martedì 19 maggio 2015

L'impero più corto



L’Impero più corto della storia che ci ricorda il film “Re per una notte” formato non da un popolo sovrano, ma da Gerarchi i cui discendenti sono ancora presenti senza capacità e con lingue biforcute nel distruggere il nostro Paese per personali interessi.

Un po’ di storia di un recente passato da dimenticare. A Roma nel quartiere EUR programmato all’epoca Fascista per lo sviluppo della nuova città di Roma, nell’anno 1937 iniziarono i lavori per la costruzione di un edificio che doveva rappresentare Roma capitale dell’Impero nell’Esposizione Universale “EXPO del 1942” e con l’occasione festeggiare contemporaneamente i venti anni del Regime Gerarchico Social Fascista Comunista Vaticanista.  
Sulla facciata principale della costruzione denominata il Palazzo della Civiltà, ancor oggi si possono leggere frasi che allora descrivevano i meriti virtuali dagli ideali individuali di un Popolo ancora da formare, nel difficile compito di unire gli Italiani:
UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI
DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI
DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI

Per fortuna non c’era più spazio altrimenti avrebbero continuato a imprimere aggettivi di grazia per nascondere una realtà molto diversa, formulata sulle Ingiustizie e la Mafia Istituzionalizzata, che divennero capisaldi tradizionali del Potere che si tramandarono sino ai nostri giorni.

Il titolo di Impero Italico ebbe una durata molto limitata dal 1936 sino al 1945, nove anni scarsi sino alla fine della seconda guerra mondiale che si conclusero con la perdita di tutte le nostre conquiste di espansione in Africa Settentrionale con la Libia, Cirenaica, Tripolitania, e l’Africa Orientale con l’ Etiopia, Somalia, Eritrea, il rimborso dei danni di guerra, oltre a cedere alcune aree dei territori Nazionali: Nizza e Savoia, Rodi, Dodecaneso, Istria, Dalmazia, Albania, Anatolia e relative Isole.

Territori
Nome
Area (km²)
Note
1
Italia metropolitana
309.100

2
1.873.800
compresa la Striscia di Aozou
3
1.749.600
comprese le Isole Hanish
4
28.750

5
2.690

6
0,5

Totale

3.963.940,5


Per il nostro paese la seconda guerra mondiale fu un grave errore di calcolo, che ci degradò da un Impero allargato a quattro milioni di chilometri quadrati quasi 13 volte l’Italia, ridotta ad un calvario con nemici e milioni morti su parecchi fronti. Dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia contro l’asse formato da Inglesi e Francesi il 10 Giugno del 1940 e più tardi nel Dicembre del 1941 contro gli Americani con previsioni di una guerra lampo che invece si protrasse per ben 6 anni, con gravi perdite di vite umane e tante sofferenze per il nostro Paese, con sconfitte su tutti i fronti, iniziando dall’Africa Occidentale, l’Africa Orientale, in Grecia, in Russia, per finire di dover combattere in casa contro milizie armate distaccate, Fascisti, Partigiani, Bande armate, Delinquenti, dove i nostri maggiori nemici furono interni con tradimenti che ci portarono alla continuazione di una guerra interna fra concittadini che avevano cambiato padrone, oltre a combattere contro i nostri alleati Tedeschi divenuti nostri nemici in seguito al tradimento, dopo che ci aiutarono fraternamente durante i lunghi anni di sanzioni imposte all’Italia dalla Società delle Nazioni oggi ONU.

Non intendo riscrivere la vera storia d’Italia, ne hanno scritte già tante tutte limate secondo gli interessi del momento, ma non dimentichiamo che non vi sono guerre pulite o guerre sporche, in guerra tutto è lecito pur di vincere, nonostante i regolamenti internazionali che invitano al rispetto del nemico, dei prigionieri, dei civili e dei mascalzoni, tutte anime di Dio.

Il Generale Badoglio in Africa Orientale faceva sparare anche alle mosche, mentre gli Americani per concludere la seconda guerra mondiale, gettarono due bombe nucleari su due città Giapponesi, dopodiché ottennero la resa incondizionata.

Per nostra grande soddisfazione a guerra finita, i nostri nemici ci portarono via tutto ad eccezione del Vaticano, uno stato indipendente dentro allo Stato, il quale non perse l’occasione di formare un proprio Governo in Italia, con l’aiuto di mercenari del soldo che si prestarono alla formazione di un Partito Nazionale della Democrazia Cristiana ed altri Partiti secondari quali Comunione e Liberazione per il controllo totale del Paese nel raggiungimento dei personali interessi.

Molti fra quelli che fingono di non ricordare, gioirono di grandi favori e benefici economici che determinarono i personali anni felici di una manciata di individui impuniti i quali sbandieravano il fittizio bum Italiano. Mi duole confermare che l’Italia non beneficiò di nessun bum. Soltanto furbizie per far apparire operazioni e programmi per dimostrare acute capacità di Statalismo da bottega di cui le conseguenze furono abilmente nascoste e rinviate nel tempo.

Il nostro bum di scandali, imbrogli e corruzione, vissuti per 70 anni dalle Politiche di servilismo e ingiustizie in nome di Dio, accompagnati dalla censura e dalla disinformazione, ce li ritroviamo tutti oggi con un debito pubblico di 2 mila miliardi e 184 milioni di Euro  al Febbraio 2015, i quali paragonati ai valori della lira di allora ci vorrebbero calcolatrici speciali per trascrivere la cifra di debito pubblico in 4 milioni e mezzo di miliardi di lire, da aggiungere al debito delle Industrie e delle famiglie, per un totale preventivato in 10 milioni di miliardi di lire, paragonabile al costo di un tappeto dorato che ricoprirebbe la circonferenza del Pianeta col bum bum.

Come possiamo notare allo specchio della situazione attuale, la nostra civiltà si è degradata attraverso un processo dominante di Corsari dall’occhio bendato con tanta cattiveria e ignoranza, dove il Potere per privilegiare i Partiti Politici hanno seminando tante sofferenze, disoccupazione, suicidi e gravi atti di pirateria interna, con quattro colpi di Stato consecutivi, senza alcuna opposizione da parte del Parlamento e l’appoggio esterno di dieci disinformati, l’ultimo dei quali rappresentato da un certo Renzi il Presidente, appoggiato da Garantisti e firmatari fuori Legge i quali scavalcando gli Organi di controllo della Repubblica, si sono imposti con Decreti Legge e raffinate furberie nel porre la fiducia ad un Governo illegale con la minaccia di sciogliere le camere e mandare tutti a casa, in un momento di alti privilegi per gli Onorevoli di qualsiasi colore e livello.

Quale sarà la fine di questa Repubblica delle banane, così come viene definita in Patria e all’estero, nelle mani di disfattisti che si alternano al comando del Paese?

