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domenica 16 settembre 2012

Beatrice Polidori: "Cogliere l'opportunità al momento giusto è tutto quel che possiamo fare... per crescere!"

Ananda Moy Ma 


Tutti quelli che si incamminano sul sentiero spirituale seguendo le istruzioni delle dottrine, le parole dei maestri, le pratiche tramandate, sono ammoniti che il cammino è irto di pericoli e che nessuno o solo pochissimi sono riusciti a compierlo senza l’ausilio di supporti e di istruzioni. In tutto questo c’è una buona parte di verità.

Però, se questo atteggiamento si fa preponderante, mettendo in ombra il ruolo fondamentale del ricercatore e del suo impegno, il risultato sarà quello di piegare la coscienza alla paura o alla dipendenza da figure esterne che ne produrrà l’insuccesso, anche con le migliori intenzioni. In realtà ciò che più di ogni altro elemento vincola la coscienza allo stato di nescienza è la paura.

E’ questo il sentimento con cui possiamo calcolare la profondità dei nostri attaccamenti, la potenza dei nostri fantasmi mentali, la debolezza delle nostre intenzioni. Se la paura diventa principio discriminante, lentamente ci troveremo in ostaggio della paura e lo spirito di ricerca soffrirà di irrigidimento, di chiusura e di senso di fragilità. Accanto ai continui inviti che dai testi dottrinari e dai discorsi dei santi invitano ad accostarsi solo a persone sante e sagge, meglio ancora a un maestro realizzato, una considerazione enigmatica rompe il convenzionalismo e indica una verità rischiosa: si può ottenere la realizzazione spirituale anche servendo un falso maestro, un truffatore. Così come un detto popolare recita: non esistono cattive madri, ci sono però cattivi figli. Queste parole sconvolgono la mentalità convenzionale dell’occidentale, che non si accorge di candidarsi ad una eterna dipendenza dalla “bontà” altrui.

Il solo luogo possibile della conoscenza spirituale è Dio – quell’Assoluto, indiviso, onni-pervadente, senza secondo; non vi è altri che Lui, che è l’Unità di tutto, Non-dualità. La coscienza di questa Unità è inizialmente una battaglia di principio che probabilmente è più feroce dentro la coscienza di un occidentale, che a qualsiasi principio accetti troverà una contrapposizione, cioè automaticamente disporrà il proprio orizzonte mentale a eleggere un principio a ideologia e disporre il resto in conflitto.

Perciò, se è vero l’assunto con cui siamo partiti, è ancora più vero che senza una presa di coscienza personale e trasformativa, cioè che scardini il principio duale della nostra mente, non è possibile parlare di alcun sostanziale conseguimento spirituale.

Se ci fosse possibile percorrere il camino senza sostegni ci troveremmo, come cantava Ashtavakra, a vivere semplicemente ogni cosa senza esserne scossi, a conoscerci già come puro conoscitore-inconoscibile e guardare la vita, gli dei, il cosmo e le istruzioni spirituali come uno spettacolo gioioso e tragico, fatto per essere ammirato, sofferto e dimenticato subito dopo.

La coscienza del ricercatore, invece, raramente parte da questo orizzonte, di più, solitamente è una coscienza contaminata dall’angoscia e dalla paura; quando ad angoscia e paura non si riesce più a dare un nome e una causa, finalmente si comincia a pensare che l’origine risieda dentro di noi e si stabilisce di lavorare con se stessi. Di fronte a questa radicale disfatta dell’io sul suo terreno è naturale che si prenda la decisione di affidarsi, di scegliere volontariamente che qualcuno ci possa manipolare e orientare.

Che cosa vince, in questo frangente, il bisogno di trovare una soluzione efficace ai nostri problemi o la paura di abbandonarci all’alto? Nel caso in cui la paura vinca sull’abbandono possiamo inferire che si abbia ancora troppo da perdere, o una valutazione di valore personale spropositata, cioè una tremenda fragilità dell’io.
Un io sano si fida. Per affrontare una istruzione nuova, un nuovo passaggio della propria vicenda spirituale occorre un io sano. In che senso si è sani abbastanza e di che cosa o di chi ci si fida propriamente? Un io sano è immediatamente quello che sa prendere le distanze da una mente malata, la propria, e che decide con freddezza e con serenità di aggiustare ciò che si è spezzato, inquinato o fermato.


Questa presa di distanza, che è la sola con cui si può prendere una decisione, è anche l’assicurazione di cui possiamo godere per il resto del cammino e la pratica che facilmente possiamo sviluppare nel tempo: la capacità di osservare le attività e le reazioni della mente con distacco, la pratica dell’Osservatore.

A questo punto sembrerà che inizio e fine coincidano: che importanza ha quello che mi accade se io sono già stabilizzato nella posizione dell’osservatore? Il problema sta nel fare in modo che si passi definitivamente e spontaneamente dall’osservatore di cose, fatti e misfatti, all’osservatore puro: alla contemplazione di Dio o alla pura consapevolezza di Sé. Cioè all’annullamento di qualsiasi differenza di io e tu e di qualsiasi diffidenza o paura che ne deriva.

Occorre perciò che la nostra pratica spirituale sia fonte di coraggio, non di ulteriori timori. Il coraggio sublime è la fiducia, non negli altri, non in qualcuno, non in una idea, non in un modello: la fiducia deve provenire dalla costante meditazione dell’Unità del divino, dell’unità tra Realtà e Dio, in cui l’unica componente estranea sono le divisioni e le paure sovrapposte dal comune pensare. Chi ha Dio nel cuore non cade. Ecco perchè un cattivo maestro vale come uno buono, se la coscienza è saldamente concentrata sulla Realtà Divina, se si è totalmente innamorati di essa.

E’ impossibile, si dice, truffare un uomo onesto. Perchè la coscienza sia così saldamente protetta e inattaccabile dalle malvagità che irrompono nel mondo della vita religiosa, come in ogni altra iniziativa umana, la sola difesa certa è la purezza. Non precipitate nella fretta di raggiungere degli obiettivi; una purezza superiore, dove decadano anche i gradi di discriminazione tra puro e impuro verrà a suo tempo e con i costi esistenziali relativi. Probabilmente c’è tempo e ci sarà modo. Osservate attentamente le piccole incrinature del vetro della mente da cui potrebbe penetrare l’inganno, ovvero l’auto-inganno. Si identificano in due grandi gruppi: la paura di soffrire e il desiderio di soddisfazione.

Queste sono le battaglie da vincere per raggiungere una coscienza davvero limpida, capace di contemplare Dio in ogni frangente della vita, persona o cosa. In questo momento storico è particolarmente difficile combattere le istanze della paura e del desiderio, per le sollecitazioni continue a desiderare e a temere.

Ma forse la saturazione che alcuni provano, il desiderio di vivere diversamente, possono guidare fino ad un certo punto, almeno oltre la paranoia e il superfluo. Poi occorre sciogliere quelle convinzioni che ci fanno credere di essere soggetti di un diritto/dovere alla paura e al desiderio – così che si possa cominciare a guardare la propria vita liberamente, cioè con vero distacco dai frutti, dal bene e dal male che ne ricaviamo.

Se c’è un pericolo nella nostra storia spirituale è costituito dalla debolezza e dal menefreghismo con cui ci trattiamo, trattiamo noi stessi, inettitudine che ci porta a ritrovarci “vittime” di circostanze avverse, persone o fatti. Ci sono dei prerequisiti, ben noti, che Shankara indicò per stabilire chi è idoneo a sostenere un cammino spirituale, senza mettere nei guai se stessi e gli altri, e sono: discriminazione tra reale e irreale, distacco dai frutti, possesso delle seguenti qualità: mente calma (sama), autodominio (dama), raccoglimento interiore (uparati), perseveranza (titksa) fede (sraddha), stabilità mentale (samadhana), aspirazione alla Liberazione.

Questi principi si devono considerare con la massima attenzione e impegno. Con il possesso di questi criteri si può affrontare molto, o tutto, restando sostanzialmente indipendenti, cioè non-dipendenti psicologicamente e moralmente, perfino servendo nelle condizioni più umili, anche nelle circostanze più difficili da controllare. Il conseguimento di questi requisiti occupa una parte prevalente del cammino spirituale.

