Si sente nell’aria. E se in molti lo sentono allora avviene.
Ci siamo! Quanto manchi, poco o poco più di poco, non conta. La garrota fascista del progressismo è stata stretta un giro di troppo intorno allo spirito della gente. Un’entità quest’ultima che non distingue nazioni né popoli. Un’entità spontanea adesa come in un nido d’api intorno alle medesime pene, una delle quali, forse tra le più determinanti sta nella sottrazione di prospettive e, di conseguenza, nella liquefazione dell’identità, sola struttura idonea a perseguirle. Uno stato esistenziale che si è lentamente costituito e allargato sotto l’egida di un solo comandamento: il domani sarà peggio dell’oggi.
Nel mortaio delle politiche progressiste-liberiste – leggi il mondo in mano al capitalismo finanziario e digitale, ovvero in mano ai privati – la gente comune è ripetutamente colpita dalla comunicazione necessaria a ridurla in poltiglia, buona per tutte le bruschette dei salotti dove vengono servite insieme ai bottoni rossi che segnano la rotta del mondo.
Nonostante lo strapotere di lobby, potentati finanziari, digitali e di controllo, queste corporazioni, richiamate e alla bisogna coese da un’esaltazione babelesca, non sono ancora riuscite a imbambolare tutti. Ma sono riusciti ad esacerbarne il sentimento nei confronti di istituzioni e politiche, più esattamente, nei confronti di tutto ciò che dovrebbe essere con loro e che, invece, si è dimostrato contro di loro. Troppo lungamente.
Due recenti episodi lontani nella geografia, nella cultura, nella religione, storia, costumi e nella causa, al momento possono essere presi a dimostrazione del significato spirituale della perdita di identità e prospettiva che vive la gente e del potere reificatorio che implica. Si tratta nel primo caso dell’acquisto dell’isola albanese di Sazan da parte di Kushner e relativa protesta spontanea popolare. Nel secondo, di quanto avvenuto a Belfast, in Irlanda del Nord, in merito all’attacco indiscriminato all’arma bianca di un immigrato nei confronti di un giovane locale che rimarrà menomato nel corpo e nel cuore e relativa sollevazione spontanea e popolare.
Reazioni di genti lontane tra loro, che il medesimo sentimento, alla faccia della distanza fisica, in un istante senza tempo, raduna in un solo corpo. Ma quelle genti, non sono due, una albanese e l’altra britannica, sono molte, sono tutte. Tutte offese, ferite, disilluse, esasperate e in ragione di ciò allineate come tessere di un domino che non attendono altro che il momento di rovinare appena accese dall’emozione infiammata della tessera vicina.
Una sequela di reazioni divenute emotive, cioè senza più controllo da parte di chi le compie né possibilità di gestione da parte delle istituzioni. Significa, a poco o poco più di poco, guerre civili. Un’eventualità che alcune organizzazioni cavalcheranno e che altre potrebbero trattenere entro la legalità, per avvicendarsi in una dinamica elettorale colma di promesse sedanti.
Organizzazioni partitiche e extra-partitiche che mi rifiuto di dire di destra, preferendo dire in grande misura generate e fomentate dalle politiche a sfascio, europee e italiane di questi ultimi decenni, politiche inseminate a partire da Prodi (panacea dell’Euro), da Ciampi (svendita dell’Italia) e congrega che, tra un flûte e un glencairn sul ponte di comando del panfilo dei corsari chiamato Britannia, hanno svenduto l’anima dell’Italia e degli italiani.
In questo secondo caso molti, la maggioranza di quelle genti, penso, aderirebbe a salire sui “nuovi” carri vannacciani. Allora la domanda è: potranno i neo-cocchieri, sospinti sulla serpa dalla politica vessatoria, far fronte al sistema o ne verranno anch’essi ingoiati e digeriti, lasciando le genti senza più preghiere a rovistare nelle rovine, colpevolizzate di populismo, di novax, di terrapiattismo, d’essere la “feccia” e dell’intero disastro politico-esistenziale, senza mai nessuno che avesse seriamente chiesto loro “come state”? Senza mai nessuno che avesse detto loro in faccia “preferiamo dedicarci alle minoranze e ai loro diritti civili, piuttosto che stare dietro a voi”.
Chi, per ragioni anagrafiche si sta perdendo lo spettacolo di psicopatologia che calca i teatri di tutto l’Occidente dal progressismo non potrà mai credere ai testimoni di quest’epoca nociva. Non potrà credere che la sinistra, dalla cultura alla politica, avesse tutto in mano, ora rischia di andare al rogo insieme a auto, case e cassonetti, sempre che il livello non si alzi. Avevano tutto e hanno creduto di poterlo mantenere svendendo l’anima delle genti all’economia, cioè buttando amare i lavoratori in cambio di un vestito da donna, tanto oggi anche un uomo può fare da madre. Poco o poco più di poco!
Lorenzo Merlo
Nessun commento:
Posta un commento