lunedì 20 luglio 2026

Antropocentrismo, egocentrismo e geocentrismo... chi tocca i fili muore...

 


Siamo forse, come da certe tradizioni sapienziali si sente dire, ad uno stadio infantile. Ovvero in quella fase dell’esistenza in cui un divieto non basta a reprimere un desiderio, ma, al contrario del suo intento, ne provoca l’esaltazione, anche a costo di pagare caro quell’esuberanza.

  

Nativi della Natura, non ne eravamo separati. Madre era l’identità che le riconoscevamo, colei che ci aveva generati, alla quale si devolveva rispetto, per la quale nasceva il sentimento, non il concetto, del sacro. Ovvero di ciò che è noi. Non una parte di noi, ma un’estensione organica come lo è una mano, un sentimento, una morale e un’etica. 

 

Non avevamo l’idea di essere altro da lei, dalla Natura, dalla Terra, dal Cosmo. Vivevamo in uno stato animico, ovvero di condivisione di una sola anima o vita, che tutto pervadeva, capaci di osservare nella realtà i simboli che alludono alle caratteristiche degli uomini, il loro potere energetico che determina lo stato e le relazioni.

 

Non avevamo altra cultura se non quella legata al sostentamento inetta al culto dell’accumulo. Una cultura artigiana in quanto creativa, manuale, ricreativa, necessariamente destinata a coltivare e far fiorire i talenti portati da ognuno. 

 

Una cultura inadatta all’alienazione, frutto della perdita di senso dell’esistenza, dello smarrimento e della somma vulnerabilità, del malessere esistenziale che porta sempre in grembo violenza verso sé e verso il prossimo, privata e pubblica, individuale e sociale.

 

Il successo del timore di Dio e della promessa di salvezza dell’idea giudaico-cristiana (che con il Cristo e il suo messaggio nulla ha a che fare) ha reciso ogni diritto e ogni verità dei paganesimi. Nella sua furia antropocentrica ha separato l’uomo da Dio, lasciandolo alla mercé del ricatto psicologico e in balia di un incontrollato egocentrismo, in quanto inconsapevole, anche perché autorizzato dal cielo. 

 

Antropocentrismo, egocentrismo e geocentrismo sono stati i tre assi della pietra angolare imposta al mondo occidentale dal nuovo ordine monoteistico, girata la quale, come fosse stata un capo che separa mari, correnti, climi e atmosfere la realtà non è più stata la stessa e così l’uomo e il pensiero.

 

Il grande cambiamento ha avuto la natura dell’incantesimo. Ogni conoscenza e verità organica alla natura doveva essere negata. Roghi di eretici e crociate contro miscredenti si accesero e si avviarono sotto la rassicurante egida di Dio, che fa sempre stare dalla parte giusta della storia. 


La corsa per allontanarsi dall’origine era appena cominciata. Aveva l’aspetto di una marcia serrata verso la conoscenza. E così accadde anche se nel procedere in avanti si stava dimenticando da dove si era partiti.

 

I primi colpi di sperone al cavallo della conoscenza oggettiva e della realtà composta da oggetti separati dal vuoto, cioè dalla negazione di un unicum in cui tutto è correlato e relativo, li sferrarono Copernico, Keplero, Galilei, Cartesio, Newton. Copernico, che togliendo la terra e ponendo il sole al centro dell’universo, di fatto spodestava la dimensione magica della realtà. Keplero, che con le sue leggi aggiungeva mattoni e muri all’edificio della concezione oggettiva del mondo. Galilei, che con la definizione del metodo scientifico, irrorava più di altri l’idea che il vero stesse nella scienza materiale e il falso in ciò che non si poteva dimostrare. Se di autoreferenzialità della scienza si può parlare, l’inconsapevole inseminatore è stato il pensatore pisano. Cartesio, che con res cogitans e res extensa ha definitivamente posto in essere l’incantesimo della separazione tra mente e universo e eretto il totem tutt’oggi adorato dell’oggettiva e imparzialità della scienza e del mondo altro da noi. Infine – ma solo entro questa piccola cerchia di caposaldi – Newton. È a lui che si tributa non solo l’affermazione della meccanica classica ma l’assoluto diritto di verità universale che le diamo per implicito, indiscusso e definitivo. 


