domenica 20 marzo 2016

Treia... era il primo giorno di primavera del 2016, a Villa Spada (o della Quiete)


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...era da anni che non visitavo un parco ricco di monumenti come questo di Villa Spada (o della Quiete), certo non è ampio e antico come quello di Villa Lante di Bagnaia, ad esempio,  ma ha il fascino di offrire una vista a tutto campo, dominando una pianura ondulata che tutto lo circonda.  Villa Spada si trova su una collina poco più bassa di quella sulla quale insiste Treia. 

Alla visita aperta a tutti del 20 marzo 2016, primo giorno di primavera, mi sembrava che tutto il popolo treiese si fosse dato appuntamento, proprio lì, su quel cucuzzolo. Un popolo variopinto, completo di donne, bambini, padri di famiglia, anziani... ognuno con la sua memoria da raccontare.

“Ricordo che...” -”quando ero bambina c'era...” - ”tutt'attorno si sentiva un profumo di fiori che ora non sento più” - “Questa era la casa del custode dove abitava mio nonno”... Ascoltando in silenzio, da solo, gironzolando nel boschetto e nel giardino, senza seguire un percorso preciso, mi sembrava di stare sotto al sole dell'avvenire, in cui il popolo sovrano riprende possesso della sua storia e della terra dei suoi avi. 

E c'erano tutti quelli che contano, oltre al popolo minuto, i notabili, gli amministratori, gli imprenditori... c'ero persino io che non appartengo ad alcuna di queste categorie, sono un semplice oriundo,  ma forse come me ce n'erano "altri" che per una volta non erano percepiti come tali, nessuno sembrava farci caso alla differenza.  Ecco il miracolo di Villa Spada, o della primavera, chissà... E poi mi son trovato in cima al colle, lì c'era un cerchio magico,  una radura circondata da alberi maestosi,  e tutt'attorno potevo scorgere questa terra che anch'io ho imparato ad amare. 

Al ritorno, nella piazza di Treia c'era un mercatino di prodotti bioregionali dove ho incrociato Luciana Montecchiesi (autrice delle foto), ieri era il suo compleanno e le ho fatto gli auguri, poi già che ero lì ho comprato un pezzo di pecorino di Matelica e della frutta da un contadino anziano... kiwi e mele e pure cipolle, non si sa mai...

Paolo D'Arpini



sabato 19 marzo 2016

I pesticidi alterano capacità di apprendimento delle api... ma anche dei bambini

I pesticidi alterano la capacità di apprendimento delle api... ma non solo, anche le capacità intellettive  dei nostri figli decrescono ed essi  hanno sempre più bisogno di insegnanti di "sostegno".

Intanto api e bombi sono in aumento in G.B. grazie a programmi agro-ambientali... mentre in Italia coi fondi europei ci sovvenzioniamo l'acquisto di Pesticidi e Disseccanti. (Giuseppe Altieri)


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L’esposizione a pesticidi comuni usati nell’agricoltura intensiva può compromettere la capacità di apprendimento delle api e di altri insetti cruciali per l’impollinazione delle colture. A sostenerlo è un recente studio pubblicato sulla rivista specializzata Functional Ecology, condotto da un’équipe di ricercatori dell’università di Guelph in Canada.
Lo studio coordinato dal docente di scienze ambientali Nigel Raine ha valutato l’impatto dei neonicotinoidi sulle api. Gli esperti hanno esaminato la capacità di apprendimento degli insetti esposti a livelli bassi di pesticidi, confrontandola con quella degli insetti non esposti agli insetticidi. Dall’analisi è emerso che le api esposte al neonicotinoide thiamethoxam tendono a estrarre una quantità maggiore di polline dai fiori, ma impiegano più tempo per svolgere il compito.
Inoltre i fiori scelti dalle api esposte ai pesticidi variano rispetto a quelli individuati dagli insetti impollinatori non esposti ai neonicotinoidi. Le api del gruppo di controllo sono riuscite a operare su fiori dalla struttura più complessa dopo un numero inferiore di visite. Gli scienziati si dicono allarmati dai risultati dello studio:
Le api si affidano alla loro capacità di apprendimento per individuare i fiori migliori e trovare i metodi più efficienti per estrarre il nettare e il polline.
L’esposizione ai pesticidi può compromettere questa abilità, mettendo a rischio servizi di impollinazione essenziali per la tutela della biodiversità e per l’agricoltura.
Lo studio dell’Università di Guelph non è il primo a indagare l’impatto dei pesticidi sulle api. Negli anni scorsi diverse ricerche hanno evidenziato un’associazione tra il declino nella popolazione di api e l’uso massiccio di pesticidi nei campi. L’esposizione agli insetticidi è stata collegata a cambiamenti nel cervello delle api, responsabili di gravi danni per la memoria e l’apprendimento.
I risultati allarmanti di questi studi hanno spinto gli ambientalisti e le associazioni di agricoltori biologici a chiedere alle autorità la messa al bando dei neonicotinoidi. Gli stessi scienziati invocano da tempo il finanziamento di studi indipendenti su larga scala per chiarire il legame tra il declino delle api e l’uso dei neonicotinoidi nei campi