Si cade in inganno quando si crede di potersi permettere un condono sul proprio impegno, dove si vuole avere tutto subito a basso costo o a costo zero. Come nella vita, qui scatta il pericolo della truffa.

Ma tutto ciò che sentiamo necessario va sperimentato con fiducia.

La strada non è razionale, non percorre i limiti del perbenismo e del dualismo.

Quando un’istanza si presenta, se ne colga l’opportunità, finché anche questa si riesca ad integrare nella Unità del Reale, nel suo continuo discorso, nella istruzione ininterrotta che ci rivolge e che qualcuno ha giustamente definito Amore. Si può cogliere l’opportunità di imparare e di liberare energie in qualsiasi circostanza – il centro e il perno del gioco siamo noi, è la coscienza che ci anima- e perciò diciamo che qualsiasi cosa può essere uno strumento di Dio.

Si tema solo la propria incertezza, la pigrizia mentale, il disimpegno, questi sono i veri truffatori dello spirito. Qualsiasi cosa ci dia l’opportunità di recuperare una parte del nostro sapere, dell’energia spirituale che normalmente rimane assopita a macerare nell’ombra, apprezziamo e ringraziamo questo evento, sotto qualsiasi nome o forma si presenti.

Beatrice Polidori



(Fonte: Turya - http://blog.visionaire.org/)


sabato 7 luglio 2012

Giuliana Conforto: “Bosone di Higgs, materia, antimateria, particella di dio… fantasie para-scientifiche e religiose”

“Se questa scienza, che tanti benefici apporterà all’umanità, non vorrà cogliere il significato umano delle sue scoperte, si rigirerà contro l’umanità” (Giordano Bruno – 1548-1600)

Giuliana Conforto, astrofisica


Ebbene hanno trovato finalmente la così detta “particella di Dio”, il bosone di Higgs. Dopo anni di ricerche, migliaia di ingegni impiegati e costi lievitati, abbiamo finalmente una “certezza”: “Dio c’è” o meglio “Higgs esiste”.

Intendiamoci io sono contenta. Questo bosone conferma il Modello Standard che è il mio cavallo di battaglia: mi ha consentito di distinguermi dalle mode spirituali e di penetrare la complessa natura della materia, di mostrare che non c’è un solo genere di materia come si crede: ce ne sono tre, tutti e tre uniti al campo, rivelato al CERN negli anni ’80 e chiamato “elettrodebole”. Questi tre generi più questo campo formano, secondo me, i quattro elementi – fuoco, aria, acqua e terra – che Empedocle ha definito circa 2500 anni fa.

In modo analogo alle quattro basi del DNA, questi quattro elementi possono spiegare l’esistenza di infiniti universi, tutti uniti tra loro e, ciascuno, composto di una delle “infinite combinazioni di materia” come diceva Giordano Bruno. Oggi si può precisare che le combinazioni riguardano 6 quark e 6 leptoni e non solo: riguardano anche 6 anti quark e 6 anti leptoni, quindi in totale tre generi di materia e anche tre di anti materia.

Fin qui tutto bene. Mi disturbano, invece, i toni trionfalistici degli zelanti divulgatori e pure i toni dell’astrofisica che ne approfitta per offrire “certezze” che non ha, per “confermare” un quadro dell’universo che non funziona affatto e fa acqua da tutte le parti. Chiamare in causa “dio” evoca poi una diatriba tra scienze e religioni che di fatto non esiste: “dio” ha il dono dell’eternità. Il bosone di Higgs decade in tempi ultra, ultra rapidi e in vari modi, tra cui i miei due preferiti: uno è quello in una coppia di bosoni Z, che uniscono e vari generi di materia e di antimaetria, e un altro è quello in quattro mesoni mu che compongono i raggi cosmici la cui origine è uno dei grossi misteri irrisolti, tutt’altro che secondario. La crescente intensità dei raggi coscmici sembra legata al riscaldamento globale del pianeta e ciò mette una pietra tombale sull’ultimo bluff perpetrato dai “buoni” che vogliono salvare la terra: l’effetto serra di origine umana.

Oggi molti hanno capito che la divisione tra bene e male, oppure tra destra e sinistra, è solo apparente, utile a creare schieramenti, conflitti e, soprattutto, a conservare il vero potere che domina il mondo: quello bancario. Pochi hanno però intravisto l’origine reale di questo potere che fa debiti e li scarica sui popoli. È la conoscenza ortodossa, secondo me, che non sa che cosa è il tempo. Eppure sul tempo si calcola tutto: salari, profitti, debiti e persino “valori” quali gli spread e il PIL che determinano la politica mondiale.

Oggi l’astrofisica riconosce che non può osservare il 96% della massa che lei stessa calcola, mentre osserva l’accelerata espansione del 4% restante. Questo fatto accertato e anche premiato con un Nobel sconvolge l’altro “dio”, che finora è apparso davvero eterno: il campo gravitazionale, legato all’altro “dio” che domina l’attuale tecnologia, il campo elettromagnetico. Quest’ultimo è il creatore dello spazio e del tempo. Fedele suddita di questi due “dei” l’astrofisica “dimentica” la propria immane cecità, “dimentica” il ruolo cruciale dei raggi cosmici e assicura che l’universo osservato – il misero 4% – ha un’età di 13,7 miliardi di anni. E noi, piccoli umani, che viviamo nemmeno 100 anni e abbiamo una storia di appena 13 mila anni, saremmo i suoi “unici” osservatori intelligenti. L’abisso temporale, che divide uomo e universo, si ripropone poi a cascata su tutto, sulla Terra che avrebbe solo 4 miliardi di anni, sulla formazione delle risorse petrolifere che risalirebbero a milioni di anni fa e sui limiti delle risorse, garantiti da tutti, buoni e cattivi e tali da giustificare la necessità di accaparrarle, di dislocare sul pianeta eserciti per “difenderle” e magari costruire chiese pronte a benedire gli eserciti stessi.

Il fatto è che nessuna disciplina ortodossa, dalle scienze alle religioni, sa che cosa è la Vita, e fatto ancora più paradossale si interroga su questo “mistero” che ci riguarda tutti molto da vicino. Se la Vita è “l’unica Forza che anima infiniti mondi intelligenti”, come diceva Giordano Bruno ed è quella che oggi i fisici chiamano Forza Elettrodebole, come propongo io, l’ortodossia è sconvolta da cima a fondo. Dovrebbe riconoscere che la chiesa cattolica non ha affatto l’esclusiva della comunione con “dio”, né ha alcun diritto di scomunicare.

Come Forza Cosmica, la Vita, è in comunione con tutti e ha due lati con cui si manifesta, proprio come suggerisce la saga di Guerre Stellari: uno è il “dio”, campo elettromagnetico, e l’altro è il campo nucleare debole, noto agli specialisti che però non sanno usarlo, perché è imprevedibile e quindi non lo hanno posto sul piedistallo divino, ovvero delle certezze matematico. Guarda caso, questo è il lato luminoso della Forza, quello che ci può mettere in comunione con le “infinite combinazioni di materia”, cioè con gli infiniti universi.

Non solo: la corrente nucleare neutra, portata dall’immane flusso di bosoni Z, può coincidere con il Fiume della Vita di cui parlava Eraclito, avere effetti benefici su tutti gli organismi e, calcoli alla mano, smentire clamorosamente l’idea dei limiti delle risorse.

La Vita si riproduce in tempi brevissimi. Oggi si sa che tutti i processi vitali sono miliardi di volte più celeri della unità di tempo – il secondo – che la scienza ortodossa si vanta di misurare con la precisione di un milionesimo di miliardesimo di secondo. Purtroppo questa non è sufficiente a osservare fenomeni quali il concepimento, lo sviluppo embrionale, la secrezione ormonale, il ripiegamento delle proteine, cioè tutti i provessi vitali, essenziali per il nostro benessere e la nostra salute.

