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venerdì 10 agosto 2012

Medicina per la mente: Chan (o Zen) - Saggio di Alberto Mengoni

Pesci nel secchio - Collage di Vincenzo Toccaceli


L’energia positiva che una persona può ricevere con una buona meditazione può venire paragonata alla profonda soddisfazione mentale che si ottiene quando si assiste ad un rilassante spettacolo o quando ci si alza dal letto dopo un sano riposo.

Naturalmente con le debite proporzioni, rispetto alla differenza qualitativa delle varie circostanze con cui si ottiene quel dato beneficio. Quando questa persona viene intensamente rapita da uno spettacolo o quando si ridesta da un riposante sonno, per qualche momento essa si scopre… privata della componente egoica della sua coscienza.

La modalità coscienziale che si manifesta negli individui, allorché il loro Io viene momentaneamente escluso dalla presenza autoconsapevole, è di tipo universale.

In questa peculiare situazione, veramente auspicabile per un ricercatore spirituale, la modalità coscienziale esprime liberamente se stessa essendo consapevole dell’autenticità dell’evento, senza alcun moto egocentrato, ma solo come pura coscienza osservante.

L’eventuale inserimento dell’Io, in questa pura manifestazione della coscienza, può avvenire qualche secondo più tardi con il giudizio personalizzato, sul gradimento o non gradimento nei confronti dell’avvenimento appena sperimentato. Peraltro, la riproposizione iniziale dell’Io, dopo questa occasionale assenza, non è così dirompente come nella normale attività in cui è sempre presente, in quanto la stabilizzazione coscienziale ha prodotto un’attenuazione dell’aggressività con cui l’Io solitamente si manifesta.

Dopo qualche secondo, tuttavia, l’Io riprende possesso della sua selvaggia energia manifestandosi con sensazioni di nervosismo o di disagio, oppure con pensieri di gradimento o rifiuto, dunque con la sua personale concettualizzazione dell’evento. Da questo momento, la coscienza primaria che era stata toccata dalla semplice pura percezione, viene distorta e imprigionata, modificando così la sua originaria energia rilassante in una energia nevrotica manipolata dall’Io.

Si può dire che nella pratica meditativa della consapevolezza Ch’an si abbia un effetto similare. Il meditante, proponendosi con una corretta postura nella posizione di “Osservatore non-giudicante” e interessandosi impersonalmente soltanto a ciò che appare nella mente, “vede” tutto ciò che si presenta come parte integrante della meditazione. Perciò tutto quello che entra nel campo della coscienza (suoni, rumori, sensazioni visive e tattili), anziché venir considerato come un effetto disturbante, diventa materiale utilissimo per una buona meditazione. Così, tanto per ribadire ciò che stavamo dicendo prima, il risultato di questa buona meditazione sarà l’assaporamento di una calma interiore, di una serenità d’animo e di una profondità mentale in cui l’Io, almeno per un certo periodo di tempo, resterà addormentato o assente. Tra l’altro, l’assenza momentanea dell’Io permette al meditante di poter prendere una inconsueta confidenza con lo “stato vuoto” della mente, con cui può temporaneamente identificarsi come manifestazione della “coscienza impersonale”, anche se questa eventualità risulta essere piuttosto strumentale.

Potrebbe accadere che la “Realtà”, così come veramente è, profittando dell’assenza dell’Io aguzzino, possa manifestarsi pienamente alla nostra mente sotto forma di questa pura Coscienza, che non è certo separata o indipendente dall’esistenza, in quanto tale, della stessa mente. Di conseguenza, la Coscienza quando non è usurpata dall’Io si manifesta come una sorta di Occhio Divino, il famoso “Terzo Occhio” delle tradizioni esoteriche: un occhio di tipo superiore, svincolato dal possesso e dal dominio dell’individualità egoica.

Dunque la “buona” meditazione ci mette in contatto con la Realtà, che è la Coscienza nel suo aspetto divino, ed è caratterizzata dal silenzio mentale e dalla introspezione profonda senza identificazione. Al contrario una meditazione scadente non può nemmeno essere chiamata “meditazione” poiché, essendo presente in maniera quasi costante l’invadente Io, al massimo può essere considerata una “chiacchierata” mentale con noi stessi. Bisogna capirla questa differenza, altrimenti se sottostiamo alla situazione perversa del desiderio di partecipare COMUNQUE ad una pratica meditativa, senza conoscerne le diverse qualità, va a finire che perdiamo solo tempo.

