Visualizzazione post con etichetta Rutilio Sermonti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rutilio Sermonti. Mostra tutti i post

venerdì 24 agosto 2012

"Avanti c’è posto..” - Oggi 24 agosto 2012 siamo saliti sul tram di Rutilio Sermonti... a Colli del Tronto

Rutilio Sermonti


24 agosto 2012, armati di santa pazienza e di spirito di avventura siamo arrivati fino alla casa di Rutilio Semonti, in provincia di Ascoli Piceno, sopra un cucuzzolo di una amena collina, in un paesetto al confine fra le Marche e L'Abruzzo.

Abbiamo desinato con lui ed abbiamo parlato lungamente di quel che ci stava più a cuore: il passato,  il presente ed il futuro dell'uomo. Caterina, Angela ed io oggi abbiamo vissuto un'esperienza molto molto particolare,  assieme a Rutilio, 91enne arzillo e lucido, la sua compagna finlandese, piena di sorprese, il loro figlio Giulio (in visita agli anziani genitori) che si è cimentato in cucina preparandoci un cous-cous vegetale e ananas a  trancetti....

Il discorso maggiormente toccato  nel nostro dialogo a sei è stato quello dell'evoluzionismo e dei suoi risvolti nella formazione della società moderna..

"Ma l'evoluzionismo, come viene descritto oggi, è come l'economia di mercato: funzionale al mantenimento del sistema. Insomma la teoria di Darwin è utilizzata dalla scienza nello stesso modo in cui la cartamoneta viene spacciata come denaro  dalle banche: un metodo per imbrogliare l'umanità e renderla soggetta a  dettami economici e di credo..." Così ha iniziato il discorso Rutilio e siamo andati avanti toccando vari aspetti concreti della mistificazione in corso attraverso questi due paradigmi. 

Verso la fine del discorso, poco prima di sdraiarsi su un lettino ortopedico che stava in un angolo della stanza, per riposarsi un po' dopo la chiacchierata di 4 ore, Rutilio mi ha chiesto: "Come posso essere utile alla causa bioregionale?" - Ed io: "La tua esistenza è sufficiente.." - "...e quando non ci sarò più?" - "Il tuo pensiero e la tua esperienza non moriranno mai, siamo tutti sullo stesso tram che procede verso una meta comune, quella dell'integrazione della vita in ogni sua componente senza più separazioni"...

Paolo D'Arpini


..............

Narrazione  di Angela Borghi:

Ospite di Caterina e Paolo a Treia, stupendo borgo medioevale in provincia di Macerata, ricco di antichi tesori celati, da solide mura cinto e ristrutturato con amore, oggi siamo andati a conoscere  vicino ad Ascoli Piceno, un Grande Vecchio, novantunenne, di scarso udito, quasi fermo su di una sedia, vive in serena  umiltà accudito con affetto dalla simpatica seconda moglie, e dal giovane ed amorevole figlio Giulio: Rutilio Sermonti. Scrittore di molti libri e vari argomenti, tuttora pittore e ritrattista attento e capace della natura animale, ha una mente brillante giovane, aperta in continua ricerca, conoscitore della vita studioso di varie discipline, ha idee precise su moltissimi argomenti e non chiede di meglio che potersi confrontare con altri per esporre e discutere le proprie teorie. E' stata una bella giornata  non comune che rimarrà come un vivido ricordo, regalo  di questa   bellissima settimana,  trascorsa in un baleno, in compagnia di amici, da poco conosciuti ma da sempre attesi, grazie Caterina  e Paolo, grazie per quanto avete generosamente condiviso, buona vita con  affetto ...

.........................

Narrazione di Caterina Regazzi:

Eccomi alla fine della giornata che, nella "settimana della condivisione" (della vacanzetta vegetariana agostana a Treia) avevamo dedicato alla "libera uscita". In realtà, gli altri partecipanti, sono partiti già nella mattinata ed io e Paolo ci siamo fatti accompagnare da Angela ad incontrare Rutilio Sermonti, una persona che eravamo ansiosi di conoscere, per le parole che per lui aveva speso con noi un suo grande e buon amico, Riccardo Oliva, e per un suo libro che avevamo letto io e Paolo, ricco di saggezza e di sapienza, ma di agevole lettura, consigliabile per questo ad adulti e ragazzi, "Noi e loro". 

