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mercoledì 12 settembre 2018

Evoluzionismo, creazionismo... e la testimonianza-memoria nella Coscienza


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La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita.   

Nel 1859, Charles Darwin pubblicava il suo ancora oggi controverso ma rivoluzionario “Origine della specie”, le polemiche non si son ancora acquietate, ma quel che suona strano –secondo me- è l’opposizione virulenta opposta alla teoria evoluzionista dai cosiddetti “creazionisti” (o credenti) di matrice religiosa, e più avanti spiegherò i motivi del mio stupore.  Debbo far presente che non mi considero -strettamente parlando- un seguace della teoria Darwiniana, nel senso che al massimo la considero una spiegazione strumentale alla dimostrazione della cosiddetta realtà empirica… o della casualità.

L’ipotesi evoluzionista è basata sull’osservazione del processo trasformativo della materia e della vita conseguente alla modificazione od espansione dello spazio/tempo. In un certo senso questa teoria deve in ogni caso tener conto di un “inizio” e pertanto è vicina all’altra teoria della creazione progressiva del mondo, comunque basata sulla presenza di un Dio creatore da cui l’universo viene creato.

Secondo la teoria del Big Bang l’inizio del momento creativo viene posto nell’esplosione primordiale del nucleo originario della materia, in seguito al quale incomincia pian piano il processo manifestativi della vita. Infatti i religiosi apprezzano molto la teoria del Big Bang come “dimostrazione” della volontà creatrice di Dio ma dovrebbero altrettanto accettare, per essere coerenti con i loro credo, anche il processo evoluzionistico delle varie forme vitali prefigurato da Darwin e dai suoi successori. 

D’altronde se fosse vera la creazione “personale” fatta da Dio per ogni organismo vivente, separato da ogni altro (un pesce è un pesce, una asino è un asino, un uomo è un uomo, etc.), si potrebbe supporre una certa parzialità da parte dell’Altissimo, non solo per la scala gerarchica fra le varie specie ma anche perché alcune forme vitali sono addirittura scomparse dalla faccia della terra come se fossero “invise” o “trascurate” dal creatore stesso, il che non mi pare un segno di giustizia verso le creature….: “se uno, correndo tutto il giorno giunge a sera, può dirsi soddisfatto… Ebbene, ora ce l’ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l’alba della mia fama” (Schopenhauer, Senilia, pag. 84 del mano-scritto originale del 1856).


Dal punto di vista della realtà assoluta (ma anche da quello quantistico, fino ad un certo punto dell’analisi) la creazione può essere “progressiva” solo nell’ambito del divenire nello spazio tempo ma questo concetto dell’esistenza spazio temporale è puramente figurativo, non ha cioè vera sostanza essendo un relativo configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente. Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la creazione è un “apparire”, che si manifesta simultaneamente, sia pur considerata dall’osservatore uno svolgimento conseguente allo scorrere del tempo nello spazio. 

La manifestazione è di fatto un semplice riflesso nella mente del percepente che riesce a captarla ed elaborarla solo attraverso il “fermarla” nella coscienza. Un singolo fotogramma della totale manifestazione che, sia pur sempre presente nella sua interezza, viene illuminato dalla coscienza individuale, visto nella mente e srotolato nel contesto spazio tempo e denominato “processo del divenire”. Da ciò se ne deduce che la descrizione evoluzionista di Darwin è “relativa” tanto quanto la visione “creazionista” dei più retrivi religiosi. 


Paolo D'Arpini



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martedì 11 settembre 2018

La spiritualità naturale e le religioni dei "libri" sono cose diverse. La prima si riferisce al Sé le seconde alla concettualizzazione ideologica


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C'è una sostanziale differenza fra religione e spiritualità. La religione è l'aderenza alle norme e ai dogmi di una qualsiasi religione, quindi rappresenta un "atto di fede", cioè un "voler credere" e mettere in atto quei dogmi e quelle norme nella propria vita. Perciò essa appartiene al dominio della mente ed è opinabile. All'inverso la Spiritualità naturale è la scintilla cosciente che qualifica ogni essere vivente e che nell'uomo si manifesta in forma di "consapevolezza di sé". Quindi la Spiritualità è la vera natura dell'essere e non è condizionata da alcuna precondizione o adesione ad una etica, morale o dir si voglia. Nella tradizione Taoista questa spiritualità è definita "Tao", nella tradizione buddhista è chiamata "Sunya", nella tradizione nondualistica è denominata "Atma o Assoluto". 

Da ciò se ne deduce che la "spiritualità naturale", intesa correttamente, è per sua propria natura "laica" ovvero aldilà di ogni contestualizzazione religiosa. Quindi è impensabile che un membro di una religione possa esprimere "laicamente" la spiritualità relativa a quella religione. 

Vorrei ora chiarire il significato originario e concettuale di "spiritualità laica" che viene malamente indicato come un modo di esprimersi spiritualmente da parte di membri laici di una qualsiasi religione... In verità il termine laico derivante dal greco "laikos" sta a significare l'assoluta non appartenenza ad un modello religioso o filosofico, e persino politico. Perciò, ‘laico’ significa "al di fuori di ogni contesto socialmente strutturato". 

In verità la Spiritualità Laica sta ad indicare la "spiritualità naturale", la ricerca spontanea dell'uomo verso la sua origine, verso il significato misterioso della vita, tale anelito è indirizzato verso l'auto-conoscenza. Ad esempio la traduzione inglese di "laico" è "laymen" che significa "uomo comune" ed il termine inglese più prossimo ad esprimere il concetto di Spiritualità Laica è "awe" ovvero "meraviglia di Sé". 

Tanto per cominciare stabiliamo che "spirito" significa "sintesi fra intelligenza e coscienza". E quindi il suo "essere" non richiede alcuna conferma esterna. Ognuno afferma la propria esistenza sulla base della sua diretta esperienza di esistere e di averne coscienza. Non è necessario che alcuno ne dia conferma. 

Non è necessario "credere” nella propria esistenza per dire "io sono", lo sappiamo senza ombra di dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l'assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine "credo" oppure "non credo". Se ne deduce che l'essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale, è solo un processo, un concettualizzare. 

Non voglio fare il difficile ma è ovvio che nessuno dirà mai "credo di esistere e di essere consapevole" mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine "credo in questo od in quello … nella religione o nell'ateismo" od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede... 

