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domenica 1 luglio 2018

Spilamberto, 6 luglio 2018. Festa dell'Anima Gemella - All'insegna del bioregionalismo e della spiritualità laica



Spilamberto. Escursione al Fiume Panaro

Festa dell’incontro, fra l'ambiente e suoi abitanti, fra l’uomo e la natura, fra il femminile ed il maschile.  Un progetto semplice  per vivere valori diversi ricreando un tessuto sociale sul territorio. L’iniziativa per contrastare ed allontanare lo spettro dell’indifferenza viene presa  da alcune donne e uomini che si riconoscono nell’Umano.

Non mancheranno momenti giocosi, poesie d’amore, canti  e lo scambio di doni. Insomma,  andiamo alla ricerca dell’anima gemella… la quale non è altro che il riflesso di quel che accettiamo in noi stessi.

Questo rito  si svolge il 6 luglio 2018, giorno in cui si commemora Santa  Maria Goretti,    una occasione per  “rispecchiarsi in movimento” per trovare sinergie e humus per una vivibilità sociale ed ecologica. L’aprirsi all’altro  corrisponde veramente alla verità interna.  In questo processo ci sono gli elementi del bioregionalismo, della spiritualità laica e dell’ecologia profonda.

La manifestazione prevede una escursione al fiume Panaro, partenza alle ore 18.30  dall'ingresso del sentiero natura di Via Gibellini a Spilamberto. Al ritorno si terranno dei canti nella cave di Caterina con la distribuzione del Prasad da ognuno portato.

L'incontro sarà anche un'occasione per parlare dell'organizzazione del prossimo Guru Purnima (plenilunio) che si terrà il 28 luglio 2018 in collaborazione tra Luce di Stelle di Vignola  e Rete Bioregionale Italiana, con la partecipazione del solista anglo-indiano Upahar Ananand.


(P.D'A.)

Info: 




musicadistelle@libero.it 
Risultati immagini per upahar anand

Video di Upahar Anand:  https://www.youtube.com/watch?v=yAMXBz7TLdw

mercoledì 18 luglio 2012

2 agosto 2012 - Rune e luna piena a Spilamberto, sul Panaro...



Il 2 agosto 2012 è  luna piena. Questo evento astronomico ed astrologico si manifesta in piena Canicola e  ci aiuta a fuggire dai modi comuni di pensare, spontaneamente  sentiamo di uscir fuori dal corpo, di riconoscerci in qualcosa che  non è la consuetudinaria abitudine del ragionare, del decidere le cose in anticipo.... Insomma siamo un po' cotti e sentiamo di poterci maggiormente lasciar andare agli istinti...


Chi conosce il Circolo Vegetariano VV.TT. sa che  festeggiamo la luna piena con regolarità. Quest’anno sarà la prima volta che la celebrazione agostana  si svolge in quel di Spilamberto, sulle rive ghiaiose del fiume Panaro. Ci vuole tutta la forza ed il desiderio di cambiamento che contraddistingue la Luna in Leone, o Scimmia nello zodiaco cinese, per  starsene lontani dalla pazza folla delle spiagge e delle piscine e cercare,  in compagnia di un piccolo gruppo di amici, l'armonia con la natura.


Già dal 25 luglio appare nel cielo la Canicola, che é la stella di Procione, nel Cane Minore, in cui la leggenda riconosceva la Cagnetta Mera. Questo é il segno celeste che annuncia il grande caldo. Quest’anno manterremo il caldo sostando davanti ad un fuoco acceso nella notte. Sul greto del Panaro si terrà un convivio serale con il cibo vegetariano da ognuno portato. E lì cercheremo sassi levigati, da alnciare nel fiume, per carpire il significato originario  delle Rune, il sistema divinatorio celtico che sicuramente era in vigore in queste zone dell'Emilia.


“C’è un uomo appeso a quell’albero battuto dal vento, che penzola ormai da nove lunghe notti.” I segni primordiali delle rune furono scoperti da Odino che pendeva dall’albero della vita, Yggdrasil. Le rune rappresentano situazioni possibili, sono simboli magici scolpiti (o dipinti) che nella cultura celtica e vichinga convogliavano l’oracolo dell’Io supremo. Esse sono un sistema geroglifico di scrittura e sono 24, più la runa di Odino che è bianca.


