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domenica 9 settembre 2012

“Il Custode dei Sogni” di Franco Farina

Sogno Verde di Franco Farina


Quest’ uomo andava in giro con la sua valigia e raccoglieva i sogni dei bimbi e degli uomini e donne che li immaginavano e li lasciavano in giro.

Raccoglieva i sogni e li riponeva nella sua valigia di cartone con sopra dipinte le stelle.

Lui poteva vederli erano leggeri ed evanescenti e leggermente luminosi. Molte volte le persone li abbandonavano e si spegnevano un poco e lui camminando per strade e piazze li vedeva e li raccoglieva.
Giorno dopo giorno continuava a mettere i sogni in questa valigia.
Una sera stanco di camminare si sedette su una panchina, guardò il cielo dove vi era una luna piena.
Intorno nella piazza vi era gente che passeggiava e bambini che giocavano.

Il custode dei sogni si mise la valigia sulle ginochia e l’aprì.
Da questa valigia usciva una luminescenza. Questi sogni avevano una luce propria che pulsava leggermente. Alcuni curiosi si fermavano a guardare.
Lui aprì a poco a poco la valigia.

Bolle luminescenti brillando si gonfiavano e questi globi di luce fluttuaavano leggermente nell’aria sopra la valigia.

I curiosi divenivano sempre più numerosi, i bambini si avvicinavano a guardare; così il custode dei sogni iniziò a prendere ciascuno dei sogni racchiusi in queste bolle di luce e a darli a ciascun bambino che si faceva avanti, anche agli innamorati che si avvicinavano, ed alle persone che ne chiedevano uno.
E così man mano che queste persone che li raccoglievano divenivano anche loro leggermente luminescenti.
La piazza era diventata luminosa e la luna sorrideva nel cielo.

Ad un certo punto il custode dei sogni prese dalla sua valigia una tenda nera, salì sul piedestallo della statua in mezzo alla piazza e sventolando la tenda nera disse a tutti:
“Vedete anche voi cosa ho in mano?”
Il brusio della gente disse: “Una tenda nera”.
“Ebbene si! …” lui disse “Questo velo è il velo che ponete sui vostri sogni quando avete difficoltà a raggiungerli” … “Vedete tutti?”
La gente disse un timoroso “Si”.
“Bene ! “ disse il custode dei sogni “Volete sapere come togliere questo velo nero dai vostri sogni?  Ascoltate, ci sono due cose da fare per ravvivare i sogni, la prima è ridare vita al vostro sogno, senza mai stancarsi di infondere energia su di esso, e avere il coraggio di continuare anche quando sembra “impossibile”. Quindi perseverare. La seconda cosa è conoscere COME raggiungere la meta. Dovete apprendere e conoscere quello che vi serve per vincere nella vita e mettere lì un modo di realizzarlo.
Perseverando nel vostro intento, raggiungerete la meta. Quale meta? Quella la dovete mettere voi, o ‘scoprirla’ togliendo il velo”.

Così dicendo il custode dei sogni agitò la tenda e svanì.

La gente stupita rimase a guardare immobile.
Tutti avevano la loro bolla di luce in mano e pulsava, … il loro sogno.

Rimase giusto una valigia su una panchina con sopra tante stelle dipinte.
La valigia dei sogni.
Quella non buttiamola.
Non buttarla via, riponila in un angolo della Tua mente,  dove potrai riporre  i tuoi sogni e riprenderli e coltivarli uno per uno.
Buona fortuna.

Franco Farina

domenica 12 febbraio 2012

Bucaneve.. la storia di un fiore invernale che annuncia primavera!

Acquarello Inverno di Franco Farina



Buongiorno!

Visti la neve ed il gelo di questi giorni ho pensato di mandarvi questa storia che esorcizza un po’ questo freddo e chissà che arrivi presto Primavera.

Prendete un minuto e leggetela ne vale la pena.



Il Bucaneve
C’era una volta in una foresta incantata degli alberi ricoperti di neve. La nebbia vorticava intorno ad essi e il gelo aveva ornato di cristalli tutto intorno dai rami più alti ai ciuffi d’erba. Un bianco chiarore si stendeva intorno.

