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venerdì 15 marzo 2019

La vita è un continuo fluire... e non c'è bisogno di crederlo, semplicemente succede

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"Credere, obbedire, combattere!". (Benito Mussolini)
"Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore e Signore del cielo e della terra...". (Professione di fede cristiana)
"L’ateismo è la religione di chi crede in un Dio che nega Dio". (Roberto Gervaso)
Spesso  mi sono occupato di politica e di economia, sempre in chiave di ecologia profonda ovviamente, e sebbene queste cose corrispondano ad una mia personale esigenza di concretezza, ovvero di attuare nel possibile il nostro sentire bioregionale, sento ora la necessità di chiarire qual'è l'impulso che sta dietro alla nostra pratica ecologista e spirituale.
Come nel taoismo la pratica dell'ecologia profonda non può seguire un canone di comportamento standardizzato. Non è una ideologia con precise regole e norme con le quali cercare di "adattare" la realtà al proprio pensiero. Al contrario la pratica  bioregionale è una forma vitale di adesione a ciò che è, nella visione e propensione di restare in armonia con ciò che è, sempre conservando la propria natura adattandola però alle condizioni in cui ci si trova.
Insomma basta essere se stessi senza lasciarsi condizionare da un credo, mantenendosi però in sintonia con ciò che è, nella comprensione della comune appartenenza esistenza. Questo modo espressivo è spontaneo e naturale e corrisponde alla consapevolezza di appartenere al Tutto. 
E' una fusione fra "anima" ed "animus", tra maschile e femminile, all'interno ovviamente non in senso unisex, e questa integrazione è il risultato di quella che amo definire una "spiritualità laica", che supera ogni religione ed ogni ideologia. Uno "spirito laico" consapevole manifesta un salto evolutivo rispetto alla condizione del credente e persino dell'ateo, che in realtà non sono disgiunti ma appartengono ad una sola categoria, quella di coloro che basano il proprio pensiero sul “credere”.
Credenti e non credenti hanno bisogno di una ragione giustificativa (per la loro convinzione) che li uniformi al loro credo….
Ma qual’è la differenza sostanziale fra il restare assorbiti nella quiete della coscienza indifferenziata, rispondendo agli stimoli della vita con spontaneità e naturalezza, e la reazione spasmodica basata sul credere in concetti assunti che ci fanno da gabbia comportamentale?
Un uomo studia libri su libri, ascolta e tiene grandi discorsi, cerca seguaci e diventa egli stesso seguace di un'idea, inizia insomma a “credere” in un sistema, in un vantaggio, egli imposta ogni sua azione nel rispetto di uno schema sul quale erige una struttura “idealistica” (od al peggio egoistica) e con essa ritiene di poter “istruire” gli altri e di poter esprimere “la verità”.
Ma come è possibile che la verità sia statica, una cosa prestampata ed immobile, un rigido ideale? Essa può esser “vera” solo se è vera nel fluire continuo della vita, assestandosi ed adeguandosi alle circostanze correnti, essa non sclerotizza gli eventi, non impone restrizioni, essa respira con tutto ciò che esiste. Basarsi su un credo (in positivo od in negativo) per raccontare la verità è voler dare alle parole un valore che non hanno…
Ed in buona sostanza come nasce la parola? Il linguaggio attraverso il quale osiamo affermare “questa è la verità” è molto lontano dalla pura coscienza. Infatti all’inizio esiste una consapevolezza astratta, una coscienza intelligente e non qualificata, da questa sorge il senso dell’io (l’ego), il quale a sua volta da origine ai pensieri, ai concetti, ed infine questi diventano parole e scrittura. Quindi il linguaggio è di molto successivo alla conoscenza innata.
Come è possibile che attraverso la concettualizzazione si possa esprimere la verità, cos’è questo se non cieca arroganza? Se usiamo adesso un po’ di discernimento, non possiamo far a meno di osservare che ognuna delle presunte verità su cui si basa il "credere" appartiene all’ego, è solo "ciò" in cui crediamo, ma può esser definita verità una verità che è solo individuale? C’è un antico detto taoista che dice: ”il tao che può esser detto non è il vero Tao”. E Ramana Maharshi, un saggio dell’India, disse: “..la verità è nel profondo silenzio del nostro cuore…”.
Purtroppo alcune persone sbandierano la loro verità ai quattro venti, pretendono di averla trovata in fantastiche proiezioni della psiche, nelle idee politiche o finanziarie, nelle varie religioni, negli inferni e paradisi, nella reincarnazione e nel materialismo ateo, perché essi amano il mistero e non la verità…
Ed in verità a che servono queste “verità” fasulle, ignorando la vita del giorno per giorno, del qui ed ora, se non per speculare sull’immaginario del credere? 
Per sperimentare la verità di vita basta stare nella spontaneità del respiro… senza decidere in anticipo quando inspirare e quando espirare… Nel credere invece ci tratteniamo in perenne apnea…
Paolo D'Arpini