Api e bombi in aumento in GB grazie a programmi agro-ambientali....


I bombi sono tra gli insetti impollinatori più importanti ed utili per l’uomo: ma il loro numero è in drastico calo, a causa delle tecniche di coltivazione intensiva e dell’uso dei pesticidi.
Per riparare al grave danno causato dalla diminuzione e dall’eventuale estinzione dei bombi molti Paesi sono corsi ai ripari proponendo agli agricoltori dei programmi agro-ambientali per il ripopolamento.
Così ha fatto il Regno Unito, che ha introdotto due livelli di protezione: l’Entry Level Stewardship (ELS), aperto a tutti gli agricoltori, e l’Higher Level Stewardship (HLS), che ha fornito invece maggiori ricompense finanziarie per i regimi più rigorosi.
Pur essendo tra gli impollinatori più importanti, i bombi sono in calo in tutto il mondo: delle 25 specie presenti nel Regno Unito due si sono estinte, mentre altre otto specie si stanno riducendo in modo graduale ma sostanziale dal 1940.
Secondo una ricerca condotta da alcune aziende del West Sussex e dell’Hampshire, in collaborazione con l’Università del Sussex, sembra che uno dei due programmi abbia dato risultati evidenti, l’HLS. Secondo i dati dei ricercatori, che hanno analizzato le popolazioni di api e bombi per due anni, c’è stato un netto aumento dei bombi in quei territori che avevano applicato l’Higher Level Stewardship.
Non solo dunque una maggiore frequentazione di quelle zone da parte degli insetti, ma un vero e proprio ripopolamento. Thomas Wood, ricercatore dell’Università del Sussex, ha spiegato:
L’obiettivo dello studio era capire se l’applicazione dei programmi, con delle zone dedicate a piante specifiche, fosse solo un incentivo per una maggiore presenza di api e bombi oppure permettesse un vero aumento della popolazione.
Tuttavia, hanno precisato i ricercatori, non tutte le specie di bombi hanno visto un aumento della popolazione così rapido: questo è successo in particolare tra le specie più comuni come il Bombus hortorum, il Bombus terrestris, il Bombus lapidarius.
Per le specie più rare, Bombus ruderatus, l’aumento è stato più contenuto a causa dell’abitudine di questa specie di non allontanarsi troppo dal nido per cercare il cibo. Wood ha concluso:
Le strisce di fiori nelle aziende agricole potrebbero essere troppo rade, oppure posizionate male, per permettere anche alle specie più rare di aumentare: in particolare per quelle che non sono in grado di coprire distanze molto ampie. Queste specie rare potrebbero essere aiutate, applicando i programmi nei terreni vicino le colonie già esistenti e migliorando la qualità delle striscie di piante e di siepi adatte al loro foraggiamento.

venerdì 18 marzo 2016

Bioregionalismo - Il pensiero di Thomas Berry e l'era ecozoica... che verrà....






