domenica 7 aprile 2013

Equilibri climatici precari.... anche in Italia


Carretta del mare con migranti che si tuffano per giungere a riva


Da un momento all'altro, secondo lo studio degli scienziati, la situazione dei precari equilibri climatici della Terra potrebbe precipitare definitivamente e milioni di persone potrebbero restare imprigionate in aree del pianeta sottoposte a fenomeni meteoclimatici estremi. 

Per molti di questi, climaticamente costretti ad allontanarsi dai loro luoghi d'origine, vuoi per motivi economici, vuoi per motivi di salute o per rassegnazione non avrebbero la possibilità di mettersi in salvo e, quindi, potrebbero diventare vittime del "climate change" . Non è questa la trama di un film drammatico di fantascienza, ma il risultato di un attento studio condotto dal governo inglese. Lo studio ha identificato molti luoghi del pianeta che stanno già subendo gli effetti del riscaldamento globale. Effetti che si possono tradurre in alluvioni catastrofiche, uragani di forza superiore a Katrina, ondate di calore sempre più insopportabili, siccità prolungate ed altri fenomeni estremi. 

I luoghi a rischio, ovviamente, si trovano in Africa, Asia e, paradossalmente, anche in Europa meridionale. In Italia alcune aree della Sicilia, della Calabria e della Puglia.

“In milioni migreranno, allontanandosi il più possibile dalle aree di vulnerabilità ambientale”, ha detto Sir John Beddington, capo consulente scientifico del governo britannico, e capo del Foresight programme. “Una sfida politica ancora più grande sarà riuscire  a rendere milioni di persone che sono intrappolate in condizioni pericolose, in grado di muoversi verso la salvezza.“

Gli scienziati, nel rapporto intitolato Migrazioni e cambiamenti ambientali globali, hanno scoperto che un numero di persone compreso tra 114 e 192 milioni potrebbero stabilirsi nelle pianure alluvionali nelle aree urbane dell’Africa e dell’Asia entro il 2060, in parte a causa del cambiamento climatico.

Rappresentano un enorme criticità anche le persone che, intrappolate in alcune aree a causa delle conseguenze del riscaldamento del clima – o perché non possono muoversi dalle loro case, o perché si sono trasferiti ma non riescono a trovare posti migliori per vivere – rappresenteranno a breve “una importante preoccupazione al pari di chi si sta preparando a migrare”, conclude il rapporto . “Il cambiamento ambientale ha la stessa probabilità di bloccare la migrazione come di stimolarla.”

Lo scorso anno, secondo le Nazioni Unite, 210 milioni di persone – circa il tre per cento della popolazione mondiale – sono migrate attraverso i paesi, mentre nel 2009 circa 740 milioni di persone si sono spostate all’interno dei paesi.

Ma gli scienziati hanno anche affermato che la migrazione non dovrebbe essere vista semplicemente come un problema.  In molti casi infatti si tratta di una soluzione ragionevole ai cambiamenti ambientali causati da un riscaldamento del clima, e può essere tranquillamente gestito se i governi si prepareranno in maniera adeguata. “La migrazione può essere una buona opzione – è un modo di adattarsi al cambiamento climatico”, ha detto Neil Adger, professore di economia ambientale presso l’Università di East Anglia. “Dovremmo essere proattivi circa la pianificazione per la migrazione, per garantire che le infrastrutture necessarie siano a disposizione delle persone.”

Gli scienziati del Foresight Programme hanno inoltre affermato che ci sono molti fattori che influenzano la migrazione, ma che il cambiamento climatico è probabile diventi uno dei fattori maggiori nei prossimi 20 o 30 anni.

Accademia Kronos

sabato 6 aprile 2013

Teodoro Margarita: "Ode alla stufa, calda mia compagna di vita bioregionale"



La mia stufa è una stufetta Argo, italiana.

La mia stufa è una stufa usata, acquistata dai Trapeiros di Erba (CO), collegati con l'Abbè Pierre, raccolgono e vendono oggetti dismessi, col ricavato aiutano innumerevoli persone svantaggiate in Italia e nel mondo, l'ho pagata 50 euro.

La mia stufa brucia la legna delle potature del mio podere, le ramaglie del bosco, le potature che gli amici mi portano in dono, ogni sorta di legname non trattato o intossicato che posso trovare in giro tranne le conifere che danno problemi di deposito di essenze infiammabili nella canna fumaria.
La mia stufa riscalda l'acqua delle mie tisane, riscalda l'acqua per le mie minestre.

La mia stufa riscalda la mia casetta, la mia Cà dell'aria, vetusta casa colonica di inizio Novecento, qui, in cima a Cranno, esposta a tutti i venti ed al sole di sud ovest.
Questa stufa, il suo nocciolo caldissimo, le sue fiamme vive, regolabili, sono il cuore della casa, l'anima delle serate di lavoro, anche ora, che sto scrivendo, lo posso fare grazie ai suoi scoppiettii, al suo lavoro infaticabile.

