Visualizzazione post con etichetta Antonella Pedicelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonella Pedicelli. Mostra tutti i post

giovedì 31 maggio 2012

"Magia, fenomeni paranormali, miracoli, ieri ed oggi” di Antonella Pedicelli

Allo specchio - Affresco di Carlo Monopoli

La verità non è sempre ciò che “appare”, il silenzio porta spesso echi di antica memoria in cui ritroviamo una parte di noi che, in verità, non è mai stata smarrita. Proprio quel silenzio riempie la voce di un istinto primordiale, di un compagno sapiente a cui leghiamo “volti” non ben identificati….

Il sogno, la verità, la magia, la vita….. siamo esseri sospesi nel tempo che noi stessi abbiamo scelto di vivere, come sostanza e come forma.

Mago è colui che trasforma il conoscibile attraverso la sua “voce”, attraverso il suo cuore. La magia è un inizio e una fine, è un viaggio compiuto e mai terminato: cosa cerca chi “vuole” a tutti i costi la magia? Dove spera di “arrivare?” E soprattutto “è in grado di affrontare il viaggio con la corretta prospettiva della meta da raggiungere”?

Oggi sono tante le indicazioni di “superficie” verso le quali ci sentiamo richiamati..come le voci di false “sirene” marine costruite abilmente da creatori di “idoli”.

“L’ideale”, il corretto, il giusto….è sempre presente dentro di noi, è una voce antica che giunge come un debole sibilo alla nostra coscienza e ci lascia assorti, increduli..magici! Prendere carta e penna, cominciare a scrivere, ascoltare quella voce è un percorso magico, è uno svelamento dell’essere nella sua complessa mutevolezza, è l’incontro del mago interiore con la magia “esterna”, è il gioco della vita che finalmente ha la possibilità di manifestarsi.

L’ingenua voce del cuore ha già tanto di magico e si trattiene a fatica in un contesto irreale per la sua verità. Questo Mondo, questa realtà hanno sguardi celati nei boschi del nostro silenzio interiore, hanno timore di ri-velarsi e di fermarsi a conversare con noi. La dimensione della “magia” non ha limiti, non ha confini: lo spazio aperto è la sua dimora; la ricerca continua è il suo nutrimento.

Avere il coraggio di “iniziare” è oggi la sfida aperta per tutti coloro che “sentono” e che operano affidando ogni gesto al loro “cuore”.
Non esiste magia senza sogno, non esiste sogno senza pensiero, non si crea il pensiero dal nulla e… allora…. tutto è sempre stato, come il tempo e lo spazio.

Abbiate la voglia di curiosare nello spazio antico dentro di voi, in quel calderone magico da cui “Tutto” prese vita!

Antonella Pedicelli

domenica 18 marzo 2012

Lao Tze, Tao-te-king ed il Ritorno.... – La verità é una cosa molto semplice….

Canto in grotta - Paolo D'Arpini


“La verità non può essere perseguita, è sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione. E la descrizione non é mai la sostanza…” (Saul Arpino)

L’idea del “ritorno”, che costituisce uno degli elementi di primaria importanza nel Tao-te-king, affiora già nel Libro dei Mutamenti (I Ching).

Sotto l’esagramma Fu si legge: “Ritornare é pervenire al Tao..”.

Un commento attribuito a Confucio dice: “La ragione del Cielo é abbagliante e si abbassa sino alla terra. La ragione della Terra é umile e si eleva al Cielo. La ragione del Cielo diminuisce ciò che é elevato ed aumenta ciò che é basso. Gli spiriti nuocciono a ciò che é pieno e fanno del bene a ciò che è vuoto. La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”

L’esaltazione della semplicità, descritta nel Tao-te-king preesisteva a Lao Tze. Un moderno filosofo cinese, Lang-si-ciao ritiene che il “non agire” taoista corrisponda alla “semplicità” dell’I Ching.