La presente morale rilevata da un breve passaggio della nostra storia che si ripete all’infinito, con galli e galletti marchiati di Monarchia, Fascismo, Socialismo, Democrazia, Comunismo, Liberismo, Repubblicani, Sbruffoni e Cascamorti, tutti affetti dalla medesima patologia dove uno o dieci al comando del Paese decidono secondo i personali interessi, mentre milioni di persone soffrono o muoiono generando profitti supplementari per gli avvoltoi.

Il Paese necessita di una rivoluzione del pensiero tradizionale seguendo un processo civile di equità e dei diritti all’esistenza con dignità di tutti i cittadini come una unica famiglia, e per arrivare a ciò sarebbe più giusto impiccare uno o dieci bulli e salvare il Paese con i milioni di malcapitati in continua sofferenza.

Per la salvezza del nostro Paese attualmente immerso in acque buie e profonde, richiede lo sviluppo di un nuovo pensiero imperniato sulla costituzione di una nuova Politica Referendaria, con principi sociali fondati sulla cooperazione di tutti i cittadini nel rispetto della Costituzione, attualmente offesa su diversi articoli vitali che generano forti ritorsioni all’Economia con danni superiori ai Black Blocs, ritardano la ripresa.


Anthony Ceresa

lunedì 18 maggio 2015

Neve a maggio? No, è una pioggia di ragni che scende dal cielo...



Ci troviamo a Goulburn, nel Nuovo Galles, in una zona in cui la neve non cade mai, ma allora cos’è tutto quel bianco?

La mattina del 15 maggio gli abitanti di Goulbum appena svegliati non hanno creduto ai loro occhi:    "neve? " si sono domandati,  "qui non c’è mai stata ! " In effetti non era neve, ma milioni e milioni di ragnatele piovute da cielo con altrettanti ragni che hanno ricoperto strade, alberi, tetti e campagne. Avvicinandosi a questa coltre bianca si sono notati nugoli infiniti di piccoli ragni, per fortuna non velenosi. Gli scienziati hanno dichiarato che questo è un fenomeno naturale che si manifesta in ogni cambio di stagione. Quello che invece non è naturale è la quantità record di questi aracnidi. Dopo la pioggia di ragnatele, tutte le case di Goulburn e di altri paesi vicini sono state letteralmente prese d’assalto e in alcuni casi completamente ricoperti dai ragni.  Come un film dell’orrore centinaia di persone aracnofobe hanno preso le macchine e sono fuggite in altre zone non interessate dal fenomeno.

"E’ una tecnica particolare di questa specie di ragni, spiega un entomologo locale, usano le ragnatele come aquiloni per spostarsi da un punto all’altro, anche per diversi chilometri"   Per fortuna a parte l’orrore per chi è aracnofobo queste creature sono innocue.

Ma questo non è l’unico caso di ragni che piovono dal cielo, nel 2013 in Brasile la città di Santo Antonio Da Platina è stata vittima del fenomeno. Migliaia e migliaia di ragni hanno realizzato ragnatele gigantesche lunghe cento e più metri e si sono fatti trasportare dai venti fino a scendere sui tetti delle case, sugli alberi e sulle strade. Si tratta del ragno “Anelosimus eximius” che pur non essendo velenoso il suo morso è doloroso.

Ultima invasione di ragni “volanti” sempre in Brasile è accaduto ad ottobre dello scorso anno a Chovendo Aranhas. Anche qui gigantesche ragnatele sono atterrate nella città invadendo case e strade.

Per gli scienziati non sono eventi straordinari questi delle migrazioni aeree dei ragni, è straordinario solo, e non è poco, la gigantesca quantità di questi aracnoidi che non si era mai riscontrata nel passato.

Anche qui c’è “lo zampino” dei cambiamenti climatici? Forse, e allora cosa dobbiamo aspettarci in futuro visto che la situazione climatica va sempre di più peggiorando?


Accademia Kronos

domenica 17 maggio 2015

Laicità ed ecologia profonda - "Che dio esista o non esista nulla importa alla natura"