Quando l’Io insiste nella mente con la sua disturbante interferenza, la coscienza non può rendersi visibile ed allora tutta la storia diventa uno sfogo presuntuoso dell’Io che si illude di voler fare qualcosa di mistico, qualcosa di speciale. In realtà, ciò che sta avvenendo in un caso come questo, è soltanto un esercizio psicofisico, un passatempo più o meno soporifero, del tutto inefficace nei riguardi dell’esperienza spirituale. Tra l’altro, poiché non vi sarebbe neanche una buona circolazione di energia, anche a livello salutistico non è che si ottengano strabilianti risultati.

Considerando il fatto che moltissime persone tendono ad utilizzare la meditazione più per scopi prettamente mondani che per una vera motivazione spirituale, si nota che queste persone sono portate ad aspettarsi evidenti migliorie sul piano della concretezza materiale. Infatti, coloro che usano la meditazione con l’Io totalmente imperante, lo fanno principalmente per mantenere o ripristinare una buona salute, oppure per ottenere poteri paranormali, o anche per aumentare la loro volontà mentale nei confronti degli altri individui, che si desidera sottomettere.

In questi casi, la meditazione diventa soltanto un terribile mezzo, un crudele strumento fortemente egoicizzato, per aumentare il perverso potere dell’Io. Non deve essere così, non è questo l’uso da farsi con la meditazione, almeno con la meditazione Ch’an. Nel terzo capitolo del “Grande Libro dello Zen” di Wong Kiew Kit, a pag. 35, si possono ampiamente leggere tutti i vari benefici che si ottengono con la meditazione Zen. Questo è certamente un fatto positivo che, meditando per educare e diminuire la nostra forte egoità, si ottengano anche benefici sul piano della salute fisica e mentale. Il concetto di “terapia curativa” della meditazione Zen è nettamente dimostrato anche da moltissime sperimentazioni scientifiche. E’ un fatto noto e risaputo da sempre che coloro che praticano da anni meditazioni giornaliere, nella maggioranza dei casi, godono ottima salute. Addirittura è stato ipotizzato, anche da organizzazioni mediche e scientifiche, che la meditazione riesca perfino a curare il cancro.

Perciò non possiamo che esserne profondamente felici, soprattutto perché l’effetto curativo dello Zen non è lo scopo a cui i veri ricercatori spirituali mirano. Si può dire che questi risultati salutari siano nient’altro che un gradito “effetto collaterale”.

Ovviamente, questa meditazione curativa spesso è utilizzata ad arte anche da ricercatori spirituali al di sopra di ogni sospetto. Infatti non è assolutamente una cosa negativa utilizzare i benefici della pratica come cura e metodo di guarigione quando chi lo fa è una persona che nel suo intimo pensa al beneficio di tutti gli esseri viventi. Per cui il beneficio attuale che essa ne riceve è soltanto una necessità contingente, per fruire di una buona salute che possa permettere la continuazione della pratica spirituale e il mantenimento di un buon pensiero, nei riguardi del Dharma assoluto e della motivazione compassionevole verso tutto l’Universo.

Perfino i moderni scienziati ci dicono che, in realtà, il mondo esterno è una sorta di illusione e che la materia di cui è composta la vita non ha alcuna stabilità, ma è disposta secondo un modello archetipico. Ed inoltre, proseguono con lo svelarci che le stesse particelle di cui questa materia è formata sono in costante mutamento e movimento e che il fattore cruciale che plasma la realtà è la MENTE. Allora, possiamo ben capire che il potere curativo, il centro vibrante che eroga il ripristino ed il mantenimento della salute, non è nient’altro che la mente!

Perciò, è bene sapere che l’unica energia esistente nell’universo, e quindi anche nella nostra mente, che permette il bene ed il male di tutte le cose è la MENTE stessa; ad essa e solo ad essa dobbiamo imputare il potere della guarigione, quando ci dedichiamo alla pratica di calma e consapevolezza mentale, per mezzo della meditazione Zen. Però se non riusciamo a sciogliere, a scindere la mente dai suoi legami materiali, nemmeno l’Io potrà essere accantonato da qualche altra parte. Perché? Perché l’Io è proprio ciò che viene fuori da questa unione karmica tra la mente ed il corpo materiale, che essa stessa si è creato.

Una persona col suo “Io” che pensa di star male ed usa il mezzo spirituale della meditazione per cercare di eliminare il suo malessere, effettua soltanto una operazione “strumentale”. Questa persona non possiede una visione del suo corpo, come se fosse una costruzione occasionale ed impermanente che è soggetta a mutazioni e cambiamenti. Perciò il suo utilizzo della meditazione come “cura”, non viene rivolta al sottile e profondo principio che stabilisce la mente come “causa ed effetto” di tutte le trasformazioni che avvengono nel corpo.

