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sabato 26 dicembre 2020

Bioregionalismo - Il caso dell'Ecosofia



L’Ecologia Profonda, o Ecosofia, è un movimento filosofico e di pensiero, una visione del mondo a sfondo panteista che richiede un profondo rispetto per tutti gli esseri senzienti (e quindi anche gli ecosistemi) e per tutte le relazioni che li collegano fra loro e al mondo cosiddetto “inanimato”. Non assegna alla nostra specie un valore distaccato e particolare, ma la considera completamente parte della Natura. Vede la Terra come l’Organismo cui apparteniamo.


Il fondatore del movimento in Occidente è stato il filosofo norvegese
Arne Naess, che usò il termine per la prima volta in un articolo del
1972 (The shallow and the deep).

Sono caratteristiche dell’Ecologia Profonda:
- Una visione sistemica del mondo, una filosofia non-dualista, il
riconoscimento della sacralità della Terra e del diritto ad una vita
degna per ogni essere senziente;
- La necessità di non spezzettare l’universale, di considerare
l’aspetto sistemico globale e di evitare di cadere nei dualismi tipo
mente-materia, Dio-il mondo, uomo natura e simili;
- L’idea che l’intero è più della somma delle sue parti. In una
visione olistica si pone l’accento più sulle relazioni che sui singoli
componenti.

L’ecologia è il sentimento profondo che ci dice che tutto è collegato,
che non possiamo danneggiare una parte senza danneggiare il tutto, che
facciamo parte di un unico Organismo (l’Ecosistema, o la Terra)
insieme a tutti gli altri esseri viventi senzienti: il primo valore è
il benessere dell’Ecosistema, da cui consegue anche quello dei
componenti, e quindi il nostro.

Invece l’ecologia come è intesa dal pensiero generale, detta anche
ecologia di superficie, resta completamente antropocentrica e quindi
non modifica il sottofondo di pensiero della cultura occidentale:
richiede soltanto di diminuire il più possibile gli inquinamenti e
salvare alcune aree intatte per il beneficio dell’uomo. Considera la
Terra come la casa dell’uomo: in sostanza, tutto può andare avanti
come prima, con qualche accorgimento tecnico e qualche depuratore.

Invece le prospettive proposte dall’Ecologia Profonda sono un completo
mutamento di paradigma, che porti:
- al sentire consapevolmente la rete che collega qualunque essere o evento;
- all’estinzione del desiderio per i beni materiali;
- all’amore compassionevole verso tutti gli esseri senzienti.

Per far questo è necessario:
- diffondere le basi del nuovo paradigma e mettere in discussione
tante idee considerate “evidenti” solo perché respirate fin dalla
nascita (competizione, successo, desiderio continuo dei beni
materiali, posizione della nostra specie come staccata dalla Natura);
- parlare spesso con grande considerazione e rispetto degli altri
esseri senzienti e della sacralità della Terra;
- evidenziare che l’idea fissa dello sviluppo non è “propria della
natura umana”, ma è nata in una cultura in un determinato momento
della sua storia.

Questo punto la collega al Movimento della Decrescita felice.

Le idee dell’Ecologia Profonda sono il presupposto filosofico per
comprendere il senso di quelle modifiche del pensiero generale che
sono in grado di portare, sul piano pratico, prima a una decrescita
economica e poi a una situazione stazionaria, quindi a salvare la
Terra dai gravissimi pericoli che sta correndo attualmente.

Decrescita
Il mondo contemporaneo si basa sullo sviluppo economico, sistema
lineare con una sola variabile (il denaro), che è un fenomeno
possibile soltanto in un breve transitorio, perché è incompatibile con
la Biosfera, sistema complesso con un grande numero di variabili.
Nell’Ecosistema possono esistere solo cicli chiusi, mentre il sistema
economico preleva e scarica qualcosa di fisso (risorse e rifiuti).
Inoltre, il sistema economico attuale pretende di crescere
all’infinito in un pianeta finito. Il fatto che sia durato per due
secoli significa soltanto che la sua fine è vicina, per il modo di
procedere dei fenomeni esponenziali.