Il Signore del Gelo passava su ogni ramo e su ogni stelo d’erba posandovi i suoi cristalli. Quando il sole brillava tutto si trasformava in luccichii come perle e diamanti messi alla luce.

In quella foresta vi era una collina e sotto di essa dormiva la Fata dei fiori. Un giorno vi era tanto sole ed i cristalli si stavano sciogliendo goccia a goccia ed il calore tenue che filtrava nella terra stava per risvegliare la Fata dei fiori.

Il Signore del Gelo disturbato da questo fece vorticare tanta nebbia che il tepore scomparve e un vento freddo ghiacciò tutte le gocce d’acqua sui rami e di perle il bosco fu ricoperto.

La Fata dei fiori tornò nel suo sonno profondo. Il Signore del gelo prese a spargere neve e freddo tutto intorno. Passarono giorni e giorni di freddo. In quella foresta vi erano pure Gnomi e Folletti.

Lo Gnomo che dormiva nel tronco del castagno fu svegliato dal freddo intenso e dagli ululati  del vento e si arrabbiò perché il Signore del Gelo non cessava la sua morsa.

Lo Gnomo scese all’interno del tronco e seguendo un cunicolo che correva sotto terra seguendo le radici dell’albero arrivò all’interno della collina della Fata dei fiori.

Era una piccola sala dove su un giaciglio stava distesa la fata con il suo bel vestito lungo di veli verdini e tanti fiori dipinti su esso ma la tenue luce che vi era faceva sembrare il vestito quasi di un grigio e i fiori ivi dipinti e ricamati erano pallidi e smorti.

Lo Gnomo iniziò a cantare ed a suonare la sua Arpa. Cantò delle bellissime melodie, e con le sue mani che volavano come una farfalla da una corda all’altra accompagnava la sua voce. La melodia era così bella che faceva sciogliere anche i cuori più duri. Continuò a cantare finche   si  vide un lacrima uscire dalle palpebre chiuse della Fata dei fiori. Brillando alla tenue luce la lacrima corse sul suo bellissimo viso della Fata. Lo gnomo continuò a cantare e suonare ed anche altri gnomi silenziosamente si erano uniti a lui e seguivano sommessamente la melodia.


Il luogo freddo si era un poco scaldato e a poco a poco la fata dei fiori si risvegliò. La fata disse:  “Grazie della tua bellissima melodia; ma perché mi svegli?   Non è ancora il mio tempo.”

Lo Gnomo inchinandosi disse: “Cara Fata dei fiori sono giorni e giorni che il Signore del Gelo continua a scorrere per la foresta con la bufera ed il ghiaccio; e  pure nel mio tronco del castagno il gelo arriva, e se così continua tutta la foresta gelerà fino al midollo, e quando arriverai tu sarà troppo tardi perché gli alberi saranno morti per il freddo”.

Allora la Fata dei fiori alzò una sua mano reggendo tra le sue bellissime dita  una piccola cipollina,  man mano questo piccolo bulbo  prese ad emanare una tenue luminescenza, e più lei lo guardava più il bulbo acquisiva luce. Con delicatezza la Fata lo lanciò e rimase sospeso nell’aria pulsando leggermente ed adagio adagio il bulbo salì verso il soffitto, si insinuò tra le radici degli alberi che facevano da travi per quello spazio sotto la collina e scomparve nella terra. Gli gnomi guardavano tutti a bocca aperta.


La Fata dei fiori li guardò e disse: “Nascerà un fiore che sarà in grado di farsi strada tra la neve, sbucare da essa e fiorire”.

Il fiore in effetti bucò la neve e uscì sbocciando nonostante il freddo. Era un fiore con il capolino ciondolante, i petali bianchi e le foglie e lo stelo di un tenue verdino .

E quando il Signore del gelo nelle sue scorribande nella foresta vide il candido fiore fu molto stupito e capì che ormai il tempo della Fata dei fiori era giunto.

Si accorse che per troppo tempo era rimasto nella foresta; allora raccolse i suoi turbini di nebbia neve e ghiaccio e si ritirò sulle cime delle montagne.