Al contrario, colui che conosce le segrete leggi che governano il mondo illusorio della forma, sa perfetta-mente dove indirizzare l’energia creata dalla meditazione. Riportando a se stesso ed alla propria mente deviata la causa del suo malessere, egli indirizza l’energia positiva generata dalla visione interiore proprio verso la sua stessa mente, così da effettuare la trasformazione delle particelle in crisi. Le cellule malate, ricevendo questa carica di “sacrosanta consapevolezza”, si rigenerano come in un bagno catalitico e riacquistano la precedente condizione di buona salute.

Tutto ciò avviene, o dovrebbe avvenire, senza una specifica motivazione egoistica, ma soltanto come effetto di una comprensione integrale in cui perfino il nostro Io viene visto come componente della Totalità, identico anzi identificato con un Io assoluto che comprende in sé la natura vivente di TUTTA l’umanità. Quindi, proprio se NON applichiamo un forte egoismo, desiderando esclusivamente per noi una guarigione personale, potrà accadere che la otterremo grazie alla mente che si svincola dalla costrizione di pensarsi una singola individualità. In questo modo è pressoché sicuro che il miracolo di una ristrutturazione molecolare, agevolata dalla mente nei confronti del corpo, potrà avvenire spontaneamente per legge di natura e non perché il nostro Io egoisticamente la vuole. Perciò la meditazione può avere un positivo effetto sul corpo solo se l’Io non disturba la mente che, finalmente liberata dal cappio dell’egocentrismo, può dedicarsi serenamente alla conoscenza di sé ed al reintegro con la Coscienza Superiore, da cui provengono i suoi magici poteri.

Quindi attenzione, dobbiamo stare veramente attenti a come impostiamo il nostro desiderio di praticare la meditazione. Dobbiamo guardarci all’interno per evitare di accondiscendere al principio egoistico di pensare soltanto al bene materiale: ecco perché gli antichi Saggi mettevano in guardia sul pericolo di usare la meditazione nel modo sbagliato. La meditazione, presa dal verso sbagliato, può anche essere pericolosa se, anziché diminuire l’attaccamento al nostro Io, produce un aumento smisurato della volontà individuale di prevaricare e disinteressarsi delle altre entità viventi.

Se non impariamo ad utilizzare la mente al fine di praticare correttamente la meditazione, come ho già detto molte altre volte, oltre a perdere tempo, rischieremo di perdere anche i buoni propositi e l’occasione di conservare una buona salute. Proprio perché in definitiva, potremo perdere la vita stessa, nel senso che ancora una volta, dopo essere nuovamente venuti ad esistere, abbiamo sprecato quest’altra possibilità di arrivare alla vera conoscenza: la conoscenza di noi stessi!

Quando si è privi della vera Conoscenza e della conseguente Saggezza, il problema della salute del corpo non può essere risolto semplicemente con la volontà di una guarigione quale che sia. Così, come le tendenze della mente continuano anche dopo la morte del corpo e nella successiva rinascita in un altro corpo queste tendenze mentali determinano il carattere della successiva persona, così anche le cellule malate del corpo mantengono ancora la loro tendenza nelle successive cellule che si ricreano. Di conseguenza, se le cause della malattia corporea non sono state risolte e cambiate, anche qualsiasi tentativo di cura della malattia non potrà produrre la guarigione definitiva, ma soltanto un effetto palliativo e momentaneo.

La malattia, per quanto continuiamo ad ostinarci nel ritenerla e considerarla “corporea”, in realtà ha la sua causa profonda nella nostra mente. Se con la meditazione non impariamo ad indagare la mente, non potremo mai arrivare a prendere coscienza di essa e delle misteriose leggi che governano il suo rapporto col mondo fisico e materiale.

Ciò significa che quando una persona si trova ad uno stadio avanzato della malattia, non è più possibile intervenire empiricamente. Per prima cosa, quando la persona è fortemente disturbata dal suo male non riuscirà nemmeno a praticare una meditazione terapeutica, senza che questa possa essere libera dalla forte pressione del suo Io. Il suo Io preoccupato sarà sempre presente e questo già impedisce la procedura risanatrice, per i motivi che abbiamo spiegato sopra. Lo stadio “avanzato” significa che la malattia è di tipo karmico e quindi la causa risiede nella parte incognita della mente, non soltanto nel corpo di quella persona.

Dunque, a questo livello è già troppo tardi per intervenire con il lavoro meditativo, anche con quello indirizzato alla conoscenza della mente, perciò non possono essere bloccati e modificati gli effetti karmici sul corpo. Di conseguenza, se non si è imparato prima a curare l’Io con la meditazione, potrà essere la virulenza negativa dello stesso Io la causa scatenante della malattia karmica.