Il movimento attuale della decrescita resta troppo spesso su posizioni
antropocentriche. Non si occupa molto di questioni filosofiche, ma una
decrescita economica è irrealizzabile se si mantiene un sottofondo
antropocentrico.

Il Movimento per la Decrescita Felice cerca di rendere consapevoli
della necessità di:
- vivere meglio consumando meno;
- instaurare rapporti interpersonali fondati sul dono e la reciprocità
anziché la competizione e la concorrenza;
- utilizzare e favorire la diffusione di tecnologie che riducono i
consumi energetici e la produzione di rifiuti;
- impegnarsi perché questi obiettivi siano perseguiti anche dalle
Amministrazioni pubbliche e dagli Organismi internazionali.

Per raggiungere questi scopi è necessario elaborare un paradigma
alternativo al sistema di valori fondato sull’ossessione della
crescita economica illimitata: è utile e fondamentale un sistema di
valori quale quello proposto dall’Ecologia Profonda.

La persistenza delle condizioni vitali del Pianeta richiede che non vi
sia alcuna crescita materiale permanente. Lo sviluppo economico
consiste nel sostituire al mondo naturale, ricco di specie e di
relazioni fra i viventi, un mondo completamente artificiale fatto di
inerti e di poche specie degenerate. Consiste quindi nel “rifare il
mondo” , che è il frutto di un processo di evoluzione durato quattro o
cinque miliardi di anni. E’ chiaro che lo sviluppo economico
prolungato è incompatibile con la Vita della Terra.

Ecopsicologia
L’ecopsicologia è una disciplina molto giovane, soprattutto in Italia,
dove ha avuto inizio poco più di un decennio fa. Nel mondo
anglosassone era cominciata prima, soprattutto per opera di Theodore
Roszak e Joanna Macy.
I fondamenti teorici della nuova disciplina e anche alcune
applicazioni pratiche per ottenere un risveglio di consapevolezza
ecologica nella psiche umana, si rifanno alla psicologia di Jung e al
pensiero dello psichiatra junghiano James Hillmann.
Ecologia e psicologia: queste due discipline, che hanno finora
lavorato una sull’Ecosistema e l’altra sugli aspetti mentali, hanno
molto da dirsi per collaborare al raggiungimento dell’obiettivo di
garantire un futuro che possa evitare gravi eventi traumatici per la
Terra e quindi anche per la specie umana.
Nata dall'incontro tra la psicologia umanistica-transpersonale e
l'ecologia, l’ecopsicologia permette di riconsiderare la propria
identità in termini più vasti a partire dal dialogo con gli aspetti
più profondi di sé stessi e con il mondo naturale.
L'inconscio ecologico riconosce la stretta interconnessione
dell’umanità con la Terra: il desiderio di impegno attivo nei
confronti dell’ecosistema naturale sorge spontaneo, frutto del senso
di compartecipazione.
 
La psicologia ha bisogno di riconoscere di non poter più curare la
psiche umana senza collegare il malessere della mente con il degrado
dell’ecosistema. L’ecologia a sua volta deve riconoscere l’importanza
di una salute partecipativa della mente per far cessare la
degradazione del Complesso Terrestre. Occorre risvegliare il nostro
inconscio ecologico, che richiama l’inconscio collettivo di Jung,
occupandoci anche dei nostri equilibri interiori.
C’è spesso una mancanza di psicologia nell’attuale strategia
ambientalista, che insiste con campagne improntate sulla
colpevolizzazione: così facendo si attivano meccanismi di difesa a
livello psichico che producono l’effetto opposto perché sollevano più
ansia di quanta molte persone siano pronte a gestire.
E’ necessario emancipare l’ecologia da semplice branca della biologia
dalla quale è nata a una scienza delle relazioni e dell’insieme.
Secondo l’approccio ecopsicologico, noi siamo la Terra, anzi siamo la
parte più “cosciente” della Terra, non c’è alcuna stacco uomo-Natura:
quindi si tratta di una disciplina compatibile con l’Ecologia
Profonda.
 
