sabato 7 marzo 2015

"Le Vaccinazioni Pediatriche" di Roberto Gava



Roberto Gava, laureato in Medicina all’Università di Padova, specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica. Dopo dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di libri di Farmacologia e moltissime pubblicazioni scientifiche (www.robertogava.it), da una quindicina di anni  il dr. Gava sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali, rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche.

I vaccini sono sicuri e anche utili?

“Consideriamo solo questi aspetti principali:

1) Il sistema immunitario di un bambino di pochi mesi è totalmente immaturo e quindi facilmente squilibrabile.

2) Oggi i bambini sono più deboli di una volta per innumerevoli motivi(madri più stressate, alimentazione meno equilibrata, ambiente inquinato, facili trattamenti farmacologici sia alla madre che al neonato, ecc.).[...]

3) Molti neonati presentano una immaturità particolare del loro sistema immunitario che dura fino a 12-18 mesi e che viene chiamata ipogammaglobulinemia transitoria:se in questo periodo il bambino viene vaccinato, corre un elevato rischio di subire danni da vaccino, mentre, se si attende che il suo sistema immunitario maturi, il rischio si riduce.

4) I bambini nati prematuri o che hanno subito una qualche malattia acuta nei primi mesi di vita o che hanno ricevuto farmaci immunosoppressori (antibiotici e/o cortisonici) nei primi mesi di vita o che hanno subito interventi chirurgici o che hanno alterazioni immunitarie o che sono figli di genitori con patologie immunitarie o metaboliche e molte altre condizioni squilibranti il loro precario equilibrio immunitario, sono ad elevato rischio di danni da vaccini.

5) E’ noto che minore è l’età del neonato o maggiore è la sua immaturità o maggiore è il numero di vaccini inoculati insieme, maggiore è il rischio che il bambino subisca un grave danno vaccinale.Non dimentichiamo che inoculiamo circa25 antigeni vaccinali (compresi i richiami) nei primi 15 mesi di vita del bambino.

6) I vaccini impediscono al bambino di venire a contatto con germi importanti per la sua maturazione immunitaria e ciò è un altro punto a loro sfavore. Infatti, sappiamo che il sistema immunitario immaturo del bambino viene stimolato, rafforzato e maturato proprio grazie ai piccoli e grandi combattimenti che lo impegnano fisiologicamente in molte sfide quotidiane. Non sarebbe allora più logico, sicuro ed efficace irrobustire la sua immunità aspecifica che lo difenderebbe da tutti i germi, invece di cercare di fortificare (con tutti i rischi che sappiamo) l’immunità specificaproteggendolo con i vaccini solo contro 7-8 germi?

7) Consideriamo che le vaccinazioni che noi pratichiamo non servono per proteggere i bambini dalle malattie virali e batteriche che li affliggono tutti i giorni; anzi, dato che i vaccini indeboliscono il sistema immunitario (effetto che si prolunga all’incirca nei 30-40 giorni successivi alla vaccinazione), i bambini vaccinati risultano più esposti alle malattie infettive dei non vaccinati.

8) Inoltre, consideriamo a cosa servano il vaccino antitetanico in un bambino di pochi mesi: si arrampica sui reticolati? E il vaccino antiepatite B? Per caso i nostri piccoli sono così precoci da avere rapporti sessuali pericolosi? E il vaccino contro la poliomielite? L’Europa ha il certificato “Polio Free” (senza poliomielite) dal 2002. E il vaccino per la difterite?Non ci sono casi di difterite né in Italia né nel resto dell’Europa da vari decenni (a parte qualche sperduta zona della Siberia). In aggiunta, gli extracomunitari sono vaccinati, ma il loro arrivo in numero elevato in Europa non ha causato aumento delle malattie per cui noi vacciniamo i bambini, ma pare aver causato invece un aumento della tubercolosi e delle malattie a trasmissione sessuale.