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lunedì 12 settembre 2011

Paolo Scroccaro - L'ecologia profonda rivisitata con gli occhi di una nuova etica laica non antropocentrica

"Divento luce e volo" - Dipinto di Franco Farina

 
 
Verso un paradigma non-umanistico
 
Il pensiero occidentale moderno è considerato un pensiero sostanzialmente antropocentrico, e questo è risaputo. Se poi si scava nel sottosuolo di questo pensiero, se ne scoprono le origini cristiane: anche quando viene declinato in forme laiciste, talvolta impregnate di ateismo, esso tradisce comunque la sua ascendenza teologica-monoteistica-cristiana. Il mondo cattolico si vanta di questo, mentre gli atei detestano un simile accostamento per motivi ideologici che non scalfiscono la realtà fattuale.

Quando l’ateo rifiuta Dio, ma nello stesso tempo esalta l’uomo razionale come soggetto storico, culturale, politico, giuridico ecc. che con la sua attività libera e creatrice può determinare il corso degli eventi storici, imponendosi su tutti gli altri esseri…anch’egli riprende, senza saperlo, un’impostazione mentale tipica della teologia monoteistica, che in Occidente è rappresentata dal cristianesimo istituzionale. E’ stato quest’ultimo, infatti, a sovvertire l’immaginario sacrale e cosmocentrico degli antichi, imponendo l’idea della centralità dell’uomo, visto come persona, rispetto a tutto il resto.
La dottrina cristiana ufficiale ha sintetizzato questo punto di vista, sostenendo che l’uomo è imago dei, là dove Dio è pensato come Ente Sommo, come Persona Suprema, cioè come Volontà di Potenza che può liberamente creare ed annientare tutti gli altri esseri, avendo su di essi diritto di vita e di morte. Anche l’uomo, in quanto imago dei è persona, poiché è l’unico ente (dopo Dio) che possiede esso stesso queste prerogative, sia pure in una versione depotenziata rispetto a Dio: ed è facile intuire come l’uomo moderno e contemporaneo abbia preso molto sul serio questa convinzione supponente. Specie negli ultimi secoli, facendo leva sulla tecnoscienza, ha voluto incrementare al massimo grado la sua potenza, cercando di imitare la superpotenza dell’Ente Sommo. Si badi bene: tutto questo riguarda non solo l’uomo cristiano, ma anche quello laico ed eventualmente anticristiano.

Con un’unica differenza: l’ateo intende fare a meno di Dio come punto di riferimento, ma questo è solo un dettaglio secondario, poiché rimane l’essenziale, cioè una stessa visione antropocentrica del mondo, che vede l’uomo come despota che in quanto tale dispone di tutti gli altri esseri. Che si vada in chiesa oppure no, che si creda in Dio oppure no, non cambia assolutamente nulla, a differenza di quanto poteva supporre uno come Nietzsche.
Allora perché stupirsi quando gli animali vengono seviziati e la natura devastata?

Tutto questo è perfettamente in linea con i presupposti teologici ed antropocentrici della modernità. L’uomo moderno e contemporaneo non è un essere cui capita, incidentalmente, di opprimere altri esseri: al contrario questa violenza oppressiva, sistematica, quotidiana, è strutturale, cioè appartiene per essenza e non per accidente al paradigma fondante dell’attuale civiltà, e alla concezione dell’uomo che ne discende. Questo significa che, restando all’interno di questo paradigma, non sono possibili riforme animaliste ed ecologiste, in grado di proteggere animali e natura, almeno di limitare in modo significativo la violenza complessiva : poiché ogni riforma di dettaglio, animata da buone intenzioni, è destinata a scontrarsi con la logica inesorabile del sistema, che conduce in ben altra direzione.

Ogni piccola vittoria animalista ed ecologista, è poi costretta a fare i conti con la logica implacabile della civiltà antropocentrica e sviluppista, che riassorbe ampiamente quel poco di buono che ogni tanto si riesce a strappare qua o là.
Stando così le cose, il primo passo da fare, il più concreto è: non seguire la logica del sistema, uscire completamente dal paradigma dominante!