"Io sono" è perciò la verità pura e semplice ed è qui vano spiegare le possibili ragioni di tale "essere" giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione) rientra solo nella speculazione ed è quindi opinabile. 

Affermare che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in vita lasciamolo dire ai sofisti. "Io sono" è l'unico fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui "modi".....o sulle "ipotesi". Dico ciò per tacitare ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli). Questa è laicità dello spirito. 

La "Spiritualità", nel senso laico, è un semplice e banale "riconoscimento" dello stato spontaneo di ognuno di noi.... coscienza o conoscenza di Sé. 

Non parlo della conoscenza empirica riferita al "piccolo sé" ovvero l'ego, il nome forma che crediamo di essere. Anche se conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi”, ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). 

Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo. 

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io-Assoluto, l’Essere, ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di siffatto Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”. Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. 

Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse in necessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva. 

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” - Ma la risposta è banale, talvolta noi prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare, in modo da non aver rimpianti dopo… Purtroppo, in anni ed anni di volo basso, tutti noi abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…!


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

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sabato 30 giugno 2012

Ecologia profonda, le farfalle danzanti e l’insostanzialità dell'io.. - Dialogo in termini di spiritualità laica tra Lorenzo Merlo e Paolo D'Arpini


Lorenzo Merlo


Antropocentricamente parlando si può forse riconoscere che il criterio di comportamento delle farfalle danzanti sia quello del sentire in sostituzione (in vece) di quello del sapere. Direbbe la farfalla: “Ballo  perché sento la risonanza opportuna a me.”

Naturalmente la farfalla non è attraversata da alcuna razionalizzazione, quindi non dice proprio niente. Lo fa e basta. Il farlo e basta significa esserlo. Perciò nell’essere (..) la farfalla si muove, agisce, realizza sopravvivenza e anche quella dimensione della conoscenza utile a sé, alla specie, alla natura. Perché è natura.
In questa misura, in questa prospettiva si sviluppa la ricerca To Feel Not To Know. E’ una ricerca antropocentrica (il baco dell’ecologia profonda non si scioglie razionalisticamente) che vorrebbe valorizzare l’essere attraverso il sentire.

Attraverso le contiguità che ognuno potrà sentire, facilmente, potremo essere farfalla, danza e natura. Cioè potremo riconoscere i limiti e la struttura dell’io. La sua natura e funzione. Il modo per emanciparsene. Perdendosi fino non poter più dire io ho fatto ma potendo poi dire solo ero il fare stesso.

Ma non permanentemente. Le consapevolezze implicate dall’esistenza dell’io ne comportano la sua legittimità. Riconoscendogliela, per altre contiguità, e sempre attraverso il sentire, potremo risalire nella sua biografia fino a trovare il momento in cui è storicamente sorto il suo bisogno. E’ il punto che i green anarchy - se non ho frainteso – ritengono sia possibile (oltre che necessario) riattestare. Cioè ritengono che la mela di Adamo del caso, possa essere rifiutata e che da lì si possa ripartire.
Faccio cenno a questi aspetti perché la questione della permanenza di uno stato non mi pare tanto considerata e perché a me pare aspetto interessante e vincolante. Un fulcro. Anche per l’ecologia profonda. Se le farfalle, senza io, ballano e danzano per natura, può l’uomo essere permanentemente senza io?
Grazie per l’ascolto

Lorenzo Merlo

…………..

Risposta:

L’io è solo un concetto nella mente, un pensiero aggregativo che si forma attraverso il processo di autoconsapevolezza psicofisica. Potremmo definirlo un coordinatore interno alla coscienza che presume di conoscere il “corretto” comportamento da manifestare in determinate situazioni vitali. Ovviamente tale presunzione è arbitraria e basata sulla memoria. Non è altro che una variante istintuale, un pensiero costante e ripetitivo di sé, attraverso il quale la mente ritiene di poter operare delle scelte deliberate. Nel contesto generale della vita umana tale atteggiamento è funzionale a determinare comportamenti e giudizi giustificati, con la finalità di creare “forme pensiero” condivise, nella sfaccettatura di apparenti punti di vista differenziati.Se percepiamo l’insostanzialità dell’io, in quanto spurio coordinatore della coscienza, possiamo anche comprendere che la sua permanenza è del tutto innecesaria al funzionamento. Per cui una mente svuotata del pensiero “io” è decisamente libera e in grado di esprimere risposte adeguate ad ogni situazione ed in ogni condizione della vita. Senza l’identificazione corpo/mente la Coscienza permane nella sua natura impersonale ed universale, infallibile e aldilà di ogni dualismo.

Avendo superato persino la relatività dell’istinto e della ragione.

Paolo D’Arpini

………..

Domanda:
Condivido molto e per le puntualizzazioni e la relativa condivisione degli ambiti per ridurne gli equivoci non è certo opportuno uno scambio telematico. Prendo comunque un rischio… di equivoco.
L’io per essere percepito e poi sciolto ha bisogno della sua sostanza. O struttura. O pensiero.
La sua permanenza è innecessaria… Ok. Chiedevo coma noi se ne possa fare a meno permanentemente, visto che ne abbiamo consapevolezza. Anche nel caso in cui quest’ultima sia accompagnata dal suo retro che ne “dimostra” l’aleatorietà.
(L.M.)


………

Risposta:
Se l’io cerca di percepire il suo limite pensando di poterlo superare come può riuscire nell’intento..? Può l’io uccidere l’io? No di sicuro.. a questo punto l’io si arrende .. ma interviene un fattore non considerato.. inatteso. Un qualcosa che sta prima della ragione e persino prima della intuizione, vogliamo chiamarlo “grazia”? Vogliamo chiamarlo “intima natura”? Vedi tu…

Di sicuro una volta percepita e realizzata la tua propria vera natura, il Sè, come puoi tornare a identificarti con l’abito? (mi riferisco al corpo/mente).
(P.D’A.)


…………..

Domanda:
Non alludevo ad un’intenzione ma a una possibilità di permanente emancipazione dall’io.
Il Sé per scrivere una mail utilizza un io.
Non credi?
(L.M.)
……………

Risposta:
Finchè si resta nel dominio della mente l’idea stessa che possa esserci uno stato aldilà della mente risulta aliena ed inconcepibile.
Il funzionamento sicuramente esiste.. ma non è necessario che avvenga attraverso una specifica “identificazione” (tale è l’io ordinario)
(P.D'A.)
………….