La fata uscì dalla sua collina e facendosi trasportare dal vento passò nella foresta portando il suo tepore trai rami degli alberi che erano rimasti dormienti  in tutto l’inverno e man mano la linfa riprese a scorrere e le gemme si aprirono ed i fiori sbocciarono , la vita aveva ripreso a scorrere  e a poco a poco la foresta si risvegliò completamente.

Lo Gnomo del castagno allora corse fra i prati fioriti felice di giocare nel tempo della Fata dei fiori.

                                                                                                  
Franco Farina

mercoledì 28 settembre 2011

Franco Farina: “Sei sempre tu che crei nel bene e nel male”

Una nuova storia ed una nuova versione di “Il secondo incantesimo” ultima creazione di Franco Farina


C’era una volta un essere e voleva creare solo cose belle e quindi si mise al lavoro.

Alcune cose le riuscivano bene ed altre un po’meno; alcune erano davvero brutte. Quello che succedeva è che quando ammirava le belle cose fatte esse sparivano.
Mentre le cose mediocri e brutte che non ammirava per niente rimanevano lì e continuavano a dagli fastidio; e si doveva anche trattenere da esse.
Che ingrata situazione la bellezza man mano ammirata spariva e le rimaneva solo la bruttezza. Allora si arrabiò tanto e tanto che decise che tutto doveva essere brutto così nulla spariva.
Ma così facendo anche lui divenne un essere brutto e oscuro.
Ah! Finalmente riusciva a far persistere le cose ed a mantenerle in esistenza, ma tutto era brutto e inguardabile anche lui stesso.
Allora poverino decise che le cose brutte dovevano essere belle e si mise a guardare quelle brutture sforzandosi di credere che fossero belle.
E guardava… “che bel teschio” …  “che bello quel mondo tutto nero e tetro”… il fascino dell’oscurità e del mistero.
E così senza accorgersene aveva sceso alcuni gradini di consapevolezza ed era diventato un po’ svampito.
Si era infangato in una confusione tale che le cose brutte erano belle, e le cose belle erano brutte, e tutto andava all’incontrario.
Ahi che dolor!
Comunque aveva ottenuto che le cose non sparivano; non succedeva più che guardando una cosa essa si dissolveva.
Eh si ma ora come sognava quel tempo in cui poteva far sparire le cose solo guardandole.
Si era impantanato a tal punto da non riuscire  districarsi in questo oscuro incantesimo.
E… quindi la cosa da fare era dare la colpa a qualcun altro, o a qualche altro spiritello dispettoso e… Ma anche così facendo si sentiva sempre più triste, e si addormentò.
Sognò quel tempo in cui tutto era così bello e che poteva osservare una cosa e farla sparire a suo piacimento.
Si svegliò di soprassalto, e ci provò. Osservò una cosa per quel che era ed essa sparì.
Un poco rincuorato osservò un'altra cosa e sparì e man mano facendo sparire le brutte cose che aveva creato tutto riprese a prendere luce e sparì quell’incantesimo nero che questo essere si era creato.
La morale della favola?
“Sei sempre tu che crei nel bene e nel male”.


Franco Farina.

sabato 24 settembre 2011

Introduzione al concetto di "Spiritualità Laica" e dissertazione sul tema -di Paolo D'Arpini

Immagine simbolica realizzata dal pittore Franco Farina


Vorrei  chiarire il significato originario e concettuale di "spiritualità laica" che viene malamente indicato come un modo di esprimersi spiritualmente da parte di membri laici di una qualsiasi religione...

In verità il termine laico derivante dal greco "laikos" sta a significare  l'assoluta non appartenenza ad un modello religioso o filosofico, e persino politico. Perciò, ‘laico’ significa  "al di fuori di ogni contesto socialmente strutturato",  un po' come il termine sanscrito "pariah". Quindi è impensabile che un membro di una religione possa esprimere laicamente la spiritualità relativa a quella religione.

