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giovedì 7 giugno 2012

Anima Universale, amore divino, abisso, mito del Graal, concilio di Efeso, Zoroastro... “Felix qui potuit rerum cognoscere causam”

“Felix qui potuit rerum cognoscere causam”  [Felice chi può conoscere le cause delle cose] (Virgilio)


 Le menti più aperte hanno da qualche tempo percepito che gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dalla crisi del cristianesimo.


Questa crisi si presenta come “epocale” anche se ci vorrà molto tempo, forse più di un secolo ai nostri posteri per assistere alla nascita di una nuova forma di religiosità istituzionalizzata, che però si sta delineando con la massima precisione.


D’altronde il cristianesimo ha avuto un’elaborazione iniziale durata un mezzo millennio e fino a pochi secoli fa interventi piuttosto drastici hanno inteso “punire” ed indirettamente “minacciare” chiunque, più o meno fedele, più o meno credente, ecclesiastico o “laico” avesse osato elaborare un sistema di pensiero non inseribile all’interno di canoni logici dettati a suo tempo dal sistema religioso egemone in Europa e nei continenti colonizzati dagli europei.A nostro avviso, questa crisi riguarda essenzialmente una diversa disposizione d’animo della società nei confronti della religione egemone, quale si è venuta formando in conseguenza delle trasformazioni che hanno coinvolto il mondo durante l’ultimo secolo.


Queste trasformazioni sono dovute essenzialmente al progresso della tecnica, ma le conseguenze non sono dirette, come vorrebbero far credere i propugnatori di un “ateismo” ormai piuttosto datato ed oggi funzionale agli interessi egemonici del Clero, il quale ha buon gioco nel contrapporre il razionalismo scientista, posizione concettuale ampiamente superata con la fine del positivismo materialista, all’idealismo spiritualista, attualmente ancora rappresentato dalla religione cristiana della quale costoro si proclamano custodi.


Quando scriviamo di progresso tecnico ci riferiamo, ovviamente, non solo allo sviluppo della riflessione scientifica, ma anche e soprattutto all’apporto davvero enorme della tecnologia alle ricerche in campo archeologico, storico, antropologico, geografico, geopolitico. La messe di documenti emersa in questi ultimi decenni e la professionalità dei loro interpreti sono state determinanti per chiarire definitivamente moltissimi enigmi del passato più remoto.
In realtà le oscillazione concettuali dei pensatori cristiani esposte durante gli ultimi secoli hanno dimostrato soltanto che a fronte dell’elaborazione filosofica, sociologica e psicologica prodotta nelle Università laiche, ben poche sono le armi che il cristianesimo in quanto dottrina originale può contrapporre.


Un esempio importante ci viene dal Modernismo, sorto impetuosamente tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, che coinvolse gli elementi più coltivati del cristianesimo, agenti sotto l’influsso della cultura laica. La Chiesa, retta allora da Pio X, difese con energia i suoi dogmi e condannò i devianti con l’enciclica "Pascendi" del 1907.



Ma la conseguenza fu che esse perdette un alto numero degli spiriti più ricchi di dottrina sui quali avrebbe potuto contare. Si tratta delle situazioni inevitabili nelle quali si viene a trovare chi pretende di gestire un qualche potere in nome di un’ideologia religiosa. Da questo punto di vista è bene ricordare che le basi filosofiche sulle quali ancora oggi sono costruiti i sistemi di pensiero laici sono le stesse, come dimostreremo con la massima concisione, sulle quali è stato costruito il cristianesimo attraverso l’elaborazione dottrinaria discussa ed approvata, sempre dopo lunghe ed astiose contrapposizioni quasi mai incruente, seguite da persecuzioni dei “devianti”, che erano poi i sostenitori della tesi filosofica soccombente, attraverso gli innumerevoli Concili e Sinodi, troppo spesso sottoposti nelle conclusioni alle interferenze d’imperatori, stanchi e disgustati per quelle interminabili sofisticherie pedantesche.


Proprio di questi tempi è la ripresa della discussione sull’insegnamento del Cattolicesimo nelle scuole di Stato. E’ naturale che l’istituzione religiosa difenda a spada tratta l’ora di religione, che assicura una retribuzione sicura a tanti preti e che garantisce un’indubbia egemonia ideologico-politica. E’ meno naturale che quest’ora sia difesa come “spazio di libertà”.

Indubbiamente quando entrano in gioco certi interessi le parole volano, troppo spesso sganciate dal loro significato. Noi siamo apertamente favorevoli e non vediamo le ragioni dell’assenza di quest’insegnamento che riguarda una forma di religiosità che ha accompagnato lo sviluppo della società occidentale nel suo complesso, ma vorremmo che quest’insegnamento fosse reale, non fittizio. Infatti troppo spesso l’insegnante sviluppa il suo programma insegnando educazione sessuale o impartendo lezioncine a sfondo moralistico.


Tale insegnamento invece dovrebbe essere costituito dalla storia della nascita della dottrina e dalla storia della Chiesa, e non potrebbe essere disgiunto dall’insegnamento delle religioni comparate. Questa tipologia d’insegnamento sarebbe quanto mai utile per favorire la crescita di personalità autonome, non succubi del fascino dei riti e delle cerimonie pubbliche, nonché della cieca fiducia nell’efficacia dei sacramenti e delle indulgenze (a pagamento!).


A tal proposito è utile tenere presente che l’istituzione “Chiesa” si trova proprio in questo particolare periodo a prendere atto che una buona parte del suo residuo potere è costituito proprio dagli aspetti spettacolari, anche perché la società attuale è immersa in una dimensione estetica, per non dire onirica, costituita dalla pervadenza sempre più condizionante di “evidenze” sempre più astratte, come cinema, televisione, virtualità d’Internet, corpi destrutturati e rielaborati in funzione dello spettacolo o degli usi “sociali”, pensiero decostruito.


Non a caso è stato notato che un comune orientamento culturale d’alcuni gruppi di pressione, come ad es. Comunione e Liberazione, non interferisce se non marginalmente nei comportamenti, che restano definibili come “immobilismo”, perché oltre al “prendere parte” a qualche manifestazione marginale (ad es. Meeting di Rimini) il reale coinvolgimento dentro la società per determinarne un cambiamento ha senso solo in astratto. L’impegno è apparente, esteriore, non tocca il caso concreto. Non a caso è stato notato che, mentre Piazza San Pietro era gremita di persone che assistevano all’agonia di Giovanni Paolo II (evento mediatico-spettacolare), le chiese romane erano vuote anche la domenica.


Fu Walter Benjamin a capire per primo l’importanza della vetrina. Intuì che essa sarebbe stata il gene fondamentale dell’intero capitalismo post-fordista, fatto di merci sovraesposte, seducenti e fantasmagoriche.



Egli inquadrò le gallerie parigine come “grotte” del fantastico ed i flaneur come i nuovi cantori di queste narrazioni urbano- merceologiche. Scriviamo queste cose per far capire che in questo paesaggio si muove la religione ufficiale, la quale, per ovvie ragioni, ne subisce e ne determina i modi, mentre la religione in stato nascente sta elaborando le sue nuove forme di comunicazione basandosi essenzialmente sulla percezione che accomuna in sempre maggior numero di persone sperse per il mondo. Questo è il primo effetto positivamente concreto della presa di coscienza che precede l’aperta ribellione alla globalizzazione, strumento concepito dai gruppi di potere per lo sfruttamento integrale del Pianeta Terra.


Astrazione contro concretezza.


Nello scontro in atto per la riaffermazione della concezione unitaria dell’Universo (Olismo), noi riteniamo necessario confrontarci con le varie forme assunte dagli interpreti della religione cristiana, a dimostrazione che, una volta imposta una struttura dominante, questa impone le proprie regole mentali a persone che esprimono caratteri psicologici ed etici sostanzialmente diversi.


Due casi tra i tanti sono esemplari e vanno citati. Nel 428 d.C. si ebbe un primo contrasto col dogma di Nicea in una controversia fra il patriarca di Costantinopoli, Nestorio ed uno dei suoi sacerdoti, Proclo. Costui, in un’omelia, parlando della Madonna, l’aveva chiamata “madre di Dio”. (Theotòkos). Tale frase era il frutto di una normale elaborazione mentale. Se Gesù è identico al Padre e coeterno con lui, sua madre è anche Madre di Dio. Secondo Nestorio, ed altri, invece, una donna vissuta “nel tempo” non può aver generato Dio, che è eterno. Pertanto i nestoriani sostenevano che la Madonna potesse essere chiamata soltanto Christotòkos Questa presa di posizione porta a tumulti che Nestorio soffoca con la violenza.


Il vescovo d’Alessandria, Cirillo, dichiara invece che la definizione di Theotòkos è legittima ed ortodossa e scrive una lettera a tutti i monaci d’Egitto invitandoli a propagare questa definizione e compone contro i nestoriani ben dodici anatemi. Celestino I, vescovo di Roma, conferma a Cirillo la propria solidarietà e, convocato un Sinodo, sconfessa Nestorio ordinandogli di mandare una ritrattazione per iscritto. I nemici di Cirillo, ce ne sono anche in Alessandria, accusano presso Teodosio II il loro vescovo di aver fatto massacrare tanti avversari religiosi, fra cui la nota filosofa Ipazia. Ma Cirillo convoca illegalmente il Concilio di Efeso, terzo Concilio ecumenico della storia della Chiesa il 22 giugno 431 ed, in assenza di Nestorio e dei nestoriani, li fa dichiarare scomunicati. Questi giungono però il 26 giugno e dichiarano nulle le decisioni prese in precedenza. Cirillo allora riapre le sedute del Concilio il 10 luglio e, con i suoi soli sostenitori e con i vescovi giunti dall’Italia, riscomunica Nestorio.
Infine, sempre Cirillo riesce a corrompere i consiglieri di corte ed a piegare alle sue decisioni l’imperatore Teodosio II con preziosissimi doni dei quali ci è rimasta la lista: tappeti, cortine e tende, tovaglie da tavola, copriletti, sedili e scanni d’avorio, parecchie libbre d’oro.