Ora il cavallo, che aveva galoppato incontrastato verso le frontiere delle specializzazioni, continua la sua corsa sfrenata sulle ali della tecnologia e della biotecnologia demoralizzata, verso un mondo senza più madre, al quale non dovere alcun rispetto.


Un mondo, una cultura, un pensiero e perfino un desiderio di positività che crede di poter fare a meno dell’inquantificabile, immisurabile, indimostrabile è il mondo in cui siamo entrati attraversando gioiosi il portale sul quale campeggiava in grande l’insegna “Chi tocca muore!” 

 

Se i citati pensatori avevano sferzato il galoppo dei loro cavalli, fu Kant e l’Illuminismo che li raccolse entro il proprio paddok dove, finalmente a riposo, avrebbero potuto brucare nei pascoli di quasi tutto il mondo.

 

Se fino ad allora, sebbene con formule denigratorie e improprie, si poteva ancora fare cenno al mondo magico spazzato via dall’epoca dei Lumi, dopo di allora, a quel mondo non solo venne umiliata l’anima e violentato il corpo, ma fu ridotto a grottesco primitivismo senza alcun significato, vuoto di conoscenza e sempre più dimenticato, buono per dare contro gli eretici di oggi. 

L’incantesimo razionalista e materialista aveva affabulato gli uomini portandoli a velocità crescente sempre più lontani dalla loro origine, facendo loro credere di essere individui indipendenti con diritto di replica permanente. 

 

Quasi pleonastico elencare i successivi gradini allungati verso il cielo del progresso. Dopo quello analogico della rivoluzione industriale, vennero quelli digitali della robotica (lavoreremo meno/aumento disoccupazione), del web (libertà di espressione/censura di parola), del riconoscimento facciale (più sicurezza/più controllo), dell’intelligenza artificiale (utilità assoluta/frigidazione di tutte le creatività analogiche). Se agli uomini serve sempre e comunque un Dio, le ideologie prima e la tecnologia ora, ne fanno egregiamente le veci.

 

Il villaggio-mondo si era fatto e i prossimi anni ne perfezioneranno la struttura. Obbedienza in cambio di beni, subordinazione in cambio di carriera, nullatenenza in cambio di mostrine.

 

Il Nuovo Ordine Mondiale, il Grande Reset, Elon Musk, Piter Thiel, le lobby ebraiche stanno effettivamente occupandosi del bene dell’umanità ma secondo criteri aziendali e, comunque e sempre, capitalistici, il che ne fa un ossimoro. La riduzione della popolazione mondiale e dei rifiuti avverrà a mezzo di politiche orwelliane perfino comprensibili, peccato che saremo noi tutti a pagare il conto salato delle libagioni di pochi plutocratici. La democrazia asciugata dal popolo, lasciata in mano a potentati economici privati e internazionali. Un indigeribile pietanza cognitiva che ha asfissiato la fiducia nelle istituzioni e nel partitismo asservito, come altrimenti argomentare il fallimento prima di tutto valoriale, poi della politica e quindi della sovranità nazionale degli stati? L’immigrazione travestita da accoglienza che era un programma di demolizione delle culture e delle identità voluto e progettato, al pari dell’apertura incondizionata al woke, ai pride al femminismo ideologico.

 

Intanto, razionalizzazione del mondo e solitudine non potranno separarsi, e a chi vorrà uscirne di propria volontà verrà offerto un compenso “assai utile e importante per gli eredi”. Così dice il volantino del progresso, stampato su carta riciclata, con l’angolino dove sta scritto “Non buttarmi a terra buttami nel cestino”.

 

Bisognava ascoltare Pasolini, almeno tanto quanto hanno fatto i suoi assassini. E Ceronetti, con cui i benpensanti piccolo borghesi si erudivano pensando di fatto fosse un poeta e non una mannaia che sarebbe caduta sul loro stesso collo. E anche Gaber che apprezzavamo perché lo sapevamo seguire alle profondità in cui ci portava per poi, nell’androne del teatro, riemergere edonisticamente e individualisticamente soddisfatti come al Club Meditarranee.

