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sabato 26 dicembre 2020

Bioregionalismo - Il caso dell'Ecosofia



L’Ecologia Profonda, o Ecosofia, è un movimento filosofico e di pensiero, una visione del mondo a sfondo panteista che richiede un profondo rispetto per tutti gli esseri senzienti (e quindi anche gli ecosistemi) e per tutte le relazioni che li collegano fra loro e al mondo cosiddetto “inanimato”. Non assegna alla nostra specie un valore distaccato e particolare, ma la considera completamente parte della Natura. Vede la Terra come l’Organismo cui apparteniamo.


Il fondatore del movimento in Occidente è stato il filosofo norvegese
Arne Naess, che usò il termine per la prima volta in un articolo del
1972 (The shallow and the deep).

Sono caratteristiche dell’Ecologia Profonda:
- Una visione sistemica del mondo, una filosofia non-dualista, il
riconoscimento della sacralità della Terra e del diritto ad una vita
degna per ogni essere senziente;
- La necessità di non spezzettare l’universale, di considerare
l’aspetto sistemico globale e di evitare di cadere nei dualismi tipo
mente-materia, Dio-il mondo, uomo natura e simili;
- L’idea che l’intero è più della somma delle sue parti. In una
visione olistica si pone l’accento più sulle relazioni che sui singoli
componenti.

L’ecologia è il sentimento profondo che ci dice che tutto è collegato,
che non possiamo danneggiare una parte senza danneggiare il tutto, che
facciamo parte di un unico Organismo (l’Ecosistema, o la Terra)
insieme a tutti gli altri esseri viventi senzienti: il primo valore è
il benessere dell’Ecosistema, da cui consegue anche quello dei
componenti, e quindi il nostro.

Invece l’ecologia come è intesa dal pensiero generale, detta anche
ecologia di superficie, resta completamente antropocentrica e quindi
non modifica il sottofondo di pensiero della cultura occidentale:
richiede soltanto di diminuire il più possibile gli inquinamenti e
salvare alcune aree intatte per il beneficio dell’uomo. Considera la
Terra come la casa dell’uomo: in sostanza, tutto può andare avanti
come prima, con qualche accorgimento tecnico e qualche depuratore.

Invece le prospettive proposte dall’Ecologia Profonda sono un completo
mutamento di paradigma, che porti:
- al sentire consapevolmente la rete che collega qualunque essere o evento;
- all’estinzione del desiderio per i beni materiali;
- all’amore compassionevole verso tutti gli esseri senzienti.

Per far questo è necessario:
- diffondere le basi del nuovo paradigma e mettere in discussione
tante idee considerate “evidenti” solo perché respirate fin dalla
nascita (competizione, successo, desiderio continuo dei beni
materiali, posizione della nostra specie come staccata dalla Natura);
- parlare spesso con grande considerazione e rispetto degli altri
esseri senzienti e della sacralità della Terra;
- evidenziare che l’idea fissa dello sviluppo non è “propria della
natura umana”, ma è nata in una cultura in un determinato momento
della sua storia.

Questo punto la collega al Movimento della Decrescita felice.

Le idee dell’Ecologia Profonda sono il presupposto filosofico per
comprendere il senso di quelle modifiche del pensiero generale che
sono in grado di portare, sul piano pratico, prima a una decrescita
economica e poi a una situazione stazionaria, quindi a salvare la
Terra dai gravissimi pericoli che sta correndo attualmente.

Decrescita
Il mondo contemporaneo si basa sullo sviluppo economico, sistema
lineare con una sola variabile (il denaro), che è un fenomeno
possibile soltanto in un breve transitorio, perché è incompatibile con
la Biosfera, sistema complesso con un grande numero di variabili.
Nell’Ecosistema possono esistere solo cicli chiusi, mentre il sistema
economico preleva e scarica qualcosa di fisso (risorse e rifiuti).
Inoltre, il sistema economico attuale pretende di crescere
all’infinito in un pianeta finito. Il fatto che sia durato per due
secoli significa soltanto che la sua fine è vicina, per il modo di
procedere dei fenomeni esponenziali.

