domenica 22 novembre 2020

Ecologia e pillole di sostenibilità ambientale



Secondo il 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibilequest'anno, 36 milioni di italiani (su 50,6 milioni di maggiorenni) affermano di essere coinvolti e attratti dalla sostenibilità ambientale

Se il numero di persone sensibili alla sostenibilità ambientale è in aumento, nel 2015 i cittadini interessanti risultavano essere 21 milioni, si evidenzia anche, come emerge con chiarezza dall'indagine “L’atteggiamento Green degli italiani”  realizzata da Eumetra MR, che esiste un divario tra la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale e la reale volontà di cambiare i propri comportamenti, tanto da profilare quattro diverse categorie, che corrispondono a quattro diversi atteggiamenti:

  • No Green
  • Ordinary Green
  • Careful Green
  • Green Home & Careful Green.

Secondo questa indagine solo l’8% degli intervistati si colloca nella categoria più virtuosa e coerente, ovvero i Green Home & Careful Green, la percentuale più elevata fa parte del gruppo Careful Green, che ha un’inclinazione superiore alla media verso l’uso dei mezzi pubblici e il risparmio dell’acqua, un’attenzione particolare ad un utilizzo ridotto della plastica usa e getta e una propensione all’acquisto di prodotti e servizi che rispettino l’ambiente. Segue di poco la categoria Ordinary Green, che adotta comportamenti più comuni, come la raccolta differenziata e l’attenzione ai consumi energetici, ma non si impegna nell’acquisto di prodotti o servizi meno impattanti per l'ambiente. Il 17%, infine, del campione analizzato da Eumetra MR appartiene al gruppo No Green, che non mostra interesse verso i temi della sostenibilità né disponibilità a considerare un cambio di atteggiamento e ad assumere comportamenti volti alla salvaguardia dell’ambiente.

Le nostre pillole di sostenibilità suggeriscono comportamenti ecosostenibili molto semplici, sempre di tipo pratico, suddivisi per vari temi: mobilità, abbigliamento, organizzazione di feste e eventi, alimentazione e spesa, cura della casa, del giardino, della persona ed tanto altro ancora.

Gli eco-consigli  sono pensati, in particolare, per i Careful Green e Ordinary Green che, come mostra l'indagine richiamata, rappresentano una buona parte della popolazione, ovvero tutte quelle persone sensibili alla sostenibilità ambientale ma che potrebbe fare di più di quanto stanno facendo. Strizzano anche l'occhio  ai No Green, lo "zoccolo duro", che, per lo più, intravede negli eco-consigli un "placebo" per colmare qualche superficiale senso di colpa. Se fosse adottata anche una sola delle tante azioni eco-sostenibili proposte, per noi, sarebbe un grande successo.

Come per tutte le pillole, anche le nostre hanno delle "avvertenze d'uso":

  • la prima riguarda il particolare momento che stiamo attraversando, alcune azioni “amiche dell'ambiente” potrebbero non essere realizzabili a causa del lock down o per limitazioni e/o restrizioni previste per arginare la Pandemia
  • la seconda riguarda il “dosaggio”, le azioni suggerite si possono "dosare" a proprio piacimento, scegliendo quelle che si ritengono più giuste o più facilmente realizzabili e tralasciando quelle che non ci appartengono o per le quali non siamo ancora pronti.

Speriamo, infine, di ricevere altri suggerimenti frutto di esperienze personali, in modo da arricchire nel tempo le nostre “green tips”.

Gli eco-consigli parlano alla nostra coscienza, ad ognuno la sua !


(Fonte: Arpat)

sabato 21 novembre 2020

Biopolitica - "Tempi modernissimi" di Adriano Colafrancesco - Recensione


...dopo aver letto gli spunti del libro “L’illusione della scienza” non posso fare a meno di anticiparti quanto mi ripromettevo di fare stasera, per chiederti di fare un po’ di pubblicità al mio “ardito tentativo letterario”, scritto col cuore oltre che con il cervello.

Occuparsi di Gesù ”non è un hobby per perditempo. Informarsi su ciò che ha da dire sul senso della nostra vita e della nostra morte non è passatempo per sfaccendati. E neppure l’estrema risorsa per frustrati. E’ l’ultima possibilità concessa a chi non vuol subire passivamente questo viaggio che non abbiamo voluto e che tende a un capolinea che ci è sconosciuto. E’ l’unica, ultima possibilità di rendere piena la nostra vita, la nostra umanità” (
Vittorio Messori – Scommessa sulla morte).


