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mercoledì 7 marzo 2012

Ai confini fra Turchia e Persia.. con il santo musulmano del Monte Ararat - Memorie di un lungo viaggio trascorso...

In viaggio.... Dipinto di Franco Farina





Spesso mi son posto criticamente verso alcune posizioni assunte nei paesi islamici, che non tengono conto dei diritti delle donne e della libertà individuale. Ma a dire il vero forse lì la condizione femminile gode di maggior rispetto umano, sia pur nelle ristrettezze dell’espressione formale, altrettanto dicasi per le dignità personali godute nella vita sociale, ove è più sentita la regola del rispetto reciproco e dei valori condivisi.

Insomma l’Islam è poco “libertario” ma l’uomo comune vive in un ambito comunitario più rispettoso dei rapporti umani. E poi l’Islam non è solo Medio ed Estremo Oriente e Nord Africa possiamo tranquillamente affermare che l’islamismo si è ben inserito nelle pieghe della società occidentale e non solo per gli emigranti ma anche per gli europei “convertiti” soprattutto a causa del rispetto delle norme sociali comunitarie manifestato in questa cultura. La gente si converte all’Islam perché si sente socialmente più protetta e solidale.

Questo dovrebbe far meditare i nostri padri cristiani ed i nostri sociologi che ormai si interessano solo degli aspetti “economici” del benessere…


Personalmente, come tutti ben sapete, non ho alcuna predisposizione religiosa, sono un laico, ma la mia laicità mi consente di osservare senza paraocchi ciò che avviene attorno a me.

Se c’è un saggio cristiano, lo riconosco, se c’è un saggio ateo pure, se c’è un santo musulmano davanti a me anch’egli non disconosco….

E questa che segue vuole essere la narrazione di un tale incontro, un incontro che è rimasto profondamente scolpito nel mio cuore, sia pur senza un seguito od approfondimento. Passavo in mezzo al deserto ed ho percepito un forte profumo di santità, sono rimasto inebriato ed ho continuato per la mia strada sorridendo…




Il mio incontro con il santo musulmano del monte Ararat

Qualcosa di sconvolgente per simbologia ed evento, allo stesso tempo un’esperienza di familiarità, semplicità e sorpresa. L’incontro con quel santo “sufi” avvenne parecchi anni fa, forse nel novembre del 1975, a quel tempo avevo già intrapreso un viaggio, piuttosto mi ero ritrovato in viaggio.

Non proprio una decisione, una compulsione ad andare avanti. Ero così giunto, lasciata da tempo Ikaria l’isola dove cadde Icaro, inaspettatamente a pochi kilometri dal monte Ararat. Non che particolarmente volessi visitare quel monte, in verità stavo avvicinandomi alla madre India sul vecchio percorso di Alessandro Magno, via terra e con mezzi di fortuna, da solo.

Quel monte era il portale attraverso il quale entrare in Persia (si chiamava ancora Persia ed era comandata dallo Scià Reza Phalevi), dovevo per forza passare di là se volevo andare avanti. Una prima avvisaglia dell’esperienza che mi attendeva, un segnale (od “omen” come dicono gli inglesi), fu allorché mi ritrovai senza più Lire sufficienti a pagarmi il bus per il confine. Veramente avevo ancora qualche dollaro spiccio e pensai di cambiarlo contattando un turco dallo sguardo onesto, a gesti gli feci capire la situazione, lui mi guardò e rifiutò i miei dollari dandomi invece un po’ di Lire, più che sufficienti per il biglietto, così, a gratis.


Soddisfatto per la buona fortuna decisi di andarmi a bere un buon tè turco prima di lasciare definitivamente la Turchia. La sala da tè era ordinata come una scacchiera e con tavoli sparsi e distanziati, dopo un po’ che stavo lì seduto, guardandomi attorno in quell’ambiente surreale, qualcuno mandò al mio tavolo dei biscotti, io dissi al cameriere “da chi vengono questi biscotti che non ho chiesto?” A gesti il cameriere mi indicò una persona di mezz’età dall’aria gentile che mi fece un sorriso, accettai i biscotti e dopo poco lo salutai andandomene al Bus Stand per superare l’ultimo lembo di Turchia .

E finalmente eccomi sotto il massiccio roccioso dell’Ararat. Dal lato turco sembra una torre nera immensa ed altissima, che parte perpendicolare, improvvisamente ergendosi dal suolo. A fianco, sotto il monte, il posto di confine, con andirivieni di gente variegata, chi viaggiava a piedi, chi su carri, chi sopra asini, su vecchi camion e pulmini, automobili nere lunghe giravano ovunque.