Io e Paolo avevamo chiesto a Riccardo un suo recapito e Paolo gli aveva scritto una mail in cui manifestava questo nostro desiderio di incontrarlo e lui, Rutilio, aveva prontamente risposto invitandoci a pranzo. Tanta cordialità e tanta accoglienza per degli sconosciuti sinceramente mi aveva stupito, favorevolmente.
Oggi era il giorno fatidico e siamo partiti verso le dieci e siamo arrivati in quel di Colli del Tronto intorno a mezzogiorno.
Ci hanno accolto tre volti sorridenti e schietti: Rutilio, la simpatica moglie finlandese amante di cani e gatti, che mi ha mostrato con orgoglio e mi ha lasciato fotografare, ed una "signora" badante che li aiuta amorevolmente. Poco dopo ci ha raggiunto il figlio Giulio, un delizioso, dolce ragazzone dai capelli rossicci, che non é stato fermo se non per aiutare Rutilio e Paolo a capirsi, dato che Rutilio ha qualche problema di udito. Giulio ci ha preparato un ottimo pranzetto con una premura per noi e per i suoi genitori veramente ammirevole. E che dire di Rutilio? Aveva ragione Riccardo a definirlo una specie di Gandalf, un vecchio saggio dalla mente brillante come quella di un giovane altrettanto brillante, come sarà sempre stato nella sua vita e come sempre sarà, con tanta voglia ancora di lottare contro le falsità e le ingiustizie del mondo di oggi e tanta voglia di mettere a disposizione degli altri, le sue conoscenze, ma soprattutto le sue idee, senza la presunzione che hanno, che abbiamo in tanti, che la nostra verità sia più vera di quella altrui.
Parlare con lui, ascoltarlo parlare e dialogare con Paolo è stato emozionante ma nello stesso tempo sembrava di parlare con una persona qualsiasi, nella sua semplicità e chiarezza.
Un esempio di onestà, correttezza, nel perseguire la verità, una verità che guarda al bene dell'umanità tutta.

Nel salutarci mi ha stretto tutte e due le mani e mi ha detto una cosa bellissima: "Ora che ci siamo incontrati non ci lasceremo più!"

Grazie Rutilio di esistere!


.......................

Ripropongo qui un pensiero di Rutilio, che ricevetti  alcuni anni fa, quando abitavo ancora a Calcata:
Tanti anni fa, nell’anteguerra, quando ero ragazzo e prendevo i mezzi pubblici nell’ora di punta, per andare e tornare tra casa e la scuola, c’erano sopra due addetti: il conducente e il bigliettaio. E il secondo, dal suo seggiolino subito dopo la piattaforma di salita, ripeteva continuamente due frasi. Una era una domanda : “A chi manca bijetto ?”; e l’altra una esortazione: ” Avanti c’è posto !” (con la “o” aperta). La seconda aveva la funzione di invitare i passeggeri a non sostare nella piattaforma, ostacolando la salita dei nuovi arrivati, ma di inoltrarsi nella vettura. Me le sento ancora nell’orecchio quelle due frasi, in un accento romanesco strascicato, sul filobus 103 rosso o sul tram n° 4., che non erano lussuosi come gli autobus moderni, ma, in compenso, passavano spesso e regolarmente. E la seconda -sebbene con altra portata- mi sembra di poterla rivolgere, oggi, a voi “nuove leve”.
   

Voi avete ascoltato le parole di giovani come voi già militanti, vi è parso di condividerle, siete saliti (o, spesso, discesi) alle nostre modeste sedi, avete preso la tessera, e magari acquistato un distintivo e un paio di t-shirts strafottenti, e siete convinti di aver fatto il vostro dovere. Errore: voi ne avete solo poste le premesse.

Il vostro dovere comincia ora.