Thomas Berry, gesuita, ecoteologo, storico delle culture,
bioregionalista e discepolo di Theilard de Chardin, è autore di
importanti libri come The Dream of the Earth e il recente The Universe
Story (insieme a Brian Swimme).
Berry propugna un cambiamento della società occidentale in chiave
ecocentrica che riconosca la storia della Terra come unico testo sacro
di una visione ecospirituale e olistica del mondo, in base alla quale
ciascuno si impegna a vivere con consapevolezza nella propria
bioregione.


The Universe Story riporta in un capitolo le condizioni necessarie
all’ingresso in quella che Berry ha definito l’Era Ecozoica.

L’Era Ecozoica:


1. L’Universo è una comunione di soggetti e non una collezione di oggetti.

2. La Terra esiste e può continuare a esistere solo in un
funzionamento integrale. Essa non può sopravvivere frammentata,
proprio come qualunque altro organismo. Tuttavia la Terra non possiede
un’uniformità globale. Essa è un complesso differenziato di cui va
sostenuta l’integrità e l’interrelazione delle varie espressioni
bioregionali.

3. La Terra è un bene che ci è stato offerto in godimento soggetto a
scadenza. å destinata a danni irreversibili nei suoi maggiori sistemi
di funzionamento.

4. Gli esseri umani rappresentano un elemento derivato rispetto alla
Terra, che è primaria. Ogni istituzione umana, professione, programma
e attività, devono porla al centro dei propri interessi. Nella teoria
economica, per esempio, la prima legge deve essere quella della tutela
dell’economia terrestre. Un Prodotto Nazionale Lordo in crescita a cui
si affianca un Prodotto Terrestre Lordo in deficit rivela l’assurdità
della nostra attuale situazione. Per la categoria medica deve essere
chiaro che non si può avere gente sana su un pianeta malato.

5. L’intero sistema di funzionamento della Terra si è alterato nella
transizione dall’Era Cenozoica a quella Ecozoica. I principali
sviluppi del Cenozoico avvennero interamente al di fuori di ogni
intervento umano.
Nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante in
quasi tutti i processi evolutivi: anche se non sappiamo come produrre
un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto
e sostenuto da noi. Il potere costruttivo della nostra creatività nei
sistemi naturali della vita è minimo, il nostro potere di negazione,
immenso.

6. Per essere valido il "progresso" deve coinvolgere globalmente la
Terra e tutti i suoi aspetti. Definire "progresso" lo sfruttamento
umano del pianeta è una distorsione inaccettabile.

7. L’Ecozoico potrà diventare una realtà solo mediante il
riconoscimento della dimensione femminile della Terra, mediante la la
liberazione delle donne dall’oppressione e dalle costrizioni da loro
sopportate in passato e mediante l’assunzione di una responsabilità
comune, sia maschile che femminile, per stabilire una comunità
terrestre integrata.

8. Nel periodo Ecozoico emerge un nuovo ruolo sia per la scienza che
per la tecnologia. La scienza dovrebbe provvedere a una comprensione
integrale del funzionamento della Terra e delle modalità in cui le
attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Le
scienze biologiche dovrebbero sviluppare un "sentimento per tutto ciò
che vive", un rispetto più profondo della soggettività presente nei
vari esseri viventi della Terra. Le tecnologie umane devono
armonizzarsi con quelle del mondo naturale.

9. Nuovi principi etici devono emergere attraverso il riconoscimento
del male assoluto del biocidio e del genocidio, come pure di tutti gli
altri mali che riguardano più specificamente gli umani.

10. È necessaria una nuova sensibilità religiosa, una sensibilità che
riconosca la dimensione sacra della Terra e accetti il mondo naturale
come manifestazione primaria del mistero ultimo dell’esistenza.

11. È necessario un nuovo linguaggio ecozoico. Il nostro idioma
cenozoico è radicalmente inadeguato. Si dovrebbe procedere alla
compilazione di un nuovo dizionario che comprenda nuove definizioni
dell’esistente e l’introduzione di neologismi per i nuovi modi di
essere e per i comportamenti che stanno emergendo.