Domanda:
L’emancipazione non comporta, per me, un al di là di qualcosa.
Per “io” intendo la presenza della volontà. La presenza in noi di un agente, apparentemente oggettivo, nel quale ci riconosciamo. Lui è noi.
Mi pare comunque che molti ambiti avrebbero bisogno di essere definiti, riconosciuti e condivisi – ammesso ci si riesca – per non precipitare in direzioni indesiderate. Per quanto, con progetti diversi da quello in corso, desiderabili. Con le mail è roba da poeti alchemici. (L.M.)

…..

Risposta:
Giusto! Emancipazione corrisponde a “riconoscimento” parlare di un al di là è solo per significare quello “stato” in cui l’interezza dell’Essere si manifesta ed è coscientemente realizzato (solitamente viviamo in una condizione divisa: io e tu, nero e bianco, etc.). Di fatto nell’Ecologia Profonda si inneggia a questa unitarietà.. che è innegabile. Ma la sentiamo nostra? La pratichiamo? La osserviamo fino al midollo del nostro sé? Diceva un saggio: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati..”.
Ed anche corretta è la tua descrizione dell’io ordinario in quanto volontà. Come abbiamo detto poc’anzi è la capacità cosciente di esprimere il concetto di scelta. Che poi questa scelta appartenga realmente all’io è opinabile e analizzando in profondità appare dubbia, se non una semplice assunzione.
Caro Lorenzo… intanto un’intuizione si è affacciata ai bordi della coscienza, lasciamo che prenda forma, per suo conto, come è giusto che sia, senza rincorrerla oltre.
(P.D'A.)

A sinistra Luisa, al centro Paolo D'Arpini

domenica 8 gennaio 2012

Previsioni per il 2012 di Sathya Sai Baba - Dichiarazioni rilasciate durante un'intervista poco prima della dipartita...



Cari amici, questa mattina ho ricevuto questo meraviglioso documento. Trovo che siano parole importanti, di grande conferma e, per i devoti, maggiormente cariche di significato, perchè pronunciate da Baba stesso. Di conseguenza, traduco ed inoltro. Sono convinta che sia un regalo di Swami per tutti noi. Il Suo regalo per il 2012! GRAZIE SWAMI!! Un grande abbraccio, Barbara 


“Il 2012 secondo Sai Baba” è tratto da una conversazione avvenuta nel 2010 fra un giornalista e Sai Baba. E’ un documento prezioso, dal momento che Baba non ha quasi mai rilasciato interviste...

D: “Ha mai sentito parlare del 2012 come l’anno nel quale accadrà qualcosa?”
Baba: La verità è che il pianeta sta trasformando il suo stato vibratorio e questo cambiamento si è intensificato dal 1989; negli ultimi 20 anni i poli magnetici si sono spostati più di quanto non abbiano fatto negli ultimi 2000 anni. Da un lato ci sono molte profezie che segnano questa data come un termine o una conclusione importante nella storia dell’umanità; ma l’aspetto più significativo è la fine del calendario Maya e la sua profezia alla quale sono state date molte interpretazioni. Le persone negative pensano che nel 2012 il mondo finirà, ma non è vero. Si sa che in quell’anno inizierà una Nuova Era, l‘Età dell’Acquario. Tutto questo ha a che fare con la rotazione dell’intero Sistema Solare (Ciclo Solare) che sta passando attraverso le varie Ere, ognuna delle quali dura 5.125 anni. L’Era nella quale ci troviamo oggi è chiamata Età dei Pesci, la quale è iniziata nel 3113 a.C. e si concluderà nel 2012. Se c’è un cambiamento nel magnetismo terrestre, avviene un cambiamento anche nella coscienza umana ed un adattamento del piano fisico a questa nuova vibrazione. I cambiamenti non coinvolgono solo il nostro pianeta, ma l’universo intero e la scienza moderna può facilmente verificarlo. S’informi riguardo i cambiamenti delle tempeste solari (che sono tempeste magnetiche) e constaterà che gli scienziati hanno i dati aggiornati; oppure chieda dello spostamento dei poli magnetici durante quest’ultimo anno e degli aeroporti che hanno dovuto modificare le strumentazioni. Questo cambiamento del magnetismo si traduce o è percepito come un’aumento della luce, o un aumento della vibrazione sul pianeta. Affichè lei possa capire meglio, deve sapere che questa vibrazione è influenzata ed intensificata dalla coscienza/consapevolezza degli esseri umani. Ogni pensiero, ogni emozione, ogni nuovo risveglio dell’essere umano verso la Coscienza divina, eleva la vibrazione del pianeta. Può sembrare un paradosso, a causa del fatto che la maggioranza vede intorno a sé prevalentemente odio e sofferenza. Ma non è così. Sono in molti – anche se vorrei fossero di più – a cercare di uscire dall’oscurità per crescere e diventare dei migliori Figli di Dio. L’ho già detto nei messaggi precedenti: ognuno sceglie su cosa focalizzare la propria visione; di conseguenza, coloro che non vedono altro che tenebra, è perché sono focalizzati esclusivamente sulla tragedia, sul dolore e sull’ingiustizia.
Se non ci accorgiamo dei progressi fatti dall’umanità, è perchè non siamo focalizzati su di essi. Ma se facciamo il lavoro giusto per liberare la nostra mente da tutto il negativo, apriremo uno spazio nel quale saremo in grado di manifestare l’essenza divina capace di accorgersi di ciò che attualmente sta realmente accadendo all’umanità e al pianeta.

D: “Ma…. in che modo! Non vede quanta oscurità?”
Baba: Si, lo vedo, ma non mi ci identifico, non ne ho paura… Come posso temere le tenebre quando vedo la luce chiaramente? Certamente comprendo coloro che hanno paura, poiché sono stato anch’io nello stato nel quale non si vede altro che il male. Ecco perchè adesso provo amore per tutto ciò. La tenebra non è una forza contraria alla luce, ma un’energia che si manifesta esclusivamente in assenza di luce. La tenebra è assenza di luce. Non potete, infatti, invadere la luce con le tenebre, perchè non è questo il modo in cui lavora il principio della luce. Paura, tragedia, ingiustizia, odio e tristezza esistono soltanto in uno stato di tenebra, nel quale non si riesce a vedere il contesto globale nel quale la vita si manifesta. Il solo modo per guardare le cose dal punto di vista della luce, è attraverso la fede. Una volta aumentata la vostra vibrazione e la vostra frequenza (stato di coscienza), sarete in grado di guardare verso l’oscurità e comprendere ciò che avete vissuto.

