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martedì 4 settembre 2012

7 settembre 2012 - Incontro senza programma a Calcata

La metà di Paolo D'Arpini a Calcata


7 settembre 2012 - Uffah, uffah.. ed uffah mi tocca proprio passare una notte a Calcata

La vacanza treiana volge al termine... Ieri sono stato alla Proloco di Treia per informarmi sui pulmann da e per Ancona (Via Macerata) in modo da essere pronto per il mio eventuale ritorno in solitario... quando dovrò essere qui nuovamente ad ottobre.

Il sette settembre Caterina ed io ci mettiamo in viaggio verso Calcata. Figli e nipoti mi aspettano.. Non posso tradire la loro aspettativa, in fondo un pezzo di me è rimasto  lì, nella valle del Treja.. E di me si ricorda anche il comune di Calcata che continua a mandarmi bollette arretrate e nuove (per questo o per quello, malgrado io non sia più lì residente). Dei vecchi abitanti invece non ho avuto più notizie (nemo profeta in patria).. intrattenendo contatti solo con chi venendo da lontano  mi conobbe  visitandomi nella vecchia sede del Circolo Vegetariano, in quel locale che meriterebbe  ancora  di essere vissuto...

Capanna nel Tempio della Spiritualità della Natura - Calcata


Chissà, forse mio figlio Felix e sua moglie Sofia riusciranno a vivificare nuovamente quel luogo.

Calcata per me croce e delizia... Giorni addietro parlandone con Antonio D'Andrea  che mi suggeriva di fare una grande rimpatriata a Calcata, per festeggiare il ventennale della nostra amicizia, lì nata, risposi immediatamente che Calcata non era il luogo adatto ad un revival qualsivoglia...revival significa rivivere ma Calcata (per me) ormai è solo uno scenario, un teatrino colorato per la domenica degli arrembaggisti metropolitani...

Caterina Regazzi, in piedi a sinistra, nella Yurta di Cingoli

Anche ieri l'altro, essendo con Caterina a Cingoli nella yurta, dopo i canti, Upahara mi chiedeva se mai saremmo  riandati  a Calcata e mi ricordava tutte le belle esperienze vissute lì, cantando e meditando su madre Kali,  nel Tempio della Spiritualità della Natura. "Non hai nostalgia di Calcata" Mi chiedeva? Ed io: "Sono stato in trincea a compiere il mio dovere per trentatre anni, e sono sopravvissuto... Non sono finito in croce. Ora per fortuna la guerra è finita... Ho dato l'addio alle armi ed a Calcata. The war is over!" 

Vorrei però dedicare un po’ del mio tempo raccontandovi quel che so e quel che ho intuito su Calcata (come luogo e come genius loci). Vorrei dire da subito che un luogo come Calcata, pur ammettendo la sua peculiarità, ha un significato ed un valore esclusivamente col tipo di “presenza” che lì si manifesta. Se siete avvezzi a trattare temi esoterici capirete subito che -ad esempio- Gerusalemme ha un valore non per l’architettura o per il panorama ma per la storia e la presenza psichica che lì si è manifestata, anche ammettendo che l’architetttura ed il panorama abbiano contribuito ad attrarre particolari psichismi.

Questo è il caso anche di Calcata, infossata in una valle circolare percorsa dal fiume Treja, una sorta di immagine induista del sacro Shivalingam (unione fra il maschile ed il femminile) ed è così che spontaneamente sorse la leggenda del prepuzio, trovato da una vergine, e custodito poi in una chiesa di questo paesino per secoli praticamente sconosciuto e completamente isolato (vera immagine del femminino segreto).

 

Paolo D'Arpini nella Valle del Treja a Calcata

Inoltre l’attrazione che ha caratterizzato Calcata verso un certo di tipo di persone, benevole e malevole, Yin e Yang, è un altro aspetto importante del luogo.. Ma ora, l’eccesso dello Yin nel cucuzzolo (sotto forma di sfruttamento turistico e di riflesso energetico passivo) ha allontanato lo yang nello spazio selvaggio della valle. Quindi quel che era yin è divenuto yang e quel che era yang si è tramutato in yin.
La simbologia è la stessa degli eventi che hanno caratterizzato la storia simbolica di Sodoma e Gomorra..
Insomma non c’era più posto per me a Calcata e quindi sono stato semplicemente “estromesso” dall’energia del luogo.. Ho lasciato però lì una presenza, mio figlio con sua moglie ed i miei nipotini, in essi riposa il seme di una nuova trasformazione..

Paolo D'Arpini, nel buio della vecchia casarsa di Calcata

Eppure il 7 settembre 2012, dovrò ancora una volta trascorrere una notte a Calcata, nella mia vecchia casarsa sulla fogna comunale. Il dovere mi chiama, sono stato richiamto per un giorno alle armi...

Figli e nipoti mio attendono.. e forse pure qualche amico, chissà...
Per incontraci, senza programma, chiamate la mia adorata Shakti, Caterina, al 3336023090.


Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT. 

lunedì 3 settembre 2012

Vivere con cura nello spirito dell'ecolo​gia sociale e casalinga - Resoconto di un viaggio da Treia con permanenza a Capracotta​, dal 31 agosto al 2 settembre 2012

Partenza da Treia (Macerata)


Conobbi Antonio D'Andrea (o di Peppina e di Elena, come lui amerebbe essere chiamato) e Michele Meomartino a Treia alla Festa dei Precursori e mi avevano colpito per la intensità della loro partecipazione e della loro dedizione "alla causa"  (ecologista, vegetariana, umanitaria, conviviale).


Avevo sentito parlare a lungo di Capracotta e dell'esperimento di vita  associativa e conviviale che assieme stanno portando avanti da parecchi anni, della lunga amicizia fraterna e dalla condivisione di intenti tra Antonio e Paolo, che spesso si erano ritrovati a Calcata per i loro incontri al Circolo Vegetariano VV.TT sull'ecologia sociale e casalinga. Ero molto curiosa di incontrare questa realtà e così ho avuto il piacere e l'onore di accompagnare Paolo che da lungo tempo attendeva di visitare quel luogo.


Siamo stati invitati a partecipare alla giornata del primo settembre 2012, inserita nel programma delle attività di Vivere con Cura, la loro associazione, dedicata in particolare all'anniversario della nascita della zia di Antonio, Elena, una zia molto speciale, ma, secondo me, per quei tempi anche normale.

Zia Elena era una donna single, che amava la convivialità, era un'ottima donna di casa, cuciniera, ricamatrice provetta ed amava circondarsi di bambini, amici, parenti, semplici conoscenti. Donne così ne ho conosciute anch'io, ed una, che mi piace ricordare, era mia nonna Annetta, una donna burbera, bigotta, ma con un cuore d'oro ed una capacità di dare amore e dedizione che forse erano più comuni 50-60 anni fa, di quanto non lo siano oggi. Nell'occasione della giornata io e Paolo eravamo invitati a presentare il nostro libro "Vita senza Tempo".

Partiti da Treia nella tarda mattinata, siamo arrivati a Capracotta venerdì verso le 16, dopo quattro ore di viaggio tranquillo. Il tratto finale, dalla Val di Sangro in su, é stato tutto una meraviglia. Nell'inerpicarsi sempre più in alto (Capracotta si trova 1427 metri), la temperatura, dai 34 gradi scendeva piano piano fino ai 24, il verde della vegetazione (qua pare che la siccità non sia arrivata) diventava sempre più intenso; pascoli, boschi, paesini inerpicati sulle rocce si affacciavano al nostro sguardo. Quella che soffriva di più, per il momento, era la dolce Magò, la mia cagnolina, che avevamo dovuto portare per forza, che per tutto il viaggio ha ansimato, affannata dal caldo e sofferente per le curve.

Antonio ci ha raggiunto all'arrivo e ci ha prospettato diverse possibilità di sistemazione: infatti, dato che avevamo la cagnetta e poichè gli animali non sono ammessi alla casa madre, dopo aver visto i vari altri locali disponibili, abbiamo immediatamente scelto di sistemarci in una stanza di una casa separata, di proprietà di una zia, al momento assente. Una casa che necessiterebbe una piccola-grande ristrutturazione, ma che così è stata comunque un nido accogliente, specialmente dopo la sistemazione e l'arredata che gli ha dato Paolo, che così h potuto fare esercizio di sopravvivenza, tirando fuori la sua attrezzatura dalla borsetta piccola ma piena di meraviglie che pare la borsa di Mary Poppins.

Comunque c'erano due reti due materassi, due cuscini, due coperte, cassette e cassetti vari come armadi e comò, candele per la sera (mancava in quella stanza la luce elettrica), stuoie come scendiletti e pedana per Magò, attaccapanni e persino un vasetto di vetro in cui, il giorno appresso, abbiamo messo un pezzetto di geranio rosso fiorito, trovato a terra, spezzato forse da un gatto, forse da un bimbo, forse da un passante.