E così la controversia sulla Madonna ed indirettamente sulle due nature di Cristo si protrasse nel tempo e, possiamo dirlo, fino ad oggi. Per quanto ci riguarda ci resta solo da costatare che le torture e la morte inflitte nel tempo a tanti cristiani pauperisti, che contestavano la corruzione della Chiesa (Giovanni Huss e Girolamo da Praga, gli anabattisti, tanto per fare alcuni nomi) trova una sua giustificazione proprio all’origine di questa dottrina che pretende di discendere nientemeno che da Dio.


Agli antipodi di questa visione della vita basata su una totale astrazione intellettualistica, sta l’esperienza “spirituale” dei mistici che possiamo riassumere in un passaggio scritto da una grande mistica, nel quale si può ben individuare l’incerto confine fra l’astratto ed il concreto, tra l’allegorico ed il letterale, come un’interpretazione da parte dei posteri e fino ad oggi, degli scritti dei padri della Chiesa in senso estensivo o letterale, allegorico, mistico, magico, sapienziale, ma sempre al bisogno e con molta naturalezza. Scrive per noi Santa Caterina da Siena: "…la vita s’è innestata nella morte, sicché noi morti abbiamo avuto la vita per l’unione sua. E perché Dio fu innestato nell’uomo, Dio-e-uomo corse, come innamorato, all’obbrobriosa morte della croce. In su questo arbore si volle innestare questo Verbo incarnato….O padre, non stiamo più ed innestiamoci nell’arbore fruttuoso, acciocché il maestro non si levi senza noi. Tolliamo il legame, il vincolo dell’ardentissima sua carità, la quale il tenne confitto e chiavellato in sul legno della santissima croce. Percotiamo, percotiamo con affetto;  perocché lo infinito bene vuole infinito desiderio…."



Questo interessante periodare è stato tratto dal libro di Piero Camporesi, “Il sugo della vita” nel quale l’autore espone molte prose d’autori cristiani che esprimono con sanguigna concretezza i motivi della loro fede. In questo caso particolare, e non ci stupisce in una seguace di Francesco d’Assisi, c’è proprio l’espressione intensa di una transustanziazione da carne in legno, sia pure il legno della croce, di carattere prettamente pagano. Non stupisce neppure che di recente uno studioso cristiano, riferendosi al dogma dell’”Assunta”, definito solo nel 1950 ma che fin dagli inizi avrebbe ispirato l’arte cristiana, (da notare che la congregazione agostiniana degli Assunzionisti era stata fondata nel 1847.) abbia sostenuto < l’alto senso cristiano della carne e del Cosmo.>, anche e soprattutto contro le Chiese protestanti, che dichiararono la loro avversità a questa decisione papale, secondo noi per chiara antitesi ideologica. Timothy Verdon, prete americano e storico dell’arte, sostiene infatti che il dogma in questione, fu promulgato solo quando la “concretezza carnale” della fede cristiana si era ridotta a leggenda, metafora, spiritualismo disincarnato.


Secondo questo teologo, PioXII era colpito tanto dal materialismo ideologico e “di fatto”, quanto dal pragmatismo della cultura americana che andava diffondendosi in tutto il mondo. Il riferimento è la pala di Lorenzo Lotto del 1506 nel Duomo di Asolo, che ci presenta Maria, ossia il suo corpo glorioso, in mezzo alla Natura. Da notare inoltre che la festività dell’Assunzione fu stabilita per il giorno 15 agosto, giornata prossima a quelle che ricordano alcune festività tradizionali, quali Ercole invitto, Venus Victrix, Fasta di Giove (il 14), e gli anniversari del Tempio di Diana, di Ercole vincitore, di Castore e Polluce.


Ma, d’altronde, come cita L.M.A Viola… Il mese di Augustus è il mese che nell’anno manifesta al suo culmine la restaurata Pienezza Aurea del Mondo e dell’Anima nel suo stato regale augusteo. Un tale mese è il più ricco di Feste e, come Tradizione vuole, si dice che sia interamente “feriato”, tanto che ” Feriae Augusti”  (ferragosto) indicava la particolare sospensione augustea di tutte le cose. Tutto il contrario dell’orgia carnale che i tempi presenti ci esibiscono. Tempi di massificazione consumistica tutt’altro che pagana.


Il fatto che, nei secoli, si sia prodotta una letteratura pressoché infinita che esprime motivi sostanzialmente antitetici tra loro per giustificare la medesima fede verso le medesime persone divinizzate oggetto di questa credenza, dovrebbe essere sufficiente, per lo meno, a giustificare l’accettazione del cristianesimo come una religione sincretica..


Invece abbiamo ancora a che fare con una dottrina che insiste, pur di fronte a prove sempre più incontrastate tra le quali anche la derivazione dai miti correnti di Socrate (idealizzato dal neoplatonismo uniformante la weltanshauung del tempo) e dalle opere senechiane sulla morale stoica, nella reale esistenza fisica di un personaggio-profeta a nome Gesù, con codazzo di madre, padre, apostoli e quant’altro, vissuti contro ogni evidenza storica e mitica, in una Palestina virtuale, con villaggi mai esistiti e giudei seguaci integerrimi delle scritture bibliche, che a noi risultano scritte in greco.


Sempre nel libro succitato, leggiamo una consistente rivalutazione dell’arte cristiana che si dimostra capace di esaltare il corpo quale "luogo di conoscenza spirituale". E’ pertanto necessario aggiungere da parte nostra che, senza l’apporto economico della Chiesa non ci sarebbe stata la grand’esplosione dell’arte italiana ed in particolare quella rinascimentale e le sue derivazioni nei secoli seguenti fino ad oggi.


Ma questo colossale investimento, del quale i vantaggi si dimostrano rilevanti anche attualmente in termini di turismo culturale, non fu pensato dai papi per puro amore dell’arte in se stessa. Anzi! L’esigenza principale, peraltro ben compresa dagli artisti coinvolti, stiamo pensando a Michelangelo o a Caravaggio, era quella di “attualizzare” visivamente le figure religiose celebrate sugli altari. Infatti la memoria visiva è quella che maggiormente s’imprime nella coscienza.


Il fatto poi che i personaggi venissero immortalati sulle tele, nel marmo e nel legno o sui muri con l’abbigliamento dell’attualità serviva a perpetuare l’impressione della persistente “presenza fisica” della persona divinizzata. Quanto sia stato importante per il cristianesimo nascente o meglio, per la dottrina cattolica, il mito dell’effettiva esistenza terrestre di Gesù è dimostrato dal dogma della “resurrezione dei morti”, soluzione di compromesso fra l’esigenza di contemperare le “due nature di Gesù” con il concetto di resurrezione.


Infatti, se il Cristo è risorto, questo fatto dimostra la sua natura umana era morta; mentre l’altra componente della sua persona, quella divina, non avrebbe potuto morire e per essa l’idea di resurrezione era improponibile. Per queste ragioni, e per un principio elementare di giustizia logica, se la natura umana può risorgere, ciascun uomo è destinato a risorgere. Da qui la necessità di elaborare e definire il concetto di “resurrezione della carne”, idea quanto mai suggestiva, ma molto affine a concezioni karmatiche da tempo contrastate da quelle fazioni intellettuali che sarebbero diventate l’ortodossia cristiana.


La soluzione di questo problema, che affaticò per lungo tempo le menti dei padri della Chiesa, costituisce uno dei casi più interessanti di creazione collettiva di un mito, laddove però la collettività è costituita esclusivamente da filosofi. Una storia poco conosciuta che invece dovrebbe far riflettere.


Un caso particolare d’accettazione sincretica da parte della Chiesa d’aspetti mitici, accettati acriticamente dai “fedeli” è costituito anche dalla storia dei Tre Re Magi.In estrema sintesi, e solo per invitare i lettori ad approfondire l’argomento, diciamo che di questi personaggi tratta solo il Vangelo di Matteo, con finalità di conferma della messianicità di Gesù.


Già il fatto che di un evento così singolare tratti un solo evangelista avrebbe dovuto mettere sull’avviso i tanti studiosi della vita di questo profeta. Un primo punto di contatto con tradizioni antecedenti alle quali il racconto sui Magi intende riferirsi è quello con il mito d’Abramo, o meglio con il mito della sua elevazione, per intervento divino, ad una dimensione superumana.

Fra gli scritti apocrifi, che rappresentano un’importante fonte di tradizioni, tanto più in quanto messi, per così dire, in un cantuccio dai creatori della dottrina ufficiale, il ” primo libro d’Adamo ed Eva” ci dice invece che è proprio Dio che fa tre doni a Adamo, oro incenso e mirra, imponendogli di tenerli accanto a sé nella caverna (Caverna, beninteso, nella quale nascono o si rifugiano tutti i personaggi mitologici che simboleggiano il Sole.)


Alla sua morte Adamo sarà sepolto al centro della terra con i tre doni, ma dopo il diluvio universale questi saranno trafugati e solo all’uomo che incarnerà la Parola di Dio i Re li consegneranno. Con la Crocifissione, il sangue versato dal corpo di Cristo penetra la terra e la lava, raggiungendo infine il luogo dove sarebbe sepolto il corpo di Adamo. Così viene pulito il mondo dal peccato. (Trasparente similitudine al mito del Graal, che si dimostra legato ad una tradizione che precede di molto il cristianesimo istituzionalizzato.)


Nel Vangelo arabo-siriaco i Magi sono avvertiti da una profezia di Zoroastro.


Nel Vangelo Armeno, invece, un angelo avverte i Magi del concepimento del bambino divino e questi si mettono in viaggio nove mesi prima della nascita per giungere al cospetto del Dio nascente al momento giusto. In questo testo si trova la prima affermazione che i Magi sono tre e che questi portano a Gesù nientemeno che libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Interrogati da Erode essi affermano di possedere da tempo immemorabile un libro profetico consegnato da Dio a Adamo dopo la morte d’Abele e l’esilio di Caino. Il “Libro della caverna dei tesori” conferma che i Magi erano tre fratelli. Da notare la componente persiana del mito dei Magi e gli echi di questi miti nel classico testo ” Mille e una notte”. Se poi aggiungiamo che quest’ultimo testo da studi recenti dimostra la sua provenienza da scritti occidentali la questione si chiarisce ulteriormente.



