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mercoledì 28 marzo 2012

Sri H. W. L. Poonja, visita al Papa di Lucknow, per interposta persona…..

Papaji Poonja - Lucknow


Ebbene sì, non viaggio più, o almeno non fisicamente.

Ormai da parecchi anni ho smesso di spostarmi e mi limito a ricevere i viaggiatori. Con questo metodo posso tranquillamente dedicarmi agli affari miei ed allo stesso tempo ricevere novità ed informazioni dal mondo spirituale….

Tra i miei ospiti più graditi vi sono Upahar Anand (al secolo Nigel Quigly) e Venu (al secolo Lidia Ceccaia), una coppia santa che soggiorna l’inverno in India e torna in Italia per l’estate (beati loro che possono permetterselo). Venu, che significa flauto, ha ricevuto il nome da Papaji di Lucknow,  uno Jnani alquanto famoso (un diretto discepolo di Ramana Maharshi) che la santa coppia di amici era solita visitare, prima che lasciasse il corpo (6 settembre 1997). 

Upahar è da me percepito come un fratello spirituale. Lui ha vissuto a Tiruvannamalai ininterrottamente per diversi anni ma io  lo conobbi solo nel 1983 a Jillellamudi,  dov'eravamo entrambi ospiti di Anasuya Devi, la nostra madre spirituale. Quello era l'anno in cui Amma avrebbe lasciato il corpo e c'era una grande energia soffusa in tutto il luogo e per tutto il tempo che risiedemmo alla sua presenza. Poco prima della dipartita Amma volle organizzare una grande festa che durò parecchi giorni, con numerosi eventi, puja, bhajans, cerimonie, recite sacre, bandharas, e soprattutto il canto ininterrotto di "Jaya Ho Mata Sri Anasuya Rajarajeswari Sri Paratpari" il mantra dedicato alla Grande Madre, che lei stessa incarnava.  Durante quei giorni passai ore ed ore, a volte anche intere nottate, cantando assieme ad Upahar, lui suonava la chitarra ed io accompagnavo il canto con tamburelli e cembali. In quel modo si cementò una fratellanza spirituale fra di noi e per questo anche negli anni successivi continuai ad incontrarlo, durante i miei viaggi in India.

Finchè Upahar, per motivi burocratici, dovette lasciare l'India  ma la buona sorte volle che nel frattempo si fosse fidanzato con Venu, che è originaria di Riccione, egli  iniziò così a trascorrere sei mesi sulla costa romagnola e sei mesi a Tiruvannamalai.  Ogni anno prima della partenza ed al suo ritorno ci siamo incontrati, trascorrendo assieme alcuni giorni. Questa consuetudine  è continuata anche da quando abito a Treia, infatti lo scorso anno venne qui a cantare bhajans, durante la Festa dei Precursori e lo attendo pure quest'anno.

Di tanto in tanto  Upahar mi  spediva dall'India alcuni libri che gli chiedevo, soprattutto alcuni su Ramana Maharshi. E proprio in uno di questi libri lessi di Sri Poonja di Lucnow, discepolo di Ramana, alla cui presenza Upa e Venu avevano trascorso diverso tempo.

Io sono una specie di San Tommaso e qualche volta ho avuto dei “dubbi” sulle loro esperienze ed in una lettera espressi alcune incertezze relative a quanto affermato in certe occasioni da Papaji. Ed ecco cosa mi rispose Upahar:

“Yes I can undestand your “doubts” about Papaji words, I have the same feeling (about everyone!). But that will always be so, as long as there is a trasmission in words, and the apperent duality of master and disciple. I may say that the presence (sannidhi) of Papa, as of Osho (who could be very doubtfull..!) is always prior to, and trascending, anytingh wich could be sayd… as you know… but naturally all that is very subjective and mysterious! How poor words are! When I reflect on the eternal silence of Ramana Maharshi, the vast embrace of Amma Anasuya… forever vibrating and shining in the heart, putting forth every moment new flowers and fragrances into the uncknow, with nothing to “undestand” or “interpret”…. Remembering this, in gratitude, all the joys and pains of body and mind fade into insignificance. One continue to live according to one’s nature and destiny, wacthing the divine comedy unfold, sometimes identified with one’s role in the play … sometimes quietly smiling at all of it… sometimes overflowing with songs of love… Allelujah!  Over the page I have translated a few words from a “satsang”.. so excuse any mistakes”

Quelle che seguono sono  parole di Papaji tradotte in italiano che Upahar mi ha riportato.

