fatto dall'indiano Jagadish Bose, altri scienziati occidentali hanno seguito le intuizioni relative ai flussi energetici naturali, alla vita onnipresente  a partire dai primi elementi vitali. Questo è il caso di Luc Montagnier. Egli oltre agli studi sul cancro e sulle cause della propagazione dell'AIDS  è  tornato recentemente  alla ribalta con il caso della “memoria dell’acqua” che fa traballare le leggi della scienza ufficiale.
 
Ecco uno stralcio dell'articolo di Filly Catapano, apparso su http://salute.bloglive.it/:  "Ebbene si, l’acqua sarebbe capace di ricreare qualsiasi molecola biologica sciolta al suo interno. Questa scoperta era già stata pubblicata sul Journal of Physics, grazie ad un’equipe di scienziati italo-francesi, che avevano dimostrato le potenzialità del liquido di emettere e trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza. Le fibre dell’acqua riescono a mantenere la memoria delle caratteristiche del Dna stesso.  Le malattie sono in grado di trasferire informazioni nell'acqua  grazie all’emissione di particolari segnali elettromagnetici che possono essere conosciuti e decifrati. Luc Montagnier ha spiegato come si può intervenire sulla memorizzazione dell’acqua, sfruttando le capacità delle onde elettromagnetiche. In questo modo potranno essere create nuove cure, diminuendo tossicità ed effetti collaterali..."
 
Ed un commento relativo alle ricerche di Luc Montagnier fatto da Giovanni Borsalino, medico chirurgo (da http://www.acquainformata.eu/): «Il riconoscimento conferito a Luc Montagnier è un’ulteriore conferma dell’alto profilo della carriera del Premio Nobel francese, che sta proseguendo in modo assai innovativo con le ricerche sul tema dei bassi dosaggi: la proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano potrà dare informazioni fondamentali in termini diagnostici su malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Artrite Reumatoide, e le malattie virali, come HIV-AIDS, influenza A ed epatite C, e di ciò dovremo essere tutti grati a Montagnier, noi medici come anche i pazienti che si gioveranno di queste scoperte».
 
Paolo D'Arpini