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martedì 26 giugno 2012

Aprilia Comunitas, specchio del Cielo e della Terra - Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica al solstizio estivo 2012

Campo del vetiver ad Aprilia


Aneddoti ed immagini dell'Incontro Collettivo Ecologista 2012

Sui pianori delle ultime propaggini del Vulcano laziale, abbracciati dall’orizzonte locale dei Monti Lepini, dei Monti Albani, della pianura e del mare, è consacrato lo spazio comunitario dedicato al solstizio d’Estate. I filari di vetiver allineati in ampi spazi per dare spazio all’incontro per condividere un sogno che può trasformarsi in progetto.


Cerimonia del Palus


Il palus, punto di intersezione dei tre mondi celeste, terrestre e infero, è il centro sacrale di osservazioni dello spazio e del tempo definiti dal Sole con il suo essere nel cielo in modo sempre uguale e sempre diverso.

Nel momento più alto del suo percorso nell’azzurro del cielo, il Sole con la proiezione dell’ombra del palus indica la direzione Nord-Sud del cardo tracciato con il decumano nella pianta di fondazione di Aprilia, città della terra.



Frutti ed erbe di Aprilia


Riconduce a Roma Il solco tracciato a delimitare i confini del nuovo comune che nasce per servire quanti vennero a popolare quelle terre in modo stabile dove il diritto e il dovere venivano riconosciuti nel contratto di appoderamento con l’Opera Nazionale Combattenti che intervenne anche nella formazione professionale dei braccianti e nell’assistenza tecnica e agronoma.

Il Comune con la scuola, la chiesa, il cinema, il servizio sanitario, la caserma dei carabinieri il mercato e la piazza, furono edificati per rispondere ai bisogni dei braccianti che diverranno contadini proprietari della casa colonica e delle terre.

Terre del grande latifondo dell’aristocrazia e della borghesia romana che finalmente fu rotto e trasformato con l’appoderamento che accolse gli italiani che provenivano dalle realtà italiane più depresse. Terra consacrata dal lavoro non più servile, verso il bene comune dell’intera nazione con la produzione cerealicola per dare ad ognuno il pane.


Momento durante il  cerchio di condivisione con iperico


La disposizione nella forma celeste del cerchio, si ritma con il passaggio del bastone della parola ornato dall’iperico. Di mano in mano fa esprimere ad ognuno di noi quelle parole che ci raccontano nel presentarci, nel condividere pensieri, emozioni, progetti e speranze. Il suo riformarsi arricchisce ancora e include chi è arrivato da poco.


Cibo bioregionale fresco


La musica chi si diffonde ai confini del tramonto, accompagnano le parole delle poesie di Gianni Rodari, sembra farci ritornare bambini. Con le parole ingenue dei piccoli pone le grandi domande, evidenzia le contraddizioni umane nei confronti del mondo e dipinge immagini belle di un mondo possibile.


Momento musicale con sorriso di Stefano Panzarasa

La condivisione del cibo è atto comunitario, riflesso nello spazio che ci circonda e di cui siamo parte, durante l’accoglienza con la degustazione dei prodotti del territorio: acqua di fonte, miele, frittate, pizze ripiene di verdura, pasta, olio, dolci e marmellate.


Piatto di cibo bioregionale vegetariano


Intenso e vibrante l’abbraccio nella spirale avvolgente che all’unisono si ritma e respira nella vibrazione del suono di un corpo solo.

Il popolo celeste ci sovrasta nel buio della notte. Si comincia a riconoscere e prende forma nella narrazione preceduta da uno spicchio di Luna crescente che rossastra tramonta sullo sfondo.

In quello spazio di cielo, che è dello sguardo di Callisto e Arturo, si proiettano le immagini evocate dal racconto animato dalle emozioni più diverse aperte alla riflessione nel lungo silenzio. Callisto violata, accusata, scacciata e punita genera in sé la potenza della resilenza nella scelta di essere madre protettrice.

E ci insegna come la forza per riemergere anche nelle situazioni più difficili è dentro ognuno di noi. E quando essa si unisce nell’intensità a quella di altri nella specifica progettualità dei territori diventa comunità in potenza. E esprime tanta intensa autenticità nell’incontro degli sguardi di chi la popola che può immaginare di riflettere le dinamiche celesti ed essere ammirata nello specchio del cielo.

Fuoco acceso nella notte del 23 giugno 2012

La Terra, l’Acqua, il Fuoco e l’Aria croce colorata nel cerchio della gialla ghirlanda solstiziale, materializzano la loro energia nella notte e catalizzano le loro forze positive nell’acqua della fonte apriliana che accoglie i fiori gialli dell’iperico e tutte le erbe profumate offerte da questa Terra. Solo al mattino potremo intingere le nostre dita in essa e bagnare il nostro corpo per riceverne l’energia cosmica.


Salto del fuoco con tamburo sciamanico


Il fuoco rischiara i volti nell’oscurità della notte e si anima dei suoni della chitarra e del tamburo sciamanico nella danza corale nel cerchio. Ma è da soli che affrontiamo il salto nel fuoco come prova di coraggio che segue la concentrazione la meditazione su noi stessi nella riflessione personale sul nostro essere, sul nostro agire e sul nostro protrarsi nel futuro frutto del presente e del passato.

Distribuzione dell'acqua santa di san Giovanni la mattina del 24 giugno 2012 


Che la forza del Sole rinforzi i nostri animi e la sua luce illumini i nostri percorsi migliori.


Lorella De Meis



lunedì 25 giugno 2012

Non-resoconto dell’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012 (prima parte)

Un momento della cerimania fondativa del 22 giugno 2012

Care, cari,

son qui sotto una tettoia di plastica e metallo del bus stand di Macerata. L’afa è tanta.. ma anche questa al fine è fatta: l’Incontro Collettivo Ecologista is over!

Mi sono liberato anche di questa karma pesante e gioioso allo stesso tempo. Il 22, 23 e 24 giugno sono stato ad Aprilia, in “culo al mondo”, nel campo del vetiver di Benito Castorina. Lo scopo? Mantenere una promessa e porgere i miei omaggi e saluti ad alcuni amici vecchi e nuovi. Fatalità, com’era prevedibile, si è parlato e si è praticato assieme il bioregionalismo, l’ecologia profonda e la spiritualità laica. Uffah!

State ora leggendo un non-resoconto poiché qui col caldo, ed una stanchezza che non provavo dalla notte dei tempi, non sento di voler scrivere alcunchè di sensato.. solo sensazioni e flash di immagini vissute.

Ho chiesto una penna in prestito a due ragazze punk maceratesi che come me aspettano un autobus, non so quale non so per dove…

Ad un certo punto per andare ad Aprilia sarei dovuto partire da Treia a ridosso della manifestazione in compagnia di Lucilla o di Umberto… ed invece no! Non sarebbero venuti anche se ancora non lo sapevo quando si manifestò il karma che mi competeva.