A quel punto di manifestazione della malattia, soltanto la medicina tradizionale può, in qualche modo, intervenire sugli effetti. Purtuttavia, non bloccando la causa, si mantiene immutata la tendenza karmica.

Per cui, molto spesso, anche se estirpate chirurgicamente o con altri metodi di intervento, le cellule malate si riformeranno in base alla loro tendenza. Per intervenire drasticamente e tentare di interrompere questa maligna spirale karmica è necessario pensarci prima. Sarebbe opportuno avvicinare il Dharma con un profondo sentimento di spiritualità, affinché con la pratica meditativa incentrata sulla purificazione della mente, si possa preventivamente rettificare e modificare la tendenza karmica. Dal “Grande Libro dello Zen” citato prima, veniamo a sapere che il grande Maestro Zen, Zing-Yji, in un suo testo “I Sei Meravigliosi Cancelli”, che è un Trattato sulla Meditazione Samadhi e Vipassana, ha ipotizzato che la meditazione curi le malattie con cinque vari tipi di approccio terapeutico.

Questi sono: 1) Concentrare la mente sulla sede del malessere.
2) Utilizzare una serie di suoni curativi (vibrazioni musicali o canto di mantra).
3) Attivare i dodici modi della sana respirazione
4) Applicare una visualizzazione rilassante.
5) Analizzare la composizione dei Quattro Elementi nel corpo.

Ora diamo una breve spiegazione circa questi Cinque Punti per utilizzare lo Zen come una medicina. Andando nell’ordine, naturalmente è necessario dapprima concentrare il nostro pensiero, cioè la mente, sul punto esatto del corpo in cui sappiamo esservi il problema. Questa concentrazione viene agevolata e rafforzata se eseguita con una vibrazione sonora della nostra voce (per esempio, l’OM ripetuto, o Mantra intonati) o anche con musica mistica nel sottofondo. Contemporaneamente deve essere attivata una sana respirazione, secondo le istruzioni date nella fase iniziale della meditazione sul respiro. Inoltre deve venir effettuata una visualizzazione sul potere rigenerante dell’energia nei riguardi delle cellule e dell’organo colpito, immaginando che essi siano tornati alla integrità ed alla salute.

Infine, tutto ciò va fatto con la precisa consapevolezza che, ogni parte del nostro corpo, è sottoposta alle leggi degli Elementi (fuoco, aria, terra ed acqua) con le rispettive conseguenze, dal punto di vista dell’equilibrio corporeo.

Perciò dovremo mentalmente riequilibrare i vari aspetti che eventualmente si fossero dissociati, quali la temperatura (fuoco), i soffi vitali interni del respiro (aria), la compattezza e solidità degli organi (terra) nonché i liquidi e gli umori del corpo (acqua). La giusta e corretta mescolanza tra questi Elementi allontana le malattie e ristabilisce la salute. Tutto questo in una totale e coordinata simbiosi mentale in cui non dovrebbe mai essere presente il senso dell’Io, altrimenti il risultato, carico di personale aspettativa, potrebbe non venire raggiunto.

E’ bene sapere, comunque, che gli effetti più sorprendenti ed efficaci di questa pratica curativa della meditazione sono ottenuti nei riguardi di malattie psicosomatiche, come i disturbi psichiatrici, le affezioni cardio-vascolari, i reumatismi, il diabete, la psicosi maniaco-depressiva, la schizofrenia ed il cancro, ovviamente non allo stadio terminale. Tutte queste trovano ampia agevolazione verso la guarigione, quando il paziente è DA TEMPO un praticante della meditazione.

Difficile, invece, è una sicura soluzione se il malato VUOLE usufruire del vantaggio terapeutico avendo da poco iniziato la pratica e, soprattutto se ha avuto l’intenzione di iniziarla proprio per QUELLO SCOPO.

Ciò per ribadire che la pratica dello Zen, oltre ad essere fondamentale per lo sviluppo spirituale, può arrecare benefici anche di natura più terrena per coloro che vi si dedicano. Attenzione, però, non è possibile ottenere VERI benefici se si mantiene un pensiero egoistico del tipo: – Ah, voglio usare la meditazione per curare i miei problemi!-. Anche l’autore di quel Testo, lo ha fatto ben capire: chi è troppo preso dal bisogno di curare il proprio corpo, mantenendo problematiche emotive nella mente, non potrà utilizzare la meditazione come rimedio all’effetto karmico. In quanto, quest’effetto è dovuto proprio alla sua ignoranza metafisica, che ha prodotto in lui quei dati problemi di salute, come risultato di un eccessivo attaccamento al suo Io ed agli oggetti materiali, quali il cibo, gli attaccamenti mondani e i vizi e stravizi delle nostre società troppo opulente.