D: “Ma... come fa a parlare così quando nel mondo il male cresce ogni giorno di più?”
Baba: Non è il male che sta aumentando: sta aumentando la luce. E’ di questo che sto parlando in questo messaggio. Immagini di aver immagazzinato per anni i suoi oggetti in una stanza o un armadio illuminati da una lampadina di 40 watt. Cambi quella lampadina con una di 100 watt e vedrà cosa accade! Comincerà a vedere il disordine e la polvere che nemmeno credeva esistessero. Lo sporco sarà evidente. Ecco ciò che sta accadendo al pianeta. E questo processo planetario fa sì che molte persone leggano oggi questa intervista senza considerare folli queste parole, come avrebbero invece pensato anni fa. Ha notato come ai giorni nostri le menzogne e gli inganni vengano a galla più velocemente che in passato? Ebbene, anche l’accesso alla comprensione di Dio e alle leggi dell’esistenza è più veloce di prima. La nuova vibrazione planetaria crea maggior nervosismo, depressione e malattia poiché, per essere in grado di ricevere una luce maggiore ed elevarsi a quell’alto livello vibratorio, è necessario cambiare modo di pensare e di sentire e cancellare o sradicare dalle proprie vite quelle credenze e parametri che portano verso il lato negativo delle cose e che sono in netto contrasto con la realtà. Dovete mettere in ordine il vostro armadio, poichè nelle vostre coscienze state ricevendo sempre più luce, ogni giorno di più e, anche se vorreste evitarlo, dovete rimboccarvi le maniche ed iniziare a pulire, o altrimenti decidere di vivere nello sporco. Questo cambiamento crea per la maggior parte del tempo disagi fisici, dolori al corpo e alle ossa; i test medici non riescono a trovare le cause o le malattie che provocano tali disturbi e così, quasi ogni volta, imputano tutto questo allo stress o al sistema nervoso. Non c’è invece niente più sbagliato, poiché tali disagi sorgono a causa delle emozioni negative accumulate nell’arco di vite, paure ed ansie che avete sempre trattenuto e che, adesso, avete l’opportunità di trascendere e trasmutare. Si tratta della sporcizia accumulata negli anni della quale improvvisamente vi rendete conto e che, di conseguenza, dovete ripulire.  Ci saranno notti in cui vi sveglierete senza potervi più riaddormentare. Non arrabbiatevi, ma piuttosto leggete un libro, meditate.... Non lottate contro questo processo pensando che in voi ci sia qualcosa di sbagliato. Capita a causa delle nuove vibrazioni planetarie che state assimilando. Dopo diverse ore vi riaddormenterete senza però, il giorno dopo, sentirete il bisogno di recuperare il sonno perso. Se non fluite in modo adeguato con questo processo, la sofferenza sarà ancora più intensa e vi verrà diagnosticata la fibromialgia, ossia il nome che in ambito medico viene dato a quei dolori che non hanno causa apparente e per i quali vengono fatti trattamenti che non ottengono risultati concreti. Vi verranno somministrati degli antidepressivi come via di fuga togliendovi, di conseguenza, l’opportunità di trasformare la vostra vita. Come ogni volta, anche stavolta avrete scelto quale realtà vivere, solo che stavolta la tragedia sarà più intensa e, d’altro canto, così sarà l’amore. Se la luce è aumentata, è aumentata anche la mancanza del bisogno di luce e questo spiega tutta la violenza irrazionale degli ultimi anni. Stiamo vivendo il momento migliore mai vissuto dall’umanità, come testimoni ed attori della più grande trasformazione di coscienza che abbiate mai immaginato. Informatevi, svegliate il vostro fermento per questi argomenti. Gli scienziati sanno che qualcosa sta per accadere; voi sapete che qualcosa sta per succedere; tutti noi sappiamo che stanno avvenendo tante trasformazioni su più livelli.Siate attori consapevoli di questi cambiamenti, senza lasciarvi cogliere da essi di sorpresa semplicemente perchè non vi siete informati.

Traduzione dall’inglese: Barbara Lucini

Testo originale:  http://www.activistpost.com/2011/08/year-2012-according-to-sai-baba.htmlhttp://www.imzaia.com/main/sharing/share?id=6284887%253ATopic%253A57544

lunedì 5 dicembre 2011

Scambio epistolare, tra Lorenzo Merlo e Paolo D'Arpini, sulla capacità della natura e degli esseri viventi di esprimere “spiritualità”


Albero umano



Ed in particolare in riferimento alla nota aggiunta:  È possibile che le piante, e perfino i grandi alberi, manifestino spontaneamente sentimenti ed emozioni, particolarmente la gioia e l'esultanza, agitandosi, fremendo, scuotendo i rami come per battere le mani, il tutto non come reazione ad una presenza umana, ma come movimento spontaneo della loro essenza, della loro personalità. La conseguenza inevitabile che dobbiamo trarre da tali moti spontanei della pianta è che essa costituisce una entità vivente dai confini ben più vasti di quelli che siamo soliti concederle.   .....  Noi crediamo di sapere tutto del mondo della natura. In genere, però - almeno nella prospettiva della scienza occidentale moderna - abbiamo trascurato di considerare la presenza di una dimensione spirituale che, così come si manifesta nell'uomo, indubbiamente è presente in ogni altro ente naturale: animale, vegetale, minerale, acqua ed aria comprese.
Vi è un abete rosso tuttora vivente, in Svezia, la cui età è stata stimata in circa 8.000 anni: ciò significa che era già un grande albero millenario prima ancora che sorgesse l'Impero Romano, prima che Socrate insegnasse a filosofare e prima che Buddha indicasse agli uomini la sua strada per uscire dal dolore e dalla sofferenza. In base a quale folle presunzione possiamo pensare che un organismo vivente superiore, che ha vissuto innumerevoli inverni e primavere, estati ed autunni, abbia condotto una esistenza del tutto cieca e inconsapevole, senza neppure manifestare la felicità di vivere e di poter godere dell'impareggiabile spettacolo di un mondo vivo, rischiarato dalla luce del Sole di giorno, e impreziosito da migliaia di astri brillanti nel cielo notturno? (Francesco Lamendola)