  Le istituzioni che rappresentano Cristianesimo, Ebraismo, Islam sono  sempre state in lotta, con fasi alterne e qualche pausa.
  Queste istituzioni hanno come caratteristiche:
-         Credono fermamente in un Dio personale ed esterno al mondo, creando un dualismo fortissimo nel pensiero umano (Creatore–creatura o Dio-mondo);
-         Considerano semplicemente come “ambiente dell’uomo” un complesso di venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti, con tutte le relazioni che li legano. Non hanno alcuna considerazione per il mondo naturale, visto come al servizio dell’uomo, essere del tutto privilegiato e “metafisicamente” diverso;
-         Non si sono ancora accorte che ci troviamo sul terzo pianeta di una stella di media grandezza, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, fra miliardi di altre galassie;
-         Non danno importanza a questa vita, rimandano tutto all’altra vita, che sarebbe eterna, dove si viene premiati o puniti;
-         Considerano “verità” qualcosa accaduto negli ultimi tremila anni (o meno), senza accorgersi che si tratta di un milionesimo dell’esistenza della Vita e di un millesimo della storia dell’umanità. Si basano su pochi libri considerati “sacri e intoccabili” (o quasi) e su alcuni uomini storicamente vissuti;
-         Sono sostanzialmente misogine, anche se il mondo islamico lo è di più: non hanno alcuna considerazione per la donna, anche se la parte laica della civiltà occidentale attuale si sta allontanando da queste assurdità;
-         Non accettano assolutamente il sesso senza figli, ribadendo ancora una volta che bisogna negare ogni piacere in questa vita, per essere compensati “nell’altra”. Anche le autorità laiche industrialiste-sviluppiste approvano di fatto l’idea di fare figli, perché vogliono sempre più consumatori;
-         Mente estesa, Anima del Mondo, Inconscio Ecologico, Animismo, esseri senzienti, Madre Terra: non sanno neanche di cosa si sta parlando, o fanno finta di non saperlo. Forse perché se ci sono queste idee di fondo, o comunque  si trova la Divinità immanente nella Natura, non c’è più bisogno di intermediari: quelle tre visioni del mondo (che in realtà sono una sola) possono andare a casa, e con esse i loro sedicenti rappresentanti.
  Dal punto di vista filosofico, le tre religioni abramitiche sono praticamente uguali: forse è proprio per questo che, di fatto, sono sempre state in forte contrasto fra loro, con fasi alterne.
  La parte laica dell’Occidente si scosta da qualcuno dei punti citati, ma ha fatto un’alleanza con la parte “religiosa”, ha sostituito il merito selettivo dell’evoluzione al diritto divino conservando alla nostra specie tutti i suoi privilegi e il suo distacco dal mondo naturale, anche in netto disaccordo con le sue stesse conoscenze.
Situazione attuale
  Ora veniamo a quanto sta accadendo in questo periodo.
  Le estrapolazioni in avanti di moltissimi fenomeni in corso (fra cui soprattutto l’aumento della popolazione umana sul Pianeta, 80-90 milioni all’anno, e la crescita dei consumi) danno risultati palesemente paradossali già attorno all’anno 2030: non vi si potrà arrivare così, tranquillamente, continuando come ora. L’innesco di “qualcosa” che faccia arrestare molte tendenze attuali (come la crescita economica, fenomeno palesemente impossibile), è da attendersi entro la fine di questo decennio.
  Un modo con cui la Terra inizia a difendersi dalle distruzioni provocate dalla nostra civiltà può essere il sorgere di esaltazioni fanatiche (e contro-fanatiche), in una gran parte dell’umanità. Ne scoppierebbe una violenza diffusa a macchie di leopardo, senza fronti di guerra, ma che potrebbe essere l’innesco della fine di questa civiltà, che crede di poter arrivare a una Terra con 12 miliardi di individui di un Primate di 80 Kg che pretende anche di mangiare carne.
  Non importa ipotizzare che la Terra sia un essere senziente (non necessariamente cosciente) come nella teoria di Gaia: possiamo anche considerarlo un sistema complesso in evoluzione, in procinto di recuperare le sue capacità omeostatiche e riportarsi in una situazione consona con i suoi tempi di variazione, che sono diecimila volte più lunghi di quelli che caratterizzano i processi della civiltà industriale.
  Se non volete accettare la presenza del “Grande Inconscio” o della mente di Gaia,  possiamo dire che il sistema complesso “Terra” si sta preparando a riprendere un andamento accettabile con un punto di quasi-discontinuità: agli effetti pratici immediati non cambia molto. Nessuno ci pensa semplicemente perché ogni modello culturale umano è incapace di concepire la propria fine.
   Forse la nostra specie ha la possibilità di influire sui grandi eventi più o meno quanto un gabbiano ha il potere di modificare l’andamento delle tempeste. Il gabbiano può volare con il vento a favore o contro, può rifugiarsi sulla scogliera in attesa che finisca il turbine. La tempesta sono le Forze Sistemiche del Complesso “Terra” o “Ecosistema”, il gabbiano è una sua piccola componente, come gli altri esseri senzienti. Le possibilità della nostra specie sono dello stesso tipo.
Esempi del secolo scorso
  Per 40 anni siamo stati sull’orlo di un “grosso guaio”: vi siete mai chiesti perché non è successo? Il carico di missili e testate nucleari di un solo sommergibile era in grado di far fuori quasi un intero continente, il Dottor Stranamore non era soltanto un film, la crisi di Cuba aveva portato a poche ore dalla catastrofe … In Italia erano installati missili Jupiter armati e pronti a partire in tempo brevissimo. Anche un uomo solo poteva far scattare tutto in pochi minuti, e 40 anni sono un tempo lungo per questo genere di eventi. Bastava ben poco, in tante occasioni, ma non è successo.   
  Saggezza umana? Credo di no. Non poteva succedere, perché la Terra si sarebbe ridotta in pochi giorni a quella che era stata chiamata (nel libro di Jonathan Schell Il destino della Terra, uscito in quegli anni) ”una repubblica di insetti e di erbe”: avrebbe impiegato decine di milioni di anni per riprendersi. Ma la Terra è molto più importante di noi umani, che ne siamo solo componenti, come le cellule di un Organismo: il Pianeta non poteva ridursi così. Ora invece, una forma di collasso è non soltanto possibile, ma quasi-utile, per salvare il Complesso dei Viventi, in gravissimo pericolo: questa civiltà ha ormai invaso il pianeta e il numero di umani ha largamente superato ogni valore tollerabile. Una guerra a macchie di leopardo, alimentata da fanatici e contro-fanatici, o la mente estesa che difende il Pianeta….
Conclusioni
  Spero di sbagliarmi, perché possiamo sempre sperare in un “meraviglioso imprevisto”. Ma se fosse questo il problema del fanatismo islamico, dei kamikaze, della follia omicida?
  Terminerò in modo “ottimistico” (si fa per dire): L’attuale civiltà industriale sempre-crescente è il modello culturale umano più distruttivo per la Vita che sia mai comparso sulla Terra. Quindi la sua prossima fine dovrebbe rallegrarci. Bisognerà comunque gestire la transizione, e non sarà facile.
… E il bonobo trasmise alla mente dell’ateo, con una simpatica risata: “Ma perché ti preoccupi tanto di dimostrare che Dio non esiste? Allora sei anche tu un fanatico religioso. Vieni con me a saltare fra gli alberi della foresta!                                                                                              
Guido Dalla Casa  - http://www.ecologiaprofonda.it/



sabato 16 maggio 2015

Ecologia profonda - Le piante sono vive....

Esperimenti sulle proprietà bioelettriche delle piante ci hanno messi in grado di sapere, ormai da diversi decenni, che le piante interagiscono con l'ambiente circostante non solo a livello fisico e irriflesso, ma anche a livello emozionale e spirituale: che provano turbamento, ad esempio, all'avvicinarsi di una persona che abbia in precedenza strappato una foglia in un determinato ambiente; e che, viceversa, esultano alla carezza di una persona che si prenda amorevolmente cura di loro.

Queste cose, ripetiamo, già si sapevano da tempo; e solo l'ottusa prevenzione e i rocciosi dogmi scientisti, conditi di arroganza intellettuale e di sostanziale povertà ed ignoranza sul piano umano, spingono ancora i nostri zelanti seguaci del verbo razionalista, materialista e positivista, a voltare la testa dall'altra parte per non vedere tali fenomeni, o a deriderli apertamente, se qualcuno tenta di parlarne con loro.

Ma, forse, c'è ancora di più.

È possibile che le piante, e perfino i grandi alberi, manifestino spontaneamente sentimenti ed emozioni, particolarmente la gioia e l'esultanza, agitandosi, fremendo, scuotendo i rami come per battere le mani (c'è anche un bellissimo versetto del profeta Isaia, che adopera questa precisa immagine); il tutto non come reazione ad una presenza umana, ma come movimento spontaneo della loro essenza, della loro - come dire? - personalità. La conseguenza inevitabile che dobbiamo trarre da tali moti spontanei della pianta è, infatti, che essa costituisce una entità vivente dai confini ben più vasti di quei che siamo soliti concederle.
Di fatto, in talune particolari circostanze è stato osservato un fenomeno del genere, tanto più convincente in quanto verificatosi in assoluta mancanza di vento: il che zittisce le facili obiezioni dei soliti increduli di professione. Tali obiezioni, peraltro, non si indirizzano tanto contro la realtà del fatto, quanto contro la sua possibilità: un modo di procedere assolutamente antiscientifico, eppure tipico della «forma mentis» degli scientisti ad oltranza, capaci di negare anche l'evidenza,  qualora essa disturbi le loro intangibili certezze.