Nelle tradizioni di stampo gnostico-manicheo, e specificatamente nel Vangelo Arabo dell’Apostolo Giovanni è descritta "l’immagine di una vergine adolescente che regge un piccolo fanciullo sul cui corpo c’è una corona di luce nel mezzo della luce della stella" Viene in tal modo rappresentata l’ emanazione del LOGOS dall’abisso per mezzo del verbo. Secondo la Gnosi i doni rappresentano i tre principi originari d’ogni forma esistente: l’oro è la Luce, cioè l’Abisso; l’incenso è lo Spirito che divide l’Abisso dal Regno delle Tenebre; la mirra rappresenta la Materia, ovvero le Tenebre. Da qui è facile intravedere un’interpretazione alchemica che nel vasto pelago di scritti relativi a questa via della Conoscenza si può così riassumere: L’oscura natura umana viene destata alla vita da una Luce venuta grazie ad una Vergine.

Il Bambino rappresenta un’Anima nuova e divina non di questo mondo, giunta a noi anche grazie a Giuseppe, che rappresenta l’intelletto purificato, che non giudica secondo i canoni umani e protegge il bambino. Quest’ultimo nasce dall’Anima Universale, dal fuoco dell’Amore Divino che feconda e purifica come i “fuochi solstiziali”.


Nota finale: i Magi rappresentano indubbiamente l’affermazione mitica della divinità di Gesù attraverso un concetto universalmente accettato, in altre parole che la conoscenza esoterico-magica propria della precedente cultura persiana capace di riconoscere la componente “divina” in un essere umano ha reso omaggio ad un uomo-dio.


Ma quest’affermazione ne implica un’altra, e cioè che non è la cosiddetta tradizione biblica quella capace a riconoscere l’elemento divino, ma un’altra tradizione, ben lungi nel tempo e nei luoghi e ben diversa. E tutto ciò può essere utile per riconoscere quanto la collocazione in Palestina del percorso umano del Cristo da parte d’alcuni studiosi alessandrini (primo fra tutti Filone, palestinese di nascita) sia del tutto arbitraria. Tra l’altro l’area geografica e geopolitica nella quale si sviluppa il cristianesimo delle origini, non ché quello anacoretico ed ortodosso, cioè fedele ai concili, è proprio quella che, controllata dall’Impero Romano d’Oriente, si estende in quelle zone che comprendono le attuali Siria, Turchia, Armenia, Georgia, fino ad Egitto, Iran ed Iraq.

In particolare, è proprio una caratteristica geofisica che permane ancora oggi che ha creato l’idea di Paradiso, ovvero giardino di delizie circondato dal vuoto desertico. Si tratta dei giardini che fioriscono dall’emergere di fonti d’acqua fresca provenienti dai monti circostanti, dopo aver percorso centinaia di chilometri a diecine di metri sotto la superficie terrestre.

Giorgio Vitali


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Commento di Carlo Consiglio: “Giorgio Vitali ha ragione nell'affermare che il cristianesimo è in crisi, però perde troppo tempo con le sue dotte discettazioni sulla storia del cristianesimo stesso e sui concili. Le cose sono molto più semplici: tra religione e superstizione non c'è nessuna differenza, perché in ambedue i casi si tratta di fare affermazioni completamente gratuite e non suffragate da osservazioni né da prove. Le religioni/superstizioni servivano in passato per dare spiegazioni dei fenomeni naturali, poi però è comparsa la scienza che dà risposte molto più convincenti. Man mano che la scienza progredisce, la religione viene sempre più abbandonata da tutti coloro che non sono appagati dalle sue risposte. Alla fine la religione scomparirà completamente”

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Commento di Marco Bracci: “Concordo con C. Consiglio sulla scomparsa delle religioni. Ieri ho noleggiato un film, WATER, Molto bello, specialmente la fotografia e la scenggiatura. Parla delle vedove indiane che vivono per ragioni religiose in speciali conventi e vestono abiti speciali per essere riconosciute quando escono a chiedere l'elemosina o ... altro (che ovviamente non potrebbero fare), e la responsabile di quel convento, severissima e intransigente, invia addirittura una bambina di 9 anni a farla prostituire perché a corto di soldi. Bene, ai tempi di Gandhi, che il popolino contrastava perché voleva stravolgere le usanze del tempo (eliminazione caste, modus vivendi delle vedove, ecc.) una bella ragazza, vedova, conosce un bel ragazzo non vedovo. Finalmente cede alle sue richieste di sposarsi e va a conoscere i genitori di lui, che ovviamente non approvano, e così si fa portare di nuovo al convento. Dopodiché si suicida. Una sua amica chiede al ragazzo, mentre la salma viene bruciata, "Perché le vedove devono subire la nostra sorte ?" Sorte sancita negli scritti di Manu di 2000 anni fa e, dal censimento del 2001, risulta che in India ce n'erano ancora 30milioni in queste condizioni,. E lui, "Per ragioni economiche. Morto il marito (colui che lavora e sostiene la famiglia), sua moglie diviene un peso perché una bocca in più da sfamare e che occupa spazio in casa, sia per la sua famiglia d'origine che per quella del marito, quindi la religione le offre 3 scelte: 1-farsi bruciare con il marito, 2-sposare il di lui fratello più giovane, 3-ritirarsi in convento e mantenersi da sola. La ragione, quindi, è puramente economica, mascherata da religione." Ops, forse qualcuno obietterà che quelle orientali non sono religioni, ma filosofie. Per la vedova morta bruciata o chiusa in convento non è che cambi molto.

sabato 24 dicembre 2011

Fabio Calabrese: "Dittatura religiosa... tumore o parassita della società? Entrambi...."



Un punto sul quale ho visto che l’amico Steno Lamonica insiste molto nei suoi scritti, è la filiazione del comunismo dal cristianesimo. E’ un concetto su cui non si può che convenire: tutta la modernità coi suoi fenomeni degenerativi deriva dal cristianesimo. E’ un punto su cui, pur condividendolo, io non ho insistito particolarmente a sottolineare per un motivo preciso: il crollo dell’Unione Sovietica e dei sistemi comunisti nell’Europa orientale (non però in Cina, a Cuba, in Corea del nord) potrebbe produrre in qualcuno l’errata impressione che il problema sia ormai sostanzialmente risolto, mentre in realtà non è stato risolto nulla e in questi venti anni le cose non hanno fatto che peggiorare.      Lo studioso tedesco Karl Heinz Dreschner è da anni impegnato nella stesura di una Storia criminale del cristianesimo di cui sono già usciti alcuni volumi [l'opera si compone di dieci volumi, di cui otto finora si possono leggere in traduzione italiana - cfr. http://www.edizioniariele.it/ilviandante_03.htm]. La cosa notevole è che quello che in origine doveva essere un libro, sotto le mani dell’autore si è presto allargato alle dimensioni di un’enciclopedia.


La situazione di conflitto fra comunismo e americanismo ha fatto sì che le due branche della modernità anti-tradizionale e anti-europea in qualche misura si neutralizzassero a vicenda. E’ solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica che hanno preso avvio la globalizzazione, il PNAC (“Project for a New American Century”, il piano americano di dominio planetario) e il riversarsi – chiaramente manovrato – delle masse umane di migranti dal Terzo Mondo allo scopo di stravolgere la sostanza etnica dell’Europa. Tutte cose che non potevano essere attuate finché esisteva l’Unione Sovietica, perché avrebbero fatalmente spinto per reazione gli Europei occidentali in braccio a quest’ultima.

Il comunismo, palesemente, era destinato a essere la punta di diamante e il beneficiario definitivo di un piano di assoggettamento planetario, tuttavia qualcosa non deve essere andato come inizialmente previsto. Probabilmente “lo scostamento” si è verificato con l’ascesa al Kremlino di Stalin che ha spazzato via la nomenklatura della prima ora, folta di elementi ebraici da Stalin tenuti in sospetto perché correligionari del suo nemico Lev Trockij. Di sicuro c’è il fatto che alla conclusione del secondo conflitto mondiale emerse con chiarezza la spaccatura fra i vincitori che portò a quel mezzo secolo di stallo che conosciamo come Guerra Fredda.

Oggi a portare avanti il progetto totalitario di domino mondiale è una potenza dichiaratamente cristiana, gli Stati Uniti d’America, e questo se non altro ha il pregio di dissipare tutta una serie di equivoci. Quel che rimane oggi del comunismo è strettamente funzionale agli interessi del grande capitale internazionale ma soprattutto USA, come ben dimostra l’esempio della Cina oggi grande “mercato del lavoro” di braccia a bassissimo prezzo per l’industria americana. Sembra proprio che l’alleanza che strangolò l’Europa nel 1945 si sia oggi riformata.

Nel prosieguo di questo articolo vedremo di capire cosa sia l'americanismo, il cristianesimo made in USA e perché lo si debba ritenere una forma di totalitarismo, ma prima ancora sarà bene capire quanto sia totalitario il cristianesimo in genere e innanzi tutto avere chiaro cosa significhi totalitarismo.

Noi tendiamo a confondere totalitarismo e dittatura, al punto che spesso i due termini sono usati come sinonimi; invece si tratta di due cose affatto differenti. Per dittatura si può intendere qualsiasi forma di regime non democratico, mentre il totalitarismo è qualcosa di più e di diverso, un potere autocratico che tende a rimodellare per i propri fini il corpo sociale ed entrare pesantemente nella vita delle persone, su cui intende esercitare uno stringente condizionamento.