12. Psichicamente tutti gli archetipi dell’inconscio collettivo
acquistano una nuova validità, come pure nuove vie di funzionamento;
specialmente nella nostra comprensione simbolica del viaggio
iniziatico, del mito della morte -rinascita, della Grande Madre e
dell’albero della vita.

13. Si prevedono nuovi sviluppi nel rituale, in tutte le arti e nella
letteratura. Specialmente il teatro può trovare straordinarie
opportunità nelle tematiche grandiose che vengono elaborate in questi
tempi. I conflitti, finora limitati alla semplice dimensione umana,
acquisteranno risvolti impensati nella stupenda transizione tra la
fine del Cenozoico e l’emergente Ecozoico: dimensioni epiche che
superano ogni aspettativa.

14. La mitigazione dell’attuale rovinosa situazione (attraverso il
riciclaggio di materiali, il contenimento dei consumi e la cura degli
ecosistemi) sarà vana se il nostro intento è quello di limitarci a
rendere accettabile il presente sistema. Queste attività
indispensabili daranno i loro frutti solo se lo scopo è quello di
costruire un nuovo ordine.

Traduzione di Paolo D’Arpini e Stefano Panzarasa







giovedì 17 marzo 2016

Treia. Festival di San Patrizio, 17 marzo 2016. Evento bioregionale: Inaugurazione della mostra fotografica su Villa Spada


Treia, 17 marzo 2016: Inaugurazione nella Chiesa di San Filippo della mostra su Villa Spada

Il 17 marzo 2016, il primo evento previsto per il Festival di San Patrizio patrono di Treia, accompagnanti da musichette irlandesi filodiffuse, era l'inaugurazione (nella chiesa romanica di San Filippo Neri) di una mostra storico-fotografica su Villa Spada, un immobile prestigioso di cui il Comune è riuscito ad aggiudicarsi la piena proprietà dopo una causa durata 15 anni (intentata da precedenti proprietari). La villa, denominata anche “La Quiete”, da 40 anni era stata abbandonata e soggetta all'incuria e depredata di parecchi beni ed opere d'arte, nel frattempo il grande giardino che la circonda aveva assunto la forma di un'inestricabile foresta in cui la natura, indisturbata, aveva riaffermato la sua supremazia.

Durante la conferenza stampa, quasi una lezione sulla storia e sull'architettura e sulla ricchezza botanica della villa, il sindaco Franco Capponi, coadiuvato dagli architetti che studiano un possibile recupero, ha raccontato le vicende trascorse di questo impianto. Agli inizi, verso il 1000, su quel terreno insisteva una chiesupola poi nel corso del tempo, vista anche la relativa vicinanza con il centro storico, l'appezzamento fu acquistato (all'inizio del 1800) dal nobile Lavinio De Medici Spada che aveva sposato la nobildonna polacca Natalia Komar, per farne la loro stabile dimora, abbellita da un porticato del Valadier. L'amore che li legava era così forte che il conte fece di tutto per arricchire il parco con piante esotiche, roseti rari, vigne ed alberi da frutto. Alla morte prematura della contessa Natalia il conte Lavinio mantenne il complesso abitativo come fosse un mausoleo in sua memoria, tanto era l'amore per la sua diletta compagna. Questo fatto amoroso mi ha ricordato per analogia la costruzione del Taj Mahal di Agra, un mausoleo fatto erigere nel 1632 dall'imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie preferita Mumtaz Mahal.

Tra l'altro c'è anche un'altra storia d'amore connessa a Villa Spada, che fu all'origine della nascita della mia amata compagna Caterina. Nei primi del 1900 Vittorio Caliari, trasferitosi con i genitori da Mezzocorona (Trento) svolgeva la funzione di giardiniere nel parco di Villa Spada, al servizio del nobile che l'aveva ereditata (il conte Giancarlo Vanutelli), col tempo conobbe una ragazza treiese, Annetta Spurio, che sposò, ma Vittorio dopo poco morì facendo appena in tempo a veder nascere la figlioletta Gina, che sarebbe poi diventata la madre di Caterina. 