Il libro delle rune è stato scritto come un manuale, una guida, per il guerriero spirituale. La via del guerriero non è per tutti, sebbene sia possibile per chi intende vivere consapevolmente le proprie sfide. Consultare le rune comporta un misto di casualità ed intuizione, i messaggi possono essere riconosciuti in segni della natura oppure sui sassolini rettangolari che vengono gettati per terra.


Come avviene negli altri sistemi divinatori le rune si basano sul messaggio inconscio, la funzione determina la forma, l’uso conferisce significato ed un oracolo si adatta sempre alle richieste del tempo in cui viene consultato.


Il punto di partenza è l’io, la coscienza che, nella sua volontà propositiva, si avvicina alla matrice universale e riceve così la conoscenza. Le cose esteriori sono un’immagine riflessa conoscibile e modificabile ma solo agendo dall’interno, nell’intuito, nella consapevolezza.


Ecco i sacri nomi delle rune: Supremo, Dono, Messaggero, Separazione, Forza, Iniziazione, Necessità, Fertilità, Difesa, Protezione, Possesso, Luce, Raccolto, Fuoco, Vittoria, Rinascita, Progresso, Acqua, Vulcano, Comunicare, Ingresso, Trasformazione, Arresto, Energia solare. La runa bianca è quella del Destino.
Le rune non rappresentano però un messaggio granitico, non richiedono la nostra dipendenza dall’oracolo, ma indicano la strada, il movimento, per uscire dal dubbio.


Paolo D’Arpini
 


L’incontro del 2 agosto 2012, che si tiene a Spilamberto, é libero ed aperto… Appuntamento alle h. 19.00 all'ingresso del Sentiero  Natura di Via Gibellini.


Per appuntamento:  circolo.vegetariano@libero.it
Cell. 333.6023090


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Commento di Caterina Regazzi: “Che dire? posso parlare di suini, vaccinazioni, ricette di farmaci,  larghezza di travetti e loro distanza, posso osservare i nidi di  rondine all'interno degli allevamenti e dei magazzini, posso imparare  a riconoscere le erbe spontanee del mio territorio ed osservare il   corso del fiume e se questo è scarso o abbondante, posso osservare le  fasi della luna e passeggiare sotto la sua luce quando è piena ed  illumina le stoppie del campo di grano trebbiato da poco, posso spigolare e  raccogliere le prugnette semiselvatiche all'ingresso del percorso  natura.... le rune le lascio a te, se vuoi me le racconterai tu”

lunedì 5 marzo 2012

Festa della Donna 2012 – 8 marzo in coscienza sincretistica: “Donna + Uomo = Umanità!”

Per l’8 marzo di quest’anno saremo a Spilamberto (Modena), in trasferta, per vivere l’esperienza dell’incontro fra il maschile ed il femminile. Il programma è semplicissimo: una passeggiata pomeridiana al Fiume Panaro per ritemprarci nella natura. Appuntamento alle h. 17.00 all'ingresso del Sentiero Natura.
Per adesioni scrivere a: circolo.vegetariano@libero.it

Avvicinandosi la data fatidica mi sembra opportuno analizzare quegli aspetti della cultura femminile che hanno contribuito alla formazione della nostra civiltà umana.

Il femmineo e la sua simbologia sono mutati radicalmente nel corso dei secoli. Nella remota antichità il femminile era rappresentativo di un potere creativo assoluto e totale.

Tutte le divinità si mostravano in aspetto femminile od in forme che evocavano tale qualità, a cominciare dalla Grande Madre, la natura stessa, sino a Madre Acqua, Madre Luna ed anche Madre Sole, etc. (la formula sacra più antica, il Gayatri Mantra, è dedicato a Savitri, la dea dell’energia solare).

Le donne in quanto incarnazione primigenia del potere procreativo erano pertanto degne di amore e di devozione. La paternità era “sconosciuta” (ovvero ignorata), la madre esisteva di certo e questo era un dato incontrovertibile… Come poi l’operazione procreativa accadesse era lasciato agli umori materni che venivano influenzati o sollecitati dall’amore rivolto dai maschi verso tutte le madri.
Insomma il padre era un semplice elemento ispirante per promuovere la maternità, non un fattore primo ma un incidentale aiuto….