Il fascismo, ad esempio, era una dittatura ma non era un regime totalitario. Gli storici che oggi studiano in maniera imparziale l’era fascista, regolarmente si stupiscono di quanto poco il fascismo interferisse nella vita privata delle persone, di quanta libertà fosse accordata a chiunque non fosse un oppositore dichiarato del regime (compresa quella di metterne in caricatura gli aspetti deteriori, che ci sono dappertutto, si pensi a Petrolini, che il regime non osteggiò mai, mentre il “democratico” De Gasperi doveva “democraticamente” mandare in galera Guareschi per una vignetta, e in anni più recenti un altro campione di democrazia, Massimo Dalema cercò di fare altrettanto con Forattini).

Si ha l’impressione che il fascismo sia stato anche troppo tollerante verso forze estranee ad esso che lasciò sussistere: la monarchia, il grande capitale, la Chiesa cattolica, le stesse che al momento della prova decisiva gli si rivoltarono contro, pugnalando alla schiena anche l’Italia.

Altre volte mi è capitato di esprimere il concetto che il cristianesimo cattolico e protestante sono due mali, due versioni dello stesso male, fra cui è molto difficile o impossibile scegliere il minore. Se infatti il protestantesimo non ha, come il cattolicesimo nella Chiesa, un’istituzione rigida, gerarchica e dogmatica in grado di esercitare un pesante potere d’interferenza nella vita civile degli stati “cattolici”, nel protestantesimo è presente un’ossessione biblica che generalmente nei Paesi “cattolici” non si riscontra.

Si ha l’impressione che nei Paesi cosiddetti cattolici la religione, mentre per la parte meno acculturata della società significa l’adesione a una serie di pratiche superstiziose (padre Pio, le madonne, il sangue di San Gennaro), per lo strato dei fedeli di cultura medio – alta essa sia semplicemente l’ossequio a un’istituzione di potere che non provoca un grosso coinvolgimento emotivo, tuttavia non dobbiamo sottovalutare il potere del cristianesimo di costituire una vera e propria gabbia mentale che rende letteralmente incapaci di concepire altre forme di pensiero, in materia di religione ma anche altrove.

Sarebbe umoristico se non fosse tragico ascoltare un cristiano quando parla delle altre religioni. A sentirli parlare, non solo l’universalità del fenomeno religioso sarebbe una dimostrazione dell’esistenza di Dio – del loro Dio – ma quello che sembra variare da una cultura e da una religione all’altra, non è in sostanza che il nome della divinità: Gli islamici adorano Allah, i taoisti cinesi il Tao, i buddisti Buddha, eccetera; danno l’impressione di pensare che basterebbe qualche piccolo aggiustamento in perfetti cristiani.

Basta osservare le cose un po’ più da vicino per capire che esse stanno in maniera del tutto differente: continuando per assurdo a usare termini abramitici per riferirsi a culture molto distanti dall’eredità di Abramo, dovremmo concludere che induisti e scintoisti sono idolatri, e buddisti, confuciani e taoisti atei; né più né meno.

In realtà, qui viene fatto una specie di gioco delle tre carte; quello che è universale è l’anelito umano alla trascendenza e al sacro, non la forma particolare delle religioni abramitiche (presunte discendenti da Abramo), che in effetti non sono condivise da più di un terzo dell’umanità, e si è disinvoltamente scambiata una cosa per l’altra.

La stessa incomprensione che i cristiani manifestano per le culture extraoccidentali e le religioni non abramitiche, la mostrano per l’antichità pre-cristiana. E’ una cosa che risulta sorprendente per coloro che non hanno esperienza di questo ambiente, ma nella scuola italiana esiste una vera e propria lottizzazione delle competenze, per la quale mentre l’insegnamento e la stesura dei manuali per lo studio della storia sono un appannaggio marxista, la filosofia è invece di competenza cattolica. La stessa incomprensione, dicevo, che i cristiani manifestano nei confronti delle culture non occidentali e delle religioni non abramitiche, la ritroviamo tale e quale riguardo al pensiero antico pre-cristiano, e anche qui la cosa sarebbe umoristica se non fosse tragica.

Leggendo come questi manualisti cattolici spiegano la filosofia antica, apprendiamo che Senofane, Platone, Aristotele erano giunti al monoteismo, ma non avevano potuto arrivare al concetto di un Dio personale. In realtà, quello che viene presentato come l’ulteriore e definitivo progresso dello spirito umano conseguente alla rivelazione cristiana, non è che un rozzo antropomorfismo che testimonia l’arretramento speculativo avvenuto con la cristianizzazione, il “divino artigiano”, il Dio che avrebbe plasmato il mondo come gli uomini fabbricano i loro oggetti. Prima ancora dei tre filosofi “monoteisti” summenzionati, l’idea del Fato o del Brahman come forza trascendente impersonale sottesa all’ordine delle cose, rivela nel paganesimo antico e nell’induismo una profondità speculativa del tutto estranea agli antichi Ebrei progenitori delle religioni abramitiche.

Esattamente come accade ai totalitarismi politici, la presunzione e l’arroganza dottrinali finiscono per comportare un sistema totalmente oppressivo e liberticida sul piano pratico.

Non varrebbe nemmeno la pena di ripeterlo per l’ennesima volta: la storia della cristianizzazione dell’Europa è una storia di violenza quasi inenarrabile, da far scomparire i totalitarismo del XX secolo. Le persecuzioni con cui Costantino e Teodosio, poi gli imperatori bizantini fino a Giustiniano, cristianizzarono l’impero romano facendo diventare un delitto passibile di morte continuare a seguire la religione dei padri, le campagne carolinge contro i Sassoni e quelle dell’Ordine Teutonico contro gli Slavi, sempre basate sul principio della conversione a fil di spada, la crociata contro gli Albigesi nel XIII secolo che distrusse la Provenza medievale, poi i roghi dei cosiddetti eretici e delle cosiddette streghe. La Chiesa cattolica ha conquistato l’Europa come un esercito invasore e l’ha tenuta sotto controllo come un esercito occupante. Quando non ha potuto più farlo, è iniziata, lenta ma progressiva e con ogni probabilità irreversibile, la laicizzazione o, per chiamare le cose con il loro nome, la scristianizzazione: l’Europa rigetta via da sé il cristianesimo come quel corpo estraneo che effettivamente è.


In definitiva non esiste nessuna invenzione del totalitarismo moderno che il cristianesimo non abbia cristianamente anticipato, comprese le più atroci come i campi di concentramento. Nel libro La distruzione dei templi [cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/90311], lo scrittore greco Vlasis Rasias ci racconta la brutale violenza con cui gli imperatori cristiani estirparono la religione antica, e ci fa conoscere una realtà che gli storici di solito preferiscono ignorare: i lager cristiani:
3. Miguel Martinez, L'anticristo circasso, sito Kelebek, http://www.kelebekler.com/

Richard Dawkins, L'illusione di Dio, Mondadori, Milano 2006, pag. 210-211.

“Anno 359 - In Skytopolis, Siria, i cristiani organizzano il primo campo di concentramento per la tortura e l"esecuzione dei pagani arrestati in qualsiasi parte dell'Impero (...).

Anno 370 - L'imperatore Valente ordina una tremenda persecuzione contro i pagani in tutta la parte orientale dell'Impero. Ad Antiochia si giustizia, in mezzo a molti altri pagani, l"ex governatore Fidustius e i sacerdoti Hilarius e Patricius. Si bruciano numerosi libri nelle piazze delle città dell'Impero dell'est. Si perseguitano tutti gli amici di Giuliano (Orebasius, Sallustius, Pegasius, ecc.). Viene bruciato vivo il filosofo Simonides e decapitato il filosofo Maximus.

Anno 372 - L'imperatore Valente ordina al governatore dell'Asia Minore di sterminare tutti gli ellenici e tutti i documenti relativi al loro sapere (..).

Anno 385 fino al 388 (...). Migliaia di innocenti pagani in tutto l'Impero vengono martirizzati nel terrificante e orribile campo di concentramento di Skythopolis” (1).

Tuttavia a mio avviso il punto che conta davvero non è tanto tutto ciò, quanto il fatto che questa lunga storia invereconda di inganni, soprusi e violenza, e questo è un fatto che dobbiamo capire una volta per tutte, non è una deviazione rispetto al “messaggio cristiano” alla “buona novella” annunciata dal vangelo, ma niente altro che la sua concreta applicazione.

Oggi i cristiani hanno adottato perlopiù un “profilo basso”, mostrandosi come la quintessenza della mitezza della mansuetudine, della disponibilità al dialogo, e questo può far passare inosservato il nucleo centrale totalitario della loro dottrina, che però basta grattare un po' sotto la superficie per riscoprire.

Prendiamo una frase di uso comune, il cui uso ricorrente ha creato un'apparenza d'innocenza e di innocuità, “i cristiani e le bestie”. I sottintesi, che trovano perfetta rispondenza sul piano storico, sono terribili, essa significa alla lettera che solo il cristiano, battezzato e fedele alla Chiesa cattolica, può essere considerato uomo.

Vorrei citare un episodio in cui parecchi anni fa mi sono imbattuto per caso: mi trovavo in biblioteca alla ricerca di un libro. Mentre ero intento a questo lavoro, mi capitò casualmente fra le mani un testo che non aveva nulla a che fare con quel che cercavo, era l'autobiografia di una scrittrice italiana, e mi misi a sfogliarne per curiosità le prime pagine. Purtroppo non ricordo di chi si trattasse, sono passati diversi anni da allora, e non ho pensato di prendere appunti né che avrei potuto utilizzare la cosa in uno scritto come il presente.

Questa signora era nata negli anni '30 dello scorso secolo. I suoi genitori erano entrambi di idee laiche, e avevano deciso di non battezzarla, ma la dovettero battezzare di corsa. Era successo che la madre non aveva latte, e fu quindi necessario ricorrere a una balia. Ne trovarono una di famiglia contadina, che subito chiese:

“Dov'è il certificato di battesimo della bambina?”

Alle reazioni sorprese dei genitori, rispose:

“Non vorrete che mi attacchi al seno una bestiolina?”

Così i genitori, volenti o nolenti, dovettero farla battezzare in tutta fretta.