Perciò la Spiritualità Laica  sta ad indicare la "spiritualità naturale", la ricerca spontanea dell'uomo verso la sua origine, verso il  significato  misterioso della vita, tale anelito  è indirizzato verso l'auto-conoscenza.    Ad esempio la traduzione inglese di "laico" è "laymen" che significa "uomo comune" ed il termine inglese più prossimo ad esprimere il concetto di Spiritualità Laica è "awe" ovvero "meraviglia di Sé".Tanto per cominciare stabiliamo che "spirito" per me significa "sintesi fra intelligenza e coscienza" inoltre confermo di non essere "credente" in alcuna forma,  quel che affermo è  sulla base della mia diretta esperienza di esistere e di averne coscienza.  Non è necessario che alcuno me ne dia conferma e ciò vale -ovviamente- per tutti.

Non è necessario "credere” nella propria esistenza per dire "io sono",  lo sappiamo senza ombra di  dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l'assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine "credo" oppure "non credo". Se ne deduce che l'essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre  sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale,  è solo un processo, un concettualizzare.

Non voglio fare il difficile ma è ovvio che  nessuno dirà mai "credo di esistere e di essere consapevole" mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine "credo in questo od in quello …  nella religione o  nell'ateismo" od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede..... "Io sono"  è  perciò  la verità pura e semplice ed è qui  vano  spiegare le possibili ragioni di tale "essere" giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione)  rientra solo nella speculazione  ed è quindi  opinabile.

Affermare  che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in  vita lasciamolo dire ai sofisti. 

Mentre "Io sono" è l'unico  fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che  voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui "modi".....o sulle "ipotesi". Dico ciò per tacitare  ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli). Questa è laicità dello spirito.

"Spiritualità laica" è un semplice e banale "riconoscimento" dello stato spontaneo di ognuno di noi.... coscienza o conoscenza di Sé. Conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi”, ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo.

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io-Assoluto, l’Essere, ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di siffatto Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”.  Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel  senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse in necessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” -  Ma la risposta è banale, talvolta noi prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare, in modo da non aver rimpianti dopo… Purtroppo, in anni ed anni di volo basso, tutti noi abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…! Un secolo e mezzo fa, nel 1859, Charles Darwin pubblicava il suo ancora oggi controverso ma rivoluzionario “Origine della specie”, le polemiche non si son ancora acquietate, ma quel che suona strano –secondo me- è l’opposizione virulenta opposta alla teoria evoluzionista dai cosiddetti “creazionisti” (o credenti) di matrice religiosa, e più avanti spiegherò i motivi del mio stupore.  Debbo far presente che non mi considero -strettamente parlando- un seguace della teoria Darwiniana, nel senso che al massimo la considero una spiegazione strumentale alla dimostrazione della cosiddetta realtà empirica… o della casualità.

L’ipotesi evoluzionista è basata sull’osservazione del processo trasformativo della materia e della vita conseguente alla modificazione od espansione dello spazio/tempo. In un certo senso questa teoria deve in ogni caso tener conto di un “inizio” e pertanto è vicina all’altra teoria della creazione progressiva del mondo, comunque basata sulla presenza di un Dio creatore da cui l’universo viene creato. Secondo la speculazione del Big Bang l’inizio del momento creativo viene posto nell’esplosione primordiale del nucleo originario della materia, in seguito al quale incomincia pian piano il processo manifestativi della vita. Infatti i religiosi apprezzano molto la teoria del Big Bang come “dimostrazione” della volontà creatrice di Dio ma dovrebbero altrettanto accettare, per essere coerenti con i loro credo, anche il processo evoluzionistico delle varie forme vitali prefigurato da Darwin e dai suoi successori. D’altronde se fosse vera la creazione “ad personam” fatta da Dio per ogni organismo vivente, separato da ogni altro (un pesce è un pesce, una asino è un asino, un uomo è un uomo, etc.), si potrebbe supporre una certa parzialità da parte dell’Altissimo, non solo per la scala gerarchica fra le varie specie ma anche perché alcune forme vitali sono addirittura scomparse dalla faccia della terra come se fossero “invise” o “trascurate” dal creatore stesso, il che non mi pare un segno di giustizia verso le creature….: “se uno, correndo tutto il giorno giunge a sera, può dirsi soddisfatto… Ebbene, ora ce l’ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l’alba della mia fama” (Schopenhauer, Senilia, pag. 84 del mano-scritto originale del 1856).