Ma chi lo ha detto che una pianta è un essere vivente del tutto privo di autocoscienza? Non sarà questa, per caso, una delle tante arbitrarie semplificazioni del reale, uno dei tanti pregiudizi assolutamente ingiustificati, che noi umani abbiamo stabilito una volta per tutte, solo per sentirci confermati nella smisurata vanità e nell'assurda pretesa di essere le uniche creature autocoscienti del mondo naturale e, quindi, le uniche in diritto di reclamare un ruolo di centralità e di dominio sull'intero mondo della natura?
Proviamo invece, anche solo in via di ipotesi, ad ammettere che un fiore, un arbusto, un albero centenario dal tronco possente, siano in grado di percepire la propria esistenza ed il proprio posto nel mondo, sia pure per vie diverse da quelle della logica discorsiva che noi, a torto, riteniamo la sola legittima via d'accesso per la comprensione della realtà. 

Ecco, allora, che l'idea di una pianta, di un albero, o quali fremono di gioia e scuotono le fronde, e fremono in tutte le loro foglie non per altra ragione, che la pura e semplice gioia di esistere, di respirare, di godere della luce, della bellezza, della vita; per unirsi alla preghiera di lode e di ringraziamento che le creature umane talvolta, e quelle angeliche sempre, rivolgono all'Essere, origine benevola di tutto ciò che esiste, cesserà di apparirci come una inverosimile stranezza o, perfino, come una assoluta impossibilità, per presentarsi nella prospettiva di un fatto non solo verosimile e ammissibile, ma addirittura, a suo modo, perfettamente naturale.
Solamente l'uomo, infatti, deviando dal suo fine necessario ed estraniandosi, con le sue stesse mani, dalla comunità degli altri viventi, il più delle volte dimentica la bellezza e la gioia della vita universale, e trascura di rendere lode alla loro fonte, imprigionandosi in una triste gabbia, fatta di nichilismo e di pessimismo esistenziale, le cui sbarre sono costituite dall'idolatria della Ragione strumentale e calcolante.
Ma se invece è vero, come è vero, che noi non conosciamo le cose soltanto con la Ragione; anzi: che conosciamo le cose più importanti per ben altra via che quella esclusivamente razionale, e per la quale non siamo stati capaci di elaborare nemmeno una definizione appropriata; allora non dovrebbe costituire più, in alcun modo, motivo di meraviglia, il fatto che non l'uomo soltanto, ma tutti i viventi siano in grado di conoscere la realtà, nel senso più profondo del termine, e quindi che conoscano anche la propria esistenza; e ne gioiscano intimamente.
Ha scritto Silvano Troncarelli nel suo libro «Il fascino della mente. Oltre l'esperienza extrasensoriale» (Gardolo di Trento, Luigi Reverdito Editore, 1988, pp. 121-23):
«La dimensione unitaria della natura e della mente nonché la loro reciproca interazione, può talora manifestarsi concretamente sopra un piano di esaltante verifica. S. Bernardo riceveva le risposte ai suoi quesiti filosofico-teologici  dalle piante tra le quali passeggiava e meditava; il bosco del Subasio si tingeva di fiamma nella notte dell'estasi di S. Francesco. Il 20 luglio 1983, con due amici, nel primo pomeriggio, da Verona ci portammo a Bosco Chiesa Nuova, sita a 1.100 mt., per sfuggire al caldo eccezionale di quei giorni.
Giunti sul posto, ci inoltrammo di pochi metri nel bosco; seduti sopra il terreno erboso, consumavamo qualcosa.
Ad un certo momento osservi stupito uno degli amici A. B., tutto assorto e silenzioso; guardava incuriosito verso l'alto, alla mia sinistra…D'un tratto si volta verso di noi esclamando: "Qui c'è qualcosa di strano…  ho paura." "Paura di che?", disse l'altro amico, M. D. "Guardate quell'albero: non vede come è agitato; guardate le foglie, i rami. Non tira un alito di vento. Come è possibile?"

Senza guardare percepii subito che qualcosa di inconsueto stava accadendo. Lo avvertivo dentro di me.  Fugacemente comunque alzai gli occhi, ma subito li abbassai. Provai una specie di turbamento che però non dispiaceva. Avvertivo addosso una inconsueta felicità… Non ero più quello di prima. Mi controllavo i battiti del cuore:  erano più frequenti. Trattenevo una contentezza nuova, insolita.

Ogni tanto ritornavo a guardare; ma riabbassavo subito gli occhi come preso da una sorta di pudore, di rispetto per un "qualcuno".  La pianta la sentivo come una creatura quasi umana.
Gradualmente mi ripresi dall'iniziale imbarazzo, e cominciai a guardare con più sicurezza.

Fu a quel punto che la pianta tutta parve scossa da un fremito.  I suoi arboscelli, confusi tra il basso frascame, le foglie con i penduli fiori bianchi (era infatti un frassino), cominciarono a ad agitarsi più del solito. Più guardavo stupito  e più il movimento cresceva. I due rami che avevo  davanti si allargavano in tutta la loro ampiezza; davano la sensazione di abbracci, batter di mani…

In tutta quella eccitazione vibrava una diffusa felicità. Sii trattava di un albero in festa. Due pettirossi svolazzavano, cinguettando, tra un ramo e l'altro.

I due amici, stupefatti ed increduli, stavano per allontanarsi piuttosto turbati, quando dissi loro che poteva trattarsi soltanto di una qualunque corrente di vento che si muoveva in quella direzione. Ma giustamente mi fecero notare che c'era afa soltanto, e non si avvertiva un minimo di brezza: tutto era fermo.
In effetti solo quell'albero era "agitato "come da un forte vento. Gli alberi vicini erano perfettamente immobili, senza che una sola foglia si muovesse. Provai allora a lanciare verso lo stesso albero qualcosa di leggero che potesse dare un qualche segnale di movimento d'aria.  Nemmeno per sogno.

Osservammo ancora.; si tentò un altro esperimento… Attendevamo il passaggio di qualche automobile nella strada, piuttosto vicina.  Le vetture transitarono, ma tutto come prima.  Ci rendemmo conto perfettamente che doveva trattarsi di qualcosa a noi ignoto. 
I due amici erano ormai scesi nella strada; mi attendevano presso l'automobile.