Durante le due giornate trascorse a Capracotta, i momenti più belli, o meglio, quelli che io ho apprezzato di più, sono stati i pasti, consumati nella grande ma pienissima cucina della casa, attorno al doppio tavolo che occupava quasi tutto lo spazio, apparecchiato con semplicità ma con cura da tutti i presenti, io, Paolo, Antonio, Michele, Roberta, le due deliziose bambine Maria e Carolina, Anna, Maria Luisa, Marilena, Bruna, Claudio, Pierpaolo. Il cibo è stato preparato sempre da Michele, cuoco vegetariano provetto, aiutato a volte da qualche volontaria/o. In particolare, Maria Luisa e Marilena hanno impastato con lui la pasta, con farina ottenuta anche da grani locali, che sono in via di recupero da parte di aziende agricole della zona.

Per esempio, in un pranzo, quella pasta è stata accompagnata da un condimento a base di cicerchia e tarassaco, squisito. Altra specialità,che abbiamo tutti gustato,  l'insalata alla "cafona" a base di patate, cipolla, olive ed erbette spontanee. Piatti prelibati, semplici, prodotti con materie prime genuine che conferivano sapori ogni volta diversi; un genere di cucina che mi ricorda molto quella del mio cuoco affezionato: Paolo.

E' certo che l'amore, l'attenzione, in una parola, la "cura" sono anch'essi ingredienti indispensabili. I pasti erano sempre accompagnati dalle parole, ma non chiacchiere vuote e intralciantesi una all'altra come spesso succede nelle tavolate numerose: ogni volta c'era un giro di condivisione in cui a turno i commensali raccontavano la mattinata od il pomeriggio trascorsi e le impressioni, i pensieri, le riflessioni, comprese le piccole divergenze di opinione . Un sistema "democratico" e rispettoso che è da prendere ad esempio, che sarebbe da prendere da esempio anche a livello "governativo".

La manifestazione per la ricorrenza di Zia Elena si è svolta nel bellissimo museo della Civiltà Contadina di Capracotta, all'interno del Comune: Anna, un'ostetrica di Viareggio che l'aveva conosciuta, ci ha letto un suo scritto sulla zia, molto toccante (sarebbe carino se Antonio ce ne facesse pervenire il testo). Antonio ha parlato anche lui della zia, raccontando alcuni spassosi ma significativi aneddoti e ha affermato la necessità della riscoperta dei valori della Riconoscenza, dell'Amore, della Convivialtà, della Semplicità, del rifuggere gli sprechi e del vivere con poco, grazie anche all'esempio di questi personaggi del passato, ma in alcuni casi anche del presente, cose che io condivido in pieno. Forse era sottinteso, ma l'unica nota carente, mi é parsa la mancanza di un riferimento diretto alle generazioni future, quasi come se fossimo noi i giovani in formazione.... malgrado la nostra età anagrafica.

Io e Paolo abbiamo letto alcune pagine del nostro libro. Il tutto è stato intervallato dalla musica dell'arpa e dalla voce di Roberta Pestalozzi, una musica delicata ma forte, con le sue ballate ispirate alla zia e alle vicende locali.

Che dire a conclusione? Complimenti sinceri ad Antonio e a Michele per il lavoro che stanno facendo ed un grazie per la possibilità che ci è stata data di condividere tutto ciò.
Forse i semi germogliano ed in quei giorni mi pare ne siano stati sparsi a volontà, anche in noi stessi!

Caterina Regazzi

Arrivo a Capracotta (Isernia)

giovedì 28 giugno 2012

Treia, 3 luglio 2012 - Gurupurnim​a: meditazion​e e canto dedicato al Guru al Circolo Vegetarian​o VV.TT.

Rinascita - Dipinto di Franco Farina


Il 3 luglio  2012, martedì,  è luna piena. Questa occasione  viene commemorata da migliaia di anni in India, sotto il nome di “Gurupurnima”. 


Il momento di luna piena di luglio  rappresenta la pienezza della coscienza, il Sé, anche definito guru cioè la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Il guru quindi non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura. Ed è sempre presente in ognuno di noi.


Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica in uno specifico nome e forma  (la persona che  crediamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga”). 


L’energia -o consapevolezza- che consente il risvegliarci alla nostra vera natura viene parimenti definito “guru” e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del risveglio, ma  questa forma non è propriamente separata o altra da noi è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.


Questo vero guru -o sadguru- viene onorato oggi.


Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi.


Durante questa notte di luna piena rifletteremo su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi,  il samsara.
Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione…



Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita (prarabdha) è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare.


Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.


In se stesso il prarabdha di questa vita non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come un film che sta tutto nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti spettatori- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente…. e si forma  nuovo karma…

Per sciogliere la tendenza alla formazione ed all'accumulo  di nuovo karma ci incontriamo il 3 luglio 2012, alle h. 21.00, al Circolo vegetariano VV.TT. in Via Sacchette 15/a - Treia (Macerata), per una meditazione silenziosa e per cantare un inno dedicato al Guru.

Paolo D'Arpini



Info e prenotazioni:
circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293  

domenica 29 aprile 2012

Treia (Macerata) - "Arte della natura" in mostra al Circolo Vegetarian​o VV.TT. dal 5 al 13 maggio 2012

Un momento di relax al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia


Pensavate di esservela cavata con l'invito alla mostra ".. e la terra sentii nell'Universo!"..?
(
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/04/treia-macerata-e-la-terra-sentii.html)

Ed invece no! Le mostre che si inaugurano sono 2 (due). C'è anche questa dell'Arte della Natura, che viene inaugurata lo stesso giorno e la stessa ora dell'altra, cioè il 5 maggio 2012,  alle h. 17, nello stesso Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia...



Presentazione:

“Scompari a te stesso, giacché questo richiede l’unione! Perditi in Lui, giacché tutto il resto non è che delirio. Entra nell’Uno, da 'due' trasformati in Uno! Sii un cuore, un volto, una direzione”
(Farid Ad-Din ‘Attar)


Ho sempre avuto il vezzo di coniugare l'Arte con la Natura. Da quando ho iniziato ad occuparmi di affari culturali, ovvero almeno da 50 anni, ho cercato di mescolare la bellezza del creato, dell'ambiente naturale, con la capacità creativa dell'uomo. Ricordo una delle primissime manifestazioni che organizzai a Verona, una mostra itinerante, in cui accompagnato da un altro artista, l'amico Joel, giravo per le strade, nelle piazze, soffermandomi in giardinetti e davanti al Castello Scaligero, esibendo  cartelli e bandiere ed oggetti d'arte concettuale, in cui si evocavano gesti e colori della natura, coagulati  ed inseriti nel contesto urbano: pini che diventavano indicazioni stradali, parole scomposte che diventavano pioggia, poesie visive che diventavano palloncini gonfi e leggeri...

Bella mostra.. Avevo pensato di proporla alla Biennale di Venezia che proprio quell'anno si teneva nella capitale del Veneto..   Infine la mia malavoglia, la mia timidezza e timore di restere inserito ed invischiato nelle carte moschicide della cultura officinale (ufficiale) mi impedirono di giungere a destinazione.. Minacciai solo di farlo, come spesso avviene nella contestazione politica alternativa e d'avanguardia.

Quella mostra fu comunque per me un bel segnale, un solido inizio sessantottino.. e nello stesso "spirito" continuai, a Roma, a Calcata ed infine qui a Treia... Certo con più dolcezza e meno virulenza, in fondo sono ormai un "pensionato". Ma anche quest'anno in concomitanza con l'anniversario della fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT., avvenuta 28 anni addietro, ho voluto compiere un gesto di integrazione delle due forme d'arte che più apprezzo, quella visiva e concettuale e quella della natura. La prima sezione è appunto "..e la terra sentii nell'universo" con parole dipinte, messaggi futuristi e post futuristi, la seconda è una esibizione di grafica e foto naturalistiche, open air,  integrata dalla costruzione dal vivo di piccole sculture "fatue" in creta.


Artisti che partecipano alla mostra  Arte della Natura: Nazareno Crispiani, Domenico Fratini, Gigliola Rosciani, Daniela Spurio.. (con l'immodesta partecipazione straordinaria del sottoscritto, in veste di artista riciciclato)

Paolo D'Arpini



Inaugurazione il 5 maggio 2012,  h. 17.00 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT. Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata). Per raggiungere il luogo: Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, quella è la sede del Circolo Vegetariano VV.TT.