Se Lao Tze rielaborò alcuni pensieri già esistenti nella Cina antica e si valse di essi come pietre per edificare la montagna di Golconda del suo sistema filosofico, non é però detto -come alcuni studiosi sostengono- che tali concetti provenissero dall’antica India… E’ vero che la filosofia Vedica  sembrerebbe la più antica elaborata dall’uomo, e le sue implicazioni influenzarono il pensiero metafisico del mondo conosciuto. Ma questo é ciò che appare in quanto tale ricerca del vero risulta “codificata” nella memoria e quindi si fa riferimento ad essa come ad una “fonte”. Personalmente sono dell’opinione che sia il Taoismo che il Vedanta, entrambi di natura non-dualistica, fiorirono spontaneamente per logica propria.  Simili sistemi trovarono luce non solo in Cina ed in India ma pure in Europa, in Asia minore, in Africa e nelle Americhe. Tutto avvenne  a partire da quel periodo di “Fioritura Culturale” che potrebbe essere indicato nella fine del neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e quindi dell’aumento delle risorse alimentari disponibili, che facilitarono lo sviluppo del pensiero  analitico concettuale ed artistico, ed è contemporaneo alla scoperta della scrittura. Alcune immagini non dualistiche sono riconoscibili, ad esempio,  nel pensiero ebraico  con “Io sono quell’Io sono” o nella filosofia presocratica…. con il concetto del “Tutto” che continuamente si svolge in se stesso.

Insomma inutile cercare ove il pensiero originale dell’Assoluto, “che tutto comprende e da cui tutto é originato ed a cui tutto ritorna” (inteso come superamento del teismo personale), sia apparso per la prima volta… si può invece supporre che tale filosofia sorga all’interno di varie famiglie umane, nel momento in cui la raffinatezza del pensiero raggiunge un culmine.

“Tutto é Uno e perfetto in se stesso”, affermano le Upanishad dell’India ed il perseguire il “perfezionamento” é solo la proiezione di un  concetto basato su un altro concetto… la verità é qualcosa di molto semplice….
 
E per finire un’invocazione di Chuang-tze: “Mio Maestro, mio Maestro, tu che distruggi senza essere cattivo! Tu che edifichi senza essere buono! Tu che fosti prima dei tempi e che non sei vecchio! Tu che copri tutto come il Cielo, che porti tutto come la Terra, che sei autore di tutto senza essere abile.. Comprenderti così, ecco la gioia celeste. Sapere che io sono nato per la tua influenza, che alla mia dipartita rientrerò nella tua Via, che riposando comunico allo Yin la tua modalità passiva, che agendo comunico allo Yang la tua modalità attiva: ecco la felicità suprema… L’azione dell’Illuminato si confonde con l’azione del Cielo, il suo riposo col riposo della Terra. Il suo saldo Spirito domina il mondo!”

Paolo D’Arpini    

…………………..

Commento di Caterina Regazzi: “…per essere astratto è astratto… e non ho capito il concetto del “ritorno”, anzi, ho riletto il pensiero per la terza volta e forse ora ho capito, come, dopo la seconda volta, forse ho capito tutto il resto…… Ma perché se “La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”……. voi filosofi non scrivete in modo tale che anche l’umile ed il semplice possano capirvi?”

Mia rispostina: “..sapessi come dici bene …  sei completamente nel giusto… ma le parole non possono arrivare a tanto… solo il silenzio!”


......................

..E lentamente,
anche l’ultima notte
diventa
eterna
attraverso
il solco
bagnato di pioggia
che
in silenzio
si spegne
tra la neve bianca
dei ricordi
antichi…..
Parlaci ancora
di te,
lascia
che il seme
nella terra umida
possa sempre
far fiorire
il tempo
del perdono;
possa la tua
anima
disegnare
la storia
di ogni luogo
che visiterai,
possa
la fragile
mano che ora scrive..
raccontare
Paolo D’Arpini
e la bellezza
di un canto
sciolto tra
le note
di una chitarra..
e un fiume
che ha mille anime
abbracciate
strette
al cuore
dell’amato.

Antonella Pedicelli



Alla sorgente
Dipinto di Franco Farina

martedì 6 settembre 2011

Ecologia sociale, rapporti interpersonali e psicologia emozionale...

Osserviamo da una finestra



Ante Scriptum

Spesso ho affermato che i diversi aspetti psichici da noi incarnati e le energie degli elementi che ci contraddistinguono formano una specie di “griglia” attraverso la quale noi riusciamo a percepire il mondo esterno e le situazioni sulla base della sintonia (od opposizione)  incontrata. E' come osservare l'ambiente che ci circonda guardando da una finestra, ciò che vediamo è limitato e circoscritto dalla  posizione  e dimensione della sua apertura.