 

Ma la discesa della comodità e del godimento si è esaurita. Il valore e la pratica della frugalità che ci avrebbe a suo tempo potuti salvare ora è imposta ma non abbiamo più neanche uno straccio di relitto comunitario per aggrapparci e unirci a lottare. Il totem dell’opulenza, la masnada di diritti civili, l’io posso delle pubblicità hanno sostenuto la liquefazione delle identità individuali, sociali, nazionali, umane.


Invece di Bella ciao, dei fascisti come il prezzemolo e del progressismo, patologia assai peggiore del populismo, dovrebbe essere Chi tocca muore! il titolo del manifesto del progresso ovvero del territorio ad alta tensione in cui non solo non contiamo più niente, ma nel quale non possiamo che piangere lacrime coccodrillesche nei confronti di quanto, per bieco interesse personale, abbiamo buttato a mare: bellezza e conoscenza. Ci sarà utile per evolvere e andare oltre l’arsura spirituale?  


Lorenzo Merlo





domenica 19 luglio 2026

Stati generali delle infrastrutture dell'alto Lazio...

 


All’on Mauro Rotelli e a tutti gli organizzatori degli “Stati Generali delle Infrastrutture dell’Alto Lazio”

“Nella sede di Unindustria Viterbo il 20 luglio 2026  la presentazione di progetti che potrebbero ridisegnare il futuro dell’Alto Lazio, attraverso la realizzazione di infrastrutture stradali, aeroportuali e ferroviarie”.
Così il comunicato diffuso per annunciare la riunione degli  “Stati Generali delle infrastrutture dell’Alto Lazio”
e la  formazione di un tavolo decisionale per finalmente far emergere la volontà politica di valorizzare la centralità geografica della provincia.

E’ innegabile che sia mancato alla provincia di Viterbo il peso politico dei rappresentanti per favorirla. Adesso l’on Mauro Rotelli presidente commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati, che ha indetto la riunione, potrebbe svolgere con più potere il ruolo di catalizzatore di risorse e determinare la svolta necessaria. Fanno ben sperare la presenza della vice presidente del  Parlamento europeo Antonella Sberna, l’assessore ai Trasporti della Regione Lazio Fabrizio Ghera e l’assessore ai Lavori pubblici Manuela Rinaldi, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli.

Importante anche la lista dei partecipanti alla riunione a  partire dal presidente di Unindustria Viterbo Andrea Belli, che ha ospitato l’iniziativa, al prefetto di Viterbo Sergio Pomponio, al presidente di Ita Airways, Sandro Pappalardo, Ilaria Coppa commissario Anas, Lorenzo Cardo presidente dell’Interporto di Orte, Christian Colaneri direttore strategie e pianificazione sviluppo infrastrutture di Rfi, Marco Trombetti amministratore unico di Enac Servizi, Manolo Cipolla presidente di Cotral,  Tommaso Tanzilli presidente di Ferrovie dello Stato Italiane.

“Non è un convegno qualsiasi – afferma il comunicato diffuso - , né la classica passerella in cui ognuno ribadisce le proprie priorità senza ascoltare quelle altrui. Almeno nelle intenzioni dichiarate, l’obiettivo è un altro: fare il punto sullo stato delle opere, sugli investimenti già programmati e sui nodi ancora aperti che frenano la mobilità di persone e merci nell’Alto Lazio.”

Auguriamo che dalla riunione, con l’occhio attento allo sviluppo del Porto di Civitavecchia e dell’Interporto Centro Italia di Orte, emergano proposte concrete rispetto le modalità di trasporto che interessano la Provincia: Aeroporto di Viterbo, Trasversale o Superstrada, raddoppio della Cassia, Ferrovie regionali e statali.
Siamo anche certi che, in questa importante riunione, verranno indicate le soluzioni per l’apertura della Ferrovia trasversale Civitavecchia Orte, vista l’importanza strategica che riveste, per la realizzazione del “Corridoio del Mediterraneo Barcellona-Civitavecchia-Orte-Terni-Ancona-Croazia”, per il congiungimento su ferro dei due porti di Ancona e Civitavecchia, per l’allaccio ad Orte all’alta velocità e al TEN T 1,  per il diritto alla mobilità di tutti i cittadini, per la realizzazione dell’effetto rete con il collegamento già esistente a Fabrica di Roma e a Viterbo Porta Fiorentina delle due stazioni Roma Nord e FS, così come chiede il Piano dei Trasporti della Provincia di Viterbo redatto dalla Sapienza Architettura, approvato all’unanimità e fatto proprio dalla Regione Lazio.
Riteniamo possibile anche perché molti esponenti politici presenti agli stati generali fra cui Mauro Rotelli e Daniele Sabatini li sappiamo favorevoli. La stessa Vice presidente del Parlamento europeo può svolgere un ruolo determinante visto l’impegno dell’Unione Europea per la riapertura.