Così la Vita rimane un “mistero” e così si evita di indagare sugli “attimi fuggenti”, quelli delle intuizioni e della creatività, sul significato dell’eros represso da tutte le religioni, su quegli attimi irripetibili che segnano scelte essenziali, attimi che cambiano tutto, travolgono il passato e creano un nuovo futuro. Invece di proporre nuovi “dei”, i media farebbero bene a interrogarsi sul ruolo, ormai tragico, del potere temporale, ovvero del credo globale in un tempo unico, lineare e immutabile alla base di tutte le società.

Esiste il tempo? Quasi tutti sono pronti a giurare di si. Alcuni più raffinati distinguono tra il tempo lineare, promosso dal potere temporale con sede centrale a Roma, il tempo ciclico, tipico di tutte le civiltà antiche tra cui i Maya con i loro vari calendari, e l’eternità tipica degli “dei”venerati dalla scienza ortodossa: i due campi, elettromagnetico e gravitazionale. Il primo crea lo spazio e il tempo e, il secondo, crea il peso sulla terra e la gravità che vincola la stessa terra al sole. Invece di chiamarli “dei” e spacciarli per eterni, si dovrebbe riconoscere che entrambi questi due campi stanno mutando a ritmi accelerati. Sono fatti che non hanno alcuna menzione in TV, né nelle ultime pagine dei quotidiani; dimostrerebbero che la scienza non sa che cosa sta succedendo e che evita il problema principe: il significato del tempo.

Con il potere temporale, garantito dai calendari, le religioni hanno consentito il marketing e la dipendenza globale del mondo dal tempo.

Contrariamente a quanto si crede, le scienze non le hanno contraddette fino in fondo. È vero che Einstein ha dimostrato l’elasticità e la relatività del tempo, ma solo per velocità prossime a quella della luce che non riguardano noi comuni mortali. Così almeno dicono gli ortodossi. Non abbiamo bisogno di neutrini per capire che le velocità superluminali esistono. Tutta l’anti materia inverte la freccia del tempo, ma… non si deve sapere.

Si potrebbe “scoprire” ciò che tutte o quasi le equazioni della fisica già testimoniano: il tempo non ha un’unica freccia, non corre solo dal passato al futuro, ma anche all’inverso, dal futuro al passato. Si potrebbe anche sospettare che l’età dell’universo, i 13,7 miliardi di anni, è il frutto di osservazioni limitate alla sola metà del “dio” campo elettromagnetico – la metà passata – e che nulla vieta che l’altra metà – quella futura – esista già. Infine si potrebbe svelare il grande inganno di tutta la conoscenza ortodossa, la volontà tenace di nascondere il presente, l’attimo che non compare nelle equazioni, ma nella coscienza umana. Il presente è quello in cui possiamo agire per creare un nuovo futuro. Certo per agire serve la volontà ed è quella che tutta la “conoscenza” o deprime o reprime.

Il mondo è senza padre, cioè senza volontà. L’unica preghiera suggerita dai Vangeli, riguarda il Padre. Quale può essere la Volontà di un Padre? Il bene di tutti i suoi figli, non privilegi per pochi forti e carità per tanti deboli, non miseria ormai estesa a tutti, dettata dai falsi “limiti delle risorse” e, soprattutto, da quelli presunti dell’uomo. Mentre la scoperta del bosone di Higgs è sulle prime pagine dei quotidiani che lo scambiano per “dio”, quella delle neuroscienze è passata in sordina.

L’energia oscura è presente nel cervello umano e opera in modi misteriosi, ma cruciali, soprattutto quando siamo a riposo e allorché progettiamo un nuovo futuro. Il nostro cervello ha potenzialità enormi, contatti diretti con gli infiniti universi che non possono essere osservati, se ci si limita a osservare la metà del “dio” campo elettromagnetico.

Se usiamo le nostre abilità cognitive, invece che prostrarci all’altare dove collocano gli “dei”, possiamo riconoscere che non siamo affatto costretti a “lavorare con il sudore della fronte”, ma siamo liberi di usare la risorsa infinita: la coscienza, il contatto con le “infinite combinazioni di materia”, contatto tanto profondo quanto reale e tale da riconoscere la propria comunione con l’eterno presente.

Oggi molti fenomeni, riconosciuti ma considerati misteri, non raggiungono gli onori della cronaca, oppure vengono sommersi da interpretazioni false e tendenziose come è successo per l’effetto serra, presunta causa del riscaldamento globale del pianeta. Intanto si sta riscaldando tutto il sistema solare e nessuno lo dice in TV. Intendiamoci si sopravvive e non è affatto la fine del mondo.

Potrebbe essere però la fine degli “dei”, incluso quello così infinitamente “buono” che ti manda all’inferno per “reati di sesso”. Potrebbe essere la rivelazione che gli “dei” non hanno un’esistenza autonoma, ma dipendono dalle osservazioni, dalle azioni e le interpretazioni degli uomini.

È la rivelazione per cui sto lavorando.

Giuliana Conforto

domenica 22 aprile 2012

Il verbo degli uccelli.. il cuore lo comprende, la mente lo cataloga

 
"Sono sprofondato sulla terra e sono assunto in cielo, godo di ciò che la vita mi offre e se uso certe espressioni è solo per toccare.. e succede che anche altri siano toccati, come lo sei tu e come lo sono io, perché il toccarci é un riconoscimento. D’altronde nessuno è migliore o peggiore poiché non vi é reale separazione fra noi, noi tutti che continuiamo a fare il gioco della separazione.  …Abbandonarsi alla volontà di Dio è l’unica azione consona alla sua volontà!” (Saul Arpino)
 
 
 
 
 
Ma che valgono le parole? Tu sfuggi a ogni descrizione! Che mai posso osare non avendo conoscenza? O cuore,se desideri cercare,incamminati lungo la via, guarda innanzi e indietro,divieni cosciente! Osserva i viandanti che giunsero a corte, sostenendosi l’uno all’altro.

Ogni atomo trova una porta diversa, una via particolare che a Lui conduce. Ma come puoi sapere quale strada percorrerai,da quale direzione entrerai in quella corte? Quando segretamente Lo cerchi, Egli si palesa; quando Lo cerchi apertamente, Egli si cela. Così se andrai alla ricerca di Lui, Egli rimarrà celato; se invece Lo cercherai in segreto, Egli si renderà manifesto. E in qualunque modo Lo cercherai, Egli sfuggirà comunque, essendo inafferrabile.

Oh tu che nulla hai voluto perdere,non cercare! Egli non è quel che tu credi, e allora taci una buona volta! Ogni tua parola, ogni tua conoscenza si riferisce a te soltanto -e però conosciti meglio- non a Lui!

………Ma non osare analogie, o tu che vuoi conoscere Iddio, perché un azione indescrivibile non le tollera. La sua gloria sconvolse la mente e il cuore di coloro che ti precedettero, lasciandoli attoniti a mordersi le dita.

Contemplando la sua perfezione, lo spirito e l‘intelletto annichilirono: l’uno si scompose e l’altro si confuse.

Né i profeti, né gli inviati riuscirono a cogliere un solo atomo del tutto e alla fine, dichiarandosi impotenti, chinarono il capo e ammisero:” Non Ti conosciamo”.

Ma chi sono io per poter aspirare a conoscerLo? Può farlo solamente chi stabisca con Lui un rapporto totale.

…………..Scompari a te stesso, giacché questo richiede l’unione! Perditi in Lui,giacché tutto il resto non è che delirio. Entra nell’Uno, da “due” trasformati in Uno! Sii un cuore, un volto, una direzione.


Da “Il verbo degli uccelli” di FARID AL-DIN ‘ATTAR

mercoledì 9 novembre 2011

Osimo - Cristina Omenetti dell'Accademia degli Alethofili: "Il principio femminile e maschile: la via dell’Amore e della Conoscenza"

Marforio e Faustina


Ante Scriptum - Breve storia dell’ “Accademia degli Alethofili”.

Sorgeva ad Osimo intorno al 1780 , alla quale partecipavano nobili, cardinali e uomini di cultura, con il fine di approfondire argomenti relativi alla Storia Greca e Romana “ponderata e discussa con sana e giusta critica”.