Non riuscivo tuttavia a staccarmi da quello spettacolo.  Non fissavo l'albero: aprivo, chiudevo, socchiudevo gli occhi… tutto era inverosimile! Poi abbandonai ogni "pudore". Contemplavo non solo con gli occhi ma con tutto il mio essere lo spettacolo: era un tripudio di movimento come se l'albero fosse decisamente in festa. 
Fu indubbiamente un'esperienza straordinaria! Qualcosa avevo letto a propositi, ma ero piuttosto incredulo. Vi ritornai poco dopo per prendere delle foto con i particolari della pianta. Sul posto ebbi modo di parlarne con due anziane signore, due maestre in pensione. Una di esse mi disse: "Caro signore, le cose finché non si sperimentano non s credono; e certe esperienze  possono anche mutare l'esistenza. Lei che insegna filosofia  ricorda quello che diceva Spinoza: "Non ridere, non lugere neque contestari sed intelligere" (Non ridere, non piangere, non contestare, ma comprendere).

D'altronde la natura - aveva scritto il mistico JakobBoëhme - non è meno misteriosa della divinità.  Né la natura né la divinità hanno alcun fondamento per essere conosciute da noi..

Si è a conoscenza del fatto che le piante possono rivelare una certa reattività alle azioni umane in base alle variazioni delle loro proprietà bioelettriche.  Gli esperimenti di Cleve Baxter, dei coniugi francesi Vasser e dell'americano Franklin Loghersono in merito significativi. Tra questi esperimenti, tuttavia, e l'episodio, a componente assolutamente spontanea, la distanza appare notevole; esso traduce qualcosa di diverso e non definibile.

Lo spettacolo comunque che mi è stato dato di osservare e compartecipare, mi ha rivelato una natura viva, attiva, partecipe dei nostri sentimenti e vicissitudini.»
Conclusioni?

Noi crediamo di sapere tutto del mondo della natura; e, in effetti, conosciamo molte cose, dalla distanza fra i corpi celesti all'età dell'Universo, dalla velocità della luce alle proprietà fisiche e chimiche della materia. 

In genere, però - almeno nella prospettiva della scienza occidentale moderna; altro discorso va fatto per le scienze non occidentali e anche per quella occidentale anteriore al 1600 - abbiamo trascurato di considerare la presenza di una dimensione spirituale che, così come si manifesta nell'uomo, indubbiamente è presente in ogni altro ente naturale: animale, vegetale, minerale, acqua ed aria comprese.
Ora, così come recenti esperimenti dimostrano la presenza della memoria e di una fortissima capacità emozionale nelle molecole di acqua viva (non nell'acqua morta chiusa in bottiglia; cfr. il nostro precedente articolo «I cristalli dell'acqua sono parte di un dialogo che la natura ci invita ad instaurare con lei», inserito nel sito di Arianna Editrice in data 11/08/2008), allo stesso modo, anzi a maggior ragione, possiamo e dobbiamo ammettere l'esistenza di tali proprietà negli organismi vegetali e specialmente in quelli più evoluti, a cominciare dalle felci, dalle gimnosperme e dalle fanerogame angiosperme.

Vi è un abete rosso tuttora vivente, in Svezia, la cui età è stata stimata in circa 8.000 anni: ciò significa che era già un grande albero millenario (sì, non centenario: millenario!) prima ancora che sorgesse l'Impero Romano, prima che Socrate insegnasse a filosofare e prima che Buddha indicasse agli uomini la sua strada per uscire dal dolore e dalla sofferenza. In base a quale folle presunzione potremmo escludere che un organismo vivente superiore, che ha vissuto innumerevoli inverni e primavere, estati ed autunni, abbia condotto una esistenza del tutto cieca e inconsapevole, senza neppure manifestare la felicità di vivere e di poter godere dell'impareggiabile spettacolo di un mondo vivo, rischiarato dalla luce del Sole di giorno, e impreziosito da migliaia di astri brillanti nel cielo notturno?

No: le piante vivono; e gli alberi sono le colonne di una immensa cattedrale a cielo aperto, che leva continuamente i suoi inni di lode e di ringraziamento verso la dimora dell'Essere.

Dovremmo imparare da loro, invece di dubitare di tutto e di essere così increduli e malfidenti verso quelle dimensioni dell'esistenza che non si possono misurare, quantificare, riprodurre a piacere in laboratorio, ma che erompono irresistibilmente da ogni fibra dell'universo.
Francesco Lamendola 

(Fonte: www.ariannaeditrice.it)

venerdì 15 maggio 2015

Monitoraggio sull'informazione ambientale...





L’Osservatorio Eco–Media, nato dalla collaborazione tra l’associazione Pentapolis Onlus e Università Lumsa, si occupa di analizzare e monitorare l’informazione ambientale, soprattutto sui grandi media italiani. Il progetto si avvale, tra gli altri, dell’adesione del Presidente della Repubblica, della collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa e con l’Ordine dei Giornalisti, del patrocinio di Commissione Europea, Ministero dell’Ambiente ed ISPRA.

Obiettivo dell’osservatorio è quello di capire se e come la tematica “ambiente” fa notizia, analizzando in particolare tre aspetti:
  • il peso che le tematiche ambientali occupano nella programmazione mediatica
  • i modelli di newsmaking adottati nella rappresentazione del tema
  • le cornici interpretative entro cui si inserisce il dibattito sulla sostenibilità
Nello specifico sono state analizzate tutte le notizie relative a: sostenibilità, energie rinnovabili, disastri e calamità naturali, emergenze idrogeologiche, alimentazione biologica, buone prassi legate al risparmio energetico e al riciclo/raccolta differenziata, ecomafie, inquinamento, responsabilità sociale di impresa legata alla tutela ambientale, politiche e normative con impatto ambientale e mobilità sostenibile.
I quotidiani analizzati - nei mesi di luglio, settembre ed ottobre 2014 - sono stati La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera e Il Sole 24Ore.

I risultati dell’analisi
626 sono nel complesso gli articoli dedicati alla tematica ambientale rilevati nel periodo di osservazione. Solo il 9% di questi articoli ha occupato le prime pagine dei quotidiani, mentre il 91% si colloca nelle pagine interne.
Più della metà degli articoli analizzati (57%) presentano un taglio di cronaca. La somma di editoriali, inchieste ed interviste (29%) suggerisce comunque uno sforzo di approfondimento del tema trattato, al di là dei fatti di attualità e di cronaca.
Il contenuto degli articoli
Gli articoli analizzati affrontano soprattutto fatti di cronaca relativi a incidenti, disastri o calamità che hanno avuto un impatto ambientale, seguiti da notizie relative a best practices, indice di una certa diffusione della cultura ambientale nella società (vedi anche articoli divulgativi e quelli su scoperte e innovazioni legate ad energie rinnovabili) (cfr Fig. 5).