Treia - Annetta Spurio con Caterina ai Giardini di San Marco

Infatti lei spesso mi parla di questa Villa Spada come culla d'amore dei suoi nonni. E domenica 20 marzo 2016 approfitterò della visita guidata organizzata dal Comune per andare a visitare almeno il parco che vide i due fidanzati dichiararsi il loro amore. Purtroppo delle piante esotiche e dei roseti e delle vigne di allora nulla è rimasto, tutto è stato inghiottito dalla giungla, ora ripulita, e solo qualche rara palma e qualche corbezzolo resta a memoria di qual che fu.

Durante la visita fotografica istallata nella chiesa di San Filippo ho potuto ascoltare le dotte spiegazioni sull'excursus e sulle varie trasformazioni di questo bene prezioso per la comunità ed ammirare le foto storiche messe a disposizione da Nazareno Crispiani e le foto scattate dal Fotoclub il Mulino di prima e dopo la ripulitura del parco. Il sindaco spera in un prossimo futuro -anche grazie alla maggiore conoscenza di questo bene storico- di poter avviare una serie di piccoli progetti di recupero attraverso i fondi di finanziamento popolare “Ars Bonus” e noi lo speriamo con lui.

Paolo D'Arpini - Comitato Treia Comunità Ideale








Integrazione di Simonetta Borgiani (autrice delle foto soprastanti):

“Dopo la conferenza stampa, i rappresentanti dell'amministrazione Comunale, della Proloco, della cooperativa Talea e del fotoclub il Mulino hanno aperto le porte della mostra fotografica-documentale su villa Spada allestita presso la chiesa di San Filippo, dove un nutrito gruppetto di visitatori ha potuto inaugurare il libro degli ospiti e godersi spiegazioni e racconti del sindaco Capponi e dei due architetti Antonio Pagnanelli ed Emanuele Zippilli, i quali tempo fa svolsero approfonditi studi sul complesso monumentale, confluiti nel 1999 in una straordinaria pubblicazione, ormai introvabile. La mostra sarà visitabile nel fine settimana contestualmente a visite guidate al parco di Villa Spada, "ripulito" ad arte dalla Talea.” (S.B.)


P.S. La mattina del 23 aprile 2016, il giorno in cui si tiene il Forum del lavoro bioregionale sostenibile, abbiamo preso appuntamento con i tecnici botanici della Talea per far visitare il giardino di Villa Spada ai nostri ospiti, che giungono da varie parti d'Italia. Ci si trova nella Chiesa di San Filippo alle ore 10 e da lì, dopo aver ammirato la mostra fotografica, si parte a piedi sino al Parco. Info. 0733/216293 - treiacomunitaideale@gmail.com


Segue servizio fotografico su Villa Spada di Luciana Montecchiesi del Fotocineclub Il Mulino: 
















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mercoledì 16 marzo 2016

Bioregionalismo ed ecologia del lavoro - Una riflessione sul Forum del Lavoro Bioregionale Sostenibile che si tiene a Treia il 23 aprile 2016

Una riflessione chiara, serena, veritiera questa di Caterina Regazzi  - http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Forum-del-lavoro-bioregionale-sostenibile2.  L'apprezzo molto e spero le sarà affidata l'apertura del Forum del Lavoro Bioregionale Sostenibile a Treia il 23 aprile 2016

Uno dei modi migliori, perché il più efficace, di affrontare il tema ambientale è proprio quello di riorganizzare il sistema lavoro, visto che proprio questo ha pesato e pesa sull'ambiente. E l'errore che si è fatto finora è stato quello di far partire questa riorganizzazione dal settore privato, dalla periferia della cellula sociale, mentre doveva, deve partire proprio dal nucleo della cellula, dal settore pubblico. Se ci guardiamo in giro sulla rete vedremo un mare di iniziative ad opera di PROFESSORI i quali ci lanciano CONTRO il CAPITALISMO, mai rivelando che questo si è sviluppato in conseguenza di un settore pubblico rimasto arretrato ed immutabile.