 

Scrive Lorenzo Merlo:

L'attribuzione - in questo caso di spiritualità è forse arbitrio solo di colui che ha consapevolezza di sé. E della possibilità - arbitraria - di dominio sull'altro.
Se il bue non mostra di avere consapevolezza della sua superiorità fisica - almeno secondo i criteri umani - non necessariamente si può dire non ne abbia.
Così per il larice svedese e via dicendo.
Ma isolare la spiritualità è tipicamente logico e meno tipicamente naturale. Attribuire caratteristiche e attributi a qualche parte della natura appare del tutto inopportuno se teniamo presente che tutto ciò che la logica è in grado di elaborare deriva dalla natura, dall'osservazione di questa, dall'esserla... per quanto mediata.
Per queste considerazione attribuire spiritualità al larice svedese non mi sembra opportuno come non lo è attribuire a chiunque sentimenti e sembianze di derivazione umana. Dio (cristiano) docet.

Diversamente, per esempio, il concetto di natura amica dovrebbe essere un concetto condivisibile da tutti noi. Invece, credo, ci fa - giustamente - inorridire.

Investire di umano la natura e le sue espressioni è dovuto a spinte culturali umanizzanti, dalle quali - a mio avviso - è necessario emanciparsi. Diversamente si arriverà facilmente a credere che l'ecocentrismo possa esistere anche senza di noi. E soprattutto, che possa essere realizzato con noi.

La realtà, qualunque, è da noi in poi.

Questo tipo di note le ho già espresse in merito al testo-manifesto, al tempo della sua stesura. Sono state espresse perché le ritengo discriminanti della posizione che si ritiene di poter assumere in merito all'ecologia profonda (e a tanto altro). E sono state espresse perché richieste dai redattori del documento-manifesto. Ma non sono state per nulla tenute in considerazione.

…........

Risposta di Paolo D'Arpini:

Caro Lorenzo, mi piace il tuo approccio estremamente laico...

E non posso fare a meno di concordare con te che la spiritualità è una attribuzione di carattere umano. In quanto, da quanto ne sappiamo, solo l'uomo è in grado di sperimentare coscienza di sè ed intelligenza discriminativa e razionale. Questa capacità possiamo anche definirla "spirito" ...

Allo stesso tempo siccome non esiste cosa su questa terra e nell'universo, che possa dirsi separata -in quanto il tutto contribuisce a manifestare le qualità del "tutto"- e la vita stessa è inscindibile nelle sue varie manifestazioni, manifestando radici comuni in tutte le sue forme, di qualsiasi genere e natura, si può intuire che la caratteristica della "coscienza-intelligenza" sia presente in ogni elemento vivo, che dimostra nascita, crescita e morte, sia pur in diversi gradienti.

Facciamo l'esempio della crescita in "intelligenza e coscienza" da parte dell'uomo. Comunciando dalla sua formazione in quanto unione di spermatozoo ed uovo, passando per la sua fase embrionale, alla formazione completa degli organi, alla fuoriuscita dal grembo, all'inizio della sua capacità di apprendimento e discernimento... attraverso vari momenti evolutivi che -pur apparentementi differenti in qualità- rappresentano comunque una crescita del medesimo soggetto. Se ciò avviene nell'uomo perchè non ipotizzare che possa avvenire in ogni altra forma vitale, pur in una scala differenziata e limiatata? Se accettiamo questa premessa come un presupposto di condivisione della stessa qualità di "coscienza ed intelligenza", ecco che improvvisamente possiamo ricoscere in tutto ciò che è vivo la qualità "spirituale"... Ma ben inteso non in senso religioso... quella è un'assunzione che non ci compete a noi laici ed ecologisti.. No, riconosciamo lo "spirito" in quanto capacità della vita di esprimese se stessa in forme enrgetiche sottili.. e qui possiamo fermarci...

Poi, dal punto di vista poetico ed emozionale, perchè non descrivere la vita di un albero come espressione sprituale della natura? Cosa c'è di male... Innegabilmente l'albero è vivo e si esprime attraverso le sue funzioni biologiche e manifesta desideri e repulsioni, come noi umani, in misure diverse....
Che ne pensi?

….............

Replica di Lorenzo Merlo:

Ciao Paolo,
le mie note erano dedicate all'impossibilità di ogni descrizione della realtà di non poter che essere solo umana. Solo interessata. E anche solo naturale.

Tentavano di esprimere il principio che la realtà stessa non è se non in nostra presenza.
Non erano in alcun modo un tentativo di sostenere che la natura, la realtà e tutto ciò che - analiticamente (umanamente parlando) - la compone, non possa godere di essenza identica a quella che possiamo attribuire all'uomo.

In questa prospettiva, precisavo che il larice svedese non ha alcuna spiritualità. Ovvero che la spiritualità del larice e di ogni forma della natura non sussiste dalla nostra consapevolezza di essa in poi. Che precisarne la presenza nel larice, e in altro, semmai ne toglie. In un certo senso è arrogante, fuorviante e perfino blasfemo. Un po' come sarebbe definendo le caratteristiche dell'Uno.

Anche per queste derive di certe affermazioni  fatte con semplicità (lo spirito è anche del larice), appoggiate e spinte dal nostro brodo di cultura, articolate cioè secondo un linguaggio inopportuno all'immanenza dell'Uno, anzi, opportuno al mantenimento delle parti, al criterio analitico di osservazione e concezione della realtà, nelle riunioni di ecologia profonda ho proposto che un elemento da trattare avrebbe dovuto essere il linguaggio. E' il suo impiego, l'articolazione del suo glossario, che fanno una semantica piuttosto che un'altra. Che  hanno uno spirito o che vorrebbero averlo. (Ma anche questo aspetto - il linguaggio - non è stato accreditato, ponderato, trattato.)

Whitman, tanto per dirne uno, se parla di alberi o tempeste non ha bisogno di precisarne la natura Una. Le sue espressioni hanno la potenza che anno perché sono espressioni a loro volta della natura Una.

Così , amando Ibrahimovic per le suo prodezze calcistiche, ogni volta che ne elenchiamo le virtù, nel contempo lo riduciamo proprio nella sua spiritualità.