Per quanto attiene la rilevanza della tematica ambientale, emerge che, all’interno delle notizie, la distribuzione è equamente divisa tra articoli che danno centralità al tema (50%) e quelli che invece se ne occupano in maniera marginale.
Dall’analisi dei contenuti degli articoli emerge che i principali portatori di interessi sono le imprese (32% dei casi), seguite dai cittadini (12%) ed Enti locali e società civile (entrambi al 9%).
Notiziabilità del tema ambiente

Il motivo per cui un dato tema diventa notizia risiede nel 55% dei casi nel fatto che il tema trattato è di interesse collettivo per l’impatto ambientale prodotto (cfr Fig. 9).
L’indagine ha previsto anche un’analisi (di tipo qualitativo) della prospettiva da cui le singole vicende/questioni sono state trattate e rappresentate.
Il 35% delle notizie rientra nel macro tema dell’ecologia e della tutela dell’ambiente; il 14% delle notizie rimanda all’area tematica relativa alla inadeguatezza di regole che stanno alla base dei problemi ambientali. Sia la tematizzazione della questione ambientale in termini di calamità e disastri dovuti alla responsabilità dell’uomo, sia nei termini di vera e propria emergenza ricorrono nel 12% dei casi.
I temi ambientali, nel 32% dei casi, sono inquadrati dai quotidiani in termini di prospettive di sviluppo e cambiamento: per l’informazione italiana, cioè, l’ambiente farebbe notizia principalmente quando ci sono dei cambiamenti positivi in atto.
Tono degli articoli

Infine, la terminologia utilizzata, le immagini, la titolazione e le opinioni riportate nell’articolo hanno permesso di individuare anche il tono utilizzato per trattare il tema ambientale (cfr Fig. 12): nel 32% dei casi il tono è di tipo solidaristico, cioè fa ricorso al compiacimento od ottimismo.
Nel 27% dei casi il tono delle notizie è neutro (vedi articoli che hanno riportato cronaca dei fatti senza commenti o analisi) ed ugualmente troviamo articoli con un tono di denuncia (verso inadempienze delle istituzioni, vuoti normativi, mancata o scorretta applicazione di norme, azioni di danneggiamento dell’ambiente).
Dall’incrocio dei dati relativi al tono dell’articolo con le testate esaminate emerge la tendenza da parte de Il Corriere della Sera e de La Stampa a prediligere il tono solidaristico; entrambe le testate fanno maggiore ricorso a toni di denuncia negli articoli sull’ambiente. In quasi la metà dei casi (49%) La Repubblica adotta un tono neutro negli articoli che trattano la questione ambientale.

giovedì 14 maggio 2015

Ecologia Profonda ... come attuarla? - Movimenti ecologicamente paralleli



Ci sono tanti movimenti che si occupano dell’ecologia, o della Natura, o degli esseri viventi: sono tutti in qualche modo diversi uno dall’altro, di solito non in contrasto, ma qualche volta anche in disaccordo. Ci sono poi movimenti organizzati che raccolgono molte delle istanze che andremo ad elencare. Proviamo a trovare un sottofondo comune, un paradigma che li rafforzi tutti e li accomuni, pur nella diversità.
  Animalisti, vegetariani, salutisti, ambientalisti, attivisti vari, ma quanti sono? Spesso viene usato un linguaggio intuitivo, molte volte si scivola nel solito linguaggio economico, sociale, o politico, a volte – per fortuna – si usa il linguaggio del cuore. Possiamo tentare di trovare qualcosa di comune, usando un solido linguaggio scientifico-filosofico, come quello dell’Ecologia Profonda, di cui riassumo i punti essenziali:
-         L’uomo è nella Natura come specie animale, componente di un Organismo complessivo (l’Ecosistema), che è più della somma delle parti;
-         Tutti gli esseri senzienti (animali – piante - esseri collettivi – ecosistemi - Gaia)     hanno diritto ad una vita degna e all’autorealizzazione;
-         Tutte le entità naturali hanno un valore “in sé”, NON in funzione umana. La biovarietà è un valore “in sé” ed è indispensabile per la vita del Complesso;
-         Nella Natura ci sono spiritualità e sacralità;
-         L’Etica deve riguardare tutte le entità naturali.
 La situazione attuale dell’Ecosistema terrestre, causata dall’espansione della civiltà industriale, è molto grave. Tenendo conto che tutti i fenomeni sono strettamente collegati e interdipendenti, possiamo così sintetizzarla:
-         Spaventosa sovrappopolazione umana (7,3 miliardi) e crescita continua che prosegue inesorabilmente: 80-90 milioni di umani in più ogni anno;
-         Perdita della biodiversità: si estinguono 30-40 specie al giorno. Il ritmo delle estinzioni è circa diecimila volte quello naturale;
-         Distruzione delle foreste e di altri ecosistemi (paludi, praterie, ecosistemi acquatici, barriere coralline, ecc.): scompaiono 100.000 Kmq/anno di foreste. Metà delle foreste della Terra sono già state abbattute;
-         Alterazione dell’atmosfera terrestre (aumento di tre punti/anno della CO2);
-         Enorme consumo di territorio in atto in tutto il mondo (passaggio da terreno naturale a terreno urbano, strade, costruzioni, impianti): sostituzione di materia inerte a sostanza vivente;
-         Spaventose quantità di rifiuti in giro per il mondo (esempio:“isola” di plastica nel Pacifico).
   La causa prima di questi problemi è la filosofia antropocentrica dell’Occidente, che ha invaso tutto il mondo.
   Cito, dal Manifesto per la Terra (Mosquin e Rowe, 2004,www.ecospherics.net):
L’esperimento dell’umanità, vecchio di diecimila anni, di adottare un modo di vita a spese della Natura e che ha il suo culmine nella globalizzazione economica, è fallito. La ragione prima di questo fallimento è che abbiamo messo l’importanza della nostra specie al di sopra di tutto il resto. Abbiamo erroneamente considerato la Terra, i suoi ecosistemi e la miriade delle sue parti organiche/inorganiche soltanto come nostre risorse, che hanno valore solo quando servono i nostri bisogni e i nostri desideri. E’ urgente un coraggioso cambiamento di attitudini e attività. Ci sono legioni di diagnosi e prescrizioni per rimettere in salute il rapporto fra l’umanità e la Terra, e qui noi vogliamo enfatizzare quella, forse visionaria, che sembra essenziale per il successo di tutte le altre. Una nuova visione del mondo basata sull’Ecosfera planetaria ci indica la via.
La situazione attuale dell’Ecosistema terrestre è così grave che ben difficilmente si potrà ottenere qualche cambiamento radicale senza una profonda modifica del paradigma che ne costituisce la base, cioè dell’idea che l’uomo è al di fuori e al di sopra della Natura, vista come un complesso di “risorse” a nostra disposizione.
I movimenti “paralleli”
Animalisti. Danno un grande valore etico alla vita di ogni singolo animale (filosofia biocentrica individualistica). Spesso mantengono una distinzione fra “l’uomo” e “l’animale”. Potrebbero diffondere le loro idee con maggiore incisività considerando l’uomo un animale e quindi affermando la necessità di estendere l’Etica “a tutti gli esseri senzienti”. Nell’Ecologia Profonda viene infatti attribuito un profondo aspetto mentale (se preferite, un’anima) agli esseri senzienti, fra cui naturalmente tutti gli (altri) animali.
Vegetariani. La posizione vegetariana viene rafforzata se mettiamo in evidenza che siamo molto simili a scimpanzé, bonobo, gorilla, oranghi, che sono quasi-vegetariani. L’Ecologia Profonda può benissimo comprendere i vegetariani. Inoltre:
  Nella salute complessiva dell’Ecosistema, mangiare carne significa dissipare il 90% dell’energia. A parità di superficie di un terreno, se si coltivano vegetali per mangiarli direttamente, si possono nutrire umani in numero circa dieci volte superiore rispetto a quello nutrito cibandosi di animali che mangino i vegetali cresciuti sulla stessa superficie. In Natura, c’è un’aquila ogni mille marmotte, un leone ogni mille gazzelle, il viceversa è impossibile: un valido motivo in più per essere quasi-vegetariani. La buona saluta del Complesso, o dell’Ecosistema, è uno dei fondamenti dell’Ecologia Profonda.