Questa volta mi accorgo che non son proprio solo in questo viaggio, scopro anzi una vera e propria carovana di “strani” pellegrini, o sderenati hippyes come li si vuol chiamare, gente di tutte le facce ed oltre. Faccio amicizia con uno svedese dall’aria buona, parliamo molto di spirito e di ricerca interiore. Un altro buon segno, mi dico.


Passiamo così la frontiera, finalmente siamo in Persia! Che impatto maestoso la vista dell’Ararat, da questa parte esso scende pian piano in declivio, sulla costa si scorgono innumerevoli occhi, sono le finestre e le porte di una città rupestre.

Ai piedi del monte invece una specie di baraccopoli con alberghetti sderenatissimi, cambiavalute in giro ovunque, offerte di passaggi in minibus, sguardi persi di “fatti” che zombeggiano, poche ragazze occidentali che si guardano attorno stranite, quella che mi era sembrata -quand’eravamo ancora in Turchia- una carovana, pare adesso una banda di fuggiaschi, sperduta, impossibile da decifrare.

Nessuno pensa ad andare sul monte ma io sono attratto da quelle finestre e da quel silenzio lì sopra, sembra quasi una città abbandonata…. Chiedo in giro e qualcuno mi dice che quella è la città antica, che è ancora abitata ma nessuno straniero ci và perché è troppo in alto ed è raggiungibile solo a piedi. Bene, rifletto, ecco un’occasione per rendere omaggio al monte Ararat (l’approdo dell’arca di Noè) prima di continuare il mio viaggio verso oriente.

Mi appresto a salire, seguo i tornanti con decisione, la strada è vuota, penso “ma qui non c’è proprio nessuno”. Invece, guardando bene, da quei buchi scopro delle facce che mi guardano, più avanti alcuni passanti indjallabbati mi passano a fianco ignorandomi.


Tutto a un tratto ecco che appare uno strano corteo svolazzante, da lontano sembra una processione, mi avvicino ed anche il gruppo si avvicina, In mezzo scopro una figura ragguardevole, piena di attrazione magnetica, tutti la circondano come fosse un re.

Quell’uomo ha uno sguardo terso, indossa un abito lungo con dei colori addosso, almeno mi sembrano colori o riflessi blù, improvvisamente -a circa dieci metri da me- egli si ferma ed anch’io mi fermo. Lo guardo e lui mi guarda, con la coda dell’occhio vedo che i suoi seguaci restano un po’ sorpresi, non sapendo che fare mi osservano con curiosità poi tornando con lo sguardo al loro capo.

A quel punto mi rendo conto di stare davanti ad una santo, lo penso così, spontaneamente, senza ragione apparente, ma voglio anche cercare di capir meglio se è vero. Fisso intensamente quell’uomo ed anche lui mi fissa, io congiungo le mani al petto in segno di saluto, a questo punto lui fa come un gesto indicandomi, sento qualcosa al petto, il cuore batte forte in una percezione di inevitabilità, ed all’improvviso come son venuti quei dervisci tutti assieme scompaiono quasi volando.


Sono restato così in mezzo alla strada, imbarazzato, ancora una volta il deserto attorno, non un’anima viva, nemmeno un cane, chi poteva condividere con me quel momento? Non me la sentii di avvicinarmi oltre e decisi di tornare indietro, nelle retrovie, dove mi attendeva una notte insonne in una taverna sgangherata e rumorosa piena di viaggiatori d’ogni tipo (infatti c’ero anch’io).

Eppure, quello sguardo…..

Paolo D’Arpini

giovedì 9 febbraio 2012

No allo sgozzamento di armenti senza stordimento - Petizione ENPA e lettera del Circolo Vegetariano VV.TT. al Governo

Foto di Gustavo Piccinini


Ognuno sa che nel sangue di un animale ucciso si depositano immediatamente alcune tossine, sia quelle legate al terrore della morte che quelle legate al processo di decomposizione che si avvia pressoché immediatamente dal momento dell’uccisione.