Lo stemma accademico era rappresentato da un piedistallo di marmo su cui era scritta l’epigrafe «Historia magistra vitae», con alla destra l’effige della Storia ed alla sinistra quella della Critica tenente il vaglio: questo voleva significare che a ciascuna argomentazione storico-critica doveva essere unita anche la poesia “per render più brillante ed allegra l’adunanza”.
Ricostituita a marzo 2010 per ravvivare l’ambiente culturale del territorio esimano, inserendo però la presenza femminile prima esclusa, soprattutto per coloro che si sentono attratti dal coltivare Amore (platonico) e Conoscenza.

Le due parole contenute nel nome dell’accademia derivano appunto dal greco “Aletheia” (Verità, conoscenza) e “Filia” (Amicizia, Amore), dunque l’attenzione è riposta a sviscerare i significati di queste due principi, che ritroviamo costantentemente presenti nella nostra letteratura e filosofia antica. Alethofili ha anche il significato di amici-amanti della Verità e quindi l’accezione è più di tipo filosofico (filosofia= amore per la sapienza).

Nel sigillo dell’Accademia viene raffigurata la dea Minerva, simbolo della sapienza, con due volti; Platone, il grande filosofo ateniese, punto di riferimento per l’intera filosofia, e Ipazia filosofa neoplatonica, ultima direttrice della famosa biblioteca di Alessandria, barbaramente uccisa nel 420 d.C. Queste due figure nell’emblema evidenziano che questa “nuova” Accademia mette sullo stesso piano l’apporto maschile femminile letterario e filosofico, a differenza del passato, in cui partecipavano solo uomini (nell’antico stemma erano raffigurati Platone e Socrate). La Conoscenza-Sapienza, di natura più maschile, e l’Amore, di natura più femminile, devono quindi ricongiungersi.


La componente femminile infatti è stata troppo a lungo repressa e sottovalutata soprattutto in ambito filosofico, occorre riequilibrare la presenza femminile con quella maschile (Platonerimettere ogni cosa al giusto posto” – Jung: “Se non introduciamo di nuovo l’elemento femminile nella spiritualità, il mondo andrà avanti nell’eccesso di maschilismo, violenza, guerre e crisi”) e costruire uno scambio costruttivo, un dialogo che arricchisca ognuno di noi, per superare l’individualità, risvegliare l’anelito alla crescita personale e per realizzare infine i principi universali (l’UOMO-DONNA universale).

Ecco l’esalogo dell’Accademia degli Alethofili:
- Sia la Verità l’unico scopo, l’unico oggetto della vostra mente e del vostro volere;
2° - Non ritenete vero e non ritenete per falso alcunché sino al momento in cui non siete convinti con sufficiente ragione;
3° - Non accontentativi di amare e riconoscere la Verità, cercate pure di diffonderla, e cioè di renderla nota e gradita ai vostri concittadini. Chi seppellisce la propria coscienza della verità, seppellisce ciò che gli è stato dato per promuovere l’onore dell’Altissimo, e priva l’umanità società del beneficio che avrebbe potuto derivarne;
4° - Non private del vostro amore e soccorso coloro che sinceramente si adoperano per conoscere la verità, per cercarla e difenderla.
5° - Non contraddite alla Verità se sentite d’esser convinti da altri la cui idea è più giusta della vostra.
6° - Abbiate compassione di chi non conosce la Verità o ne ha un concetto errato. Istruitelo senza amarezza e sforzandovi di portarlo sulla retta via soltanto attraverso la forza dei vostri ragionamenti. Disonorerete la verità, la renderete sospetta se la munirete o la difenderete con armi diverse da quella che la ragione vi mette nelle mani.

Buddha diceva infatti: “Non credere a nulla, semplicemente per sentito dire, non importa dove l’hai letta o chi l’ha detto, neppure se l’ho detto io, a meno che non sia affine alla tua ragione e al tuo buon senso.  Non credere nelle tradizioni, perché sono state tramandate per molte generazioni. Non credere in niente, solo perché se ne parla tanto, o è sostenuto dalla stragrande maggioranza degli uomini. Non credere semplicemente perché è scritto nei tuoi libri religiosi. Non credere solo per l’autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani. Ma se dopo l’osservazione e l’analisi personale, scopri che è d’accordo con la ragione, ed è favorevole al bene e beneficio di tutti, allora accettala e vivi per essa”.


Ora veniamo all’illustrazione del tema principale.


Incontro di Sofia Minkova

Tutta la creazione è opera dei due principi assoluti ed eterni, maschile e femminile.

Nell’universo intero è riprodotta l’attività dei due grandi principi cosmici creatori, il Padre celeste e la Madre Divina. Questi due principi fondamentali si riflettono in tutte le manifestazioni della natura e della vita, per essere fecondi devono obbligatoriamente lavorare insieme, separati sono improduttivi e per questo sono perennemente alla ricerca l’uno dell’altro. E questo concetto lo ritroviamo nella filosofia di Platone, nel Tantra (Shiva e Shakti simboleggiano le due polarità opposte – Shiva è pura coscienza, incondizionata, trascendente, forza centrifuga, Shakti è l’eterno femminino, la Madre divina, l’Energia cosmica che alimenta l’Universo, la creazione), nel Taoismo (binomio Yin e Yang raffigurati a forma di goccia racchiusi in cerchio), nelle varie tradizioni occidentali e orientali, fino ad oggi nella scienza, con la fisica quantistica, l’intreccio, l’entanglement, appunto la matrice divina che è nutrice e ricettacolo (nel “Timeo” di Platone), è il campo olografico ove tutto è UNO (cosmo = ordine).

L’uomo e la donna sono il riflesso di questi due principi, maschile e femminile; ogni difficoltà o sofferenza deriva da una cattiva comprensione della questione dei 2 principi.
Cerchiamo di “rimettere ogni cosa al suo giusto posto” avrebbe detto Platone…
La creazione è il risultato dell’equilibrio perfetto di forze opposte, di spirito e materia.

Il simbolo del Fiore della Vita, dell’esagramma, della stella di Davide rappresenta il principio maschile (triangolo in alto) e quello femminile (triangolo in basso), in perfetta armonia, è l’androgino.

Il numero 6 è femminile, connesso con il Vento (le 4 direzioni, più il Cielo e la Terra), è la matrice divina, la Madre che è insieme nutrice e ricettacolo. Nella cabala il 6 corrisponde a Tipheret, il Cuore, connesso all’Energia “Cristica” di risveglio spirituale.

La matrice universale “Grande Madre” collega ogni cosa

Nell’era Paleolitica dal 30.000 a.C. il culto della Grande Madre è testimoniato dalle numerose figure femminili steatopigie (c.d. “Veneri”) ritrovate in tutta Europa: lungo le generazioni, i popoli e le varie culture, le “competenze” della Grande Dea si sono moltiplicate in diverse divinità femminili:

da Iside, la Regina dei Cieli, la Stella del Mattino (come le litanie della Vergine Maria) dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia,
a Inanna/Ishtar-Astarte-Afrodite-Venere dee dell’amore sensuale (nell’antica Ur Mesopotamia),
a Ecate triforme (come le 3 fasi della vita: nascita, riproduzione, morte),
a Demetra, Cerere e Persefone, Proserpina dee della fertilità dei campi,
a Artemide-Diana, dea della caccia, Minerva dea della guerra,
fino alla nostra Maria (principessa), Madonna (mia donna).
Ripercorriamo nel particolare le dee più simboliche dell’antichità.

«Per quel che ci riguarda» scrive Fulcanelli «noi sappiamo che la dea Iside è la madre di tutte le cose, e che essa le porta tutte nel suo seno, e che soltanto lei è la dispensatrice della rivelazione e dell’iniziazione».

«La dea Iside» scrive Frazer «nei geroglifici è chiamata “la dea dai molti nomi”, e nelle iscrizioni greche “la dea dai mille nomi”. In un epigramma greco essa è descritta come “colei che ha dato nascita ai frutti della terra”».

La grande Dea Madre -Terra Celtica Dana, Dea da cui nacquero i Tuatha de Danann e compagna del dio Dagda, era anche portatrice di fertilità ed abbondanza, nonché madre di altre dee. Dana era la più venerata senza dubbio, Dea Madre (Anu o Danu per gli irlandesi, Dana o Dona per i britanni), personificazione della natura. Come fra mitologia greca e romana c’era una stretta affinità, così era per le mitologie irlandesi e britanniche. Dana proteggeva le donne, la maternità, la fertilità, le nascite, gli animali e i raccolti. Nella sua accezione negativa essa dava sterilità, carestia, fame, morte e talvolta portava la guerra: si diceva che “voltava la faccia”, presentando il suo lato oscuro.