Vegani. L’obiezione principale al fatto di nutrirsi con prodotti di origine animale è il trattamento che viene riservato agli animali allevati per questo scopo, di solito profondamente immorale e fondato su criteri economici. Secondo l’Ecologia Profonda, gli esseri senzienti (umani e non) devono trovarsi in una specie di simbiosi per contribuire al benessere del Complesso: quelli tenuti in semilibertà per questi scopi vengono di solito sottratti ai predatori e quindi possono considerarsi in simbiosi. Con forti correttivi, anche quantitativi, rispetto all’intollerabile situazione attuale, potrebbe divenire lecito nutrirsi anche con prodotti di derivazione animale. E’ importante comunque ogni valutazione in un quadro sistemico e morale complessivo.
Ambientalisti. E’ essenziale rendersi conto di cosa viene chiamato “ambiente” (di chi? dell’uomo?). Si tratta di un Complesso di:
-         venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti,
-         innumerevoli ecosistemi che si possono considerare pure esseri senzienti,
-         sostanze in continuo scambio e movimento,
-         relazioni fra tutti gli elementi interni al complesso.
  Con queste premesse (di Ecologia Profonda) è evidente che i motivi di attenzione alla salute del complesso sono molti, e più convincenti, anche su un piano etico. Per adesso, troppo spesso i cosiddetti ambientalisti continuano a chiamare “risorse” tutto quello che ci circonda e cercano di farle durare “per il beneficio dell’uomo”.
Ecologisti. Di solito si definiscono tali i movimenti che si occupano del problema ecologico, considerato “uno dei tanti” problemi: tenere pulito, istituire qualche Parco (per un’attenta fruizione umana), smaltire i rifiuti. Sono i seguaci dell’ecologia di superficie. L’azione sarebbe ben più incisiva se condotta nel contesto di pensiero dell’Ecologia Profonda. Come esempio, non sappiamo più dove nascondere i rifiuti. Si muore di gravi malattie tra inceneritori e centrali varie. Migliaia di specie animali e vegetali si stanno estinguendo, gli oceani non sosterranno più la vita (almeno come la conosciamo noi) anche perché sono pieni di rifiuti. E’ evidente che esiste un unico problema complessivo, un problema di “visione del mondo”, che comprende tutti gli altri. Inoltre spesso gli ecologisti di superficie non si rendono conto pienamente che il fenomeno delle migrazioni umane di massa è conseguenza della mostruosa sovrappopolazione che affligge la Terra. In Natura tutte le specie che non sono oggetto di predazione limitano notevolmente il numero di figli.
Mente estesa. Chi studia o segue un’idea di “mente estesa” ovunque e non solo come “prodotto” del cervello umano rientra in un quadro di Ecologia Profonda, quindi è bene che ne sia pienamente consapevole.

Mente animale e vegetale. Di fatto coloro che “sentono” la mente animale e vegetale sono già seguaci dell’Ecologia Profonda: è sufficiente un’estensione consapevole alle relazioni, fino a percepire anche lo spirito del fiume, della foresta e della montagna.
Amanti delle Piante. Amanti di boschi e alberi. Coloro che si appassionano delle piante e dei loro complessi sono già nell’Ecologia Profonda con il cuore, basta che ne diventino consapevoli anche con la mente razionale. Chi ha il cosiddetto “pollice verde” sente la vita e l’inconscio della pianta, ne percepisce il pensiero: se collega il tutto in un unicum, è già nell’Ecologia Profonda.
Biocentrici. Sono coloro che affermano la sacralità della Vita, senza estensioni ai complessi organici/inorganici. E’ sufficiente estendere la sacralità a ciò che credono non-vivente, all’humus, al torrente, alla montagna, rendendosi conto che non esistono confini precisi e che non ci sono separazioni nette.
Ecosistemici. Sono coloro che accettano l’approccio sistemico ai problemi, anziché l’approccio lineare di causa-effetto. Basta aggiungere l’aspetto spirituale e mentale per trovarsi nell’Ecologia Profonda. Dopo ogni biforcazione-instabilità il sistema non prende a caso, ma “sceglie” la via successiva di evoluzione. Quindi nei sistemi complessi (fra cui tutti i sistemi viventi) si manifestano fenomeni mentali.
Limiti dello sviluppo. Lo studio del Club di Roma è il primo studio completo ed accurato del sistema mondiale nel suo complesso ed è la massima espressione dell’ecologia di superficie; infatti è ancora antropocentrico. Le proiezioni dell’ipotesi BAU (business as usual) si stanno rivelando esatte proprio in questo decennio, 40 anni dopo la pubblicazione del rapporto! E’ sufficiente introdurre l’aspetto spirituale e vedere l’Ecosistema come senziente, considerare anche l’aspetto etico, senza riferirsi alle “risorse” come “cose a disposizione dell’uomo” per trovare l’Ecologia Profonda, dove i limiti al cosiddetto sviluppo sono chiarissimi. La crescita economica si manifesta con evidenza come una grave patologia della Terra.
Movimento di transizione (Transition Towns). Il movimento di transizione, organizzato e diffuso in tutto il mondo, cerca sul piano pratico di preparare un passaggio dolce a una società stazionaria, dopo la fine della crescita e l’abbandono dello sfruttamento di tutti i combustibili fossili. In un quadro di Ecologia Profonda risulterebbe ancora più convincente e più sentito.
Salutisti. Spesso si occupano soprattutto di quello che mettono nel piatto, anche senza considerare le connessioni in Natura: a volte finiscono per mangiare cibi che provengono da spavento e sofferenza, e così via.
  Con un tasso di estinzione che è diecimila volte superiore a quello precedente la civiltà industriale attuale, si rischia che il 20% delle specie viventi scompaia nei prossimi decenni (solo in Italia è in pericolo la metà degli animali vertebrati).
Decrescita. Il Movimento per la Decrescita cerca di rendere consapevoli della necessità di:
- vivere meglio consumando meno;
- instaurare rapporti interpersonali fondati sul dono e la reciprocità anziché sulla competizione;
- utilizzare e favorire la diffusione di tecnologie che riducano i consumi energetici e la produzione di rifiuti;
  Sarebbe comunque bene non limitarsi a considerazioni di tipo economico e non impiegarne il linguaggio, oltre che evidenziare che l’idea fissa dello sviluppo non è “propria della natura umana”, ma è nata in una cultura in un determinato momento della sua storia: questo approccio renderebbe più efficace la campagna per la decrescita. Le idee dell’Ecologia Profonda sono il presupposto filosofico per comprendere il senso di quelle modifiche del pensiero generale che sono in grado di portare, sul piano pratico, prima a una decrescita economica e poi a una situazione stazionaria, quindi ad attenuare i gravissimi pericoli che la Terra sta correndo attualmente. Il movimento della decrescita resta troppo spesso (non sempre) su posizioni antropocentriche. Non si occupa molto di questioni filosofiche, ma una decrescita economica è molto difficile se si mantiene un sottofondo antropocentrico. Resta in ogni caso evidente che la popolazione umana sul Pianeta ha dei limiti numerici ben precisi, in funzione dell’alimentazione e dei consumi. Il limite massimo sembra essere dell’ordine di due-tre miliardi di umani, altrimenti ci troviamo in un transitorio che non puo’ durare a lungo.
Filosofie native (animismo). Soprattutto le filosofie dei nativi del continente americano erano già in quasi-accordo con quella che oggi chiamiamo, con linguaggio occidentale, l’Ecologia Profonda.
Ecopsicologia. E’ già praticamente in sintonia con l’Ecologia Profonda, solo è più focalizzata sull’aspetto degli stretti legami fra la psiche umana e la buona salute dell’Organismo cui appartiene. Il collegamento fra la mente collettiva, gli stati psichici individuali e la condizione ecologica è molto reale, anche se ben pochi ci hanno mai pensato, almeno per ora.