Ove questa “griglia”,  il nostro modo percettivo,  non aderisce con le situazioni e le emozionalità diverse che ci giungono dagli altri automaticamente sentiamo una forma di repulsione. La nostra empatia ed antipatia  ed il genere dei rapporti che possono essere instaurati con le persone con le quali veniamo in contatto dipende solo dalla configurazione del filtro interiore delle predisposizioni innate. Ma, allo stesso tempo, la comprensione che ogni aspetto della psiche o dei colori delle energie (elementi)  dipende dal movimento nel caleidoscopio della mente di un qualcosa di indifferenziato che è alla radice della mente stessa, è importantissimo per riconoscere la comune matrice.

I diversi aspetti nascono in seguito alla separazione primordiale,  Yin e Yang, e  dai movimenti (o elementi)  consequenziali delle propensioni e dal raggruppamento in cantoni di accettazione e repulsione sulla base dello specifico aspetto da noi incarnato in cui ci riconosciamo.

Le opposizioni sono però solo completamenti della stessa energia archetipale, per cui  le incomprensioni e comprensioni sono solo un “modus operandi” della mente ed un modo di riconoscere  le affinità o le differenze,   il fine della coscienza evoluta è comunque quello di riportare tutto all’unità.

Questa premessa per introdurre il testo di psicologia emozionale che segue

(Paolo D’Arpini)

………………

Sperimentare la vita in un corpo materiale, rappresenta, per un essere umano, una continua possibilità di “apprendimento” e di evoluzione. La scelta delle esperienze, ovviamente, non è casuale: ci muoviamo ed agiamo spinti da “forze e pulsioni” che, nella loro complessa varietà di nomi e appellativi, non fanno altro che determinare il “movimento” nella nostra quotidianità. Il movimento rappresenta, sul piano dell’esistenza pura, l’incipit di ogni creazione, il “bisogno” fondamentale del principio ideatore stesso.

Colui che è, in quanto tale, manifesta il suo essere nel movimento e nel conseguente continuo “fluire”, che, a sua volta, genera cambiamenti non immediatamente percepibili dal nostro umano sentire.

Nei rapporti di vario genere che tendiamo a “creare” in questo spazio-tempo scelto per l’esistenza nella quale trova dimora lo spirito che ci anima, spesso siamo soliti usare termini nei quali appare evidente il sentimento del “contrasto”, o per meglio dire, della “in-comprensione”.

Io penso in un modo, lui o lei la pensano in tutt’altra maniera.

Questo è un fenomeno semplice, molto semplice e complesso insieme. Viaggiamo su “frequenze vibrazionali” che non sempre si trovano in sintonia, una specie di “carrello” che, per alcuni è dotato di freni, per altri no! La direzione del carrello è la stessa, ma non la velocità e neanche l’energia impressa nelle ruote. La nostra singola percezione ci permette di intuire questo “meccanismo”, ma i “termini razionali” impressi nella nostra mente, creano la situazione del disagio, del pericolo e quindi assumono posizione di “difesa”, a volte con l’attacco,diretto verso chi la “pensa diversamente da noi”! 

In verità, invece, è solo una condizione come tante, uno “status” che sta “percorrendo la sua strada” al di fuori di ogni giudizio e di ogni “etichetta”. Riconoscere la “diversità” è un passaggio importante nella crescita personale, sul piano dell’apertura universale e della fiducia verso noi stessi; accogliere la nostra “percezione” è un atto d’umiltà che rende speciale la visione della Vita.

Antonella Pedicelli

Nell'immagine: Antonella Pedicelli

mercoledì 20 luglio 2011

Treia, dall’8 al 15 agosto - Visione pagana, popolare e cristiana per l’annuale pioggia di stelle cadenti


Abbiamo già preannnunciato i festeggiamenti previsti a Treia per l’8 di agosto: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/07/treia-e-lacqua-cotta-del-8-agosto-2011.html


Vorrei ora integrare l’informazione annunciando la consueta pioggia di stelle cadenti che si manifesta proprio  nel periodo sopra menzionato, in particolare il 10 di agosto. Nella tradizione cristiana si parla di “lacrime di San Lorenzo” ma dovete sapere che in precedenza tale pulviscolo di comete veniva definito il getto di sperma del Dio Priapo, anche definito Dioniso,  che dal cielo feconda la terra.

Memoria  di Giorgio Vitali:.