Il movimento attuale della decrescita resta troppo spesso su posizioni
antropocentriche. Non si occupa molto di questioni filosofiche, ma una
decrescita economica è irrealizzabile se si mantiene un sottofondo
antropocentrico.

Il Movimento per la Decrescita Felice cerca di rendere consapevoli
della necessità di:
- vivere meglio consumando meno;
- instaurare rapporti interpersonali fondati sul dono e la reciprocità
anziché la competizione e la concorrenza;
- utilizzare e favorire la diffusione di tecnologie che riducono i
consumi energetici e la produzione di rifiuti;
- impegnarsi perché questi obiettivi siano perseguiti anche dalle
Amministrazioni pubbliche e dagli Organismi internazionali.

Per raggiungere questi scopi è necessario elaborare un paradigma
alternativo al sistema di valori fondato sull’ossessione della
crescita economica illimitata: è utile e fondamentale un sistema di
valori quale quello proposto dall’Ecologia Profonda.

La persistenza delle condizioni vitali del Pianeta richiede che non vi
sia alcuna crescita materiale permanente. Lo sviluppo economico
consiste nel sostituire al mondo naturale, ricco di specie e di
relazioni fra i viventi, un mondo completamente artificiale fatto di
inerti e di poche specie degenerate. Consiste quindi nel “rifare il
mondo” , che è il frutto di un processo di evoluzione durato quattro o
cinque miliardi di anni. E’ chiaro che lo sviluppo economico
prolungato è incompatibile con la Vita della Terra.

Ecopsicologia
L’ecopsicologia è una disciplina molto giovane, soprattutto in Italia,
dove ha avuto inizio poco più di un decennio fa. Nel mondo
anglosassone era cominciata prima, soprattutto per opera di Theodore
Roszak e Joanna Macy.
I fondamenti teorici della nuova disciplina e anche alcune
applicazioni pratiche per ottenere un risveglio di consapevolezza
ecologica nella psiche umana, si rifanno alla psicologia di Jung e al
pensiero dello psichiatra junghiano James Hillmann.
Ecologia e psicologia: queste due discipline, che hanno finora
lavorato una sull’Ecosistema e l’altra sugli aspetti mentali, hanno
molto da dirsi per collaborare al raggiungimento dell’obiettivo di
garantire un futuro che possa evitare gravi eventi traumatici per la
Terra e quindi anche per la specie umana.
Nata dall'incontro tra la psicologia umanistica-transpersonale e
l'ecologia, l’ecopsicologia permette di riconsiderare la propria
identità in termini più vasti a partire dal dialogo con gli aspetti
più profondi di sé stessi e con il mondo naturale.
L'inconscio ecologico riconosce la stretta interconnessione
dell’umanità con la Terra: il desiderio di impegno attivo nei
confronti dell’ecosistema naturale sorge spontaneo, frutto del senso
di compartecipazione.
 
La psicologia ha bisogno di riconoscere di non poter più curare la
psiche umana senza collegare il malessere della mente con il degrado
dell’ecosistema. L’ecologia a sua volta deve riconoscere l’importanza
di una salute partecipativa della mente per far cessare la
degradazione del Complesso Terrestre. Occorre risvegliare il nostro
inconscio ecologico, che richiama l’inconscio collettivo di Jung,
occupandoci anche dei nostri equilibri interiori.
C’è spesso una mancanza di psicologia nell’attuale strategia
ambientalista, che insiste con campagne improntate sulla
colpevolizzazione: così facendo si attivano meccanismi di difesa a
livello psichico che producono l’effetto opposto perché sollevano più
ansia di quanta molte persone siano pronte a gestire.
E’ necessario emancipare l’ecologia da semplice branca della biologia
dalla quale è nata a una scienza delle relazioni e dell’insieme.
Secondo l’approccio ecopsicologico, noi siamo la Terra, anzi siamo la
parte più “cosciente” della Terra, non c’è alcuna stacco uomo-Natura:
quindi si tratta di una disciplina compatibile con l’Ecologia
Profonda.
 
