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venerdì 2 gennaio 2026

Rimozione dei metalli pesanti dai suoli inquinati...?


mercoledì 3 dicembre 2025

Veneto. Processo agricolo di produzione biologica nei Regolamenti di Polizia Rurale (RPR) comunali...

 


Sono decine d’anni che la popolazione residente nelle aree agricole di varie fasce rurali del Veneto si lamentano invano perché vessati dalle derive dei pericolosi pesticidi di sintesi, in gran parte interferenti endocrini sconosciuti all’evoluzione, prodotti a tavolino per uccidere la vita, nebulizzati a milioni di tonnellate più volte all’anno, pesticidi che producono sugli esseri viventi effetti cancerogeni, teratogeni e mutageni e ben 37 di questi, autorizzati dall’UE, contengono i famigerati PFAS.

Lamentarsi solo non serve, bisogna pensare a cambi strutturali legislativi per accelerare la conversione all’agricoltura biologica dall’agricoltura che utilizza prodotti di sintesi (la cosiddetta difesa integrata). Questo è anche quello che recita la legge nazionale sul biologico che ha tra l’altro come fine “Promuovere la conversione alla produzione biologica ...” e inoltre “Gli agricoltori convenzionali adottano le pratiche necessarie per impedire l’inquinamento accidentale delle coltivazioni biologiche”.


Per entrambi i processi agricoli, difesa integrata e biologico, a livello europeo e nazionale, esistono regolamenti che però sono stati applicati dalla Regioni e dai Comuni solo per il processo di difesa integrata.


Quindi anche per il processo di agricoltura biologica le Regioni devono produrre le direttive e le linee guida per mettere in grado i RPR - Regolamenti di Polizia Rurale comunali di integrare al loro interno il processo bio col processo di difesa integrata.


Con questo inserimento si darà pari dignità ai due processi, si definirà chiaramente la responsabilità istituzionale per il controllo e la gestione dei conflitti e dei danni creati dalle derive tossiche dovute ai trattamenti dei pesticidi.


Tra l’altro questa proposta aiuterebbe la gestione ed il controllo nella conversione al biologico nei numerosi distretti biologici che stanno nascendo in Italia. 


Su questo tema si invitano gli enti interessati ed  anche il pubblico a due incontri programmati che si svolgeranno:

 

1 – MERCOLEDI’ 3 DICEMBRE 2025 ore 15.00

     a Santa Lucia di Piave (TV) presso sede dell’Università delle tre età UNITRE APS, in Via Foresto Est 1/b.

2 – GIOVEDI’ 4 DICEMBRE 2025 ore 15.30

     a Conegliano presso l’Università Aperta AUSER, in Via Maset 1 (1° piano).

 

Gianluigi Salvador - gianlu.cali@libero.it




sabato 22 novembre 2025

PFAS: "How to poison a planet"...

 



Il documentario How to poison a planet di McGowan svela la catastrofe ambientale e sanitaria generata dalla 3M. E’ stato presentato in Italia con una iniziativa che si è svolta al Senato, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, all’interno di un dibattito dedicato al tema dell’inquinamento e della contaminazione da Pfas, curato e moderato dalla giornalista Serena Trivellone.
 
Tra gli ospiti, la regista Katrina McGowan, gli avvocati Robert Bilott e Gary Douglas, e l’attore e attivista Mark Ruffalo, tra i protagonisti del documentario. L’attore è anche regista e interprete del bellissimo Dark water, in cui interpreta proprio Robert Bilott, che fu il primo a portare alla luce la tossicità dei pfas e i sistematici insabbiamenti di prove da parte dell’azienda che li inventò dal nulla negli anni Settanta, la 3M.
 
How to poison a planet, prodotto da iKandy Films e Stan Originals, segue la più grande causa legale, class action, sulla contaminazione dell’acqua potabile mai avviata negli Stati Uniti, rivelando attraverso documenti e testimonianze inedite come l’azienda 3M fosse a conoscenza, già dagli anni Settanta, della tossicità dei propri composti chimici. Katrina McGowan segue una pista di approfondimento che arriva a svelare “uno dei più grandi disastri ambientali della storia umana”, mostrando il prezzo umano pagato da intere comunità colpite in America, Australia e nel resto del mondo. Cioè in Italia, dove a Spinetta Marengo fin dagli anni novanta erano a conoscenza dei danni dei Pfas.

Rete Ambientalista




mercoledì 15 ottobre 2025

PFAS nell'acqua da bere!

 


...apri una bottiglia d’acqua. È limpida. È rassicurante. Ma in quel gesto semplice può nascondersi qualcosa di pericoloso: potresti bere sostanze chimiche che non dovrebbero essere lì.

La nostra nuova indagine ha rivelato che 6 marche su 8 di acqua in bottiglia tra le più diffuse in Italia contengono PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, sostanze che non si degradano mai e che possono accumularsi nel corpo umano.