A volte bisogna far attenzione a ciò che si dice. Diversi mesi fa, eravamo ancora in inverno, avevo promesso agli amici di Agribio E.R. Che sarei stato con loro per festeggiare il solstizio estivo. Insomma è avvenuto che a metà giugno spinto da un irresistibile destino e dal desiderio impellente di riabbracciare la mia amata Caterina ecco che mi son trovato imbarcato su un treno per Bologna, per buona grazia di Valeria, e lì in piazza c’era Caterina ad attendermi per farsi abbracciare e per abbracciarmi.

Ovvio che a quel punto son rimasto in Emilia per aspettare la venuta di Sonia che doveva svolgere una perlustrazione erboristica in quel di Rastellino il 19 ed il 20 giugno sono stato a Vignola da Maria per festeggiare il giorno quasi più lungo, mangiare leccornie ed ascoltar musica popolare dal vivo. Bella festa!

L’indomani ce la siamo presa comoda, sapendo che io e Caterina saremmo partiti assieme per Aprilia. Invece no! La email di Daniele ha cambiato tutto… Lui partendo da Piacenza avrebbe potuto darmi in passaggio passando da Modena e voilà la mattina del 22 giugno mi son trovato catapultato su un furgonato a gas, in compagnia di Daniele, e la sua non-compagna madre di suo figlio (con il figlio al seguito), in lenta discesa verso il Lazio.

Viaggio ben corroborato da discorsi spirituali e dietetici, caldo asfissiante e velocità ridotta. Usciti dall’autostrada a Roma gira che ti rigira ci siamo smarriti sul GRA, sommersi dal traffico dei pendolari che rientravano dal lavoro, cercando senza trovarla via Anagnina e cercando di interpretare le “precise” indicazioni forniteci da Benito, belli disperati, accaldati digiuni incazzati senza darlo a vedere, insomma sotto sballo. Ma un santo, sicuramente San Giovanni, vegliava su di noi, gira che ti rigira ecco che riesco a scorgere una freccetta azzurra piccola piccola con su scritto “Anagnina”. Malgrado avessimo già superato il bivio Daniele impavido ha fatto un pezzo di marcia indietro e l’abbiamo imboccata… Ci è sembrato di rivivere... l’allegria nel furgonato era allle stelle…. e le difficoltà ulteriori degli ultimi 50 kilometri di viaggio ci sono sembrate quelle di una avventura a Disneyland.

Ed accoci dopo peripezie e speranze di volta in volta nutrite e svanite alfine giungere dove dovevamo andare -“in tanta malora”- nel campo del vetiver. Sole brillante e bollente malgrado il tardo pomeriggio, stralunati, vaganti, siamo entrati infine nel luogo dell’incontro (o meglio fuori dal cancello). Appiedati per gli ultimi duecento metri un po’ rasserenati per aver indovinato la strada abbiamo visto che lì ad attenderci c’erano già alcuni coraggiosi, guidati da Riccardo, maestri e maestre di arrivi, e di cui più avanti vi dirò…

Risaliti al cancello scaricati i bagagli a mano ed in carriola mi son ritrovato a guardarmi attorno per decidere sulla mia sistemazione notturna. Alcuni avevano già optato per la tenda, visto che la disponibilità di letti era modesta (due stanze un soppalco e una cucina) e molte le persone da ospitare, fra cui donne bambini ed anziani (nel senso più anziani di me) su due piedi ho deciso anch’io di montare la tenda che Caterina mi aveva prestato (per ultima ratio). Dopo 40 anni di incompatilità con le tende mi trovo alquanto impacciato nell’opera di edificazione.

Per fortuna un volenteroso professore ed un bambino mi aiutano (pur anch’essi non avendo mai montato una tenda) e gli sforzi congiunti danno un buon risultato. La tenda è eretta... ma lì mi avvedo del pezzo mancante, il telo di sopra, senza il quale l’igloo è una semplice zanzariera con fondo plasticato. Allora mi rendo conto di non poter trascorrere la notte in quel riparo così malsicuro. Anche perchè si è già alzato un forte vento e la temperatura è bella che scesa e si prevede che scenderà ancora e dal cielo stellato scenderà la benefica (per le piante) rugiada notturna.

Mi trovo alquanto stordito ed indeciso, poiché non ho nemmeno una coperta. Allora prendo a vagare nel compound in cerca di una ispirazione o di un riparo alternativo.

Le stanze in casa sono già tutte sovraffollate, ci sarebbe un divano in cucina e decido che per me va bene e ne prenoto l’uso. Poi torno alla tenda per raccattare le mie cose ma mentre torno -miracolo- noto un piccolo garage magazzino laboratorio, per curiosità ci ficco il naso dentro, puzza di gasolio e simili, ma il pavimento è ben piastrellato e c’è spazio sufficiente per coricarsi a terra..

Immantinenti opto per questa nuova sistemazione, vado a cercare una stuoia ed un materassino, pulisco per terra, riordino e benedico, ed ecco che nel giro di un’oretta ho sistemato la mia reggia. Scopro che nello sgabuzzino interno c’è pure un minuscolo servizio, un po’ ingombro di gomme d’auto, attrezzi, bidoni, ed altre cianfrusaglie, e riesco a mettere a nudo un cesso, un lavandino ed un bidet con qualche rottura qui e lì, ma funzionanti. Sono proprio fortunato, non è più un garage magazzino laboratorio è una casetta romantica che tutti gli altri ospiti mi invidiano.

Nel frattempo -nel bus stand di Macerata, le ragazze punk debbono partire e mi fanno capire di aver bisogno della penna, che restituisco. Ma ormai ho cominciato a scrivere e non demordo mi faccio un giro finché riesco a farmene prestare un’altra da una signora caritatevole e posso continuare il racconto.

Finalmente sistemato posso dedicarmi alla mia toeletta personale, sudato e sporco come sono, sento il bisogno di una doccia che spero di poter fare nel bagno comune della casa. Ma debbo accontentarmi di lavarmi con il sistema indiano, con un secchiello, perché la manopola della doccia è rotta. Comunque rinfrescato e pulito….

Ma qui anche la seconda penna se ne va… e decido di continuare a scrivere con una pennetta di estrema riserva che avevo messo nella tasca della mia borsa, è un po’ scarica e la scrittura necessita di ricalcature ma funge… ho ancora da aspettare oltre un’ora e mezza per il bus che va a Treia… a da passà il pomeriggio e scrivendo passa meglio.

Tornando al campo del vetiver finalmente vado a salutare quelle persone a modo che aspettavano che io finissi tutti i miei preparativi.... Ospiti eccezionali che hanno preparato ogni ben di dio per darci accoglienza. Tavoli apparecchiati all’ombra della sera con sopra torte e tortine, frittate, crostate, biscotti, acqua di sorgente frizzantina, albicocche, prugne, visciole a cui aggiungo i due boccioni di vino delle Marche che l’amore mio Caterina mi aveva dato come contributo per l’Incontro. Ma prima di passare alle gozzoviglie la maestra Lorella ci ha invitati tutti a partecipare alla cerimonia di fondazione del luogo, con il posizionamento del palo sacro per l’individuazione delle direzioni come insegnato nell’antico sistema romano.