Per questo motivo non è possibile che proprio l’Ego che ha generato questi problemi possa cercare di rimediare con ancora la sua invadente presunzione, senza essere minimamente interessato alla comprensione della Legge di Causa ed Effetto, che poi è la Legge del Karma. Non si può utilizzare l’energia di una Centrale Nucleare per voler accendere la nostra “abat-jour” sul comodino. Usare la meditazione Zen per curare qualche problemino fisico o psicologico è come usare un bruciatore per accendere una sigaretta. C’è il rischio che ci bruci tutta la faccia!

Se ancora è presente questo Io, ostinatamente ancorato a questi problemi e incapace a lasciarli andare, significa che questo Io ancora troppo potente con la sua ansia da ottenimento impedirà che la pura energia della Coscienza entri in campo al posto suo. Così facendo, esso brucerà terribilmente e distruggerà gli eventuali effetti positivi della meditazione. Soltanto quando l’Io, finalmente vinto, non si preoccuperà più né dei problemi, né della loro soluzione, allora la pura energia della Coscienza, subentrando col suo potere durante la meditazione, potrà avere il suo efficace effetto sulla trasformazione del karma negativo.

Tra l’altro, una persona con questo potentissimo Io ancora presente in sé, non sarebbe neanche in grado di capire il messaggio che è celato dietro ai sintomi di ogni malattia. Voglio dire che il sintomo, essendo già una forma di autoconsapevolezza, va inizialmente afferrato e compreso in quanto dietro di esso vi è un messaggio che avverte di una sregolata deviazione dalle norme della stessa Coscienza.

Di conseguenza esso impone un riesame di tutto il comportamento della persona che, sovente viene considerato soltanto a livello materiale. Si può decidere pertanto di raddrizzare un certo stile di vita, di eliminare le cause dello stress o di riequilibrare una alimentazione errata.

Tutto ciò può andare benissimo, però bisogna dire che, così facendo, il processo di rettificazione coscienziale non è completo perché, in quel modo, stiamo soltanto provvedendo al riaggiustamento della nostra componente materiale.

Necessariamente si dovrà provvedere anche e soprattutto alla nostra componente mentale e spirituale in quanto, prima di tutto, va capito che questa, e solo questa, è la nostra realtà più autentica, quella realtà che resterà immutata anche quando il nostro corpo non ci sarà più. Adesso come adesso si tratta di stabilire se la Meditazione Zen può essere utilizzata per guarire e rettificare queste nostre devianze psicofisiche. Ora, io dico che se impariamo a curare la mente, ci penserà poi essa stessa, la MENTE, a curare il nostro corpo e la nostra psiche. Se voi, nel vostro intimo, sentite che ciò è giusto ed ineccepibile, allora la Meditazione Zen fa per voi, e potrà fare molto per voi. Altrimenti, e questa è una verità inoppugnabile, voi non potrete assolutamente avere benefici “parziali”, cioè che riguardano una parte soltanto del vostro essere, da questa Meditazione, e pertanto per voi sarebbe meglio cercare altre strade, di cui però non mi sento assolutamente in grado di garantirvi effetti realmente positivi.

Da soli, guardandovi intorno, girando lo sguardo sul mondo che ci circonda, potrete capire se esistono altre strade, altri strumenti o metodi di guarigione finale che sappiano curare l’uomo fin nella sua più profonda radice: cioè la causa karmica delle sue sofferenze.

Resta il fatto inoppugnabile che, con metodi e sistemi di questo mondo, da migliaia di anni le cose vanno avanti ancora e sempre nel medesimo modo: nessun uomo è mai riuscito a curare e guarire la mente di altri esseri umani. Soltanto pochi valorosi intrepidi hanno ritenuto che l’unico modo fosse di doverli ISTRUIRE per farlo da SOLI, e la meditazione si è dimostrata l’unico strumento per poter guarire la mente.

Il Ch’an è una delle pochissime strade che, grazie a quei pochi valorosi che l’hanno sperimentato su di sé, permette e garantisce questo; a patto però che la si percorra senza aspettative e con la massima serenità, senza fretta, protesi soltanto a voler conoscere se stessi, cioè la propria mente. Cominciando umilmente a seguire il proprio respiro, senza affondare i pensieri in voli pindarici e concetti fantasiosi, ma restando ancorati al terreno e imparando ad osservare la mente e tutto ciò che sorge in essa.