Dobbiamo considerare che la Chiesa cattolica si riteneva a tutti gli effetti la rappresentante esclusiva di Dio in Terra, ed in quanto tale rivendicava il diritto di amministrare, spiritualmente e materialmente, ogni cosa esistente sulla Terra, ché solo con il battesimo ed alla precisa condizione di mantenersi devoto seguace della Chiesa stessa, l’uomo riceveva personalità giuridica, e che per conseguenza, ciò che appartiene a un pagano è una res nullius di cui la Chiesa può liberamente disporre, e che perciò può dare in concessione (sempre revocabile) al momento del battesimo a chi l’ha fin allora sempre posseduta. Noi vediamo un’eco di questa concezione nell’atteggiamento degli storici che si occupano dell’alto Medio Evo: capita che quello che prima era un “capotribù” viene promosso a “re” al momento del battesimo, diventa addirittura il primo sovrano ed il fondatore della propria dinastia anche se era salito su un trono che i suoi antenati detenevano già da secoli. È successo con Clodoveo re dei Franchi, è successo anche, ad esempio, con Stefano I d’Ungheria, divenuto, dopo essersi convertito, “primo re” di una nazione che i suoi antenati governavano da secoli.

Poiché solo il cristiano era considerato “uomo”, poiché ciò che apparteneva a dei non cristiani era res nullius, la Chiesa si riteneva libera di farne dono a chi volesse, così ad esempio fu “fatto” re di Sicilia il normanno Roberto il Guiscardo molto prima che questi togliesse l’isola ai saraceni, e la successiva conquista non fu affatto una conquista, un’usurpazione, una rapina: un uomo sarà pure libero di sbarazzarsi delle “bestie” che infestano la sua proprietà. È da notare che nello stesso modo furono “date” ai Normanni le terre dell’Italia meridionale che appartenevano agli “eretici” bizantini, dal che si arguisce che la condizione per essere ritenuto “cristiano” e quindi realmente “uomo” non è credere in Cristo, ma ubbidire al papa.

Ciò non rappresenta comunque un'acquisizione definitiva perché assieme alla “grazia del battesimo” la Chiesa si riserva sempre il diritto di revocare la proprietà di un uomo su ciò che possiede, o almeno di sospenderla, ed è questo il motivo per il quale la scomunica (letteralmente “esclusione dalla comunità” dei credenti) o anatema (termine che ha lo stesso significato e viene dal greco ana – temno, “tagliare via”) era un’arma così potente nelle mani della Chiesa medievale, temuta in particolare dai sovrani, perché faceva venire meno il giuramento di fedeltà dei feudatari, che di solito non aspettavano di avere altro che il pretesto per ribellarsi, in modo da conseguire maggiore autonomia e potere.

Appunto in ragione delle scomuniche inflitte all’imperatore Federico II ed a suo figlio Manfredi, la Chiesa si ritenne in diritto di trasferire nel 1266 il regno di Sicilia dalla casa di Svevia a quella d’Angiò, ed è da notare il particolare, che merita di essere ricordato ad imperitura vergogna di questi sedicenti rappresentanti terreni della divinità, che il corpo di Manfredi, caduto alla testa dei suoi uomini nella battaglia di Benevento, e sepolto dai suoi soldati, fu fatto disseppellire e buttare fra i rifiuti dalle autorità ecclesiastiche: uno scomunicato, “una bestia” non aveva il diritto alla sepoltura.

Stiamo parlando di una delle vicende più gravi, delle pagine più nere della nostra storia plurimillenaria, dove meglio si vede che la Chiesa ha agito sull'Italia come un tumore o un parassita. Dobbiamo essere consapevoli di che cosa significò questo evento per l'Italia, di quale prezzo pagammo e continuiamo ancora oggi a pagare per la bassezza ecclesiastica, l'ambizione dei papi, la mancanza di scrupoli dei “pastori” del “gregge cristiano”.

Fino ad allora, il nostro meridione era la parte più avanzata della Penisola, favorito dagli scambi commerciali e culturali con Bisanzio e con il mondo islamico che allora era più progredito dell'Europa. I Normanni e poi gli Svevi vi avevano creato un moderno stato accentrato. Come lo stato solido ed accentrato creato in Inghilterra dal normanno Guglielmo il Conquistatore sarebbe divenuto una delle maggiori potenze d'Europa, il regno normanno-svevo dell'Italia meridionale che presentava con quest'ultimo delle forti analogie, era incamminato sulla strada di un'analoga importanza politica e floridezza. Le Tavole Melfitane promulgate dall'imperatore Federico II ne furono il coronamento giuridico; con esse s'introduceva, se non proprio una costituzione moderna, una legislazione uniforme che era di quanto più avanzato esistesse allora in Europa.

La fioritura artistica testimoniata ancora oggi dal duomo di Palermo e da quello di Monreale è una prova di questa stagione eccezionale del nostro meridione, così come lo è il fatto che fu alla corte palermitana che cominciò, con Cielo d'Alcamo e Jacopo da Lentini a nascere la letteratura in lingua italiana, od anche il fatto che la più antica scuola europea considerata di livello universitario sia stata la scuola di medicina di Salerno, istituita sempre da Federico II, grande sovrano illuminato, se mai ve ne furono prima del XVIII secolo.

L'invasione angioina chiamata dalla Chiesa precipitò il nostro meridione in un baratro da cui non è più uscito Al seguito di Carlo d'Angiò arrivò una masnada di avventurieri francesi pronti a trasformarsi in un ceto baronale avido e distruttivo come uno sciame di cavallette, che trapiantò di colpo nel nostro meridione che fino ad allora ne era stato praticamente esente, gli aspetti più retrivi ed ormai anacronistici del feudalesimo.

Ecco cosa scrive al riguardo lo storico Scipione Guarracino:

“Se il feudalesimo aveva avuto capacità ricostruttive nell'Europa delle grandi pianure cerealicole, trapiantato nel difficile ambiente mediterraneo ebbe solo effetti disgregatori e la nobiltà feudale venuta al seguito di Carlo d'Angiò, dopo la prima ondata dei baroni normanni duecento anni prima, spezzò definitivamente le possibilità dell'urbanesimo meridionale, che potevano essere solo quelle dell'iniziativa commerciale forte e dinamica. Sotto Carlo d'Angiò il surplus delle ristrette pianure fertili fu avviato verso i consumi delle città del centro-nord, mentre i privilegi e i monopoli mercantili concessi ai toscani trasformarono rapidamente l'intero regno in una 'economia dominata'. Nel XIII secolo e in un ambiente inadatto il feudalesimo era ormai solo causa di decadenza, mentre la sua funzione era già terminata da un pezzo nell'Europa settentrionale. La nobiltà del Mezzogiorno italiano, di un paese cioè costretto a essere povero, sarebbe stata in futuro la più parassitaria, la più passiva che si possa immaginare” (3).

Le conseguenze a lungo termine le paghiamo ancora oggi, e tutte le volte che si parla dell'arretratezza del meridione, ricordiamoci a chi la dobbiamo.

Già in epoca rinascimentale il grande Niccolò Machiavelli (un grande pensatore ed una grande anima di italiano, che non a caso continua ad essere ingiustamente calunniato dalla cultura clericale) aveva individuato in modo assolutamente corretto nella Chiesa la causa prima delle sventure italiane: la Chiesa cattolica non era mai stata abbastanza forte da unificare l'Italia sotto di sé, ma abbastanza forte da impedire che qualcun altro lo facesse e dotata di abbastanza prestigio da richiamare come suo “campione” un invasore straniero sul nostro suolo, da Carlo Magno a Napoleone III passando per Carlo d'Angiò. Si comprende che è solo l'ignoranza della nostra storia antica e recente a impedire alla maggior parte dei nostri connazionali di vedere che esiste una contraddizione, un conflitto totale fra l'essere italiani e l'essere cattolici.

Tuttavia oggi non è su questa sponda dell'Atlantico che il cristianesimo mostra oggi il suo aspetto più violento e virulento.

A uno sguardo superficiale sembrerebbe che non possa esistere un mondo con maggiore pluralismo religioso degli Stati Uniti, dove una miriade di chiese, sette, conventicole si contendono “il gregge dei credenti”. In realtà questa situazione scarsamente comprensibile in termini europei, non testimonia altro che la mancanza di carisma in ciò che gli yankee intendono per religione, là chiunque può aprire una Chiesa come un negozio o un'impresa economica. Tuttavia questo pluralismo apparente ha lo stesso valore del pluralismo politico in un ambiente in cui l'unica discriminante fra “la destra” e “la sinistra” sembra essere la questione se concedere o meno alle coppie omosessuali il diritto di sposarsi e di adottare.

Tutte queste diverse “religioni” sono infatti subordinate a quella che potremmo chiamare la “religione americana”, un mix anch'esso scarsamente traducibile in termini europei di “religiosità” e “patriottismo” che mescola il saluto alla bandiera con la preghiera nelle scuole, il Giorno del Ringraziamento e il Columbus Day, Gesù Cristo e lo Zio Sam.

Per gente assolutamente priva sia di capacità speculative sia di senso della trascendenza, anche “la religione” non avrebbe significato se non avesse conseguenze immediatamente pratiche, che in questo caso consistono nel confermare il senso di superiorità che il superuomo yankee prova nei confronti dei subumani che popolano il resto del pianeta.

La religione americana è nettamente veterotestamentaria, al punto che dovremmo chiederci se la si possa realmente considerare una forma di cristianesimo, visto che ignora quasi del tutto il vangelo, o se è piuttosto di un neo-giudaismo che si dovrebbe parlare, ma dopotutto, questo è un problema dei cristiani (o dei giudeo-cristiani, o dei giudeo-americani, fate voi) non nostro, anche se la mia impressione è che gli yankee abbiano ancor meno titolo a essere considerati cristiani degli islamici, che dopotutto dedicano molto spazio alla figura del “profeta Issa”.