Abbiamo acquistato bottiglie appartenenti a marchi che tutti conosciamo. Le abbiamo inviate a due laboratori indipendenti – uno in Italia e uno in Germania – per verificare la presenza di PFAS.

Il risultato è allarmante: nelle bottiglie  è stato rilevato il TFA (acido trifluoroacetico), il PFAS più diffuso al mondo, classificato in Germania come tossico per la riproduzione.


Abbiamo contattato tutte le aziende coinvolte per chiedere chiarimenti: nessuna ha voluto commentare.

Questi dati confermano che i PFAS non sono un problema confinato. Come abbiamo più volte documentato e denunciato, queste sostanze potenzialmente pericolose per la salute delle persone sono ovunque — nell’acqua che esce dai rubinetti, nelle falde, nelle bottiglie che pensavamo fossero sicure.

I PFAS sono un gruppo molto numeroso di sostanze sintetiche di cui solo da poco tempo, e per alcune di esse, cominciamo a comprendere i rischi. Studi scientifici associano l’esposizione cronica ad alcune di queste sostanze a danni al fegato, disfunzioni endocrine, alterazioni del sistema immunitario, infertilità, principi tumorali ai reni e ai testicoli. 

 Non vogliamo solo ridurre i limiti: vogliamo che i PFAS non abbiano più diritto di esistere nelle nostre vite. Di mezzo c’è il diritto delle persone a vivere in un ambiente sano, mentre la verità è che oggi la minaccia può provenire da un bicchiere d’acqua.

Fermiamo i PFAS subito!

Greenpeace Italia - <greenpeace.italia@act-it.greenpeace.org>










giovedì 25 settembre 2025

PFAS... ancora PFAS...

 




...L’Italia del Nord si trova inquinata da Cc6O4, il nuovo Pfoa. La contaminazione e l’esposizione umana si è propagata da Spinetta. L’enorme disastro ha due epicentri imputabili alla regia Solvay, l’uno indirettamente a Trissino, e l’altro direttamente a Spinetta, falciando indifese vite, per aria e acque, fra i lavoratori e i cittadini.

Ora, Solvay (Syensqo) promette la dismissione del C6O4 nel 2026: la più eloquente confessione stragiudiziale.  Ma, per le identiche condotte criminose che -per la medesima Solvay- negli Usa e Cee hanno per i colpevoli un prezzo stimato in miliardi, invece in Italia i top manager -mandanti e beneficiari degli enormi profitti- restano impuniti penalmente, civilisticamente e amministrativamente. Un caso da manuale di “justice arbitrage”.

Dunque, il disastro dei nuovi PFAS come quello dei vecchi è il prodotto di un sistema perfezionato con regia industriale unica (Solvay), a mezzo di incompetenza dei controllori, chiusura di entrambi gli occhi con benevola indulgenza, insomma per intenzionale scelta politica. Specifiche le gravissime responsabilità di Regioni e Sindaco di Alessandria.  

Solo la mobilitazione dal basso ha squarciato parzialmente il velo di omertà che tutela i potenti vertici delle potenti multinazionali.

Il vecchio diritto penale, con la Procura di Vicenza e l’azione dei NOE, ha fatto molto ma non tutto. Il procedimento penale di Alessandria contro Solvay, ora Syensqo, avviato nel 2020 dalla Procura locale è stato invece paralizzato.

Dunque, il documento infine si conclude con richieste precise, di triplice urgenza, che rimettono in gioco gli scenari futuri. Scenari presi in esame nella meticolosa analisi di Lino Balza, clicca qui, che,  a sua volta, prospetta anche più efficaci strumenti oltre le sedi penali. 

Rete Ambientalista -  www.rete-ambientalista.it



martedì 2 settembre 2025

Toscana. Rete Zero Pfas... all'opera

 


In considerazione del fatto che la politica nazionale e le istituzioni regionali sembrano indugiare sull’effettiva presenza di PFAS nelle nostre acque e nei nostri cibi, un gruppo considerevole di Associazioni e di comitati della Toscana coordinati dalla Rete Zero Pfas Toscana hanno deciso di far eseguire una serie di analisi, a proprie spese, da un laboratorio accreditato utilizzato anche da Greenpeace nelle sue ultime analisi condotte in Toscana. Al seguente link una mappa interattiva con i risultati delle analisi nei punti di prelievo nelle province di Arezzo, Grosseto, Prato, Pistoia, Firenze, Siena, Massa Carrara, Livorno.
 
Sono state campionate: acque potabili, acqua superficiale generica, area mineraria, depuratori, acqua in mare, pozzo, zona industriale che nella mappa riportano simboli differenti.
 