Questo sino ad un certo punto, finché non cambiarono pian piano le cose e le responsabilità nelle funzioni creatrici si rovesciarono. Ma non avvenne tutto assieme, questo andamento evolutivo dal matrismo al patriarcato prese secoli e secoli per consolidarsi. Gli studi dell’archeologa lituana Gimbutas tendevano proprio a dimostrare l’esistenza di un lunghissimo periodo di transizione fra matrismo e patriarcato. Sicuramente gli “autori” del patriarcato nacquero sulle sponde dell’Indo, la civilizzazione più antica sulla faccia della terra (antecedente ai Sumeri ed agli Egiziani di migliaia di anni), in quel “paradiso terrestre” avvenne il riconoscimento del valore della paternità come fattore “portante” e di conseguenza come elemento stimolativo per una nuova religione e mitologia. Ma il processo anche qui fu lento, dovendo giustificarsi con fatti sostanziali che ne garantissero l’accettazione per mezzo di consequenzialità storica e di significati allegorici.

Avveniva così ad esempio nella mitologia induista in cui Parvati, la Dea primordiale crea da se stessa un figlio che la protegga dall’arroganza dei maschi che servivano Shiva, il suo sposo. Questo suo figlio, Ganesh, è talmente potente che è in grado di impedire l’accesso alla camera della madre a Shiva stesso (perché non aveva chiesto il permesso di avvicinarsi, notate bene questo particolare importante in cui si garantisce alla madre il diritto di scelta nel rapporto). A questo punto Shiva invia le sue truppe maschili all’attacco di Ganesh ma tutti i suoi “gana” vengono sconfitti e Shiva medesimo vien lasciato con un palmo di naso ed infine è solo con l’inganno e chiedendo aiuto all’altro dio maschile, Vishnu, definito il conservatore, che riesce a sconfiggere Ganesh… ma non fu una totale debacle…. poiché poi, per amore di Parvati, Shiva accetta di essere padre, ovvero riconosce che Ganesh è suo figlio e lo ristora alla vita, cambiandogli però testa… (ed anche qui notate le simbologie connesse…).

Questa descrizione fantastica la dice lunga sul significato della trasformazione epocale in corso 15.000 anni prima di Cristo…. Molto più tardi, ma sempre in un ambito di civiltà indoeuropea, vediamo addirittura che è il dio maschile a creare da se stesso. Ed è quanto avviene a Giove che, non aiutato dalla consorte, produce dal proprio cervello Minerva. I tempi a questo punto son già mutati, il patriarcato ormai impera sovrano, le donne sono fattrici (od etere buone solo a passare il tempo), persino l’amore, quello vero e nobile, si manifesta fra maschi (vedasi la consuetudine di tutti i maestri greci di avere ragazzini per amanti). In quel tempo la condizione femminile era alquanto scaduta ed in Europa od in Medio Oriente restavano sacche di resistenza solo qui e lì.

Ad esempio nella tradizione giudaica la trasmissione della appartenenza al “popolo eletto” avveniva (ed è ancora oggi così) per via materna, ultimo rimasuglio matristico in mezzo ad una serie di regole molto patriarcali e misogine. Tale misoginia fu assunta –in modi differenti- anche dalle altre due religioni monoteiste:
il cristianesimo e l’islamismo. Nell’islamismo però, malgrado la visione della donna in chiave di sudditanza, si salvò il criterio di bellezza e nobiltà dell’amore sensuale, infatti il profeta Maometto ebbe diverse mogli e persino il suo paradiso era riempito di belle donne accoglienti. Questo almeno consentiva un naturale intercourse di rapporti fra i due sessi. Purtroppo non avvenne la stessa cosa nel cristianesimo ove prevalse, anzi peggiorò, la misoginia originaria ebraica.

Se nell’ebraismo la divinità, sia pur vista in chiave di “dio padre”, manteneva un distacco verso le cose del mondo, essendo un dio non rappresentabile e puro spirito, nel cristianesimo per poter giustificare la divinità del “figlio” si cancellò completamente il ruolo creativo della madre. Maria concepì vergine dallo spirito santo, la sua è una prestazione completamente passiva e deriva da una scelta del dio padre di impalmarla e renderla madre. Insomma la povera Maria è equiparabile ad una “prostituta” spirituale. Da questa visione deriva anche la ragione cartesiana pseudo scientifica che indica la natura come passiva, inerte e pure stupida… Insomma lo spirito maschio “infonde” la vita e la “buona” madre porta in grembo quanto le viene concesso di portare….

