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sabato 4 agosto 2012

Reincarnazione e memoria di vite passate-- Alcuni casi che confermerebbero la metempsicosi

Chi è chi..? - Collage di Vincenzo Toccaceli


Dal qualche decennio si sente parlare sempre più spesso di reincarnazione e, soprattutto, di ipnosi regressiva, cioè di un tipo particolare di psicoterapia che ci permetterebbe di andare a “vedere” le nostre vite passate.

Nonostante ci siano numerosi libri che raccolgono i casi di pazienti che ricordano le vite passate, non esiste tuttavia un metodo scientifico per poter valutare l’attendibilità dei loro racconti.  

Ma è forse ancora più difficile trovare una spiegazione quando sono bambini di pochi anni a ricordare spontaneamente la loro vita precedente.
 
La storia di Cameron Macaulay
Nel 2007 suscitò  scalpore l’incredibile storia di Cameron, il bambino scozzese che a pochi anni ricordava sorprendenti dettagli di una vita precedente.
Cameron Macaulay vive con la madre Norma, separata, e un fratello maggiore a Clydebank, una città industriale vicino a Glasgow, in Scozia. A tre anni ha cominciato ad avere un comportamento strano: parlava sempre di persone che non aveva mai conosciuto e descriveva nei dettagli luoghi nei quali non era mai stato. A volte si spingeva oltre: diceva di essere cresciuto a Barra, un’isola sperduta a nord della Cornovaglia, a 300 chilometri dalla sua città, dove, naturalmente, non era mai stato prima. Ma soprattutto  nominava di continuo la sua «vecchia» famiglia, la «mamma e i fratelli di prima» e il vecchio padre di nome Shane Robertson, morto, secondo lui, in un incidente d’auto. Riusciva a descrivere la sua vecchia casa nei dettagli dicendo che era grande, bianca e affacciata su una baia di Barra, dalla quale diceva di sentire il rumore degli aerei che atterravano sulla spiaggia.
Spesso il bimbo si lamentava della sua casa di «adesso», dotata di un solo bagno mentre quella «di allora» ne aveva tre. Anche la sua famiglia attuale non gli andava tanto bene, perché viaggiava troppo poco rispetto a quella «di prima».  Per tre anni la mamma di Cameron e le maestre hanno ritenuto che i suoi racconti fossero frutto di fantasia.  Ma quando Cameron ha compiuto sei anni la situazione è precipitata: piangeva tutti i giorni perché voleva tornare dalla famiglia e dagli amici «di prima». Per risolvere la questione una volta per tutte, Norma pensò di  accompagnare suo figlio a Barra, certa che il bambino, una volta giunto sull’isola, avrebbe ammesso di essersi inventato tutto. Intanto la donna aveva saputo che una casa di produzione tv era alla ricerca di storie legate alla reincarnazione e così ha contattato la troupe, ha proposto il caso di suo figlio e insieme con loro ha deciso di girare un filmato sul viaggio a Barra. Al gruppo si è aggiunto anche un medico incuriosito dalla vicenda, Jim Tucker, direttore della clinica di Psichiatria infantile della Virginia University.
Una volta arrivato sull’isola, dopo aver visitato quasi tutte le case del posto, Cameron ha ritrovato la casa bianca, isolata e affacciata su una splendida baia di cui aveva tante volte parlato alla madre. Nei pressi della casa, inoltre, si è diretto a colpo sicuro verso un pertugio nascosto da cespugli: un’entrata segreta che non si sa come potesse conoscere, poiché dall’esterno era totalmente invisibile. Nel frattempo si era anche scoperto che in effetti una famiglia Robertson era esistita veramente su quell’isola e aveva abitato in quella casa, affacciata sulla baia di Cockleshell, proprio come descritto da Cameron. Tuttavia gli ultimi discendenti se n’erano andati da tempo. Ma di fronte d alcune foto della famiglia rintracciate sull’isola, il bambino ha riconosciuto il cane maculato e l’auto nera di cui parlava spesso!
Dunque Cameron Macaulay si è davvero reincarnato? 

Gli studi di Ian Stevenson
Il dottor Ian Stevenson, professore di psichiatria all’Università di Charlottesville, è il più famoso studioso della reincarnazione, e, soprattutto, è colui che ne ha ricercato le prove scientifiche. 
In più di trenta anni di ricerche ha analizzato circa 2000 casi di bambini che raccontavano spontaneamente la loro vita precedente.

Nel libro Bambini che ricordano altre vite Stevenson raccoglie alcuni interessanti casi, scegliendoli tra le culture di tutto il mondo.