E’ il dovere di approfondire la conoscenza della nostra fede,del nostro pensiero e anche della nostra storia, e soprattutto di acquistare il diverso modo di essere e il diverso stile che è il nostro. E’ il dovere di imparare ad obbedire e a comandare. E’ il dovere di raffinare le vostre tecniche di azione. E’ il dovere di mondarvi da tutti gli inquinamenti, esteriori e interiori, di cui vi ha lasciato fatalmente il segno la società putrida e idiota. E’ il dovere di lasciare, gradualmente ma rapidamente, la veste di apprendisti, per acquistare quella di iniziatori di nuovi militanti, con l’esempio più che con la parola. E’ il dovere di seguire metodicamente una strategia, anziché procedere a tentoni. E’ un dovere immenso e gravoso, che metterà a dura prova la vostra tempra, ma vi riempirà di una interiore letizia del tutto sconosciuta e inconoscibile agli “individui” che popolano il mondo delineato dagli usurai.

Guardatevi bene, quindi, ora che siete saliti sul nostro carro, dal sostare in piattaforma.

Avanti, c’è posto !


Rutilio Sermonti

sabato 10 marzo 2012

Il saggio è tale quando non sa di esserlo... Rutilio Sermonti

Fiorellino nel bosco


Caro Paolo D'Arpini, sbirciando nel sito “Bioregionalsimo Treia” e leggendo vari articoli che hai inserito tuoi e di altri ho notato con grande piacere che ne hai messo uno di Rutilio Sermonti!
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/02/rutilio-sermonti-la-ragione-contro-il.html 

Non so se tu abbia la fortuna di conoscerlo ma siccome io lo conosco molto bene e ho il grande privilegio spesso di confrontarmi con lui su tante questioni ti posso dire che per me è una sorta di saggio (un savio classico più che un guru orientale direi)un Gandalf che ho a disposizione quando voglio attingere ad una fonte di conoscenza.



Una persona umile e per questo straordinaria, che sa vedere e parlare dello scibile partendo sempre da una visione organica e completa.

Un po come tu lo sarai (o meglio lo sei) sicuramente stato con qualcuno che magari non te lo ha detto direttamente ma ti ha preso come riferimento per le sue battaglie e per quello che riesci a rappresentare con il tuo sapere.

Praticamente i libri e articoli di Rutilio li ho divorati tutti perchè è appunto in grado di arrivare all’Uno partendo da qualsiasi cosa.

Te ne cito due che secondo il mio punto di vista sono ottimi: IL GRANDE SPIRITO (sugli indiani di America) e STATO ORGANICO (creare uno stato etico e platonicamente elevato spiritualmente osservando la Natura e i messaggi simbolici che offre in tutti i suoi mille modi di essere e di agire).

Questa è una pagina che sul sito di Memento Naturae gli ho dedicato per dargli una mano (diciamo che vive solo di quello che fa quadri, disegni, libri, articoli, sculture ecc. ma ha cmq la fortuna di avere tantissima gente che lo adora e che gli starà sempre accanto).

Dalla foto che gli ho fatto e l’espressione capirai perchè ho parlato di un Gandalf…con la pipa :-)
http://www.mementonatura.org/progetti/rutilio_sermonti.html

Un caro saluto grandissimo Paolo (ho fatto mettere su FB il tuo ultimo scritto)

Riccardo Oliva
Presidente Associazione Memento Naturae
Volontari a Difesa di Ciò che è Vita!!!




venerdì 2 marzo 2012

Essere se stessi può divenire motivo di supponenza...? Un dialogo fra Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini

Paolo e Caterina a Treia


Caro Paolo, stamattina sono andata a guardare su Google il significato preciso di questo termine: “supponenza”, che tu usi con una certa frequenza, dicendo che, ad esempio il fatto di essere se stessi non dovrebbe essere motivo di supponenza.

La parola "supponenza" non so come (non la uso mai) mi é venuta fuori ieri mi pare (ma già me lo sono dimenticato) parlando del tuo dialogo con Daniele (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/03/02/orizzonte-degli-eventi-causa-effetto-interessi-materialistici-spinte-ideologiche-menzogne-omissioni-e-contraddiz%e2%80%8bioni-lesempio-della-siria/)  
in cui forse ho ritenuto che tu potessi essere stato un po' supponente... sono senz'altro vere tutte le considerazioni che mi hai fatto dopo ed io mi tolgo tanto di cappello alla tua esperienza nelle battaglie su tutti i fronti che hai condotto, tenendo sempre presente che quel che hai fatto l'hai fatto seguendo la tua natura e senza nessun fine particolare, neanche quello di migliorare il mondo e allora di cosa ti stupisci se una persona che legge il Giornaletto forse in maniera un po' occasionale e - chissà? - superficiale? Se non coglie quello spirito di rifiuto dell'informazione tradizionale e di ricerca dei motivi per cui una certa informazione può essere pilotata per il tornaconto di un sistema a cui noi non aderiamo?