Non è facile, perché il pensiero cristiano istituzionale (Gesù non c’entra per nulla) ha talmente permeato di sé la cultura moderna e contemporanea, che perfino le tendenze antireligiose in realtà ne sono intimamente impregnate, come sopra si è accennato. Ma questo vale anche per l’animalismo: troppo spesso, inconsapevolmente, le tendenze animaliste  elaborano parole d’ordine e concettualizzazioni che in ultima analisi non escono dagli schemi teologici e culturali che si vorrebbero mettere in discussione.
Come è noto, l’animalismo critica l’antropocentrismo, e quindi anche la dottrina cattolica che apertamente lo sostiene: ma nel far questo concede troppo al nemico (si fa per dire), poiché in mancanza di meglio si appoggia alle categorie mentali da esso elaborate. Infatti troppo spesso si sente dire, tanto per fare due esempi significativi, che bisogna trattare gli animali come persone, oppure che bisogna rispettare gli animali in quanto esseri senzienti.

Qui, l’influsso teologico monoteistico è evidentissimo: infatti il concetto di persona, come inteso oggi, non esisteva nelle antiche culture cosmocentriche, ma è soprattutto il risultato della dogmatica cristiana, voluta dall’apparato ecclesiastico (in particolare a partire dal secolo di Costantino). Tale dogmatica, come si è fatto cenno all’inizio, ha imposto l’uomo in quanto imago dei, cioè come ente super-raccomandato: in tale contesto si è affermato anche il concetto teologico di persona (attribuito anche a Dio e alle figure della Trinità), proprio con la funzione di rafforzare la somiglianza dell’uomo-persona con l’Ente Superpotente.

In definitiva, il concetto religioso di persona è nato per rafforzare e legittimare l’antropocentrismo, e non si vede proprio come potrebbe essere utilizzato in una direzione addirittura contraria; sarebbe come voler utilizzare una pistola non per sparare, ma per piantar chiodi, afferrandola per la canna: si rischia di farsi male, e si fa un pessimo lavoro.

Molto meglio usare il martello. Quando si dice che gli animali sono persone, o che dovrebbero essere trattati come se lo fossero, si dice qualcosa che stride enormemente: la nota stonatissima consiste nel fatto che “persona” sta già ad indicare una differenza ed una superiorità rispetto a tutto il resto. E’ un concetto che è marchiato dall’antropocentrismo cristiano, e che non si presta ad essere forzato in un senso diverso: per questo la formula “anche gli animali sono persone” suona molto male, diventa penosa e ridicola. Essa tradisce semplicemente la sudditanza dell’animalismo alla cultura del nemico, la debolezza di fondo dell’immaginario animalista, che non riesce a scrollarsi di dosso le categorie mentali dominanti.
Analogamente dicasi, fatte le debite proporzioni, per quanto riguarda il rispetto per gli animali in quanto esseri senzienti. Ovviamente, siamo d’accordo sul fatto che gli animali vanno rispettati e non devono essere sottoposti a maltrattamenti di alcun genere: allevamenti, caccia e laboratori per la vivisezione dovrebbero esser chiusi,  tanto per cominciare…c’è già troppo dolore nel mondo!

Tuttavia la prospettiva a partire dalla quale si chiede tale rispetto lascia a desiderare, proprio perché anche qui si concede troppo al nemico, cioè all’umanismo: infatti vengono messi in primo piano gli animali poiché, in quanto esseri senzienti, sono i più simili agli umani, soffrono in un modo simile al nostro…In definitiva, l’uomo rimane il punto di riferimento per elaborare un’etica del rispetto.

E tutti gli esseri che, biologicamente parlando, sono distanti dall’uomo? Esseri che forse non soffrono come noi e gli animali? Forse che i vegetali, le rocce, i fiumi possono essere manipolati a piacimento? Spero che nessun animalista voglia sostenere una tesi del genere; correlativamente, comprendiamo benissimo il motivo psicologico e sentimentale che spinge a difendere prima di tutto gli esseri cosiddetti senzienti. Ma tale difesa sarà tanto più autorevole, quanto più saprà neutralizzare i punti di fragilità dovuti ai residui di antropocentrismo che sopravvivono anche nell’animalismo più radicale.

