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mercoledì 27 giugno 2012

Grottammare (A.P.) - Festeggiamenti papalini e ingabbiamenti animali in corso

"... lo sguardo dell'animale che patisce, - al pari di quello del bambino che soffre, dell'uomo che muore, del perseguitato inerme - 'mostra', in maniera inequivocabile, da che parte inclina - non so se si possa davvero dire così - lo sguardo di Dio"
(Gabriella Caramore, premessa a Teologia degli animali di Paolo De Benedetti, pp.7-8).


Animale in gabbia



 Non sarà ancora spenta l'eco dei tamburi della Sacra Giubilare per papa Alessandro III, e degli autoincensamenti per i giardini inglesi (!) del lungomare dei nostri sogni, che la Perla degli eccessi riavrà la sua orgia bancarellara nel nome di San Paterniano. Ben tre saranno i giorni (13 - 15 luglio) e ben 4 (quattro) gli stand con vendita di animali vivi.

Ciak si replica. Come da copione, vedremo animali esposti in gabbie per più giorni, stressati dalle condizioni climatiche, sofferenti per la confusione, la folla, i rumori, l'impossibilità di sgambare, le lunghissime ore di stabulazione, il viaggio, l'alterato ritmo di sonno/veglia. Un martirio, lo vedemmo nei sanpaterniani e nei sanmartini del 2011, e a nulla valsero esposti, proteste, l'indignato orrore di forestieri e residenti.

Il Comune "sta come torre che non crolla": impermeabile a qualsiasi sollecitazione di civiltà, nè gli cale di un'opinione pubblica grazie a dio migliore di chi l'amministra; sordo alle richieste di vietare queste ripetute barbarie, di recepire almeno in uno straccio di regolamento le direttive regionali in materia di tutela degli animali.
Tanto meno gli cale di esempi virtuosi di tanti comuni italiani.

Come da copione, sindacomerli strillerà che i mercanti sono autorizzati (e vorrei vedere...), che pagano il balzello (e vorrei vedere..) che i controlli li fanno, li han fatti e li faranno, dunque i rompiscatole stiano zitti se no li querelo.

Per rinfrescargli la memoria: https://faxivostri.wordpress.com/2011/07/10/muri-di-gomma/#more-1559

Come da copione, sarà indulgente coi mercanti di bestie rafforzato dall'esempio di tanto papa prodigo d'indulgenze (quel Bandinelli Rolando dalle enormi ricchezze che alla sua morte  - 1181 - ricevette dai romani sassi e sterco sulla bara, ma è un dettaglio...)

Neanche navigando santamente tra papi e santi e santimartiri, questa amministrazione riesce a recepire una verità elementare e - questa sì - veramente cristiana: che gli animali non sono merci da fiera. Che tali sono le mutande, i bicchieri, i rastrelli, le scope, le mangiatorie per la crapula de noantri. GLI ANIMALI, NO.

E neanche servirebbe scomodare i pur necessari tecnicismi dicertificazioni, autorizzazioni, microchip, provenienze legali o (più realisticamente) illegali degli animali in vendita: accertamenti più che doverosi ma che con 'sto caldo stresserebbero oltremisura sindacomerli e vigili e forestale e asur veterinaria, distogliendoli dall'estatica contemplazione di "sè" (inteso come "ego" n.d.r.).

Basterebbe infatti constatare ciò che sarà sotto gli occhi di tutti: misure delle gabbie, numero degli animali in una stessa gabbia; quantità delle ore di esposizione e condizioni climatiche; specie non consentite vendute in barba ai divieti.
 
Sappiamo tutti (sindacomerli e i suoi dovrebbero saperlo meglio di altri, se no togliere il disturbo please) che per configurarsi il reato di maltrattamento agli animali - L.109/2004 - bastano le condizioni di cui sopra, non occorre bastonare a sangue un cane (come l'altroieri a Grottammare il bagnino o titolare - chissà - di uno chalet di cui la stampa locale tace omertosamente il nome).
 