C’è ad esempio la storia dell’indiano Gobal Gupta, che a due anni cominciò a sostenere di essere appartenuto in passato ad una famiglia di una casta più alta dell’attuale, che viveva in una città a 160 chilometri di distanza da quella dei suoi genitori e che uno dei suoi fratelli gli aveva sparato uccidendolo: questi elementi sono stati puntualmente verificati.

Oppure c’è il caso della srilankese Shamlinie Prema, che fin da prima che potesse parlare mostrava un totale rifiuto per l’acqua quando le volevano fare il bagno e che piangeva ogni volta che vedeva passare un autobus. Quando cominciò a parlare, la bambina raccontò che una mattina, all’età di undici anni, mentre andava a scuola, la strada era allagata e un autobus passando l’aveva schizzata facendola cadere in una risaia piena di acqua dove sarebbe morta affogata. I suoi genitori trovarono sui giornali locali questa storia esattamente come l’aveva riportata la figlia. 
In molti casi di reincarnazione si verificano addirittura predizioni fatte prima di morire dall’individuo che intende reincarnarsi o sogni premonitori  fatti da qualcuno che gli sta vicino.

In Birmania, ad esempio, una donna incinta sognò per ben tre volte un soldato giapponese a torso nudo e con i pantaloncini corti che le diceva che sarebbe andato a stare da lei e da suo marito. Suo figlio Ma Ting Aung Myo fin da piccolissimo aveva il terrore degli aeroplani.  Quando cominciò a parlare, raccontò di una vita precedente durante la Seconda Guerra Mondiale come soldato giapponese e ricordò di essere morto durante un’ incursione aerea. Descrisse anche come era vestito quando l’aereo bombardò il villaggio: era esattamente come il soldato che era comparso prima della sua nascita nei sogni della madre.

Ma la prova più forte della reincarnazione Stevenson l’ha rintracciata nel fatto che i bambini presentano voglie, malformazioni o segni di nascita che dopo un’accurata ricerca si rivelano perfettamente corrispondenti ai segni di morte, di solito violenta, di coloro che sostengono essere stati nella vita precedente. (Il suo libro Le prove della reincarnazione, è addirittura corredato di foto a riguardo).

Un anziano pescatore dell’Alaska, ad esempio, disse a sua nipote che sarebbe rinato come suo figlio e le mostrò due cicatrici grazie alle quali lo avrebbe riconosciuto. Qualche tempo dopo la morte del nonno, la ragazza mise al mondo un bambino che riportava esattamente quelle cicatrici e che le cominciò a raccontare fin da molto piccolo la sua precedente vita come suo nonno. 
 
Alcune considerazioni
Ian Stevenson ha potuto rilevare come le testimonianze spontanee dei bambini che ricordano altre vite comincino non appena iniziano a parlare e arrivino fino a massimo gli 8 anni di vita,  quando i bambini finiscono per dimenticare i loro ricordi o almeno smettono di parlarne. 

L’intervallo medio tra la morte e la reincarnazione, invece, è di circa 15 mesi.

Molti  si chiederanno come sia possibile che si reincarnino sempre le stesse anime se la popolazione negli ultimi due secoli è cresciuta a dismisura.

Stevenson ipotizza che una stessa mente si possa reincarnare in più corpi e che molte menti che oggi abitano gli esseri umani in passato siano appartenute ad animali… In alcune epoche, inoltre, il tempo di attesa prima di incarnarsi potrebbe essere stato superore a quello della nostra.. 

Al di là  di questi delicati interrogativi ai quali è difficile dare una risposta, ci sembra tuttavia importante il tema della responsabilità legato alla reincarnazione, sul quale non pone l’accento solo Stevenson ma anche tutte le filosofie orientali che ci parlano della reincarnazione. Questa dottrina  presuppone che una persona possa godere in una vita futura degli sforzi che compie in questa o che possa subire le conseguenze delle cattive azioni commesse nel presente. Credere nella reincarnazione dovrebbe quindi spingerci a vivere in modo più consapevole e responsabile ogni singolo momento della nostra vita.  

Riguardo ai sorprendenti casi dei bambini che ricordano le altre vite, ci viene da pensare che, prima di chiedere ai nostri figli “cosa farai da grande?”, dovremmo forse chiedere loro “cosa facevi prima di nascere”?

Giovanna Lombardi








Sullo stesso tema vedi anche: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/08/ipnosi-regressiva-e-ricerca-laico.html

venerdì 3 agosto 2012

Ipnosi regressiva e ricerca laico-scientifica sul fenomeno della reincarnazione o metempsicosi

Proiezioni vitali


A chiunque di noi sarà capitato qualche volta di vedere una persona sconosciuta o entrare in un posto mai visto e avere la sensazione di conoscerli già. Si tratta del così detto déjà vu. Chi crede nelle vite passate non può fare a meno di chiedersi se quella persona o quel luogo appartengano a una vita precedente.