Quando gli avversari muovono obiezioni che sembrano pretestuose, del tipo “anche le insalate soffrono”, bisogna accogliere l’obiezione in tutta la sua portata, senza rifugiarsi in comodi alibi del tipo “non è vero che soffrono”, perché il problema di fondo non è sapere se soffrono in un modo simile a quello degli umani o meno, ma considerare che tutti gli esseri, senzienti o meno, meritano rispetto in quanto tali, indipendentemente da ogni mossa valutativa prospettata in riferimento all’uomo: questa è la posizione che oggi si suole attribuire all’ecologia profonda.

Ma a ben vedere essa non è nuova, dato che la si riscontra in molte saggezze ecocentriche del passato, che in quanto tali (in quanto ecocentriche, cosmocentriche) non lasciavano spazio a nozioni come quella di “persona” o simili, ritenendo che “misura” di tutte le cose fosse non l’uomo, ma l’immensa rete della vita cosmica.
Se oggi vogliamo rielaborare con coerenza un’etica del rispetto per tutti gli esseri, cioè un’etica della compassione cosmica (aperta agli animali, ma non solo), non possiamo e non dobbiamo ricominciare da zero, ma da un notevole patrimonio che c’è già: cioè  da quelle saggezze che a suo tempo erano state capaci di testimoniare questa esigenza .

Si tratta di una grande esperienza spirituale, che è stata via via emarginata, in proporzione al crescente affermarsi dell’antropocentrismo cristiano, poi declinato in versioni anche laiche. Abbiamo accennato al fatto che, negli ultimi secoli, l’antropocentrismo ha moltiplicato la sua potenza di fuoco, grazie alla tecnoscienza: esso ha stravolto gli equilibri naturali, ha costruito un mondo artefatto che ha cercato di sostituire quello naturale, con contraccolpi dolorosi che sono sotto gli occhi di tutti, e di cui il mondo umano è responsabile senza attenuanti.

Le promesse di un mondo migliore guidato dalla ragion calcolante dell’uomo sono in via di fallimento: si tratta perciò di dischiudere un orizzonte culturale del tutto diverso, non più appesantito dalla zavorra di idee pericolose dovute al vecchio paradigma.


Siamo solo agli inizi di una fase di possibile transizione e ciò spiega la contaminazione che abbiamo descritto: esigenze nuove di giustizia cosmica, che vengono però espresse con categorie inadeguate e controproducenti, poiché appartengono all’immaginario antropocentrico che si intende denunciare. Bisogna invece trovare formule espressive e concettuali adeguate al compito più importante di questo momento storico (superamento dell’umanismo): occorre un ripensamento radicale, e in questo le saggezze cosmocentriche del passato possono ancora insegnare molto, e fornire almeno una parte di quei supporti culturali di cui si avverte la mancanza.

Paolo Scroccaro

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domenica 11 settembre 2011

Ancona: visita papale e mistificazioni spirituali - L'illusione religiosa e l'egoismo del materialismo ateo, due facce della stessa medaglia


Un paio di giorni fa avevo letto (e pure pubblicato sul sito del Circolo VV.TT.) la denuncia dell'ateo di Ancona, Ennio Montesi, che dichiarava di aver subito minacce di morte da parte di fondamentalisti cristiani, ed approfittava dell'occasione per reiterare le sue ragioni di ateo materialista: A nessuno si può imporre di credere all’esistenza del pittoresco personaggio di fantasia denominato “Dio”, né al personaggio di fantasia denominato “Gesù detto il Cristo”, oppure al personaggio di fantasia denominato “Pinocchio” oppure all’“Uomo Ragno” oppure a “Biancaneve e i Sette Nani”.

Per giusto contraltare, proprio oggi, mentre facevo colazione  al solito  baretto di Treia, ho potuto constatare l'altra faccia dell'illusione umana, che incombe sul nostro spirito. Sfogliando i giornali locali della costa marchigiana ho visto l'estento del business religioso dipinto nelle pagine e pagine che annunciano la gloriosa visita di papa Ratzinger ad Ancona. L'apologia della presenza sublime illustrata e descritta in ogni particolare ed aspettativa.. quanti politici saranno presenti, quante  masse speranzose, quante cerimonie civili e e religiose....

Avrebbe un bel da fare Gesù se dovesse tornare sulla terra per ripulire i templi dall’invasione mercantile… In trentatre anni di vita difficilmente riuscirebbe a compiere tutta l’opera….