Capite da voi stessi che tale proiezione è ormai improponibile ed obsoleta, sia pur che la maggioranza degli uomini ancora vi si crogiola, illudendosi con favole religiose ed ideologiche della “superiorità” maschile, della “superiorità” dell’intelligenza speculativa scientifica, della “superiorità” del potere e della forza.

Così non si fanno passi avanti nell’evoluzione della specie. E’ ovvio che entrambi questi aspetti, matrismo e patriarcato, hanno avuto una loro funzione storica per lo sviluppo delle “qualità” della specie umana. Ora è giunto il tempo di comprenderne la totale complementarietà e comune appartenenza, ma non per andare verso una specie unisex, bensì per riconoscere pari valore e significato ad entrambi gli aspetti e funzioni…. in una fusione simbiotica.

Anche se… diciamola tutta… il femmineo avrà sempre la mia riconoscenza e rispetto ed amore devoto, poiché merita di essere “prediletto” per la sua specialità… Purché rinunci a satana ed alle sue pompe, ovvero all’uso indirizzato e furbo di tali buone qualità..!
  
Paolo D’Arpini


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Commento laterale ricevuto:

L’8 marzo di Salvatore Morelli – Scrive Giacomo Crippa: “Per  la ricorrenza dell' 8 Marzo sarebbe opportuno ricordare il contributo di Salvatore Morelli per un "Risorgimento delle donne”. Avvocato, consiglierre comunale a Napoli, alla Camera il 1967. L'8 marzo 1880 ripresentò il disegno di legge di piccolo divorzio. Ai clericali che lo irridevano e attaccavano  precisava  che vi erano previsti sono quattro casi per lo scioglimento del matrimonio, molto meno dei 18 ammessi dalla Chiesa.  Pregevoli gli altri suoi disegni di legge: il voto alle donne (per primo in Europa), la cremazione di cui ancora oggi il Vaticano ne ammette  con contraddittori limiti la scelta,  la parita' fra i sessi,  sostenendo l'importanza della uguaglianza come della differenza, come elaborato in seguito dalle filosofe  femminili.  " In natura - sottolineava - non esiste uguaglianza"!  Proposte  per la parita' figli naturali con i legittimi,  per il bicognome ai figli, il bicognome fra i coniugi, progetto (con altri simili degli onn. Marinucci,  Manieri. Boato) fermo nei cassetti di Montecitorio. Merito suo:  l'accesso delle ragazze ai  Ginnasi, la legge - da intestargli - per riconoscere alle donne la  facoltà  di testimoniare  nelle cause;  la difesa delle prime donne posttelegrafoniche, licenziabili  se in gravidanza;  l'affermazione della scuola pubblica, gratuita e laica,  l'attenzione per la bonifica sociale di prostituzione, brigantaggio e sifilicomi. Avversò  strenuamente  la Legge sulle Guarentigie, intravvenendo il rispristino del potere temporale. Terribile previsione confermata…”

domenica 1 gennaio 2012

Inizio 2012 - Resoconto della Notte senza Tempo, luna rossa, stelle cadenti, fiammiferi smozzicati, poesie, misteri senza fine…


“Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte...”
(Kahlil Gibran)

La notte  del 31 dicembre 2011 anche quest’anno si è manifestata come senza tempo, o aldilà del tempo… Le cose sono avvenute come ci si poteva aspettare avvenissero, ma allo stesso tempo  tutte diverse.. Dovevamo essere in tre: Caterina, io e Sara, invece attorno alla tavola imbandita eravamo 10 persone.. e cinque alla passeggiata sul Panaro. Una giusta metà alla meta per un bellissimo inizio ed una fine senza fine. Con il saluto dal cielo di una mezzaluna rossa adagiata sul bordo dell’orizzonte…

Ma.. andiamo per ordine, anzi per disordine e prima di cominciare con la narrazione degli eventi riportiamo qui i testi dei pensierini scritti dai presenti….

Pace e armonia…. Augurio di trovare i veri valori per affrontare questa vita, rispettando Madre Terra e tutte le creature.. vivendo nel qui ed ora!

Per il 2012. Un viaggio pieno di avventure e conoscenza, bei tramonti e belle albe tanto sole terra e acqua nuovi amici per me e per voi tutti…

Caro Babbo Natale, il mio desiderio è avere: AMORE E CREATIVITA’ per me e per tutti. Un lavoro creativo che mi realizzi. Tanta gioia, prosperità e vitalità.