I punti di prelievo nella regione sono 47, e le molecole di PFAS analizzate sono ben 58. La maggior parte delle analisi attiene solo ai PFAS, in altre sono aggiunti anche 23 metalli pesanti e alcune sono limitate a questi ultimi.
Queste sostanze sono presenti nella quasi totalità dei campioni. Per le acque superficiali sono stati analizzati due campioni delle acque del Tevere, uno in Arno e altri due in corsi superficiali minori: a sorpresa i valori più elevati sono stati trovati nel Tevere a Sansepolcro, a ridosso del confine con l’Umbria.

 
Prelevate anche acque superficiali vicino ai depuratori e a qualche area industriale importante e, pure in questo caso i PFAS sono presenti dappertutto, in quantità considerevoli (uso schiume antincendio?) nel Fosso Tommarello nella zona di ENI a Calenzano dove la somma di PFAS ammonta a ng/l 2775,8 e a ng/l  612,5 in un altro. Destano anche timori sia i valori trovati a Livorno allo scolmatore zona Stagno, dove la somma PFAS è di ng/l 794, sia la presenza nel torrente Nievole di PFOA, il cui utilizzo nei processi industriali è ormai vietato, dal By pass del depuratore.
 
È motivo di preoccupazione il fatto che a Prato e a Carrara è stata trovata una quantità di PFAS maggiore o simile sia nelle acque potabili che nelle acque superficiali, vicino agli scarichi dei depuratori: la domanda è da dove, in questi due comuni, vengono prelevate le acque per la potabilizzazione.

Alcune analisi sono state fatte anche in acque superficiali vicino a discariche e stoccaggio di rifiuti ed è proprio in alcune di queste acque che si trovano i dati più preoccupanti: sia in quelle alla discarica del Cassero (nel Pistoiese) oltre 2100 ng/l di PFAS e a Podere Rota nel comune di Terranova Bracciolini (AR), riscontrati addirittura oltre 7.300 ng/l.

Rete Ambientalista




giovedì 31 luglio 2025

Val di Susa. I cantieri della devastazione...



In Val di Susa è in corso un'aggressione sistematica al territorio, sotto il segno del Tav e delle grandi opere inutili. A Chiomonte, San Didero, Salbertrand e ora anche a Susa, i cantieri si moltiplicano e si estendono, collegati tra loro da un disegno chiaro: trasformare l'intera valle in un enorme cantiere unico, una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi delle lobby politico-imprenditoriali.

Nell'ultimo anno ad essere sotto attacco è la piana di Susa con il progetto del deposito di smarino a Traduerivi, nell'area dell'ex pista di guida sicura: una nuova ferita in un territorio già martoriato, dove si dovrebbero riversare milioni di metri cubi di materiale di scavo proveniente dal tunnel di base (ancora lontano dall'essere scavato). A nulla servono le rassicurazioni di Telt e delle istituzioni: lo smarino è un rifiuto altamente pericoloso, con rischi ambientali e per la salute ampiamente e volutamente sottovalutati pfas e amianto.

La valle ha già iniziato a fare i conti con centinaia di camion al giorno, e l'impatto di numerosi altri carichi di questo materiale che percorreranno le strade della Valsusa aumentando traffico, rumore, inquinamento dell'aria e polveri sottili, sarà devastante. Il passaggio continuo dei mezzi pesanti non solo causerà gravi disagi alla vita quotidiana delle comunità locali, ma aggraverà le condizioni ambientali e sanitarie di un territorio già profondamente stressato.

Intanto, anche a Caprie si ipotizza anche la riapertura della cava con funzionalità di deposito di smarino. È evidente: non si tratta di cantieri separati, ma di un'unica, grande metastasi, che viene frammentata per renderla più digeribile, meno contestabile. Un'opera che avanza a pezzi, con l'obiettivo di normalizzare la devastazione che crea.

In questo quadro, la Val di Susa è diventata una zona di sacrificio, dove le esigenze del profitto vengono prima della salute e dell'ambiente. Dove si militarizza la vita quotidiana, si recintano le terre, si cementifica ovunque, si ignora la volontà popolare. Vogliono fare della Valle un deserto e hanno ancora il coraggio di chiamarlo progresso sostenibile.

Emblematico è il caso dell'autoporto di San Didero : un'infrastruttura pensata per far transitare camion e merci su gomma, in totale contraddizione con la retorica di Telt che promette di “spostare le merci su rotaia”. Il Tav non è un'alternativa ecologica: è parte integrante del sistema logistico e di guerra che incentiva il trasporto stradale e l'inquinamento, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio, col chiaro obiettivo di creare corridoi con funzioni civili e militari che niente hanno a che fare con lo sviluppo di un territorio.


Rete Ambientalista





giovedì 10 luglio 2025

La partita dei PFAS...

 

lunedì 30 giugno 2025

PFAS e inquinamento delle falde... nei secoli dei secoli...