Brucia legna che, viceversa, lasciata in giro, in estate potrebbe essere esca per incendi.

Meglio raccoglierla e adoperarla per dare calore a casa mia.
Brucia legna e la cenere torna all'orto, mescolata con sapienza agli scarti dell'organico e a letame e terriccio , contribuisce a migliorare la qualità e la struttura del terreno che coltivo.

Le sue emissioni inquinano, certo, ma quanto inquina in più il metano che si importa? Quanto inquina in infrastrutture costose, quanto inquina in sottrazione di risorse energetiche e risorse economiche?

Il metano non è una risorsa rinnovabile, dipende dal capriccio dei mercati mondiali, non solo, provoca effetti di subsidenza e laddove viene estratto in quantità enormi, anche microsismi.

La mia stufetta emette il filo di fumo che si vede, misurabile, rilevabile, subito, immediatamente.

Se si inventasse un dispositivo per annullare o limitare anche questo, se fosse un dispositivo non costruito con materiali inquinanti, lo adotterei.

Una stufa è una risposta ecologica, bioregionale, una risposta di sovranità energetica alle multinazionali dell'energia. Sottrarsi al mercato mondiale dell'energia equivale a tirarsi fuori dalle stragi in Siria, in Siria è stato scoperto il secondo più grande sistema di giacimenti petroliferi nella regione dopo l'Iraq.

Una stufetta alimentata a legname locale significa tirarsi fuori da molte cose.

La mia stufetta , col suo filo di fumo, non emette stronzio, nè cesio e nemmeno plutonio, la mia stufetta emette anidride carbonica, certamente, quella che rimane sotto forma di cenere io la immetto nella terra che la assorbe e rigenera sotto forma di humus, ci ricompongo il suolo.

Dalla mia stufetta, prima di coricarmi, gli ultimi ciocchi, sfrigolando, scoppiettando, mi mettono allegria, mi rassicurano e mi riscaldano. Questi suoni sono la buona notte quotidiana alle mie azioni.

Nessuna centrale mi saluta così, alla sera, prima di addormentarmi nei miei sogni di una terra più piccola, più umana, piena di boschi e persone che li coltivano, saggiamente, tagliando e ripiantando.

Nessuna centrale, dalle centrali, proprio dalle centrali, energetiche o di potere potrà mai venire all'Umanità mai nulla di buono. Dalle centrali, termoelettriche, a carbone, a gas, nucleari, ci viene solamente angoscia e dominio, ci viene solamente dolore. 

Teodoro Margarita

venerdì 5 aprile 2013

Vignola, 22 e 23 giugno 2013 - Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica per la riscoperta dell'identità locale ed Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo


Maria Miani, nel suo campo di Vignola


Procedono i preparativi per la Tavola Rotonda "Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica per la riscoperta dell'identità locale" che si tiene a Vignola il 22 giugno 2013 unitamente all'Incontro Collettivo Ecologista del 23 giugno 2013 da tenersi  (sempre a Vignola) nell'azienda agricola "La Bifolca"


Notizie utili per l'accoglienza e l'organizzazione: 

Per quanto riguarda l'ospitalità a Vignola è possibile campeggiare con tenda propria nel terreno di Maria Miani (La Bifolca), oppure con sacco a pelo nel centro yoga che andremo ad affittare per i due giorni dell'incontro (il 22 ed il 23 giugno 2013). 
Nel terreno di Maria c'è  l'acqua corrente ed i servizi sono open air in campagna, mentre nel centro yoga c'è un bagno e tre stanze con materassini.  
Per quanto riguarda il cibo la sera del 22 giugno ci sarà una specie di rinfresco all'aperto con pizze e varie specialità vegetariane cucinate dalle  ospitali  cambusiere di Agribio, con un modesto rimborso spese. 
L'indomani l'incontro continua all'aperto, ma se piove nel centro yoga, all'ora di pranzo cucina collettiva al forno a legna con il cibo vegetariano da ognuno portato.

Ognuno dovrà contribuire con qualche ora di lavoro alle preparazioni generali ed alla pulizia finale. Inoltre è richiesto un contributo volontario a cappello per sopperire alle spese organizzative e di ospitalità. Sono previsti durante le due giornate momenti di relax, musica, canti, balli e passeggiate, bagno al fiume, accensione di fuochi, meditazione, etc.  

Siccome prima o poi dobbiamo cominciare a lavorare  al manifesto chiedo se qualcuno  che legge, pratico del  mestiere, si offre gratuitamente come grafico, la stampa verrà fatta a Vignola presso una tipografia comunale. 

Inoltre serve un grafico (sempre volontario) per la redazione dei Quaderni di Vita Bioregionale in cui inserire gli interventi previsti.  

