Disconoscimento redazionale: Attenzione Attenzione... Questo articolo non ha nulla a che vedere con il "Nuovo Dizionario" (o abbecedario umoristico) che circola da anni sul web, reinterpretandoli sotto una finta veste "agro-pastorale": GIULIVA → Definito ironicamente come "lo slogan di chi è vessato dall'Imposta sul Valore Aggiunto" (Giu-l'IVA!). URBANO → Che richiama la definizione di VIGILIA, ovvero la "donna del vigile urbano".
Questo abbecedario, che segue, è il genuino resoconto di un'esperienza bioregionale vissuta (dal vivo) dal suo autore, Ferdinando Renzetti, e fedelmente riportata senza modifiche e correzioni... (La redazione)
"L’abbecedario agropastorale di giuliva e urbano. giuliva diplomata all accademia in pittura disegno composizione alleva galline, oche, fa il formaggio e carda la lana, urbano contadino neorurale, studia filosofia, coltiva verdure frutta ulivi e piante officinali. realizzano creme con erbe officinali olio di oliva e cera d’api con una tecnica naturale antichissima usata dai babilonesi dagli egizi dai greci dai romani fino a oggi. fiori di geranio odoroso, calendula, elicriso e lavanda per infusi. flaiano scriveva che le stelle sono la perduta ricchezza dei poveri, infatti quando sono felici toccano il cielo con un dito, anche nel significato astronomico, un tempo contadini marinai e pastori sapevano leggere e orientarsi con il cielo notturno, per le loro attività, quindi, ora una ricchezza perduta, poiche nessuno sa piu leggere il cielo di notte. ci incontriamo per fare quattro chiacchiere, quattro passi tra le nuvole il profumo del mosto selvatico al settimo cielo sulla nona nuvola. quattro passi tra le nuvole è il titolo di un film del neorealismo italiano degli anni 50, una storia d’amore con un remake dal titolo walking on the clouds e uscito come il profumo del mosto selvatico.
sonchus sonchus crespino cacigno la più buona tra le verdure selvatiche, si cucina bollita e ripassata in padella con olio aglio e peperone secco dolce e pizza di mais. ho riletto cento uno storie zen, siddartha e narciso e boccadoro. hermann hesse scrive talmente bene che mentre leggo mi distraggo e mi astraggo da quel che scrive e quindi… bevo nuar de truà nero di troia un vino di un paese che si chiama troia di puglia vicino foggia. in abruzzo montepulciano altro monovitigno che si vinifica pure come cerasuolo spremuto e messo in botte. in paese cè la cantina sociale colle moro dal nome del fiume che ricorda battaglie della seconda guerra mondiale e anche i mori che si nascondevano di notte negli anfratti e di giorno assaltavano i villaggi o magari solo perche l’acqua era intorbidita dalle sabbie arenarie. in paese ci sono cisterne gigantesche piene di vino di diverse qualità, nabir dice che vuole candidarsi come sindaco e tra le prime proposte cè quella di costruire un vinodotto che collega le cisterne a tutti i rubinetti delle case del paese, anche se non lo voterebbe nessuno perché tutti bevono la birra.
che meraviglia l’acqua non nasce nella bottiglia… è il contenuto del cesto agropastorale che porto con me. a che ti serve una matita senza punte? cè il coltello da pastore agricoltore per appuntarla. e perche proprio il due di bastoni? lho trovato, non so, penso rappresenti la doppia coppia. cè pure uno scacciapensieri che si chiama tromba degli zingari strumento musicale antichissimo arrivato dall’india. un mini libro di una autrice francese ABCDAIRE con belle illustrazioni a colori e in bianco e nero. infatti mi chiedevo cosa fosse quel libricino! una pallina di terra chissà di dove e una boccetta di olio essenziale di arancia e le mollette per i panni alcune noci, una noccioline, una radice di liquirizia, un bastoncino di cannella. un fiocco rosso di carta e il kajal. una pallina di plastica rossa che serve per la meditazione dinamica. il cesto di fabbricazione e stile rurale proviene da cisternino dove lho trovato parecchi anni fa. all’interno una sacca di velluto a strisce colorate da giullare, regalatami da hirina scrittrice di libri per ragazzi. due sciuscelle o carrube del gargano usate per fare il cioccolato di carrube detto carubado. dicevo del due di bastoni e il corrispettivo due di coppe, il doppio maschile e il doppio femminile.
sto cucinando il riso che abbonda sulla bocca degli scultori. il riso mi piace sia da mangiare che da ridere. si dice che quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito, a me piace guardare il dito che indica la luna, nel suo indicare gia in parte la possiede. è il tuo prontuario magico, quel cesto, uno scrigno di ricordi e amuleti? amuleti non so! sono le cose che mi attirano e catturano il mio interesse, nota i colori! voglio dire che spesso uso gli oggetti come tavolozza dei colori, che poi compongo nel loro insieme. prendi per esempio le mollette dei panni che sono utili per diverse funzioni, ce n’è una di legno naturale, una celeste sbiadito e una arancione chiaro. intendevo che sono oggetti in cui intravedi parte del tuo immaginario, del tuo essere interiore ed estetico, che poi diventano come amuleti che rassicurano nella vita quotidiana senza riferimenti alla magia bianca, all’ esoterico simbolico o pensiero retrogrado e alchemico. sono oggetti che raccontano e rimarcano la nostra identità. vero anche se spesso nei viaggi raccolgo ceramiche manifesti santini terre semi libri oggetti vari vasetti braccialetti borse e perfino stoffe… fino ad esserne totalmente circondato!"
Ferdinando Renzetti (in veste da camera)



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