E’ scontata l’indecenza di attribuzioni di vittoria e di autoassoluzioni di politici e amministratori… all’unanimità. Invece, la sentenza Pfas di Vicenza va ad assoluto ed esclusivo merito della popolazione che si è mobilitata. La sentenza per quanto tardiva assume comunque valenza storica perché è la prima che condanna per dolo: pene fino a 17 di reclusione per i manager.

Ma è insufficiente per fare giustizia. La Giustizia non si realizza certo con i 50mila euro per organizzazioni ambientaliste o con i 25mila per i sindacati Cgil e Cisl. Mentre sarebbe fondamentale se assicurasse i massimi risarcimenti alle Vittime: le quali, invece, in poche centinaia su centinaia di migliaia, sono state indennizzate con irrisorie 15mila euro.
 
L’altro aspetto nevralgico è la bonifica. Chi la paga? chi e come e quando la realizza? Gli inquinatori?  Il ministero dell’Ambiente, al quale è stato riconosciuto un indennizzo da 58 milioni? La Regione Veneto con i sei milioni di euro di indennizzi? Con i circa 844mila euro di indennizzo all’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto (Arpav)? Con in media gli 80mila euro ciascuno per i trenta comuni della zona rossa?
 
La Regione Veneto ha già speso 2,8 milioni in filtri e nuove reti acquedottistiche e 3,5 milioni per finanziare Arpav. Mai finiti i monitoraggi ambientali.  A cui si aggiungono i costi elevati dei monitoraggi sanitari per 350mila residenti, del dosaggio dei Pfas nel sangue, delle patologie di preeclampsia in gravidanza oltre che malformazioni alla nascita, cancro del rene e del testicolo e della tiroide, malattie cardiovascolari, colesterolo e funzionalità epatica eccetera.  A tacere i costi per le cure.
 
Secondo l’Arpav ci vorrà un secolo per ripulire del tutto la falda più inquinata d’Italia.  Le altre 16 Regioni già individuate da CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), sono Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Friuli, Basilicata, Liguria, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sardegna, Molise e Calabria.

Rete Ambientalista



lunedì 26 maggio 2025

Torino. Città Metropolitana ed opere dannose per l'ambiente...



Il Coordinamento No gronda – No tangest (di Torino) è contrario a un’opera dannosa e molto costosa sul territorio tra San Raffaele Cimena e Santena, passando per Gassino e Chieri, che viene definita “Gronda”. Il termine, più che alludere allo “scaricamento di traffico”, serve a depistare l’immaginario, dopo gli ingenti soldi sprecati in decenni di inutili studi di fattibilità di una tangenziale, nell’illusione di limitato impatto ambientale.

Gli amministratori favorevoli all’opera sostengono che si tratti di una magica soluzione di sviluppo economico e di (esagerati) problemi di traffico, peraltro continuamente enfatizzati senza aver visionato lo studio di pre-fattibilità, in quanto ancora in fase di elaborazione e/o secretato. Nel 2024 la Città Metropolitana di Torino ha affidato questa indagine allo studio Meta di Monza (già redattrice del Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, il testo guida generale) sostenendo un costo di 100.000 euro, a cui si aggiungerebbero altri 750.000 euro di fondi regionali qualora lo studio andasse avanti.  

L’opera, grossolanamente stimata e senza dettaglio di costi, è prevedibile che costerà oltre un miliardo di euro, mentre gli amministratori locali che, in modo sbrigativo, sono stati coinvolti e hanno manifestato contrarietà o talora dubbi e richieste, ne restano all’oscuro. La nostra opzione zero dell’opera non è stata minimamente considerata e siamo costretti a basarci su ciò che è trapelato come informazione dietro alle cortine fumogene dei presentatori.

La Gronda Est dovrebbe collegare le Autostrade A21 e A4, attraversando la collina del chierese e del gassinese, prevedendo gallerie e viadotti e, ove possibile, un allargamento fino a 20 metri della provinciale 122, con 2 corsie separate da spartitraffico e una terza corsia per veicoli lenti in salita, più due strade laterali per immettere i veicoli dagli attuali accessi, che verrebbero chiusi con allungamento della percorrenza fino allo svincolo più vicino. Ciò comporta sicuramente svariati espropri di terreni e abitazioni, mentre due paesi, uno di fronte all’altro relativamente alla provinciale (i confinanti Montaldo e Pavarolo), rimarrebbero divisi da una rilevante trincea stradale.

Il traffico che la gronda in esame toglierebbe all’attuale tangenziale è stato stimato al massimo in un 3%, che si ridurrebbe ancor più con la prossima apertura della Asti-Cuneo; e non sono attendibili le valutazioni sul traffico locale, in quanto non tengono conto della crescente diffusione dello smartworking e di soluzioni alternative all’uso dell’auto, così come della riduzione del traffico in atto, legata alla deindustrializzazione e a diverse forme di logistica.