Ciao! Auguro che ci sia sempre nella nostra vita una cena.. di parole e sentimenti.

La vita non è meccanica ma organica. Dove troveremo se non in noi stessi un simile miracolo? Sia lode a Dio!

Auguro a me ed a tutti noi armonia nel mondo, amore fra le persone, attenzione per la natura, consapevolezza di ciò che siamo.. e che siamo tutti lungo un percorso di vita che merita di essere vissuta, momento per momento, senza rimpianti per il passato e senza aspettative per il futuro.

Nel giardino non c’è niente come il loto, in mezzo alla gente, a tutta la gente, nessuno è come Te.

Niente di più di ciò di cui ho bisogno. Vivere con intensità tutto

….Armonia per noi e per il mondo, capacità di partecipazione e impegno, lucidità per orientarci nelle scelte, Cuore

.Il Cielo nel Cuore.




Racconto della serata trascorsa:

“La notte senza Tempo” è una notte che non conosce i secondi, i minuti, le ore ma solo ciò che sa di eterno. A Spilamberto un gruppo di persone (Caterina, Sara, Margherita, Maria, Giovanna, Claudia, Rosa, Paolo, Aldo, Fabrizio) si sono ritrovate per vivere la magia di questa notte a casa di Caterina, compagna di Paolo.

Ovviamente c’è chi è arrivato in anticipo e chi in ritardo, tanto per iniziare a spaccare i primi schemi. Il ritrovarsi tutti insieme ha fatto esplodere la bellezza naturale della convivialità. Il cibo, vegetariano, preparato con cura da tutti, ha nutrito il pensiero di volersi bene anche a tavola…. (risottino alla zucca, tofu e verdure al vapore, tofu e verdure saltate, lenticchie, polpette di miglio e riso, cipolla stufata al burro, sformato di uova e formaggio, fagioli cannellini conditi, insalata mista).. certo, quando è arrivato il momento dei dolci  (frutta secca candita, zuppa inglese, spongata, panone di natale) i buoni propositi hanno lasciato spazio ai bis e tris! Il tutto annaffiato da vini locali e non (pignoletto frizzante, rosso piceno, prosecco di Conegliano ed acqua idrolitina).    

Ma che notte senza tempo è senza una bella passeggiata sul Panaro? E con tanto di bigliettini su cui ognuno può scrivere ciò di cui volersi liberare, facendoli bruciare, ritualmente, sul fuoco sacro acceso sulle rive del fiume, dal caro amico Paolo?

Ovviamente l’idea di mettere su carta ciò che non si vuole ci ha coinvolto tutti; e con grande impegno, tra una risata e l’imbarazzo del ritrovarsi di fronte ad una parte di sé, abbiamo realizzato sia i biglietti da purificare al fuoco sia quelli delle speranze per l’anno nuovo, che poi son  stati letti a tavola.

Quante belle parole….

I cuori si aprono quando i desideri si esprimono in compagnia. Essi rappresentano i nostri punti di forza, ma prima di tutto l’insieme delle nostre più grandi fragilità.

Gli impavidi decidono di dirigersi verso il fiume… ovviamente ad un orario diverso da quello stabilito! Camminando ci accorgiamo di quanto il cielo è bello, limpido, pieno di stelle e costellazioni. I fuochi d’artificio in lontananza cominciano a scoppiare ricordandoci che la mezzanotte è arrivata, il nuovo anno. Siamo in cammino e ci facciamo gli auguri consapevoli che non è stato il tempo a darci l’inizio del 2012 ma la bellezza delle figure dei fuochi sparati nel cielo.

Nel luogo preposto al rito Paolo prepara la legna per il fuoco. Prende i fiammiferi e tenta di accenderli una, due, tre volte… finchè la scatola finisce… Niente falò, nessun rischio di galera per tentanto incendio sulle rive del Panaro. Raccogliamo tutto e ritorniamo a casa, sotto un cielo pieno di stelle, ormai usciti dal tempo.

Giunti in giardino diamo vita ad un piccolo focherello e lì compiamo il rito… Fuori di noi, dentro di noi, con una serenità ritrovata, in fondo mai persa.

Per completare la tradizione della fine e del principio, il primo giorno dell’anno, la mattina, ci siamo recati, sotto un tepido sole quasi primaverile, nel borgo vecchio di Savignano sul Panaro. In cima al castello  tolti gli “ormeggi” e sorridenti abbiamo salutato a cavallo il 2012,  in forma ufficiale!  