Con questo essenziale metodo di auto-controllo, il Chan-Zen si dimostra particolarmente utile per affrontare i problemi legati al ritmo frenetico della nostra vita. Esso è un metodo diretto, semplice ed efficace, se eseguito nel modo corretto che, fino a prova contraria, ci aiuterà a ristabilire la pace e la nostra guarigione.

Questo addestramento mentale è l’aspetto in apparenza più appagante che, oltre l’evoluzione spirituale, ci permette di recuperare la gioia ed il significato di questa vita nella nostra quotidianeità.

Aliberth Meng (Alberto Mengoni)

sabato 16 giugno 2012

Anime migranti, sovrappopolazione ed accelerazione karmica...



Abbiamo sostituito Gheddafi con persone non molto diverse! Ricordate Gheddafi che fermava gli immigrati e noi lo ringraziavamo? Bene, il dittatore è stato rimpiazzato con altri incaricati dei medesimi crimini. Ecco una notizia di queste ore. Libia e Italia hanno firmato un patto segreto per fermare i migranti che cercano di arrivare in Europa partendo dalle coste libiche. La denuncia in un report intitolato “Sos Europe”. Il patto è stato firmato dal ministro dell’Interno italiano Annamaria Cancellieri e dal capo del Consiglio nazionale di transizione libico Mustafa Abdul Jalil. I termini dell’accordo non sono stati resi noti. Le associazioni umanitarie hanno espresso preoccupazione per le ripetute violazioni dei diritti umani commesse nella nuova Libia, soprattutto contro i migranti provenienti dall’Africa subsahariana, facilmente riconoscibili perchè di pelle nera.

Alessandro Marescotti di Peacelink

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Commento di Alberto Mengoni:

“Nessuno vieta al buon Marescotti di Peacelink di offrirsi come scambio per fare posto ad un nativo dell'Africa, andando lui (e molti altri che vedono le cose allo stesso modo...) nei luoghi di partenza di questi poveri individui che (ancora e ancora) continuano a mettere al mondo una immensità di bocche da sfamare, a causa della loro disinformazione di come il mondo (anche quello Occidentale e soprattutto la nostra povera Italia) sta andando a rotoli... Io credo che l'unica cosa da fare (e che doveva essere fatta diversi anni fà, quando ancora i Paesi del Terzo Mondo non erano così sovrapopolati...) sia di informare le masse di popoli che BISOGNA SMETTERE di fare così tanti figli, per poi mandarli da altre parti... Non ci sono più così tanti Paesi ricchi, nemmeno in Europa. Il Pianeta, poi, non ce la fa più a sostenerci tutti... e i dominatori ci sguazzano nel far venire milioni di diseredati per farli lavorare a due lire e togliere spazio a chi ormai ha dovuto rinunciare a tutto, stringendosi in spazi sempre più angusti e disastrati (terremoti, inquinamento e caos metropolitano)e perfino riducendo al minimo il desiderio di avere figli, vista la grande difficoltà a farli star bene in futuro....  Ed anche se TUTTI in questo mondo dovrebbero avere gli stessi diritti, non è giusto che l'Europa sia a crescita zero (o quasi) ed in Africa (e altrove) il tasso di natalità sia a 10! Basta! Basta far aumentare alcune razze a discapito di altre... Questo fatto non è altro che l'anticamera di una obbligatoria guerra finale per il genere umano!”

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Commento di Marco Bracci:

“Caro Paolo, forse dovrei smettere di leggere il Giornaletto di Saul, tanti ogni giorno sono gli argomenti che mi intrigano che non riesco a non commentare. Ma in attesa di non leggerlo più, ecco cosa mi permetto di rispondere a A. Mengoni, che pensa di risolvere tutto facendo smettere di procreare ai popoli "non civilizzati". Nonostante tutti gli sforzi fatti da tanti Governi, la popolazione mondiale cresce ancora e tanto. Il motivo, secondo me, non è la mancanza di cultura o l'incoscienza di certe popolazioni, bensì il fatto che la Terra è un luogo di evoluzione accelerata per le anime cadute (e siamo miliardi). Essendo questi gli ultimi tempi in cui ci si è potuti o ci si può incarnare, è ovvio che moltissime anime vengano sulla Terra in corpi umani e per 3 scopi: alcune per tentare il tutto per tutto pur di distruggere la Creazione (secondo il piano iniziale di Lucifero), altre per dare una speranza e mostrare la via da seguire perché le prime non abbiano successo e altre ancora, la stragrande maggioranza, vengono per scontare le proprie colpe tramite l'azione accelerata della legge di "causa ed effetto", cioè tramite la sofferenza e/o il cambiamento a seguito di una presa di coscienza dello scopo della vita. Infatti queste ultime anime ben sanno che, grazie all'aumento di vibrazione energetica della Terra, che a sua volta, con terremoti e altre cose del genere, si ripulisce delle sue tossine e quindi si evolve lei stessa, se non aumenteranno le loro vibrazioni energetiche non potranno più incarnarsi e quindi la loro evoluzione sarà lentissima, con contorno di grandi sofferenze nelle sfere di purificazione. In poche parole, non è tagliando piselli o tube che si potrà evitare la sovrappolazione. E' una cosa fisiologica, come direbbero i medici”