Abbiamo già detto che gli interventi alla Tavola Rotonda dovranno avere la durata massima di 10 minuti per cui regolatevi a scrivere.... Gli interventi che  giungeranno in tempo utile, diciamo non oltre  i primi di giugno, potranno essere anche pubblicati sui vari blog a nostra disposizione, ivi compreso quello su AAM Terra Nuova. (http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e).


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Tavola Rotonda sul Tema: “Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica per la riscoperta dell'Identità Locale” - Sala Teatrale Cantieri Cantelli – Vignola (Mo) -  Dalle h. 16.30 alle h. 19.30.  Con il Patrocinio Morale del Comune di Vignola (Mo).

Successivamente la manifestazione si sposta nell'aia dell'azienda agricola La Bifolca in Via dei Gelsi a Vignola.


Tavola Rotonda del 22 giugno 2013:

Moderatore: Michele Meomartino – Ass. Olis
Saluto Istituzionale dell'Assessore all'Ambiente del Comune di Vignola
Benvenuto di Maria Miani e Aldo Nardini – Rappresentanti Ass. Agribio E.R.
Introduzione generale di Paolo D'Arpini – Referente Rete Bioregionale Italiana

Interventi:
Caterina Regazzi – Referente Uomo Animali R.B.I.
Lucilla Pavoni - Scrittrice e neo contadina R.B.I.
Benito Castorina – Referente Energia e agricoltura R.B.I.
Vittorio Marinelli – Referente Ecologia sociale R.B.I.
Giulietta Dai Monti – Rappresentante CIR ed Ecovillaggi
Lorenzo Merlo – Scrittore e fotografo ecologista
Pierre Tosi – Scrittore e filosofo ecologista
Riccardo Oliva – Presidente Memento Naturae
Teodoro Margarita - Presidente Civiltà Contadina


Testimonianze di bioregionalisti locali: Alberto Grosoli ed altri

Interventi musicali e poetici:  Piero Negroni ed altri


Durante la manifestazione viene presentato il libro: "Riciclaggio della Memoria" su Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica -  di Paolo D'Arpini (edizioni Tracce)


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Qui c'è la presentazione della Rete Bioregionale Italiana: http://retedellereti.blogspot.it/2013/04/la-visione-bioregionale-di-paolo.html

Qui c'è la Carta degli intenti della Rete Bioregionale Italiana: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856




Spero di non aver dimenticato nulla... ciao a tutti, 

Paolo D'Arpini 


Riciclaggio della Memoria - Immagine di copertina di Daniela Spurio


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Corrispondenza in corso:


Carissimo Paolo, mi onora essere invitato a parlare in questo consesso.
Se sei d'accordo e se lo ritieni adeguato, vorrei parlare di immortalità e natura. Se mi è permesso preferirei spiegare piuttosto che leggere l'intervento scritto.
Esistono limiti di spazio per lo scritto? Lo preparerò certamente entro i primi di giugno, anche prima.

Approfitto per porTi anche un quesito d'altro genere. Mi hanno invitato a parlare di ecologia profonda alla festa olistica di Pavullo, il 3-4 agosto; ovviamente potrei girare l'invito a Te o ad altro relatore da Te indicato. L'evento però è organizzato anche dal gruppo modenese di Damanhur, che non devo spiegarTi cosa sia, immagino (Ti giro la comunicazione dell'evento): ritieni sia opportuno entrare in uno spazio simile, considerando buona ogni tribuna che ci dia la possibilità di comunicare le nostre idee, oppure potrebbe ingenerare nocive confusioni?
Un saluto affettuoso, Pierre  



Mia rispostina:  Carissimo Pierre, il tema da te proposto per l'incontro bioregionale di Vignola mi sembra in sintonia con il discorso che andremo a fare... d'altronde dal punto di vista "fisiologico" la vita è la rappresentazione dell'immortalità. Non c'è necessità di leggere l'intervento se si riesce a contenerlo entro il limite di tempo fissato... Come avrai visto i relatori sono numerosi ed altri se ne aggiungeranno, inevitabilmente, per cui non possiamo sforare i 10 minuti a testa previsti. Comunque l'intervento scritto servirà per la pubblicazione come già detto.

Per quanto riguarda l'incontro organizzato da Damanhur a Pavullo... si ripropone il dilemma del contrasto -conflitto d'interessi- fra la laicità ecologica e l'impronta ideologica (in questo caso religiosa). Cosa dirti? Da un lato potrebbe anche essere utile inserire un discorso "pulito" di ecologia profonda all'interno di una manifestazione culturale organizzata da un "movimento para-religioso" che per "certi versi" assume ideali vicini all'ecologia stessa.... dall'altro ho dovuto già in passato evitare commistioni che potrebbe ingenerare "confusione" in merito agli scopi ed all'attuazione dell'ecologia profonda.  Se tu andrai alla festa e parlerai di ecologia profonda sarò lieto, ove fossi in Emilia, di venire ad ascoltarti. Da parte mia non so se è il caso che io compaia come compartecipe  in quel consesso....

