lunedì 21 maggio 2012

Nazzarena Marchegiani: "La luna, passi lievi dentro l'archetipo femminile" - Dialogo tenuto a Treia, il 13 maggio 2012, al Circolo Vegetariano VV.TT.

Da sinistra: Nazzarena Marchegiani, Sandro Capponi e Simonetta Borgiani
All'esterno del Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia


Si deduce già dal titolo che in questa sede si potrà affrontare solo dei ‘lievi passi’ all’interno di un argomento vastissimo e delicato come è quello del ‘femminile’. Non vuole qui essere uno studio sul matriarcato né una lezione di antropologia bensì un tentativo di lettura ‘analogico - simbolica’ riguardante l’infanzia dell’Umanità da un lato, e le fasi psicologiche infantili dall’altro. L’Astrologia Psicologica della Eridanoschool, infatti, ha messo a punto un metodo interpretativo in cui i ‘pianeti’ diventano ‘funzioni psicologiche’ e i ‘segni’ passaggi evolutivi dell’uomo.

Già per sua stessa natura l’Astrologia predilige il simbolo tanto da essere considerata una materia da ‘lobo destro/ femminile’ (Giove) differente dal ‘lobo sinistro/maschile’ (Mercurio e Saturno) che è quello della logica e della razionalità. Ne deriva che gli aspetti più importanti di questa breve trattazione saranno, appunto, quelli dell’archetipo e del mito.

Dopo questa premessa, è fuori dubbio che per l’uomo primitivo l’astro più interessante sia stato la Luna. Intanto perché il Sole era più stabile mentre la Luna andava e veniva, a volte grande, a volte più piccola e dunque mutevole. La notte poteva trasformarsi in un incubo per cui era la Luna a fare la differenza e a salvargli la vita.

La fase incentrata sulla luna è chiamata ‘ciclo di eterno ritorno’ in quanto nell’osservare le fasi lunari, l’Uomo iniziò a calcolare il tempo e a costruire i primi calendari che, naturalmente, erano lunari. Tutto era basato sul mese ovvero ‘mens’ che significa, appunto, ‘luna’ e l’Uomo immaginava la Luna come la Signora delle nascite’. Ancora oggi, ad esempio, nelle popolazioni arabe – che sono tra le più anti-matriarcali – tutti i simboli sono femminili a partire dal calendario che è di 28 giorni e mezzo.

A livello psicologico, la Luna rappresenta ‘da dove’ noi arriviamo ed è un’istanza che incontriamo sin dal concepimento; così l’utero diventa il nostro primo contenitore e alla nascita sarà poi la ‘madre’ a fungere da contenitore esterno. In pratica, dalla gravidanza fino ai primi sei - sette mesi di vita, la Natura fa sì che esista una fusione totale con la madre, una situazione di completo ‘inglobamento’ in cui non esiste ‘separazione’ e il senso di ‘unità’ è intimamente sentito.

L’analogia con il ‘paradiso terrestre’ è pressoché naturale: l’Uomo viveva una totale condizione inconscia e simbiotica con la Natura e sentiva che la vita dipendeva, in tutto e per tutto da essa.
L’Astrologia Psicologica assegna questa fase al secondo segno della cintura zodiacale cioè al Toro. Il Toro, dunque, rappresenta ‘simbiosi’, ‘oralità’, ‘inglobamento’ per cui, il bambino, in questa ‘diade’ esclusiva con la propria madre, è essenzialmente un ‘fruitore’; lo ‘scambio’ avverrà nella relazione più matura rappresentata da Venere.

Occorrerà molto tempo prima che avvenga il passaggio dalla ‘relazione lunare’ a quella venusiana. Mentre la Luna è ‘fusione’, Venere è ‘condivisione’ e, a livello psicologico, nella fusione non c’è identità. D’altra parte la funzione lunare non ha come scopo l’Amore, ma la sopravvivenza della specie.

Aver goduto appieno di questa prima relazione, significa, da adulti, andare in modo naturale alla ricerca del nutrimento interno, attingendo a quel ‘pieno’, a quella ‘base sicura’ trasmessa dalla madre.

L’autostima, il senso di sicurezza e di radicamento, nascono in questo essenziale contesto. E’ la madre, infatti, che attraverso un contatto molto fisico, imposta un primo schema relazionale. La sensazione di ‘esistere’, di essere importanti per qualcosa e per qualcuno, dipenderà da tutta quella parte ‘contenitiva’ rappresentata dagli abbracci, dalle coccole, dal nutrimento, ecc. ecc. ricevuta nella primissima infanzia. Ciò significa che la madre dovrà provvedere a tutti i bisogni del bambino: ‘contenere’ i suoi problemi, le sue paure, le sue negatività e la sua distruttività. Il ‘senso del femminile’ o, più semplicemente, il ‘rapporto con la vita’ dipenderà completamente da come si è vissuta questa prima relazione.

La figura materna è importantissima tanto che la risoluzione delle dinamiche emotive dipende sempre dall’introiezione di una figura materna rasserenante e nutritiva.