Nel  “De cupiditate divitiarum”, Plutarco così ci illustra la processione in onore del Gran Dio Priapo, il giorno 10 di agosto e giorni seguenti:
In testa è portata un’anfora di vino misto a miele, ed una ramo di vite.
Poi un uomo che trascina un caprone da immolare al Dio (poi nel tempo, sostituito da un asinello). Poi un altro processionista con un cesto di fichi. Infine, le Vergini portatrici del fallo gigantesco col quale erano irrorati i campi.  (In Grecia, invece, le processioni col fallo terminavano con una pioggia di acqua mista a miele e succo d’uva indirizzata verso i campi, quale eiaculazione del SEME PRIMORDIALE, origine della VITA.
[Falloforìe, feste in onore di Dionso, prima, poi di Priapo.]

Le divinità della fecondazione sono: Priapo, che è venerato assieme a PAN, Dioniso, Luperco, Inu, Fauno. Sono festeggiate il 10 agosto, giorno dello Sciame meteorico annuale, simbolo della pioggia del SEME FECONDATORE.

Esso si chiama Lacrime di San Lorenzo per questa ragione: La Divinità etrusca Acca Larentia, poi acquisita dai Romani, un tempo: Madre Terra, poi: Sacra Prostituta (che si prostra ), protettrice di plebei e della fertilità dei campi, era assimilata a Fauno e Lupesco. Da Larentia a San Lorenzo il passo è brevissimo.

Per quanto riguarda altri riti priapei, Piedigrotta è quello più celebre.
“neapolitana ubi sacellum Priapi et sacra abdita.”

Il culto di Priapo risale ai tempi di Alessandro Magno, proveniente dall’Ellesponto o dalla Propontide, sempre come simbolo della forza sessuale maschile e fertilità della Natura. Nel Mito, egli risulta cacciato dall’Olimpo per avere cercato di stuprare la Dea Vesta. (Ci chiediamo ora, in piena desacralizzazione, che significato può avere il negare la potenza rigeneratrice della Natura. Quale altra forza, se non quella degenerata della MONETA o della POTENZA nucleare a FINI DI MORTE, può proporre il POTERE contronatura che governa il FATO degli umani?)

CANTO DI PRIAPO.
per me le corolle di fiori in primavera
per me le bionde spighe nel cuore dell’estate
per me i dolci grappoli dell’uva che si matura
per me la glauca oliva formatasi nel freddo.

……………..

Commento in chiave popolare di Antonella Pedicelli:

Caro Paolo.
Ringrazio Giorgio Vitali   per il suo splendido contributo dedicato alla pioggia di stelle agostona e al suo significato in chiave “pagana”: mi sono appassionata nella lettura e ho sentito, in tante immagini evocative, la pienezza e la forza di questo rito che, spero, possa essere sempre riproposto alla nostra attenzione in queste giornate di piena estate.

Ti invio la descrizione di un rito volto, anch’esso alla “fecondazione” della Terra, ma in una chiave un po’ diversa: questo rito viene celebrato nel paese di Lula, in Sardegna. C’è una componente, anche qui, tipicamente maschile che permette diverse associazioni a livello “evocativo”.  Spero sia una piacevole lettura!

Sulle tradizioni locali, presenti a Lula, meritano menzione: “su ballu e sa vaglia”, una sorta di rito per vanificare il potere malefico del malocchio, e la maschera de su Batileddu: maschera protagonista del carnevale di Lula, la vittima. È vestito di pelli di pecora o montone, ha il volto sporco di fuliggine e di sangue e la testa coperta da un
fazzoletto nero femminile, porta un copricapo con corna caprine, bovine o di cervo tra le quali è sistemato uno stomaco di capra (”sa ‘entre ortata”). Sul petto porta i “marrazzos” (campanacci), sulla pancia seminascosto dai campanacci porta “su chentu puzone”, uno stomaco di bue pieno di sangue e acqua, che ogni tanto viene bucato per bagnare la terra e fertilizzare i campi. Riguardo all’origine della maschera molte teorie riportano ai riti dionisiaci, con la rappresentazione della passione e la morte del dio, e più in generale ai riti agrari arcaici di fecondazione della terra con il sangue. 
La maschera del Battileddu, abbandonata nella prima metà del Novecento, forse a causa della miseria e dei lutti provocati dalla guerra, cadde nell’oblio. È stata riproposta nel 2001, in un clima teso alla valorizzazione delle antiche maschere sarde e di spiccato interesse scientifico e antropologico verso la maschera di Lula.