Ti faccio presente che in passato, allorquando coordinatore della Rete Bioregionale era Giuseppe Moretti, ci fu un'avvicinamento con  Damanhur,  nell'intento di far partire una "Rete delle Reti"..(vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/05/27/giuseppe-moretti-dalla-rete-bioregionale-alla-rete-delle-reti-prossimo-appuntamento-di-coordinamento-il-24-26-luglio-dagli-elfi/)...  

Sinceramente non ero della stessa opinione di Moretti, non perché non fossi favorevole alla nascita di una Rete delle Reti, bensì per un fatto di contingenze che dovevano essere considerate più attentamente. Tra l'altro una Rete delle Reti fu comunque fondata durante un successivo incontro sempre in Emilia (di cui puoi vedere qui:  http://retedellereti.blogspot.it/).  

In passato ho dovuto "distinguermi" sia dal Conacreis che dal Damanhur per ragioni che ora non voglio qui enumerare... per non cadere in meccanismi polemici... però magari un giorno te lo racconterò a voce.

Abbi cura di te e buon lavoro!

giovedì 4 aprile 2013

Fantastoria e storia, la verità a volte non è quella scritta sui libri


Suggerimento

La scoperta ufficiale delle Americhe è attribuita a Cristoforo Colombo nel 1492. Tuttavia, secondo altre scoperte fatte nel XX secolo, i Vichinghi sarebbero sbarcati alcuni secoli prima sul suolo americano passando dalla Groenlandia. Con grande sorpresa di tutti, recentemente sono state trovate alcune prove che attesterebbero che gli antichi Egizi dell’epoca faraonica avrebbero messo piede su questo continente molto tempo prima, o che lo conoscevano bene! 

Nel 1992 la dottoressa Svetla Balabanova, tossicologa e medico legale, mentre esaminava le mummie del Museo di Egittologia a Monaco di Baviera trovò residui di nicotina e cocaina sui resti mummificati di una grande sacerdotessa egizia: Henubtaui.

La cosa era ancora più stupefacente in quanto questa grande sacerdotessa era morta durante la XXI dinastia dell’epoca faraonica (1085 – 950 a.C.), ma si aveva cominciato a esportare tabacco dopo la scoperta dell'America nel 1492!


Il grande enigma!

La tossicologa e i suoi colleghi rimasero a bocca aperta e manifestarono un certo stupore davanti a questa scoperta.

Come era possibile trovare tracce di tabacco sulla mummia di una grande sacerdotessa egizia deceduta quasi 2500 anni prima che Cristoforo Colombo posasse piede sul continente da dove proveniva questa pianta? Le stesse osservazioni valevano anche per la presenza della cocaina.

Forse che gli antichi egizi avevano scoperto l'America prima del suo scopritore ufficiale e perfino prima dei Vichinghi, che si ritiene siano sbarcati sul continente americano verso la fine del IX secolo?

Per essere certa della sua scoperta, la dottoressa Svetla Balabanova, una scienziata coscienziosa, rifece più volte i prelievi e le analisi sulla mummia, che però continuarono a confermare la sua scoperta originale.


I Faraoni: patiti di tabacco e droghe?

Vista la quantità tossica e perfino mortale ingerita dalla defunta, si chiese se forse queste sostanze erano state usate dai grandi sacerdoti durante la mummificazione; questa cosa rimane ancora un mistero.

Ciò riguardava solo il motivo per cui Henubtaui aveva così tanta cocaina e nicotina in corpo, ma non risolveva il quesito su come gli Egizi conoscessero l'esistenza di queste due sostanze 2500 anni prima della loro scoperta ufficiale!

Già si sapeva che gli Egizi utilizzavano sostanze allucinogene durante le cerimonie spirituali, come canapa, oppio, o hashish, ma non si erano mai trovate in Egitto piante contenenti nicotina o coca, quest'ultima originaria dell'America!

Infatti, in base ai dati riguardanti la flora africana, ci sono piante simili al tabacco e alla coca in questo continente, ma nessuna contiene coca, o nicotina.


Forse ci sono state delle relazioni commerciali, o dei viaggi tra i due continenti?

Si può quindi immaginare l’esistenza di relazioni commerciali tra l'Antico Egitto e le Americhe risalenti a tempi molto antichi.

Per quel che riguarda le Americhe, è strano trovare su alcuni siti precolombiani delle statue che rappresentano razze non originarie del continente americano, di cui molte con tratti africani!