9) Il cervello ha un suo sistema immunitario specializzato e quando una persona viene vaccinata, le sue cellule immunitarie specializzate (“microglia”) vengono attivate. Vaccini multipli e frequenti iperstimolano questi neuroni provocando il rilascio di diversi elementi tossici (radicali liberi, citochine, chemochine, ecc.) che danneggiano le cellule cerebrali e le loro connessioni sinaptiche. Questa iperstimolazione è la prima causa di tante cerebropatie, non per ultima la sindrome autistica, ma anche la ADHD (disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività), le ipercinesie, le dislessie, le convulsioni, ecc.

10) I vaccini sono pericolosi sia per i loro componenti antigenici che per i loro componenti tossicologici,perché possono contenere: virus vivi o morti, batteri, parti di DNA, frazioni antigeniche, tossine, proteine eterologhe, prioni, antibiotici, mercurio, fenolo, alluminio, formaldeide, fenossietanolo, oli e innumerevoli nuovi composti ad azione conservante o adiuvante, nanoparticelle e chissà cos’altro, … perché ogni tanto si scopre qualcosa di nuovo. Con le conoscenze di immunologia di cui disponiamo oggi, pensare che la somministrazione di queste sostanze a neonati di 2-3 mesi di vita sia totalmente innocua è veramente da “sciocchi”!

11) A quanto pare, se la notizia di questi giorni è veritiera (alcuni sono molto dubbiosi in merito, perché temono che la verità sia molto più grave altrimenti non si spiegherebbero i costosi e gravosi ritiri immediati per i banali motivi riportati), pare che i vaccini possano rischiare di contenere anche germi contaminanti nonostante le sempre super-garanzie che ci danno quando ci assicurano che la produzione dei vaccini è sicura al 100%.

12) I vaccini possono causare qualsiasi patologia nel bambino che li riceve, perché squilibrano il suo sistema immunitario. Infatti, se il bambino ha un sistema immunitario robusto, tollera probabilmente abbastanza bene la vaccinazione, ma se ha un sistema immunitario debole, in un tempo variabile di giorni o mesi svilupperà una delle patologie a cui è predisposto, e chi di noi è senza predisposizioni patologiche congenite o acquisite?E come facciamo a sapere quanto un bambino è forte o debole dal punto di vista immunitario? Oggi potremmo avere molte informazioni di questo tipo con un semplice esame del sangue, ma questo esame non viene fatto. Perché?

È forse razionale vaccinare a tappeto 560.000 bambini all’anno senza sapere nulla di loro? 
È lecito eseguire un trattamento farmacologico (i vaccini sono farmaci) senza personalizzarlo? E senza sapere prevedere se l’individuo che lo riceve ne trarrà un beneficio o un danno? 
È lecito attuare dei trattamenti preventivi che mettono a rischio la salute e addirittura in alcuni casi la vita del bambino? 
È lecito che un trattamento preventivo in un soggetto sano, specie se è un bambino, possa presentare un minimo di pericolo?

Oggi sappiamo che i vaccini potrebbero far correre ai nostri figli pericoli non piccoli, ma preferisco lasciare al Lettore il compito di rispondere a queste domande ricordandogli solo che la letteratura medica contiene migliaia di articoli che documentano i danni da vaccini.

I medici vaccinatori ci garantiscono che tutti i vaccini sono innocui, ma quando i genitori che hanno più paura di danneggiare loro figlio che di fare “brutta figura” davanti i medici vaccinatori chiedono loro di mettere per iscritto che la vaccinazione non causerà alcun danno al bambino … nessuno di questi medici osa mettere la sua firma su un tale documento. Perché? (…) noi tutti siamo stanchi di questa continue notizie allarmanti sugli effetti dei vaccini pediatrici. Pertanto,pretendiamo che il nostro Ministero della Salute, da una parte ci fornisca informazioni precise, esaurienti e scientificamente corrette e inoppugnabili sull’efficacia e sulla sicurezza di tutti i vaccini e dall’altra, dato che solo noi genitori siamo i veri responsabili della salute dei nostri figli, vorremmo essere liberi, come accade in tutti i Paesi civili (??), di poter esprimere il nostro consenso o meno ad ogni atto medico, comprese le vaccinazioni pediatriche.”

Questo è ciò che avrebbe dovuto e dovrebbe dirvi il pediatra, il medico di fiducia, il centro vaccinale, prima di far pungere con un ago, potenzialmente dannoso, vostro figlio.