Al termine del rito abbiamo pasteggiato al lume di candela in piedi, soddisfacendo così il nostro bisogno di cose concrete. Ed io mi sono bevuto almeno un litro d’acqua frizzantina naturale. Dopo il prasad bioregionale altra cerimonia per riconoscere le stelle ma il mio sguardo era fortemente attratto dalla falce rossa della luna crescente sulla quale mi sono soffermato lungamente. Con questo la prima giornata è ben terminata e soddisfatto mi sono ritirato nella rimessa, sdraiato sulla stuoia un po’ dura, al lume del moccoletto antizanzare (anch’esso dono di Caterina) leggo mentalmente lo Shiva Manasa Puja.

Avvoltolato in una serie di magliette, camicia e maglioncino leggero (portato per ”un non si sa mai” altamente previdente) e coperto da tutti i miei scialli indiani. E mi addormento malgrado il freddo.

L’indomani mi desto arzillo di buon’ora e prendo confidenza con la cucina (che non abbandonerò mai per tutti i giorni di permanenza) facendomi un teuccio e sgranocchiando qualche trancetto di crostata della sera prima.

Pian piano anche gli altri si svegliano e la seconda giornata inizia per tutti. Dopo colazione ci si coordina sulle cose da fare. Alcuni si dedicano al lavoro di pulizia del campo ed al montaggio di un forno a legna, che purtroppo non sarà mai pronto… mentre altri decidono di fermarsi in cucina per preparare assieme a me il pranzo. Meglio che tutto sia a posto in modo che dopo lo sharing che inizia alle 10 e dura sino alle 13 non ci si debba affannare a preparare da mangiare. Menù: panzanella, dhal, patate e erbe di campo, insalata ed altre cosette sfiziose.

A questo punto forse qualcuno si interrogherà su quanto è stato detto durante l’incontro, a cominciare da questa prima sessione di condivisioni di esperienze e pareri sulla pratica bioregionale. Resterà deluso, non dirò nulla di ciò (almeno per ora) sperando che qualche anima pia lo faccia come pegno d’amore per il gruppo e per la causa (Aha aha ah).

Continuando, nel pomeriggio del 23 giugno i più goliardici rinunciano al riposino e decidono di andare a fare un tuffo al mare ovviamente non mi sono unito al gruppo, anche perché devono arrivare nuovi ospiti, fra cui Luisa, Paola, Ciro, Giulietta, Carlo, Franco, Caterina mia figlia con nipotini.. e diverse altre persone che approfittano della mia discesa ad Aprilia per venirmi a salutare (ed a farmi gli auguri di compleanno). Inoltre c’è da preparare e pulire la spianata ove si farà il fuoco, sistemare il focolare, predisporre gli ingrediente per la preparazione dell’acqua di San Giovanni (con varie erbe aromatiche e fiori di stagione), raccogliere la legna secca, preparare la cena, oltre ovviamente a predisporre il cerchio per il secondo sharing pomeridiano.

Tutti intorno nel prato davanti al palo della fondazione siamo una trentina e forse più, molti venuti da parecchio distante, soprattutto ho notato la forte presenza di siciliani. La sera attorno al fuoco sacro danziamo in cerchio e cantiamo al suono del tamburo sciamanico suonato da Nevio e della chitarra suonata da Stefano. Il nostro spirito è indomito..

E qui giunge la corriera che mi porterà a Treia da Macerata, interrompo la narrazione, forse la riprenderò domani, chissà…?

Paolo D’Arpini (25 giugno 2012)

martedì 19 giugno 2012

Aspetti magici notturni dell’Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012

“Tutte le cose fioriscono nella gentilezza del mio amore….” (Madre Terra)

I 5 movimenti - Dipinto di Franco Farina


Si parla tanto, in questo periodo, di riscoperta della sacralità della natura! E cosa è quest’ultima se non la visione spirituale di tutti coloro che si sentono parte indivisa della coscienza, della natura e del cosmo?

Questo atteggiamento sacrale assume vari nomi: spiritualità laica o naturale, ecologia profonda, biospiritualità, coscienza olistica.. etc. Ma strettamente parlando non è una nuova religione o filosofia, ma un moto spontaneo interiore dell’uomo per integrarsi con la natura e con se stesso.

In sintonia con la tradizione della celebrazione solstiziale anche quest’anno festeggiamo quello che è chiamato il momento della magica notte delle streghe. Saremo ad Aprilia, all’Incontro Collettivo Ecologista dal 22 al 24 giugno 2012. Ed oltre ai discorsi per l’attuazione di una società bioregionale ci saranno vari momenti di celebrazione della vita.

Le cerimonie simboliche iniziano il tardo pomeriggio del 22 giugno con l’istallazione del palo simbolo della fondazione di una nuova “civitas” e per l’individuazione dei punti cardinali. Seguirà una spiegazione sulla cultura bioregionale contadina del luogo che ci ospita, un pellegrinaggio sino al mare per il tradizionale lavacro, sinonimo di purificazione mentale e corporale. La sera, dopo una degustazione di prodotti biologici locali passeremo all’osservazione di stelle e pianeti, sotto la guida di Riccardo Oliva e del suo team di esperti.

L’indomani, la sera del 23 giugno, che è la notte magica per antonomasia e corrisponde alla Vigilia di San Giovanni, a conclusione dello sharing di esperienze bioregionali potremo dedicarci a vari aspetti ludici. Nella tradizione antica durante questa notte di prima estate si accendevano diversi fuochi in prossimità di corsi d’acqua in modo da compiervi riti della fertilità ed abluzioni notturne. Questa consuetudine aveva radici nella simbologia pagana di trasmettere la luce ed il calore dell’estate alle fredde valli. Altra tradizione dei fuochi di San Giovanni era quella dei due falò, uno interno, attorno al quale danzare fino al mattino, ed uno esterno, che delimitava il campo d’azione. Tutto ciò rappresenta l’identità fra la luce interiore del Sé e quella esteriore della Creazione. Questo è anche il senso della cerimonia che riproponiamo la notte del 23 giugno, per ricordare la supremazia della natura su ogni artifizio dell’uomo. Danze in cerchio, musica popolare eseguita dal vivo da Stefano Panzarasa, contemplazione della natura, è quanto aspetta i novizi che affronteranno il “rito propiziatorio” e -ovviamente- al termine delle danze non mancherà la prova di coraggio con il salto del falò ed espressione di desideri (le donne sono pregate di vestire gonne larghe).

Sull’etimologia di Giugno gli studiosi sono concordi che questo è il mese dedicato a Giunone (Iuno), la dea dell’abbondanza e delle messi, nonché legittima sposa di Giove, per questa ragione venivano raccomandate le nozze durante il mese di giugno. Questo è anche il mese delle ciliegie, un frutto rosso e turgido e dolce, come il latte di Giunone…..

Nel campo del Vetiver, il luogo che ci ospita ad Aprilia, esiste un boschetto, lungo un fossato naturale, che puo essere considerato sacro a Giunone. E qui dopo il tramonto del 24 giugno, a completamento della condivisione esperenziale sui temi bioregionali, compiremo una passeggiata, guidata da Benito Castorina, attorno alle siepi del vetiver, erba sacra che in India viene usata per produrre profumi ed incensi da offrire alla Dea Madre. Il cui elemento è la Terra, particolarmente femminile e rappresentante della produzione vitale per antonomasia.