Il nucleo della mente è l’inconscio ecologico. La repressione
dell’inconscio ecologico è la radice profonda della follia insita
nella società industriale. Ritrovare l’accesso verso l’inconscio
ecologico vuol dire ritrovare la via verso la salute psicofisica
dell’individuo, della società e dell’ecosistema.
Siamo parte integrante del mondo in cui viviamo tanto quanto i fiumi e
gli alberi, intessuti dello stesso intricato flusso di materia-energia
e mente.

Filosofie native
L’ecologia profonda - come filosofia di vita – non è nata negli anni
Settanta dalle idee di Arne Naess o da qualche movimento di minoranza
di oggi: da tremila anni in India, e da tempi ancora più lunghi in
tante culture animiste, idee ben diverse da quelle che hanno poi
foggiato la civiltà occidentale avevano avuto modo di diffondersi
nella mente collettiva, come dimostrano questi pensieri, tratti da
antichi testi indiani: “Ogni anima va rispettata e per anima si
intende ogni ordine, ogni vitalità che la sostanza possa assumere: il
vento è un’anima che si imprime nell’aria, il fiume un’anima che
prende l’acqua, la fiaccola un’anima nel fuoco, tutto questo non si
deve turbare”. In uno dei sutra si loda chi non reca male al vento
perché mostra di conoscere il dolore delle cose viventi e si aggiunge
che far danno alla terra è come colpire e mutilare un vivente.

Ancora dall’India: I fiumi, o caro, scorrono gli orientali verso
oriente, gli occidentali verso occidente. Venuti dall’Oceano celeste,
essi nell’Oceano tornano e diventano una cosa sola con l’Oceano. Come
là giunti non si rammentano di essere questo o quest’altro fiume,
proprio così, o caro, i viventi, che sono usciti dall’Essere, non
sanno di provenire dall’Essere. Qualunque cosa siano qui sulla Terra -
uomo, tigre, leone, lupo, cinghiale, verme, farfalla - essi continuano
la loro esistenza come Tat. Qualunque sia questa essenza sottile,
tutto l’Universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è
l’Atman. Essa sei tu, o Svetaketu.
(Chandogya Upanishad, 10° khanda)

L’ecologia profonda è stata definita solo recentemente nell’ambito
della cultura occidentale, ma in realtà la sua concezione del mondo
era ben nota a tante culture animiste, soprattutto quelle native del
continente americano, e in molti aspetti delle culture orientali più
diffuse. Per rendersene conto, basta riportare alcune citazioni di
testi o insegnamenti provenienti da alcune di queste culture.
Quindi si tratta di riscoperte o perlomeno di prese di coscienza già
presenti da molte parti dell’umanità da decine di migliaia di anni. In
tante culture native non c’è quel distacco “metafisico” fra uomo e
Natura proprio dell’occidente. Quindi la percezione delle visioni del
mondo delle culture native costituisce un valido aiuto per comprendere
e fare proprie le visioni e gli atteggiamenti dell’ecologia profonda.
I legami sono stretti ed evidenti.

Dai nativi del Nord-America:
Una persona non dovrebbe mai lasciare tracce così profonde che il
vento non le possa cancellare. (insegnamento dell’etnìa Piedineri)
Sai che gli alberi parlano? Si, parlano l’uno con l’altro e parlano a
te, se li stai ad ascoltare. Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non
hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura. Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo, talvolta qualcosa sugli
animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito. Tatanga Mani (da:
Recheis-Bydlinski, Sai che gli alberi parlano? Il Punto d’Incontro,
1994)

E’ la storia di tutta la vita che è santa e buona da raccontare e di
noi che la condividiamo con i quadrupedi e gli alati dell’aria e tutte
le cose verdi: perché sono tutti figli di una stessa madre e il loro
padre è un unico Spirito. Forse che il cielo non è un padre e la Terra
una madre e non sono tutti gli esseri viventi con piedi, con ali e con
radici i loro figli? (Alce Nero, dal libro Alce Nero parla di John
Neihardt, Bompiani, 1982)

Conclusioni
Dati gli stretti legami fra i movimenti citati, è opportuna una
diffusione parallela delle idee portate avanti da ciascuno di essi, in
quanto costituiscono forme complementari necessarie e interdipendenti,
che si completano sia sul piano delle idee di fondo sia sul piano del
comportamento pratico e dell’atteggiamento verso il mondo naturale e
quindi verso tutti gli esseri senzienti.