Ma scommettiamo che i "controlli" diranno che tutto è in regola? Che gli animali stanno proprio da dio anzi come un papa (ops!..), che se la godono da matti, e sono gli animali che ce lo chiedono, ed è la tradizione che ce lo chiede ed è per la gioia di grandi e piccini, e noi siamo aperti al dialogo con gli animalisti e bla e bla e bla?.........
    
A risentirci, to be continued....

Sara Di Giuseppe
digiuseppe.sara@gmail.com

martedì 15 maggio 2012

Maggio amaro - A San Benedetto del Tronto il club della motosega colpisce ancora..

Taglio di pini  a San Benedetto del Tronto



San Benedetto... le rondini  piangono sotto il tetto,  per i  pini... 

      Ammazzano il verde con modalità seriali alla "Criminal minds", gli amministratori sambenedettesi affiliati al Club della Sega e Motosega, sostenuti di volta in volta da comitati di quartiere che ovviamente hanno gli amministratori che si meritano.
[http://www.ilsegnale.it/2012/05/47705/via-ferri-e-viale-dello-sport-dicono-addio-ai-loro-pini-ma-ce-il-2x1/]

      La vittimologia applicata dai profilers ai ricorrenti assassinii di pini, in preoccupante escalation sia a SBT che a Grottammare (l'insipienza al potere è come la nube atomica, non conosce confini e contamina ogni dove) indaga le ragioni profonde di tanto odio per i pini da parte dell'efferato Club e dei ComQuart suoi fans.

      E' certo intanto che il sistematico killeraggio "di quei particolari alberi" (copyright ass. Sestri) si avvale di motivazioni grottesche e demenziali proprio come quelle degli S.I. La balla è sempre la stessa, a SBT come a Grottammare: le radici dei pini sono pericolose (sic), dissestano asfalti e rompono marciapiedi (sic) e giù col collaudato stupidario, spalmato con velina comunale - e poche varianti nel pessimo italiano - su quasi tutta la stampa, che si adegua contenta e appecoronata.

      Nuova invece - anche in Criminal minds gli S.I. cercano alibi sempre nuovi all'escalation delle proprie efferatezze - la filosofia del 2 x 1: "Per ogni albero abbattuto ce ne saranno due nuovi arbusti" (sic). Che ha un'eco sinistra, e non solo per l'italiano raccapricciante. Ricorda infatti, seppur all'incontrario, l'infausta contabilità di certe rappresaglie di non lontana e insepolta memoria....

      Qua si ammazzano sanissimi e bellissimi pini mentre la velina comunale, spudorata come d'abitudine, strombazza a squarciagola che lo si fa per il bene cittadino e che gli alberi sono un intralcio alla civiltà, una minaccia alla sicurezza. Dunque li seghiamo subito, perchè cessino di nuocere!

      In una San Benedetto in cui assessori verdi (!) e assessore al decoro urbano (!) se ne fregano di decoro urbano e di verde (lasciando, per dirne solo una, che le palme in zona pedonale siano garrotate da griglie assassine, e sterminando alberi e verde a ritmi da disboscamento amazzonico); con strade anche centrali dissestatissime e non per colpa degli alberi che non ci sono; con viabilità da terzo mondo (senza offesa per il terzo mondo che ha le sue ragioni), si spaccia il killeraggio dei pini come tutela della sicurezza, miglioramento della percorribilità e balle equipollenti. E si tagliano impunemente decine di alberi per fare "un nuovo marciapiede e un percorso ciclopedonale"!... E per sostituirli forse - loro così belli e sani - con "essenze arboree meno impattanti" (sic).  Magari con arancetti-bonsai, Grottammare docet.

In quale paese civile questo avverrebbe senza che i responsabili fossero cacciati a furor di popolo e vigorose pedate nel didietro?...

      VERGOGNA! Vergogna sono queste amministrazioni; vergogna è l'opposizione che non sa o non vuole opporsi; vergogna sono i comitati di quartiere che per qualche parcheggio in più e per una malintesa "sicurezza" si vendono il verde e gli alberi come fossero propri dimenticando che sono DI TUTTI; vergogna è quella stampa-grancassa che non un fiato nè un barlume di critica osa spendere al cospetto di simili nefandezze.