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


………………


Programma generale dell’Incontro Collettivo Ecologista 2012:
Campo del Vetiver, Via Savuto 38, Aprilia (Latina)

venerdì 22 giugno 2012
dalle 14.00 – Arrivo, sistemazione alloggi ed accoglienza. Benvenuto agli ospiti con degustazione dei prodotti del territorio e approccio al territorio “Aprilia comune rurale – Città della Terra”. Segue escursione al mare con rievocazione narrativa di Carna.
18.30 – Ritorno al Campo, preparazione della cena e riordino.
20.00 – Pasto conviviale e riordino della sala.
22.00 – Osservazione ad occhio nudo del cielo stellato con riconoscimento astri
23.00 – Sistemazione per la notte.


sabato 23 Giugno 2012
07.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
09.30 – Inizio dell’Incontro. Seduti in Cerchio, a rotazione (con il bastone della parola) ognuno interviene con proprie proposte sui temi trattati e con narrazione di esperienze vissute. Tempo di lettura 10 minuti per ciascuno. Al termine ripetizione del giro di interventi.
12.00 – Preparazione del pasto, consumazione e riordino
dalle 14.00 alle 15.00 – Riposo
15.00 – Visita nel bosco circostante con riconoscimento erbe
16.30 – Riprende il Cerchio di condivisione pareri e formazione di eventuali gruppi di lavoro, su specifici temi
18.30 – Break per tisana e preparazione del pasto.
20.00 – Consumazione della cena e riordino
21.30 – Attività ludiche. Canti, danze, poesie, espressioni corporee
23.30 – Sistemazione per la notte


domenica 24 giugno 2012
07.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
09.30 – Sessione di condivisione in cerchio e progetti
11.30 – Preparazione del pasto, pulizia generale, riordino, etc.
15.30 – Proprietà del cibo, colori, sapori, forma ed odori
16.00 – Discorso sull’utilizzazione e proprietà del vetiver
17.00 – Conclusioni generali, riepilogo degli argomenti trattati e ultimi avvisi ai naviganti.



Durante la manifestazione verrà distribuita la brochure “Quaderni di vita bioregionale 2012”
Avvertenza: Per l’incontro non è richiesta una quota di partecipazione ma un’offerta volontaria per l’organizzazione sarà gradita. Ognuno è invitato a contribuire con cibi e bevande (possibilmente biologici vegetariani) e a partecipare alla conduzione generale, vaisseille, pulizia, cucina, etc. Sono disponibili una dozzina di posti letto (con sacco a pelo proprio) riservati a donne, bambini ed anziani. Sono inoltre a disposizione due/tre dozzine di posti al coperto (con materassino e sacco a pelo proprio). E’ possibile campeggiare con tenda e camper senza problemi. La struttura che ci ospita dispone di servizi igienici e di cucina ed ha un salone per i pasti.

Info. sui programmi – Caterina Regazzi: 333.6023090
Info. logistiche – Riccardo Oliva: 333.8902499
Info. per sistemazioni – Benito Castorina: 338.4603719

domenica 17 giugno 2012

Bioregionalismo e Politica – Riprendere la costruzione dell’unità europea e l’attuazione bioregionale a livello europeo e mondiale



Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore.

Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale.

Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.”

Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza.

Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra.

Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale.

Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale.

Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


………………….

Di questo e simili temi se ne parlerà durante l’incontro collettivo ecologista del Solstizio Estivo, che si tiene ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012. Vedi anche: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=incontro+collettivo+ecologista+programma

mercoledì 6 giugno 2012

Bioregionalismo e Politica – Riprendere la costruzione dell’unità europea e l’attuazione bioregionale a livello europeo e mondiale

Paolo D'Arpini nel sole di Treia


Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore. Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale. Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza. Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra. Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale. Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale. Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.

In questa prospettiva sento di voler condividere il documento presentato dal Movimento per la società di giustizia e per la speranza di Arrigo Colombo che scrive: “Cari amici, il Movimento ha preparato questo documento per la ripresa e il rafforzamento dell’Unione Europea; per il quale chiede il vostro aiuto nell’invio e nella diffusione. Il documento può sempre essere fatto proprio o anche modificato”

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini, 27 - Treia (Macerata)


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Testo menzionato:
“Pres. François Hollande, webmestre@www.elisee.fr
Cancelliera Angela Merkel, internetpost@bundeskanzlerin.de
Pres. Mario Monti, centromessaggi@governo.it
Reprendre la construction de l’unité européenne La plus grave erreur qu’on ait commise a été l’abandon de la construction de l’unité politique de l’Europe. C’est arrivé après le non au référendum de la France et de la Hollande ;un fait tellement étrange car il s’agissait de deux seules nations de l’Union ; et car l’objet du référendum, la Constitution Européenne, n’était pas connu par le peuple qui a voté ; il s’agissait plutôt de l’opinion de certains partis politiques ou de certains courants dans les partis. On a cherché à raccommoder les choses par le traité de Lisbonne, mais personne n’y a cru: l’individualisme et le chauvinisme de certains états avait prévalu sur le grand processus historique de l’unification. Maintenant la crise économique a montré avec évidence tous les inconvénients d’une Europe divisée, où les états individuels – l’Allemagne par exemple – imposent leur politique ; où l’on parle avec une facilité folle de la sortie de l’Union d’un ou de plusieurs états, de la fin de l’euro pour retourner à la monnaie nationale. Il est évident qu’il y a un esprit destructeur qui veut anéantir la grande entreprise de construction de l’Union Européenne, 500 cents millions d’habitant, une puissance économique et culturelle incomparable, un esprit de solidarité et de paix, un exemple pour l’humanité entière. On doit reprendre avec force la réalisation d’un état fédéral. C’est-à-dire :une charte constitutionnelle ; un parlement qui a le pouvoir de législation et de décret ;un gouvernement véritable ; une politique économique unitaire dans un esprit de solidarité, de soutien du travail, de rédemption de la pauvreté, sur la base du principe de dignité et du droit de la personne humaine, de chaque personne; où l’on pourra développer peu à peu la socialisation de l’entreprise et la redistribution de la richesse ;une véritable politique de paix, avec l’abandon de l’armement nucléaire par la France et la Grande Bretagne, l’abandon de la vente des armes, l’abolition progressive de tout armement et le refus absolu de toute guerre. C’est une politique dans laquelle l’Europe doit traiter et convaincre, elle doit porter à la paix oecuménique l’humanité entière.