Il capitalismo, il settore privato son cresciuti oltre misura perché i carrieristi pubblici hanno preferito orientarsi vieppiù verso un comodo controllo ed una soddisfattoria repressione e sempre meno verso una faticosa produzione. Inoltre le continue ingerenze dei carrieristi pubblici, la continua loro oppressione operata sulla popolazione, ha spinto questa a dire: mah! proviamo a cambiare, proviamo coi privati, di questa brutta gente che fa di noi quello che vuole non ne possiamo più! Ecco perché il capitalismo ha trionfato! Perché non c'è stato un vero settore pubblico condotto dai cittadini e focalizzato sulla produzione piuttosto che sulle vessazioni.

Ecco perché leggere un intervento come  quello di Caterina Regazzi, unitamente a quello di Paolo D'Arpini (http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/La-vita-e-un-continuo-fluire). Chi ama la natura, chi ama la giustizia sociale, chi ama il bene deve denunciare i PROFESSORI, gli assunti a vita nei nostri impieghi, i noti BARONI che, infiorettandosi con parole come ambiente, clima, bene comune, hanno lanciato e continuano a lanciare, non solo in Italia ma nel mondo intero, miliardi di persone CONTRO un CAPITALISMO ch'è solo CONSEGUENZA e FRUTTO di un settore finto pubblico, di un Potere Esecutivo e Giudiziario rimasti tiranni, esattamente come duci e re ce li lasciarono. Mai rivelando la loro fondamentale responsabilità nel pessimo andamento di ogni aspetto della vita. Il nostro futuro dipende esattamente da questo SWITCH culturale.
Auguro al Forum del Lavoro Bioregionale Sostenibile a Treia il 23 aprile ogni più buona cosa. Sperando che si moltiplichino prese di coscienza innovative e risolutive.

Danilo D'Antonio

martedì 15 marzo 2016

Marche - Campagna annuale per il rilevamento degli inquinanti atmosferici a Falconara Marittima



17 Laboratori mobili e 50 esperti del Sistema Nazionale di Protezione dell’Ambiente a confronto per armonizzare procedure e standard di qualità

Garantire un monitoraggio preciso e puntuale della qualità dell'aria con metodi e misurazioni uniformi.  a Falconara Marittima (AN) si è tenuta (con avvio dal 29 febbraio 2016) la campagna annuale di rilevamento degli inquinanti atmosferici, che riunisce i laboratori mobili del Sistema Nazionale di Protezione dell'Ambiente (SNPA), composto dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dalle Agenzie Regionali - fra cui ARPAT - e delle Province autonome (ARPA/APPA).

Per due settimane circa 50 tecnici del SNPA  hanno effettuato misurazioni degli inquinanti gassosi (ossido e biossido di azoto, ozono, monossido di carbonio, anidride solforosa e benzene) in un'area selezionata appositamente in prossimità di due stazioni di monitoraggio di ARPA Marche, per uniformare le metodologie di misura, valutare eventuali discrepanze e verificare l'efficacia delle procedure di assicurazione della qualità dei dati.

Le alte concentrazioni di polveri sottili riscontrate negli ultimi mesi in molte città italiane hanno reso la qualità dell'aria un tema particolarmente sensibile sia a livello ambientale che sanitario. Le misurazioni vengono condotte grazie ai Laboratori Mobili, camper per rilevamenti ambientali completamente attrezzati per la rilevazione di parametri meteorologico/micro meteorologico e di inquinanti gassosi.

Non è la prima volta che si svolge un confronto come quello di Falconara. Dal 2010 si organizzano con cadenza periodica "Circuiti d'interconfronto" fra laboratori ambientali, in ottemperanza a quanto previsto dall'art.17 del D.Lgs. 155/2010 e s.m.i. In qualità di Laboratorio Nazionale di Riferimento per la qualità dell'aria, ISPRA promuove e partecipa con le ARPA/APPA a programmi di affidabilità delle misure a livello nazionale e prende parte ad analoghi programmi organizzati dalla Commissione Europea. Per i tecnici del SNPA si tratta di appuntamenti necessari a garantire omogeneità dei dati su tutto il territorio nazionale e comparabilità delle misure con l'Europa.




