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giovedì 3 novembre 2011

Hints on Treia... A synthetic historical view

Just to know... Treia from 2011 is the new home of Circolo Vegetariano VV.TT.



Founded by the Sabini in 380 B.C. Treia rose at about 2 km from the present position where today rises the majestic sanctuary of SS. Crocifisso. It was first a roman colony, and then a Municipality since 109 B.C.

After numerous barbarian invasions, at the beginning of the 10th century, the survivors decided to take refuge in a safer place.
On the three hills not very far off they founded the present town, which was called Montecchio. In 1790 Pio VI gave it back the original name of Treia, and granting it the title of town.

Treia later passed under the control of the Varano, Sforza, Aragonesi, and at last under the papal governament again.


In 1430 rose the Academy of the Sollevati, with poetic and literary purposes; in 1778 some citizens changed it in Georgic Academy, in order to improve the agriculture without disregarding sciences, letters and arts.


The results obtained in the agricultural research and experimentation made it soon famous in all Europe.

The game of the ball with the armlet is a traditional sport which contributed in increasing the notoriety of Treia. This game lives again in the town with the “Disfida del Bracciale”, a folk festival which is celebrated on the first Sunday of August since 1978.

The city centre preserves the medieval aspect, with the boundary walls and its eight doors. The fortress of the Onglavina is, however, the most singular element.

There are different buildings overlooking the scenographic square of the Repubblica: the Renaissance Town Hall, the Georgic Academy, the church and the convent of S. Filippo; on the only open side there is a marble balcony from which you have a marvellous view as far as the sea.

In the territory of Treia there are many noble villas, some of which are very well kept, with parks and thickets of mediterranean vegetation.





(Fonte testo: Marche Breaks)

sabato 6 agosto 2011

Treia, 7 agosto 2011 La disfida del Bracciale ... nella memoria di Paolo D'Arpini

 
 
Quest'anno  il 7 agosto sarò a Treia per assistere alla disfida del bracciale, un antico gioco di palla che ho appreso ad amare...  Di seguito potete leggere la descrizione dell'evento dello scorso anno al quale assistetti assieme a Caterina, Franco.. ed altri amici venuti da lontano....
 
La prima cosa che mi é venuta in mente, osservando le due squadre avverse composte di tre campioni ciascuna, é stata la sfida fra Orazi e Curiazi… e forse proprio da quella tenzone sorge la tradizione della disfida del bracciale, cantata in passato anche dal Leopardi.

Trea é l’antico nome romano della dea alla quale era dedicata la città che nel medioevo fu chiamata Montecchio e successivamente fu ribattezzata con il suo nome originario. La cosa avvenne verso la metà del secolo XIX, consenziente il papato che allora dominava nella Marca, ed accadde subito dopo il ritrovamento nel sottosuolo del santuario del Santissimo Crocifisso di alcune statue egizie, raffiguranti la dea Iside, che furono poi istallate sulla facciata della chiesa stessa… riconoscendo così la sacralità antecedente e precedente la costruzione del santuario cristiano, costruito appunto sui ruderi di un antico tempio dedicato a Trea, nome romano della dea egizia. Qui a Treia la Dea Madre é ancora viva anche attraverso il culto della “madonna nera” di Loreto.. di cui é conservata una statua, nella chiesetta barocca di Santa Chiara, una copia, o forse l’originale, ivi trasportata durante l’occupazione napoleonica.

Ma occorre che io ritorni al presente, alla disfida del bracciale ed agli eventi vissuti il primo di agosto 2010, una giornata densa di eventi e di immagini, una sequenza quasi sognata di un ritorno al passato –presente- e molto reale… Veramente questa mia giornata é iniziata la notte del 31 luglio, con l’ascolto di racconti sussurrati nell’accademia Georgica da un segretario compito ed accurato, che ha descritto nei particolari tutta la storia di Treia, la cui memoria -sotto forma di pergamene e libri- é conservata nel palazzetto attribuito a Valadier. Lì, mentre la musica a palla impazzava in piazza, fuori dalla bolgia e dentro una nicchia di rimembranze di gloriosi trascorsi, ho appreso ad amare Treia. Ovvero la sua cultura giacché ad amare la sua bellezza, il suo odore di pulito, le sue mura tonde, le colline attorno, la pianura verde coltivata ed i suoi tramonti, avevo già iniziato da quando son qui ad abitarvi. Ed oggi l’apoteosi dei colori…. mentre attonito mi mescolavo alla folla ridente e pulita di donne tondeggianti, bambini, anziani, marchigiani e stranieri, turisti e lavoratori di colore, tutti insieme senza distinzioni né separazioni… Una società senza discriminazione fra esseri umani…

Il corteo in costume dei rappresentanti dei 4 quartieri che gareggiavano per la conquista del Palio era variopinto: nobili verdi, artigiani viola, contadini azzurri e zingari gialli… Sì, avete letto bene, anche il quartiere degli zingari -assieme agli altri- ha partecipato alla gara. Forse Treia é l’unico posto in Italia dove gli appartenenti di questo popolo nomade ha ricevuto lo status di “compaesani”. Il nome dei vari rioni é molto evocativo: Vallesacco, Borgo, Cassero ed Oglavina.. ognuno con i propri colori, erano gli stessi colori della fascia che stringeva la camicia dei giocatori, tre per ogni squadra, che si sono confrontati nel gioco più antico d’Italia, quello di una palla di cuoio lanciata a lunga distanza con un bracciale di legno duro e punzuto.

La palla volteggiava nell’aria, sbattendo a volte su una muraglia che costeggiava il piazzale della partita, mentre il pubblico gremito ai lati osservava senza spaventarsi per le frequenti cadute del proiettile tondo in vicinanza delle loro teste. Descrivere la regola del gioco non é semplice e forse é meglio che io mi tenga nel vago… sperando così di invogliare qualche lettore a voler assistere al prossimo  torneo, quello che si svolgerà a Treia la  domenica 7 agosto 2011, in cui  i nobili del Cassero, rimetteranno in palio il gonfalone…

Vi aspetto

Paolo D’Arpini