Il nucleo della mente è l’inconscio ecologico. La repressione
dell’inconscio ecologico è la radice profonda della follia insita
nella società industriale. Ritrovare l’accesso verso l’inconscio
ecologico vuol dire ritrovare la via verso la salute psicofisica
dell’individuo, della società e dell’ecosistema.
Siamo parte integrante del mondo in cui viviamo tanto quanto i fiumi e
gli alberi, intessuti dello stesso intricato flusso di materia-energia
e mente.

Filosofie native
L’ecologia profonda - come filosofia di vita – non è nata negli anni
Settanta dalle idee di Arne Naess o da qualche movimento di minoranza
di oggi: da tremila anni in India, e da tempi ancora più lunghi in
tante culture animiste, idee ben diverse da quelle che hanno poi
foggiato la civiltà occidentale avevano avuto modo di diffondersi
nella mente collettiva, come dimostrano questi pensieri, tratti da
antichi testi indiani: “Ogni anima va rispettata e per anima si
intende ogni ordine, ogni vitalità che la sostanza possa assumere: il
vento è un’anima che si imprime nell’aria, il fiume un’anima che
prende l’acqua, la fiaccola un’anima nel fuoco, tutto questo non si
deve turbare”. In uno dei sutra si loda chi non reca male al vento
perché mostra di conoscere il dolore delle cose viventi e si aggiunge
che far danno alla terra è come colpire e mutilare un vivente.

Ancora dall’India: I fiumi, o caro, scorrono gli orientali verso
oriente, gli occidentali verso occidente. Venuti dall’Oceano celeste,
essi nell’Oceano tornano e diventano una cosa sola con l’Oceano. Come
là giunti non si rammentano di essere questo o quest’altro fiume,
proprio così, o caro, i viventi, che sono usciti dall’Essere, non
sanno di provenire dall’Essere. Qualunque cosa siano qui sulla Terra -
uomo, tigre, leone, lupo, cinghiale, verme, farfalla - essi continuano
la loro esistenza come Tat. Qualunque sia questa essenza sottile,
tutto l’Universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è
l’Atman. Essa sei tu, o Svetaketu.
(Chandogya Upanishad, 10° khanda)

L’ecologia profonda è stata definita solo recentemente nell’ambito
della cultura occidentale, ma in realtà la sua concezione del mondo
era ben nota a tante culture animiste, soprattutto quelle native del
continente americano, e in molti aspetti delle culture orientali più
diffuse. Per rendersene conto, basta riportare alcune citazioni di
testi o insegnamenti provenienti da alcune di queste culture.
Quindi si tratta di riscoperte o perlomeno di prese di coscienza già
presenti da molte parti dell’umanità da decine di migliaia di anni. In
tante culture native non c’è quel distacco “metafisico” fra uomo e
Natura proprio dell’occidente. Quindi la percezione delle visioni del
mondo delle culture native costituisce un valido aiuto per comprendere
e fare proprie le visioni e gli atteggiamenti dell’ecologia profonda.
I legami sono stretti ed evidenti.

Dai nativi del Nord-America:
Una persona non dovrebbe mai lasciare tracce così profonde che il
vento non le possa cancellare. (insegnamento dell’etnìa Piedineri)
Sai che gli alberi parlano? Si, parlano l’uno con l’altro e parlano a
te, se li stai ad ascoltare. Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non
hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura. Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo, talvolta qualcosa sugli
animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito. Tatanga Mani (da:
Recheis-Bydlinski, Sai che gli alberi parlano? Il Punto d’Incontro,
1994)

E’ la storia di tutta la vita che è santa e buona da raccontare e di
noi che la condividiamo con i quadrupedi e gli alati dell’aria e tutte
le cose verdi: perché sono tutti figli di una stessa madre e il loro
padre è un unico Spirito. Forse che il cielo non è un padre e la Terra
una madre e non sono tutti gli esseri viventi con piedi, con ali e con
radici i loro figli? (Alce Nero, dal libro Alce Nero parla di John
Neihardt, Bompiani, 1982)

Conclusioni
Dati gli stretti legami fra i movimenti citati, è opportuna una
diffusione parallela delle idee portate avanti da ciascuno di essi, in
quanto costituiscono forme complementari necessarie e interdipendenti,
che si completano sia sul piano delle idee di fondo sia sul piano del
comportamento pratico e dell’atteggiamento verso il mondo naturale e
quindi verso tutti gli esseri senzienti.