I primi neri che hanno ufficialmente messo piede sul suolo americano vi arrivarono in concomitanza con la conquista spagnola nel XV secolo e poi più in massa con la schiavitù verso le colonie americane a partire dal XVI secolo, ma sicuramente, secondo quanto si conosce, non verso il 1000 a.C.!

Del resto altre prove archeologiche confermano eventuali contratti tra l'Africa e l’America precolombiana, come la presenza di piramidi in entrambi i lati dell'Atlantico, cosa unica al mondo. Inoltre i primi spagnoli ebbero la sorpresa di essere accolti in modo amichevole quando sbarcarono sulle coste messicane, mentre si aspettavano di dover sostenere una battaglia, come avviene per tutte le guerre di conquista!

Davanti al loro stupore, gli Aztechi dissero che aspettavano il ritorno di un Dio bianco barbuto, Quetzalcoatl, che, prima di partire verso Occidente, aveva promesso di ritornare. Vedendo le navi spagnole, avevano creduto che questa profezia si stesse realizzando; ciò spiegava la loro accoglienza pacifica dei Conquistatori!

Inoltre, nei templi e nelle tombe in America e nell'Egitto faraonico sono state trovate alcune statuette che presentano strane similitudini.

Al momento la comunità scientifica ufficiale rifiuta tutte queste prove che si accumulano nel tempo.

Un giorno saranno obbligati a riconoscere la probabilità di relazioni tra gli Antichi Egizi e gli Amerindi precolombiani.



La sua amica,
Tara.

mercoledì 3 aprile 2013

Alimentazione ed ecologia profonda - "Tutti uccidiamo per vivere... la verità non va celata dietro falsi moralismi ed illusioni ideologiche"


 
Madre Natura - Affresco di Carlo Monopoli


....mi pare che l'argomento venga ridotto entro i soli limiti dell'alimentazione. Il problema però è ben più vasto: concerne la “violenza” connaturata alla vita stessa. Nessuno può vivere senza uccidere, perché tale è la Legge cosmica alla quale tutti sottostiamo. 

Si pensi allo sterminio quotidiano perpetrato da treni, automobili e altri mezzi di trasporto. Ma, del resto, anche solo lavorare nell’orto o camminare sono attività non esenti dall’uccidere. 

Non è tanto l’alimentazione vegana, dunque, ad essere sbagliata (chi scrive è vegetariano al 100% da oltre 40 anni e, nella pratica, vegano al 99%), ma quell’ideologia moralistica e sentimentalistica che finge di non vedere la realtà: vita e morte sono le inseparabili facce della stessa medaglia. 

Ignorare la faccia oscura non significa che questa smette di esistere. Anzi, una violenza negata diventa ancor più violenta.

Cominciamo dunque con l’accettare la verità che tutti uccidiamo per vivere. Poi, senza falsi moralismi, potremo renderci conto che la riflessione sapienziale sull’Unità del vivente ci indurrà spontaneamente e per libera scelta, senza troppi clamori, ad uccidere e ad impartire sofferenza il meno possibile. E tale comprensione ci insegnerà la discriminazione tra il necessario e il superfluo.

Le imposizioni, le crociate, le barriere ideologiche, ecc. sono anch’esse violenza, poiché riducono la complessità dell’esistenza entro un unico “schema” valutativo, il nostro. Lo si tenga presente. L’uomo è tale, differenziandosi dagli animali, perché è libero di scegliere. Può aderire all’empatia universale o può rifiutarla: egli è di fronte alla propria coscienza. Se gli si toglie una simile libertà, l’uomo si riduce ad un misero fantasma. Se anche si riuscisse a confinarlo forzatamente entro gli schemi che definiscono il bravo cittadino, sarebbe soltanto un “bravo” burattino, un rottame.

E’ inutile dunque scandalizzarsi per l’“egoismo” del mangiatore di latticini che implicitamente condanna a morte qualche animale o litigare violentemente con il conducente di un calesse trainato da un cavallo per le vie di Roma. 

Reagendo violentemente o pretendendo di limitare oltre il segno la libertà altrui non facciamo che alimentare quella violenza superflua che a parole diciamo di voler estirpare. Piuttosto impariamo a mettere in pratica discriminazione, equanimità e rispetto per la diversità nella nostra vita quotidiana e sicuramente lo stato di coscienza del mondo ne trarrà un vantaggio.

Subramanyam

martedì 2 aprile 2013

Una domanda sulla Rete Bioregionale, considerazioni varie sul rapporto uomo animali e sul cristianesimo e una prosa poetica

Dipinto di Franco Farina

Caro Paolo D'Arpini,
giorni fa, parlando di Gino Sansone (che conobbi molti anni or sono), avevi accennato ad una scissura all’interno della Rete Bioregionale. Mi potresti per cortesia spiegare in breve quali sono le differenze tra le due due correnti.