La carne degli animali appena macellati contiene adrenalina e altri neurotrasmettitori legati alla paura, altre sostanze tossiche, come la cadaverina, si formano conseguentemente e in condizioni di conservazione sfavorevole. Per questa ragione gli animali predatori preferiscono cibarsi immediatamente dell’animale ucciso soprattutto ingerendo gli organi interni e lasciano la carcassa con il sangue rappreso al consumo degli spazzini (canidi, avvoltoi, etc.). Per poter assimilare le sostanze del cadavere, comunque, anche questi spazzini debbono attendere la frollatura del cadavere. Infatti chi vive in campagna sa benissimo che le volpi uccidono gli animali da cortile ma non li consumano immediatamente, li sotterrano per mangiarseli a frollatura ultima dopo diversi giorni dalla morte (cioè quando il cadavere é stato abbastanza “purificato” dall’azione dei germi e vermi della putrefazione). L’uomo che é di natura un frugivoro, come tutte le scimmie antropomorfe, (molto simile ai canidi, agli orsi ed ai suini) ha anch’egli problemi di assimilazione della carne.

Anticamente i cosiddetti cacciatori vagavano nelle savane alla ricerca di animali uccisi dai grandi predatori (leoni, tigri, etc.) ed osservando il volo degli uccelli individuavano il cadavere dell’erbivoro, nell’eventualità scacciavano le jene che vi pasteggiavano e “rubavano” la carcassa bella e frollata e quindi commestibile (magari abbrustolita al fuoco).

Il processo di “maturazione” é assolutamente necessario per nutrirsi delle carni tant’é che anche oggi nei macelli l’animale ucciso viene lasciato nella cella frigorifera per almeno una decina di giorni prima di passarlo al consumo umano. La carne degli animali macellati (o comunque uccisi) viene fatta frollare prima del consumo in quanto subito è dura, a causa del rigor mortis, che consiste in una serie di reazioni biochimiche che avvengono nel muscolo in assenza di ossigeno, che dopo poco dalla morte viene a mancare; la frollatura inoltre porta ad altre reazioni biochimiche con spezzettamento delle proteine, cosa che rende la carne più digeribile. (Nota 1)

Ma torniamo al sangue… Nei luoghi dove la temperatura é troppo calda, e nell’animale ucciso il processo di decomposizione e di rilascio di cadaverina nel sangue é veloce, é decisamente consigliabile che l’animale venga preventivamente dissanguato, da qui l’usanza musulmana ed ebrea di sgozzare l’armento lasciando colare il sangue (l’antico tempio di Gerusalemme era in verità un enorme macello).

Alcuni lettori che vivono al sud, in campagna, ricorderanno che le massaie quando tagliavano la gola a qualche animaletto da cortile lo appendevano poi a testa in giù per lasciar colare tutto il sangue. Queste usanze avevano una ragione salutistica legata soprattutto al luogo in cui si vive ed al tempo in cui tali dettami igienici furono individuati. La stessa cosa dicasi, ad esempio, per la proibizione, rivolta a musulmani ed ebrei, di cibarsi di suini, che mangiano pure la merda e per loro natura sono portatori di malattie varie…

Pertanto le proibizioni e le ingiunzioni sui sistemi idonei di uccidere l’animale e cibarsene sono diventati una norma "religiosa", che come sappiamo nell’antichità era l’unico modo per far sì che venissero rispettate regole igieniche (magari per paura dell’inferno o della punizione divina). Oggi queste norme in massima parte son divenute obsolete ma in qualsiasi luogo o latitudine restano in vigore a causa di bigottismo….

Inoltre, in spregio ad ogni logica etica, va notato che tali “leggi religiose” sono anche “pelose” (cioé tese a giustificare l’uccisione di animali, nel modo meno pericoloso possibile per l’uomo, senza minimamente tener conto dell’animale stesso). Notiamo che oggi in un mondo globalizzato la reperibilità di cibo vegetale é estremamente facilitata per cui la necessità di nutrirsi di animali (come avveniva due o tremila anni fa per gli abitanti di zone aride o ghiacciate) é praticamente nulla. L’agricoltura moderna, anche senza ricorrere agli ogm o ai pesticidi, può sfamare i miliardi abitanti del pianeta, se la produzione alimentare non venisse utilizzata massimamente per nutrire le bestie da macello (cosa antiecologica ed antietica), con forte ricaduta di inquinamento e aumento dell’effetto serra (consumo eccessivo di acqua, deiezioni animali, consumo dei suoli, desertificazione, etc.).