Anche Unindustria al convegno del 14 novembre 2025 per voce dei suoi massimi dirigenti ha sottolineato la validità della riapertura di una linea ferroviaria che tocca da vicino stabilimenti industriali importanti che fanno partire con TIR i loro prodotti: la Ferrero a Ronciglione e Caprarola e a Gallese la SOCOFER che produce scambi ferroviari.

Alle FS per la riapertura di questa linea di km 87 sono stati concessi dallo Stato  220 miliardi di lire tutti spesi per la sistemazione del sedime tra Capranica e Civitavecchia, altri 123 miliardi di lire sono stati dati alle FS per la elettrificazione di tutta la linea da Civitavecchia ad Orte, l’Unione Europea, assieme alla Regione Lazio, Autorità portuale di Civitavecchia, Interporto Centro Italia di Orte ha cofinanziato il progetto di ripristino ed elettrificazione, redatto dalla Italferr, di tutta la linea con 2 milioni di Euro., Il Parlamento all’unanimità l’ha inserita nell’elenco nella legge 128/2017 per le Ferrovie turistiche. Recentemente RFI ha iniziato la sua pulizia da Capranica a Ronciglione finalizzata al recupero di tutta la linea.   

E’ quindi evidente e anche riconosciuta dalla politica e da RFI che la riapertura di questa importante infrastruttura sia una vera priorità per il riequilibrio del territorio. Non è solo un progetto ferroviario. È un progetto di: - sviluppo economico - sostenibilità ambientale - valorizzazione identitaria dei territori.

Oggi è il momento di agire.
La linea ferroviaria Civitavecchia–Orte rappresenta un’infrastruttura strategica oggi inutilizzata, ma con un potenziale unico: collegare porto, interporti e tutto l’entroterra dei Comuni interessati alle reti nazionali e ai corridoi europei, generando valore economico, ambientale e sociale. Lasciarla inattiva significa rinunciare a sviluppo, competitività e sostenibilità. Recuperare e valorizzare la linea ferroviaria - trasformarla in un’infrastruttura multifunzionale -  attivare progetti concreti di sviluppo territoriale dei Comuni attraversati dalla ferrovia.

Le due leve principali: marketing territoriale e logistica integrata:
1. Marketing territoriale e sviluppo turistico
La linea ferroviaria Civitavecchia-Orte ed il circuito dei comuni che essa attraversa può diventare un vero e proprio “corridoio turistico”: - collegamento tra i flussi turistici e crocieristici del porto di Civitavecchia e aree interne -  valorizzazione di borghi, aree naturalistiche e patrimonio culturale - sviluppo di turismo lento (treni storici, cicloturismo, cammini).  Risultato: aumento dei flussi turistici, nuove opportunità per imprese locali e rilancio delle economie dei territori attraversati
2. Logistica integrata e mobilità sostenibile
La ferrovia Civitavecchia–Orte può svolgere un ruolo chiave nella logistica integrata e a favore dell’intermodalità: connessione efficiente tra porto, interporti  e rete ferroviaria nazionale e corridoi europei, riduzione del traffico pesante su gomma e incremento di attività logistiche integrazione porto, nodi interportuali  e realtà produttiva e distributiva di tutto il centro Italia.