Tutto qui. Non so se Marinella Correggia non ha risposto perché non c'era niente da rispondere o se semplicemente riceve troppe mail per poter rispondere, non mi interessa... e se tu hai risposto così si vede che ritenevi di aver già parlato abbastanza.


Del signoraggio bancario però se ne può parlare per la milionesima volta.
Ciao, Caterina (Regazzi)

………

Mia risposta:

Infatti, Amore, occorre essere distaccati dalla propria opinione sapendo che rappresenta solo l’identificazione con un “momento” vissuto, con la situazione presente od in cui noi ci rispecchiamo…

Non c’è rimpianto, comunque nelle mie parole, se oggi le persone che comprendono i nostri discorsi sono poche.. buon segno, vuol dire che stiamo toccando una verità.. e comunque quella verità non è assoluta e può essere accettata unicamente da chi vibra in sintonia con essa.

Diceva sempre Tonino Bianconi, riferendosi ai partecipanti alle varie manifestazioni: “..meglio la qualità della quantità…”.
E ricordi la frase di Rutilio Sermonti ? (http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/02/rutilio-sermonti-la-ragione-contro-il.html):    "Prima balordaggine: dove mai aveva pescata la certezza che l'opinione migliore fosse quella professata dal maggior numero? Non certo dalla saggezza tradizionale, e neppure dall'insegnamento religioso (cristiano compreso), che aveva sempre dichiarato chiaro chiaro che la via percorsa dalle moltitudini conduce alla perdizione, mentre solo pochi trovano quella giusta."

Inoltre “l'essere se stessi” implica a volte anche la solitudine culturale.. e questo non dovrebbe sconvolgere la fedeltà verso se stessi.. altrimenti che integrazione è..? Per quel che riguarda la “supponenza” essa può essere percepita dall’osservatore come tale.. o può essere manifestata dall’operatore se in lui permane l’illusione dell’operare..

Ma se ciò non fosse...  allora quella stessa “supponenza” è semplice saggezza (riconosciuta o non riconosciuta che sia, sempre il Semonti la chiama "Buon Senso")...

Per cui in ogni caso non dovremmo preoccuparci della riuscita o meno del nostro operare o del nostro esprimerci, sarà quel che Dio vuole….

Tuo, Paolo (D’Arpini)

martedì 28 febbraio 2012

Rutilio Sermonti: "La ragione contro il senno..."