Dal punto di vista della realtà assoluta (ma anche da quello quantistico, fino ad un certo punto dell’analisi) la creazione può essere “progressiva” solo nell’ambito del divenire nello spazio tempo ma, come evidenziò anche Einstein, questo concetto dell’esistenza spazio temporale è puramente figurativo, non ha cioè vera sostanza essendo un relativo configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente. Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la creazione è un “apparire”, che si manifesta simultaneamente, sia pur considerata dall’osservatore uno svolgimento conseguente allo scorrere del tempo nello spazio. La manifestazione è di fatto un semplice riflesso nella mente del percepente che riesce a captarla ed elaborarla solo attraverso il “fermarla” nella coscienza. Un singolo fotogramma della totale manifestazione che, sia pur sempre presente nella sua interezza, viene illuminato dalla coscienza individuale, visto nella mente e srotolato nel contesto spazio tempo e denominato “processo del divenire”. Da ciò se ne deduce che la descrizione evoluzionista di Darwin è “relativa” tanto quanto la visione “creazionista” dei più retrivi religiosi. Con buona pace del filosofo Schopenhauer. Ho immaginato anche una sorta di equazione per visualizzare quanto qui espresso. Se prendiamo il tutto come insieme, in cui ogni cosa appare e si manifesta, e lo definiamo 1 (Uno) in qualsiasi modo aggiungendo o togliendo a questo Uno, sempre l’Uno resta. Esempio: 1 + 1 = 1 ; oppure 1 – 1 = 1

D’altronde questo concetto è stato già espresso molto chiaramente in una Upanishad in cui è detto: “Se dal tutto togli il tutto solo il Tutto rimane”


Post Scriptum.
La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita.   (Pensiero pro-Darwin, da non prendere per vero…)

Paolo D’Arpini (
www.circolovegetarianocalcata.it)

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Altro testo in Inglese sul Concetto di Spiritualità Laica


Lay Spirituality

 Dear Lay Friends, I would like to talk about Lay Spirituality again. Please find here below a text that can be forwarded – if you agree with it – to promote free spiritual expression in a lay  and syncretistic manner. I would really appreciate if any of you would be willing to translate this writing in any language (French, German, Chinese, Spanish, etc.) and then spread it around in internet in that language and in all possible ways.I am asking for your help because there is still a lot of distortion by the various religions on the true meaning of “lay” and “spirituality” and its really important to make it clear….
Thank you for the cooperation you will want to give…
Cheerfully your’s  Paolo D’Arpini


Text: on  “Lay Spirituality”
I would like to clarify the lexical, etymological and conceptual meaning of “Lay Spirituality” that is erroneously used to describe a manner of spiritual expression on behalf of the lay members of any religion… In truth, the term “lay” comes from the Greek “laikos” which means to not belong to a religious, philosophical or political model. “Lay” means “not pertaining to any socially structured context” similar to the word in Sanskrit  ”pariah”. So it is unthinkable for a member of any religion to express themselves in a “lay” manner regarding that movement.
In reality “Lay Spirituality” is a natural spirituality, man’s spontaneous search for his origin, for life’s mysterious meaning, this yearning leads to get to know oneself. The English word that comes closer to expressing this concept is “awe”.  
Let me begin by saying that “spirit” for me means “synthesis of intelligence and conscience” and I also confirm that I am not a “believer” in any way, what I say is based on my direct experience of existing and on being conscious of it.
I do not need any one to confirm it and this is true -obviously- for everyone.
One doesn’t have to “believe” in one’s existence to say “I am”, we know this already without a shadow of doubt. Meanwhile to claim and to assume to have or not have faith we have to use the term “believe” or “not believe”.

We can come to the conclusion that being and being conscious of it,  is natural and unmistakeably true, while if one claims something that is grounded on ones thoughts or on mental speculation, it is only a process, a way of conceptualising.
I do not want to make things difficult but it is obvious that no one will ever say: “I believe  I am” whilst regarding any other statement (either an abstract or concrete thought pattern) one will always have to use the word “I believe in this or in that…. In religion or atheism” or in anything else we have faith in…
“I am” is therefore pure and simple truth and it is useless to explain the reason and the import of “being” because any interpretation can only be defined as speculation and therefore  subject to opinion.
Leave it to the “sophists” to claim that conscience is the result of a divine spark or the casual course of matter that is transformed into life. While “I am” is the only incontrovertible fact that needs no proof or discussion. It makes no sense to discuss about “ways”…. or on “hypothesis”.  I am saying this to quiet down any conflict on the reality of the fact I have just expressed (and all can acknowledge it with a serene mind). This is Lay spirituality.