Ho apprezzato il commento di Caterina Regazzi sul vegetarismo. L’ho trovato equilibrato e saggio. Tuttavia, benché non concordi con l’ideologia vegana (che invano tenta di estirpare anche la violenza connaturata - non per nostra scelta - all’esistenza e le differenze tra le specie), devo dire che, allo stato attuale, ritengo possibile un’agricoltura priva di animali. 

La ricerca del grande Fukuoka, la permacoltura ed altre pratiche agricole hanno aperto la strada a sperimentazioni che stanno dando discreti risultati. In fondo alcuni uomini aspirano ad essere semplici raccoglitori, affrancandosi dal lavoro e dalla dipendenza-sfruttamento degli animali. Certo, in termini concreti, bisognerebbe vedere che cosa succederebbe se si dovesse tornare all’autonomia totale, difendendosi dai cinghiali che minacciano il grano o dovendo far salire dal fondo valle la legna per la sopravvivenza.

Un conto è parlare della servitù della gleba come di una barbara ingiustizia o del ritorno alla terra come di un astratto giocherellare,  magari standosene seduti in un appartamento ed andando al super mercato ad acquistare il cibo, ma tutt’altra cosa è confrontarsi corpo ed anima con la Terra; questa non è solo anna-purna, colma di cibo, ma è pure madre severa, esigente e, per certi versi, crudele. Sono certo che i contadini tibetani preferirebbero di gran lunga tornare alla servitù della gleba (gleba significa “zolla”) della tradizione lamaista, piuttosto che sottostare alla dura schiavitù imposta loro dal moderno comunismo cinese. La prima ti chiedeva obblighi e restrizioni, ma ti concedeva pure ampi spazi di dignità e di spiritualità, la seconda ti toglie tutto, trattandoti come una cosa. 

Del resto nel sistema capitalistico non è molto diverso: hai la libertà del consumatore disanimato. A meno che tu abbia trovato una strada di liberazione, innanzitutto interiore.

Scrive Alessio Mannino nell’interessante articolo “Società aperta?”: «Prima dell’industrialismo e della sua smania borghese di regole, l’individuo subiva molte meno interferenze nella propria vita privata di quante ne subisce oggi. Il contadino pre-moderno poteva passarsela parecchio male per ragioni economiche, perché magari il raccolto dell’annata era andato male, ma anche quando era un servo della gleba i suoi obblighi si limitavano alle corvées e alla decima, per il resto viveva sul suo senza obblighi di sorta che non fosse il legame ereditario alla sua terra [...] la libertà non va confusa con la possibilità astrattamente illimitata. Una libertà è tale nel momento in cui, se voglio, posso goderne. Adesso, nella democrazia che si proclama liberale, sono libero ma solo all’interno di tante e tali regole che, di fatto, non sono più libero» (fonte: Il Ribelle).

E infine, riguardo all’articolo di Uriel, credo sia importante sottolineare come tradizionalismo e tradizione sapienziale siano due realtà diverse. Il primo riguarda la trasmissione di forme transitorie, soggette all’emergere e allo scomparire; la seconda riguarda il purushartha, il fine essenziale, ultimo dell’uomo e quindi è sostanzialmente immutabile. Non diceva forse il Cristo, in India considerato un mahavatar: “Passeranno il mare e le montagne, ma non le mie parole”? Inoltre aspettarsi che tutti gli aderenti ad una religione realizzino i suoi contenuti è utopistico. Ciò non è avvenuto nel Buddhismo, nel cosiddetto Hinduismo, nell’Islam, ecc.  Al massimo in quest’era oscura un exoterismo può dare un orientamento, ed è già molto, viste le barbarie imperanti.

Ed in ultimo ti mando una mia breve prosa poetica (vedi di seguito).
Un cordiale saluto, Subramanyam - gigorl@email.it 


So che non sarò mai cenere

Cerco di ricordare la bellezza silvana anche mentre me ne sto immobile, ad occhi chiusi, all’alba. Penso al bosco che sprofonda a nord, sotto la sorgente, assediato dal muschio e dai rampicanti che abbattono i salici. La sua bellezza non è solo un insieme di parole pronunciabili, ma è soprattutto rivoli argentei, impronte animali, nubi che corrono oltre i rami.

Quando ci si ferma è facile dimenticarlo e arenarsi nel fastidio dei nervi e dei muscoli tesi o dei lievi rancori che ronzano di là dai sogni.

Per questo ne parlo; per fissare in me la bellezza connaturata all’apparenza vibrante. Se le ombre mutevoli nel loro migrare raggiungono una tale intensità, infinitamente maggiore sarà lo splendore della Forza che le muove. Così insisto nell’acquietare le distrazioni e mi immergo nell’atmosfera azzurro-scura dello spazio interiore.

E bevo l’ebbrezza in respiri viepiù sottili che si alimentano delle ore a venire, traducendole in Oro.