Queste sono invece le 10 domande di NapoliTime rivolte al Ministero della Sanità. Attendiamo risposte. Nel frattempo la nostra inchiesta continuerà. Finché non otterremo risposte chiare.

1) Perchè il vaccino esavalente contiene 4 vaccini obbligatori e 2 nonobbligatori, e non sono disponibili nei centri vaccinali i dosaggi singoli?

2) Perchè la scoperta di particelle non biodegradabili e non biocompatibili, in alcuni casi anchemetalli pesanti, nei vaccini (vedi ricerca Montanari/Gatti), riconosciute dall’intero mondo scientifico come dannose, non haportato all’immediata sospensione precauzionale dell’attività vaccinale pediatrica e non?

3) Perché quelle particelle sfuggono ai controlli che, secondo la dottoressa Stefania Salmaso, direttrice del Centro Nazionale di Epidemiologia, vengono eseguiti su tutti i lotti (Il Salvagente n. 38, pag. 41).

4) Perchè, visto che un bambino in vita sua non si ammalerà mai di 6 viruscontemporaneamente, gli viene inoculato l’esavalente in un’unica seduta e inun momento in cui il suo sistema immunitario è immaturo?

5) E’ vero che in determinate regioni il pediatra guadagna soldi per ogni bambino vaccinato?

6) Perché indicare un limite di prescrizione alla richiesta di danno da vaccino ed emotrasfusione,quando invece i danni sono permanenti e in molti casi mortali?

7) Quale sarà la reazione del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità all’ondata di ritiri di vaccini in vari paesi del mondo?

8) L’art. 32 della Costituzione recita che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. L’art. 3 stabilisce che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. Eppure le vaccinazioni sono obbligatorie in certe regioni e non in altre. Perché i cittadini della Repubblica italiana sono trattati in maniera disuguale e, dunque, anticostituzionale?

9) Perché i genitori non vengono messi in condizione di scegliere davvero, informandoli in sede di vaccinazione, per iscritto, con dati e statistiche, circa i rischi di danni neurologici e altro in seguito a reazione da vaccino?

10) E’ vero che i dipendenti della Sanità non possono rilasciare dichiarazioni circa i vaccini, pena il licenziamento?


Fonte Stampalibera
Libro "Le Vaccinazioni Pediatriche" del Dott. Gava.


giovedì 5 marzo 2015

Treia, 14, 15, 16 e 17 marzo 2015 - San Patrizio Festival, all'insegna dell'ecologia


Treia - Orto pensile

Nell'ambito dei festeggiamenti  per il patrono di Treia, San Patrizio, segnaliamo questa bella iniziativa: 

Treia, 16 Marzo 2015 -  Convegno  dal titolo: DIETA MEDITERRANEA.... PATRIMONIO DELL' UMANITA' - DALLE ORE 18,00, nella Sala Ex Trea. 
Organizzazione: Comune di Treia in collaborazione con il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea 

Quando si pensa alla parola ‪‎orto‬, mille rappresentazioni si evidenziano nella mente, mille immagini prendono forma. L'etimologia della parola stessa, dal latino hortus, indica un'area destinata ad usi diversi: giardino, come gli orti della mitologia greca o delle ville romane; podere, dove si coltivano erbe varie, piante da frutta, vigna. C'è l'orto botanico, dalle finalità didattiche; o l'orto dei Getsemani, orto degli ulivi, con ulivi secolari dai tronchi cavi e contorti, l’ambiente naturale tra i più fedeli alla ‪‎Gerusalemme‬ di duemila anni fa.


Se pensiamo ad un orto, pensiamo ai suoi ortaggi, a tutto quello che fa ricca la tavola, e la nostra cucina. C'è una grande e riscoperta passione oggi per l'orto, che spinge grandi e bambini a coltivare, piantare nelle scuole, nelle città, nei terrazzi. L'idea dell'orto però è tradizionalmente legata alla campagna, e l'idea di campagna a quella di genuinità. Ciò che spesso non ha una chiara connotazione invece, è proprio il concetto di genuinità: che cosa sia veramente, come la vorremmo, come crediamo che essa venga raggiunta.