Questa idea appare bizzarra a noi occidentali, che siamo tanto razionali e tanto legati a questa nostra vita terrena dopo la quale, al massimo, ci potrà essere ad aspettarci solo il Regno dei cieli..

Nelle filosofie orientali, invece, la reincarnazione è comunemente accettata.  Ci si reincarna migliaia di volte, a seconda del karma, – cioè delle azioni compiute nelle vite precedenti, che determinano le vite successive-  fino all’illuminazione, stadio in cui non ci si reincarna più e ci si unisce al Tutto o ci si incarna per aiutare gli altri. 

L’ipnosi regressiva

L’ipnosi regressiva è uno strumento usato comunemente dalla psicoterapia per far riaffiorare dallinconscio ricordi, eventi o traumi dell’infanzia o del passato che influenzano la vita presente di un paziente e gli provocano dei problemi psicologici.
Tuttavia la normale ipnosi regressiva ha cominciato ad assumere connotati inquietanti quando sotto ipnosi alcuni pazienti hanno cominciato a descrivere situazioni collocabili in epoche e luoghi del tutto slegati dalla loro vita presente. Il caso più frequente è quello di pazienti che cominciano inaspettatamente a parlare lingue che in realtà non conoscono o che descrivono nei dettagli luoghi in cui non sono mai stati.

A volte i pazienti rivivono sotto ipnosi la propria morte e spesso è a causa di una morte particolarmente violenta (soffocamento, annegamento, sepoltura da vivi, etc) che le persone si portano dietro fobie o dolori fisici altrimenti inspiegabili e fino al momento dell’ipnosi inguaribili.  

Brian Weiss, il più famoso sostenitore dell’ ipnosi regressiva a livello mondiale, nel suo libro Molte vite molti maestri racconta ad esempio la storia di Cathrine, una sua paziente affetta da depressione e attacchi di panico, che durante le sue regressioni ha raccontato i particolari di incredibili vite come quella nei panni di una sacerdotessa nell’antico Egitto, quella nell’identità di Aronda, morta durante un’immane inondazione circa 2000 anni prima di Cristo o quella nelle spoglie di un giovane guerriero trafitto alla gola da un nemico nel 1400.

Il dottor Weiss ha assistito alla completa guarigione di Cathrine proprio grazie al riaffiorare di questi ricordi. Le sue fobie, ad esempio, derivavano dai traumi legati alle morti violente.

Da allora, cioè dal lontano 1980, di ipnosi regressive nelle vite passate il dottor Weiss ne ha condotte molte e ha scritto tanti libri sull’argomento. Uno di questi, dal titolo Lo specchio del tempo ha allegato un cd che guida verso l’autoipnosi. Weiss sostiene infatti che ciascuno di noi dovrebbe imparare ad esplorare le vite passate per andare a cercare le cause dei conflitti attuali  e risolvere molti dei propri disturbi fisici ed emozionali (chi scrive questo articolo, invece, sconsiglia vivamente l’ipnosi regressiva “fai da te”).
In Italia la regressione nelle vite passate si pratica da pochi anni.

E’ nata solo nel 2005 l’AIIRE, cioè l’Associazione Italiana Ipnosi Regressiva, il cui presidente è il dottor Angelo Bona, una sorta di Brian Weiss italiano.    

I messaggi

Nel corso delle sedute di ipnosi regressiva spesso gli psicoterapeuti si imbattono nei cosiddetti “messaggi dei maestri”, cioè in anime altamente evolute che attraverso i pazienti si mettono in contatto con loro per dare delle piccole lezioni sulla vita. I maestri ci dicono ad esempio che la Terra è un pianeta-scuola in cui si reincarnano le anime che si devono purificare. E’ proprio la legge del karma di cui da millenni ci parlano le filosofie orientali a regolare le reincarnazioni: in ogni vita noi mettiamo delle cause di cui raccoglieremo inevitabilmente gli effetti, in parte nella vita stessa e in parte nelle vite successive.

La responsabilità dei nostri problemi è dunque solamente nostra e in noi risiede anche la possibilità di capire dove sbagliamo e cambiare il nostro comportamento. Acquisendo coscienza di questo ordinamento causale, dice Brian Weiss, si smette di sentirci vittime degli altri o incapaci di cambiare le cose e “si comprende che la vita non ha un senso punitivo ma educativo”.

I maestri ci dicono anche che vita dopo vita possiamo incontrare nuovamente sia le persone a cui siamo più legati che quelle con le quali abbiamo delle difficoltà di relazione: ciascuno di noi farebbe parte infatti di una famiglia di anime, e incontrerebbe le stesse anime (anche se cambierebbero continuamente i sessi e i rispettivi ruoli) finché non riuscirà a sciogliere i relativi nodi karmici.    