Ecco. A te.

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Replica di Paolo D'Arpini

Caro Lorenzo, è un vero piacere disquisire con te su questi temi, che comportano un'attenta analisi delle forme pensiero espresse. La capacità, o forse la limitazione, dell'intelletto di descrivere la realtà, quella percettibile e quella del pensiero, in modo consequenziale e logico, è un grande vantaggio allorché si voglia estrinsecare un percorso lineare. Il suo uso invece è di poca utilità dovendo affrontare un discorso “olistico” -come è appunto quello dell'ecologia profonda e della spiritualità laica.

Certo possiamo avvicinarci, attraverso un'accorta cernita di “parole e significati”, di concetti ed immagini.. Per questo trovo che il messaggio dei pittogrammi – ideogrammi cinesi sia molto più vicino a quanto tu chiedi alla semantica del linguaggio. C'è un tentativo di trasmettere anche la “visione” anche l'immagine, oltre al pensiero....

Restando a noi... se analizziamo i particolari del percorso vitale dobbiamo necessariamente suddividerli in segmenti e studiarli e descriverli nel loro funzionamento tipico, aldifuori del contesto generale, in quanto compresi nello specifico modo dell'osservatore.... Questo è il dettame della logica e questo è il modo operativo del nostro linguaggio, composto di suoni e allocuzioni, che della logica è espressione. Infatti il linguaggio è un ingranaggio matematico utile, sino ad un certo punto, per descrivere i procedimenti sia della percezione sensoriale che della “fantasia” emozionale. Ma ciò che viene così trasmesso, purtroppo, manca della freschezza e dell'immediatezza dell'esperienza, quella che tu definisci giustamente “presenza”. Infatti il linguaggio attinge solo alla memoria, non può raccontare e convenire l'ineffabile momento vissuto... in quanto “presenza”!

Per fortuna nostra, attraverso la capacità analogica della nostra mente, siamo anche in grado di intuire e lanciare piccoli segnali inerenti la sensibilità “spirituale” che non risiede e non può essere descritta con i meccanismi della mente duale.

L'Uno, come giustamente evidenzi, sfugge ad ogni descrizione... e se una descrizione viene tentata è sicuramente parziale e limitata alle forme proprie del linguaggio e del pensiero duale.

Per capire un pesce devi essere pesce, per sentire un albero devi essere un albero.. etc. Questo è verissimo ed è facilmente accettabile anche dalla mente umana. Il fatto poi che se ci si sente un pesce si è limitati al sentire del pesce, come pure se ci si sente uomo si è limitati al sentire dell'uomo dimostra ulteriormente le tue affermazioni sull'impossibilità di condividere “il concetto” spirituale fra viventi di diversa specie. E fin qui siamo d'accordo...

D'altronde, cosa s'intende nella spiritualità laica? Che spogliandosi dal rivestimento identificativo in un particolare “sentire”, ovvero obliterando la propria identità egoica, la quale non è altro che la cristallizzazione di un riconoscersi in pensieri, desideri, azioni, compiuti dall'”oggetto” che funge da osservatore (il nome forma specifico e la mente individuale), immediatamente -liberi da presupposti identificativi- siamo in grado di pienamente condividere, sentendola come propria, l'esperienza del pesce o dell'albero. Che questa capacità sia non solo possibile ma persino attuabile è comprovato dagli stati altri raggiunti durante la meditazione profonda o per mezzo di forti manipolazione psichiche (trance, deliquio, droga, etc.).

Ovviamente la sporadicità e intermittenza dell'esperienza non duale è solo un “assaggio” della condizione naturale in cui l'uomo ed ogni altro essere condivide pienamente -e perciò manifesta- il Tutto, l'UNO. Lo scopo della spiritualità laica, è quello di conseguire -per mezzo di una ripetuta e continua attenzione al percepiente, quello stato di unitarietà che trascende totalmente l'io individuale e consente l'esperienza spirituale propria e definitiva della vita nella sua interezza.

Allorché, con termini filosofici empirici, gli ecologisti profondi descrivono l'unitarietà della vita, e l'interconnessione di ogni suo aspetto, in ogni sua relazione, essi non fanno altro che evocare quello stato di coscienza, quella Consapevolezza intima e profonda, che contraddistingue ogni ente psichico ed ogni elemento materico (in forma latente). E che a me piace chiamare “spirito” (intelligenza e coscienza).

Questo è il mio sentimento....


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Postilla  di Lorenzo Merlo:

Ciao Paolo,
l'elemento osservato con atteggiamento analitico rischia di perdere la possibilità che abbiamo di riconoscerne invece la sua frattalità, ovvero, la limitezza del piano analitico, soprattutto quando - più o meno consapevolmente - la accreditiamo di verità somma, cioè privata della premessa che la eleverebbe  a ottimo strumento. La premessa che manca sempre, nella nostra cultura, è che la verità analitica può essere somma solo e soltanto entro un ambito definito. Oltre i di cui confini quella sommità diviene miseria. "La realtà è maschera", citato qualche nostra mail trascorsa, alludeva anche a questo. 

Se la frattalità del vero induce a rivedere tutto l'ordinario criterio di ricerca della verità come una sorta di sordida battaglia contro tutti, ci permette quanto meno rispettare l'altro e, parimenti, di sentire il diritto di sopraffarlo, nonché di tornare ad accreditare che "il medium è il messaggio". Cioè che è il linguaggio impiegato a "dimostrare" l'ampiezza dell'orizzonte che siamo in grado di contenere per elaborare le nostre espressioni. Cioè che non è la semplice affermazione che comunica noi siamo in grado di cogliere un certo orizzonte, ma il modo in cui la esprimiamo.

Argomentare in campo aperto sullo "spirito" lascia a mio avviso più rischi di equivoco di quanti non le lasci un suo - per me - sinonimo: energia. Questa, figura in modo meno evanescente di quanto non possa permettersi spirito (parlo delle dinamiche alle quali possiamo assistere nella nostra cultura). Poi, convengo che il cancello c'è anche in questo caso, quando - per metterla in fisica quantistica - dalla sua forma corpuscolare dobbiamo assumerne anche, e contemporaneamente, la verità ondulatoria. 
(Perdona quest'ultimo blocchetto, volevo accennarne ma non sono stato all'altezza di stringerlo in queste poche righe.)