Ecco, nel mio immaginario personale genuinità equivale a ricchezza: ricchezza di organismi, vegetali ed animali, di insetti e di erbe, utili e non, di lumache, lombrichi, pidocchi, api, piantaggine, malva e gramigna, nel mio orto. La biodiversità, nel mio orto. Assurdo volere erbacce e lumache nel proprio orto; si possono debellare completamente, o quasi... E' l'opinione condivisa da molti. Molti lussureggianti orti di campagna, così belli da guardare, così "puliti" ed ordinati, da sembrare un disegno, un ricamo. In questi orti si trovano pochi insetti dannosi, i cosiddetti "fitofagi", mangiatori di ortaggi; non ci sono erbe inutili, competitrici per acqua e risorse nutritive. E' qui che si apre la forbice: l'equilibrio naturale, sempre incline alla tolleranza e all'autoregolazione, in contrapposizione all'agro-ecosistema, dove la mano dell'uomo seleziona e decide cosa serve e cosa no. Un margine di compensazione tra le due lame però esiste, ed è la scelta del mezzo con cui intervenire, e della soglia di danno da accettare. Nell'orto "pulito" di campagna, come nell'agricoltura intensiva di tipo convenzionale, la tolleranza è spesso zero, la resa è elevata, il livello di inquinamento e di contaminazione di frutti, ‪acqua‬ e‪# suolo‬, nonché il rischio per coltivatori e rispettivi vicinati... ahimè spesso preoccupante, incontrollato, disconosciuto dai più.


Credo si possa tuttavia iniziare a promuovere e scegliere una pratica agricola illuminata partendo dal basso, dal territorio locale, da noi piccoli consumatori e piccoli produttori.
Ecco allora che il mio non è certo un invito a metterci dalla parte della lumaca; è piuttosto un invito a ragionare, in generale, sul modo in cui pensiamo che quella lumaca sia stata eliminata, ogni volta che ci si trova di fronte ad una pianta di insalata tremendamente intatta, dall'ortolano come al supermercato. E' un invito ad informarci tutti su quali modi esistano al giorno d'oggi, oltre al "veleno", per eliminare tutti gli insetti che arrecano danno alle nostre verdure, alle nostre olive e alla nostra frutta. E di modi ne esistono, alcuni più dispendiosi, altri meno, ma che non hanno e non avranno mai effetti negativi sulla nostra ‪‎salute‬. E su quella dei nostri bambini.

Franco Capponi - Sindaco di Treia


I GIARDINI DI MARZO - ALTRA INIZIATIVA DELL'EVENTO - CON ESPERTI CHE CI GUIDERANNO ALL'INTERNO DEGLI ORI E GIARDINI DEL CENTRO STORICO DI TREIA.

Ecologia acustica ed inquinamento da rumore



Lo studio dell’Agenzia europea per l'ambiente (EEA) “Good practice
guide on quiet areas", fornisce indicazioni e raccomandazioni per
identificare e proteggere le zone tranquille individuate per tutelare
i cittadini dagli effetti nocivi dell'esposizione al rumore ambientale
e ha visto la luce in concomitanza con la “Giornata di
sensibilizzazione sul rumore”, promossa dallo statunitense Centre for
Hearing and Communication.


Alla stesura del report ha lavorato un team composto da esperti
internazionali, fra cui Gaetano Licitra di ARPAT, al fine di elaborare
una sorta di manuale che aiuti i responsabili politici, le autorità
competenti e le altre parti interessate a comprendere e soddisfare i
requisiti della "Direttiva sul rumore ambientale".

In base alla Direttiva del 2002, una zona tranquilla non è
necessariamente silenziosa, quanto piuttosto non toccata da suoni
indesiderati o nocivi prodotti da attività umane, tant’è vero che
alcuni tipi di rumore, come il suono dell’acqua corrente o il canto
degli uccellini, sono generalmente percepiti come piacevoli, ciò
significa che non è possibile definire una zona tranquilla solo dai
decibel rilevati.
Quando si pensa all’inquinamento acustico spesso viene in mente la
musica ad alto volume o l’abbaiare di un cane, invece, nella maggior
parte dei casi, i problemi di salute reali sono causati da esposizione
a lungo termine al rumore da traffico stradale, ferrovie, aeroporti e
industria, per questo le zone tranquille sono importanti perché
possono fornire sollievo dal rumore e migliorare la qualità della
vita.