I cantieri per la costruzione di queste cinque corsie d’asfalto e per erigere viadotti (che in talune località si è calcolato possano raggiungere 17 metri di altezza), la costruzione di almeno due gallerie e, di conseguenza, i decenni da mettere in conto per il completamento dell’opera, più eventuali possibili ritardi, per finire con il problema dello smaltimento del materiale degli scavi: tutto ciò devasterebbe in profondità un territorio che ha ottenuto, anni fa, il riconoscimento di area Mab Unesco. Il risultato finale aggraverebbe ulteriormente il quadro, perché vedrebbe aumentata la percorrenza di mezzi pesanti (approssimata tra i 20.000 e i 40.000 veicoli al giorno) e una trasformazione del nostro prezioso territorio in una periferia di Torino, in un’area non dissimile a quelle adiacenti all’attuale tangenziale.

Altro che diminuzione del traffico locale, soprattutto di camion! Questo rappresenta uno dei principali argomenti cavalcati da chi è favorevole all’opera. Ma Torino è una delle città più inquinate d’Europa e tale incremento di traffico intaccherebbe l’ultimo rilevante polmone verde che la circonda. Chi abita nelle vicinanze dovrà mettere in conto anche l’inquinamento acustico e l’accrescimento del rischio di incidenti derivanti dal riversamento di rifiuti tossici e dai trasporti legati alla militarizzazione del territorio e radioattivi: tutti scenari possibili.

Nel nostro territorio il settore più promettente di ulteriore sviluppo è quello del turismo di prossimità, capace di coniugare agricoltura, storia, cultura e fruizione paesaggistica d’eccellenza, punto di giunzione tra collina torinese, chierese, gassinese e Monferrato, che rigenera il terziario e supera la deindustrializzazione. Abbiamo urgenza di servizi di trasporto pubblico, ma efficienti ed ecosostenibili, che utilizzino energie rinnovabili, come è avvenuto, ad esempio, a Friburgo. Occorrono treni efficienti e autobus collegati alla metropolitana per diminuire il traffico automobilistico pendolare per e da Torino, una metropolitana leggera lungo l’asse Chivasso-Torino, il completamento della metro di Torino, il potenziamento del trasporto GTT verso le stazioni ferroviarie e sarebbe utile una stazione fra Settimo e Brandizzo.

La scarsità di risorse per il trasporto pubblico contrasta con lo spreco enorme per la TAV che, se da un lato riduce il traffico su gomma (confermando le nostre previsioni), dall’altro spreca denaro pubblico in modo scellerato per quest’opera, che ha già ampiamente sforato i limiti delle previsioni di spesa e pone problemi gravi; come la destinazione dello smarino, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua (con il tasso record di PFAS registrato a Bussoleno).

In generale si sta diffondendo la tendenza ad accentrare i processi decisionali nelle giunte o, addirittura, nella sola figura del sindaco e di alcuni assessori più influenti di altri. Del resto, a livello nazionale, è ormai consuetudine l’uso del disegno di legge come strumento per scavalcare il parlamento e bypassare vincoli paesaggistici e altre garanzie procedurali. Così è per il disegno di legge sul nucleare, oppure per la recentissima decretazione sulla sicurezza, tesa a colpire il dissenso politico e la libertà di opinione.

La devastazione prodotta della Gronda Est potrebbe far perdere alla nostra zona il riconoscimento Unesco, la cui richiesta di rinnovo dovrebbe partire nei prossimi mesi: e tutto questo nella sostanziale impreparazione degli attori interessati e nella scarsa consapevolezza dell’importanza di questo riconoscimento. Il presidente del Mab Unesco è la medesima persona che presiede la Città Metropolitana di Torino e siamo preoccupati del silenzio in merito a tale richiesta…

Da un recente studio sulla libertà di informazione, l’Italia è slittata dal 46° al 49° posto, ultima nel contesto europeo. Constatiamo ogni giorno come, in tutto il nostro Paese, la diffusione del saccheggio dell’ambiente mette a profitto speculazioni locali, attraverso l’inarrestabile consumo di suolo e l’utilizzo sbagliato di fondi del PNRR. Tranne alcune denunce mediatiche e interventi sporadici di singoli amministratori, i cittadini sono soli: come dimostra, ad esempio, lo scempio in atto nell’area naturale protetta del Parco del Meisino a Torino, sotto gli occhi di tutti.

I cittadini sono i veri esclusi dalla personalizzazione, esternalizzazione e privatizzazione della nostra politichetta quotidiana. Eppure nel 2001 all’interno della Costituzione è stato introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale. La partecipazione è la leva in nostro possesso per una trasformazione sociale che sostituisca l’abitudine alla delega. Le opere calate dall’alto per i profitti di pochi e i danni per la moltitudine sono ormai insostenibili. A partire dal locale si può dare il proprio contributo a un’utopia concreta (o eu-topia) attraverso la mobilitazione cognitiva, che riconosce le positività del luogo in cui si vive, e la motivazione affettiva a sentire il luogo come proprio, meritevole di cura e aperto alla fruizione altrui e alla relazione di diversità e biodiversità.  