Le teorie

Ma cosa ne pensa la comunità  scientifica? Esistono veramente le vite passate o no?

Le teorie finora elaborate per spiegare ciò che può accadere durante una seduta di ipnosi regressiva sono sette e meritano di essere ricordate tutte (fonte: dottor Chisotti Marco):  

1) Teoria della fabulazione cosciente: ritiene che il racconto del soggetto ipnotizzato corrisponda a un sogno guidato. Quando costui racconta all’ipnotista una storia di vita, non serve indagare se è vera o falsa, ma usarla con buona fede per aiutarlo; essa deve solo essere coerente.

2) Teoria delle personalità multiple: spiega che le visioni in regressiva non sono altro che prodotti di atteggiamenti schizofrenici o quasi, cioè appartenenti a parti scisse dell’Io.

3) Teoria della giustificazione e motivazione, valore simbolico o soluzione di un problema di vita attuale: ritiene che gli episodi emersi in regressiva servono per soddisfare il bisogno del soggetto di trovare una giustificazione per il suo problema, che se non è già stata individuata nel presente viene pertanto estrapolata dal passato.. Questa teoria spiegherebbe perché certe persone che conducono una vita amena e spiacevole, in regressione si vedono come persone ricche e importanti; semplicemente per compensazione psicologica.

4) Teoria della gelificazione dei ricordi di chi si è stati: si basa sulla teoria dei memi e spiega che durante la regressione si otterrebbero elementi ereditari di natura mnemonica riguardo esperienze passate. Quest’ottica serve per creare connessioni logiche tra la storia del cliente e quella di altri suoi familiari (se non coi genitori magari con nonni o bisnonni, coi quali riconoscersi), che venga supportata scientificamente.

5) Teoria degli universi paralleli: ritiene che in regressiva possano emergere ricordi che appartengano al proprio doppio esistente in un universo parallelo (che non è un altro universo esterno a questo). Questa teoria può essere utile per disidentificare il soggetto con ciò che ha “ricordato”, però per fargliela accettare ci vuole un po’ di tempo.

6) Teoria della reincarnazione: ritiene che in regressiva possano emergere ricordi di una propria vita passata, e che quindi tramite essi si possano sbloccare traumi “karmici” che hanno riversato il loro influsso negativo sulla vita attuale.

7) Teoria del ricordo collettivo: spiega che in regressiva possono emergere memorie provenienti dall’inconscio collettivo. Se provengono da una collettività diversa dalla propria, la spiegazione può rimanere plausibile in base alla teoria dei campi morfogenetici.  

L’ipnosi progressiva

La più  moderna tecnica di ipnosi non si sposta più indietro sulla linea del tempo, ma va in avanti. Si chiama, appunto ipnosi progressiva. Non si tratta tuttavia di andare a vedere veramente ciò che sarà, quanto piuttosto di un viaggio che la nostra parte creativa fa per fissare degli obiettivi o per provare a risolvere problemi che nel presente risultano ingestibili.

Di questo viaggio creativo e “costruttivista” al risveglio rimane nella mente del paziente un ricordo che lo arricchisce e lo rende più forte: se infatti è riuscito a cambiare il presente sotto ipnosi, grazie alla guida dello psicoterapeuta, ha fiducia di avere le risorse per cambiarlo anche nella realtà..  

Così  si esprime a riguardo il dottor Marco Chisotti, uno dei migliori ipnologi a livello europeo, e pioniere dell’ipnosi progressiva:il principio su cui si basa l’ipnosi è la costruzione nell’individuo di una stato mentale funzionale all’obbiettivo che si desidera raggiungere.

La vera portata del lavoro con la trance ipnotica è proprio questo, utilizzare lo stato mentale permettendo alla persona di cambiare le proprie abitudini, credenze, convinzioni, apprendendo con facilità un nuovo modo di comportarsi, pensare, vivere le proprie emozioni, e questo è reso accessibile con   l’uso dell’ipnosi e degli stati mentali connessi.”

Con le parole del dottor Chisotti ci tornano i dubbi: i pazienti ricordano veramente le vite passate o se le inventano?

E’ difficile dare una risposta definitiva a questo quesito.  E’ plausibile che sia il nostro emisfero destro del cervello, la nostra parte creativa, a inventare e creare connessioni tra una presunta vita passata e la nostra vita presente.

Tuttavia cosa dobbiamo pensare quando a raccontare le proprie vite passate sono dei bambini di due o tre anni? Che dire ad esempio del piccolo Cameron Macaulay che fin da quando ha cominciato a parlare diceva di aver già vissuto una vita nella lontana isola di Barra e che quando ci è stato portato ha ritrovato tutti i particolari che aveva descritto?  


Giovanna Lombardi