sabato 11 maggio 2019

Ecologia botanica e libertà di coltivazione della canapa bioregionale


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Nel governo del "cambiamento" l'ennesimo elemento di divisione è la canapa.  Il M5S  vorrebbe legalizzarne la vendita, mentre la Lega vorrebbe inasprire le pene per la coltivazione e per l'uso.  Queste posizioni schizoidi si ripercuotono anche a livello di polizia e di magistratura, ove in certi casi si è troppo di manica larga o -al contrario- si persegue una politica repressiva. 

La Rete Bioregionale si pone in una posizione mediana e raccomanda alle istituzioni la soluzione più naturale, ovvero la libertà di coltivazione.   Finché la canapa bioregionale non potrà ritornare libera nei nostri campi e giardini, assieme a tutte le altre piante medicinali, alimentari e di varia natura, non potremo mai attuare una sana ecologia botanica. Mentre la legalizzazione della “cannabis” ad elevato tasso di cannabinolo porterebbe lo stato a spacciare canapa oltre che tabacco, liquori e giochi d'azzardo conducendo ad un ulteriore indebolimento della società, soprattutto del mondo giovanile. 

La soluzione quindi   è la totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale, dai molti usi e con basso tasso di cannabinolo. Questo -tra l'altro- porterebbe ad un ritorno alla terra, vista la necessità di produrre alimenti biologici e le numerose possibilità alternative d'uso della canapa, in tutti gli ambiti (produzione energetica, materie plastiche, biomasse, disinquinamento dei terreni, edilizia, tessile, alimentare,  etc.).

Paolo D'Arpini - Portavoce della Rete Bioregionale Italiana

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