Nel XVII secolo uno scrittore inglese (mi scuso di non ricordarne il nome) inventò la favola che gli anglosassoni sarebbero i discendenti delle dieci tribù perdute di Israele. Questa favola che non ha nessun fondamento né storico, né antropologico, né linguistico né di altro genere, diventò il mito fondante della pseudo-nazione americana. Quando gli yankee sostengono di essere il “Nuovo Israele”, state sicuri che con ciò non intendono assolutamente nulla di metaforico.

Miguel Martinez, detto Kelebek, che, essendo di origine messicana, gli yankee li conosce bene, ha scritto in un articolo pubblicato sul suo sito www.kelebekler.com ,L'anticristo circasso:

“Gli USA hanno avuto molto a che fare con la Bibbia, ma poco con Platone, Tommaso d'Aquino, al-Ghazali o Voltaire. (…).
In altri paesi, è un luogo comune dire che gli Stati Uniti sono un 'paese nuovo privo di storia'. In realtà la storia c'è, solo che è largamente biblica. Se altrove si guarda indietro verso i Celti e gli Etruschi, gli statunitensi guardano indietro verso gli antichi Israeliti; le guerre di Davide sono anche le loro guerre” (3).

La bibbia, lo sappiamo, è un testo che è stato scritto soprattutto per gratificare il feroce egocentrismo tribale degli antichi Ebrei che, convinti di avere un rapporto speciale con la loro inverosimile divinità, si erano persuasi che questa avesse dato loro “in pasto” i popoli che avevano distrutto insediandosi nella Palestina: Filistei, Cananei, Aramei e via dicendo. Allo stesso modo dell'antico Israele, ritenendosi per speciale concessione di Dio, dispensato dalle norme dell'umanità e della pietà (c'è proprio una corrente cristiano-sionista che si denomina dispensazionismo) il Nuovo Israele americano ritiene di poter giustificare quanto meno ai propri occhi il massacro di qualcosa come 5 – 7 milioni di Nativi Americani (“Pellirosse”), un genocidio che non ha nulla da invidiare a quello che il processo di Norimberga ha addossato alla parte perdente la seconda guerra mondiale.

Questo spirito brutale, di una carica di violenza che noi stentiamo a immaginare, è stato ben reso da Richard Dawkins che nel suo testo L'illusione di Dio ha riportato alcuni stralci della violenza sottintesa al cristianesimo yankee, violenza che è la stessa degli uccisori di Ipazia, degli aguzzini di Skytopolis, dei crociati che distrussero la Provenza catara, degli inquisitori che mandavano al rogo “eretici” e “streghe”, il volto più autentico del cristianesimo. Si tratta di passi di alcune lettere ricevute da lui o da altri liberi pensatori da lettori statunitensi:

“Avete una bella faccia tosta. Vorrei prendere un coltello, sbudellare voi idioti e urlare di gioia mentre i visceri vi escono dalla pancia. State fomentando una guerra santa in cui un bel giorno io e altri come me avremo il piacere di passare all'azione”.

“Mi conforta sapere che la punizione che Dio vi assegnerà sarà mille volte più grande di qualunque punizione possa infliggervi io. Il bello è che soffrirete in eterno per peccati di cui non vi rendete nemmeno conto. La collera di Dio sarà senza pietà. Spero per il vostro bene che la verità vi sia rivelata prima che il coltello vi penetri nella carne. Voi atei non avete idea del castigo che c'è in serbo per voi. Ringrazio Dio di non essere voi”.

“Feccia adoratrice di Satana. Facci il favore di crepare e andare all'inferno. Spero che ti becchi una malattia dolorosa come il cancro al retto e muori di una morte lenta e atroce, così incontri il tuo Dio, Satana” (4).

E' il cristianesimo una religione basata sull'amore? Da questi passi, proprio non si direbbe, si direbbe piuttosto una religione basata sull'odio, e ci sono due millenni di storia a testimoniare che questo è il suo volto autentico, non la maschera buonista ostentata dal cattolicesimo odierno.

I cattolici, soprattutto della specie tradizionalista, professano oggi una grande simpatia per gli Stati Uniti. Di fronte all'incalzare del neo-paganesimo, del laicismo, delle religioni extraeuropee portate dagli immigrati, islam in testa, sono convinti di aver trovato un alleato, una sponda, ma è proprio da lì che con ogni probabilità arriverà loro il colpo più duro. Ciò che costoro si ostinano a non capire, è che un sistema totalitario non può tollerare centri di potere autonomi.

Gli Stati Uniti hanno acquisito sul mondo cosiddetto occidentale l'egemonia politica, economica e militare, e mirano chiaramente ad acquisire anche quella religiosa esautorando da questo ruolo la Chiesa cattolica. Un primo attacco è venuto sollevando la questione dei preti pedofili. Non è che il problema non sia reale, ma quello che importa, è capire perché sia stato sollevato con tanta enfasi proprio negli Stati Uniti e in tempi recenti.

Il problema è sempre esistito, sempre e dovunque, è il portato inevitabile di una Chiesa che impone a coloro che formano i suoi ranghi un atteggiamento innaturale verso la sessualità e/o recluta i propri adepti fra coloro che hanno una sessualità deviata.

In genere non sono mai state comminate ai preti pedofili sanzioni più pesanti dello spostamento in altra sede; in compenso il diritto canonico prevede il crimen sollicitationis, ossia il “delitto” commesso da coloro che denunciano gli abusi commessi dagli ecclesiastici: le vittime sono trasformate in rei. E' sempre accaduto e lo si è sempre saputo, e allora perché si è deciso proprio ora di sollevare il velo su ciò?

Un altro attacco più sottile è stato portato con la pubblicazione e la diffusione a livello planetario con grande impiego della grancassa mediatica, di un romanzo assolutamente mediocre, ma che contiene non solo un deciso (e meritato) attacco alla Chiesa cattolica e ad alcune fra le sue istituzioni più ambigue come l'Opus Dei, ma prospetta un nuovo (per noi Europei) modello di cristianesimo o cristiano-americanismo, con un Gesù sposato che forse non è morto sulla croce, con Maria Maddalena personaggio molto più importante di quanto finora ci abbiano raccontato (per la gioia delle femministe) che forse era nientemeno che la moglie di Gesù, con i re merovingi che forse erano i discendenti di Cristo, traditi dalla Chiesa a vantaggio degli usurpatori carolingi, il disegno insomma di un cristianesimo alternativo venato di new age e femminismo, americaneggiante e rispetto al quale la Chiesa cattolica appare spiazzata e screditata. Questi certamente non sono che dei ballon d'essai, il più deve ancora venire.

Dovevamo essere nel 1987 o nel 1988. Il presidente sovietico Michail Gorbacev si era recato nella cattedrale di San Basilio a Mosca per annunciare il pieno ripristino della libertà religiosa in Russia. Il patriarca moscovita Alessio II nel suo discorso “di ringraziamento” gli tolse (e ci tolse) qualsiasi illusione che l'arroganza ecclesiastica sia limitata al mondo cattolico.

“Fra mille anni”, disse, “Quando voi non ci sarete più, noi ci saremo ancora”.

Io ho sempre odiato il comunismo, ma in quel momento mi sentii solidale con il povero Gorbacev.

“Ma come?”, mi venne da pensare, “Quest'uomo viene spontaneamente, senza esservi obbligato, a portarvi quella libertà che avete agognato per settant'anni, e tu lo umili con la tua presunzione di superiorità che non ti deriva da niente altro che dall'indossare una tonaca?”

Il patriarca moscovita aveva colto un punto essenziale: la storia di una religione si misura in millenni, quella di un'istituzione politica in decenni o al massimo in secoli, e il confronto era quindi squilibrato in partenza.

Tuttavia non credo che la profezia di Alessio II si realizzerà.

Il cristianesimo cattolico e forse anche quello ortodosso sono agli sgoccioli.

Sarà il giudeo-cristianesimo “made in USA”, la diffusione dell'islam e delle altre religioni esotiche portate dall'immigrazione, sarà la laicizzazione e l'indifferentismo religioso conseguenza di una religione imposta con la forza quando non ha più potuto essere inculcata con metodi violenti, sarà la rinascita neopagana che si profila sempre più chiara fra gli europei autentici, sarà la combinazione di tutte queste cose, ma se non noi, i nostri figli avranno la soddisfazione di vedere la scomparsa degli eredi di coloro che hanno voluto estirpare dall'Europa la sua spiritualità nativa.
Fabio Calabrese

NOTE

1. Vlasis Rasias: La distruzione dei templi (estratto), sito della Congregazione degli Ellenici, 13.4.2006

2. Scipione Guarracino, Storia dell'età medievale, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 1992.


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Fabio Calabrese

mercoledì 9 novembre 2011

Osimo - Cristina Omenetti dell'Accademia degli Alethofili: "Il principio femminile e maschile: la via dell’Amore e della Conoscenza"

Marforio e Faustina


Ante Scriptum - Breve storia dell’ “Accademia degli Alethofili”.

Sorgeva ad Osimo intorno al 1780 , alla quale partecipavano nobili, cardinali e uomini di cultura, con il fine di approfondire argomenti relativi alla Storia Greca e Romana “ponderata e discussa con sana e giusta critica”.

Lo stemma accademico era rappresentato da un piedistallo di marmo su cui era scritta l’epigrafe «Historia magistra vitae», con alla destra l’effige della Storia ed alla sinistra quella della Critica tenente il vaglio: questo voleva significare che a ciascuna argomentazione storico-critica doveva essere unita anche la poesia “per render più brillante ed allegra l’adunanza”.
Ricostituita a marzo 2010 per ravvivare l’ambiente culturale del territorio esimano, inserendo però la presenza femminile prima esclusa, soprattutto per coloro che si sentono attratti dal coltivare Amore (platonico) e Conoscenza.

Le due parole contenute nel nome dell’accademia derivano appunto dal greco “Aletheia” (Verità, conoscenza) e “Filia” (Amicizia, Amore), dunque l’attenzione è riposta a sviscerare i significati di queste due principi, che ritroviamo costantentemente presenti nella nostra letteratura e filosofia antica. Alethofili ha anche il significato di amici-amanti della Verità e quindi l’accezione è più di tipo filosofico (filosofia= amore per la sapienza).