I fondamenti della Direttiva per la tutela di queste zone tranquille
si trovano nel “Green Paper on Future Noise Policy “ della Commissione
europea del 1996 dove già allora veniva caldeggiata la realizzazione
di mappe acustiche utili per l’identificazione dell'esposizione al
rumore, e quindi per il riconoscimento delle aree da tutelare o in cui
intervenire.

Anche la Direttiva riconosce la necessità di prevenire o ridurre i
livelli di rumore ambientale che possano influenzare negativamente la
salute umana, tra cui il fastidio e i disturbi del sonno,
sottolineando anch’essa la necessità di preservare “la qualità
acustica ambientale laddove è buona” e nonché di tutelare le zone
tranquille.
A tal fine gli Stati membri devono elaborare delle mappe acustiche
strategiche in grado di permettere la determinazione globale
dell'esposizione al rumore in una data zona esposta a varie sorgenti
di rumore e la definizione di previsioni generali per questa zona.

Purtroppo però la Direttiva non offre sempre un’interpretazione
univoca su cosa sia un’area a basso inquinamento acustico lasciando
un’ampia discrezionalità di lettura che ha portato, nel corso del
tempo, gli Stati membri ad attuare strategie totalmente diverse in
materia di protezione delle zone individuate.
Per questo, nel 2012, il Parlamento europeo ha pubblicato lo studio
“Towards A Comprehensive Noise Strategy” in cui sono formulate
raccomandazioni per lo sviluppo di una strategia sul rumore più
omogenea.

Parallelamente, questa debolezza strutturale nella normativa ha
condotto ad un’intensificarsi degli studi in questo campo (es.
ricerche su come le persone percepiscono l'ambiente acustico), e
diversi Stati membri hanno avviato o implementato le politiche a
tutela delle aree silenziose, così che attualmente vi è senz’altro
molta più conoscenza ed esperienza sulla materia rispetto a quando fu
pubblicato il “Green paper”.
L’EEA con questo rapporto ha voluto raccogliere, ordinare e
ridistribuire questa conoscenza per un uso più ampio, fornendo
raccomandazioni basate su esempi di buone pratiche attuate nella
valutazione e nella gestione delle aree tranquille in Europa perché,
comprensibilmente, ciò che va bene per un luogo può non essere
adeguato per un altro.

Infine, si segnala che l’EEA ha sviluppato l’applicazione “NoiseWatch“
che, utilizzando il microfono incorporato nel dispositivo tenuto in
mano, determinare e misura in decibel (dB) il livello del suono che ci
circonda. Grazie a questa APP, l’EEA ha ottenuto il “World Excellence
Award” al Geospatial World Forum.


Fonte: http://www.arpat.toscana.it/

mercoledì 4 marzo 2015

"I pilastri dell'anno" di Maurizio Ponticello - Recensione



(...) il termine greco kalao, allude alla possibilità di trasferire sul piano terrestre ciò che è vigente sul piano cosmico. Pertanto, al fine di recuperare una concezione qualitativa del tempo, è bene tenere a mente che il calendario è un “breviario dell’universo” (p. 9), affermazione in sintonia con la concezione tradizionale che insegna che “Cielo e Terra sono Uno”. Del resto, la parola “tempo” cela in sé il rinvio al sacro. Temno, nella lingua greca, rinviava all’atto con cui qualcosa veniva divisa secondo ordine e misura. Lo stesso significato è implicito in “tempio”, spazio sacralizzato in opposizione allo spazio profano. E’ così che le Kalendae in origine a Roma erano consacrate a Giano e Giunone e, solo in seguito, dettero il nome ad un almanacco nel quale si potevano leggere le notizie astronomiche e agrarie, assieme a quelle inerenti la celebrazione delle festività e la lunghezza dei giorni e delle notti.
Il calendario: “…nato come vademecum per identificare i tempi sacri dell’universo, quindi, soltanto in seguito divenne un almanacco di appunti” (p. 15). All’inizio esso mirava a far rilevare la relazione con la divinità di turno, che presiedeva a quel particolare passaggio dell’anno. Quest’idea del tempo arcaico, tendeva a individuare nel flusso, nel divenire, il ritorno del simile, a cogliere nella metamorfosi la trama dell’eterno, nella convinzione che uomo e cosmo fossero legati da un sintonico filo d’oro. Allo scopo, l’uomo arcaico costruì i santuari-osservatori megalitici ove si svolgevano riti finalizzati a riconnettere l’interiorità umana alle potestates del cosmo, cosa che poteva indurre guarigioni taumaturgiche. Tale corrispondenza simpatetica di micro e macrocosmo è ancora presente ed esplicita in Paracelso, nell’epoca in cui iniziò il processo di matematizzazione della vita che introdusse, l’ancor oggi vigente, rapporto “apprensivo” nei confronti della temporalità.
Joe Fallisi