Claudio Viano (Coordinamento No gronda – No tangest)




giovedì 6 marzo 2025

Agricoltura e Sovranità Alimentare - Stati Generali





Agricoltura e Sovranità Alimentare
 "Sinergie Agroecologiche e Giustizia sociale. Un Nuovo Umanesimo per il Rinascimento Rurale"

Roma 16 marzo 2025 (h 10 -18)
Auditorium dell'Università SSML Scuola Superiore di Mediazione Linguistica San Domenico

Biodiversità, recupero delle tradizioni, restauro dei paesaggi e innovazioni conservative 
 Al fine di tutelare la salute ambientale, la fertilità umana e dei terreni, insieme al benessere animale, garantire la sovranità agroalimentare e prevenire il dissesto idrogeologico 

Contrastare in primis Pesticidi e OGM, così come i cibi "sintetici" e gli insetti a tavola, che violano la dignità dei piccoli e medi agricoltori e del popolo italiano 
Per difendere la dieta mediterranea nei suoi principi ed alimenti tradizionali e territoriali 

Incrementare il reddito agricolo e superare la drammatica "policrisi rurale" attraverso il paradigma di "Agroecologia e Giustizia sociale"
Nel rispetto dei Diritti Costituzionali inviolabili recentemente rafforzati, per le attuali e future generazioni, in una Repubblica fondata sul Lavoro. 

Attraverso un piano straordinario di riconversione agroecologica, per azzerare il debito economico, sociale ed ambientale dell'agricoltura italiana
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Dopo 80 anni di uso ed abuso della chimica in Agricoltura, immersa in un modello agro-zootecnico industriale che ha violato le sovranità alimentari nazionali e la dignità degli agricoltori, il bio-accumulo dei residui di pesticidi sintetici nelle catene alimentari e il conseguente incremento esponenziale delle patologie cronico-degenerative (in primis tra gli agricoltori stessi), la perdita continua di fertilità dei terreni, strettamente collegata a quella Umana e al crollo demografico, il dissesto idrogeologico drammatico causato dal mancato trattenimento idrico dei suoli, conseguenza della riduzione progressiva dell'Humus (spugna biologica e collante dei suoli) e distruzione della biodiversità ripariate, paesaggistica e territoriale, con perdite di vite umane ed elevatissimi danni economici, lo spreco drammatico di alimenti ed energia non rinnovabile nel settore agroalimentare e nella grande distribuzione, la riduzione del valore nutritivo e delle caratteristiche organolettiche degli alimenti, evidenziano una drammatica "policrisi" economica, ambientale e sociale dell'agricoltura, imponendo l'immediata applicazione del paradigma Agroecologico nello Sviluppo rurale regionale e nazionale. Con il bando degli OGM e degli alimenti sintetici, insetti nel piatto, chimica e biotecnologie pericolose, nel rispetto degli art. 9 e 41 della Costituzione Italiana, recentemente rafforzati, attraverso legittime clausole di salvaguardia nazionale. 

Al fine di garantire la sovranità alimentare locale e la tutela del reddito degli agricoltori, attraverso una corretta applicazione della politica europea di Sviluppo rurale. in particolare nelle azioni agro-climatico-ambientali, per l'agricoltura biologica e il benessere animale, che "per legge" devono sostenere tutti i maggiori costi e mancati ricavi, agli agricoltori che ritornano all'agricoltura biologica, o applicano reali misure agro-climatico-ambientali e di benessere animale, cui si aggiunge un 30% in caso di realizzazione di bio-territori e azioni collettive. E con una politica di sostegno ai redditi, che privilegi in primis le piccole e medie aziende agricole, in particolare i giovani agricoltori e il recupero dei territori abbandonati, garantendo giuste remunerazioni per i raccolti sul campo, contro le forme di speculazione e concorrenza sleale internazionale, imponendo regole comuni di produzione, sanitarie e ambientali, con dazi per chi non le rispetti. 

Per evitare l'irreversibile contaminazione ambientale ed alimentare da OGM, proteggendo in tal modo la salute umana e animale, la biodiversità naturale e le antiche varietà tradizionali locali dell'eno-gastronomia Italica e mediterranea, che rappresentano un Diritto precedente. Le contaminazioni genetiche "artificiali" trasferiscono resistenze agli antibiotici e frammenti di Dna/Rna, mRna, i cui effetti sono sconosciuti, imprevedibili e pericolosi per la salute e l'ambiente. E' necessario il Bando di ogni immissione ambientale, produzione agricola o importazione di OGM.