«La dea Cibele» scrive Jean Markale «derivava dalla dea preistorica della vita e della fecondità, origine di ogni creatura umana e animale. Essa era l’espressione concreta dell’energia creatrice, e che alcuni filosofi chiameranno più tardi la natura naturans, la natura che crea, immagine della creazione permanente che opera attraverso il mondo per andare dalla materia prima verso la Pietra Filosofale».

 
Il culto di Ishtar o Astarte, la Dea Madre e “Regina del Paradiso”, implicava un’iniziazione in sette fasi (i sette veli). Il Collegio delle Vergini, il convento delle sacerdotesse di Ashera, è derivato da molte sorgenti. Merlin Stone scrive nel suo libro “Quando Dio era una Donna”:
Durante i tempi biblici, esisteva ancora il costume per molte donne, come era stato da migliaia di anni prima in Sumer, Babilonia e Canaan, di vivere all’interno del complesso del tempio, nei tempi primitivi, il vero cuore della comunità. Si sa che i templi possedevano terra agricola ed allevamenti di animali domestici, tenevano la registrazione culturale ed economica e generalmente sembrano aver funzionato come l’ufficio di controllo della società”.


Artemide Saraswati Ganga

Evans dimostra che la cultura pre-ellenica e quella dell’India pre-ariana, hanno parecchie somiglianze e sembrerebbero venire da una civiltà comune che non è né orientale né asiatica. Le dee madri dell’Occidente, meno numerose di quelle dell’Asia e d’Oriente, hanno un’antichità indiscutibile, alcune risalgono al Paleolitico antico.

Ecco altre rappresentazioni delle Madonne nere in Francia e in Italia.
Chartres Notre Dame de Pilier Notre Dame de Sous terre Madonna di Loreto


Il matriarcato esalta il legame intimo tra la donna e la natura del Mondo, l’antico archetipo dell’Anima Mundi, la coscienza planetaria che lega tutto, la Matrice universale, la Matrix divina, nota anche come Nousfera, come lo Spirito, l’intelligenza di tutti gli organismi di Madre Terra.

Nella tradizione orientale l’eterno femminino è rappresentato da Shakti, spesso raffigurata nella triade: Durga – Laksmi – Sarasvati.

 
Nel Tantra esiste un SUTRA: “Se un praticante del Tanta potrà comprendere l’anima di una donna, grazie al suo stato di identificazione perfetta (SAMYANA) egli potrà conoscere così il mondo intero e trovare Brahman (DIO), l’Onnipotente ed Eterno che esiste oltre questo mondo.”

Più tardi alcune religioni patriarcali (Ebraismo-Giudaismo, Islamismo, Cristianesimo) hanno stravolto questa visione, inducendo la società futura a considerare la donna come una tentatrice di cui diffidare o come un essere inferiore, debole, privo di discernimento e incapace di comportarsi bene, se non condotta da un uomo.

Mentre prima tutto era ciclicità e continua trasformazione in armonia (il ciclo della luna, il ciclo femminile, il ciclo delle stagioni, il ciclo della vita), poi si è creata giudizio e separazione (Diavolo= separare, diffamare).

I contrari sono complementari

Questa interpretazione negativa della donna è dovuta ad una cattiva comprensione della Divinità: si è voluto vedere nell’uomo un rappresentate del Dio creatore dell’Universo, considerato esclusivamente maschile. In realtà l’Essere cosmico non può essere identificato solo con il principio maschile. Dio è maschile e femminile al tempo stesso, entrambi sono contenuti in Lui. Noi siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza, maschio e femmina, Adamo ed Eva.
Rendiamo l’uomo (Adamo) a nostra immagine secondo la nostra somiglianza”. (Genesi 1, 26).
E l’umanità fu creata “maschio e femmina” (1, 27), per cui Dio deve essere sia maschile che femminile, sia Padre che Madre.

Anche i Cabalisti che hanno studiato il nome di Dio, interpretano le lettere ebraiche che lo compongono Iod- Hè –Vav – Hè nel Padre celeste, la Madre divina, il figlio e la figlia.

I due principi sono di pari valore, anche se occupano posizioni diverse, non va confusa la posizione con il valore. Il valore è un concetto di ordine spirituale, la posizione è un concetto di ordine materiale.

Se nel nome il principio maschile è posto prima del femminile, rispecchia il simbolismo cosmico.
Simbolicamente, il principio maschile rappresenta lo spirito (Purușa: principio attivo) e il principio femminile la materia (Prakriti: principio passivo).

Lo spirito, sottile e volatile, tende a salire (rappresentato nel Tao da Yang: bianco in alto), mentre la materia, più pesante, tende verso il basso (Yin: nero in basso).
Ciascuno ha bisogno dell’altro: lo spirito ha bisogno della materia per incarnarsi e la materia ha bisogno dello spirito per essere animata.

In sanscrito il principio maschile Shiva, scritto senza il simbolo femminile della Shakti, diventa Shava, cadavere; allo stesso modo Shakti senza il simbolo in sanscrito di Shiva diventa distruzione, energia senza controllo).

La creazione non è che il risultato di questo incontro armonioso fra lo spirito e la materia.
E’ il cerchio che unisce Yin e Yang; è la spirale del Tao - Qi che ruota.

Nel Tao l’armonia è simboleggiata dall’uguaglianza delle superfici bianca e nera. La particolare suddivisione ad “S” fra le due aree fa sì che i perimetri di Yin e di Yang siano uguali al perimetro dell’intera circonferenza. Inoltre il punto interno al campo indica che Yin e Yang non sono assoluti, vi è sempre un po’ di Yin in Yang e viceversa.
Il T’ai Chi T’u va pensato in continua rotazione, così come indicano le frecce, cosa che insieme alla sua forma circolare simboleggia l’evoluzione continua e la ciclicità della natura. Se vi fosse assenza perpetua di movimento, Yin e Yang non potrebbero differenziarsi e tutto resterebbe nello stato di immobilità iniziale.

La grande maggioranza delle conoscenze messe a disposizione degli esseri umani conferisce loro il dominio sulla materia e assicura loro il successo. Va benissimo, ma a causa del modo in cui vengono ad essi presentate, tali conoscenze li allontanano sempre più dallo spirito. Ecco la causa della maggior parte degli squilibri che si constatano negli individui e nella società.

Anche O. M. Aivanov a proposito di ciò afferma: “Lo spirito e l’anima sono in noi le manifestazioni dei due principi cosmici, maschile e femminile. Lo spirito rappresenta il fuoco, e l’anima rappresenta la luce. L’anima ha fame, lo spirito ha sete, e ciascuno di essi si nutre dell’elemento che gli è complementare. L’anima, che è femminile, aspira a nutrirsi del principio maschile: mangia il fuoco; e lo spirito, che è maschile, ha bisogno di nutrirsi del principio femminile: beve la luce. Così come il principio maschile genera il principio femminile, è il fuoco che genera la luce. La luce è una manifestazione, un’emanazione del fuoco. Il fuoco che voi accendete si accompagna sempre alla luce, e più i materiali che alimentano il fuoco sono puri, più la luce è sottile e chiara.”
Il libro della Genesi si apre con queste parole: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Questa frase riassume idealmente tutta la filosofia dello spirito e della materia. Il “cielo” è l’anima, lo spirito, lo splendore delle virtù. La “terra” è il mondo fisico con tutte le attività materiali alle quali l’uomo può dedicarsi. Se la terra è stata creata, significa che è necessaria. Ma Mosé, che era un grande Iniziato, ha nominato prima il cielo e poi la terra. Invece, per la maggior parte degli esseri umani la terra viene prima del cielo; addirittura, per taluni non esiste affatto il cielo, ma solo la terra. Questa è la ragione per cui il mondo materiale finisce per fagocitarli. L’equilibrio o lo squilibrio, in ogni essere umano, hanno come causa i rapporti che egli sa o non sa stabilire nella propria vita fra lo spirito e la materia. “

L’universale affinità per Platone
Platone (427 – 347a.C.)