Il saggio di Maurizio Ponticello I pilastri dell'anno è un'opera chiara, organica ed esaustiva sull'esperienza del tempo e la stessa idea di calendario.

martedì 3 marzo 2015

Insetticidi anti-zanzare e loro impatto su ecosistemi e esseri viventi




Ogni anno, dalla primavera all’autunno, con l’intento di liberarsi dalle zanzare, ovunque viene perpetuato un massiccio spargimento di prodotti chimici. Purtroppo però, vincono sempre i fastidiosi insetti che, proprio a causa delle cosiddette “disinfestazioni”, sono diventati più forti e sempre di più. Ma gli insetticidi anti-zanzare così generosamente distribuiti, sono acqua fresca, oppure hanno un impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi? E se sì, qual è?

Fino ad ora, nonostante gli studi e l’ampia bibliografia in proposito, le notizie non trapelavano e non se ne sapeva quasi nulla. Il terrorismo sulla forma influenzale chiamata Chikungunya, che però in Italia non esiste e soltanto in via eccezionale potrebbe essere veicolata dalla Aedes albopictus (la zanzara tigre di recente importazione), è stata l’informazione più diffusa, ed ha autorizzato Amministrazioni e privati cittadini a spargere a piacimento gli insetticidi, dappertutto. Ma anche la Culex pipiens, la zanzara comune nostrana, che d’estate ci ha fatto da sempre compagnia, in particolari condizioni avrebbe potuto veicolare la Febbre del Nilo, perché però nessuno ne aveva mai parlato……?

A fare chiarezza sull’argomento ci ha pensato un qualificato e autorevole team formato da Ricercatori dell’ISPRA, Professori delle Università di Parma, Padova, Firenze e Roma (Sapienza) e Specialisti dell’ISDE (International Society of Doctors for the Environment), Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente, che hanno unito le proprie competenze nello studio “Impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi delle sostanze sintetiche utilizzati nella profilassi anti-zanzara”, la pubblicazione dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale), appena uscita.

Nella presentazione, a cura del Direttore a.i del Dipartimento Difesa della Natura, dott.ssa Emi Morroni, si legge: “L’uso dei pesticidi, su terreni e superfici dure, desta una serie di preoccupazioni, soprattutto per via della velocità di ruscellamento delle acque superficiali, almeno 10 volte maggiore rispetto a quella dei terreni agricoli. Inoltre, gli insetticidi impiegati non hanno tempo di degradare, raggiungendo rapidamente gli habitat naturali e determinandone la contaminazione anche a notevole distanza dai luoghi di irrorazione. La diffusione di grandi quantitativi di sostanze chimiche di sintesi, e la conseguente contaminazione degli ecosistemi, ha ridotto drasticamente le popolazioni dei predatori delle zanzare stesse (pipistrelli, uccelli insettivori, libellule, gechi, ecc.) col paradossale risultato di una sempre maggiore presenza di zanzare e altri fastidiosi parassiti.”