Per la tutela della salute ambientale, alimentare e della fertilità Umana, compromesse dal bio-accumulo di pesticidi, additivi chimici e nanoplastiche nelle catene alimentari, oltre ogni soglia di sopportazione biologica. Con conseguente perdita drammatica nell'aspettativa di vita sana nell'ultimo ventennio, causata dall'incremento esponenziale delle patologie cronico-degenerative, ormonali, epigenetiche, riproduttive e dei relativi costi sociali, pubblici e privati. 

Per sostituire la plastica (eliminando i pericoli di "ecomafie" del riciclaggio) dal settore agroalimentare e della pesca, che rappresentano circa il 90% della plastica immessa nell'ambiente. Ritornando al vetro a rendere e alla coltivazione della canapa e altre fibre naturali per il confezionamento "biologico". Obbligando, in primis, la pesca attraverso reti in canapa biodegradabili, il confezionamento dei cereali alla raccolta in sacchi di yuta e la legatura del fieno con corde naturali, in modo da ri-attivare la filiera produttiva della Canapa italiana, a suo tempo secondo produttore al mondo, dopo la Russia. Incentivi agro-climatico ambientali devono essere spesi in tal senso al fine di interrompere il drammatico bio-accumulo di nanoplastiche e plastificanti (PFAS e similari), ritrovatesi ormai fin dentro le cellule riproduttive e nel loro Dna (Ecofoodfertility), come nel cervello (TG Leonardo Rai 3) e in tutti gli organi vitali, dal momento che sono in grado di superare facilmente le pareti cellulari e nucleari (Tg Leonardo Rai 3, giovedì 20 feb 2025).

Per la riconversione biologica e al pascolo degli allevamenti industriali, disumani, disanimali ed energivori, principali responsabili dell'emissione dei gas climalteranti (metano, ossidi di azoto, ammoniaca, CO2) e della produzione di liquami inquinanti, invece che di fertile letame. Con recupero di notevoli risorse alimentari dai pascoli e territori abbandonati, attraverso gli allevamenti biologici.

Per la prevenzione del dissesto idrogeologico attraverso l'incremento dell'humus fertile dei terreni e la ricostruzione del paesaggio agroforestale tradizionale ereditato dai nostri Padri, siepi campestri e ripariali, muretti a secco e terrazzamenti, affidata agli agricoltori, al Genio Civile e alle comunanze agrarie. 
 
Per il recupero della cultura agroecologica ed agroalimentre tradizionale, basata sulle varietà tradizionali autoctone, supportata da innovazioni tecniche conservative e biodiversità "funzionale" (consociazioni ed agro-forestazioni, insetti utili, monitoraggio climatico e fitopatologico di precisione, lavorazioni conservative e diserbi meccanici, compostaggio e microbi utili, biotecnologie agroecologiche naturali libere da OGM).
 
Per la riconquista della Sovranità Alimentare Nazionale basata sulle comunità agroalimentari locali e il ripopolamento produttivo dei territori abbandonati, nel collegamento più diretto possibile tra produttori e "consumattori" con 2 tt. Ricostruendo le reti agroalimentari di prossimità, per una "spesa biologica in campagna", supportata da Organizzazioni dei Produttori Biologici multi-prodotti e dai Gruppi di Acquisto, a partire dalle mense scolastiche ed ospedaliere, seguendo gli esempi virtuosi pilota (Rai 3 "Indovina chi viene a cena", 22 feb. 2025).

Per lo sviluppo della formazione e dell'assistenza tecnica agroecologica e fitosanitaria indipendente e partecipativa, a partire dalle aziende pilota. Con programmi di educazione agro-eco-alimentare nelle scuole primarie negli orti e frutteti pubblici ed urbani, giardini scolastici, aziende biologiche pilota degli istituti agrari.

Per il rispetto dei Diritti Costituzionali inviolabili ed immodificabili, recentemente rafforzati (Art. 9 e 41), alla salute, ambiente, paesaggio, fertilità (umana e dei terreni), benessere animale e biodiversità, nella garanzia di una reale libertà economica, basata sul Principio di Precauzione, fuori da ogni sfruttamento e violazione della Dignità Umana, per le attuali e future generazioni.

Un piano straordinario di riconversione agroecologica, per azzerare il debito economico, sociale ed ambientale dell'agricoltura italiana.