  • «I sapienti dicono... che cielo, terra, dèi e uomini sono tenuti insieme dalla comunanza, dall’amicizia, dalla temperanza e dalla giustizia: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo intero universo “Cosmo”, ordine, e non invece disordine o dissolutezza». (Platone, Gorgia, 508a, a cura di G. Reale, Rusconi Milano 1991).
  • Queste splendide parole di Platone stanno a testimoniare che l’idea di un’universale affinità (panton sungeneia), di una parentela e affinità di essenza fra tutte le realtà dell’universo, è un caposaldo del pensiero platonico.
  • La filosofia platonica individua nel Sommo Bene la radice dell’Essere, e si orienta verso un Principio che, oltre ogni forma di gerarchia, pone in se stesso e a partire da se stesso la radice tanto dell’Uno quanto dei Molti.

La donna e l’uomo : la comprensione e la missione

La donna, essendo più vicina alla materia, è più realista, più concreta e dotata di maggior buon senso, ha qualità legate alla maternità: creatività, dinamicità, dedizione, compassione, sollecitudine verso i più deboli e tutte le creature viventi. (Shak in sascrito vuol dire capace di fare, agire, potenza, dinamico, creativo, è l’attitudine della donna di fare, di creare).
L’uomo invece è più a suo agio sul piano mentale, nel campo dell’astrazione, della teoria.


Nella tradizione antica dello Yoga (unione con il Sé) vi sono sentieri come il Karma-Yoga (la via dell’azione con distacco dai risultati) e il Bhakti-Yoga (la via dell’amore-devozione che congiunge l’uomo al Divino) adatti alla natura femminile, mentre altri come il Raja-Yoga (la via della padronanza di Sé e controllo della mente)o il Jñana-Yoga (la via della Conoscenza) più affini alla natura maschile.

Il giorno in cui gli uomini e le donne comprenderanno ciò che essi rappresentano in realtà, la vita familiare, sociale, economica e perfino la vita cosmica cambierà completamente.

La donna SENTE prima di sapere, l’uomo vuole sapere prima di sentire.
La donna VIVE per comprendere, l’uomo deve prima comprendere per sentire di vivere.

Nessuno deve dominare, ma regnare ed eccellere nell’ambito che gli è proprio, le donne potranno riconquistare libertà e diritti non imitando gli uomini, ma approfondendo le ricchezze della propria natura, comprendendo l’essenza del principio femminile.
L’uomo ha cercato di predominare sulla donna, ora si assiste ad un capovolgimento… e ce ne saranno altri… ma fino a quando? Fino a quando la saggezza non si ristabilirà in entrambi.


La donna dovrà seguire la propria natura di bontà, dolcezza, indulgenza, generosità e spirito di sacrificio.

L’uomo dovrà risvegliarsi alle virtù superiori, onestà, giustizia, rispetto.
Il fine è elevarsi ognuno al di sopra degli interessi personali, dominare i desideri inferiori e gli istinti per poi realizzare dentro di sé i principi universali (Uomo-Donna Universale).

Dal mio canto posso dire qual è la missione della donna: essere l’educatrice dell’uomo, con i suoi pensieri, i suoi sguardi, il suo atteggiamento, il suo esempio, la donna è capace di indurlo a compiere gli atti più nobili.
L’uomo chiede di essere ispirato dalla donna (la Musa), che lo trascinerà nella direzione migliore.

La polarità è il prodotto dell’Unità

L’equilibrio e l’armonia si fonda sulla polarizzazione, ossia sull’esistenza di due poli che da opposti diventano complementari, facenti parte di un’unica realtà. Solo così possono avvenire fra loro gli scambi armoniosi e ciò può avvenire con la comprensione.
Abbiamo detto che l’intera manifestazione deriva dall’Uno e si esplicita in forma duale, yin e yang, energia centripeta e centrifuga, maschio-femmina, e deve essere inteso come espressione del Divino che irraggia la sua potenza dovunque.

A cura della Dott.ssa Cristina Omenetti - mailto:-chicca.o@email.it
Co-presidente insieme a Fabrizio Bartoli dell’”Accademia degli Alethofili”.


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Di questi argomenti se ne parlerà dall'8 al 10 dicembre 2011, durante la manifestazione "Vita senza Tempo, che si tiene  al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia, Via delle Sacchette, 15/a - alle h. 17. Ingresso Libero - Info: 0733/216293 

domenica 12 giugno 2011

Caterina Regazzi: "Il valore dell'amicizia e della solidarietà al femminile..."

Caro Paolo, stamattina, un po' per caso e un po' no, ho incontrato tre amiche, di quelle amiche che vedi raramente, ma che basta un niente, un incontro anche casuale, per rallegrare il cuore.

Vorrei raccontare qualcosa di loro, in ordine sparso.

Per prima vorrei raccontare di Morena: lei l'ho conosciuta qui a Spilamberto tanti anni fa, era titolare e lavorava in un bar di fronte ad una ditta in cui io e i miei colleghi facevamo servizio di vigilanza. Questo era il bar dove quotidianamente andavamo a prendere il caffè e anche a fare lo spuntino a mezzogiorno. Ci si trovavano degli ottimi panini, farciti con ogni ben di Dio e delle frittelle di baccalà squisite. Spesso mi rifornivo di queste leccornie anche per portarle a casa, a Viola.

Morena si aggirava tra i tavoli come una regina, sempre col suo splendido sorriso e con una battuta per tutti. Con me spesso si fermava per due parole in più e a volte ci lasciavamo andare a parlare dei nostri problemi, più o meno seri, ma si sa, le cose si vedono con gli occhi del momento che si sta attraversando, e la mente la fa da padrona, almeno finchè glielo lasciamo fare. Avevamo anche momenti bui, io i miei e lei i suoi e ci capivamo. Spesso ci facevamo anche due risate, spettegolando di questo e di quello.

Quando mi sono trasferita a Spilamberto è stata fantastica: un pomeriggio mi ha portato a casa sua e dall'armadio ha tirato fuori asciugamani, pedane, tende,un ferro da stiro che lei aveva doppio, dal garage un divano a tre posti, vecchio, ma ancora in buone condizioni, con il suo copridivano e 8 sedie che provenivano dal bar e che erano di troppo. Abbiamo caricato tutto sulla sua auto furgonata e l'abbiamo portato nella casa che io avevo preso in affitto, che era alquanto vuota e fredda. Ricordo ancora la fatica per caricare, io e lei quel divano e per portarlo in casa! Oggi non ce la farei di certo a fare uno sforzo del genere!,

Beh, di tempo ne è passato tanto e non ci vediamo quasi mai, lei non lavora più in quel bar ed io in quel bar non ci vado quasi più.

Tutte e due abbiamo una nuova vita, cioè le nostre vite stanno seguendo il loro percorso, prima un po' a "sbalzelloni", ora un po' più lineare, siamo felici entrambe ed anche oggi quando ci siamo incontrate, dopo l'abbracciatona di rito, abbiamo subito cominciato a raccontarci le ultime novità, come se ci fossimo viste solo ieri l'altro. Come sempre ci siamo promesse una visita e chissà che prima o poi non si faccia...

La seconda amica è Grazia: una romanaccia di prima categoria, gran bella donna, un po' prorompente e con qualche anno più di me, sempre tiratissima ed elegante, fresca di parrucchiere. Anche lei è di quelle "abbraccione". Anche lei esuberante ed espansiva, affettuosa come una zia. Anche lei una conoscenza ormai di 11 anni fa ed era stata la baby sitter di Viola nei primi anni della nostra vita a Spilamberto. Quante volte l'ho chiamata all'ultimo momento perchè magari Viola era malata ed io dovevo andare al lavoro oppure andava a prendere Viola quando avevo qualche impegno imprevisto! Viola le era molto affezionata, lei è una persona veramente spassosa e adora i bambini, e poi "fa la matta" e loro apprezzano.