Non che il commercio “spirituale” sia una novità di questa epoca, in effetti  tale commercio è iniziato il momento stesso che l’uomo  si è inventato un “aldilà” ovvero un ipotetico mondo dello spirito contrapposto al mondo terreno. Ciò è avvenuto soprattutto con l’avvento delle religioni monotesiste: Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo.  Ma in verità era già presente –in fieri- nel momento stesso in cui è iniziato il processo di virtualizzazione del pensiero,  con la nascita della filosofia, che è sorta unitamente al patriarcato ed all’accumulo di beni materiali (cioè il concetto di proprietà). 

Ma se vogliamo cercare un'evidenza della nascita e del parallallelismo  fra mondo materiale, dell’aldiqua,  e della creazione di un mondo virtuale, dell’aldilà,  scopriamo che appare  nelle società umane con il culto degli antenati. Gli antenati vengono considerati vivi nell’aldilà ed è per questo che sono richieste continue cerimonie per il loro nutrimento “spirituale” e addirittura in Cina fu inventata la “cartamoneta”  -che veniva bruciata assieme all’incenso, per trasmettere ai defunti quei titoli in forma sottile,  in quanto si presupponeva che l’affluenza nell’oltretomba derivasse da tali offerte.

Ma non solo questo, nell’Europa medioevale -ad esempio- si era giunti alla vendita delle indulgenze, in cui si pagava –non con cartamoneta fittizia ma in oro sonante-  alla chiesa un conquibus che poi veniva trasferito (a detta dei preti) alle anime dei defunti  o dello stesso donatore che si assicurava così il paradiso.   Il commercio “spirituale” non conosce confini, si manifesta in mille modi, con la vendita di rosari, libri sacri, immaginette, reliquie…. davanti ai santuari ed alle cattedrali (ed anche al loro interno), tale compravendita  è accettata come un corollario  della religione (e senza  tasse). Ci sono pure le donazioni devozionali per le missioni, per i poveri (della stessa specie religiosa connessa) e per le opere di bene (tipo IOR ed affini).

Le religioni dell’aldilà   sono proprio  un bell’affare… Se c’è bisogno di manodopera a buon mercato,  di combattenti pronti a tutto, ecco che si escogitano le guerre sante e l’onorevole martirio, che garantisce  un aldilà bellissimo, pieno di flauti, di arcobaleni, di vergini ed angeli compiacenti.

In  fondo meglio lavorare e risparmiare per l’aldilà, visto che ormai questo mondo  sta andando a rotoli e tutti sono convinti che occorre  fregare la morte.  L’unica speranza è credere in un altro mondo,  e su questo assioma le sette e le religioni prolificano e si ingrassano…. qui sulla terra, ingrassano qui  nella nostra società… mica là… nei cieli dove  esiste solo spazio vuoto.

Ma contemporaneamente è nata anche la  disillusione atea, in molti ambienti umani si tende all’egoismo puro, con la conseguenza che sulla terra si sfruttano senza ritegno le risorse senza tener conto della sacralità della natura ed ignorando che la vita  continua con i nostri successori…

Sia la  religione  che il materialismo  spesso considerano inutile il mantenimento della vivibilità sulla terra… in fondo qui siamo tutti di passaggio.. tanto vale guadagnare beni per il futuro in una altra terra  fantastica e trascurare  questa terra terrestre.  Oppure godere qui sin che si può senza rispetto per le generazioni future. Questo pianeta può  andare a remengo, ci si possono compiere le peggio nefandezze: distruggerlo, sfruttarlo all’inverosimile, inquinarlo e offenderlo con tutti i suoi abitanti (alberi, piante, animali) che sono alla mercé delle necessità di guadagno, accumulo e spesa… Tutto in nome del benesse nell'aldiqua.

In verità noi dovremmo assimilare nella nostra società  il culto  dei  successori e lasciar perdere quello dell' hic  gaudemus igitur e quello della conquista di un ipotetico paradiso post mortem.

“La pura Terra Promessa è qui su questa terra”. Diceva  Tich Nhath Hanh: “Se riuscirete a lasciare passi di pace e liberi da ansia su questa nostra terra, non avrete più bisogno di pensare di entrare nel “regno dei cieli”. Il motivo è semplice, il samsara ed il regno dei cieli sono entrambi invenzioni della mente. Se siete in pace, liberi da presupposti e pieni di gioia di vivere avrete trasformato il samsara in Pura Terra….”

Paolo D’Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.
Treia (Macerata)

11 settembre 2011