Paolo D'Arpini all'ingresso del Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia


- Ingresso Libero -

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Equilibrio

Come potrei non meravigliarmi, di questo divino, inconfutabile talento artistico che è la vita, si fatta di meravigliosi e instabili equilibrismi. Come potrei non guardare il cielo che accarezza la terra, e come sua sposa, la conduce all’altare.
Come potrei non notare, il vasto e silente rito, osservato ogni giorno dal mare, si incastrano perfetti automatismi, dai percorsi dolenti mi conducono, verso la montagna regale che, mentre scende perspicace fino al mare, osserva la natura e tace.
Come potrei non rimirare la collina, che come una regina recluta a se i ruscelli, freschi di vita gettano acqua all’ombra dei vigneti.
Come potrei non raccontarvi dell’insolito e bizzarro incontro con un filo d’erba, semplicemente gli feci spazio nel piazzale di cemento dopo averlo calpestato alla radice e lui contento morì.
Dove l’equilibrio è precario, ci sono uomini e donne che credono di essere gli autori ed i fautori del libro della vita illusione follia la vita non si crea, essa genera se stessa, la vita non è illusione, né rabbia, né rassegnazione, è arte e meraviglia.


(Anna Maria Gaglioli)

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Nel programma sottostante potete leggere gli eventi previsti  dal 5 al 13 maggio 2012.



La mostra è inserita nel contesto della XXVIII edizione della  Festa dei Precursori, che si svolge con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia.

lunedì 26 marzo 2012

Treia - Dal 5 al 13 maggio 2012: "La Festa dei Precursori... perché...?"



Il futuro non ha bisogno di rivoluzioni.. il futuro ha bisogno di un nuovo esperimento!” (Osho)

Ancora oggi, dopo 28 anni che l'evento si ripete, c'è qualcuno che mi chiede "...perchè hai  chiamato questa cosa,  la Festa dei Precursori?". Me lo chiedono con una nota di rimprovero, in quanto la parola "precursori" assomiglia molto ad "incursori", insomma ha un che di militaresco.  

Magari  autodefinirsi "precursori"  fa pensare che ci vogliamo gloriare del nostro essere antesignani. Beh, che posso farci... la verità, come spesso ho accennato in varie occasioni,  è che il "precursore" è  semplicemente colui che si prende tutte le pizze in faccia e non raccoglie mai niente. Il precursore è chi ara, zappa e semina e non raccoglie. Dopo arriva sempre qualcuno, più bravo o più furbo o più fortunato,  che riveste il manto del trionfatore,  sale sul carro e afferma ad alta voce, fra due ali festanti di folla, quel che noi precursori siamo andati sussurrando, spesso azzittiti od inascoltati, a destra e manca. 

Essere un precursore sovente comporta di  finire sul rogo,  significa che si vive in povertà e che il proprio lavoro viene considerato al meglio l'opera stramba di un fuori di testa. Precursore e laico (nel senso antico ovviamente) hanno quasi lo stesso significato... quello di indicare chi è "fuori".... chi è ribelle al sistema.   

Allorché, nella primavera del 1984, decisi di fondare il circolo vegetariano VV.TT. lo feci nella piena consapevolezza che lo scopo della nuova associazione sarebbe stato quello di andare contro…

Eravamo un manipolo di ribelli quel giorno davanti al notaio Giuseppe Togandi nel suo studio di Orte e mentre compivamo il nostro dovere giurando fedeltà alle finalità del sodalizio stavamo anche andando contro tutte le norme consolidate di ogni vecchio sodalizio, affermando (tra l’altro): “Lo scopo dell’associazione è quello di istituire e promuovere in tutti gli spazi ritenuti opportuni pratiche per lo sviluppo spirituale e meditazioni collettive, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi e seminari sull’uso armonico delle riserve della natura, organizzare e promuovere la ricerca di cure naturali per la mente e per il corpo, dimostrare e divulgare l’importanza di un’esistenza armonica e piena d’amore…”.

Insomma stavano fondando una nuova "religione", una spiritualità laica,   facendo finta di niente…

Il fatto è che per mettere in pratica queste finalità associative -necessariamente- dovevamo andar contro le regole e le consuetudini della società in cui viviamo.. Insomma ci siamo presi la briga di incarnare un cambiamento, ribellandoci alle norme restrittive e meschine della cultura corrente. Rinunciando a trarne benefici materiali per noi stessi. Insomma lavoriamo a gratis: "Non lo fo per piacer mio ma per compiacere a Dio...".  

Ecco perché dal 1984 celebriamo La Festa dei Precursori, ogni anno, per ricordarci quello scopo prefisso e proseguire indefessi nella meta di rompere il ghiaccio verso nuove frontiere dell’intelligenza umana.

Alcuni   fra i soliti detrattori dicono che siamo sessantottini non pentiti, oppure che siamo inveterati illusi, poiché il nostro voler cambiare il mondo si risolve in un nulla… Sarà così… ma almeno stiamo cercando di farlo cominciando dal cambiare noi stessi, decidendo per noi stessi quei comportamenti necessari a creare una nuova civiltà umana. 

Perciò ci definiamo “ribelli” e non “rivoluzionari” poiché, come disse Osho, il rivoluzionario appartiene ad una sfera terrena mentre il ribelle e la sua ribellione sono sacri. Il rivoluzionario sente il bisogno di rivolgersi alla folla, muovendosi in ambiti politici e di governo, insomma ha bisogno di “potere”. Ed il potere sempre corrompe (lo sappiamo bene) ed i rivoluzionari che lo hanno assunto ne sono stati corrotti. Il potere ha cambiato la loro mente mentre la società è rimasta la stessa, solo i nomi sono cambiati.

Per questo il mondo ha bisogno di precursori ribelli e questo è un momento in cui se non vi saranno parecchi spiriti ribelli i nostri giorni sulla terra, come specie umana, sono contati…  Gli scienziati, i politici, i finanzieri, i religiosi stanno scavando la nostra tomba e siamo molto vicino al punto di non ritorno…

"Dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere e di agire, creare più energia meditativa, sviluppare più amore ed armonia. Per farlo dobbiamo distruggere il vecchio, la sua bruttura, le sue putride ideologie, le sue stupide emarginazioni, le superstizioni idiote e creare un nuovo essere umano dagli occhi limpidi..." Parole di Osho. 



Una discontinuità con il passato, ecco il significato della ribellione, continuando a percorrere coraggiosamente nuovi sentieri con spirito di sacrificio e discriminazione. Insomma andiamo avanti a fare i rompighiaccio, senza occupare alcun luogo, senza perseguire alcun potere, semplicemente sperimentando la nostra crescita in tutti i particolari del vivibile….

Ora il tempo è maturo, negli anni a venire o l’uomo scomparirà o sulla terra farà la sua comparsa un nuovo essere umano con una visione diversa e quell’essere umano sarà anch'egli un precursore.

Paolo D’Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT.
Via Sacchette, 15/a - Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante La Festa dei Precursori 2012, che si tiene nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. dal 5 al 13 maggio 2012 (vedi programma nella locandina soprastante)


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Ringraziamenti:

Ringrazio la mia adorata compagna Caterina Regazzi che mi da ospitalità ed  ha messo a disposizione  lo spazio di Via Sacchette per farne la nuova sede del Circolo.

Ringrazio tutti gli amici sinceri e le associazioni amiche che collaborano alla buona riuscita di questa festa.

Ringrazio il Comune e la Proloco di Treia per aver concesso il patrocinio morale all'evento.

Ringrazio gli artisti e gli uomini di cultura e di spirito, gli agricoltori, gli artigiani che partecipano alle diverse iniziative.

Possano essi tutti cogliere il frutto  raro della Conoscenza!


Caterina Regazzi al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia



mercoledì 21 marzo 2012

Erbe, alberi e magia... con Sonia Baldoni - Appuntamenti marchigiani da non perdere....

Sonia Baldoni


La parola ecologia deriva dal greco oikos che significa casa, ha cioè la stessa radice di economia, e questa filiazione etimologica mi ha sempre affascinato. Infatti attraverso l’ecologia, soprattutto quella profonda, ho appreso a considerare la natura come la mia vera casa cercando inoltre di trarre da essa il mio sostentamento.

Finché un bel dì conobbi Sonia Baldoni di Jesi ed appresi attraverso le passeggiate fatte assieme a lei, o per mezzo di semplici cerimonie, a collegare l’ecologia e l’economia con la magia. Infatti quello che apprezzai maggiormente, dell’esempio  fornito da Sonia, è stata la sua spontanea passione per la riscoperta e per la trasmissione dei misteri naturali, quelli che solo le piante sanno conservare. Le piante indubbiamente sono gli esseri viventi più vicini allo spirito primordiale e sono le depositarie del potere magico della vita.

Ma andiamo per ordine. Il mio primo maestro in erbe fu un pastore conosciuto a Calcata nei primi anni ‘70 del secolo scorso. Si chiamava Irmo, era diventato orbo in seguito ad un incidente di percorso nelle sue continue esplorazioni nei boschi. Irmo era originario di Amelia (in Umbria) e finché gli fu possibile era solito continuare la tradizione della transumanza. Con le sue bestie ogni anno, in primavera inoltrata, se ne partiva lungo la via Amerina sino a raggiungere le colline umbre. Gli ultimi anni, non potendo più percorrere le strade di campagna, si spostava con tutti gli armenti su un camion preso a nolo. Infine, avendo ormai messo su famiglia e non potendo più spostarsi per l’età e gli acciacchi si limitò a pascere le greggi nella valle del Treja.