  La psicologia ha bisogno di riconoscere di non poter curare la psiche umana senza collegare il malessere della mente con il degrado dell’ecosistema. L’ecologia a sua volta deve riconoscere l’importanza di una salute partecipativa della mente umana per far cessare la degradazione del Complesso Terrestre. Occorre risvegliare il nostro inconscio ecologico, che richiama l’inconscio collettivo di Jung, occupandoci anche dei nostri equilibri interiori.

      Sintetizzando alcuni pensieri di Joanna Macy, che è una delle fondatrici della nuova disciplina, possiamo dire che:
- Il nucleo della mente è l’inconscio ecologico. La repressione dell’inconscio ecologico è la radice profonda della follia insita nella società industriale. Ritrovare l’accesso verso l’inconscio ecologico vuol dire ritrovare la via verso la salute psicofisica dell’individuo, della società e dell’ecosistema.
- Siamo parte integrante del mondo in cui viviamo tanto quanto i fiumi e gli alberi, intessuti dello stesso intricato flusso di materia-energia-mente.

Bioregionalismo. E’ la disciplina che considera il territorio e le culture umane divise in aree geografiche bioregionali, senza confini precisi. Il territorio, con tutte le sue componenti organiche/inorganiche, è parte integrante dei viventi. Il Bioregionalismo è una conseguenza pratica dell’Ecologia Profonda, ne costituisce un’applicazione.
Attivisti politici. Mettiamo nel gruppo anche un certo tipo di “attivisti politici“, che si autoproclamano “ecologisti”, ma che, pur di creare nuovi posti di lavoro, talvolta appoggiano  iniziative che causano malattie, morti, disagi e malformazioni. Sono i più difficili da avvicinare all’Ecologia Profonda, di solito sono troppo abituati al linguaggio economico e sociale e lontani da un linguaggio scientifico-filosofico e di sintonia con il mondo naturale. Con qualche eccezione.
  Spesso hanno lanciato lo “sviluppo sostenibile”, che è una contraddizione di termini, inventata per cercare di continuare tutto come prima. Invece ha senso solo la locuzione “società sostenibile”, cioè una società che procede in modo stazionario.
   C’è la disoccupazione, c’è in tutto il mondo. E’ sufficiente un’occhiata sommaria al mondo di oggi rispetto a quello di qualche anno fa, per rendersi conto che il lavoro per tutti non c’è più, e non potrà mai esserci, se continuiamo a pensare come prima. Dove c’erano 50 impiegati, ora ne basta uno con un computer che ha tutte le informazioni e fa quasi tutto. Dove c’erano migliaia di operai, basta qualche macchina. Il problema della disoccupazione non potrà mai essere risolto, ma si aggraverà sempre più se si vogliono mantenere i “sacri” principi dell’Occidente moderno. Occorre partire da altre basi, occorre abbandonare completamente: la competizione economica, la globalizzazione, la crescita, il mercato e i consumi.
  La distinzione fra lavoro retribuito e lavoro volontario può sparire, come pure la spaccatura fra “lavoro” e “tempo libero”. Nel nostro mondo il lavoro ha acquistato un valore etico in sé, anche se spesso danneggia l’intero Organismo terrestre o contribuisce a gravi patologie della Biosfera. Non si è mai tenuto come valore etico il mantenimento in condizioni vitali della Biosfera terrestre, oppure degli ecosistemi di cui un processo fa parte. E’ invece indispensabile avere sempre presente questa percezione, tenere come primo valore l’etica della Terra.
  Non si tratta di fare qualche riforma o di rifare alcune leggi, ma di gestire la fine di una civiltà.
Critica alla civiltà (Primitivisti). In sostanza l’Ecologia Profonda contesta un certo filone della civiltà nato circa 3000 anni fa. Estendendo la critica all’inizio dell’agricoltura, con qualche piccola eccezione (permacoltura), cioè a circa 10.000 anni fa nelle popolazioni divenute stanziali, si ha la posizione dei Primitivisti, che fanno notare che il mondo di nomadi raccoglitori era integrato nella Natura e non vi esistevano le guerre e le disuguaglianze.
Conclusioni
   Alcune tendenze del pensiero scientifico-filosofico attuale (Unità della Vita, Fisica quantistica, studi sulla mente animale, dinamica dei sistemi, fenomeni mentali nei sistemi complessi, Ecopsicologia, ecc.) supportano le idee dell’Ecologia Profonda.
   Se ci diamo un’etichetta specifica, risolviamo solo una parte del problema. Non si capisce perché limitarsi a vedere i problemi a compartimenti stagni quando si può avere il quadro di insieme.     
Guido Dalla Casa 
(Arianna editrice)