“La compassione è un gioiello che adorna un essere libero, non puoi praticare questa compassione perché è la tua vera natura. Questa compassione potrebbe incarnarsi come un essere umano, come un Bodhisatva, ma non è nient’altro che il tuo Dharma che sorge quando si dissolve il senso dell’ego personale. Lascia che tutti partecipino della tua gioia, non essere avaro. Non trattenere nulla per te. Ama tutto, non importa quello che succede, ed onora tutto perché questo tutto è la tua proiezione. Non disturbare nessuno e non permettere che alcuno disturbi te. Stare in pace, questo è il tuo compito. Quanto sarebbe bello questo pianeta se tu fossi in pace con te stesso. Se vuoi dare qualcosa al mondo dai ciò che sei: pace e felicità. Per dare pace e felicità tu devi esserlo. Non parlare di “verità” semplicemente condividi l’amore e la felicità perché il dono più grande è una mente vuota, anche se non dici nulla il tuo silenzio si spargerà su tutta la terra. Seduto quietamente usa il tempo che ti rimane di stare in questo corpo per abbracciare tutti gli esseri, non è un’intenzione è una resa naturale. Tu sei solo uno strumento, dissolvendo te stesso ti prendi cura del mondo. Tu sei amore, quando c’è amore tutto il resto sparisce. Passare il tempo seguendo altri fini è solo un posporre, la cosa più facile è essere qui, in questo amore, tutto il resto è artificiale. Celebra la tua creazione, tu sei seduto nel cuore di tutti gli esseri e loro nel tuo. L’amore ama sempre, senza di esso non puoi respirare. L’amore è meditazione, il centro senza frontiere…. Non c’è alcun sentiero che conduce all’amore, non lo puoi imparare. Il cuore, in questo stesso momento, è la verità. Eccola, eccola qui, e tu lo sei!”

Quale viatico migliore potrei chiedere per il mio “viaggio” da fermo?

Paolo D’Arpini


.....


Davanti all’Uno
Diventerai l’Uno.
Perditi, perditi.
Scappa dalla nera nube
Che ti circonda.
Allora vedrai la tua stessa luce
Radiosa come la luna piena.
Ora entra in quel silenzio.
E’ il modo più sicuro
Di perderti…
Che cos’è la tua vita, d’altronde?
Nient’altro che un lottare per essere qualcuno,
nient’altro che uno scappare via dal tuo stesso silenzio.

Rumi



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"Non fare domande, qui non troverai risposte. Se vuoi risposte cerca dentro di te... cerca chi sei... quando ti sei trovato poniti la domanda...." (Papaji Poonja)

sabato 17 marzo 2012

15, 16, 17, 18 marzo 2012 - Da Spilamberto a Treia.... dove tutto il mondo è paese...

Da sinistra: Paolo D'Arpini, Amma Anasuya Devi e nipotini - Jillellamudi 1980 (?)


Compito impegnativo anche solo raccontare le  ultime  giornate passate con Paolo. Era giunto il momento del suo ritorno a Treia, deciso già da tempo.

Il pomeriggio del 15 marzo abbiamo salutato il fiume Panaro e qualche amico, alcuni solo telematicamente o telefonicamente, il tempo (un mese trascorso a Spilamberto) é passato in fretta e non abbiamo neanche fatto tutto ciò che avevamo preventivato, avremmo voluto incontrare alcuni altri amici, ma gli impegni sono tanti per tutti. Sarà per la prossima volta!