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Commentino aggiunto di Paolo D'Arpini:

"Mentre leggevo a Caterina il commento di Marco Bracci lei a bruciapelo mi ha chiesto, riferito ai diversi livelli di anime incarnate: "E tu... in quale categoria ti inserisci?" - Ed io ho risposto: "Sono presente in tutte e tre. Nella prima, quella distruttiva sono presente come Shiva (Tamas = inerzia). Nella seconda, quella protettiva, come Vishnu (Satva = armonia). Nella terza mi manifesto in quanto Brahma (Rajas = azione/desiderio). Tutto rientra nel gioco divino della Coscienza!"


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Appunto di Marco Bracci:

"Caro Paolo, posso commentare il tuo commento, alla fine del quale dici ..... "Tutto rientra nel gioco divino della Coscienza!" ?

Come ogni buon padre, anche il Padre celeste avrebbe a piacere che i Suoi figli fossero virtuosi, felici, in salute, ...., pertanto non condivido la tua opinione sul fatto che sia tutto un "gioco" divino della coscienza. Se soffriamo, se triboliamo, se... se... è solo per causa nostra, che ci siamo allontanati dalla Verità e, quindi, per vivere usiamo energie sbagliate o non adatte, come se, passami il paragone, in un motore sportivo mettessimo la benzina normale invece che la super: non darebbe le prestazioni per le quali è stato concepito e progettato. Se tutto fosse un gioco divino, vorebbe dire che è Dio che ci fa fare quello che facciamo e quindi che è per colpa di Dio che il mondo è quello che è (concetto richiamato dal passo del Padre Nostro "non ci indurre in tentazione"), mentre l'uomo e il mondo sono quello che sono perché Dio PERMETTE che lo siano, avendoci dato la LIBERTA' (concetto richiamato dalle parole del Padre Nostro "guidaci nelle tentazioni" che sono la vera traduzione dell'originale)..."

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Replica di Paolo D'Arpini:

"Affermi che c'è una libertà... e qui entriamo nel dominio delle opinioni, legittime finchè vuoi, però opinioni.. Io mi riferisco ai fatti e li osservo senza prendere posizione. La mia opinione è che l'energia universale (o divina, non in senso personalistico) in gioco manifesta tutto ciò che è altrimenti se fosse soggetta a "poteri altri" non sarebbe un'energia universale (o divina..) ed infatti.. Il dio da te evocato è solo un  aspetto di quella energia.."

mercoledì 23 novembre 2011

Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica tre modi descrittivi della stessa Realtà – Proposta per un’assemblea comunitaria “Stati Generali dell’Ecologia Profonda” da tenersi al Solstizio d’Estate 2012

Incontro bioregionale
Scrive Riccardo Oliva, di Memento Naturae:

Caro Paolo D’Arpini, …….avevo in mente se tu Alessandra Colla, Enzo Parisi o chi altro disponibile è d’accordo di organizzare un bel convegno a Roma (io mi occuperei di farlo in una sede prestigiosa per es. Sala del Carroccio) sul tema dell’Ecologia Profonda. Per poi proseguire un paio di mesi dopo parlando di Decrescita con Maurizio Pallante (avevo provato anche l’anno scorso ma era impegnato quest’anno quindi vorrei ritentare) e concludere con una conferenza della Rete Bioregionale Italiana con te ospite e altri ma questa è una realtà che ancora conosco poco rispetto a Ecologia Profonda (nel senso non so se oltre a te ci sono Parisi, Della Casa ecc o altri nomi). Ti segnalo tre eventi che abbiamo fatto sia in Campidoglio che Università Roma Tre (Ingegneria) su vari argomenti (difesa Tibet, Vivisezione, Energie Alternative). Ovviamente sono quelli che si possono fare per le mie possibilità e conoscenze se si può fare di meglio ben venga figurati. Fatemi sapere se questo trilogia di conferenze potrebbe interessare IDEM e la Rete Bioregionale etc. Un saluto, Riccardo Oliva

………..