Nel sigillo dell’Accademia viene raffigurata la dea Minerva, simbolo della sapienza, con due volti; Platone, il grande filosofo ateniese, punto di riferimento per l’intera filosofia, e Ipazia filosofa neoplatonica, ultima direttrice della famosa biblioteca di Alessandria, barbaramente uccisa nel 420 d.C. Queste due figure nell’emblema evidenziano che questa “nuova” Accademia mette sullo stesso piano l’apporto maschile femminile letterario e filosofico, a differenza del passato, in cui partecipavano solo uomini (nell’antico stemma erano raffigurati Platone e Socrate). La Conoscenza-Sapienza, di natura più maschile, e l’Amore, di natura più femminile, devono quindi ricongiungersi.


La componente femminile infatti è stata troppo a lungo repressa e sottovalutata soprattutto in ambito filosofico, occorre riequilibrare la presenza femminile con quella maschile (Platonerimettere ogni cosa al giusto posto” – Jung: “Se non introduciamo di nuovo l’elemento femminile nella spiritualità, il mondo andrà avanti nell’eccesso di maschilismo, violenza, guerre e crisi”) e costruire uno scambio costruttivo, un dialogo che arricchisca ognuno di noi, per superare l’individualità, risvegliare l’anelito alla crescita personale e per realizzare infine i principi universali (l’UOMO-DONNA universale).

Ecco l’esalogo dell’Accademia degli Alethofili:
- Sia la Verità l’unico scopo, l’unico oggetto della vostra mente e del vostro volere;
2° - Non ritenete vero e non ritenete per falso alcunché sino al momento in cui non siete convinti con sufficiente ragione;
3° - Non accontentativi di amare e riconoscere la Verità, cercate pure di diffonderla, e cioè di renderla nota e gradita ai vostri concittadini. Chi seppellisce la propria coscienza della verità, seppellisce ciò che gli è stato dato per promuovere l’onore dell’Altissimo, e priva l’umanità società del beneficio che avrebbe potuto derivarne;
4° - Non private del vostro amore e soccorso coloro che sinceramente si adoperano per conoscere la verità, per cercarla e difenderla.
5° - Non contraddite alla Verità se sentite d’esser convinti da altri la cui idea è più giusta della vostra.
6° - Abbiate compassione di chi non conosce la Verità o ne ha un concetto errato. Istruitelo senza amarezza e sforzandovi di portarlo sulla retta via soltanto attraverso la forza dei vostri ragionamenti. Disonorerete la verità, la renderete sospetta se la munirete o la difenderete con armi diverse da quella che la ragione vi mette nelle mani.

Buddha diceva infatti: “Non credere a nulla, semplicemente per sentito dire, non importa dove l’hai letta o chi l’ha detto, neppure se l’ho detto io, a meno che non sia affine alla tua ragione e al tuo buon senso.  Non credere nelle tradizioni, perché sono state tramandate per molte generazioni. Non credere in niente, solo perché se ne parla tanto, o è sostenuto dalla stragrande maggioranza degli uomini. Non credere semplicemente perché è scritto nei tuoi libri religiosi. Non credere solo per l’autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani. Ma se dopo l’osservazione e l’analisi personale, scopri che è d’accordo con la ragione, ed è favorevole al bene e beneficio di tutti, allora accettala e vivi per essa”.


Ora veniamo all’illustrazione del tema principale.


Incontro di Sofia Minkova

Tutta la creazione è opera dei due principi assoluti ed eterni, maschile e femminile.

Nell’universo intero è riprodotta l’attività dei due grandi principi cosmici creatori, il Padre celeste e la Madre Divina. Questi due principi fondamentali si riflettono in tutte le manifestazioni della natura e della vita, per essere fecondi devono obbligatoriamente lavorare insieme, separati sono improduttivi e per questo sono perennemente alla ricerca l’uno dell’altro. E questo concetto lo ritroviamo nella filosofia di Platone, nel Tantra (Shiva e Shakti simboleggiano le due polarità opposte – Shiva è pura coscienza, incondizionata, trascendente, forza centrifuga, Shakti è l’eterno femminino, la Madre divina, l’Energia cosmica che alimenta l’Universo, la creazione), nel Taoismo (binomio Yin e Yang raffigurati a forma di goccia racchiusi in cerchio), nelle varie tradizioni occidentali e orientali, fino ad oggi nella scienza, con la fisica quantistica, l’intreccio, l’entanglement, appunto la matrice divina che è nutrice e ricettacolo (nel “Timeo” di Platone), è il campo olografico ove tutto è UNO (cosmo = ordine).

L’uomo e la donna sono il riflesso di questi due principi, maschile e femminile; ogni difficoltà o sofferenza deriva da una cattiva comprensione della questione dei 2 principi.
Cerchiamo di “rimettere ogni cosa al suo giusto posto” avrebbe detto Platone…
La creazione è il risultato dell’equilibrio perfetto di forze opposte, di spirito e materia.

Il simbolo del Fiore della Vita, dell’esagramma, della stella di Davide rappresenta il principio maschile (triangolo in alto) e quello femminile (triangolo in basso), in perfetta armonia, è l’androgino.

Il numero 6 è femminile, connesso con il Vento (le 4 direzioni, più il Cielo e la Terra), è la matrice divina, la Madre che è insieme nutrice e ricettacolo. Nella cabala il 6 corrisponde a Tipheret, il Cuore, connesso all’Energia “Cristica” di risveglio spirituale.

La matrice universale “Grande Madre” collega ogni cosa

Nell’era Paleolitica dal 30.000 a.C. il culto della Grande Madre è testimoniato dalle numerose figure femminili steatopigie (c.d. “Veneri”) ritrovate in tutta Europa: lungo le generazioni, i popoli e le varie culture, le “competenze” della Grande Dea si sono moltiplicate in diverse divinità femminili:

da Iside, la Regina dei Cieli, la Stella del Mattino (come le litanie della Vergine Maria) dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia,
a Inanna/Ishtar-Astarte-Afrodite-Venere dee dell’amore sensuale (nell’antica Ur Mesopotamia),
a Ecate triforme (come le 3 fasi della vita: nascita, riproduzione, morte),
a Demetra, Cerere e Persefone, Proserpina dee della fertilità dei campi,
a Artemide-Diana, dea della caccia, Minerva dea della guerra,
fino alla nostra Maria (principessa), Madonna (mia donna).
Ripercorriamo nel particolare le dee più simboliche dell’antichità.

«Per quel che ci riguarda» scrive Fulcanelli «noi sappiamo che la dea Iside è la madre di tutte le cose, e che essa le porta tutte nel suo seno, e che soltanto lei è la dispensatrice della rivelazione e dell’iniziazione».

«La dea Iside» scrive Frazer «nei geroglifici è chiamata “la dea dai molti nomi”, e nelle iscrizioni greche “la dea dai mille nomi”. In un epigramma greco essa è descritta come “colei che ha dato nascita ai frutti della terra”».

La grande Dea Madre -Terra Celtica Dana, Dea da cui nacquero i Tuatha de Danann e compagna del dio Dagda, era anche portatrice di fertilità ed abbondanza, nonché madre di altre dee. Dana era la più venerata senza dubbio, Dea Madre (Anu o Danu per gli irlandesi, Dana o Dona per i britanni), personificazione della natura. Come fra mitologia greca e romana c’era una stretta affinità, così era per le mitologie irlandesi e britanniche. Dana proteggeva le donne, la maternità, la fertilità, le nascite, gli animali e i raccolti. Nella sua accezione negativa essa dava sterilità, carestia, fame, morte e talvolta portava la guerra: si diceva che “voltava la faccia”, presentando il suo lato oscuro.

«La dea Cibele» scrive Jean Markale «derivava dalla dea preistorica della vita e della fecondità, origine di ogni creatura umana e animale. Essa era l’espressione concreta dell’energia creatrice, e che alcuni filosofi chiameranno più tardi la natura naturans, la natura che crea, immagine della creazione permanente che opera attraverso il mondo per andare dalla materia prima verso la Pietra Filosofale».

 
Il culto di Ishtar o Astarte, la Dea Madre e “Regina del Paradiso”, implicava un’iniziazione in sette fasi (i sette veli). Il Collegio delle Vergini, il convento delle sacerdotesse di Ashera, è derivato da molte sorgenti. Merlin Stone scrive nel suo libro “Quando Dio era una Donna”:
Durante i tempi biblici, esisteva ancora il costume per molte donne, come era stato da migliaia di anni prima in Sumer, Babilonia e Canaan, di vivere all’interno del complesso del tempio, nei tempi primitivi, il vero cuore della comunità. Si sa che i templi possedevano terra agricola ed allevamenti di animali domestici, tenevano la registrazione culturale ed economica e generalmente sembrano aver funzionato come l’ufficio di controllo della società”.


Artemide Saraswati Ganga

Evans dimostra che la cultura pre-ellenica e quella dell’India pre-ariana, hanno parecchie somiglianze e sembrerebbero venire da una civiltà comune che non è né orientale né asiatica. Le dee madri dell’Occidente, meno numerose di quelle dell’Asia e d’Oriente, hanno un’antichità indiscutibile, alcune risalgono al Paleolitico antico.

Ecco altre rappresentazioni delle Madonne nere in Francia e in Italia.
Chartres Notre Dame de Pilier Notre Dame de Sous terre Madonna di Loreto


Il matriarcato esalta il legame intimo tra la donna e la natura del Mondo, l’antico archetipo dell’Anima Mundi, la coscienza planetaria che lega tutto, la Matrice universale, la Matrix divina, nota anche come Nousfera, come lo Spirito, l’intelligenza di tutti gli organismi di Madre Terra.

Nella tradizione orientale l’eterno femminino è rappresentato da Shakti, spesso raffigurata nella triade: Durga – Laksmi – Sarasvati.