La mattina della partenza, il 16 marzo,  é cominciata male. Per il viaggio di  ritorno a Treia avevamo previsto che, come al solito, io l'avrei accompagnato. Un mese fa ero andata a prenderlo e, visto che fare quel viaggio non mi diverte, alla sua battuta "ti devi sempre sacrificare!" io ho risposto, seccamente di "si".

Lui si é offeso e si é "vendicato" facendomi una dissertazione di circa un'ora, in macchina, sul karma, sul dharma, sulla consapevolezza del nostro stato, sul libero arbitrio, ecc.

Io come al solito, ho capito il giusto. Dato che ognuno di noi segue un destino preordinato, se ne é consapevole e lo accetta, vive con leggerezza, se cerca di opporsi, cercando di seguire desideri e paure e aggiustamenti con il mondo delle esternalizzazioni, soffre, comunque.

La notte precedente avevo dormito poco e male, mi ero dovuta alzare alle due di notte per andare a prendere mia figlia Viola a Vignola, di ritorno dalla gita scolastica ed avevo fatto fatica a riaddormentarmi, con il pensiero del viaggio dell'indomani.
Infine all'arrivo a Treia (3 ore e mezza di auto) ero stanchissima, abbiamo cotto un po' di pasta condita con un sughetto al pomodoro che avevo preparato la sera prima (all'arrabbiata, tanto per restare in tema, come lo faceva mia madre), dopo mangiato  mi sono cacciata immediatamente sotto le coperte con la borsa dell'acqua calda (in casa si gelava) ed ho dormito dalle 14 alle 17.30.

Paolo ha almeno avuto la gentilezza di lasciarmi dormire, invece di farmi alzare per andare a fare un carico di legna, come avevamo previsto in precedenza. Tra l'altro, il nostro abituale fornitore di legna, a cui avevamo telefonato appena arrivati, ci aveva detto di aver smesso l'attività, ma ci ha dato il recapito di un altro, sempre in zona, ma si sa, chi lascia la strada vecchia per la nuova (anche se contro la sua volontà) sa quel che lascia e non sa quello che trova.

Al mio risveglio siamo andati a fare una passeggitina serale, Paolo mi ha mostrato un fornaio che vende cose buone da loro prodotte, ed io ho acquistato  dolci e dolcetti da riportare a Viola a Spilamberto e per concludere la serata  siamo andati a cena da Piero e Adriana, i miei cugini treiesi,  dove c'erano anche l'anziana madre di Adriana, Ida (97 anni) e la giovane figlia Karina, c'era anche la cara cugina Valeria che sta per compiere una rispettabile età (ma non diciamo quanti anni sono perché lei legge il Giornaletto e se ne potrebbe avere a male...).

Tutti loro sono normalmente carnivori (cioé onnivori), ma sapendo che noi non mangiamo carne  hanno preparato: minestrone di verdura, verdure cotte, tra cui pomodori gratin cotti nel camino, e frittatine con verdure varie, come dolce un salame di cioccolato, il tutto innaffiato da vino rosso cabernet dell'azienda agricola biologica il Folicello di Castelfranco Emilia (portato da noi) e bianco dei colli maceratesi. Per Paolo, che è astemio,  acqua minerale, purtroppo (per lui) non frizzante....

Durante la cena si é discusso animatamente del futuro del pianeta e soprattutto del nostro futuro e di cosa potremmo fare per migliorare le nostre prospettive di vita  in sintonia con la natura e riscoprendo un muoversi sulla terra, senza appesantirla, direbbe Stefano Panzarasa "un antico futuro"  (ma non arretrato). Un tempo in cui  il genere umano aveva ancora l'intelligenza e la capacità di risolvere i problemi e di coprire le necessità della vita che ogni giorno si presentavano.