Mi ha chiesto di te, Paolo, le ho detto che arrivi domani e forse (ma molto forse), mi accompagnerà alla stazione a prenderti. Dico forse molto forse perchè è sempre di corsa, per stare dietro a figli e nipoti (tre figli e quattro nipoti, l'ultima, nata 5 giorni fa, si chiama Viola). Cucina benissimo e un tempo andavo a pranzo o cena a casa sua con una certa regolarità. Anche con lei ci siamo un po' perse, ma quando ci vediamo è sempre una gioia.

La terza è Maresa, lei l'hai incontrata, è la mia amica di Tarquinia. una donna pratica, concreta a cui so di poter chiedere aiuto quando ho bisogno e con cui posso parlare di tutto. Ci siamo conosciute un po' per caso: frequentavamo entrambe un corso di computer organizzato dal Comune presso le scuole di Spilamberto e dato che i computer erano insufficienti per tutti ed io capitavo sempre con un tizio un po' poco gradevole, una sera io e lei ci siamo guardate, lei ha capito il mio disagio e mi ha invitato ad andare in coppia con lei. Per il resto del corso non ci siamo più lasciate e poi è nata una amicizia, per me, molto bella. Frequentiamo persone diverse per cui ci vediamo molto poco, ma siamo molto affezionate, almeno così è per me.

Anche se ci vediamo poco  a lei va tutta la mia riconoscenza e la mia stima.

Ecco, ti ho raccontato di queste persone che hanno contribuito a rendere la mia vita qui quello che è stata, attrici assieme a me e a Viola, di un film ben recitato e ben visto, ben vissuto.

Altre persone ci sono state, ma questa forse sarà un'altra puntata di questa storia raccontata.

Caterina Regazzi



Post Scriptum



Visto che non ho tanta memoria, mi piace scrivere queste poche cose, semplici e chiare, sperando di lasciare una traccia per quando la vita e la salute mi porteranno chissà dove, forse a me stessa o a qualcuno che viene dopo di me, piacerà rileggerle. Ti amo e mi piace condividere con te questo ed altro. Ripensare a queste cose ormai almeno in parte passate, mi fa capire quanto sia importante vivere bene il momento che sto vivendo, quelle cose le ricordo così vividamente perchè sono state cariche di emozioni per me e sarebbe bello vivere tutto così intensamente. Caterina

martedì 31 maggio 2011

Lettere bioregionali sul grande fermento sociale, culturale e spirituale in corso....

Lettere bioregionali sul grande fermento sociale, culturale e spirituale in corso....


Non lasciamoci trascinare dal male

 
In quest'epoca di grandi cambiamenti, che da più parti viene frenata o addirittura sviata verso le retrovie, una cosa è ormai chiara, i popoli hanno cominciato a prendere coscienza di sé. Ma se ci accontentassimo di questo, il cambiamento rimarrebbe zoppo e prima o poi ristagnerebbe. Ristagnare, nella logica evolutiva di tutto il creato, significa retrocedere. Occorre completare l'opera e al più presto, per impedire che le forze avverse, potenti e con risorse inimmaginabili, possano passare alla controffensiva e riportarci alla schiavitù e alla miseria, materiale e spirituale, più di quella a cui ci hanno costretto finora. Occorre prendere coscienza che DENTRO DI NOI C'E' TUTTO CIO' DI CUI ABBIAMO BISOGNO. Perciò bisogna stravolgere tutto quello che ci ha fatto credere di esserci emancipati e che in realtà ci ha schiavizzati.

DENARO: basta sperare di arricchirsi investendo in borsa alle spalle di quelli che si impoveriscono, grazie soltanto a stratagemmi matematici e notizie tendenziose diffuse ad-hoc. Il Sistema Terra è sempre in equilibrio: se da una parte c'è ricchezza, eccessiva ricchezza, da un'altra parte c'è povertà, eccessiva povertà. E poiché la dinamica della vita, lo dice il nome stesso, non è mai statica, prima o poi chi è ricco diventerà povero e viceversa e chi domina sarà dominato; ciò crea continui squilibri, tensioni e disastri fra le popolazioni. Bisogna dare valore solo a ciò che ha un riscontro positivo nella vita del maggior numero possibile di persone e non del singolo.

  • SALUTE : il nostro corpo è una macchina perfetta; se gli diamo il carburante sano e lo nutriamo con pensieri giusti e sani, si autoguarisce e rimane in salute senza l'aiuto di nessuna medicina e di nessun medico. Basta dare ai camici bianchi gli onori e la riverenza in altri tempi riservata agli dei! Possiamo fare tutto, e bene, da soli. E, quando è arrivato il momento, essere felici di "passare a miglior vita". La medicina allopatica sta dando prove che ha fallito e ne darà a breve sempre di più. Il concetto "ci ammaliamo a causa dei virus e dei microbi, distruggiamoli" si sta dimostrando sbagliato. La medicina naturale e omeopatica rispettano di più l'essere umano e la natura, ma sono pur sempre spinte dal business (massaggi, tisane, tinture, ecc. ecc.). La vera medicina, quella del futuro, è la medicina spirituale e i medici più bravi presto saranno non coloro che conoscono a menadito le funzioni di ogni singola cellula del nostro corpo, ma quelli che riusciranno a guidare i malati, che non riusciranno a farlo da soli, verso le motivazioni più recondite nel nostro subconscio che ci fanno agire contro la natura, contro l'equilibrio nostro proprio e quindi di tutto l'universo, della Creazione. La medicina del futuro sarà la medicina SPIRITUALE, perché all'origine di ogni più piccolo disturbo e di ogni disgrazia c'è un errato pensare contro il TUTTO.
SPIRITO : dentro di noi c'è l'energia dell'universo, l'energia che muove ogni cosa, impariamo ad incanalarla nella giusta direzione e saremo noi stessi degli dei. Non a caso Gesù disse: "Voi siete dei e farete cose più grandi di me". Quindi, basta delegare la salvezza della nostra anima a caste sacerdotali, di qualunque credo siano, arroganti e rapaci. Il solo fatto che si arroghino il diritto di essere i portavoce di Dio li rende blasfemi e li rivela per quello che sono: degli impostori, poiché Dio è dentro di noi, ognuno di noi, ci è più vicino delle nostre braccia e delle nostre gambe. Di chi dobbiamo aver bisogno, allora, per ascoltarlo e per parlarci e farci guidare ? Di nessuno, solo della nostra volontà.

Auguri a tutti, Marco Bracci
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Il melone non è un'invenzione

L’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), con sede a Monaco di Baviera, fu istituito nel 1972 per l’applicazione della Convenzione Europea sui Brevetti (EPC), allora elaborata e sottoscritta da 19 stati in Europa. Tale convenzione comprendeva il divieto di brevettare la materia vivente, ma L’EPO (che gode di grande libertà perché non sottoposto ad alcuna Corte Internazionale) riuscì, con un’irregolare modifica del regolamento applicativo della Convenzione, a rilasciare brevetti su piante ed animali prima ancora che fosse recepita la direttiva europea 98/44, e fossero dunque autorizzati i brevetti sulle cosiddette “invenzioni biotecnologiche” (ma solo in 15 dei 19 stati che avevano aderito alla Convenzione: i 15 che avevano costituito l’Unione Europea).

Oggi l’EPO continua ad agire allo stesso modo: forzando sempre i limiti della legge.
L’EPO sta infatti rilasciando brevetti anche oltre i limiti stabiliti dall’Unione Europea con la direttiva 98/44 (già difficilmente accettabili). Questa esclude dalla brevettabilità piante e animali riprodotti con “procedimenti essenzialmente biologici”, ovvero con metodi convenzionali. Ma oggi i brevetti su piante e animali riprodotti con metodi convenzionali o tradizionali, senza alcuna modifica genetica, vengono richiesti in numero sempre crescente, e l’EPO ne ha autorizzati svariati (un brevetto è stato concesso sui maiali che, nutriti con mangime Monsanto, diventano solo per questo proprietà della Monsanto)..