Ma le religioni, che sono ascientifiche ed illogiche per loro natura, hanno perso ogni buona qualità tenendo in piedi nei libretti “sacri” regole incongrue e controverse alla luce della coscienza e di una morale più elevata: “Il carnivorismo reprime non solo il sentimento di compassione verso la sofferenza dell’animale, ma induce alla durezza del cuore e all’insensibilità l’essere umano verso i suoi stessi simili; inoltre impedisce all’individuo lo sviluppo del senso critico e la capacità di guardare agli effetti prodotti dalle sue stesse azioni.. 

Leggiamo ora i dettami “religiosi” imposti al buon musulmano: “La mattina della festa del sacrificio, Dhul-Hijja,  il musulmano fa il Ghusl (che è sunna) e mette i suoi nuovi vestiti quindi parte per compiere una preghiera di due Rak’at (che è una sunna sostenuta) alla moschea dietro l’Imam (chiamata: preghiera dell’Aid), ascolta la predica dell’Imam, quindi dopo che l’Imam sacrifica (sgozza, immola) la bestia (montone, capra o altro), il musulmano sgozza la sua bestia (dopo aver pronunciato il nome di Dio): L’immolazione deve avere luogo dunque dopo la preghiera della festa. Secondo un hadith, il profeta – pace e benedizioni su lui – ha detto: “Quello che immola prima della preghiera della festa, non avrà fatto che abbattere un animale per essere consumato, ma quello che immoli dopo questa preghiera avrà offerto un sacrificio rituale. Occorre farlo dopo che l’Imam ha sgozzato la sua bestia. Occorre pronunciare il nome di dio (Bismillah, Allahu Akbar) prima di sgozzare la bestia. Per i malikiti fra le condizioni di validità del sacrificio è che deve essere fatto in giorno e per niente la notte; ed è il musulmano che deve sgozzare esclusivamente (se il musulmano fa sgozzare il suo sacrificio da un cristiano ad esempio, il suo sacrificio non è valido per l’Aid benché sia mangiabile). Al-Fiqh `ala al-madhahib al-arbaa tome pagine 647 et 648.

Per una par condicio dovrei anche menzionare le normative ebraiche per l’uccisione degli animali (kosher) prevista con un solo taglio alla gola eseguito con un coltello affilatissimo e con dissanguamento lento… ma lasciamo da parte per “pietas” umana la descrizione di queste metodologie della morte…. (che tra l’altro non possono essere messe in discussione come dichiarato dai rabbini: “La macellazione ebraica – e qui deve esserci chiarezza e onestà da parte nostra – viene eseguita così e non può né potrà essere eseguita diversamente.. –
www.romacer.org/aefiles/La%20macellazione%20ebraica.doc -”

Per evitare che con la scusa della “religione” o del “commercio” le altre specie animali siano deprivate totalmente dei loro diritti esistenziali riporto qui di seguito le richieste fatte, da varie associazioni vegetariane, ivi compreso il Circolo Vegetariano VV.TT., al Governo, in merito al rapporto Uomo/animali:

- rendere attuabile la Dichiarazione Universale per i Diritti degli Animali proclamata dall’Unesco nel 1978 e riconoscere gli animali quali soggetti di diritto;

- salvaguardare il benessere degli animali mediante l’applicazione delle normative inerenti la detenzione, il trasporto e lo stordimento prima della macellazione;

- vietare la macellazione rituale o modificare il decreto legislativo n.333/98 che consente alle comunità islamiche ed ebraiche di uccidere gli animali senza stordimento;

- sia riconosciuto agli equidi lo status di animali d’affezione;

- favorire la ricerca di metodi alternativi alla vivisezione, con modifiche alla normativa n. 116/92, abolendo la deroga per la sperimentazione senza anestesia; vietare l’utilizzo degli animali nella didattica e la possibilità di sperimentare su cani, gatti, cavalli e primati non umani;

- vietare l’utilizzo di animali per uso bellico, sportivo e per i test di tossicità dei prodotti cosmetici e loro componenti;

- applicazione della legge n. 157/92 inerente le normative comunitarie in materia di caccia;

- vietare la pratica dell’uccellagione e del bracconaggio, l’uso di richiami vivi ed estendere la protezione della legge 157/92 a tutti gli uccelli migratori. Quindi ridurre il periodo di attività venatoria. Vietare la caccia nei terreni privati, nei parchi e nelle aree protette e sia esclusa la caccia dai finanziamenti del Coni;

- sia modificato l’art. 727 del codice penale in materia di abbandono di animali, eliminando dall’art. 1 del testo il termine “gravi” nella frase “ condizioni produttive di gravi sofferenze per l’animale”.
 