Guido Dalla Casa



lunedì 1 giugno 2020

Ecosofia, il mito e i diritti di Madre Natura



Le Metamorfosi di Ovidio ci raccontano della ninfa Dafne, la quale per sfuggire alle insidie di Apollo, rivolse una richiesta di aiuto al padre Peneo, divinità fluviale, il quale la sottrasse alle brame del dio trasformandola in alloro. Talvolta mi capita di pensare alla ninfa Dafne le cui bianche carni mutarono in fibre di legno ed i cui capelli, un tempo sciolti al vento, divennero fronde.

A stare ad Ovidio, Apollo, rivolgendosi alla ninfa trasfigurata in pianta disse: Poiché non potrai essere mia moglie, sarai almeno il mio albero. Dopo una tale affermazione l’alloro, quasi assentì muovendo i rami appena germogliati. Il mondo antico è ricco di testimonianze che ci portano a considerare la natura come un essere animato. Le Amadriadi erano ad esempio ninfe che risiedevano nel tronco degli alberi. La loro disposizione d’animo mutava a seconda dell’albero che le ospitava. Esse piangevano al cadere delle foglie ed esultavano quando le leggere brezze primaverili scrosciavano sul fogliame.

È pacifico che per gli antichi le piante e la natura erano dotate di un’anima e probabilmente tale idea, che ci è pervenuta grazie ad alcuni miti, è il prodotto di remote culture ancestrali. Purtroppo nel corso dei secoli questa concezione è andata affievolendosi fino ad essere totalmente assorbita nel paradigma della natura intesa come risorsa produttiva, da consumare con cupa avidità. La natura da anima è divenuta oggetto o peggio ancora bene commerciabile. È possibile rintracciare la fondazione della visione atropocentrica nella sofistica e più tardi nella razionalità della visione cartesiana che mette al centro l’uomo quale unico protagonista del mondo. Le conseguenze di un tale modo di vedere le cose sono sotto gli occhi di tutti.

Una mattina primaverile, al risveglio, mia figlia di quattro anni mi chiese: papà, che stagione è oggi? In un primo momento sorrisi, poi compresi che quella domanda nascondeva una nuova percezione del fattore climatico. Ormai, agli occhi di una bambina, un’unica giornata poteva essere attraversata da stagioni diverse.

Un rapporto dell’ottobre 2018 dell’Intergovernmental Panel Climate Change (IPCC), il gruppo intergovernativo che si occupa dello studio dei cambiamenti climatici, ci comunica che in maniera inequivocabile siamo ad un punto di svolta. La temperatura è già aumentata di un grado rispetto all’anno di riferimento per lo studio del clima, il 1880.

Un aumento di 1,8°C o peggio di 2°C, comporterebbe dei cambiamenti inauditi. Strano? Non credo. In fin dei conti basta pensare alla nostra condizione quando becchiamo una semplice influenza. Una cosa è una temperatura di 37° ed altra è una temperatura di 39° o oltre. La differenza è sensibile.

Negli anni ’60 uno studioso che aveva collaborato ai programmi della NASA, James Lovelock, aveva avuto modo di parlare del pianeta terra, Gaia, come un grande super organismo vivente, in cui gli organi erano rappresentati dai vari ecosistemi. L’umanità era intesa come parte di uno spazio di esistenza in cui tutte le forme di vita erano in relazione reciproca e quindi interdipendenti. Se questo non bastasse, Lovelock gettò un nuovo sguardo sulla teoria darwiniana consentendone una inedita chiave di lettura. La dinamica evolutiva non si basa sul prevalere del più forte, ma sulla cooperazione tra tutte le forme del vivente. Questo processo è definito simbiosi. L’uomo può esistere fintantoché gli ecosistemi, e tutte le parti della biosfera, mantengono una relazione di equilibrio ed in un certo senso, mantengono aperto il dialogo fra di loro.