C’è da dire che il compito della Luna/Madre non è facile: dopo il parto, infatti, alla donna viene ancora richiesto di offrire se stessa ed entrare in simbiosi con il suo bambino; in questo lungo periodo rinuncia all’indipendenza e alla libertà, annulla desideri e bisogni per poi, di nuovo, dover ‘tagliare’ questo rapporto d’intimità e far dono della ‘seconda vita’ o vita psicologica. A differenza del padre (Sole),che ha il compito di fornire un’affettività di tipo razionale necessaria per far superare i problemi della vita, la figura materna è così coinvolta in tutto il dramma della psicanalisi, proprio perché è la figura che deve portare alla sensazione di ‘potercela fare’.

L’Amore incondizionato, o ce lo ha dato la madre o non lo si potrà più avere da nessuno.

E’ interessante notare come lo stesso glifo del Toro ricordi la schematizzazione della testa di bue o, per meglio dire, della ‘vacca’.
Un simile simbolo grafico deve avere avuto una genesi assai remota perché intuitivo e semplice. L’ideogramma del segno, infatti, è formato da un cerchio (Sole/ maschile) e da un semicerchio che lo sormonta (falce di Luna/ femminile).

In analogia con la fase simbiotica infantile, dunque, il Toro corrisponde, come accennato più sopra, a quel periodo ancestrale in cui l’uomo, ancora del tutto inconscio dei suoi poteri personali, era in completa balia della natura: essa lo nutriva e lo proteggeva, ma poteva anche  distruggerlo e annientarlo. Non a caso questo segno è molto legato alla natura che ama così com’è senza distorsioni né interventi tesi ad accelerare o  a modificare le cose.

Ritornando alla Luna, è con la gravidanza che la donna entra in rapporto con l’archètipo ‘lunare’ e in tal modo recupera quella condizione di ‘grande madre’ rappresentata dalla lunga fase matriarcale della storia umana. Che cos’è un archetipo?

L’Archetipo è uno ‘schema’ o modello originario al quale poi tutti si ispirano, ma da un punto di vista psicologico, gli archetipi rappresentano dei passaggi psichici. Per quanto riguarda gli archetipi del femminile occorre tener presente che essi sono anche il risultato della frammentazione dell’immagine della ‘Grande Madre’ che inizialmente era unica.

Si procederà, in maniera molto sintetica, ad una presentazione degli archetipi lunari e/o femminili.


Nelle tradizioni lunari, inizialmente, le dee erano quattro poi sono diventate tre e cioè:


  • ARTEMIDE: la dea della Luna crescente, rappresenta l’immagine della donna giovane, adolescenziale, foriera di potenzialità ancora inespresse. Non a caso nella fase della Luna crescente veniva seminato tutto quello che doveva sviluppare e crescere.

  • DEMETRA o SELENE: entrambe dee della Luna piena, rappresentano l’immagine della natura che si riproduce. In genere, tutte le dee incentrate sul discorso della luna piena hanno la signoria sulla natura stessa. La Luna piena rappresenta la maturità, ma a livello psicologico, significa che la Luna/Madre dovrà trasformarsi, con il tempo, in un’altra forma di nutrimento.

  • ECATE: dea della Luna calante e della Luna nuova. E’ la ‘vecchia o donna saggia’, quella che tramanda agli altri la propria conoscenza. Era la dea più potente della triade lunare perché aveva in mano il ciclo della vita. L’inquisizione è tutta incentrata su questa figura.

Con il tempo gli archetipi del femminile si divisero in ‘dee vergini’e in ‘dee vulnerate’.

LE DEE VERGINI sono : ARTEMIDE, ATENA e ESTIA

Le dee vergini, rappresentano, teoricamente, gli stadi giovanili della donna e si caratterizzano per la capacità di focalizzarsi sull’obbiettivo. Sono le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autosufficienza e gli attaccamenti emotivi non distolgono da ciò che è ritenuto importante. In pratica è quella parte di donna che l’uomo non riesce a possedere perché non ha bisogno né di un uomo né tanto meno della sua approvazione in quanto esiste di per sé, interamente separata da lui e non trova necessaria la maternità (un figlio) per avere identità;

LE TRE DEE VULNERATE sono: DEMETRA, PERSEFONE ed ERA

La relazione delle dee vulnerate si chiama a ‘coscienza diffusa’. La ‘coscienza diffusa’ è un passaggio importantissimo che consente alla donna di diventare madre. Sono donne molto più orientate verso la relazione e sono tre dee che hanno vissuto drammi interni. Demetra è l’archetipo della ‘madre’, Persefone della ‘figlia’ ed Era è quello della ‘moglie’.

Un altro archetipo del femminile è Venere. Venere veniva considerata una ‘dea alchemica’ perché si collocava tra le dee vergini e le dee vulnerate. Nel mito si presenta come la Signora delle Etarie’, categoria di donne greche che erano le uniche ad avere diritto a non sposarsi e ad avere accesso alla cultura. Venere veniva considerata anche la ‘Signora delle Arti’ ovvero come colei che ‘raffina tutte le cose’.

Quanto più una donna è legata al simbolo lunare, tanto più il suo rapporto con l’uomo è strettamente connesso ad un desiderio di maternità. Ma quando una donna diventa madre, l’archètipo materno può prendere il sopravvento per cui è fondamentale che dopo la fase materna, la donna ritorni a vivere il suo ruolo ‘venusiano’.

Nazzarena Marchegiani

 
Trattazione (ripresa da lezioni riguardanti il simbolo lunare)  tenuta a Treia, il 13 maggio 2012, durante la Festa dei Precursori del Circolo vegetariano VV.TT.  


 

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