Prof. Arrigo Colombo Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce, Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160E-mail arribo@libero.it/ Pag web http://digilander.libero.it/ColomboUtopia

(testo italiano)
Riprendere la costruzione dell’unità europea Il più grave errore è stato qui l’abbandono della costruzione dell’unità politica europea; che è giunto dopo il no di Francia e Olanda nel referendum sulla proposta costituzionale: un fatto talmente strano in quanto si trattava di due soli stati dell’Unione: e anche perché l’oggetto del referendum, la Costituzione Europea, non era conosciuto dal popolo che ha votato; si trattava piuttosto dell’opinione di certi partiti politici o di certe correnti di partito. Si è cercato di riaccomodare le cose col trattato di Lisbona, ma nessuno ci ha creduto: l’individualismo e lo sciovinismo di certi stati era in realtà prevalso sul grande processo storico dell’unificazione. Ora la crisi economica ha mostrato con evidenza tutti gli inconvenienti di un’Europa divisa, dove i singoli strati – la Germania ad esempio – impongono la loro politica; dove si parla con una folle facilità della possibile uscita dall’Unione di uno o più stati, della fine dell’euro per tornare per tornare alla moneta nazionale. È evidente che qui uno spirito distruttore vuole annientare la grande impresa di costruzione dell’Unione Europea, 500 milioni di abitanti, una potenza economica e culturale incomparabile, uno spirito di solidarietà e di pace, un esempio per l’umanità intera. Dev’essere ripresa con forza la realizzazione di uno stato federale, ciò è a dire:una carta costituzionale;un parlamento che ha il potere della legge e del decreto; un vero governo;una politica economica unitaria in uno spirito di solidarietà, di sostegno del lavoro, di redenzione della povertà; sulla base del principio di dignità e diritto della persona umana, di ogni persona; dove a poco a poco si potrà sviluppare la socializzazione dell’impresa e la ridistribuzione della ricchezza;una vera politica di pace, con l’abbandono dell’arma nucleare da parte di Francia e Gran Bretagna, l’abbandono di ogni vendita delle armi, l’abbandono progressivo di ogni armamento e il rifiuto totale della guerra. Una politica in cui l’Europa deve trattare a convincere, deve portare alla pace ecumenica l’umanità intera”

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l’incontro collettivo ecologista del Solstizio Estivo, che si tiene ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012. Vedi anche: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=incontro+collettivo+ecologista+programma




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Commento di Marco Bracci:
"Caro Paolo, ho letto con piacere il tuo articolo e sono pienamente d'accordo con quanto esponi, con parole chiare e semplici. Riflettendo meglio, ho notato che anche tu esponi la meta e le ragioni, ma non il modus operandi. A mio parere, per raggiungere una mèta comune occorre sì un ideale comune, una motivazione comune, ma finché ci considereremo cittadini italiani o tedeschi o francesi (e prima ancora toscani o lombardi o ancora milanesi o romani o pescaresi) non raggiungeremo mai l'obiettivo e qualunque idea di integrazione dei popoli sarà frustrata dagli interessi particolari di ogni cittadino e quindi dei singoli popoli che vorrebbero comporre l'unità. Questo ideale comune, secondo me, non può essere una persona o un simbolo umano, ma qualcosa al di fuori (apparentemente) del contesto terreno e quindi super-partes: il Cristo e i Suoi insegnamenti. Come ho già avuto modo di dire, l'unica via possibile per la fratellanza e l'armonia fra i popoli è la Via del Cristo, che, essendo il mondo in mano alle tenebre, è stata definita utopia, mentre invece è l'unica che possa portare a risultati concreti, come dimostrano molte persone che già stanno creando comunità, in continua espansione, basate sui 10 Comandamenti e il Discorso della Montagna. Comunità dove si lavora, si compra e si vende, si rispettano gli animali e la Natura, aiutandoli nello stesso tempo a risollevarsi dalla situazione spesso disastrosa in cui l'uomo li ha ridotti."


sabato 19 maggio 2012

Vegetarian​o è meglio.. e l'etica naturale degli altri animali..

L'insegna storica del Circolo Vegetariano VV.TT.


Il movimento ecologista vegetariano è alla base di tutto ciò che tende alla purezza, alla libertà, alla giustizia ed alla felicità.  Il nostro motto è: “mens sana in corpore sano”.

Ricordo, tra l’altro, che il turbamento  legato allo squilibrio alimentare può portare con il passare del tempo disturbi fisiologici che si riversano immancabilmente nella sfera psicologica. Senza dimenticare che quasi tutto quel che ingeriamo, e principalmente la carne, subisce trasformazioni chimiche che ubbidiscono all’esigenza di conservare le scorte a lungo a scapito della qualità.

Un elemento deleterio, per la mente dei consumatori di carne, è la trasmissione delle emozioni negative vissute dagli animali tenuti in prigionia, il modo in cui gli animali vengono allevati. L’angustia dei luoghi dove vengono tenuti sin dalla nascita, per esempio, provocherebbe, stando a studi scientifici recenti, squilibri mentali all’animale con conseguenza anche su chi ne assume le carni.

Voglio inoltre menzionare il sorprendente numero di studiosi che nell’antichità hanno suggerito l’uso della dieta frugivora ammettendo il nutrimento a base di carne solo in casi specifici o per determinati scopi. Platone ad esempio la raccomandava solo ai guerrieri mentre Seneca faceva notare che fra i consumatori di carne sono i tiranni, gli assassini ed i cortigiani. Un’alimentazione più sana del resto potrebbe fare solo del bene alla società del nostro pianeta inquinato e violento. Nella storia dell’evoluzione dell’uomo, secondo gli anatomisti, c’è la prova dell’alternarsi dell’aggressività e mitezza nella natura umana, riscontrata nella compresenza di canini, tipici dei carnivori, e di incisivi e molari tipici dei frugivori.


Questo vuol dire che l’uomo è ‘passato’ attraverso varie esperienze alimentari nel corso dei millenni, per superare specifiche esigenze climatiche ed ambientali, ma l’eccezione non può mai divenire regola!

Bernard Shaw, a questo proposito, soleva affermare: “il mio stomaco non è un cimitero per animali”.
 
Diceva Lieh-tze: “L’aspetto umano non implica intelligenza umana e viceversa l’intelligenza umana non implica che si debba necessariamente avere un corpo umano”.

Volete una prova di questo detto? Leggete le due storie che seguono:

Un contadino seppellì vivi in giardino 4 gattini appena nati all’insaputa di mamma gatta. La gatta si mise subito cercarli. Individuato il punto in cui erano stati sepolti incominciò a scavare con le zampe, ma non riuscendovi andò a chiedere aiuto ad un grosso cane mastino. Il cane si mise a fiutare  e con le sue possenti zampe in breve liberò i gattini ancora in vita. Il contadino decise di tenerli.

Nel settembre del 1958 un cane terranova di nome Malakoff di un gioielliere parigino. I commessi che detestavano la bestiola decidono di annegarla. Uno di loro conduce il cane sulla riva della Senna, lega  una grossa pietra al collo all’animale e lo getta nel fiume. Ma l’uomo perde l’equilibrio, cade nell’acqua e non sa nuotare. Il cane riaffiora lottando strenuamente e salva anche l’uomo che voleva la sua morte.



Paolo D'Arpini


Esempio di solidarietà animale

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo, che si tiene a Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012. Programma qui: 
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html

venerdì 18 maggio 2012

La vera attuazione bioregionale e dell’ecologia profonda si realizza qui ed ora .. in questa stessa società!