Purtroppo il surriscaldamento, la febbre che sta attanagliando la nostra amata Gaia, sta minando gli equilibri biosferici. Le ragioni scientifiche, filosofiche, economiche, giuridiche che sin qui hanno sostenuto i passi da gigante compiuti dalle nostre civiltà, purtroppo sono insufficienti a fronteggiare una situazione di tale complessità. In ogni campo, tocca inventarsi qualcosa di nuovo.

Secoli di filosofia del diritto ci hanno riconsegnato un’idea di natura intesa come bene giuridico. Quest’idea ci sta conducendo evidentemente al capolinea. Sono maturi i tempi per iniziare a pensare in termini di ecosofia del diritto.

ORFEO - dalle METAMORFOSI di Ovidio

In giro per il mondo vanno sviluppandosi teorie che intendono la natura come soggetto di diritto. Fino ad oggi il diritto, nel suo punto di contatto con la realtà, aveva reagito con un ripiegamento antropocentrico. Oggi non più. Oggi, in alcuni casi, come quello della Costituzione dell’Ecuador o delle Leggi ambientaliste boliviane, il diritto prova ad aprirsi, e lo fa in maniera sorprendente, riconoscendo Madre Natura, o Pacha Mama, come soggetto di diritto.

Tutto ciò è il prodotto della recezione da parte di alcuni Ordinamenti Costituzionali delle culture ancestrali basate sul concetto di Sumak Kawsay, cioè dell’idea di piena cittadinanza dell’essere umano in quel complesso sistema di comunità viventi rappresentato da fiumi, foreste, montagne, laghi, oceani. Grazie a tale normativa, nel 2011 il fiume Vilcabamba si è potuto costituire in un processo contro la minaccia rappresentata dalla cementificazione. Non vi sembri assurdo che il fiume abbia visto riconosciuto il proprio diritto.

La soggettività giuridica ormai non è più prigioniera del limite angusto dell’umano ma, saltati gli argini, rifluisce nel soggetto naturale. Le nuove norme recepiscono questo dato ed è come se ci sussurrassero: torno di nuovo alla vita. Ciò avviene proprio nel momento in cui sembra insidiata la capacità della natura di auto rigenerarsi.

La storia dei diritti è stata una lenta ed inesorabile marcia per l’estensione degli stessi ad un campo sempre più largo di soggetti. Oggi siamo agli albori di un cambiamento epocale. La sfida è che essi possano essere riconosciuti, sul piano biosferico, a tutte le forme del vivente. In Italia da poco si è iniziato a riflettere su questi temi, eppure anche dalle nostre parti c’è chi ormai ritiene che il riconoscimento della soggettività giuridica alla natura possa avvenire a livello costituzionale. Un’innovazione di questo tipo implicherebbe un salto di qualità epocale, consistente in un vero e proprio cambiamento di paradigma: dalla filosofia del diritto, all’ecosofia del diritto. 

Io sono fiducioso e probabilmente quando ciò avverrà ci renderemo conto di aver elaborato un rimedio naturale per far fronte ai mali ed alle febbri che affannano Gaia.

Nicola Nardella,  avvocato penalista e studioso dei sistemi normativi di tutela dell’ambiente e della natura.



Nicola Nardella sarà presente all'incontro "Bioregionalismo. Stati generali dell'ecosofia" che si tiene all'Anio Novus di Tivoli, il 20 e 21 giugno 2020, per presentare il suo libro "I diritti di Madre Natura": https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2020/03/i-diritti-di-madre-natura-recensione.html


lunedì 3 settembre 2018

Bioregionalismo ed ecologia profonda - Interpretazioni personali ed esperienze vissute


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Ecologia Profonda e Bioregionalismo sono due filosofie o ecosofie  che ridisegnano il rapporto tra uomo e natura, sono visioni che permettono di rinnovare la nostra cittadinanza nella Terra attraverso uno stile di vita che tenga conto della necessità e del diritto per tutti, umani e non-umani, di vivere una vita dignitosa e significativa.