"La Terra, eredità dei Padri, è soprattutto un prestito dei nostri Figli" 
(Proverbio Indigeno dell'Amazzonia) 

Il coordinatore scientifico 
Giuseppe Altieri

















Programma (interventi di ca. 20 minuti)
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Ore 10 

Saluto di Adriana Bisirri, Rettrice dell'Università SSML Scuola Superiore di Mediazione Linguistica San Domenico 

Presentazione dell'Evento a cura di Federico Fazzuoli, Autore televisivo 
"Come i rami di una grande quercia"

ore 10,15 - I Sessione - Tutela del seme e rischio OGM

1. Pietro Perrino, Genetista CNR, già Direttore di Ricerca e tutore della Banca del Germoplasma di Bari (intervento da remoto)
"Nuovi e vecchi OGM, insetti a tavola e cibi sintetici: tra riduzionismo scientifico ed ecologia dei geni, la necessità di bandire tecnologie pericolose per la salute e l'ambiente" 

2. Prof. Salvatore Ceccarelli, già Docente ordinario di Genetica Agraria Università di Perugia (intervento da remoto dall'India)
"Il fallimento evolutivo degli OGM e della genetica al servizio delle multinazionali. La rinascita rurale attraverso la ricerca partecipativa sulle antiche varietà dei territori"

3. Enrico Lucconi, già Direttore Asseme (Ass. Sementieri mediterranei) 
"Il ricorso alla Corte Costituzionale ai fini del bando degli OGM, crimini contro l'Umanità".


h 11,30 - II Sessione - Alimentazione e salute ambientale

4. Luigi Montano, Uroandrologo ASL Salerno - Presidente Ecofoodfertility 
"Fertilità umana e Bio-marcatori riproduttivi, indicatori precoci della stato di salute ambientale territoriale. L'impatto dei contaminanti e i benefici della dieta MedEubiotica biologica mediterranea" 
 
5. Prof. Federico Infascelli, Docente Ordinario di Ecologia della nutrizione, Università Federico II Napoli 
"Siamo ciò che "mangiano"... Alimentazione animale e qualità alimentare bio-territoriale"

6. Massimiliano Bianco, Ricercatore ISPRA 
"Indicatori e bio-indicatori della salute ambientale: evoluzione dell'impatto dei pesticidi nel trentennio di politiche agroambientali europee"

7. Giovanni Bazzocchi, Coordinatore tecnico del Centro Studi Agricoltura e Biodiversità in Ambiente Urbano Università di Bologna (intervento video-registrato)                                                                                                                                                                                 

 "Agroecologia Urbana, disinfestazioni ecologiche e tutela del verde pubblico"

8. Michele Monetta, Presidente UP Bio
"Educazione agroecologica ed alimentare, gruppi di acquisto e organizzazioni dei produttori biologici per una filiera diretta a partire dalle mense scolastiche" 

9. Giovanna Sorbelli, Direttivo Italia Nostra Roma
"Il recupero produttivo giovanile degli antichi borghi e territori appenninici"


h 13,30 - III Sessione - Agroecologia "sinergica" applicata

10. Prof. Giovanni Burgio, Ordinario di Entomologia generale e applicata Università di Bologna 
"In primis non nuocere. L'approccio agroecologico integrato per la tutela e lo sfruttamento della Biodiversità funzionale negli agroecosistemi"

11. Prof. Adamo Rombolà, Docente di Coltivazioni arboree - Università di Bologna
"Gestione del suolo e agro-forestazione per rigenerare la fertilità, i paesaggi agrari e contrastare gli eventi meteo-climatici"

12. Lorenzo Negri, Ricercatore Università di Bologna - Cell. 389 5168700
"Agroecologia per un rinnovamento sostenibile delle coltivazioni erbacee e l’adattamento agli stress ambientali"

13. Riccardo Cornale, Responsabile campi sperimentali Centro Agricoltura Ambiente "G. Nicoli"
"Assistenza tecnica, trasferimento d'innovazioni e fabbisogni di ricerca, nell'esperienza del Centro Agricoltura Ambiente Giorgio Nicoli"

14. Pino mele, Esperto di formazione e divulgazione in agricoltura biologica, Alsia Basilicata Metaponto 
Formazione tecnica e filiere dei mezzi tecnici biologici. Economie circolari territoriali e autoproduzione aziendale dei bio-fertilizzanti
 

h 15,30 - IV Sessione - Agroecologia Forense

15. Prof. Margherita Ciervo, Docente di Geografia Economico-Politica Università di Foggia (intervento da remoto) 
""Il disseccamento degli ulivi secolari e la questione Xylella in Puglia: dati e scenari"

16. Giuseppe Altieri, Agroecologo - Agernova
"Programmi di Sviluppo rurale agroecologici. Aspetti chiave in trent'anni di politiche UE, tra diritti e doveri"

17. Guido Bissanti, Coordinamento Agroecologia Sicilia
"La legge regionale Siciliana per l'Agroecologia"


h 17 - Conclusioni

18. Collegamento di saluto con Miguel A. Altieri, Agroecologo - Prof. Emerito di Agroecologia, Università di Berkeley - California
"Dalla tradizione…il futuro. Agroecologia, ultima speranza per un pianeta in policrisi"

19. Prof. Cesare Mirabelli, Presidente Emerito della Corte Costituzionale 
"Il Principio di Precauzione di fronte ai diversi pareri scientifici e ai Diritti Costituzionali recentemente rafforzati"