Tutti gli esseri viventi paiono conoscere perfettamente il modo migliore concesso alla loro specie per sopravvivere, per riprodursi e per proteggersi, senza che vi sia stato alcuno a insegnarglielo. Semplici forme di apprendimento per imitazione si riscontrano solo in pochi predatori sociali, ma per la quasi totalità tale sicura conoscenza è assolutamente innata, in uno scorpione come in un falco.
Unica eccezione è la specie umana, che, essendo dotata di ragione, può compiere proprie scelte volontarie. Da qualche tempo (geologicamente insignificante) gli uomini si sono convinti, come di un dogma indiscutibile, che la detta ragione sia un chiaro segno di superiorità, tanto da immaginarsi un Signore Onnipotente fatto più o meno come uno di loro, difetti compresi, progettista ed esecutore dell'intero Cosmo solo per il comodo degli uomini stessi. In cambio, Costui (variamente denominato) richiederebbe soltanto di essere lodato e osannato. Avrebbe fatto quel popò di lavoro, galassie comprese, solo a quel frivolo scopo. Della ragione -cominciamo col registrare- non fa parte il senso del ridicolo. Ma , prima di quel tempo (siamo nell'ordine dei 5-6000 anni ), la nostra specie nutrì seri dubbi sulla innocuità della ragione lasciata a se stessa e sulla sua elezione a regola suprema di vita. Non occorreva grande perspicacia, innanzi tutto, per costatare che - a fronte della sicurezza e coerenza della conoscenza istintiva - quella "razionale" presentava grande varietà. " Tot capita, tot sententiae", dissero i Romani. Tante teste: tante opinioni. Come scegliere quella giusta ? Con la ragione di chi ?
No, cari pensatori professionisti - rispose la Tradizione: ragionate quanto vi pare, ma sopra ci deve essere qualcosa di stabile, di sicuro, di sacro, di solenne, non filiazione della ragione umana ma dell'armonia cosmica, struttura portante di ogni civiltà.
E' tutto un arbitrio!- strillarono i razionalisti. Tutto un trucco per giustificare privilegi di casta !
-Ah, si ? E l'usignolo ?  -Che c'entra l'usignolo?
-C'entra, c'entra ! Anche i suoi gioiosi, meravigliosi gorgheggi sono trucchi per giustificare la casta dei preti ? Sono anch'essi creazioni della ragione umana ?
-Nessuno pensa questo !
-E neppure quella stellina lassù, che magari è mille volte più grande del Sole e sta a 6 milioni di anni-luce ?
- No, certo.
- E allora, di grazia, in che ragione rientrano, usignoli e stelle? Non sarebbe il caso di "sintonizzarsi" con quell'ordine, limitando l'uso della ragione umana alla funzione pratica ( non conoscitiva) per cui fa parte della nostra naturale dotazione? Chessò: a come tenersi su i calzoni , o a come sospingere un natante ?
Nelle poche, immaginarie battute che precedono, abbiamo voluto sintetizzare, per il c.d. "uomo della strada" l'obiezione di fondo che noi opponiamo al cosiddetto illuminismo. Ma non è certo con le obiezioni che si può guarire una follia collettiva. Sarebbe come voler curare il paranoico convinto di essere Cesare Augusto, esibendogli il suo certificato di nascita.
La colpa, non è della ragione, è solo del modo errato in cui si pretende di usarla. Se uno a cui piace il brodo pretende di assumerlo usando coltello e forchetta, non può prendersela col brodo nè con le posate se non ci riesce. Deve solo decidersi a usare il cucchiaio, che Dio lo benedica! E' con la propria stolta ostinazione che deve fare i conti. Ma per quello occorre il senno, non i sillogismi !
La ragione, invero, ce l'hanno anche i folli, solo che la usano in modo improprio e sconsiderato. E, infatti, si levò tra loro una piccola voce: " Ma se tante difficoltà derivano dalle differenze, perchè non abolire le differenze ? Consideriamo tutti uguali e saremo fuori dei pasticci !" I saggi, li guardarono d'intralice, come si guarda un povero scemo. Sembrava loro talmente evidente che le differenze fossero un attributo naturale e fecondo delle persone umane, e che non si potessero quindi "abolire" con una convenzione! Ma sbagliavano i saggi, e fu un errore fatale. Forse, anche loro sopravvalutavano la ragione e la ritenevano capace di resipiscenze, dinanzi allo spietato collaudo della realtà. Così non è. La ragione non ha nulla a che fare col senno. E' a tal punto narcisisticamente innamorata di se stessa da ignorare persino ogni buon senso e ogni pessimo risultato che ponga in discussione qualche sua trovata. Essa si trasmette per contatto, come una malattia infettiva: non ha alcun bisogno di convincere, per conquistare. Sua tremenda caratteristica è di darsi ragione da sè, senza bisogno di prove, anzi, malgrado ogni prova contraria.