"Caminante, no hay camino, se hace camino al andar.." (Antonio Machado - Nulla dies sine linea)

Farfallina alla ricerca del  Fiore di Vita - Dipinto di Franco Farina



L’ecologia del profondo non ipotizza il ritorno al primitivismo bensì individua nelle attuali condizioni della società avanzata l’occasione di un riequilibrio.

La continuità della nostra società, in quanto specie, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intera assemblea dei viventi e dei non viventi l’esperienza vita. Questa visione è l’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che l’economia umana può e deve tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: “E’ ciò ecologicamente compatibile?” I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica. Verrà avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse impartendo grande input allo sviluppo economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita “globale” del pianeta.

Dopo  secoli di incertezze possiamo dichiarare concluso quell’intermezzo temporale chiamato “antropocentrismo”, supportato dalle ideologie e dalle religioni. Chiudiamo così il momento storico della cosidetta "civilizzazione umana" per approdare ad un’alba di genuini valori universali ed ecologici basati sul reciproco rispetto delle forme esistenti, chiamata anche Nuova Era Ecozoica. 

Ciò avviene  attraverso l’acquisizione di un antico/nuovo modo di pensare che fa riferimento alla basilare legge della vita. Ovvero: vivi e lascia vivere.

La possibilità che il presente sistema di civilizzazione consumista porti  alla caduta di ogni valore vitale è sempre più evidente osservando l’arretratezza con cui i nostri governanti ed amministratori affrontano le problematiche sociali ed ambientali.

La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di “interesse economico od ideologico" (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).

Questa visione è alternativa al vecchio sistema superficiale che tien conto solo dell’apparire e del consumo. Oggi, in alternativa, 
possiamo tranquillamente entrare nel mondo “dell’appartenenza e condivisione”.

La consapevolezza di essere parte integrante del tutto è l’unica strada per uscire dal vortice di una  rovinosa barbarie.


Paolo D’Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo, che si tiene ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012. Programma:  http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html


lunedì 23 aprile 2012

Intenti e programma per l’Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo – Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012

 





Intenti e programma per l’Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo – Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012 – III Incontro della Rete Bioregionale Italiana dopo la “svolta”

Benvenuto all’estate con un ritiro ecologista, in campagna per tre giorni, parlando, giocando, scoprendo nuove verità, divertendosi assieme e condividendo cibo e luogo ed incombenze gestionali.
Sono benvenuti anche i bambini!

Quest’anno è la terza volta che ci si incontra dopo la “rifondazione” della Rete Bioregionale Italiana… il target che ci siamo posti è notevole. In primis cercare di allargare il discorso del bioregionalismo, integrandolo con vari aspetti di vita pratica e cercando sinergie con altri gruppi ecologisti. Infatti nei tre giorni in cui saremo ad Aprilia non vi saranno solo gli aderenti della Rete a raccontarsi le loro esperienze di vita ma anche membri di altri gruppi in sintonia.

In più quest’anno riproponiamo in una nuova veste editoriale i Quaderni di Vita Bioregionale, che è stata curata dalla brava Daniela Spurio.
 
Cercheremo durante l’incontro di Aprilia di rivedere ulteriormente i vecchi schemi “retrò” sul tema alimentare, cioè parlaremo dell’alimentazione bioregionale senza preclusioni ideologiche ed inoltre analizzaremo le radici storiche del bioregionalismo. Come pure ci occuperemo del discorso del volontariato sociale ed ambientalista proposto da Riccardo Oliva di Memento Natura o della coltivazione di piante utili dal punto di vista energetico e contro la desertificazione, come il vetiver coltivato proprio nel luogo che ci ospita da Benito Castorina. Da Fulvio Di Dio, scrittore ecologista, invece ci aspettiamo un discorso sulla gestione corretta dei rifiuti e da Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers, ascolteremo quali sono le iniziative sui diritti e sui doveri dei consumatori ecologisti. Altri temi interessanti saranno sulla portata della dieta vegetariana nell’ambito bioregionale, un discorso proposto -fra gli altri- da Ciro Aurigemma, responsabile Ecologia dell’AVI, e si parlerà pure di ecologia sociale e di famiglia allargata secondo la visione di Carlo Consiglio. Non mancherà il discorso delle cure naturali con la partecipazione di vari esponenti di questo settore come pure di quello dell’agricoltura contadina. Tutto compreso senza tralasciare gli aspetti economici dell’ecologia, sottoposti da Giorgio Vitali e Giuseppe Turrisi.

A questo punto per par condicio di genere dovrei introdurre i discorsi della componente femminile… ma non voglio far diventare queste poche righe una lista di interventi… Posso dirvi che le donne bioregionaliste ed ecologiste, com’è loro conusetudine, si occuperanno di argomenti concreti, fattuali, legati alla vita quotidiana, al nostro rapporto con la natura e gli animali, alla comprensione della inscindibilità della vita e dell’all’amore che è l’unico legante per la solidarietà bioregionale. Insomma durante quei giorni del solstizio estivo avremo modo di sentire discorsi e di cercare soluzioni per un riabitare insieme comunitario, compiendo inoltre vari riti nella natura e di semplificazione del rapporto uomo donna, manifestando intelligenza creativa… e molto altro ancora.

Soprattutto condivideremo pane biologico integrale, verdure selvatiche, acqua, aria, musica, poesia e….

Paolo D’Arpini

Per info sull’incontro: circolo.vegetariano@libero.it


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Programma:
 
 

Venerdì 22 giugno 2012:
Dalle h. 14.00 – Arrivo, sistemazione alloggi ed accoglienza. Benvenuto agli ospiti con degustazione dei prodotti del territorio e approccio al territorio “Aprilia comune rurale – Città della Terra”. Segue escursione al mare con rievocazione narrativa di Carna.
h. 18.30 – Ritorno al Campo, preparazione della cena e riordino.
h. 20.00 – Pasto conviviale e riordino della sala.
h. 22.00 – Osservazione ad occhio nudo del cielo stellato con riconoscimento astri h. 23.00 – Sistemazione per la notte.

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Sabato 23 Giugno 2012:

h. 7.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
h. 9.30 – Inizio dell’Incontro. Seduti in Cerchio, a rotazione (con il bastone della parola) ognuno interviene con proprie proposte sui temi trattati e con narrazione di esperienze vissute. Tempo di lettura 10 minuti per ciascuno. Al termine ripetizione del giro di interventi.
h. 12.00 – Preparazione del pasto, consumazione e riordino
Dalle h. 14.00 alle 15.00 – Riposo
h. 15.00 – Visita nel bosco circostante con riconoscimento erbe
h.16.30 – Riprende il Cerchio di condivisione pareri e formazione di eventuali gruppi di lavoro, su specifici temi
 
h. 18.30 – Break per tisana e preparazione del pasto.
h. 20.00 – Consumazione della cena e riordino
h. 21.30 – Attività ludiche. Canti, danze, poesie, espressioni corporee
h. 23.30 -Sistemazione per la notte

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Domenica 24 giugno 2012:
h. 7.30 – Sveglia, toilette personale e colazione
h. 9.30 – Sessione di condivisione in cerchio e  progetti
h. 11.30 – Preparazione del pasto, pulizia generale, riordino, etc.
h. 15.30 – Proprietà del cibo, colori, sapori, forma ed odori
h. 16.00 – Discorso sull’utilizzazione e proprietà del vetiver
h.17.00 – Conclusioni generali, riepilogo degli argomenti trattati e ultimi avvisi ai naviganti.