Guido Dalla Casa



domenica 29 marzo 2020

Ecologia profonda. Idee di base...

(Fiume Treja - Rudere di un antico ponte)
Sono idee di base dell’Ecologia Profonda:
  • La posizione dell’uomo in Natura come specie animale, parte di un Tutto, che è più della somma delle parti;
  • Il diritto ad una vita degna e all’autorealizzazione di tutti gli esseri senzienti (animali – piante - esseri collettivi – ecosistemi - Gaia);
  • Una visione sistemica-olistica della Terra e di tutti i suoi sottosistemi;
  • La spiritualità e sacralità della Natura.
Quest’ultimo punto, anche se molto importante, è assente in un’ala “materialista” dell’Ecologia Profonda, perché la situazione globale del Pianeta e la possibilità di rimediare ai disastri attuali possono essere esaminate anche con una visione sistemica-olistica del Tutto senza implicazioni spirituali. Personalmente, penso che l’assenza di un solido sottofondo spirituale (se preferite, “panteista”) renda meno accettabile l’Ecologia Profonda, in accordo con il punto 4 della seguente sintesi di Michael Asher, ecologista profondo inglese (www.deep-ecology.com).
Secondo Asher, l’Ecologia Profonda è:
  • una filosofia, cioè un sistema coerente eco-centrato;
  • una visione del mondo, cioè un paradigma che intende sostituire la visione tecnologica-industriale;
  • un movimento, in quanto chiama all’azione;
  • in via facoltativa, una specie di religione, in quanto considera la Natura dotata di valore in sé, cioè sacra.
In pratica, per aderire all’Ecologia Profonda dobbiamo prendere coscienza che:
  • La situazione stazionaria è il modo di vivere del Pianeta. Tutti i processi devono essere ciclici e quindi non comportare il consumo di “risorse” e l’accumulo di “rifiuti”;
  • Lo sviluppo economico, anomalia nata in una cultura umana e che ha invaso tutto il mondo, è una grave patologia della Terra;
  • L’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità.
Vediamo infine quali sono attualmente i grossi guai del Pianeta, cui non si potrà rimediare senza un pensiero basato sull’Ecologia Profonda:
  • Spaventosa sovrappopolazione umana e crescita continua: 7 miliardi di umani che crescono di 90 milioni all’anno (tre bambini in più ogni secondo);
  • Perdita della biodiversità: scompaiono circa venti specie al giorno;
  • Distruzione delle foreste e di altri ecosistemi (paludi, praterie, ecosistemi acquatici);
  • Enorme consumo di territorio in atto in tutto il mondo (passaggio da terreno naturale a terreno urbano, strade, costruzioni, impianti);
  • Alterazione dell’atmosfera terrestre, con gravi conseguenze climatiche, perché le modifiche sono troppo veloci per la scala dei tempi della Terra.
La causa principale che ha portato ai guai sopra elencati è la filosofia completamente antropocentrica che sta alla base della civiltà occidentale, che è la cultura oggi dominante.
Questi i punti fondamentali dell’Ecologia Profonda, in accordo con il Manifesto per la Terra di Mosquin e Rowe (www.ecospherics.net) e con la Piattaforma in otto punti di Naess e Sessions.

Guido Dalla Casa  


(Intervento originale per il libro "Riciclaggio della Memoria. Ecologia profonda, bioregionalismo, spiritualità laica" a cura di Paolo D'Arpini, Edizioni Tracce: http://www.tracce.org/D'Arpini.htm)


P.S. Chi fosse interessato a ricevere il libro può farne richiesta al curatore editoriale Michele Meomartino:  meomartinomichele@gmail.com - 393.2362091

martedì 28 maggio 2019

"Sul Fondo del Barile. Crisi sociale e recupero del Sé" di Lorenzo Merlo - Recensione


Risultati immagini per Crisi sociale e recupero del Sé"