Ma poi, parlando di pessimi risultati, non bisogna generalizzare. Pessimi per chi? Per quanto essi possano essere dannosi per vaste moltitudini, ci sono pur sempre persone o gruppi per i quali essi sono preziosi. Una stolta riforma che favorisca i furti sarà preziosa per i ladri, come una che ponga limiti alla legittima difesa sarà assai gradita ai violenti e una che abolisca ogni meritocrazia sarà benedetta dai profittatori e dagli ignavi. E costoro organizzeranno efficienti istituti ed apparati destinati appunto a procurare fraudolentemente il "consenso" degli sprovveduti per quelle aberrazioni, mentre le vittime non potranno opporre nulla del genere mancando di qualsiasi forma di coscienza "corporativa".
Tutto ciò funzionò a pieno regime per l'abolizione delle differenze, divenuta in breve, più che un dogma, un "immortale principio", che fosse addirittura "immorale" discutere.
Fu così che, sui gloriosi vessilli che uno dei maggiori geni militari di questo mondo portò a sventolare per tutta Europa, campeggiò una parola dal suono dolce e musicale, lieve come ala di farfalla, dolce come un marron glacè:
E'G A L I T E'
che fu invece per lo sventurato Uomo la più maledetta espressione di degradazione e di strage. Lo fu già di per sè, coi massacri e i patiboli del '93, ma ancor più lo sarebbe stata per la più mostruosa delle sue "logiche" conseguenze: la Democrazia. Una volta accertata e accettata l'uguaglianza tra gli uomini, restava infatti il problema di scegliere tra le loro diverse opinioni, e una scelta qualitativa si presentava sempre ardua, anzi, veniva aggravata proprio dall'egualitarismo, che vietava di pensare a qualcuno che fosse più idoneo degli altri a compiere siffatta valutazione. A rigor di ragione, fu quindi giocoforza ricorrere a un criterio del tutto automatico ed oggettivo: quello quantitativo. Bastava contare le teste e assegnare il governo della cosa pubblica all'opinione professata da più teste ! Semplice, no ?
Semplice, in astratto, ma allucinante nella sua sconfinata balordaggine. E, si badi bene, non si trattava di stabilire li regole per un gioco di carte, ma quelle per la gestione di vaste comunità umane, per il sopperimento delle loro esigenze di vita dignitosa e per la possibilità di esprimere le proprie capacità come singoli e come popoli, per vivere in armonia, anzichè sbranarsi a vicenda. Balordaggini, in tale ambito, non sono consentite, e mascherarle con sofismi è criminale. Invece era proprio ciò che ci si poteva attendere dalla petulante "ragione" auto-referente.
Prima balordaggine: dove mai aveva, quella, pescata la certezza che l'opinione migliore fosse quella professata dal maggior numero ? Non certo dalla saggezza tradizionale, e neppure dall'insegnamento religioso (cristiano compreso), che aveva sempre dichiarato chiaro chiaro che la via percorsa dalle moltitudini conduce alla perdizione, mentre solo pochi trovano quella giusta. Non certo dall'esperienza storica, in cui tutti i momenti migliori dei vari popoli furono legati al nome di sovrani o demiurghi onesti e saggi. Non certo dalla conoscenza degli uomini, che tendono in prevalenza non a ricercare il sistema migliore per tutta la collettività, bensì per se stessi in danno del prossimo. Da dove, allora ?
Seconda balordaggine: come l'esprime la sua opinione, il singolo elettore? Scrivendo ( a matita copiativa ) un trattatello in materia di tutto lo scibile? E poi, come si raggruppano, i trattatelli ? Chi li classifica? Ma la ragione non demorde. A qualsiasi coglioneria dica, trova subito il rimedio. L'elettore sovrano non formula alcuna volontà: conferisce solo una delega in bianco a un formulatore di professione, detto "politico", unito ad altri come lui nei c.d. partiti. Insomma, tutto il potere risiede (?), si, nel popolo, ma consiste solo nel conferire un mandato, a uno che, il più delle volte, il mandante non ha mai visto. E il mandatario -penserete- è tenuto ad attenervisi, come a qualsiasi mandato che si rispetti? Ma neanche per sogno: quello può fare anche esattamente il contrario di quello che ha dichiarato e promesso per avere il mandato!
MA QUESTA E' UNA SOLENNE PRESA PER I FONDELLI !- dovrebbe gridare il popolo, e magari lo grida, ma chi se lo fila, il popolo? Non ha mica i "mass media", il popolo ! Buona parte, così, diserta i seggi e l'altra abbozza.