Risposta:

Carissimo Riccardo Oliva, mi piace la tua operatività…

Comincio dal discorso sul bioregionalismo.
Il bioregionalismo è solo una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per farti un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.

Personalmente ho inserito come terzo elemento componente “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo, da me definita “spiritualità laica”. Ovvero la capacità e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo.

A Roma e dintorni ci sono alcuni referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana:
Benito Castorina, per agricoltura ecologica e fonti energetiche, benito.castorina@fastwebnet.it, Tel. 338.4603719.
Stefano Panzarasa, per educazione ecologica e geologia, bassavalledeltevere@alice.it, Tel. 0774/605084
Fulvio Di Dio, per ecologia amministrativa ed ecologia nelle aree urbane, fulvio.didio@libero.it, Tel. 329.1244550

Per organizzare assieme dei progetti operativi sarà opportuno che tu cerchi la loro collaborazione e partecipazione.

La mia proposta è quella di organizzare, a Roma o zone limitrofe, un incontro unificato con le varie realtà ecologiste che si riconoscono nei valori sopra menzionati, inserendo nel novero tutti i movimenti, gruppi ed associazioni e persone che operano in tal senso. Una sorta di “stati generali dell’ecologia profonda”.

Perciò non so se valga la pena di suddividere in tre meeting, come da te suggerito, questa assemblea generale, meglio, secondo me, puntare ad un unico incontro e meglio farlo combaciare con un momento significativo, come ad esempio il solstizio estivo. Perciò si può lavorare in tal senso cercando pian piano di coinvolgere i vari gruppi, da quelli da te menzionati, sino agli “ecologisti e civici” e “salviamo il paesaggio” ed altri ancora che sono in sintonia con il nostro pensiero e la nostra azione.

Personalmente posso dare un aiuto nell’opera di coordinamento, mentre tu, che sei in zona, potresti occuparti degli aspetti logistici operativi, in concordia e collaborazione con chi potrà e vorrà partecipare all’opera.

Questo il mio sentire in merito…

Cari saluti, Paolo D’Arpini

Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

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Nota Zen aggiunta:

Ungan chiese a Dogo, “Come fa il Bodhisattva Kanzeon (Avalokiteswara) ad usare tutte quelle mani e tutti quegli occhi?”
Dogo rispose, “E’ come un uomo che nel mezzo della notte si sistema il cuscino dietro alla sua testa”.
Ungan disse, “Capisco.”
Dogo disse, “Come lo capisci?”
Ungan disse, “Tutto il suo corpo è mani ed occhi.”

Dogo disse, “Ciò è molto ben espresso, ma è soltanto otto-decimi della risposta”.
Ungan disse, “E tu come lo diresti, Fratello Anziano?”
Dogo disse, “In tutto il corpo, solo mani ed occhi!”


(Hekigan Roku: Caso 89 – Selezionato da Alberto Mengoni)

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Nota aggiunta del 23 novembre 2011:

Cari amici,  dopo il lancio dell'idea di Riccardo Oliva di Memento Naturae, da me condivisa,  di organizzare un incontro collegiale sull'ecologia profonda (e temi connessi) da tenersi a Roma o zone limitrofe, in occasione del solstizio estivo del 2012, ho ricevuto la interessante proposta di Stefano Panzarasa, membro della Rete Bioregionale Italiana, che così mi scrive: "...Caro Paolo.. però  già a suo tempo ho avuto un interessantissimo dibattito con la federazione del Verdi per via del nome  "Stati generali"... Ma possibile che nessuno si accorge che è un'immagine di guerra? Forse è meglio cambiar titolo... Comunque probabilmente a Licenza, nel Parco Monti Lucretili nel quale lavoro,  si può fare e c'è anche un ostello appena aperto (da verificare col sindaco) e un bed&breakfast con terreno per campeggio e struttura per convegni (in grande tenda...). Tutto perfetto ma posso organizzare tutto se qualcuno si impegna con me, io gli dò tutti i contatti, ma dobbiamo fare un'accurata chiarezza sui compiti da svolgere perchè io più di tanto non posso fare (in pratica non riuscirei a curare da solo l'organizzazione ci vuole qualcuno di interessato che collabora...)"

Ho inviato a Riccardo Oliva questa lettera in modo che anche lui sia edotto sul progetto ed ora la invio anche a voi affinchè ne teniate conto. Inoltre, considerata l'obiezione di Stefano sul titolo dell'incontro, poporrei di ri-denominare il meeting "Assemblea Comunitaria su Ecologia profonda, Bioregionalismo e Spiritualità della natura"
Cari saluti a tutti

Paolo D'Arpini