Oro, consapevole di sé; Oro che adora l’Oro; Oro che in tutti i tempi è stato, che c’era già, a cui non potrai sottrarti.

L’acqua fredda sgorga dalle rocce e dalla terra, accresce l’erba e gli alberi, disseta tutti, cacciatori e cacciati, instilla generosità, deterge, nutre la purezza.

Voglio ritornare a quell’Ineffabile che sta prima di qualsiasi inizio, da cui sono disceso sospinto da gioco divino. Che l’oceano riaccolga sé medesimo in quest’onda luminosa, il cui nome riposa nelle stelle.

Così, avendo ancora braccia, gambe ed occhi, mi inchino e sacrifico ed esulto per ogni soffio che s’unisce al vento sulle colline.

So che non sarò mai cenere, ma bellezza e meraviglia, sempre.    


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Mia rispostina:

Caro Fratello Aquila Grigia, alias Subramanyam,

riesci a toccare i punti dolenti come farebbe un medico od un guaritore chiedendo "ti fa male qui?". Il percorso di crescita di ogni anima, come quello di un albero, non è fatto solo di allargamenti in cerchi concentrici ma anche di nodi. Il termine che si usava nella Rete Bioregionale prima della "svolta" -come io ho definito la scissione avvenuta nel 2010. 


Appena ora ho ricevuto la telefonata di Caterina che visse assieme a me quei momenti e ne abbiamo lungamente parlato... Ma se non si è al corrente delle caratteristiche di alcuni attori principali, come furono Giuseppe Moretti ed Etain Addey, e dell'altro attore che ha funzionato da elemento dirompente, Stefano Panzarasa. Non si può spiegare la trama del film che non è un film ma un lento percorso in un dramma in cui ancora siamo immersi. Dire che la separazione è avvenuta perché Stefano voleva "imporre" la dieta vegana all'interno della Rete è molto riduttivo ed anche non corrispondente alla verità. Allo stesso tempo denunciare  l'incapacità di Moretti ed Etain di andare oltre alle consuetudini alimentari nelle quali si erano radicati giustificandole come espressioni di un vivere bioregionale era altrettanto fallace.

Lo psicodramma dell'ecologia profonda vissuto all'interno della Rete Bioregionale -secondo me- alla fine si è ben risolto. Le parti ideologizzate -da un lato e dall'altro- si sono esautorate vicendevolmente, pur che restano ancora degli strascichi.

Il discorso che tu mi fai riguardo all'agricoltura possibile ed alla collaborazione con gli animali senza sfruttamento è talmente vasto  che richiederebbe giorni e giorni,  forse vite e vite, di discussione e sperimentazione. La ricerca va avanti, comunque. Ne parleremo anche durante l'Incontro Collettivo Ecologista che si terrà a Vignola dal 22 al 23 giugno di quest'anno. Sei invitato a partecipare. 

Tralascio di commentare le opinioni di Uriel in merito al cristianesimo... (http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/03/il-cristianesimo-e-morto-ma-i-cristiani.html). In fondo considero certi argomenti  di sofismo religioso completamente avulsi dal mio sentire... 

"Allora perché pubblico certi articoli?" - potresti chiedermi - Semina a spaglio, pastura per pesci  che forse abboccano, gusto dell'osservazione delle reazioni altrui accompagnato da una buona dose di stoicismo. Insomma se tu sapessi cosa vuol dire  rappresentare una Scimmia di Legno, accompagnata da Cavallo e Capra, potresti capirlo da te.

Cari saluti, Paolo D'Arpini

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Commento ricevuto:

Sono e rimango convinta che il veganismo sia una virtù e per quanto riguarda la violenza connaturata, è mia opinione che dovrebbe riguardare solo il mondo animale che uccide SOLO per necessità, cosa che non ha niente a che fare con l'essere umano che può benissimo (anzi meglio) campare senza massacrare gli animali. E per capirlo basta guardare il nostro apparato digerente e confrontarlo con quello degli animali carnivori. Per inciso, nemmeno la Genesi dice che l'uomo si deve nutrire di animali. "Dominare" non è massacrare. E lo dico da non credente.
Sonia Toni


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Risposta di Subramanyam:

Caro Paolo,
ti ringrazio per la risposta e per le esaurienti indicazioni circa la scissione avvenuta all’interno del bioregionalismo.
Secondo me, è giusto seguire con coerenza il tipo di alimentazione o la pratica agricola che si ritiene buona, ma non si deve cadere nella trappola di farne una “religione” da imporre agli altri come unica panacea. La vecchia mania-malattia di “imporre” è dura a morire. Così spesso, anche nell’ambito cosiddetto “alternativo”, benché si cambino gli abiti, si conserva intatto all’interno quell’uomo omologato e conflittuale che si dovrebbe trasformare.
Ti ringrazio anche per l’invito all’incontro bioregionale di Vignola, al quale non sono ancora in grado di dire se potrò partecipare.
E’ ovvio che non puoi essere identificato con gli articoli di vario tenore o con gli interventi che ospiti. Non capisco alla lettera l’immagine della Scimmia di Legno accompagnata da Cavallo e Capra, ma me la sento risuonare dentro in modo significativo, quasi fosse una specie di accordo musicale-sapienziale. Anche idee mille miglia lontane dalle nostre sono espressione della Realtà alla quale apparteniamo. L’aspetto pregevole del “Giornaletto” è che il lettore ha la possibilità di intervenire, se lo reputa necessario, serenamente e sinceramente.
Per quanto mi riguarda soltanto di rado mi sento ispirato ad intervenire; ho l’impressione che in definitiva il contributo più importante che si possa dare all’elevazione dello stato di coscienza del mondo avvenga all’interno di ciascuno di noi. 
“Aquila Grigia” era il nome che mi era stato dato ai Rainbow Gathering, ai quali però non partecipo più da diversi anni respinto da quel conformismo dell’anticonformismo dilagante che, in nome di una libertà e di una fratellanza soltanto retoriche, finisce coll’impedire alla persona di essere davvero libera di manifestarsi per quello che è.


Ho letto il commento di Stefano Panzarasa. Oltre al fatto evidente che per me, dall’esterno, è difficile comprendere quanto successo all’interno della Rete bioregionale, l’unica cosa che posso notare è che Panzarasa utilizza la parola “verità” per esprimere una prospettiva legittima, ma parziale, sulla realtà. Ci sono dei casi in cui può essere cosa nobile e giusta uccidere, persino un uomo, e casi in cui risulta ignobile uccidere anche solo un insetto. E’ giusto che gli uomini si diano delle norme, ma è fondamentale che esse vengano interpretate ed applicate nella consapevolezza della loro relatività, giacché, come già detto, ogni persona è innanzitutto alla propria coscienza che deve render conto.
In sintesi, credo che la consapevolezza della relatività del dicibile potrebbe aiutare ad uscire dai conflitti e dalle contrapposizioni rancorose e a comunicare. In genere si passa dall’estremo dell’autosvalutazione più umiliante e passiva all’altro estremo dell’identificazione cieca nella propria soggettività, accompagnata da una sete inestinguibile di volontà di potenza. Sarebbe invece auspicabile preservare la propria identità-dignità sociale, pur restando aperti e disponibili a modificarla qualora si riconoscesse la validità di certi suggerimenti provenienti dall’esterno. Anche perché la nostra identità ultima coincide con l’Ineffabile Tao e quella da nessuno e da nulla può essere alterata. Tu che conosci i Ching, sai sicuramente come la saggezza estremo-orientale ponga più l’enfasi sull’armonia e sull’equilibrio, che sulla ragione o sul torto. 
Un caro saluto,
Subramamyam  

lunedì 1 aprile 2013

Delfini morti nel Tirreno, trovate le cause.... Si tratta di un virus



Dall'inizio dell'anno ad oggi sono stati trovati morti sugli arenili circa 100 delfini, ma si suppone siano molti di più. Molti cetacei morti, infatti, si pensa che siano stati divorati dai pesci o finiti in fondo il mare. 

Nell'articolo precedente (Vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/03/tirreno-infetto-una-misteriosa-malattia.html)  del marzo scorso ne abbiamo lungamente trattato e in quella sede avevamo anche temuto che fosse in atto un'epidemia che colpisse tutti i mammiferi marini. Allora era un sospetto, oggi sembra, purtroppo, essere una realtà. Dalle ultime analisi di laboratorio effettuate dall'ARPA Toscana su alcuni delfini (stenelle) trovati morti sulle spiagge tra Grosseto e Forte dei Marmi è risultata la presenza di Dolphin morbillivirus, un virus letale per i cetacei. 

E' stato trovato anche un altro agente patogeno, un batterio killer (Photobacterium damselae subsp) che causa sindromi emolitiche ed emorragiche un po' come ebola.
L'ARPA Toscana, che ha studiato a fondo il problema epidemico, soprattutto in laboratorio, ed ha constatato che gran parte dei delfini arenati erano fortemente parassitati. 
Per i biologi, che hanno effettuato la ricerca sui poveri animali, è risultato che i mammiferi marini mediterranei presentavano un quadro immunitario compromesso. 
Per questi studiosi tale carenza di difese immunitarie può essere causato da altri fattori non virali o batteriologiche, ma da agenti inquinanti organici che si accumulano nei tessuti dei cetacei e che possono alterarne la risposta immunitaria. Agenti inquinanti che si sono accumulati negli anni nei nostri mari.

Gabriele La Malfa (AK)