E questo è, esattamente, quello che ho tentato di fare, a modo mio, ritenendolo indispensabile nei “Tempi modernissimi”  della applausione e della bio-politica in cui troppi, tra noi, sono convinti, in un clima crescente di fittizia autosufficienza esistenziale, che le risposte che attendiamo da sempre sul senso del nostro navigare nell’universo siano lì, belle e pronte, per farsi cogliere col prossimo viaggio su Marte, possibilmente alla velocità della luce.

Adriano Colafrancesco
adrianocolafrancesco@gmail.com


SINOSSI - Provocato dalle infiltrazioni anglofone dei black friday e cyber monday nelle più importanti ricorrenze della nostra secolare tradizione religiosa, con questo breve saggio l’autore, come scrive testualmente, intende mettere mano a “una sana provocazione scritta”, per aiutare (e aiutarsi) a riflettere sul senso della vita, alla luce di un - almeno apparentemente - grave affievolimento della dimensione spirituale nella società contemporanea. Una semplice provocazione, o piuttosto un lampo di luce nella scena di post-modernità di un mondo gravemente stordito e narcotizzato da pericolose illusioni scientiste? Queste le alternative possibili. Al lettore la scelta.
(https://www.amazon.it/modernissimi-Applausione-bio-politica-favole-bambini/dp/8863622027)

 



Articolo collegato: http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2019/11/siamo-sicuri-sia-tempo-di-biopolitica.html



venerdì 20 novembre 2020

Andar per erbe bioregionali...



Forse il mestiere più antico del mondo è con molta probabilità il raccoglitore/trice di erbe spontanee. Gli studiosi di Antropologia e di Etnobotanica datano a circa 20 mila anni fa la nascita dell’agricoltura, ma prima di quest’ultima e per diversi millenni l’uomo si è cibato principalmente di erbe spontanee, bacche, radici, semi, tuberi, ecc…, che trovava in una natura pressoché incontaminata. 

Con il tempo abbiamo dimenticato che le piante non sono solo quelle coltivate nell’orto e nei frutteti, abituati come siamo a trovarle aggiustate in bell’ordine, quasi fossero di plastica, sui banchi dei moderni supermercati. Ma sono anche e soprattutto quelle che crescono in modo spontaneo, cioè quelle selvatiche, meglio se raccolte in terreni meno inquinati. 

Rispetto alle generazioni dei nostri progenitori, che sapevano molto bene cosa voleva dire “andar per erbe”, stiamo perdendo questo inestimabile patrimonio di conoscenze naturali e culturali. Oggi riscoprire la ricchezza delle piante ci permette di riconquistare quel contatto con la natura assolutamente necessario per la salute della Terra e per il nostro benessere. Libro consigliato: Erbario di Barbanera.  

 Michele Meomartino  






Commento di Ferdinando Renzetti:

In  Calabria, alcune tribù nomadi in transizione,  mi hanno regalato una piantina di sempervivum, sul vaso di terracotta, con un pennarello nero, hanno scritto questa dedica:

X Ferdi il poeta

che viaggia senza meta

xchè sempre si ricordi

dei prati verdi

delle corse di una bambina

dell'enula, dell'inula

e della ditricchia profumatina

delle erbe odorose

del vero senso delle cose

naufrago sull'isola

una barca di legno

di tutto ciò che ancora è degno

un coniglio dal muso nero

un topo affranto

una foglia d'amaranto

poi davvero... che incanto




giovedì 19 novembre 2020

"Ecologia Profonda" di Guido Dalla Casa - Recensione e intervista con l'autore

 


"Ecologia Profonda" In questo libro di Guido Dalla Casa vengono distinti per chiarezza due tipi di ecologia:

  • una “ecologia di superficie” che recepisce le idee correnti in materia, cioè la necessità di evitare gli inquinamenti e salvare “ad isole” gli ecosistemi e le specie animali e vegetali, in quanto utili all’uomo;
  • una “ecologia profonda” che intacca il concetto di progresso e le idee-guida della civiltà industriale, che hanno portato all’attuale modo di vivere.