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Durante la manifestazione verrà distribuita la brochure “Quaderni di vita bioregionale 2012”

Avvertenza: Per l'incontro non è richiesta una quota di partecipazione ma un’offerta volontaria per l’organizzazione sarà gradita. Ognuno è invitato a contribuire con cibi e bevande (possibilmente biologici vegetariani) e a partecipare alla conduzione generale, vesseille, pulizia, cucina, etc. Sono disponibili una dozzina di posti letto (con sacco a pelo proprio) riservati a donne, bambini ed anziani. Sono inoltre a disposizione due/tre dozzine di posti al coperto (con materassino e sacco a pelo proprio). E’ possibile campeggiare con tenda e camper senza problemi. La struttura che ci ospita dispone di servizi igienici e di cucina ed ha un salone per i pasti.



 
Alla Sorgente della Vita - Dipinto di Franco Farina

lunedì 9 aprile 2012

Dal culto degli antenati al culto dei successori - Per una vera ecologia profonda e per una spiritualità naturale

“Se riuscirete a lasciare passi di pace e liberi da ansia su questa nostra terra, non avrete più bisogno di pensare di entrare nel “regno dei cieli”. Il motivo è semplice, il samsara ed il regno dei cieli sono entrambi invenzioni della mente. Se siete in pace, liberi da presupposti e pieni di gioia di vivere avrete trasformato il samsara in Pura Terra e non ci sarà più bisogno di pensare ad un aldilà….”
(Tich Nhath Hanh)


Angelo che ci aspetta in cielo - Dipinto di Franco Farina


Avrebbe un bel da fare Gesù se dovesse tornare oggi sulla terra per ripulire i templi dall’invasione mercantile… I cambiavalute e gli usurai cacciati dal tempio di Gerusalemme hanno invaso il mondo e la religione del dio denaro ha sostituito persino quella monistica dei loro padri,  un monismo peloso, tra l'altro, in quanto  tiene conto di un dio parziale che favorisce un popolo a scapito di tutti gli altri.

Ma il commercio “religioso” ha radici molto antiche, più antiche di quelle indicate nella bibbia,  è iniziato il momento stesso che l’uomo  si è inventato un “aldilà” ovvero un ipotetico mondo dello spirito contrapposto al mondo terreno. E' però vero che questo pensiero è andato sempre più affermandosi con l'avvento delle religioni pseudo-monotesiste: prima il giudaismo, e successivamente, per filiazione, il cristianesimo e l'islamismo.  Ma in verità era già presente –in fieri- nel momento stesso in cui è iniziato il processo di virtualizzazione del pensiero, che è sorto unitamente al patriarcato ed all’accumulo di beni materiali (cioè il concetto di proprietà).  

Abbiamo un'evidenza della nascita e del parallallelismo  fra mondo materiale, dell’aldiqua,  e della creazione di un mondo virtuale, dell’aldilà,  da quando nelle società umane è apparso  il culto degli antenati. Gli antenati, i defunti per interderci,  vengono considerati vivi nell’aldilà ed è per questo che sono richieste continue cerimonie per il loro nutrimento “etereo”. 

Dovete sapere che le istituzioni religiose  nascono in forma di banche per la transizione di valori  fra l'aldiqua e l'aldilà.  E qualche migliaio di anni prima di Cristo in Cina fu inventata la “cartamoneta”  -che veniva bruciata assieme all’incenso, per trasmettere ai defunti quei titoli d'acquisto in forma sottile,  in quanto si presupponeva che l’affluenza nell’oltretomba  derivasse da tali offerte.

Ma l'apice del materialismo religioso fu raggiunto in Occidente, con il crollo della filosofia laica classica e l'affermazione dei "monotesimi" di origine giudaica, in cui  le transizioni fra l'invisibile ed il visibile raggiunsero livelli impensabili. Nota bene che allorché qui  si parla di monoteismi  si compie un abuso di significato, invero ogni religione pone il "suo" dio al di sopra degli altri.   Ma andiamo avanti con l'analisi del culto prezzolato basato sull'aldilà.  

Nell’Europa cristiana medioevale -ad esempio- si era giunti alla vendita delle indulgenze, in cui si pagava (non con cartamoneta fittizia ma in oro sonante)  alla chiesa un conquibus che poi veniva trasferito (a detta dei preti) alle anime dei defunti  o dello stesso donatore che si comprava così il diritto d'accesso al paradiso.  

Ed ancora oggi tale commercio  non conosce limiti e confini, si manifesta in mille modi, con la vendita di rosari, libri sacri, immaginette, reliquie…. davanti ai santuari ed alle cattedrali (ed anche al loro interno),  questa compravendita  è accettata come un corollario  della "fede" (ed  esentasse). Ci sono pure le donazioni devozionali per le missioni, per i poveri (della stessa specie religiosa connessa) e per le opere di "bene", di vario genere e natura (vedi IOR ed affini). Senza dimenticare le proprietà terrene lasciate in eredità alla chiesa, da illusi fedeli, per assicurarsi un posto in cielo.

Le religioni dell’aldilà   sono proprio  un bell’affare… Se c’è bisogno di manodopera a buon mercato,  di combattenti pronti a tutto, ecco che si escogitano le guerre sante e l’onorevole martirio, che garantisce  un paradiso bellissimo, pieno di flauti, di arcobaleni, di vergini ed angeli compiacenti....

In  fondo meglio lavorare e risparmiare per l’oltretomba, visto che ormai questo mondo  sta andando a rotoli e tutti sono convinti che occorre  fregare la morte, perciò l’unica speranza è credere in un altro mondo,  e su questo assioma le sette ed i credo prolificano e si ingrassano…. Ma  ingrassano qui sulla terra, ingrassano nella nostra società… mica là… nei cieli dove  esiste solo spazio vuoto.

Inoltre,  con l'era mercantile e consumista portata all'eccesso,  è subentrata anche la  disillusione religiosa, in molti ambienti umani si tende all’egoismo puro, con la conseguenza che sulla terra si cerca di  godere senza ritegno, consumando a tutto spiano ogni risorsa senza tener conto della sacralità della natura e del diritto all'esistenza degli altri esseri viventi  ed ignorando persino che la vita  continua:  con i nostri successori…

In questo turpe percorso sia le  religioni  che il materialismo 
considerano inutile il mantenimento della vivibilità sulla terra… In fondo qui siamo tutti di passaggio.. tanto vale trascurare questo luogo di transito,  questo pianeta può  andare a remengo, ci si possono compiere le peggio nefandezze: distruggerlo, sfruttarlo all’inverosimile, inquinarlo e offenderlo con tutti i suoi abitanti (alberi, piante, animali) che sono alla mercé delle necessità di guadagno, accumulo e moltiplicazione degli utili, in carta straccia… in valori che non possono essere mangiati ma che mettono a repentaglio la produzione di un vero cibo...  