La consapevolezza che l’attuale mondo “moderno” si trovi in una profondissima crisi va aumentando di anno in anno, pur con aspetti molto diversi. Anche le persone che ne acquistano coscienza hanno le origini culturali più varie. Alcuni autori parlano di una situazione in peggioramento inesorabile, altri pensano che la nostra civiltà, ormai diffusa in tutto il mondo, si trova vicina al “fondo del barile”: quindi è possibile una prossima risalita. In quest’ultima categoria possiamo mettere questo libro, come si può intuire anche dal titolo.
  La maggior parte delle critiche al mondo attuale parla quasi soltanto il linguaggio dell’economia, il “solito” linguaggio. In questo libro, come in alcuni altri, si estende la critica a tanti  campi, che in realtà stanno alla radice del profondo disagio della  società: filosofia, fisica, sociologia, psicoanalisi, crisi ecologica. Scienza e tecnologia, la nuova Fede della modernità, mostrano l’inadeguatezza delle loro pretese.
Risultati immagini per Lorenzo Merlo
  Nel testo di Lorenzo Merlo si incontrano numerosissime citazioni, tutte azzeccate e ben inserite, provenienti da Autori di formazione molto diversa, che comunque contribuiscono all’analisi della gravissima crisi attuale, dei valori, delle coscienze, ma soprattutto dell’intera Terra, non soltanto dell’umanità, che in fondo ne costituisce una componente, sia pure estremamente invadente. Sul lato umano, la malattia è spirituale, è la ricerca ossessiva del piacere e della crescita materiale, è la caduta del senso del limite causata dall’illusione di onnipotenza di un “ego” mostruoso, anche collettivo. Vi è anche la critica degli intellettuali cosiddetti di sinistra che ritengono possibile abbattere il capitalismo in nome del progresso e la stupida illusione di quelli cosiddetti di destra che ritengono possibile difendere i valori tradizionali ma anche la competizione economica globalizzata, che ne è il contrario. Ma destra e sinistra  sono  categorie del secolo scorso, buone per i libri di storia.
 La prima parte del testo è dedicato alla gravità della situazione attuale, successivamente viene  la consapevolezza, la terza parte parla della risalita. Se siamo sul fondo del barile, significa che possiamo soltanto risalire. 
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All’inizio della terza parte sta scritto:
  Ma nella contrazione generale che tutto ha coinvolto, c’è uno spazio che si espande e respira sotto le macerie della post-modernità. E’ una vena sottotraccia che non ha ancora il linguaggio idoneo per uscire e pubblicarsi, ma lo troverà. Si tratta delle voci di coloro che in tutto questo discorso, che alcuni non esitano a chiamare catastrofico, riconoscono la presenza satanica di un comune genitore, il materialismo tout court. Con i suoi figli, il positivismo, il capitalismo, lo scientismo, l’imperialismo; con i suoi nipoti, l’opulenza, il culto della personalità e quello del denaro; con i suoi dogmi, per il progresso ad infinitum, per la tecnologia, per il tempo lineare, per l’apparire, forma una famiglia piuttosto invadente e pesante, che oscura e mortifica l’intelligenza del cuore, la bellezza, il senso del bene comune, l’equilibrio individuale e sociale.
  Anche dopo un collasso si può vedere il lato positivo perché tutto è da ricostruire, in modo nuovo. Il materialismo è giunto al suo limite. Cresce la consapevolezza spirituale, Ecologia Profonda e Bioregionalismo rappresentano lo spirito nuovo, le iniziative “spiritualiste” sono in aumento e possono far rivivere l’essenziale, la sobrietà, la convivialità, magari in piccole comunità del tutto nuove.
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  Per la prima volta nella storia l’uomo ha i mezzi tecnici per distruggere la Vita, di cui comunque fa parte. Oggi viviamo la tragedia dell’eccesso di popolazione. All’inizio del secolo scorso il Pianeta era abitato da un miliardo e mezzo di persone, e da un numero ancora abbastanza equilibrato di esseri senzienti. Ora siamo 7.6 miliardi e la biovarietà è in rapido declino. Si estinguono 50 specie al giorno, più o meno. Questo è veramente il punto grave da cui è difficile uscire, ma possiamo sperare in meraviglioso imprevisto.
  L’Autore non critica la scienza, ma lo scientismo, cioè l’atteggiamento monopolistico e dogmatico della scienza ufficiale meccanicista, che viene creduta l’unica solo perché è quella che viene divulgata. Fra le citazioni figurano spesso scienziati come Werner Heisenberg e Fritjof Capra, che sono portatori di una fisica del tutto nuova, cioè una scienza in cui compaiono anche i fenomeni mentali, anzi, ne sono una parte inscindibile. Fra le citazioni c’è anche Gregory Bateson, il filosofo-antropologo inglese che tanto ha contribuito al nuovo paradigma, a una visione sistemica-olistica, a un completo rovesciamento del modo di vedere le cose proprio della modernità. Si tratta di una scienza che confina con la filosofia, senza un confine preciso, non della scienza che confina con la tecnologia, quella che pensa solo alle applicazioni e destinata a diventare schiava dell’industria.
  Il libro "Sul fondo del barile" di Lorenzo Merlo è una validissima sintesi. Da leggere.
       Guido Dalla Casa       
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lunedì 11 marzo 2019