Stamattina, 17 marzo  (oggi é San Patrizio che é il patrono di Treia), siamo andati come al solito con Magò, a fare colazione al baretto di Giovanna, dove abbiamo commentato la differenza di prezzi tra qui e l'Emilia (un cappuccino, un caffé e una pasta 2 euro e sessanta, a Spilamberto sarebbero stati 3 euro e quaranta), e poi siamo andati a far rifornimento di denari alla posta. Paolo doveva ritirare la sua pensioncina, ma essendo la festa del patrono l'ufficio era chiuso, così gli ho mostrato come ritirare il denaro dallo sportello automatico (Postamat) e lui ne é stato molto felice... (non so però se sarà in grado di ripetere l'operazione quando sarà da solo). 


Eccoci poi in giro per i banchi del mercato, molto numerosi e pieni di ogni cosa (ma non abbiamo comprato niente) e siamo tornati indietro passando dall'interno. Per strada abbiamo incontrato Peppe, un mio vecchio amico di gioventù.

Di nuovo a casa, abbiamo lasciato Magò, abbiamo preso una vecchia foto di Paolo con  la sua madre spirituale Amma Anasuya, a Jillelamudi, in India, una delle poche cose che ha portato via da Calcata. Pare che un certo James, che io non conosco, stia scrivendo un libro su di lei e Paolo vuole mandargli questa foto. Siamo andati al Computel House, fuori al borgo, per farla scannerizzare. Il ragazzo che era lì  l'ha fatto di buon grado e non voleva farsi pagare. Paolo ha voluto lasciargli comunque  un paio di euro e il giovane ha ringraziato e ha detto che si sarebbe andato a prendere un caffè.

Da lì siamo andati al nuovo fornitore di legna, in una contrada di Treia che prima non avevo mai esplorato, Camporota. Una zona con bei campi, belle case coloniche, attorno alle quali si vedevano fervere varie attività, agricole e artigianali. La giornata, tra l'altro, é stata splendida ed abbiamo visto diverse mimose fiorite. Il legnaiolo (veramente "la legnaiola"), una signora robusta e un po' mascolina, ma con una vocina gentile, ci ha fatto accomodare con l'automobile sulla pesa e da lì in una specie di garage ove c'era un mucchio di legna tagliata. Abbiamo riempito il bagagliaio e poi di nuovo sulla pesa. Ho chiesto a Paolo, sottovoce "Le hai chiesto quanto costa?" Lui "No". Finita la pesata la signora é andata alla calcolatrice e ci ha fatto il conto dandoci la ricevuta. Un quintale di legna: 13 euro! Fantastico! Meno di quanto la pagavamo dall'altro legnaiolo.

Siamo tornati a casa tutti felici, abbiamo scaricato la legna e l'abbiamo sistemata nel ripostiglio, poi di filato nell'orto a potare gli ulivi. Questi ulivi erano stati piantati 15 o 20 anni fa dai miei genitori, ma non avevano mai prodotto, o almeno non ce ne eravamo mai accorti, ma l'anno scorso, Paolo ha provveduto ad una potatura abbastanza radicale e quest'autunno ha raccolto circa due chili di olive che poi sono state trattate e messe in salamoia  e sono pure buone!  Dopo tutte queste imprese Paolo era alquanto stanco e sudato così si é lavato e si é "ripulito" tagliandosi barba e capelli con la nuova "tosatrice" che ha acquistato a Spilamberto.

Seduti a tavola dopo queste fatiche e dopo un pranzetto  a base di avanzi (regalatici  dalla cugina Adriana), ci siamo riposati davanti alla porta-finestra aperta in cucina.... in vista del sole di Treia.

Ma ora dovete accontentarvi, il racconto finisce qui.  Scende il crepuscolo.  Devo andare a stendere il bucato e poi a fare una passeggiata  sotto le mura: andiamo in cerca del ramoraccio! Domattina, 18 marzo,  riparto per Spilamberto.

Alla prossima, per voi. (Ciao, Paolooooo!!!!!)

Caterina Regazzi


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