Quando lo conobbi mi parlava spesso delle piante della valle e mi spiegava di aver appreso a conoscerle osservando le capre e le pecore al pascolo. Dal loro comportamento, dai gusti stagionali, dalla qualità del latte prodotto, etc. aveva imparato quali fossero le loro proprietà.

Ovvio che restai molto intrigato da questi suoi racconti e volli anch’io seguire il suo esempio e comprai qualche pecora e qualche capra per vedere se avessero avuto qualcosa da insegnarmi. Ed in verità molto mi insegnarono… Imparai da loro a riconoscere quasi tutte le erbe commestibili della valle. Tra l’altro scoprii come anche gli ovini ed i caprini fossero dediti allo sballo.. Non so se era l’aria di Calcata, che induceva un po’ tutti ad eccedere con sostanze alteranti, ma scoprii come in primavera anche gli armenti si dilettassero con i germogli freschi di cicuta, una pianta psicotropa famosa sin dall’antichità, persino dedicandosi allo stramonio ed altre pianticelle “psichiche”..

Ricordo addirittura una pecora che era talmente assuefatta allo sballo che addirittura morì di overdose, con gli occhi strabuzzanti e la bava alla bocca. Ma in questo non seguii mai quel cattivo esempio e mi limitai a raccogliere le piante selvatiche buone in cucina, cotte e crude. Non conoscevo nemmeno il loro nome, le chiamavo con nomi di fantasia. In seguito li conobbi attraverso le lezioni ricevute sul campo dal mio secondo maestro, Giuseppe Roveri, che era un erborista diplomato all'Università di  Camerino e socio co-fondatore del Circolo vegetariano VV.TT..

Egli accompagnava spesso me ed altri appassionati in giro per la valle e ci raccontava tante storielle popolari sulle varie piante e sul significato dei loro nomi. Infine, trascorsi diversi anni, verso i primi di questo nuovo millennio, cominciai anch’io ad accompagnare neofiti alla ricerca di erbe e scrissi diversi articoli sulle proprietà e sul significato della forma, del colore, dell’odore di erbe e fiori e frutti.

Infine giunse la mia terza istruttrice, Sonia Baldoni e lei mi insegnò i significati magici delle piante e degli alberi, che sino a quel punto avevo trascurato. Ontano, lauro, agrifoglio, quercia… e le costellazioni collegate e gli spiriti benigni incarnati.

Il mio primo incontro con Sonia avvenne a Calcata, forse sette anni fa, ad una festa di luna piena di luglio. Dopo la consueta passeggiata nella valle del Treja, avevamo predisposto una cerimonia sotto la luna, attorno al fuoco, e lì essa apparve, introdotta dall’amico psicologo Ciro Aurigemma. Dopo aver mangiato le erbe da noi raccolte, e avendo iniziato il giro di condivisione sulle esperienze karmiche con la luna piena, ecco che Sonia propose di fare un’offerta rituale al fuoco.. e diede ad ognuno di noi una manciatella di erbe e fiori da lei precedentemente mescolati affinché li offrissimo alla fiamma girando intorno al falò. E fu così che iniziai a conoscere anche le virtù magiche delle piante.

Fatalità, dopo qualche anno, mi ritrovai a Treia (in provincia di Macerata) in visita alla casa della mia compagna Caterina, era il 2010, e pensai subito di organizzarvi un primo evento, un’altra festa della luna piena ma stavolta di agosto, e chiamai Sonia a partecipare. Dall’anno seguente mi trasferii stabilmente a Treia e lì iniziò una collaborazione più fitta ed intensa fra lei e me.

Organizzammo la prima cerimonia della vigilia di Ognissanti (Samhain) in occasione dell’incontro annuale della Rete Bioregionale del 2010, che si tenne nel podere di Lucilla Pavoni (a San Severino Marche), la cerimonia fu ripetuta anche nel 2011… Nel frattempo c’era stata anche la Festa dei Precursori del maggio 2011, con riti dedicati al mondo femminile ed alla raccolta di rose e bacche di rosa canina, con preparazione di fiori di Bach, che si ripeterà anche quest’anno (2012).

Insomma sembra che con Sonia si siano ormai stabiliti due importanti appuntamenti marchigiani, uno in primavera ed uno in autunno.. I momenti migliori della natura, quelli in cui la natura prorompe in bellezza di fioriture e frutti.


Paolo D’Arpini


Articoli sulla presenza di Sonia Baldoni agli eventi del Circolo Vegetariano VV.TT.: http://www.circolovegetarianocalcata.it/page/2/?s=sonia+baldoni

………….


Di questo  e simili argomenti se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 5 al 13 maggio 2012. Programma: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/01/e-iniziata-nel-1984-ed-ancora-continua.html  

Pellegrinaggio alla Grotta di Santa Sperandia - Treia
Da sinistra:  Sonia, Orietta, Paolo, Caterina, Renata 

giovedì 8 marzo 2012

A favore di un rapporto paritetico e simbiotico con tutte le specie viventi.. La mia esperienza con la scimmia ed il kalaò...


Lieh-tze: “L’aspetto umano non implica intelligenza umana e viceversa l’intelligenza umana non implica che si debba necessariamente avere un corpo umano”.



Sono fermamente contrario alla vivisezione, in quanto avendo convissuto con vari animali nel corso di tutta la mia esistenza, ho scoperto come essi non siano assolutamente diversi dall'uomo. Noi e gli altri animali siamo una grande famigli e condividiamo in toto il patrimonio genetico. Noi umani abbiamo qualche gene in più.. tutto lì. Perciò ho sempre sostenuto  i pari diritti degli esseri viventi. Infatti alcuni ricorderanno la nostra petizione (del circolo vegetariano VV.TT.) in cui si chiedeva che le garanzie riconosciute dallo stato verso i cosiddetti animali d'affezione fossero applicate ad ogni altra specie.

Ciò dovrebbe portare ad una forma di vegetarismo di fatto.... 

Pur che non sono contrario alla parziale convivenza ed alla collaborazione fra noi e gli altri animali, poichè se interrompessimo il nostro rapporto a patirne saremmo tutti noi, umani e non umani.


Per questa ragione negli anni mi sono differenziato dalle posizioni di  animalisti etici e antispecisti che vorrebbero relegare gli altri animali ad un ruolo di  semplici creature autonome ed indipendenti. Se così fosse non sarebbe possibile la loro evoluzione che può avvenire -come succede per l'evoluzione spirituale- attraverso il contatto con anime "nobili ed evolute". L'uomo se smettesse di considerare gli altri animali come semplici oggetti da sfruttare culinariamente o come vittime di crudeli esperimenti potrà mantenere un rapporto di mutua assistenza con essi, un rapporto simbiotico, di  protezione e  collaborazione, che sicuramente gioverebbe a tutte le diverse specie.


Di questo sono sicuro.. avendo io stesso instaurato un tale rapporto con diversi animali "da cortile", e capre, e pecore, ed asini, e maiali, etc.  e  persino scimmie, nostri simili,  che condividono con noi il 99% del patrimonio genetico. Ho viaggiato per diversi mesi con un giovane cercopiteco orfano, talmente avvezzo agli umani da aver perso ogni traccia scimmiesca.. E le scimmie le capisco bene (essendo io stesso una Scimmia).


Pensare che questi cugini primi siano torturati nei laboratori di ricerca estetica, una ricerca inutile e deviata, mi fa piangere il cuore... Ho visto in Africa i cadaveri spellati di alcune scimmie vendute al mercato e lo shok è stato grande, sembravano corpi di bambini...  Per cui affermo senza remore che l'astenersi dall'uccidere gli animali per uso culinario o venale è un passo necessario  per la nostra crescita in intelligenza e che anche in Italia, dopo la legge contro il maltrattamento di cani e gatti, andrebbe considerata la “pietas” verso tutti i nostri consimili, come una necessità etico-filosofica. Senza cancellare però l'interscambio proficuo  fra tutte le specie.




Ed ora  vi racconto la mia prima esperienza di rapporto "scimmiesco",   eravamo all'inzio del 1973




La scimmia ed il Kalaò


Dopo un mese ad Abidjan mi sembra di aver conosciuto tutto della città, perlomeno nell’ambito dei rapporti e dei luoghi che mi erano consentiti. Chiacchierate attorno alla piscina dell’hotel più “in” (quello dove andavano i turisti americani) per stare a contatto con i ricchi, puntate nelle taverne plus africaine (in compagnia di prostitute e gente di malaffare), nottate passate in terrazze della città vecchia fra i tamburi che ripetono senza sosta il loro richiamo verso l’istinto, qualche festa o cena nella villa di qualche annoiato patron francaise e soprattutto permanenze pomeridiane al famoso Kalaò, il bar riferimento dei viaggiatori e della scenografia, una specie di Harris Bar in Costa d’Avorio.