(Fonte Arpat)

lunedì 14 marzo 2016

Salvaguardare il ruolo disinquinante della vegetazione urbana



Gli eventi meteorici sempre più intesi ripropongono il tema della cura e della gestione del nostro patrimonio verde nei centri urbani. E' assurdo che la soluzione possa essere solo l'eliminazione delle alberature di una certa imponenza e valenza vegetativa. Occorrono metodi strumentali di indagine razionali ed oggettivi. 

La messa in sicurezza delle piante ornamentali è un aspetto delicato che non deve essere trascurato, anche per fronteggiare quelle ondate di cattivo tempo che si accompagnano a nubifragi e venti impetuosi, come nei giorni scorsi.

Nei centri urbani, soprattutto nelle aree caratterizzate da eccessivo carico antropico, flussi veicolari di una certa intensità, le piante ornamentali svolgono un ruolo importantissimo per la qualità della vita. E' un aspetto che viene dato per scontato e comunque sottovalutato, mentre al contrario fa notizie allorché qualche pianta o un numerosi imprecisato di esse, si abbatte al suolo, per forti venti od altro, e peggio ancora quando ci scappa qualche vittima.

Gli alberi ornamentali ubicati nelle nostre città sono numerosi e per lo più appartengono a diverse famiglie: latifoglie, platani, ippocastani, aceri, tigli, conifere, querce, magnolie.

Le Amministrazioni pubbliche devono preoccuparsi di mettere in campo interventi, con metodi e tecnici altamente qualificati per valutare il grado di stabilità, per monitorare situazioni che registrano potature errate, abbattimenti, sostituzioni e danneggiamenti, possibilmente con metodi strumentali di indagine razionali ed oggettivi.

Le alberature ornamentali possono essere valutate nella loro pericolosità come per i terremoti con la scala Richter. Servono conoscenze tecniche e l'utilizzo di determinate apparecchiature a impulso, restistografi, frattometri, in grado di accertare la stabilità, il rischio e la pericolosità degli alberi in riferimento alle cause: biotiche ed abiotiche, che ne minano la salute e quindi la stabilità e l'inevitabile pericolosità per l'uomo.

Il problema non è di facile soluzione. Sarebbe assurdo risolverlo con l'eliminazione delle alberature di una certa imponenza e valenza vegetativa, come platani, tigli, lecci, aceri, ecc.

Quali tecniche utilizzare al fine di prevenire e garantire la sicurezza massima non solo all'uomo ma anche ai manufatti abitativi e produttivi, ubicati in prossimità dei punti critici e di aggregazione sociale altamente frequentati?

Solitamente la cause che indeboliscono la vitalità e la stabilità delle piante ornamentali sono da scrivere al traffico, al ridotto volume di terreno e di aria ed ossigeno, peraltro, compattato per l'espansione delle radici rovinate anche dai lavori di asfaltatura e/o cementificazione, ridotto volume di acqua a disposizione, ferite provocate da non razionali potature, malattie di origine animale e vegetale.

Le drastiche e vigorose potature che effettuano alcuni improvvisati potatori, i quali ritengono opportuno tagliare o sopprimere buona parte della chioma, così pure le radici superficiali, degli alberi ornamentali, con la sbagliata convinzione di irrobustire la piante, in realtà, ne compromettono la vitalità e stabilità.

Con l'eccessivo taglio delle chiome e spesso anche delle radici superficiali, per il rifacimento di qualche marciapiede, l'architettura, la struttura, la fisiologia e la funzionalità delle alberature vengono sconvolte. A seguito dell'insediamento delle forti ferite inferte ai pochi rami rimasti, al tronco e alle radici risparmiate o non soppresse, l'attacco funghi, carie, parassiti e dei relativi processi degenerativi diventano inevitabili con il lento avvio delle piante verso l'inesorabile declino ed in molti casi anche alla morte.

Valutare la stabilità degli alberi significa, quindi, pensare ad interventi di tutela, salvaguardia e valorizzazione del sistema del verde urbano e periurbano.

Giovanni Perri  - Strettamente Tecnico > Bio e Natura