Nel 2008, in seguito alla forte protesta delle associazioni ed essendo in corso un’azione legale promossa da due aziende biotech (Limagrain e Syngenta) contro il brevetto EP 1069819 B1 rilasciato per un broccolo convenzionale alla Plant Bioscience, fu stabilito che il caso del broccolo sarebbe stato il “caso giuridico” che avrebbe definito in Europa i limiti della brevettabilità. Il caso del broccolo fu successivamente affiancato da quello del pomodoro, al quale era stato concesso il brevetto EP 1211926, ugualmente contestato. La sentenza era in mano alla Corte che purtroppo è la sola preposta a tali valutazioni: l’Alta Corte d’Appello dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (corte interna all’EPO, unica alla quale sia consentito ai cittadini europei di fare ricorso…).

Fabrizia Pratesi, Equivita

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ADESSO È IL MOMENTO PER FARE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE

1) l’attuale legge "porcellum" è antidemocratica perchè non consente al cittadino di scegliere i propri candidati e decidere chi deve andare a casa; essa ha fatto sì che l’eletto non risponda più ai suoi elettori, al suo territorio, ma sia leale soltanto al Capo di partito che l’ha nominato, diventandone così un maggiordomo in livrea e facilitando in questo modo la corruzione, la protervia e l’impunità.

2) è una legge truffa perché il premio di maggioranza a chi vince stravolge l'orientamento manifestato dagli elettori: con il 30% circa dei voti si ha il 55% dei seggi in Parlamento e questo non è giusto perchè ci devono essere delle maggioranze che rispecchino la realtà del Paese.

3) così permetterà di eleggere il presidente della Repubblica a chi ottiene anche solo il 34% dei voti.

4) è stata legittimata la tendenza Presidenzialista, neofascista e leaderista a trasformare le elezioni in una investitura popolare del Capo politico, attraverso l’obbligo giuridico di indicare sulla scheda il capo unico della coalizione. In questo modo il sistema elettorale tende surrettiziamente a modificare la Costituzione, comprimendo la centralità del Parlamento ed il ruolo del Presidente della Repubblica

5) ha snaturato la nostra vita democratica perché non c’è più un’iniziativa parlamentare, un’interrogazione, una proposta di legge se non dell’opposizione, e ci sono parlamentari che non sentono il dovere di partecipare alle Commissioni parlamentari e vanno soltanto per votare i provvedimenti del Governo

6) anche l'argomentazione che vuole l'attuale legge “porcellum” come antidoto all'infiltrazione mafiosa è debole: alcuni partiti, come il Pdl certo non brillano per il controllo etico e penale dei loro candidati, spesso indicati e nominati dimenticando volontariamente l'alone criminoso che li avvolge. E forse addirittura scelti proprio in virtù di esso.

Franco Pinerolo

venerdì 20 maggio 2011

Dal Treja a Treia: “Ogni inizio comincia da una fine...”

La foto, scattata da un passante,  ritrae Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini - Treia agosto 2010


Sento il bisogno, visto che questo blog è dedicato a Treia, di riportare qui la mia prima esperienza avuta con questo luogo. Quella che segue è una riflessione  dopo il primo viaggio compiuto a Treia, ricordo che la buttai giù senza pensarci, scrivendola a penna su un foglio volante. Accadde quando ancora abitavo nella valle del Treja, all'inizio del 2010, da poco era stato concluso il rito della “Notte senza Tempo”, la passeggiata notturna che si svolge in qualsiasi condizione atmosferica il 31 dicembre di ogni anno. Quell'edizione doveva risultare l'ultima tenuta nella Valle del Treja. Infatti di lì a poco giunse a Calcata la mia compagna Caterina Regazzi e con lei, scuotendo la mia pigrizia inveterata, partii alla scoperta di Treia, la casa dei suoi nonni materni. Quella doveva essere un'esperienza che avrebbe modificato radicalmente la mia esistenza... infatti dopo quel primo impatto.. il cordone ombelicale con Calcata fu reciso.. e dopo 9 mesi (giusto il tempo di una gestazione) mi trasferii definitivamente a Treia, nelle Marche.


Dal Treja a Treia.... un viaggio nel sé

Non sono per nulla facilitato a scrivere un resoconto di un viaggio di cui non si sa quale sia l’inizio e la fine. Inizia nello stesso modo in cui finisce: da Treja a Treia,  cambia solo una lettera, il suono è lo stesso ed anche la sensazione di casa, di presenza costante dell’io.

Un viaggio che è un sogno? Certamente come tutto il resto della vita.

Da diversi anni non mi spostavo da Calcata se non nel raggio di cento chilometri. Stavolta ne ho percorsi trecento all’andata e trecento al ritorno, senza però cambiare di molto la sensazione di essere sempre e comunque nel luogo che io sono, che mi appartiene ed al quale io appartengo.

Un viaggio così si compie anche in un metro quadro!” Dice Marinella Correggia nella sua presentazione della mia persona e di Calcata.

Ed eccomi qui, nel mio metro quadro, giusto lo spazio per allungare le mani, le braccia e spingere una gamba dietro l’altra, senza mai uscire fuori da qual “centro del mondo”.

Un viaggio virtuale? No è un viaggio nella coscienza della coscienza…

Attraversare gli Appennini con il sole e ritornare per la stessa strada con la neve ha stabilito il senso del passaggio del tempo. Passare da un ambiente ruvido, scheletrico, profondo come la morte, l’ambiente del Treja, per arrivare sul corpo dolce e sinuoso di una terra molto femminile e viva, quella di Treia… è come una rinascita.

La mia anima ha ritrovato la giovinezza di Otello, che viveva in uno scantinato scolpendo lapidi mortuarie e ricevendo cibo amoroso dalla padrona di casa. In quella stessa stanza, che oggi è una calda alcova, piena di luce, colori calori… ho rivisto un me stesso prima dell’esilio.

Ma dov’è il luogo dell’esilio – Treja o Treia?!

Il fuoco scoppiettante di un camino è lo stesso, l’aria è la stessa, il gustoso cibo è lo stesso, l’abbraccio di chi mi ama è lo stesso, le carezze, le parole di conforto, il buio, il vento, l’acqua che bagna…

Insomma sono partito, sono arrivato, sono tornato… non lo so, non posso dirlo, ho provato a raccontarlo, a trasmettere delle immagini… ma forse tutto è rimasto così… solo nella mia mente.

La mente universale racconta in silenzio!

Paolo D’Arpini

(Scritto il 5 gennaio 2010)

………………..

Breve commento aggiunto.

Tara che significa Liberatrice, Salvatrice, fu il primo essere che ottenne l’illuminazione in forma femminile. Tara è un principio illuminato e, anche se a noi mancano le realizzazioni per poterla vedere, è presente ovunque; non dovete pensare che Tara sia solo un simbolo dipinto sulle tanghe od una divinità che vive in una Terra Pura, lontano da noi. Essa rappresenta il potenziale pienamente realizzato della nostra mente. Pregare Tara e meditare su di lei ci procura solo dei vantaggi, anche materiali, aumentano le ricchezze, la lunghezza della vita, la fama ed i meriti…” (Cintamani Chakra)

Ho voluto inserire questa postilla sul significato di Tara per far capire che essa si è manifestata come la mia accompagnatrice in questo viaggio nel sé. Essa mi ha sorretto ed ha reso possibile ogni mia esperienza e meditazione, ogni sentimento ed ogni pentimento. Tanto l’ho sentita presente e tanto l’ho riconosciuta al mio interno che quasi mi sembrava superfluo dare alla forma fisica che essa ha incarnato per me un nome, una specifica forma… ma questo nome e questa forma vanno menzionati e identificati in Caterina Regazzi, in lei ho riconosciuto la controparte femminile del mio essere e con lei ho compiuto il viaggio dal Treja a Treia. (Paolo D’Arpini)

......

A chi Dio vuol concedere una vera grazia
lo fa viaggiare per il vasto mondo
a scoprire le sue meraviglie
per monti e valli e boschi e campi e fiumi.
i pigri chiusi in casa
non sono rallegrati dall’aurora
e sanno solo il pianto dei bambini
e angustie e noie e l’ansia per il pane.
dai monti sgorgano i ruscelli,
lassù le allodole trillano di gioia,
perché non devo anch’io cantar con loro
a piena voce e con felicità?
Al buon Dio mi voglio affidare,
egli che regge cielo e terra
e ruscelli e allodole e boschi e campi
anche i miei giorni al meglio ha programmato”

Eichendorff, da Vita di un perdigiorno