Ero ospite di una signora francese che aveva sposato un alto funzionario africano e poi si era separata e viveva un po’ allo sbando ed un po’ nel finto decoro in una casa normale di Cocodì, il quartiere elegante di Abidjan. Con me c’era anche una piccola banda di giovani avventurosi e di belle speranze, giunti anch’essi ognuno per proprio conto alle porte dell’Africa Nera. Uno svizzero, due francesi ed un altro italiano, oltre ad un meticcio che era anche l’amante della donna. Ripagavamo l’ospitalità con qualche poulet e qualche bottiglia di birra.


A quel punto tutte le avventure che si potevano vivere ad Abidjan mi sembravano già vissute, le brochettes avec piment erano state tutte assaggiate, i ristoranti visitati, le ragazze frequentate, non mancava nulla e sentivo veramente di averne abbastanza della solita solfa e delle solite cose di un’apparentemente eterna “vacanza”. Sentivo la necessità di qualcosa di vero. Decisi un bel giorno di andarmene in brousse, di andare in qualche villaggio sulla costa, star da solo per scoprire nuovi agganci nuovi rapporti nuove situazioni. Salutai gli amici del Kalaò e partii, non ricordo come, forse su un pullman,  forse facendo autostop. Giunsi in un posto che era abbastanza lontano dalla città, dove non c’erano bouvettes né turisti, solo l’oceano e qualche rada villa.


Gironzolavo attorno cercando un posto per piazzarmi e trascorrere il tempo in isolamento e riflessione. Percorrevo a piedi una strada che costeggiava l’oceano, sentivo il rumore forte dei flutti e delle onde, attorno a me alberi maestosi che mi riparavano dai cocenti raggi del sole.

Ad un certo punto vidi in distanza una specie di tukul disabitato che stava a poca distanza dal mare, proseguii in quella direzione e scorsi, nascosta dalla vegetazione, una grande villa colonica di cui forse il tukul era una dependance, mi avvicinai all’ingresso per capire che aria tirasse in quei paraggi... e proprio allora mi avvidi di una grossa scimmia che mi guardava. Era uno scimpanzé molto grande, alto all’incirca come me, muscoloso e sveglio.



Mi sentivo un po’ a disagio ma osservando meglio scoprii che lo scimpanzé era legato ad una catena e capii che era stato messo lì di guardia per spaventare i passanti. Mi avvicinai ma restai a due passi dalla bestia, non aveva un’aria minacciosa, anzi mi ispirava molta pena. Pensate un animale così nobile ed intelligente costretto alla catena, davanti alla vastità della foresta e dell’oceano, solo per accontentare le esigenze di qualche riccone egoista. Rimasi per un bel po’ a fissare la scimmia ed anche lei mi guardava, sembrava che leggesse il mio sguardo.


Sentii l’impulso di avvicinarmi ancora e restai in silenzio davanti a lei con rispetto e compassione, non osavo avvicinarmi di più, la paura della sua bestialità me lo impediva, allungai una mano come per salutarla ed in quel preciso istante la scimmia repentinamente si allungò al massimo della lunghezza consentita della catena e mi abbracciò.


Si, mi prese fra le sue braccia muscolose e pelose e mi strinse al suo petto con forza. Pensai di svenire, immobilizzato in quell’abbraccio, ma non urlai, non tentai di scappare, ero esterrefatto, fermo, non volevo offenderla o creare una situazione reattiva in lei. Un momento indimenticabile in braccio a King Kong….. Ad un certo punto, non so dopo quanto, la scimmia aprì le braccia e mi lasciò andare, indietreggiai di un passo, non fuggii, e continuai a guardarla per capire cosa mi avesse voluto dire. Mi accorsi allora che era una femmina.


Ormai era scesa la sera mi allontanai e mi sdraiai nella capanna, con il vento ed il mare che ululavano divertiti della mia angoscia, rimasi in un trepido ascolto. Ero così sconvolto, così stranito, che la notte non riuscii a chiudere occhio, quel tukul mi sembrava l’ingresso dell’ade, una voce inconscia mi diceva che dovevo lasciarmi andare alle forze oscure della natura, mi masturbai senza alcun piacere come se dovessi semplicemente compiere un dovere od un rito.


L’indomani mattina presto ritornai sui miei passi, la scimmia non c’era più. Abbandonai ogni progetto di solitudine e riflessione e feci ritorno al Kalaò ed alla vita di Abidjan.


Ma non durò ancora a lungo….


Paolo D’Arpini

giovedì 9 febbraio 2012

No allo sgozzamento di armenti senza stordimento - Petizione ENPA e lettera del Circolo Vegetariano VV.TT. al Governo

Foto di Gustavo Piccinini


Ognuno sa che nel sangue di un animale ucciso si depositano immediatamente alcune tossine, sia quelle legate al terrore della morte che quelle legate al processo di decomposizione che si avvia pressoché immediatamente dal momento dell’uccisione.

La carne degli animali appena macellati contiene adrenalina e altri neurotrasmettitori legati alla paura, altre sostanze tossiche, come la cadaverina, si formano conseguentemente e in condizioni di conservazione sfavorevole. Per questa ragione gli animali predatori preferiscono cibarsi immediatamente dell’animale ucciso soprattutto ingerendo gli organi interni e lasciano la carcassa con il sangue rappreso al consumo degli spazzini (canidi, avvoltoi, etc.). Per poter assimilare le sostanze del cadavere, comunque, anche questi spazzini debbono attendere la frollatura del cadavere. Infatti chi vive in campagna sa benissimo che le volpi uccidono gli animali da cortile ma non li consumano immediatamente, li sotterrano per mangiarseli a frollatura ultima dopo diversi giorni dalla morte (cioè quando il cadavere é stato abbastanza “purificato” dall’azione dei germi e vermi della putrefazione). L’uomo che é di natura un frugivoro, come tutte le scimmie antropomorfe, (molto simile ai canidi, agli orsi ed ai suini) ha anch’egli problemi di assimilazione della carne.

Anticamente i cosiddetti cacciatori vagavano nelle savane alla ricerca di animali uccisi dai grandi predatori (leoni, tigri, etc.) ed osservando il volo degli uccelli individuavano il cadavere dell’erbivoro, nell’eventualità scacciavano le jene che vi pasteggiavano e “rubavano” la carcassa bella e frollata e quindi commestibile (magari abbrustolita al fuoco).

Il processo di “maturazione” é assolutamente necessario per nutrirsi delle carni tant’é che anche oggi nei macelli l’animale ucciso viene lasciato nella cella frigorifera per almeno una decina di giorni prima di passarlo al consumo umano. La carne degli animali macellati (o comunque uccisi) viene fatta frollare prima del consumo in quanto subito è dura, a causa del rigor mortis, che consiste in una serie di reazioni biochimiche che avvengono nel muscolo in assenza di ossigeno, che dopo poco dalla morte viene a mancare; la frollatura inoltre porta ad altre reazioni biochimiche con spezzettamento delle proteine, cosa che rende la carne più digeribile. (Nota 1)

Ma torniamo al sangue… Nei luoghi dove la temperatura é troppo calda, e nell’animale ucciso il processo di decomposizione e di rilascio di cadaverina nel sangue é veloce, é decisamente consigliabile che l’animale venga preventivamente dissanguato, da qui l’usanza musulmana ed ebrea di sgozzare l’armento lasciando colare il sangue (l’antico tempio di Gerusalemme era in verità un enorme macello).

Alcuni lettori che vivono al sud, in campagna, ricorderanno che le massaie quando tagliavano la gola a qualche animaletto da cortile lo appendevano poi a testa in giù per lasciar colare tutto il sangue. Queste usanze avevano una ragione salutistica legata soprattutto al luogo in cui si vive ed al tempo in cui tali dettami igienici furono individuati. La stessa cosa dicasi, ad esempio, per la proibizione, rivolta a musulmani ed ebrei, di cibarsi di suini, che mangiano pure la merda e per loro natura sono portatori di malattie varie…

Pertanto le proibizioni e le ingiunzioni sui sistemi idonei di uccidere l’animale e cibarsene sono diventati una norma "religiosa", che come sappiamo nell’antichità era l’unico modo per far sì che venissero rispettate regole igieniche (magari per paura dell’inferno o della punizione divina). Oggi queste norme in massima parte son divenute obsolete ma in qualsiasi luogo o latitudine restano in vigore a causa di bigottismo….