“Lay Spirituality” is a simple recognition of the spontaneous being of each one of us …. To be conscious of  Self !

Paolo D’Arpini

lunedì 25 luglio 2011

"Il Custode dei Sogni" di Franco Farina

"E divento Luce" dipinto di Franco Farina


Buongiorno!

Uno scritto recente che mi è scappato fuori dalla penna ieri sera ascoltando una canzone.

Il titolo:  “Il Custode dei Sogni”

Quest’ uomo andava in giro con la sua valigia e raccoglieva i sogni dei bimbi e degli uomini e donne che li immaginavano e li lasciavano in giro.

Raccoglieva i sogni e li riponeva nella sua valigia di cartone con sopra dipinte le stelle.
Lui poteva vederli erano leggeri ed evanescenti e leggermente luminosi. Molte volte le persone li abbandonavano e si spegnevano un poco e lui camminando per strade e piazze li vedeva e li raccoglieva.
Giorno dopo giorno continuava a mettere i sogni in questa valigia.
Una sera stanco di camminare si sedette su una panchina, guardò il cielo dove vi era una luna piena.

Intorno nella piazza vi era gente che passeggiava e bambini che giocavano.

Il custode dei sogni si mise la valigia sulle ginochia e l’aprì.
Da questa valigia usciva una luminescenza. Questi sogni avevano una luce propria che pulsava leggermente. Alcuni curiosi si fermavano a guardare.

Lui aprì a poco a poco la valigia.

Bolle luminescenti brillando si gonfiavano e questi globi di luce fluttuaavano leggermente nell’aria sopra la valigia.

I curiosi divenivano sempre più numerosi, i bambini si avvicinavano a guardare; così il custode dei sogni iniziò a prendere ciascuno dei sogni racchiusi in queste bolle di luce e a darli a ciascun bambino che si faceva avanti, anche agli innamorati che si avvicinavano, ed alle persone che ne chiedevano uno.

E così man mano che queste persone che li raccoglievano divenivano anche loro leggermente luminescenti.
La piazza era diventata luminosa e la luna sorrideva nel cielo.

Ad un certo punto il custode dei sogni prese dalla sua valigia una tenda nera, salì sul piedestallo della statua in mezzo alla piazza e sventolando la tenda nera disse a tutti:

“Vedete anche voi cosa ho in mano?”
Il brusio della gente disse: “Una tenda nera”.
“Ebbene si! …” lui disse “Questo velo è il velo che ponete sui vostri sogni quando avete difficoltà a raggiungerli” … “Vedete tutti?”
La gente disse un timoroso “Si”.
“Bene ! “ disse il custode dei sogni “Volete sapere come togliere questo velo nero dai vostri sogni?  Ascoltate, ci sono due cose da fare per ravvivare i sogni, la prima è ridare vita al vostro sogno, senza mai stancarsi di infondere energia su di esso, e avere il coraggio di continuare anche quando sembra “impossibile”. Quindi perseverare. La seconda cosa è conoscere COME raggiungere la meta, dovete mettere lì un modo di realizzarlo.
Perseverando nel vostro intento, raggiungerete la meta. Quale meta? Quella la dovete mettere voi, o ‘scoprirla’ togliendo il velo”.

Così dicendo il custode dei sogni agitò la tenda e svanì.

La gente stupita rimase a guardare immobile.
Tutti avevano la loro bolla di luce in mano e pulsava, … il loro sogno.

Rimase giusto una valigia su una panchina con sopra tante stelle dipinte.

La valigia dei sogni.
Quella non buttiamola.
Non buttarla via, riponila in un angolo della Tua mente,  dove potrai riporre  i tuoi sogni e riprenderli e coltivarli uno per uno.
Buona fortuna.

Franco Farina
www.francofarina.it <http://www.francofarina.it>