E nell’introduzione si ricorda che: “I ripetuti interventi antiparassitari per combattere l’eccedente presenza di zanzare ed altri insetti considerati nocivi, possono causare danni all’ambiente e alla salute umana”

La buona notizia è quindi che, d’ora in poi, la tematica non potrà più essere sottaciuta o trascurata, perché il nuovo Quaderno dell’ISPRA, esaminando e analizzando la maggior parte degli insetticidi, anche quelli maggiormente impiegati e ritenuti innocui, ne rivela i segreti e le caratteristiche.

Lo studio ha preso in considerazione anche l’impatto degli insetticidi sulle api, e riporta i Regolamenti e le Direttive europee insieme ai Decreti e alle Leggi nazionali. Potrà quindi essere una valida guida per difendersi dai soprusi e orientare sia i cittadini che gli operatori pubblici verso comportamenti scientificamente corretti, efficaci e rispettosi della salute e dell’ambiente.

Per difendersi dalle zanzare, l’unico rimedio efficace è la PREVENZIONE, mediante la rimozione o la bonifica di raccolte, anche minime, di acqua stagnante e l’eliminazione dei focolai larvali. Ogni persona, però, dovrà agire soprattutto nel proprio entourage domestico, perché delegare la soluzione del problema agli Amministratori sia pubblici che privati, avrà risultati minimi e sempre parziali. La presenza di numerose zanzare adulte nelle città e nelle proprie abitazioni, dimostrerà che non si è agito correttamente e, a causa di atteggiamenti sbagliati (propri o dei vicini), ognuno si ritroverà con le zanzare che si merita. Una volta adulti, infatti, sarà molto più difficile liberarsi degli insetti, anche usando gli insetticidi, che ne abbatteranno solamente l’1%.

Ma esistono molti metodi innocui, alternativi ed efficaci per contrastare le zanzare, compresa la tigre, quindi non bisogna perdere la speranza…. Chi desidera conoscerli può consultare il sito www.infozanzare.info che ne riporta molti.


Fonte: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/ambiente-e-societa/impatto-sugli-ecosistemi-e-sugli-esseri-viventi-delle-sostanze-sintetiche-utilizzati-nella-profilassi-anti-zanzara

lunedì 2 marzo 2015

Catastrofi planetarie e materia oscura



Sembra la trama di un mediocre film catastrofista, ma non è cosi. Dietro ad eventi catastrofici che nel passato hanno causato l’estinzione di molte specie viventi (i cosiddetti Extintion level event) potrebbe esserci niente di meno che la sfuggevole materia oscura. Lo rivela un biologo della New York University, Michael Rampino, tramite un articolo pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Secondo lo studio, la Terra e tutto il Sistema Solare passerebbero attraverso regioni della galassia ricche di materia oscura che potrebbero aver disturbato le orbite delle comete o aver riscaldato il nucleo del pianeta causando effetti letali di portata globale.

La Terra non è certo nuova a questi fenomeni: si pensi all’estinzione dei dinosauri di 66 milioni di anni fa che causò la scomparsa del 76% degli esseri viventi oppure alla precedente estinzione del Permiano, avvenuta quasi 252 milioni di anni fa, che causò l’estinzione del 96% delle specie. Quello che desta particolare interesse sembra però essere la periodicità di questi eventi che si stima avvengano ogni 30 milioni di anni.

Com’è noto, la il nostro sistema solare impiega circa 250 milioni di anni per fare un giro completo, lungo un orbita circolare, attorno al centro della galassia ma con delle oscillazioni rispetto al piano galattico ( o disco galattico ) circa ogni 30 milioni di anni.

Partendo da questo, Rampino ha correlato questa oscillazione alle cinque grandi estinzioni di massa che hanno interessato il nostro Pianeta attribuendo la causa di queste oscillazioni proprio alla materia oscura che interferirebbe in due modi ben specifici: secondo la prima tesi la materia oscura devierebbe si il nostro sistema solare dalla sua orbita ma anche le comete che gli orbitano attorno rischiando di porli in collisione con la terra. Una seconda, e più ardita ipotesi, vorrebbe invece che ad ogni sbalzo si crei un accumulo di materia oscura all’interno del nucleo che causerebbe una reazione fortemente esotermica tale surriscaldare il nucleo e causare fenomeni geologici estremi.