Inoltre, in spregio ad ogni logica etica, va notato che tali “leggi religiose” sono anche “pelose” (cioé tese a giustificare l’uccisione di animali, nel modo meno pericoloso possibile per l’uomo, senza minimamente tener conto dell’animale stesso). Notiamo che oggi in un mondo globalizzato la reperibilità di cibo vegetale é estremamente facilitata per cui la necessità di nutrirsi di animali (come avveniva due o tremila anni fa per gli abitanti di zone aride o ghiacciate) é praticamente nulla. L’agricoltura moderna, anche senza ricorrere agli ogm o ai pesticidi, può sfamare i miliardi abitanti del pianeta, se la produzione alimentare non venisse utilizzata massimamente per nutrire le bestie da macello (cosa antiecologica ed antietica), con forte ricaduta di inquinamento e aumento dell’effetto serra (consumo eccessivo di acqua, deiezioni animali, consumo dei suoli, desertificazione, etc.).

Ma le religioni, che sono ascientifiche ed illogiche per loro natura, hanno perso ogni buona qualità tenendo in piedi nei libretti “sacri” regole incongrue e controverse alla luce della coscienza e di una morale più elevata: “Il carnivorismo reprime non solo il sentimento di compassione verso la sofferenza dell’animale, ma induce alla durezza del cuore e all’insensibilità l’essere umano verso i suoi stessi simili; inoltre impedisce all’individuo lo sviluppo del senso critico e la capacità di guardare agli effetti prodotti dalle sue stesse azioni.. 

Leggiamo ora i dettami “religiosi” imposti al buon musulmano: “La mattina della festa del sacrificio, Dhul-Hijja,  il musulmano fa il Ghusl (che è sunna) e mette i suoi nuovi vestiti quindi parte per compiere una preghiera di due Rak’at (che è una sunna sostenuta) alla moschea dietro l’Imam (chiamata: preghiera dell’Aid), ascolta la predica dell’Imam, quindi dopo che l’Imam sacrifica (sgozza, immola) la bestia (montone, capra o altro), il musulmano sgozza la sua bestia (dopo aver pronunciato il nome di Dio): L’immolazione deve avere luogo dunque dopo la preghiera della festa. Secondo un hadith, il profeta – pace e benedizioni su lui – ha detto: “Quello che immola prima della preghiera della festa, non avrà fatto che abbattere un animale per essere consumato, ma quello che immoli dopo questa preghiera avrà offerto un sacrificio rituale. Occorre farlo dopo che l’Imam ha sgozzato la sua bestia. Occorre pronunciare il nome di dio (Bismillah, Allahu Akbar) prima di sgozzare la bestia. Per i malikiti fra le condizioni di validità del sacrificio è che deve essere fatto in giorno e per niente la notte; ed è il musulmano che deve sgozzare esclusivamente (se il musulmano fa sgozzare il suo sacrificio da un cristiano ad esempio, il suo sacrificio non è valido per l’Aid benché sia mangiabile). Al-Fiqh `ala al-madhahib al-arbaa tome pagine 647 et 648.

Per una par condicio dovrei anche menzionare le normative ebraiche per l’uccisione degli animali (kosher) prevista con un solo taglio alla gola eseguito con un coltello affilatissimo e con dissanguamento lento… ma lasciamo da parte per “pietas” umana la descrizione di queste metodologie della morte…. (che tra l’altro non possono essere messe in discussione come dichiarato dai rabbini: “La macellazione ebraica – e qui deve esserci chiarezza e onestà da parte nostra – viene eseguita così e non può né potrà essere eseguita diversamente.. –
www.romacer.org/aefiles/La%20macellazione%20ebraica.doc -”

Per evitare che con la scusa della “religione” o del “commercio” le altre specie animali siano deprivate totalmente dei loro diritti esistenziali riporto qui di seguito le richieste fatte, da varie associazioni vegetariane, ivi compreso il Circolo Vegetariano VV.TT., al Governo, in merito al rapporto Uomo/animali:

- rendere attuabile la Dichiarazione Universale per i Diritti degli Animali proclamata dall’Unesco nel 1978 e riconoscere gli animali quali soggetti di diritto;

- salvaguardare il benessere degli animali mediante l’applicazione delle normative inerenti la detenzione, il trasporto e lo stordimento prima della macellazione;

- vietare la macellazione rituale o modificare il decreto legislativo n.333/98 che consente alle comunità islamiche ed ebraiche di uccidere gli animali senza stordimento;

- sia riconosciuto agli equidi lo status di animali d’affezione;

- favorire la ricerca di metodi alternativi alla vivisezione, con modifiche alla normativa n. 116/92, abolendo la deroga per la sperimentazione senza anestesia; vietare l’utilizzo degli animali nella didattica e la possibilità di sperimentare su cani, gatti, cavalli e primati non umani;

- vietare l’utilizzo di animali per uso bellico, sportivo e per i test di tossicità dei prodotti cosmetici e loro componenti;

- applicazione della legge n. 157/92 inerente le normative comunitarie in materia di caccia;

- vietare la pratica dell’uccellagione e del bracconaggio, l’uso di richiami vivi ed estendere la protezione della legge 157/92 a tutti gli uccelli migratori. Quindi ridurre il periodo di attività venatoria. Vietare la caccia nei terreni privati, nei parchi e nelle aree protette e sia esclusa la caccia dai finanziamenti del Coni;

- sia modificato l’art. 727 del codice penale in materia di abbandono di animali, eliminando dall’art. 1 del testo il termine “gravi” nella frase “ condizioni produttive di gravi sofferenze per l’animale”.
 
- impegnarsi affinché l’art. 3 della legge 189/04 venga applicata anche alle manifestazioni storiche e culturali;

- modifiche alle leggi speciali su circhi, zoo, palii, rodei e manifestazioni con uso di animali, quindi vietare l’utilizzo di animali nelle fiere, nelle feste popolari e religiose. – vietare inoltre l’importazione e la detenzione di animali esotici;

- osservanza della legge contro l’uso di pelli e pellicce di animali d’affezione;

- rispetto della quota di pesca, secondo le normative europee per impedire il saccheggio dei mari, la pesca indiscriminata e a strascico;

- normative inerenti la protezione dei consumatori da frodi alimentari e cibi contaminati da inquinanti chimici, medicinali di sintesi e metalli pesanti;

- garantire l’alternativa del pasto vegetariano nelle mense sociali, negli ospedali ed in tutti i ristori pubblici;

- sia abolita ogni propaganda pubblicitaria, diretta o indiretta, verbale o attraverso immagini, che possa favorire il consumo di ogni tipo di prodotto carneo, compreso il pesce;

- sia data, nei programmi televisivi, agli esponenti della cultura vegetariana, la possibilità di esporre le proprie argomentazioni in materia di prevenzione e cura delle malattie dovute a cattiva alimentazione;
 
- sia sostenuta da parte dei mezzi televisivi, specialmente RAI e Mediaset, la politica della prevenzione delle malattie attraverso programmi di educazione alimentare che pongano in evidenza i benefici dell’alimentazione vegetariana.



Passo e chiudo, Paolo D’Arpini

Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.



….

Nota 1

Subito dopo la macellazione la carne ha caratteristiche di scarsa commestibilità che migliorano con la frollatura a causa del rigor mortis e dello stato strutturale delle proteine muscolari. La frollatura si svolge mediante mantenimento dei quarti a 0-4 °C e ad un’umidità relativa del 75% per un periodo di 10-14 giorni dopo la macellazione. La frollatura è una proteolisi attuata da enzimi di origine microbica e tissulare e permette alla carne di acquisire un maggior grado di tenerezza e succosità, una perdita di colore. Lo sviluppo moderato di sostanze aromatiche (chetoni, aldeidi, ammoniaca, ammine, idrogeno solforato, ecc.) conferiscono alla carne una maggiore serbevolezza. Un’elevata carica microbica iniziale, un prolungamento della frollatura e un’alterazione delle condizioni ambientali rendono tali processi di tipo degenerativo e causano il deperimento della carne per putrefazione.

La proteolisi e la putrefazione sono due processi fra loro strettamente correlati in quanto il primo è il preludio al secondo e, in parte, si sovrappongono con intensità via via crescente della putrefazione. La proteolisi consiste nella rottura della struttura primaria delle proteine e, quindi, nello sviluppo di catene polipeptidiche più piccole e di amminoacidi liberi. In generale la proteolisi porta ad un aumento della digeribilità delle proteine (che non possono essere assorbite dall’organismo come tali, ma solo se “spezzettate” nei loro elementi costituenti, gli aminoacidi – anche quelle vegetali- n.d.r.) ma, anche, ad una potenziale riduzione del loro valore nutritivo. La putrefazione propriamente detta consiste invece nella distruzione degli amminoacidi, con conseguente sviluppo di composti fortemente aromatici derivati dal metabolismo dell’azoto (ammoniaca, ammine, cadaverina, putrescina, ecc.) e dello zolfo (idrogeno solforato, mercaptani). I primi sono responsabili di odori pungenti e sgradevoli che ricordano, ad esempio, il pesce marcio, i secondi degli odori sgradevoli che ricordano le uova marce. (Wikipedia)
.................