………


Nota in chiave cristiana di Rita De Angelis:

Caro Paolo.
Il 10 Agosto vale sicuramente la pena di stare svegli sino alle prime luci dell’alba per esprimere i desideri che ognuno dei noi cela nel cuore , affidandole alle scie luminose. La scienziata Margherita Hack, ci ricorda che le stelle cadenti sono di anno in anno meno frequenti, e per avere un massiccio rifornimento di polvere da cometa, bisognerà attendere il 2126.

A proposito di stelle, un gruppo internazionale di scienziati, ci comunica che per la prima volta è nata nella nostra costellazione una stella gigante, è venuta  alla luce,nella costellazione del Centauro, ed ha oltrepassato il bozzolo prenatale di polvere e gas, nel quale si è formata. Venti volte più massiccia del nostro Sole, e con un raggio cinque volte superiore,è appena venuta al mondo ed ha mosso i suoi primi passi unendosi così a tutte le altre stelle presenti nel nostro firmamento.

Si dice che la maggior concentrazione di stelle cadenti potrebbe esserci tra il 12 ed il 13 Agosto. Ma la notte di San Lorenzo,  dall’avvento del cristianesimo, è dedicata al martirio di San Lorenzo, che dal III secolo è sepolto nell’omonima Basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio,  che vagano in eterno nei cieli, e scendono sulla terra, soltanto nel giorno in cui Lorenzo morì, creando così un’ atmosfera del tutto magica e carica di speranza. In questa notte infatti, si crede, si possano avverare i desideri di tutti coloro che ricordano il dolore di San Lorenzo, e con il naso all’insù si aspetta di vedere una stella cadente dal cielo  e si pronuncia quasi un desiderio o una filastrocca che così recita: “Stella,  mia bella stella, desidero che…”, e sognando come in una fiaba si attende che l’evento desiderato si avveri e verifichi durante  l’anno!

…………

Vi aspettiamo a Treia, dove l’aria è dolce, per assistere dall’alto della collina alla discesa del “pulviscolo d’oro” di metà agosto.

Paolo D’Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT.
Via Sacchette 15/a – Treia (Macerata) – Tel 0733/216293

domenica 22 maggio 2011

Caterina Regazzi: "Treia è la casa della memoria!"


Come aveva iniziato Paolo...... "non mi è facile raccontare del mio rapporto con Treia.....".

In effetti scrivere di Treia mi imbarazza un po', è come scrivere del mio primo amore, è come parlare del rapporto con la madre, è un po' come andare dallo psicanalista!

La storia del mio rapporto con questo paese è praticamente la storia della mia vita e non mi sento tanto importante da scrivere un'autobiografia e cercherò quindi di estrapolare dalla memoria emozioni ed immagini che possano in qualche modo interessare chi avrà la voglia e la pazienza di leggermi.

E' una storia fatta anche di panorami e per questo sono andata a rovistare fra vecchi album di foto per accompagnare queste righe con qualche visione di oggi e di ieri perchè, se è vero che è importante vivere l'adesso, quel che io sono adesso e quello che provo mi deriva dalla somma delle esperienze del passato
grazie alle quali vivrò il futuro con tutto il bagaglio, leggero il più possibile, che mi porto appresso.

La casa di Treia è "la casa della memoria" e per questo quando Paolo ci è andato a vivere io e Viola abbiamo un po' "tremato" ma lui è stato delicato, non ha neanche pensato a stravolgere l'immagine generale. Quella casa ha tante cose, tanti oggetti e ognuno ha una sua storia ed anche se di tante di esse farei tranquillamente e volentieri a meno, non riesco a liberarmene, mi sembrerebbe di fare un torto a mia madre, perchè era quella la "sua" casa.

E' una storia fatta di emozioni: quando si arriva a Treia in automobile, io normalmente faccio "la corta", la strada che passa davanti a Villa Spada (a proposito: che darei per andarci dentro, ma chissà di chi è e cosa se ne fa e se ne farà), quindi il tragitto è in salita, una salita abbastanza ripida e quindi l'auto deve essere in una marcia bassa e fa un rumore acuto, ecco, io, quando scalo la marcia e comincio a sentire quel rumore, comincio a provare quell'emozione, una specie di piccola accelerazione del battito cardiaco e come un sottofondo della mia anima che dice: ecco, la mia bella Treia!