Altri benefici ambientali ed impatti concreti: meno camion sulle reti stradali, riduzione delle emissioni di CO₂ e quindi minore inquinamento atmosferico ed acustico, miglioramento dei flussi turistici e maggiore sicurezza stradale.
Risultato: territorio più vivibile, sistema logistico più competitivo e sostenibile. Sostenere istituzionalmente il progetto e proporre le attività attraverso cui esso si realizza partecipare, promuovere ed essere protagonisti delle iniziative di sviluppo territoriale.
Conclusione

La ferrovia Civitavecchia–Orte può tornare a essere un’infrastruttura viva, utile e produttiva. La differenza la fa una scelta oggi: restare spettatori o diventare protagonisti di un progetto di rilancio territoriale concreto e sostenibile. Cordiali saluti,

Raimondo Chiricozzi




FERROVIA DEI DUE MARI
comitato per la riapertura della Civitavecchia Capranica Fabrica di Roma Orte
Tel 3683065221 Email:
comitato.civitavecchia.orte@gmail.com Pec: ferroviadeimari@pec.it


venerdì 17 luglio 2026

L'incredibile mesaggio di Ferdinando Renzetti... (rosa rosamaria e acqua di rosa)



Ho appena ricevuto questo messaggio dall’alto, nel senso che mi sono seduto su un muretto dove c’era scritto:  Siamo a Destinazione!

E mi è venuto in mente di scrivere qualcosa che si intitoli proprio in questo modo, solo che non mi viene in mente niente e non so come iniziare… se l’arrivo è la fine e la fine sempre un nuovo inizio allora siamo nella giusta destinazione, ecco cosa voleva dirmi la frase appena letta… posso iniziare così… inizio e fine coincidono…

Rosa, Rosamaria e acqua di rosa: lu cuntu non la cunta e fa lu cuntu con la vita. Lu cuntu… C’era una volta una cantastorie siciliana, si chiamava Rosa Balistrieri, … Rosa cantava con rabbia… Rosa era una che difendeva i diritti del popolo e i diritti di quella povera gente che non aveva nemmeno i denti per mangiare il pane perchè il pane non lo aveva mai avuto.

Cantava come una leonessa della Sicilia, cantava e ancora canta con quella chitarra.

Cantastorie ce ne sono stati e sempre ce ne saranno, chi canta forte, chi canta piano, chi si arrabbia e chi invece cavalca le onde del mare non soggetto a nessuna marea.

La vita è questa pazzia, un gioco, una fantasia… una farfalla leggera che si poggia sul fiore più pesante che la sostiene.

Ma forse non esiste né fiore né farfalla, proprio nulla esiste se non l’eterna sospensione del nulla nel nulla…

Come ripeteva spesso Rosamaria regina di Calabria: o t’elevi, o te levi…!

Un oggi alla volta ti ricordavo più alta e noi qui ci fermiamo per dissetarci è bello avere sempre quello che ci serve un tuffo al cuore brivido di piacere se fosse amore goccia di follia con molta calma… aria, ci manca l’aria… degli anni belli, adesso ho capito cosa serve per fare la rivoluzione, iniziamo da qui: pomodori tofu carote cipolla…

Come la ruota del vasaio, una volta messa in moto, gira ancora a lungo, e solo lentamente il suo moto si ferma come l’umidità penetra nel tronco dell’albero secco, lo riempie a poco a poco e lo fa marcire, il mondo e la pigrizia penetrano l’animo umano e lo rendono pesante e stanco.

Camminiamo in rigoroso silenzio, non parliamo, non fumiamo, non facciamo foto. Ci purifichiamo dal mondo, lo lasciamo alle spalle, entriamo nella destinazione: inno all’amicizia, riflessione, nel silenzio, tra nascondimento e riconoscimento...

Ferdinando Renzetti da Pescara



giovedì 16 luglio 2026

L'avventura di Dina Alberizia continua... in Cammino!

 


Molti di noi, quando abbiamo ricevuto la notizia che Dina Alberizia era stata liberata dopo l’incubo della detenzione nelle carceri libiche, insieme agli altri volontari della missione umanitaria diretta a Gaza, abbiamo tirato un sospiro di sollievo e ci siamo detti “meno male”.