Come spesso accade il senso intimo di “Ecologia Profonda e Bioregionalismo” è  stato  modificato, piegato, adattato ad altre filosofie e ideologie, a differenti modelli di pensiero quindi capita di leggere e ascoltare di Bioregionalismo e secessione, Ecologia Profonda e Bhagavad Gita, Bioregionalismo e Era Ecozoica, Ecologia Profonda e Ecologia Sociale, Bioregionalismo e Anarchia…

....nel mondo moderno e globalizzato ogni nostro gesto, ogni nostra azione provoca talmente tanti danni da qualche altra parte del pianeta che con tutta onestà posso solo pensare di praticare uno stile di vita tendente a ridurli e a ripararne, nel mio piccolo, alcuni.

Ma ci sono dei momenti, degli attimi in cui mi sento immerso in queste visioni di vita, in cui mi sento parte “organica” di un rinnovato rapporto con la Terra. Capita di passeggiare intorno a casa, di lavorare nell’orto o di starsene seduti sotto la chioma di un albero … guardarsi intorno e accorgersi che il nostro sguardo, i nostri sensi si sono fatti più acuti: quello che era un paesaggio consueto, normale diventa improvvisamente più nitido … ne scorgiamo particolari infinitesimali, assaporiamo  un caleidoscopio di odori, ascoltiamo un emozionante polifonia di suoni, godiamo di una infinita varietà di toni di colore … e ci sentiamo per interminabili istanti parte di quella meraviglia. E’ come trovarsi in una sorta di “stato di grazia” in cui ci rendiamo conto che il solo pensare di codificarlo con un pensiero razionale,  raccontarlo pronunciando parole … spezzerebbe l’incanto. 


Capita anche che tutto questo avvenga ancora più prepotentemente in alcuni luoghi diciamo “speciali”. Mi e capitato dentro a boschi dell’appennino ligure e toscano, piccole valli alpine, torrenti infrascati … è capitato di camminare tra i rumori, i colori e gli odori di un bosco, di quelli fitti e selvaggi dove la presenza umana da tempo non lascia le sue tracce … camminare e a un tratto accorgersi che i rumori sono cessati, l’aria è immobile e persino il tempo sembra sospeso … in questo silenzio quasi irreale persino i miei passi leggeri e attenti sono fuori posto, superflui. 

Mi siedo con la schiena appoggiata ad un albero, ficco le mani nel tappeto di foglie fino a ficcarle nella terra umida e scura … anche la mente si svuota, il respiro rallenta … mi sento come una parte di quel luogo  per un tempo indefinito e indefinibile.

Risultati immagini per Ecologia Profonda e Bioregionalismo seduto sotto un albero
Foto di Gustavo Piccinini

Stralcio di un articolo tratto da:  https://selvatici.wordpress.com/tag/bioregionalismo/

lunedì 2 luglio 2018

Tracce di Ecologia Profonda, nella visione di Arne Naess (ed altri) e l'auto-realizzazione in senso ecologico


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Arne Naess e altri hanno proposto una raccolta di otto principi per caratterizzare il movimento della ecologia profonda come parte di un movimento ecologico generale. In molte nazioni occidentali i sostenitori dei principi della piattaforma provengono da religioni e retroterra filosofici differenti. 

Quello che li rende uniti è la visione a lungo termine di quello che è necessario fare per proteggere l’integrità delle comunità e dei valori ecologici della Terra. I sostenitori dei principi hanno una diversità di credenze fondamentali. Per “credenze fondamentali” intendiamo i loro terreni metafisico personale e religioso di base, per i loro valori, le azioni e il sostegno al movimento dell’ecologia profonda. Qui sotto vengono presentati i principi della piattaforma del movimento della ecologia profonda così come furono originariamente proposti da Arne Naess e George Sessions nel 1984 durante un viaggio turistico nella Valle della Morte in California. 

1. Il benessere e la prosperità della Vita umana e non umana sulla Terra hanno un valore proprio (sinonimi: valore intrinseco, valore inerente). Questi valori sono indipendenti dall’utilità che il mondo non umano ha per soddisfare gli scopi umani. 

2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori per se stessi. 

3. Gli uomini non hanno il diritto di ridurre questa ricchezza e diversità tranne che per soddisfare i bisogni umani vitali. 

4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuzione della popolazione umana. La prosperità della vita non umana richiede tale diminuzione. 