L’Autore sostiene che solo con il passaggio a una filosofia compatibile con il secondo tipo di ecologia, spesso presente nelle culture tradizionali, si possono ottenere risultati a lunga scadenza. Una nota di speranza viene da alcune tendenze nascenti in vari rami della scienza, dove è stato superato il quadro di pensiero cartesiano e meccanicista che ha portato alla civiltà industriale.

Nel testo, oltre al confronto iniziale fra i due tipi di ecologia, vengono passate in rapida rassegna alcune culture umane, attribuendo in gran parte le cause della grave situazione attuale al predominio di particolari correnti di pensiero nella cultura occidentale, che ha ormai invaso tutto il mondo.

Come azioni concrete, oltre all’adesione alle iniziative tipiche dell’ecologia di superficie, cioè i Parchi naturali e la diminuzione degli inquinamenti, si propone di diffondere il più possibile le idee dell’ecologia profonda, nella speranza che il mutamento sia così rapido da evitare fenomeni traumatici a tutto il Pianeta.

E' un libro da leggere e da meditare: si tratta di una utilissima introduzione ad una visione olistica del mondo, posta in relazione con le culture animiste e con le principali culture orientali. Un libro che certamente lascia un segno nel lettore e riesce ad affascinarlo con l'essenza dell'ecologia profonda, magari invogliandolo ad approfondire i temi specifici attingendo dalla ricchissima bibliografia.





Intervista con Guido Dalla Casa: https://www.youtube.com/watch?v=GhbOG3qPb08

mercoledì 18 novembre 2020

21 novembre. Giornata mondiale dell'Albero

 


Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2020 Anno Internazionale della salute delle piante per sottolineare quanto le stiamo maltrattando, anche se ci forniscono alimenti, biomassa e provvedono ad assorbire CO2 e a contrastare. il dissesto idrogeologico. Il 21 novembre si celebra la Giornata Mondiale dell'Albero. In quel giorno sarebbe bello che tutti sfogliassimo il catalogo degli alberi monumentali istituito nel 2013 dal Ministero delle Politiche Agricole e giunto ad oltre 3500 presenze. 

I criteri di monumentalità sono molto e svariati: rarità, valore ecologico, età, dimensioni, importanza culturale. Gli esemplari oggi disponibili hanno età media che va dagli 800 ai 200 anni; ma l'albero più antico d'Italia, vero esemplare, ha 4000 anni ed esisteva già al tempo dei Babilonesi. Le altezze variano dai 10 ai 30 mt. La Regione più ricca di questi capolavori della natura è la Sardegna con 405 colossi. La loro età viene determinata con metodi diversi, uno dei quali suggerito da Leonardo; la dendrocronologia si basa sulla conta degli anelli in una sezione del tronco. Anche la sensoristica si è però cimentata con successo in questi test di datazione. 

Secondo i Carabinieri Forestali l'albero più antico d’Italia è la varietà di olivo detta “oleastro” (Olea europaea varietà silvestris) di circa 15 metri di altezza e la bellezza di 11,80 metri di circonferenza . Questo monumento naturale si trova a Luras (Sassari) in località Santu Baltolu (San Bartolomeo). Sulla base dei rilevamenti degli esperti, e considerata la crescita lentissima dell’olivo, quest'albero dovrebbe avere un'età compresa tra i 3 e i 4 mila anni! Questo olivo è stato dichiarato dal Governo Monumento Naturale nel 1991 ed è uno dei 20 alberi secolari italiani da tutelare.

                   Fonte: AK Informa N. 40

martedì 17 novembre 2020

Ecologia... cos'è?



Oggi, l’ecologia è uno dei termini maggiormente soggetto a disinformazione mediatica. Essa è spesso utilizzata dai politici (quando si parla di crescita ecologicamente sostenibile, oppure di politiche per l’ambiente) al fine di far breccia nel senso di responsabilità delle persone e aumentare il proprio bacino di voti; poco conta poi se le soluzioni proposte per il miglioramento dell’ambiente sono povere d’impatto, oppure tendono a soddisfare le esigenze di profitto delle corporation.

L’ecologia è nata come disciplina di studio alla fine del 1800 e, nel corso del 1900, è stata oggetto di forti dibattiti che poi, a partire dal 1970, hanno portato a una scissione tra ecologisti di superficie (per i quali il benessere dell’uomo assume priorità su tutte le altre specie, pur nel rispetto della natura) ed ecologisti profondi (per i quali la natura e il benessere di tutte le specie hanno priorità su quello dell’uomo).