Bioregionalismo - "Rinominare l'ambiente: la Terra, casa di tutti"


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Ancora ci ostiniamo a vedere la  Terra come fonte di risorse inesauribili, composta di sole materie prime, ma prime per cosa? Per la vita o per il consumo ad esaurimento? 

La nostra Terra è  forse unica in tutto l'Universo, il solo pianeta per noi abitabile. In natura non esistono infatti due cose identiche,  prendiamo l'esempio di una foglia di un  albero  che non è mai uguale ad un'altra dello stesso albero, così è  anche per un cristallo di neve od un granello di sabbia, ognuno con la sua peculiarità. 

La nostra Terra è il solo pianeta per noi abitabile ma la nostra  civiltà lo considera meno di un "valore aggiunto". Quando i politici, gli scienziati e gli economisti prenderanno coscienza di ciò?  

Occorre esprimere modi diversi d’economia, di scienza e di politica, rinominando l'ambiente, la nostra  vita, la nostra società:  la Terra casa di tutti. 

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La visione del bioregionalismo, dell'ecologia profonda e della spiritualità laica, che è reintegrativa dell'insieme, è un’intuizione per sentirci parte -espressione- della Terra che oggi con disprezzo calpestiamo.  Occorre un riequilibrio consapevole  sia del grado d’avanzamento tecnologico della civiltà attuale che del metodo di soddisfacimento  delle nostre necessità basilari: mangiare, bere, respirare e godere la  vita.

Scrive Guido Dalla Casa: "...moltissimi scienziati, filosofi, pensatori sono d’accordo sulla estrema gravità della situazione del Pianeta. Si tratta di una grandissima maggioranza, ormai non più mascherata dalla piccola minoranza che esprime parere contrario, costituita in gran parte da pochissimi scienziati pagati dalle multinazionali e dagli industriali in genere. (...) Il collasso del sistema sembra  ormai inevitabile.  Meglio un’inversione di rotta..."

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In questo momento storico ci è consentito solo di seminare a spaglio senza sapere se e come e quando i nostri semi germoglieranno. Almeno questo io sto facendo, da così tanto tempo che ho smesso completamente di preoccuparmi dei risultati. Esprimo idee per mantenermi in tono con me stesso. D’altronde cosa possiamo fare di più?  
Nella psiche collettiva si crea pian piano un’onda… poi il cambiamento avviene da sé, com’è giusto che sia.

Paolo D'Arpini

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Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com

lunedì 6 agosto 2018

"L'ecologia profonda" di Guido Dalla Casa - Recensione


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Parlare di “ecologia di superficie” e di “ecologia profonda” non è la stessa cosa. Le due espressioni indicano immediatamente due modi assai diversi di leggere la natura, di rapportarsi con essa. Due modi opposti di pensare e di vivere.