“Meno male” anche in senso letterale è la speranza nel buio di questi anni terribili. Che possa esserci meno male, questo ci auguriamo. Tanti di noi ammirano Dina, perché ha saputo fare un gesto coraggioso, passare dalle parole ai fatti. Io stesso tante volte ho pensato che vorrei imbarcarmi su una flotilla, ma poi non l’ho fatto. Chi mette la propria vita al servizio della pace e dell’umanità va rispettato, perché appartiene alla categoria dei giusti.

...Dina  ci fa riflettere allargando l’orizzonte. Dina è tornata a camminare, il cammino cura le ferite, il cammino dà la forza di combattere per aiutare gli altri, noi camminiamo con lei...

Stralcio di un articolo tratto da "Il Cammino/327"   - luca@camminoprofondo.it



mercoledì 15 luglio 2026

Israele e la "Terra Promessa"...

 

martedì 14 luglio 2026

“Di là dal fiume e tra gli alberi”... a volte succede!

 


Da un po' di tempo mi capita di vedere in tv nella programmazione dei canali Rai il titolo di un programma: “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Incuriosito ho chiesto lumi a padre google che subito mi ha svelato l’arcano: “Across the River and Into the Trees” è un celebre romanzo del 1950 di Ernest Hemingway, un romanzo in cui spazio e tempo si fondono: il protagonista è trascinato in un lungo flashback attraverso l'espressione "ragazzo", che nella narrazione funge da ponte tra tempo presente e tempo passato. Il dialogo, dunque, è sempre al tempo presente nonostante ci si riferisca al passato ed il termine "adesso", si ripete appunto per rafforzare l'illusione. Il titolo è tratto dalle ultime parole del generale  confederato Stonewall Jackson. 


Ha lo stesso nome anche una serie di documentari tematici, legati al territorio, trasmessi in televisione da Raiscuola, Raistoria e Raicinque. Un racconto dell'Italia dal Sud al Nord, attraverso itinerari poco battuti che svelano i profondi cambiamenti avvenuti in quasi un secolo nel nostro Paese. Questo titolo mi ha fatto tornare alla mente la famosa frase di Confucio: siediti lungo la riva del fiume e prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico. Ho chiesto all’amica Rosa che ha studiato filosofia cosa ne pensa di questa frase e mi ha risposto…  che dire della frase di confucio? è strano anche se quella che è considerata come l’antica saggezza non fa presa su di me, perche in quella che è considerata una frase saggia viene presupposto che ci sia un fondo di significati che potrebbe reggerla e quindi chi è questo nemico? forse è dentro di noi e quello che pensiamo di essere, forse… quindi aspettando sulla riva del fiume che poi passera il cadavere del nostro nemico e quindi è come se questa frase presupponesse che la pazienza è una virtù, la capacita di attendere, anche se la vita non è lineare e ci riserva sempre tante sorprese e sarebbe rassicurante il fatto che possa esserci una certa linearità negli accadimenti, la  legge di causa ed effetto, se fai questo ti succede quello. Anche se non sempre è cosi  quindi possiamo dire, boh… la saggezza sicuramente aiuta a vivere meglio, non possiamo negarlo, anche se presuppone sempre il dover imparare, invece la vita è libera e nulla può essere presupposto. 

 

Mi sono divertito a scomporre a frase e a lavorarci per sottrazione per renderla più empatica. ho tolto il cadavere, ho tolto anche il nemico, la parte negativa del messaggio, infine ho tolto anche il concetto di tempo : l’attesa! la frase si è trasformata in sediamoci lungo la riva del fiume, se vogliamo continuare a sottrarre concetti alla fine avremmo solo: sediamoci…! anche se forse sarebbe meglio sederci davanti al bar con una birra in mano aspettando gli amici. Scrive ancora Rosa: l’intellettuale concettuale è parte del meccanismo umano, quindi è una struttura relativa, se la togliamo cosa rimane? Se la ragnatela è soffiata via dal vento, il ragno è destinato a morire, dunque? chi risponderà a questa domanda? la scienza!? 