Oggi ci sono molti problemi a cui la scienza moderna sembra non essere in grado di trovare efficaci soluzioni. L’ecologia profonda, invece, sembra aver trovato una risposta a buona parte di essi. Secondo Edward Goldsmith - uno dei più grandi ecologisti del 1900 -, quasi la totalità dei problemi ambientali e sociali sono il risultato di una visione antropocentrica del mondo che considera i beni e i servizi artificiali come l’unica fonte di ricchezza dell’uomo. Per risolvere questi problemi occorre ritornare a una visione eco-centrica che vede negli equilibri e nella ricchezza della natura la vera fonte del nostro benessere. 

Seppure, appare difficile, almeno per il momento, ritornare a forme di società vernacolari – tipologia sociale che Goldsmith considera come modello esemplare di una visione del mondo ecologica -, da esse c’è molto da imparare ed è fortemente auspicabile un ritorno a modelli sociali che diano maggiore enfasi sull’integrazione sociale e sull’integrazione tra uomo e ambiente. Se non si pone un freno all’esagerata e infinita tendenza verso la massimizzazione del benessere artificiale e a privilegiare l’interesse economico su quello sociale e ambientale, il degrado sociale e ambientale continueranno, fino al punto che l’uomo si ritroverà in un ambiente inadatto alla sua esistenza.

Dario Ruggiero




lunedì 16 novembre 2020

Bioregionalismo, decrescita, ecologia sociale, localismo, solidarietà, etc. sono diversi approcci della stessa visione biocentrica...

 


Bioregionalismo, decrescita, ecologia sociale, localismo, solidarietà… etc. sono  diversi  approcci della stessa visione biocentrica, basata sulla comune appartenenza all’evento vita sulla Terra.   La visione biocentrica, o biopolitica,  implica una conduzione ordinata e rigorosamente etica ed ecologicamente sostenibile della società,  nella consapevolezza delle interconnessioni che esistono tra tutte le forme viventi e non viventi  del pianeta.

Questa concezione naturalistica è andata avanti senza grandi sovvertimenti sino all’inizio del secolo scorso, momento in cui si è avviata una “rivoluzione di sistema”, una rivoluzione apparentemente incruenta e non specificatamente voluta, ma il risultato è  stato un repentino mutamento d’indirizzo e l’assunzione  di modelli utilitaristici ad esclusivo vantaggio di una elite umana. Coincide con l’inizio dell’era industriale, dell’economia di mercato e del consumismo,  della crescita dei grossi insediamenti urbani  e conseguente  allontanamento dal contesto naturale. In una società così degradata  la sopravvivenza  di una  struttura sociale  solidaristica è andata pian piano scomparendo. Ma forse siamo ancora in tempo a prendere coscienza di ciò ed attuare una repentina inversione di marcia prima del precipizio.

La soluzione alla crisi umanitaria  che la nostra società sta vivendo  sta nella così detta “decrescita” ovvero nel superamento dei modelli consumistici e dello schema sociale piramidale per ritrovare in una socialità allargata nuove espressioni per la solidarietà umana, in modo da ricreare in noi lo stimolo primario della gioia di vita e la capacità creativa per produrre qualcosa che abbia lo spirito del necessario e del bello.  In questo contesto ritengo che il primo passaggio per un cambiamento di paradigma  debba iniziare  dalla produzione del nostro cibo.

L’agricoltura nel corso degli ultimi 50 anni  è stata offesa, bistrattata e mortificata. Oggi iniziamo a renderci conto che per ritrovare una via di salvezza per l’umanità occorre ripartire proprio da un rapporto più sano e corretto con la Terra, attraverso, in particolare, colture il più possibile biologiche, la distribuzione dei prodotti a Km 0 con il rapporto diretto tra produttore e consumatore, evitando il ricorso ai pesticidi chimici, agli ogm, promuovendo i gruppi di acquisto solidali e, soprattutto, rispettando il lavoro contro ogni forma di sfruttamento.

Tutto questo può avvenire solo nel quadro di un nuovo modello  economico, umano e culturale, vedi, in particolare, la cosiddetta “decrescita felice” e l'attuazione bioregionale…

Paolo D’Arpini