- impegnarsi affinché l’art. 3 della legge 189/04 venga applicata anche alle manifestazioni storiche e culturali;

- modifiche alle leggi speciali su circhi, zoo, palii, rodei e manifestazioni con uso di animali, quindi vietare l’utilizzo di animali nelle fiere, nelle feste popolari e religiose. – vietare inoltre l’importazione e la detenzione di animali esotici;

- osservanza della legge contro l’uso di pelli e pellicce di animali d’affezione;

- rispetto della quota di pesca, secondo le normative europee per impedire il saccheggio dei mari, la pesca indiscriminata e a strascico;

- normative inerenti la protezione dei consumatori da frodi alimentari e cibi contaminati da inquinanti chimici, medicinali di sintesi e metalli pesanti;

- garantire l’alternativa del pasto vegetariano nelle mense sociali, negli ospedali ed in tutti i ristori pubblici;

- sia abolita ogni propaganda pubblicitaria, diretta o indiretta, verbale o attraverso immagini, che possa favorire il consumo di ogni tipo di prodotto carneo, compreso il pesce;

- sia data, nei programmi televisivi, agli esponenti della cultura vegetariana, la possibilità di esporre le proprie argomentazioni in materia di prevenzione e cura delle malattie dovute a cattiva alimentazione;
 
- sia sostenuta da parte dei mezzi televisivi, specialmente RAI e Mediaset, la politica della prevenzione delle malattie attraverso programmi di educazione alimentare che pongano in evidenza i benefici dell’alimentazione vegetariana.



Passo e chiudo, Paolo D’Arpini

Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.



….

Nota 1

Subito dopo la macellazione la carne ha caratteristiche di scarsa commestibilità che migliorano con la frollatura a causa del rigor mortis e dello stato strutturale delle proteine muscolari. La frollatura si svolge mediante mantenimento dei quarti a 0-4 °C e ad un’umidità relativa del 75% per un periodo di 10-14 giorni dopo la macellazione. La frollatura è una proteolisi attuata da enzimi di origine microbica e tissulare e permette alla carne di acquisire un maggior grado di tenerezza e succosità, una perdita di colore. Lo sviluppo moderato di sostanze aromatiche (chetoni, aldeidi, ammoniaca, ammine, idrogeno solforato, ecc.) conferiscono alla carne una maggiore serbevolezza. Un’elevata carica microbica iniziale, un prolungamento della frollatura e un’alterazione delle condizioni ambientali rendono tali processi di tipo degenerativo e causano il deperimento della carne per putrefazione.

La proteolisi e la putrefazione sono due processi fra loro strettamente correlati in quanto il primo è il preludio al secondo e, in parte, si sovrappongono con intensità via via crescente della putrefazione. La proteolisi consiste nella rottura della struttura primaria delle proteine e, quindi, nello sviluppo di catene polipeptidiche più piccole e di amminoacidi liberi. In generale la proteolisi porta ad un aumento della digeribilità delle proteine (che non possono essere assorbite dall’organismo come tali, ma solo se “spezzettate” nei loro elementi costituenti, gli aminoacidi – anche quelle vegetali- n.d.r.) ma, anche, ad una potenziale riduzione del loro valore nutritivo. La putrefazione propriamente detta consiste invece nella distruzione degli amminoacidi, con conseguente sviluppo di composti fortemente aromatici derivati dal metabolismo dell’azoto (ammoniaca, ammine, cadaverina, putrescina, ecc.) e dello zolfo (idrogeno solforato, mercaptani). I primi sono responsabili di odori pungenti e sgradevoli che ricordano, ad esempio, il pesce marcio, i secondi degli odori sgradevoli che ricordano le uova marce. (Wikipedia)
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P.S. In attesa che il Governo si muova  potete firmare  la petizione online dell'Enpa - Da me sottoscritta: 

Al Ministro della Salute - Al Comitato Nazionale di Bioetica. I sottoscritti cittadini CHIEDONO: l’abolizione della deroga concessa in Italia con il decreto legislativo 333/98 con la quale si concede di effettuare la macellazione rituale ebrea e musulmana che provoca terrore e sofferenze indicibili agli animali. La macellazione rituale prevede che l’animale debba essere ancora cosciente quando con una lama affilata vengono recisi esofago, trachea e vasi sanguigni fino al totale dissanguamento, con una morte lenta ed atroce. Firma on line:
http://www.enpa.it/it/"