      Vi segassero a voi! [licenza poetica]
 


Sara Di Giuseppe                                               
 http://www.faxivostri.wordpress.com/         

mercoledì 16 novembre 2011

Sara Di Giuseppe: "La fiera di Grottammare, gli animali, l'informazione e la mistificazione..."

Immagini statiche, in vendita!



"La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi" (Indro Montanelli)

Grottammare (Ascoli Piceno), Fiera di San Martino, 11-12 novembre 2011. Plaude la stampa locale a sindacomerli che tanto s'adoprò perchè gli animali (de)portati in Fiera ricevessero la visita di cortesia degli "enti preposti".


"Abbiamo riscontrato che non ci sia (sic) stato alcun verbale nei confronti dei venditori": chiaro che per le nostrane penne in eccesso di congiuntivo è normale che i cuccioli "esposti alla vendita" fossero "un po’ impauriti e tremolanti".     

Nella foga celebratoria l'informazione aborigena non sospetta neanche di striscio che in tutte le forme di cattività i "controlli" su condizioni igieniche, logistiche ecc. nulla tolgono alla barbarie della cattività in sè. E' come accettare lo sfruttamento commerciale di un essere vivente - umano o animale, è lo stesso - purchè le condizioni fisiche siano a norma e i "controlli" (o visite di cortesia) effettuati.

Grande etica, degna della (in)civiltà di un'amministrazione e di una stampa che le fa da grancassa: dimentiche ambedue di come gli animali abbiano vita emotiva e psichica, e non siano mutande scarpe coltelli lampadine nè altra merce da fiera. 

"Dimenticano", sindacomerli e stampa appecoronata, che proteste e richieste piovute da ogni parte - al Comune e a tutti gli organi di informazione - reclamavano quella semplicissima scelta di civiltà e di decoro che è il VIETARE l'esposizione e la vendita di animali vivi in fiere e mercati ambulanti nel territorio comunale. Scelta facile da calare nella pratica, come già fatto da molte amministrazioni comunali (Roma, Bologna, Pavia, Ancona, Osimo, Positano, per citarne solo alcune).
Non dai Nostri, che in deficit di comprendonio suonano il tamburo stonato dei "controlli", ignorano le reiterate numerosissime richieste di divieto tout court, omettono finanche di emanare -  almeno! - uno straccio di  "Regolamento comunale per il benessere degli animali".              

Tanto ci saranno sempre i Pulitzer nostrani a cantar loro il peana. Tra di loro, qualcuno si genuflette devoto ("Un plauso va fatto al sindaco Luigi Merli"); qualcun altro cala un silenzio tombale sulle mail di protesta ricevute (Il Messaggero) mentre vaneggia - forse tra i fumi del vino novello - di (presunti? sventati?) "blitz di animalisti". Tg3Marche prende contatti per servizio e interviste, poi tace a lungo, forse defunge, infine risorge il dì medesimo della Fiera ma non intervista la locale Associazione animalista promotrice, Arca 2000.

Si trascina invece appresso (!), e intervista (!)... Legambiente Ancona (!?), che della Fiera di Grottammare e delle sue polemiche ne sa meno della mia gatta Ada.
Qualche altro giornale riporta, senza il sussulto di una nota critica, le menzogne del sullodato Merli: «Non possiamo impedire a commercianti con regolare licenza di vendere o esporre [...] Non è in nostro potere, ma faremo comunque il massimo per far in modo che vengano svolti tutti i controlli del caso". E' FALSO: come giornalisti seri e documentati devono sapere (sennò passare al sano lavoro dei campi, please) il sindaco ha piena facoltà, sulla base delle competenze che le leggi regionali gli conferiscono in materia, di vietare il commercio di animali vivi in fiere e mercati ambulanti nel territorio del Comune. (Gli esempi sopra citati lo testimoniano).
      

Il giornalismo è altro, non la misera grancassa che si fa portavoce di poteri e di interessi.
"Il portavoce vive in simbiosi con il potente di cui porta la voce, il giornalista deve stare alla larga dai potenti, dovendoli continuamente controllare e disturbare" (M.Travaglio, "La scomparsa dei fatti", 2008).