Per piacere ricambiato

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Finalino di Paolo D'Arpini

Sicut erat in princípio et nunc et semper,  et in sæcula sæculórum. Amen

sabato 24 settembre 2011

Introduzione al concetto di "Spiritualità Laica" e dissertazione sul tema -di Paolo D'Arpini

Immagine simbolica realizzata dal pittore Franco Farina


Vorrei  chiarire il significato originario e concettuale di "spiritualità laica" che viene malamente indicato come un modo di esprimersi spiritualmente da parte di membri laici di una qualsiasi religione...

In verità il termine laico derivante dal greco "laikos" sta a significare  l'assoluta non appartenenza ad un modello religioso o filosofico, e persino politico. Perciò, ‘laico’ significa  "al di fuori di ogni contesto socialmente strutturato",  un po' come il termine sanscrito "pariah". Quindi è impensabile che un membro di una religione possa esprimere laicamente la spiritualità relativa a quella religione.

Perciò la Spiritualità Laica  sta ad indicare la "spiritualità naturale", la ricerca spontanea dell'uomo verso la sua origine, verso il  significato  misterioso della vita, tale anelito  è indirizzato verso l'auto-conoscenza.    Ad esempio la traduzione inglese di "laico" è "laymen" che significa "uomo comune" ed il termine inglese più prossimo ad esprimere il concetto di Spiritualità Laica è "awe" ovvero "meraviglia di Sé".Tanto per cominciare stabiliamo che "spirito" per me significa "sintesi fra intelligenza e coscienza" inoltre confermo di non essere "credente" in alcuna forma,  quel che affermo è  sulla base della mia diretta esperienza di esistere e di averne coscienza.  Non è necessario che alcuno me ne dia conferma e ciò vale -ovviamente- per tutti.

Non è necessario "credere” nella propria esistenza per dire "io sono",  lo sappiamo senza ombra di  dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l'assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine "credo" oppure "non credo". Se ne deduce che l'essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre  sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale,  è solo un processo, un concettualizzare.

Non voglio fare il difficile ma è ovvio che  nessuno dirà mai "credo di esistere e di essere consapevole" mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine "credo in questo od in quello …  nella religione o  nell'ateismo" od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede..... "Io sono"  è  perciò  la verità pura e semplice ed è qui  vano  spiegare le possibili ragioni di tale "essere" giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione)  rientra solo nella speculazione  ed è quindi  opinabile.

Affermare  che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in  vita lasciamolo dire ai sofisti. 

Mentre "Io sono" è l'unico  fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che  voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui "modi".....o sulle "ipotesi". Dico ciò per tacitare  ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli). Questa è laicità dello spirito.

"Spiritualità laica" è un semplice e banale "riconoscimento" dello stato spontaneo di ognuno di noi.... coscienza o conoscenza di Sé. Conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi”, ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo.

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io-Assoluto, l’Essere, ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di siffatto Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”.  Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel  senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse in necessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” -  Ma la risposta è banale, talvolta noi prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare, in modo da non aver rimpianti dopo… Purtroppo, in anni ed anni di volo basso, tutti noi abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…! Un secolo e mezzo fa, nel 1859, Charles Darwin pubblicava il suo ancora oggi controverso ma rivoluzionario “Origine della specie”, le polemiche non si son ancora acquietate, ma quel che suona strano –secondo me- è l’opposizione virulenta opposta alla teoria evoluzionista dai cosiddetti “creazionisti” (o credenti) di matrice religiosa, e più avanti spiegherò i motivi del mio stupore.  Debbo far presente che non mi considero -strettamente parlando- un seguace della teoria Darwiniana, nel senso che al massimo la considero una spiegazione strumentale alla dimostrazione della cosiddetta realtà empirica… o della casualità.

L’ipotesi evoluzionista è basata sull’osservazione del processo trasformativo della materia e della vita conseguente alla modificazione od espansione dello spazio/tempo. In un certo senso questa teoria deve in ogni caso tener conto di un “inizio” e pertanto è vicina all’altra teoria della creazione progressiva del mondo, comunque basata sulla presenza di un Dio creatore da cui l’universo viene creato. Secondo la speculazione del Big Bang l’inizio del momento creativo viene posto nell’esplosione primordiale del nucleo originario della materia, in seguito al quale incomincia pian piano il processo manifestativi della vita. Infatti i religiosi apprezzano molto la teoria del Big Bang come “dimostrazione” della volontà creatrice di Dio ma dovrebbero altrettanto accettare, per essere coerenti con i loro credo, anche il processo evoluzionistico delle varie forme vitali prefigurato da Darwin e dai suoi successori. D’altronde se fosse vera la creazione “ad personam” fatta da Dio per ogni organismo vivente, separato da ogni altro (un pesce è un pesce, una asino è un asino, un uomo è un uomo, etc.), si potrebbe supporre una certa parzialità da parte dell’Altissimo, non solo per la scala gerarchica fra le varie specie ma anche perché alcune forme vitali sono addirittura scomparse dalla faccia della terra come se fossero “invise” o “trascurate” dal creatore stesso, il che non mi pare un segno di giustizia verso le creature….: “se uno, correndo tutto il giorno giunge a sera, può dirsi soddisfatto… Ebbene, ora ce l’ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l’alba della mia fama” (Schopenhauer, Senilia, pag. 84 del mano-scritto originale del 1856).

Dal punto di vista della realtà assoluta (ma anche da quello quantistico, fino ad un certo punto dell’analisi) la creazione può essere “progressiva” solo nell’ambito del divenire nello spazio tempo ma, come evidenziò anche Einstein, questo concetto dell’esistenza spazio temporale è puramente figurativo, non ha cioè vera sostanza essendo un relativo configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente. Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la creazione è un “apparire”, che si manifesta simultaneamente, sia pur considerata dall’osservatore uno svolgimento conseguente allo scorrere del tempo nello spazio. La manifestazione è di fatto un semplice riflesso nella mente del percepente che riesce a captarla ed elaborarla solo attraverso il “fermarla” nella coscienza. Un singolo fotogramma della totale manifestazione che, sia pur sempre presente nella sua interezza, viene illuminato dalla coscienza individuale, visto nella mente e srotolato nel contesto spazio tempo e denominato “processo del divenire”. Da ciò se ne deduce che la descrizione evoluzionista di Darwin è “relativa” tanto quanto la visione “creazionista” dei più retrivi religiosi. Con buona pace del filosofo Schopenhauer. Ho immaginato anche una sorta di equazione per visualizzare quanto qui espresso. Se prendiamo il tutto come insieme, in cui ogni cosa appare e si manifesta, e lo definiamo 1 (Uno) in qualsiasi modo aggiungendo o togliendo a questo Uno, sempre l’Uno resta. Esempio: 1 + 1 = 1 ; oppure 1 – 1 = 1