“La storia della Terra è puntellata da estinzioni su larga scala, alcune delle quali difficili da spiegare. La materia oscura, la cui natura non è ancora chiara sebbene costituisca circa un quarto dell’universo, potrebbe darci delle risposte”, ha affermato il biologo della New York University. Questa tesi è decisamente affascinante, ma per essere verificata occorre aumentare la nostra conoscenza sulla natura della materia oscura e sulla sua distribuzione nell’universo.

Al momento non ci resta che sperare che, come succede nei film, la prossima volta tutto vada diversamente.

Cesare Dragandana 





(Fonte: Il Primato Nazionale)

domenica 1 marzo 2015

Macerata - Laboratorio La Tela: "Da la conocchia a lu guarnello"



Sabato 14 febbraio 2015 al Museo della Tessitura - Laboratorio La Tela - di Macerata si è tenuto un  evento dal titolo "Da la conocchia a lu' guarnellu"...usi costumi e tradizioni del folklore maceratese. 

Con Manuela Ruffini: Il folklore, caratteristiche generali del Folklore, il significato del termine, la sua nascita, e il folklore nel nostro secolo e Roberta Giannangeli:Da la conocchia.... fino all'abito da sposa, passando per il corredo e tutto quanto si svolge nella vita di una ragazza dalla sua adolescenza fino al matrimonio, nel periodo di fine 800 nel maceratese.

L’evento è stato allietato dagli organettisti de “Li Pistacoppi”con la musica del ballo tipico maceratese: il saltarello.


Alcune immagini nella descrizione dell'argomento di Roberta Giannangeli
"Oggi la parola “conocchia” indica il dono nunziale, ma un tempo era uno dei tanti strumenti della filatura e tessitura,insieme a “lu fusu,lu filarellu,lu depanato’,la nnaspa,lu tela’,la naetta,li licci.” Biancheria e stoffe oggi le acquistiamo ma anticamente “lu corredu o accungiu” erano tessuti in casa. Con le diverse tele, ricavate dalla tessitura di canapa o lana o cotone o lino,venivano confezionati gli indumenti utili al vivere quotidiano,dal corredo da letto,asciugamani,rotoli di biancheria per la cucina, fino ai lenzuolini di battesimo o “ sciuccato’ ” per il letto di morte. La preparazione del corredo accompagnava tutta l’adolescenza della ragazza. Il suo vestito da sposa non era altro che il costume locale con alcuni abbellimenti. 

Sempre presente la camicia bianca per lei e per lui finemente ricamata. Le spalle della sposa erano coperte da un fazzoletto bianco con lunghe frange. In testa aveva la vettarella bianca. La gonna o “guarnellu” era di cotone con righe verticali a vivaci colori e sopra vi era la pannella bianca con falpala’. Il busto era rigido e coperto di velluto ricamato a mano. Muovendosi la sposa faceva intravedere i pizzi, le trine rosse e merletti del sottogonna e mutandoni. L’abbigliamento era completato da collane di perle scaramazze, di oro e corallo, orecchini con pendenti o buccole d’oro. Ai piedi calzavano scarpe “a trunghitti” con tacco a rocchetto. I calzetti erano di cotone bianco lavorati con ferri appositi. Lo sposo, sopra la camicia bianca ricamata sul davanti con motivi floreali dai vivaci colori, indossava il corpetto della festa, confezionato con stoffa damascata, celestina o gialla, con doppia fila di bottoni ricoperti della medesima stoffa e con due piccoli taschini sul davanti. I calzoni secondo la tradizione erano lunghi fino al ginocchio con pattina alla marinara, una sola tasca laterale a sinistra e un taschino sul retro, ed erano sostenuti da una ricca fascia di cotone ricamata a uncinetto dalla sposa. Il colore della fascia era bianco per gli scapoli e rosso per gli ammogliati. I calzoni erano fermati al ginocchio da lunghi calzettoni di cotone bianco ricamati lateralmente e cinti da giarrettiere di velluto policromo. Le scarpe erano di colore nero con tacco basso e stringhe colorate."

Peccato non esserci potuti essere, speriamo che le ragazze della Tela vengano a Treia alla Festa dei Precursori del 25 e 26 aprile 2015  a raccontarci un po' di queste belle storie!

Caterina Regazzi