A questo punto, dir male della democrazia è persino noioso. Dimostrare che non esiste se non a chiacchiere è tempo perso: lo sanno tutti ! Quello su cui, purtroppo, troppi non riflettono è la conseguenza, che è, a dir poco, disastrosa.
Se quella del potere decisionale residente nel popolo è una barzelletta che non fa neanche ridere, non è che un potere non esista o non venga esercitato ! Urpo, se esiste ! Anzi, proprio essendo, quello, assegnato e fruito al difuori di qualsiasi dettame costituzionale, non conosce limiti nè remore. Altro che le vituperate monarchie assolute ! Almeno, in quelle, chi era il "tiranno" si sapeva e pure l'indirizzo e, se esagerava, lo si poteva, al limite, pure ammazzare. Ma gli autocrati plutocratici, si nascondono dietro l'incognito. Hanno lo "ius vitae et necis" (diritto di vita e di morte) su ognuno di noi è non lo sappiamo neppure ! La democrazia mitica che si insegna ai bambini non determina, di fatto, che un colossale vuoto di potere, e, se un vuoto così appetitoso si forma, comincia subito la ressa per riempirlo. Ressa e rissa, ovviamente, tra quelli che hanno interesse e mezzi per parteciparvi: non certo popolani, a cui basta, di regola, tirare a campare. In parole povere: i pochi Mr: Trillion. Costoro non sono scemi, ma hanno alle spalle secolari esperienze e tradizioni di frodi bancarie e di usura, da cui (e non certo dai sudati risparmi) hanno tratto tutta quella illimitata disponibilità di quattrini. Sono quindi maestri nel restare nell'ombra e nell'agire attraverso personaggi mediocri, acquistati al mercato dei "politici", che pagano con l'obbedienza ai padroni gli ingenti privilegi che questi possono loro assicurare a spese delle nazioni.
Dicevamo di conseguenza disastrosa. E quale potrebbe essere più disastrosa di quella realizzata con la "democrazia matura", e cioè con quella che avesse completato e raffinato l'apparato automatico di auto-conservazione ? Come tutti sappiamo, compresi quelli così ipocriti da fingere di non saperlo, il potere politico effettivo è interamente esercitato da un piccolo gruppo di finanzieri internazionali apolidi, che non hanno altra Patria che il lucro, perseguito in modo maniacale e senza scrupoli. Agli ordini di costoro fingono di esercitarlo, in ogni nazione, bande di parassiti dai primi collocati su privilegiatissime poltrone, ma a condizione di servire solo gli interessi di quelli, regolarmente in contrasto con la sovranità , l'indipendenza e l'interesse delle nazioni stesse.
Questo significa, per esempio, che la Repubblica Italiana viene governata e dissanguata nell'interesse di Israele, degli USA o del FMI, e non mai degli Italiani. Dopo gli interessi superiori predetti, restano quelli personali dei "rappresentanti del popolo", unica categoria di dipendenti autorizzata a fissarsi da sè le retribuzioni e il trattamento. Dato il suo livello morale, è inutile dire quale uso faccia di tale autorizzazione: sguazza nell'oro e nel comfort oltre ogni decenza, alla faccia degli affamati.
E' veramente difficile ipotizzare, anche in astratto, come la situazione italiana potrebbe essere peggiore, in qualsiasi campo. Non c'è pubblico servizio che non sia una vergogna, pagata dal pubblico a caro prezzo. Non c'è onesta attività privata in grado di sopravvivere, se non pagando il pizzo a quelle disoneste. Non c'è difesa contro la speculazione fraudolenta e improduttiva, prima tra le quali il signoraggio bancario. Non vi è valore che non venga misconosciuto, salvo quelli di interesse economico o di miope edonismo. Distrutto il matrimonio, distrutta la famiglia, distrutto il rapporto genitori-figli, distrutta ogni dignità e ogni pudore, distrutta ogni solidarietà nazionale, l'osannata gestione "razionale" è riuscita solo a privare i popoli del necessario, scatenandoli all'inseguimento del superfluo, o addirittura del dannoso.
Ma quel che più colpisce è che, nel costatare il disastro, non riveliamo alcun segreto. Chiunque non sia del tutto idiota, ne è pienamente al corrente. La ragione, infatti, come vedemmo, è perfettamente in grado di far accettare i propri dettami fregandosene della realtà. Sorridendo e sculettando, l'Homo sapiens lavora così alla propria estinzione, con una efficacia e rapidità ignota a batteri e cetacei.
Questo significa essere "superiore"?
O sono meglio, nel loro piccolo, le formiche ?

Rutilio Sermonti

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/