P.S. In attesa che il Governo si muova  potete firmare  la petizione online dell'Enpa - Da me sottoscritta: 

Al Ministro della Salute - Al Comitato Nazionale di Bioetica. I sottoscritti cittadini CHIEDONO: l’abolizione della deroga concessa in Italia con il decreto legislativo 333/98 con la quale si concede di effettuare la macellazione rituale ebrea e musulmana che provoca terrore e sofferenze indicibili agli animali. La macellazione rituale prevede che l’animale debba essere ancora cosciente quando con una lama affilata vengono recisi esofago, trachea e vasi sanguigni fino al totale dissanguamento, con una morte lenta ed atroce. Firma on line:
http://www.enpa.it/it/"

venerdì 13 gennaio 2012

Incontro Collettivo Ecologista 2012... ed il piano strategico bioregionale, per la bonifica dell’ambiente e per il recupero della biodiversità..

Benito Castorina in una nicchia ad Aprilia 
 
 
 
Care, cari,
ecco qui un bell’intervento di Benito Castorina, socio del Circolo vegetariano VV.TT e responsabile per l’agricoltura naturale della Rete Bioregionale Italiana. Egli ci ospiterà, nel suo podere del vetiver di Aprilia, all’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012.

Questo sarà un appuntamento estremamente importante per riportare in luce quegli aspetti dell’ecologia profonda, del bioregionalismo del riabitare la terra in modo gentile e solidale, che in questo momento storico sono di assoluta necessità per riportare ordine nella civiltà umana, in condizione di degrado profondo…
Ma intanto leggete il piano strategico elaborato da Benito (P.D’A):


Caro Paolo D’Arpini, sul Giornaletto di Saul mi fa piacere di trovare persone meravigliose che infondono serenità e simpatia, ma incontro anche coloro che non si rendono conto che tirando il fango sugli altri perlomeno si infangano la mano, altri che amano farsi del male come chi si lamenta dei cattivi italiani che nel 2008 hanno boicottato il “20 20 20”, cosa che non è.

Così non sentendomi un cattivo italiano ed essendo uno che apprezza persone come te che da perfetto cronista riporti quanto giunge sul tuo desk citando le fonti, consiglio al simpatico anonimo di eco-news di fare altrettanto per evitare che quanto scrive sia inteso come una sua idea, qualcosa di cui si fa responsabile, che in assenza di riferimenti si basa sul nulla.

Tanto scrivo non per spirito polemico ma per l’amore ed il rispetto che ho per il mio Paese, che già martoriato da situazioni esterne ed interne non abbisogna di critiche che non merita, in quanto in quell’anno (2008), se ricordo bene, il nostro Governo nella persona del Ministro Frattini e forse anche di Scajola, chiedeva di alleggerire quelle richieste per quelle strutture che avrebbero comportato la chiusura di settori industriali strategici o il licenziamento di lavoratori in assenza di una graduale applicazione degli accordi programmati.

Io sono abituato quando non sono d’accordo con una Legge a rispettarla, ma allo stesso tempo mi attivo per modificarla e ce la metto tutta!.

Ringrazio comunque l’anonimo (forse solo per me) perché mi ha spinto a fare due salti sulla rete, così comincio col leggere il file greehouse-gas[1].pdf , che ti allego, caro Paolo, dal titolo: Greenhouse gas reductions in Germany and the UK – Coincidence or policy induced?
Poi mi collego tramite il link: http://unfccc.int/meetings/bangkok_mar_2008/meeting/6318.php che come altri della serie, consente di portarsi sul sito delle Nazioni Unite, poi con le frecce avanti e indietro di accedere ai reports di tutte le conferenze sui cambiamenti climatici tenute negli anni.
Scorro in su e in giù, ripasso anno dopo anno le principali notizie e decisioni, poi torno a leggere il file greehouse-gas[1].pdf dal titolo: Greenhouse gas reductions in Germany and the UK – Coincidence or policy induced?


A questo punto vado sul sito WWW.Pv-magazine.com e trovo un’articolo del 9 agosto 2011, di John Stevens, Presidente della Luvata Appleton LLC, (http://www.pv-magazine.com/opinion-analysis/blogdetails/beitrag/why-wont-the-us-live-up-to-its-pv-potential_100003843/), il quale scrive, che l’industria del fotovoltaico negli anni 90 era dominata dai giapponesi e che poi si era spostata in Europa, in particolare in Germania, ed ammira quanto abbiano saputo giocare bene i mercati in Europa col discorso degli incentivi e il fotovoltaico sui tetti e gli piacerebbe se gli americani che poi sono quelli che hanno ceduto i brevetti sfornati dal MIT alle grosse industrie americale quali la First Solar, Inc. (FSLR), la Opel Solar, Inc. (Opel), ecc.e in Europa inizialmente ai tedeschi, seguissero la stessa strada….

A questo punto mi sovviene che il Governo Tedesco con l’emanazione della legge sulla energia rinnovabile, [( Erneuerbare-Energien-Gesets, (EEG)], entrata in vigore nel 2000 determinò per i tedeschi un risveglio delle forze, la scintilla iniziale di quel colossale sviluppo dell’industria per l’energia rinnovabile, che portò in seguito gli italiani a diventare i venditori dei prodotti tedeschi, sull’eco monotona di queste parole… mi addormento.

Mi addormento e sogno di essere a colloquio con Stevens il quale è convinto e nutre la speranza che gli americani capiscano che adottando sistemi come gli incentivi a favore di chi installa i pannelli fotovoltaici sui tetti e/o altri mezzi di persuasione, potrebbe verificarsi un’esplosione dell’industria del fotovoltaico e un recupero di immagine degli USA, colpevole di alimentare col carbone il 50% delle centrali elettriche, si potrebbe replicare il lancio incredibile verificatosi in Germania.
A questo punto gli dico che non capisco e lui si mette a ridere e si meraviglia perché non ho ancora capito che gli inglesi d’accordo con gli americani ed i tedeschi avevano fatto un piano strategico per risollevare le loro economie in crisi. Il piano consiste nello sfruttare il “perbenismo” di paesi come il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna e la smania di protagonismo dell’Italia, come strumenti di persuasione per condurre una campagna di risanamento ambientale che partendo dall’Europa grazie all’effetto domino contamini tutto il mondo per la realizzazione degli obiettivi del protocollo di Kyoto: nasce così il piano industriale che poi diventerà l’obiettivo europeo espresso con la terna numerica 20 20 20.

La fretta e la globalizzazione sono i catalizzatori dell’operazione, l’una perché, guarda caso sul mercato ci sono pronti i pannelli solari, che non richiedono fatica e producono vantaggi economici a chi li commercia ma molto di più a chi li produce (la potente industria fotovoltaica tedesca formata da giganti come Ferrostaal, Stadtwerke Trier (SWT), Jung & Willenbacher (JUWI) , Siemens, ecc. l’altra spinge le piccole e medie imprese dei Paesi, che poi verranno unificati sotto l’acronimo PIGS, ad internazionalizzarsi e quindi indebitarsi e per poi fallire per aver seguito gli indirizzi dell’UE e dare così spazio alle multinazionali, alle multiproprietà, alle multi…portando danari ai mercati inglesi, americani e tedeschi alla corte dei quali si accodano da perfetti cortigiani i francesi per raccattare qualche briciola e fanno il gioco della Germania ridendo insieme e chiamando porci (pigs) i paesi di cui compreranno con pochi spiccioli siti archeologici, opere d’arte, ecc. tranne la democrazia perché gli è stata tolta da tempo.

A questo punto mi sveglio e sono felice di trovarmi in mezzo al mio vetiver e dal momento che non sono complottista mi faccio una risata per coprire la brutta sensazione provata. Appunto provata.

Non si può parlare di pace sin quando non ci saranno pari opportunità per i Popoli e non si potrà parlare di democrazia sin quando non ci saranno pari opportunità per le persone.

Più o meno in buona fede si manifesta per la pace e per la democrazia e ci si lava la coscienza mandando qualche spicciolo ai bimbi che muoiono di fame… uno … due… tre… le ONG, con la loro missione di raccolta di fondi, nel migliore dei casi, fanno la stessa funzione del prete che confessa e toglie i peccati.

Occorre un piano strategico a lungo termine, una presa di coscienza dello stato del pianeta e sulle condizioni dei suoi abitanti, comunque a tempo da determinare come si è fatto per la bonifica dell’ambiente e per il recupero della biodiversità, per superare l’attuale ipocrisia, per superare tutte le disuguaglianze, per inserire nel piano ogni essere ed ogni organismo vivente, nessuno escluso, trovando nell’unità, l’uscita, il successo.

Vogliamoci bene, un abbraccio, Benito Castorina

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Di questo argomento se ne parlerà durante l’Incontro Collettivo Ecologista, previsto ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012 - Info: circolo.vegetariano@libero.it

domenica 18 dicembre 2011

31 dicembre 2011: Notte senza Tempo al fiume Panaro.. senza botti e senza confusione….