Sara Di Giuseppe

http://www.faxivostri.wordpress.com/

sabato 5 novembre 2011

San Benedetto del Tronto (AP): "Pesca con ferimento e abbandono del pescato".. Il danno e le beffe!

S. Benedetto del Tronto - Gara di "Pesca con rilascio del pescato" alla Sentina - La chiamano pesca ambientalista (sic.) ?!

 
Pesce-donna sirena - Dipinto di Franco Farina


Devono sentirsi una via di mezzo tra gli apostoli pescatori e il poverello d'Assisi che parla alle creature, quelli della "Pesca sportiva con rilascio" in gara il 12 nov. 2011 alla Riserva naturale Sentina col "prezioso aiuto", fra tanta santitudine, del D'Angelo custode (nomen omen) e dei suoi apostoli-vigilanti.

     Perchè buona e giusta e ambientalista sarebbe la "pesca-con-rilascio-del-pescato". Sganciata dalla sua componente nutrizionale, recita il santo evangelo del martinpescatore sportivo, il Catch & Release è quella nobile pratica in cui si rilascia il pescato immediatamente dopo la cattura procurandogli il minor danno possibile. E' evidente che a cotanti apostoli dell'ambiente non è balenato che il "minor danno possibile" è unicamente lasciar campare il pesce senza sottoporlo, per il proprio svago beota, a tale barbarie. E che a gareggiare sulla misura del pesce catturato sono maschi adulti passati con uguale soddisfazione dalle infantili gare sulla misura del pistolino, al nuovo intelligente passatempo.

     Le norme basilari dell'alta disciplina sono illuminanti: evidenziano che, a prescindere dal rispetto o meno di quelle, il sollazzo che i suoi cultori e la stampa compiacente chiamano sport  è vera barbarie.


Nè potrebbe essere qualcosa di diverso, una pratica che ha come assunto l'arrecare il minor danno possibile alla preda. Di quale "sport" si può concepire che rechi danno, pur il minore possibile, a qualcuno?

"La pesca “catch and release” avviene con l’uso di  ami privi di ardiglione. Pur facilitando la slamatura, gli ami privi di ardiglione  sono in grado di provocare danni di una certa entità, specie a carico delle strutture della bocca e della gola del pesce che, nei casi più gravi, muore per l'impossibilità di alimentarsi o per la gravità delle ferite riportate, soprattutto in conseguenza del combattimento. Anche se il pesce riesce a sopravvivere andrà incontro ad un periodo di stress alimentare che potrebbe pregiudicarne la condizione".  E' appena un dettaglio di ciò che lo stress da cattura e le eventuali lesioni causano al pesce dopo il rilascio... Ogni possibile informazione è alla portata di chiunque.

     Non stupisce (ci abbiamo il callo) che le cronache velinino - senza un dubbio, una critica - il trionfale comunicato che spaccia costoro per quelli che cercano di "salvaguardare la fauna ittica" e che sono "molto sensibili ai problemi ecologici", e che li si chiami "atleti" (sic) senza che una valanga di risate li seppellisca per sempre. Non stupisce che benedizione e sostegno vengano da assessori misti di specchiata vocazione ambientalista, distintisi per la lotta dura senza paura contro il verde cittadino e per altre nobili imprese.

E che su tutto scenda la benedizione dei Capitani Coraggiosi della portual Capitaneria, campioni di lucidatura di mostrine.

    Stupisce (anzi no) il "prezioso aiuto" del D'Angelo custode della Sentina; raccapriccia che la Riserva Naturale "vincolata ad area floristica e faunistica protetta" [cfr.depliant informativo] sia teatro dell'evento: un ambiente dove, com'è stato sacrosantamente scritto, "l'uomo dovrebbe entrare in punta di piedi e non come predatore". Perchè la definizione di "pesca sportiva con rilascio" contiene ben tre ossimori, che è già un record mondiale. E che si pratichi in una riserva naturale è il quarto ossimoro.

    "La caccia (come la pesca) non è uno sport, in uno sport tutti e due i contendenti sanno di giocare"


  Sara Di Giuseppe