Guido Dalla Casa, ingegnere elettronico, docente presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, precisa con chiarezza espositiva le due prospettive, ne traccia i differenti assiomi, le rispettive divergenze.
“L’ecologia profonda” (Mimesis Editore) è un saggio che senza pregiudizi, libero da condizionamenti, intende proporre una serie di “lineamenti per una nuova visione del mondo”, come recita il sottotitolo e riannoda i temi di un dibattito reso sempre più attuale dagli evidenti limiti connessi al concetto stesso di sviluppo. Prima che tutto collassi. Prima che gli ecosistemi conoscano il fatidico punto del non ritorno.
Non è voluto allarmismo quello di Guido Dalla Casa. Le sue righe non sono animate dalla categoria del catastrofismo pregiudiziale e fine a se stesso. L’analisi è fredda, argomentata soprattutto, sostenuta dalla necessità di ridefinire il concetto stesso di “progresso”, ancora inteso come sinonimo di un “incremento indefinito di beni materiali e diminuzione del lavoro fisico”, inevitabilmente legato alla manipolazione del mondo.
L’ecologia profonda parla di ecosistema, di “totalità terrestre”, piuttosto che di ambiente. Vuol convincerci che “la Terra non è la nostra casa, ma è l’Organismo di cui facciamo parte”, che “la nostra vita dipende dalla capacità della Terra di autocorreggersi mantenendosi in condizioni stazionarie”.
“L’Occidente è una nave che sta colando a picco”.
E’ una proposta lucida per andar oltre l’ecologia “di superficie” tutta basata su una concezione antropocentrica della natura costretta ad adeguarsi a regole giustificate da motivazioni culturali proprie del pensiero occidentale - Cartesio e Bacone ne sono l’emblema - secondo le quali “sapere è potere”, la natura va dominata e obbligata ad obbedire alla volontà dell’uomo, a soddisfarne i desideri.
Un appello appassionato, quello di Guido Dalla Casa, non soltanto per smitizzare l’assurda pretesa dell’uomo baconiano di un “regno dell’uomo” attraverso lo sfruttamento delle forze della natura, ma anche per smentire la possibilità di uno sviluppo illimitato e cominciare a credere, piuttosto, in uno sostenibile.
E’ tempo ormai di comprendere pienamente e adottare la riflessione di Emanuele Severino secondo la quale “l’Occidente è una nave che sta colando a picco, la cui falla è ignorata da tutti. Ma tutti si danno molto da fare per rendere il viaggio più confortevole”. Riparare la falla e puntare su altre rotte non è più rimandabile...
L’ecologia “profonda” non è antropocentrica, ma ecocentrica, non considera la natura a servizio dell’uomo, non contrappone due sistemi: uno destinato al dominio, l’altro ad adattarsi nell’immotivata e assurda convinzione di essere disposto soltanto ad ubbidire. Qualche volta si ribella...
Agli stereotipi propri della cultura occidentale l’ecologia “profonda”, con il coraggio di chi va oltre contro corrente, oppone i capisaldi culturali di popoli ancora incontaminati, assolutamente convinti della sacralità dell’ordine che ci circonda e del quale anche l’uomo è parte integrante. Persuasi che tutto è vita. Che tutto ha un’anima. Che, come recita un proverbio asiatico, “Dio dorme nella pietra, sogna nel fiore, si desta nell’animale, sa di essere nell’uomo”.
Nelle prime battute del suo lavoro Guido Dalla Casa riporta una breve riflessione di David Brower che dà il senso dell’errato comportamento umano e della presunzione di dettar legge al nostro pianeta.
“Condensiamo la storia della Terra di quattro miliardi di anni in sei giorni. Il nostro pianeta è nato lunedì alle ore zero. La vita comincia a mezzanotte di mercoledì e si evolve in tutta la sua bellezza nei tre giorni seguenti. Sabato alle ore 16 compaiono i grandi rettili che si estinguono cinque ore più tardi, alle nove della sera. L’uomo appare soltanto sabato sera a mezzanotte meno tre minuti. La nascita di Cristo avviene un quarto di secondo prima di mezzanotte. Manca un quarantesimo di secondo quando inizia la rivoluzione industriale. Ora è sabato sera, mezzanotte, e siamo circondati da persone convinte che ciò che fanno da un quarantesimo di secondo possa durare per sempre”.
Davvero una ridicola presunzione. 
Mario Cutuli 

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