 
Nel Tantra esiste un SUTRA: “Se un praticante del Tanta potrà comprendere l’anima di una donna, grazie al suo stato di identificazione perfetta (SAMYANA) egli potrà conoscere così il mondo intero e trovare Brahman (DIO), l’Onnipotente ed Eterno che esiste oltre questo mondo.”

Più tardi alcune religioni patriarcali (Ebraismo-Giudaismo, Islamismo, Cristianesimo) hanno stravolto questa visione, inducendo la società futura a considerare la donna come una tentatrice di cui diffidare o come un essere inferiore, debole, privo di discernimento e incapace di comportarsi bene, se non condotta da un uomo.

Mentre prima tutto era ciclicità e continua trasformazione in armonia (il ciclo della luna, il ciclo femminile, il ciclo delle stagioni, il ciclo della vita), poi si è creata giudizio e separazione (Diavolo= separare, diffamare).

I contrari sono complementari

Questa interpretazione negativa della donna è dovuta ad una cattiva comprensione della Divinità: si è voluto vedere nell’uomo un rappresentate del Dio creatore dell’Universo, considerato esclusivamente maschile. In realtà l’Essere cosmico non può essere identificato solo con il principio maschile. Dio è maschile e femminile al tempo stesso, entrambi sono contenuti in Lui. Noi siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza, maschio e femmina, Adamo ed Eva.
Rendiamo l’uomo (Adamo) a nostra immagine secondo la nostra somiglianza”. (Genesi 1, 26).
E l’umanità fu creata “maschio e femmina” (1, 27), per cui Dio deve essere sia maschile che femminile, sia Padre che Madre.

Anche i Cabalisti che hanno studiato il nome di Dio, interpretano le lettere ebraiche che lo compongono Iod- Hè –Vav – Hè nel Padre celeste, la Madre divina, il figlio e la figlia.

I due principi sono di pari valore, anche se occupano posizioni diverse, non va confusa la posizione con il valore. Il valore è un concetto di ordine spirituale, la posizione è un concetto di ordine materiale.

Se nel nome il principio maschile è posto prima del femminile, rispecchia il simbolismo cosmico.
Simbolicamente, il principio maschile rappresenta lo spirito (Purușa: principio attivo) e il principio femminile la materia (Prakriti: principio passivo).

Lo spirito, sottile e volatile, tende a salire (rappresentato nel Tao da Yang: bianco in alto), mentre la materia, più pesante, tende verso il basso (Yin: nero in basso).
Ciascuno ha bisogno dell’altro: lo spirito ha bisogno della materia per incarnarsi e la materia ha bisogno dello spirito per essere animata.

In sanscrito il principio maschile Shiva, scritto senza il simbolo femminile della Shakti, diventa Shava, cadavere; allo stesso modo Shakti senza il simbolo in sanscrito di Shiva diventa distruzione, energia senza controllo).

La creazione non è che il risultato di questo incontro armonioso fra lo spirito e la materia.
E’ il cerchio che unisce Yin e Yang; è la spirale del Tao - Qi che ruota.

Nel Tao l’armonia è simboleggiata dall’uguaglianza delle superfici bianca e nera. La particolare suddivisione ad “S” fra le due aree fa sì che i perimetri di Yin e di Yang siano uguali al perimetro dell’intera circonferenza. Inoltre il punto interno al campo indica che Yin e Yang non sono assoluti, vi è sempre un po’ di Yin in Yang e viceversa.
Il T’ai Chi T’u va pensato in continua rotazione, così come indicano le frecce, cosa che insieme alla sua forma circolare simboleggia l’evoluzione continua e la ciclicità della natura. Se vi fosse assenza perpetua di movimento, Yin e Yang non potrebbero differenziarsi e tutto resterebbe nello stato di immobilità iniziale.

La grande maggioranza delle conoscenze messe a disposizione degli esseri umani conferisce loro il dominio sulla materia e assicura loro il successo. Va benissimo, ma a causa del modo in cui vengono ad essi presentate, tali conoscenze li allontanano sempre più dallo spirito. Ecco la causa della maggior parte degli squilibri che si constatano negli individui e nella società.

Anche O. M. Aivanov a proposito di ciò afferma: “Lo spirito e l’anima sono in noi le manifestazioni dei due principi cosmici, maschile e femminile. Lo spirito rappresenta il fuoco, e l’anima rappresenta la luce. L’anima ha fame, lo spirito ha sete, e ciascuno di essi si nutre dell’elemento che gli è complementare. L’anima, che è femminile, aspira a nutrirsi del principio maschile: mangia il fuoco; e lo spirito, che è maschile, ha bisogno di nutrirsi del principio femminile: beve la luce. Così come il principio maschile genera il principio femminile, è il fuoco che genera la luce. La luce è una manifestazione, un’emanazione del fuoco. Il fuoco che voi accendete si accompagna sempre alla luce, e più i materiali che alimentano il fuoco sono puri, più la luce è sottile e chiara.”
Il libro della Genesi si apre con queste parole: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Questa frase riassume idealmente tutta la filosofia dello spirito e della materia. Il “cielo” è l’anima, lo spirito, lo splendore delle virtù. La “terra” è il mondo fisico con tutte le attività materiali alle quali l’uomo può dedicarsi. Se la terra è stata creata, significa che è necessaria. Ma Mosé, che era un grande Iniziato, ha nominato prima il cielo e poi la terra. Invece, per la maggior parte degli esseri umani la terra viene prima del cielo; addirittura, per taluni non esiste affatto il cielo, ma solo la terra. Questa è la ragione per cui il mondo materiale finisce per fagocitarli. L’equilibrio o lo squilibrio, in ogni essere umano, hanno come causa i rapporti che egli sa o non sa stabilire nella propria vita fra lo spirito e la materia. “

L’universale affinità per Platone
Platone (427 – 347a.C.)

  • «I sapienti dicono... che cielo, terra, dèi e uomini sono tenuti insieme dalla comunanza, dall’amicizia, dalla temperanza e dalla giustizia: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo intero universo “Cosmo”, ordine, e non invece disordine o dissolutezza». (Platone, Gorgia, 508a, a cura di G. Reale, Rusconi Milano 1991).
  • Queste splendide parole di Platone stanno a testimoniare che l’idea di un’universale affinità (panton sungeneia), di una parentela e affinità di essenza fra tutte le realtà dell’universo, è un caposaldo del pensiero platonico.
  • La filosofia platonica individua nel Sommo Bene la radice dell’Essere, e si orienta verso un Principio che, oltre ogni forma di gerarchia, pone in se stesso e a partire da se stesso la radice tanto dell’Uno quanto dei Molti.

La donna e l’uomo : la comprensione e la missione

La donna, essendo più vicina alla materia, è più realista, più concreta e dotata di maggior buon senso, ha qualità legate alla maternità: creatività, dinamicità, dedizione, compassione, sollecitudine verso i più deboli e tutte le creature viventi. (Shak in sascrito vuol dire capace di fare, agire, potenza, dinamico, creativo, è l’attitudine della donna di fare, di creare).
L’uomo invece è più a suo agio sul piano mentale, nel campo dell’astrazione, della teoria.


Nella tradizione antica dello Yoga (unione con il Sé) vi sono sentieri come il Karma-Yoga (la via dell’azione con distacco dai risultati) e il Bhakti-Yoga (la via dell’amore-devozione che congiunge l’uomo al Divino) adatti alla natura femminile, mentre altri come il Raja-Yoga (la via della padronanza di Sé e controllo della mente)o il Jñana-Yoga (la via della Conoscenza) più affini alla natura maschile.

Il giorno in cui gli uomini e le donne comprenderanno ciò che essi rappresentano in realtà, la vita familiare, sociale, economica e perfino la vita cosmica cambierà completamente.

La donna SENTE prima di sapere, l’uomo vuole sapere prima di sentire.
La donna VIVE per comprendere, l’uomo deve prima comprendere per sentire di vivere.

Nessuno deve dominare, ma regnare ed eccellere nell’ambito che gli è proprio, le donne potranno riconquistare libertà e diritti non imitando gli uomini, ma approfondendo le ricchezze della propria natura, comprendendo l’essenza del principio femminile.
L’uomo ha cercato di predominare sulla donna, ora si assiste ad un capovolgimento… e ce ne saranno altri… ma fino a quando? Fino a quando la saggezza non si ristabilirà in entrambi.


La donna dovrà seguire la propria natura di bontà, dolcezza, indulgenza, generosità e spirito di sacrificio.

L’uomo dovrà risvegliarsi alle virtù superiori, onestà, giustizia, rispetto.
Il fine è elevarsi ognuno al di sopra degli interessi personali, dominare i desideri inferiori e gli istinti per poi realizzare dentro di sé i principi universali (Uomo-Donna Universale).

Dal mio canto posso dire qual è la missione della donna: essere l’educatrice dell’uomo, con i suoi pensieri, i suoi sguardi, il suo atteggiamento, il suo esempio, la donna è capace di indurlo a compiere gli atti più nobili.
L’uomo chiede di essere ispirato dalla donna (la Musa), che lo trascinerà nella direzione migliore.

La polarità è il prodotto dell’Unità

L’equilibrio e l’armonia si fonda sulla polarizzazione, ossia sull’esistenza di due poli che da opposti diventano complementari, facenti parte di un’unica realtà. Solo così possono avvenire fra loro gli scambi armoniosi e ciò può avvenire con la comprensione.
Abbiamo detto che l’intera manifestazione deriva dall’Uno e si esplicita in forma duale, yin e yang, energia centripeta e centrifuga, maschio-femmina, e deve essere inteso come espressione del Divino che irraggia la sua potenza dovunque.

A cura della Dott.ssa Cristina Omenetti - mailto:-chicca.o@email.it
Co-presidente insieme a Fabrizio Bartoli dell’”Accademia degli Alethofili”.


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Di questi argomenti se ne parlerà dall'8 al 10 dicembre 2011, durante la manifestazione "Vita senza Tempo, che si tiene  al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia, Via delle Sacchette, 15/a - alle h. 17. Ingresso Libero - Info: 0733/216293