 

Uno scienziato sta facendo un esperimento con un ragno strappandogli man mano una zampetta e ogni volta ordina al ragno di saltare e ogni volta al comando il ragno salta, fino a quando strappata l’ultima zampetta ordina al ragno di saltare e il ragno non salta e quindi lo scienziato scrive sul suo referto che il ragno senza zampe diventa… sordo! pure Einstein sosteneva che la scienza anche se primitiva e infantile è la cosa più preziosa che abbiamo, anche se io non ne sarei cosi sicuro. Direi che è un gioco come un altro, la cui pecca è quella di creare gerarchie sociali, e questo la rende antipatica, anche perchè pensa d’essere unica e l’unica! 

 

Tornando al fiume o a Filippi come diceva il mio professore di matematica al liceo, proprio in questi giorni dopo tanti anni mi è capitato di rileggere “Siddharta” di Hermann Hesse che scrive: il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, ovunque in ogni istante , che per lui non vi è che presente, neanche del passato o dell’avvenire. 


Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha, realtà e presenza.  Il pensiero consapevole dell’unità di tutta la vita. Molte mete e tutte le mete vengono raggiunte e a ogni meta una nuova ne segue e dall’acqua si genera vapore e sale in cielo, diventa pioggia e precipita giù dal cielo, diventa fonte, ruscello, fiume e di nuovo riprende il suo cammino di nuovo continuando a fluire. Tutto insieme. E’ il fiume del divenire, la musica della vita, il canto delle mille voci, Siddharta tutte le udiva, percepiva il tutto, l’unità, il grande coro delle voci consisteva di una sola parola e questa parola era OM: la perfezione. Che hanno di più un saggio o un filosofo della gente comune se non una unica inezia, una unica piccola cosa: la coscienza!

 

A proposito di illuminazione concludo con una storiella: ho un amico che si chiama Dario, Dario Lampa e si è sposato con una certa Dina. Sull’annuncio di matrimonio hanno scritto: Oggi Sposi, Lampa Dario e Lampa Dina.


(C'era una volta) Ferdinando Renzetti




lunedì 13 luglio 2026

Città e verde urbano...

 

Aumentare la copertura arborea fino a raggiungere almeno il 30 per cento in tutta l’area urbana può contribuire a ridurre in modo significativo l’impatto delle ondate di calore nelle città italiane. È quanto emerge dallo studio su un campione di dieci città italiane di un team dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret) e del College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF), pubblicato sulla rivista Nature Partner Journal Urban Sustainability.










Il gruppo ha analizzato i dati di Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona, città diverse per dimensione e condizioni geografiche. Cosa sarebbe accaduto se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30 per cento di copertura arborea, durante la storica ondata di calore dell’estate del 2003? Stando alle stime si sarebbe potuto abbassarne di circa il 36% l’impatto, misurato come eccesso di mortalità da calore nella fascia di età dai 65 anni in su.

Gli autori – Theodore Endreny, Marco Ciolfi, Anna Endreny, Francesca Chiocchini e Carlo Calfapietra del Cnr-Iret e della State University of New York – hanno utilizzato il sofisticato modello climatico urbano “i-Tree Cool Air”, che combina dati su temperatura, umidità, copertura del suolo e vegetazione, stimando come gli alberi raffreddino l’ambiente attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, cioè il processo con cui rilasciano acqua nell’atmosfera contribuendo a dissipare il calore.

“I benefici sarebbero particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso”, spiegano Ciolfi e Chiocchini. “Il raffreddamento prodotto dipende anche dalla disponibilità d’acqua: nei climi mediterranei, sempre più soggetti a siccità, potrebbe essere necessario integrare infrastrutture verdi e sistemi efficienti di gestione delle acque per mantenere gli alberi in salute senza aumentare eccessivamente l’umidità”.

Il rischio di ondate di calore è distribuito in modo disomogeneo tra i quartieri delle città. I gradi-giorno di ondate di calore (°C/giorno) dello scenario di riferimento, relativi alle ondate di calore del 2003, sono distribuiti spazialmente tra i quartieri di ciascuna delle 10 città italiane; le tonalità di rosso più scure indicano una maggiore incidenza stimata di questo indicatore di rischio per ciascun quartiere.

Scarica qui il documento.

CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche

Per informazioni:
Marco Ciolfi
Cnr-Iret
marco.ciolfi@cnr.it