In verità noi dovremmo assimilare e riconoscere nella nostra società  un solo culto: quello  dei  successori.…
La pura Terra Promessa è qui.

Paolo D’Arpini


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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo 2012. Previsto ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012. Programma:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html



La pura Terra Promessa - Campagna attorno Treia

 

domenica 8 aprile 2012

Caterina Regazzi: "Sviluppar​e un rapporto più 'umano' con gli animali" - Uomo/Natur​a/Animali, Bioregiona​lismo ed Ecologia Profonda

Caterina Regazzi al lavoro nell'orto di Treia


Il mio lavoro, veterinaria USL, mi porta a contatto quasi quotidianamente con allevamenti di animali allevati per la produzione di carne e derivati, latte e derivati, uova.

Durante i miei studi,  oltre 30 anni fa (che impressione!) ho studiato le tecniche dell'allevamento intensivo, le strutture, le tecniche, le diverse tipologie di questo allevamento, a seconda della specie e dell'attitudine degli animali allevati, come se l'unico sistema o almeno il migliore, fosse questo: ho superato esami di zootecnia e di tecnica mangimistica in cui l'allevamento rurale non era neanche contemplato. Gli animali in questi allevamenti sono tenuti costantemente confinati se non addirittura al chiuso per tutta la loro vita. Per molti di essi (suini, pollame) l'unico momento in cui vedono la luce del sole é l'uscita dall'allevamento per il macello.

Tempo  fa un'amica mi ha chiesto (in qualità di "esperta) di accompagnarla al mercatino della domenica di Spilamberto, in cui si vendono varie categorie di pollame, perché voleva acquistare alcune galline. Mi sono preoccupata perché pensavo volesse acquistarle per ucciderle e cucinarle, invece, fortunatamente, voleva metter su un piccolo pollaio, per avere un po' di uova. Un piccolo allevamento rurale, quindi. Beh, dopo l'acquisto siamo andate dove ha il terreno e un casotto recintato, con un bel pezzetto di terra per sistemarle. Con tutti i cinque anni di università e 52 esami sostenuti, mi sono sentita alle prime armi: cosa va messo sul fondo del pollaio? all'interno del casotto è bene mettere dei ripiani alti con delle cassette-nido? il casotto va chiuso di notte con loro dentro? l'acqua e le granaglie vanno messe dentro o fuori? devo ricominciare tutto da capo e l'esperienza di qualche vero contadino, di quelli di una volta è molto più ricca e utile delle mie conoscenze scolastiche.

Si sta creando attorno all'allevamento intensivo un movimento di opinione, che punta il dito sulla sofferenza che questo ingenera in esseri viventi che fanno parte del nostro stesso mondo, che condividono con noi questo passaggio sulla nostra bella e martoriata Madre Terra e sui danni diretti e indiretti da esso causati.

Ma dall'altra parte, c'è ancora una moltitudine di operatori, che di questo lavoro vivono, anche se con profitti molto più modesti di una volta; penso agli anni '70 col boom della fettina ogni giorno ed io sono cresciuta in quegli anni, con quel sistema. Sembra che la riconversione di queste attività sia impossibile e si può anche capire che persone che hanno investito tutte le loro risorse, competenze, e aspettative per un futuro tranquillo per loro e magari anche per i loro figli, non siano favorevoli a  buttare tutto al macero e ricominciare sul nuovo, con una nuova consapevolezza.  Questa consapevolezza tarda a diffondersi in certi settori e strati culturali e non voglio giudicare.

Ci sono tradizioni gastronomiche e culinarie che sono il simbolo di certe regioni e che una gran parte della popolazione tiene a mantenere ed anzi a consolidare e a diffondere, se possibile.
E quindi, se in generale diminuisce il consumo della carne (ma non so di quanto), si cercano nuovi mercati e allora si cerca di "sfondare" in paesi come la Russia, gli Stati Uniti e tanti altri. Con le difficoltà burocratiche e le incertezze dei mercati che la cosa comporta.

E poi si assiste a una campagna contro l'uccisione degli agnelli e dei capretti per Pasqua. Questi animali vivono poche settimane prima di essere macellati, ma almeno quelle poche settimane le vivono bene, l'allevamento degli ovicaprini é ancora un allevamento naturale o abbastanza naturale, mentre ad esempio, il vitello viene tolto dalla madre appena nato, nutrito con latte artificiale e, anche se nell'allevamento sono rispettate le norme sul benessere  animale (si fa per dire) , rinchiuso in una gabbia di ampiezza appena sufficiente per girarsi per un mese e poi trasferito in un box con altri suoi simili. I suini non hanno un trattamento migliore. Se dobbiamo essere contrari all'uccisione degli animali non possiamo essere emotivi e intenerirci per un'immagine da copertina. Ma va bene perché parlando degli uni si parla degli altri.

Io, del resto, non sono completamente contraria al consumo di carne, ma sono per un ritorno all'uso che se ne faceva circa 60 anni fa, prima dell'avvento dell'allevamento industriale. Sono convinta che l'agricoltura ha bisogno del concime animale, non certo della quantità di letame e liquami che attualmente vengono prodotti e che inquinano sempre più le falde acquifere e l'atmosfera o, in alternativa, comportano un costo esorbitante per lo smaltimento, con depuratori che raramente funzionano secondo le ottimistiche previsioni con cui furono costruiti.

Questo tipo di allevamento comunque ed i problemi etici che comporta fa parte del sistema economico in cui ci ritroviamo volenti o nolenti immersi: a fronte della meccanizzazione del lavoro, della informatizzazione dei servizi, il lavoro, nonostante la disoccupazione, per chi un lavoro ce l'ha, non é diminuito e ci possiamo considerare "schiavi" del lavoro. Un contadino, per poter giudagnare abbastanza da vivere deve lavorare 12 ore al giorno e sfruttare con metodi artificiali (concimi di sintesi, antibiotici negli animali) le risorse che ha a disposizione, ma anche il più fortunato impiegato le sue 8 ore le deve fare e così via.

Una volta c'era lo slogan "lavorare meno lavorare tutti" oggi, chi ci governa dice che per salvare l'Italia dobbiamo lavorare di più, per più tempo e in di più. Ma, lavorare tanto, per fare cosa? Per produrre cosa? Beni, molte volte inutili, che gli altri dovranno acquistare a costo di sacrifici per poter perpetuare il sistema. La meccanizzazione, l'informatizzazione sarebbero dovute servire per alleggerire la vita e lasciare all'essere umano più tempo per il resto della vita, l'amicizia, le relazioni sociali, l'amore, la cura di noi stessi e degli altri, dei nostri figli, dei nostri anziani, il riposo,

Smettiamo di consumare beni inutili, impariamo ad accontentarci, a riappropriarci delle nostre innate capacità di sopravvivenza, pensando al futuro nostro e del pianeta.

Caterina Regazzi