D’altronde questo concetto è stato già espresso molto chiaramente in una Upanishad in cui è detto: “Se dal tutto togli il tutto solo il Tutto rimane”


Post Scriptum.
La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita.   (Pensiero pro-Darwin, da non prendere per vero…)

Paolo D’Arpini (
www.circolovegetarianocalcata.it)

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Altro testo in Inglese sul Concetto di Spiritualità Laica


Lay Spirituality

 Dear Lay Friends, I would like to talk about Lay Spirituality again. Please find here below a text that can be forwarded – if you agree with it – to promote free spiritual expression in a lay  and syncretistic manner. I would really appreciate if any of you would be willing to translate this writing in any language (French, German, Chinese, Spanish, etc.) and then spread it around in internet in that language and in all possible ways.I am asking for your help because there is still a lot of distortion by the various religions on the true meaning of “lay” and “spirituality” and its really important to make it clear….
Thank you for the cooperation you will want to give…
Cheerfully your’s  Paolo D’Arpini


Text: on  “Lay Spirituality”
I would like to clarify the lexical, etymological and conceptual meaning of “Lay Spirituality” that is erroneously used to describe a manner of spiritual expression on behalf of the lay members of any religion… In truth, the term “lay” comes from the Greek “laikos” which means to not belong to a religious, philosophical or political model. “Lay” means “not pertaining to any socially structured context” similar to the word in Sanskrit  ”pariah”. So it is unthinkable for a member of any religion to express themselves in a “lay” manner regarding that movement.
In reality “Lay Spirituality” is a natural spirituality, man’s spontaneous search for his origin, for life’s mysterious meaning, this yearning leads to get to know oneself. The English word that comes closer to expressing this concept is “awe”.  
Let me begin by saying that “spirit” for me means “synthesis of intelligence and conscience” and I also confirm that I am not a “believer” in any way, what I say is based on my direct experience of existing and on being conscious of it.
I do not need any one to confirm it and this is true -obviously- for everyone.
One doesn’t have to “believe” in one’s existence to say “I am”, we know this already without a shadow of doubt. Meanwhile to claim and to assume to have or not have faith we have to use the term “believe” or “not believe”.

We can come to the conclusion that being and being conscious of it,  is natural and unmistakeably true, while if one claims something that is grounded on ones thoughts or on mental speculation, it is only a process, a way of conceptualising.
I do not want to make things difficult but it is obvious that no one will ever say: “I believe  I am” whilst regarding any other statement (either an abstract or concrete thought pattern) one will always have to use the word “I believe in this or in that…. In religion or atheism” or in anything else we have faith in…
“I am” is therefore pure and simple truth and it is useless to explain the reason and the import of “being” because any interpretation can only be defined as speculation and therefore  subject to opinion.
Leave it to the “sophists” to claim that conscience is the result of a divine spark or the casual course of matter that is transformed into life. While “I am” is the only incontrovertible fact that needs no proof or discussion. It makes no sense to discuss about “ways”…. or on “hypothesis”.  I am saying this to quiet down any conflict on the reality of the fact I have just expressed (and all can acknowledge it with a serene mind). This is Lay spirituality.

“Lay Spirituality” is a simple recognition of the spontaneous being of each one of us …. To be conscious of  Self !

Paolo D’Arpini

giovedì 19 maggio 2011

Eccomi qui.. vi scrivo da questa nuova casa...


Eccomi qui.. vi scrivo da questa nuova casa... 

Ricordo tantissimi anni fa, quando mi trovavo in Costa d'Avorio, ero andato per alcuni giorni a vivere in una capanna vicinissima al mare, in mezzo ad una foresta di alberi di cocco e di ananassi..  In quel luogo isolato ebbi per la prima volta nella mia vita la sensazione di compartecipare ad un evento grandioso...

La notte si udivano solo i rumori del vento, del mare..   Di giorno il sole o la pioggia erano l'unica compagnia, assieme al grido degli uccelli e di strani animali che non riuscivo a vedere.. ma che erano lì vicini a me... Quando sotto la luna mi recavo  a passeggiare sulla spaggia c'era un brulichio densissimo di granchi, enormi, che correvano di qua e di là... Di mattina a volte andavo in barca su una laguna interna della costa.. nell'acqua limpidissima scorgevo una moltitudine di paguri, che si spostavano veloci sul fondo...

Sì, anch'io mi sentivo un paguro... la mia casa era un guscio provvisorio, un riparo pro tempore...  Ora ero qui, poi chissà dove sarei stato l'indomani e l'indomani ancora... La mia esistenza non era più radicata in un ambito sociale, in un contesto urbano..   stavo lì come un paguro nella sua conchiglia.. finchè fossi cresciuto ed avessi sentito il bisogno di trovarne un'altra..

La mia casa.. cos'è una casa? L'Africa è la casa? Questa Terra è la casa? Questo Universo è la casa? 

Cominciai  a sentire che non  potevo più sentirmi ristretto,  stare dentro qualcosa... sentivo  che  potevo essere  libero solo se sono in ogni cosa...  se  ogni cosa è me! 

Intuii così qual'è la  mia Casa più Grande, onnicomprensiva, assoluta: la Coscienza. 

Ma intuizione non è  realizzazione... e da allora dentro e fuori, dentro e fuori come un paguro.  Vago nella coscienza, sciogliendomi in me stesso... Ghiaccio, acqua, vapore... Africa, India, Europa... Roma, Calcata, Treia...

Eccomi sono a Treia.. Cosa significa? Non è forse lo stesso Essere, la stessa Coscienza, che afferma di essere in questo luogo..  Il luogo è solo l'essere nel luogo. Perciò in questo viaggio, in cui non sono mai uscito da me stesso, vi scrivo da Treia. E chiamo il mio scrivere,  il mio comunicare: bioregionalismo.
  

Paolo D'Arpini