La mia bella Treia, con quel colore delle case che è il più bello, è caldo, è dolce, non è come il grigio del tufo, non è come il mattone a vista di alti luoghi, io non so che terra ci volesse e ci voglia per fare quei mattoni (ma se ne fanno ancora di quei mattoni, di quel colore, oggi?), non è come gli intonaci di vari colori alla moda, alle volte sgargianti, a  volte sbiaditi, a volte anche belli, ma il colore di quelle case per me è il più bello del mondo, e sono tutte uguali. E poi, finita la salita, quel breve tratto di strada circonvallazione che da sul panorama verso il Conero, e quella collinetta tutta spoglia ma sempre ben coltivata e quella deliziosa casetta che ci sta in cima, che darei per andare a vedere quel posto! e nelle giornate limpide il pezzetto di Adriatico vicino al monte.

Paolo, Paolo, possibile che tu non l'abbia mai visto davvero? dobbiamo prenderti gli occhiali o un binocolo! E' bellissimo vedere il mare da lì, ti fa sentire che tutto sommato, il mare è a portata di mano, a un tiro di schioppo!

Altra sensazione, oltre a quella di rivedere un luogo per me bellissimo, è quella del ritorno a casa.
Ho cambiato di casa diverse volte nella mia vita ed ogni volta c'era più o meno, presto o tardi, questa sensazione che si deve per forza provare nel luogo dove dormiamo, mangiamo, amiamo, pena una dissociazione della personalità, se questa sensazione viene a mancare. L'ho provata a Spilamberto, prima ancora di andarci ad abitare, ma il luogo dove mi sono sentita quasi sempre a casa, pur non avendoci mai abitato, nel senso "ufficiale" del termine, cioè pur non avendoci mai risieduto, è proprio Treia. Ho detto "quasi" di proposito e a ragion veduta perchè c'è stato anche un periodo abbastanza lungo in cui mi ci sentivo fuori posto.

Sono stati gli anni della solitudine, e poi quelli della malattia e poi della scomparsa dei miei genitori. Le stanze erano troppo vuote, troppo silenziose, ed i ricordi delle feste, delle cene e dei pranzi con i miei genitori, con i parenti, molti di loro ormai scomparsi, con le amiche ormai perdute, per le strade della vita che si dividono, mi davano solo una gran malinconia e voglia di scapparmene nella mia casa "altra" di quel momento.

Gli "spiriti" che sicuramente vi aleggiano, non mi facevano buona compagnia o forse non ero io una buona compagnia per loro.

Anche i treiesi mi parevano ormai tutti estranei e facevo fatica anche a fermarmi a scambiare due parole con loro, anche con i conosciuti. I treiesi sono persone buone come il pane, così come era mia nonna Annetta, ma di certo non si può dire che siano socievoli, se non sei tu a fare il primo passo, è difficile che si aprano. Quando hai superato quella debole barriera sono capaci di darti tutto. Parlo poi pensando ai "vecchi", dove per vecchi intendo anche i cinquantenni, cioè i miei coetanei, perchè dei giovani di oggi non saprei cosa dire.
E così poi è arrivato Paolo, anzi, per meglio dire, sono arrivata io da lui, e ricordo che parlammo di questo paese non so perchè il primo giorno, sicuramente per l'assonanza del nome con quello del fiume che scorre nel paese da cui lui proviene, e l'idea, non so se mia o sua che lui si trasferisse qui, mi ha subito entusiasmato.

Non che non vedessi le difficoltà e gli eventuali problemi ma in due e due quattro, ecco che la casa è stata "resuscitata" a nuova vita, gli armadi sono stati aperti, il camino riacceso dopo anni e riparato, la legnaia riempita, alcune cose inutili o rotte eliminate (ma pochissime come dicevo prima), la dispensa rifornita, i letti rifatti e riusati,

Il tempo là riprende il suo valore, di vita vissuta.

Spero che Viola abbia la fortuna un giorno di provare là le stesse belle emozioni che ci ho provato e ci sto provando io......

Caterina Regazzi

...................



A Treia...

Donna amabile,
raccontata da muse e poeti;
donna di piacere
vestita a festa
in un tramonto lieto;
...luce del mio grembo maturo
su cui adagio
lenti i miei passi
di pellegrino errante.
Io che ho scelto
il tuo sorriso
disegno
la tua storia
in un racconto
di fiaba...
io, suonatore
di canti perduti
riposo quieto
all'ombra
del tuo seno.

Antonella Pedicelli