Fiume Panaro, di giorno

Anche quest’anno un gruppetto di alternativi “ecologisti profondi”, del Circolo vegetariano VV.TT.,  festeggerà il capodanno con una passeggiata notturna per andare incontro all’uomo.. quello vero, quello naturale  che nasce e  viene nutrito dalla terra.
                                      
Viviamo in un mondo artificiale, fuggiamo dal caldo in estate e dal freddo in inverno. Perlopiù viviamo in ambienti chiusi "condizionati" e difficilmente mettiamo il naso fuori se appena c'è un po' di pioggia. Per rompere questa consuetudine e godere del "carpe diem" il Circolo propone come tradizione la  passeggiata notturna di fine anno. La camminata sarà un "ritorno a casa" per noi volenterosi figli di questa Terra ed avverrà in qualsiasi condizione atmosferica e senza copertura assicurativa. Infine sosteremo davanti ad un fuoco acceso, davanti alle acque vorticose del Panaro, compiendo un rito antico che ci restituisce alla natura ed alla vita…

Questo il senso della passeggiata notturna,  la più vicina alla condizione "del perdersi per ritrovarsi" ovvero riuscire per qualche tempo a restare immobili solo nel presente, assorti nell'evento vissuto.

ANDIAMO INCONTRO ALL’UOMO

La vita è un eterno inizio.  La continua trasformazione che subiscono gli elementi non può essere mai considerata finale e quindi la vita è senza inizio e senza fine. La “notte senza tempo” è solo un’immagine speculare priva di  durata. In questa celebrazione della vita, che ogni anno  si ripete, poniamo una sfida a noi stessi..

Come avvenuto lo scorso anno  manifesteremo la voglia di coniugarci alla natura percorrendo nottetempo il sentiero natura che inizia da Via Gibellini a Spilamberto (Mo).   Il tema di meditazione  della camminata è in apparenza sempre diverso, in realtà è sempre lo stesso: il ritorno alla nostra vera casa.

La passeggiata verrà preceduta da un incontro conviviale in casa di Caterina (nei pressi del sentiero natura) in cui i partecipanti sono invitati a contribuire con cibi e bevende vegetariani, appuntamento alle h. 20.00.

Terminato il rito deambulatorio al fiume si torna nella taverna di Caterina per cantare assieme mantra ed invocazioni al Sole Invitto ed alla Luce, che con il solstizio invernale ricomincia a crescere.

La manifestazione è gratuita, prenotazione obbligatoria al 333.6023090, oppure scrivendo: circolo.vegetariano@libero.it

Paolo D’Arpini
Presidente del Circolo VV.TT.


Altra immagine del fiume Panaro di Giorno

sabato 17 dicembre 2011

Resoconto dei tre giorni a Treia di Vita senza Tempo… al Circolo Vegetariano VV.TT.

Luna piena del 10 dicembre 2011 a Treia


Treia - 8, 9, 10 dicembre 2011 - Vita senza Tempo, con la luna piena...

Stamattina la frase del Calendario dell'Avvento di Sabine recita così: “La vita non è che la continua meraviglia di esistere...” (Rabindranath Tagore)

E così incominciamo la nuova giornata, con la mente e il cuore al momento presente, ma anche all'immediato futuro (l'incontro di stasera a Sassuolo) e al recente passato: la serie di incontri della scorso  fine settimana, a Treia, sotto il titolo: Vita senza tempo, dal titolo del libro che io e Paolo abbiamo scritto assieme e che abbiamo
presentato.

Sono stati tre giorni intensi, ognuno caratterizzato da un'atmosfera di affetto e amicizia fra persone che a volte non si conoscevano nemmeno, ma che sono state riunite sotto lo stesso tetto (di muratura o di cielo, stelle e luna) da un comune sentire.
Intanto io e Paolo abbiamo avuto una piacevolissima compagnia in Paola, che ha vissuto con noi le tre intere giornate, affrontando con la sua auto e le sue belle fotografie, il lungo viaggio da Carpi. Una donna speciale, con cui speriamo di continuare a condividere le nostre vite in altre occasioni.

Nella tarda mattinata dell'8 abbiamo allestito la mostra: foto naturalistiche di vari autori: Paola Torricelli, appunto, Nazareno Crispiani, Daniela Spurio e quadri di Nazzareno Vicarelli, Fulgor C. Silvi,  Sabrina Franchini,  Domenico Fratini ed un’opera grafica di Teri Volini.

L'ambiente, così sistemato, era pieno di colori, il colpo d'occhio molto piacevole. C'era anche un tavolo pieno di oggetti e foto, messi lì per un piccolo mercatino dello scambio.

Verso l'ora di pranzo sono arrivate diverse persone con abbondanti cibarie, tutto vegetariano, e così, approfittando di un magnifico sole, ci siamo sistemati per il pranzo all'aperto, fuori dal circolo. Intanto era arrivata pure Gigliola Rosciani, con le sue ceramiche-erbario, bellissime e delicate, che ha cominciato a racchiudere dentro ad alcune cornici pezzi di muro dell'orto e a manipolare l'argilla per creare facce da inserirvi in mezzo, un lavoro unico nel suo genere.

Al pomeriggio ci siamo riuniti dentro al circolo per confrontarci sul nostro sentimento nei confronti della vita, della natura, del nostro rapporto con essa, in termini più o meno consapevoli della responsabilità che abbiamo nella sua salvaguardia e recupero, e del nostro essere uomini o donne. Eravamo tutti lì presenti, con tutti i nostri sensi all'erta, con la mente e il cuore in mano, che venivano offerti, senza timore agli altri.

Io dicevo infatti, a questo proposito, che in questi incontri la cosa che mi colpisce di più, é il senso di presenza che si riesce a percepire in se stessi e negli altri.

Alcuni hanno scritto anche un loro pensiero e li trascrivo qui:
“Ogni attività umana, se realizzata con passione e dedizione, nel rispetto di ogni cosa, si trasforma in opera d'arte: queste opere rappresentano il contatto diretto con il divino, quindi ogni attività é la manifestazione del divino supremo (firma illeggibile)”

“Credo che non rispettare la propria natura porta a vivere in modo disagevole. Natura di femmina, natura di maschio, donna é profondità, accoglienza (dentro), l'organo femminile é così. Maschio é (fuori) forza, coraggio "verso l'esterno". Insieme generiamo in molti sensi la VITA” (Paola Torricelli)

Tra gli altri interventi mi piace ricordare quello di Giorgio, il marito di Lucilla, che ha detto, tra la commozione, che ringrazia il Cielo per averlo fatto nascere maschio in modo da poter incontrare quella splendida donna che é sua moglie.

Il secondo giorno, sotto la luna piena, Elisabetta Aquilanti e il suo compagno Silvano ci hanno accompagnato in una bella passeggiata alla ricerca di erbe spontanee e la fortuna, nonostante la stagione non fosse quella più favorevole, ci é venuta incontro facendoci trovare abbondanti quantità di "cime di rapa" alias senape o ramoraccio, non so che, con cui abbiamo riempito due sporte che ci siamo spartite e noi, la nostra parte l'abbiamo consumata il giorno successivo, il sabato con Paola e la rimanente ce la siamo portata anche a Spilamberto. Abbiamo anche trovato l'attaccavesti, il cent'occhi, le pratoline, ciclamini, malva, menta ed altre.

Elisabetta ce ne  raccontava intanto, le varie proprietà ed usi, sotto la luna quasi piena. A casa ci siamo fatti una bella e buona tisana con le erbe raccolte, accompagnata da due squisite ciambelle preparate dalle brave Elisabetta e Paola. Abbiamo anche allestito un mandala con fiori e bacche dei 7 colori come i 7 chakra davanti al camino.... e lo troveremo ancora lì al nostro ritorno da Spilamberto.

Il terzo e ultimo giorno, il 10 dicembre, ci siamo ritrovati al circolo fra pochi intimi per presentare il nostro libro, in un'atmosfera talmente familiare che più che leggere pagine e pagine come facciamo di solito, io e Paolo abbiamo cominciato a raccontare la nascita del nostro amore e di questo libro, con l'intercalare dei commenti dei presenti: la fedele Lucilla, la stoica Paola, che ha aspettato fino all'ultimo per esserci (doveva ripartire per tornare a Carpi in serata), e Umberto, un simpatico marchigiano, che speriamo di ri-incontrare alla prossima occasione e Nazzareno Vicarelli, con cui abbiamo progettato ulteriori iniziative per la Festa dei Precursori di maggio, sempre a Treia.

Ecco, anche queste tre giornate sono passate, é stato bello incontrare persone nuove e "vecchie". Alla prossima!

Caterina Regazzi


Babbo Natale a Treia


Entrambe le foto sono di Paola Torricelli