5. L’attuale interferenza umana nei confronti del mondo non umano è eccessiva e la situazione sta rapidamente peggiorando. 

6. I comportamenti devono quindi essere modifcati. Questi comportamenti hanno influenza sulle strutture economiche, tecnologiche e ideologiche di base. La situazione risultante sarà profondamente differente da quella odierna. 

7. Il cambiamento ideologico è principalmente quello di apprezzare la qualità della vita (vivere in condizione di valore inerente) piuttosto che cercare un tenore di vita sempre più alto. Ci sarà una consapevolezza profonda della differenza tra il grande fisico (big) e il grande metafisico (great). 

8. Coloro i quali sottoscrivono i punti precedenti hanno l’obbligo di cercare, direttamente o indirettamente, di attuare i necessari cambiamenti. Chiunque sottoscriva questi otto principi è chiamato da Naess e da altri a diventare un sostenitore del movimento dell’ecologia profonda, non a diventare un ecologista profondo. 

Naess crede che la defnizione “ecologista profondo” sia troppo presuntuosa, mentre “ecologista superfciale” sia scortese. La parola “sostenitore” è più ghandiano e ricco per interpretazioni. Come già detto, Naess sottolinea che coloro i quali sostengono questi principi possono farlo partendo da un ampio spettro di vedute fondamentali differenti. Proprio come gli uccelli costruiscono differenti tipi di nidi nei differenti habitat, così le culture umane che hanno origine in luoghi ecologici con i propri valori inerenti sviluppano condizioni diverse di ordine pratico, sociale e tecnologico. 


Naess chiama la sua flosofa suprema Ecosofa T. Egli è infuenzato profondamente dal friluftsliv norvegese (un movimento per sperimentare la vita all’aperto, vedi Henderson, 1997), dalla non violenza ghandiana, dal buddismo Mahayana e dal panteismo spinoziano. T si riferisce a Tvergastein, il rifugio di montagna di Naess dove la maggior parte dell’Ecosofa T è stata elaborata. T si riferisce anche alla parola norvegese “interpretazione” (tolkning) che è centrale nella sua flosofa del linguaggio e della comunicazione. Una norma di base dell’Ecosofa di Naess è la Realizzazione del Sé! per tutti gli esseri. 

Il Sé da realizzare per gli uomini non è il sé del proprio ego (s minuscola), ma il Sé più grande ecologico (S maiuscola). Questa distinzione sé/Sé ha delle affinità con il buddismo Mahayana. Naess dice che noi possiamo realizzare i nostri Sé ecologici in differenti modi. Il percorso da seguire di cui parla maggiormente è l’estensione dell’identifcazione. Egli presume che una persona sia integra ed abbia un sano ego così da evitare la possibilità che si manifesti il sé piccolo e la sua parte oscura. Naess tenta di esaminare questa sua visione totale partendo sola dalla norma: AutoRealizzazione!, Self-Realization! 

Per Auto-realizzazione si intende: “l’Auto-realizzazione di tutti gli esseri!” Il punto esclamativo viene usato per sottolineare che non si tratta di una semplice esposizione, ma che la frase dice qualcosa che deve essere fatto. Naess sente questa norma come la base della sua ecosofia di vita. 

Egli sprona gli altri a sviluppare le proprie ecosofe basate sulle proprie visioni supreme. L’Auto-realizzazione per gli uomini, dice, può essere raggiunta in una grande varietà di modi. Il suo metodo è quello di allargare il proprio senso di identifcazione verso un senso più ampio del Sé. Tutti gli uomini hanno questa capacità insita nella propria natura, come Naess e altri hanno osservato comparando le diverse culture. Noi tutti abbiamo la capacità di metterci in relazione con un senso molto più vasto del sé, che trascende l’ego, estendendo il nostro senso di identifcazione oltre il solito punto focale dell’ego e andando verso una sfera più ampia di interrelazioni. Altri scrittori che sostengono i principi della piattaforma del movimento ecologista profondo hanno criticato l’estensione della propria identificazione. 

Alan Drengson - Oregon State University

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(Tratto da: The Trumpeter: Journal of Ecosophy, Vol 14, No. 3, Summer 1997, pp. 110-111) 


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