Sara Laurencigh, Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini

sabato 31 dicembre 2011

Cassandra 2012 - Previsioni e sensazioni per l'anno dei molti malanni.. e di una grande fortuna!

 
Cosa ci aspetta nel veniente anno? Stanotte si conclude un ciclo cosmico, almeno a detta degli indovini Maya, il 2012 non si concluderà come ogni altro anno della stessa specie ma sarà la fine di un "ciclo" millenario...  C'è una summa di anni in questo... Scrive Danilo Perolio: “Molti anni di questa mia vita si riuniscono qui, ora, in questo momento, in un unico attimo di accoglienza e di gioia. Mi sembravi così lontano, distante, quasi irraggiungibile. In attesa che lo scorrere impetuoso del tempo mi conducesse a te, il mio cuore e la mia anima lottavano, si abbandonavano, cercavano in ogni modo, tra molte difficoltà e resistenze, di smussare gli spigoli e di purificarsi dai molti fardelli e dagli inutili carichi delle innumerevoli esistenze passate. Adesso ci siamo, non so cosa porterai, cosa vorrai, da me, dall'umanità. Forse tutto, forse nulla. Non importa, quel che conta è il viaggio che fin qui mi ha condotto, quello che ora sono grazie al cammino verso di te. Per un pò cammineremo insieme, tu e io, insieme anche ad altri che, come me, ti attendevano trepidamente. Dove andremo? Cosa scopriremo? Cosa faremo? Chi lo sa.. Auguri a tutte noi, anime vicine e lontane, conosciute e sconosciute. Auguri a tutti noi, Spiriti assetati d'acqua della Fonte di Casa, verso la quale ci stiamo indirizzando. Godiamoci un altro pezzo di strada tutti assieme…”
 
Nel mio modesto approccio "qualunquista" anch'io mi sto preparando al "grande salto nel vuoto"...
 
Stamattina siamo andati con Caterina al baretto dell’Arpia di Spilamberto, per l’ultima colazione dell’anno. Dentro abbiamo incontrato Margherita l’amica corniciaia la quale ci ha invitati ad andare domani in visita al borgo antico di Savignano, un paesetto caratteristico in cui potremo organizzare il 6 gennaio del 2013 (se non è finito il mondo) la sfilata delle befane. Insomma andiamo in avanscoperta. Con noi ci sarà anche l’amica Sara Laurencigh in visita qui da noi a Spilamberto. All’uscita dal baretto abbiamo adocchiato il ferramenta aperto e siamo entrati per acquistare due lampadine di riserva e ci siamo ricordati, sempre in vena di fine del mondo, di chiedere se avessero delle fionde. Ne avevavano e Caterina me ne ha regalata una, alquanto professionale, ed un'altra più semplice l’ha acquistata per se stessa. Andremo al fiume per esercitarci… Mi sono ricordato di quando ero a Jillellamudi, nella Casa di Tutti, in cui si mangiava sotto una grande tettoia seduti sul pavimento, lì c’erano una quantità  di corvi che svolazzava e cacava sopra i commensali e talvolta si avventuravano persino a mangiare dal piatto delle persone, così era stato incaricato un volontario che durante i pasti lanciava sassi con una fionda per scacciare i volatili. In effetti questo può essere un buon deterrente anche  per l’assembramento di piccioni sopra l’ingresso del Circolo a Treia, da cui il mese scorso ho grattato un bidoncino di guano addensato davanti alla porta…. Inoltre ho letto sul un libro di Konrand Lorenz che tirare con la fionda ai cani è un ottimo sistema per educarli.. Bene.. ci siamo armati in previsione del crollo finale.

Ed in tema di fine del mondo scrive Maria Josè: "Ancora una volta il Cielo ci mette in guardia sul pericolo di una terza guerra mondiale che cancellerebbe il genere umano dalla faccia della terra. Sempre nella speranza che l'essere umano accolga il loro richiamo e faccia un passo indietro..."

Non credo che il mondo finirà, anche se finisse, poichè l'Essere è indistruttibile, e i cambiamenti la morte la vita la crescita la decrescita avvengono solo al livello del "sogno". Ma un indovino  dalla Russia  ha avuto un incubo e ci propina  previsioni fosche per il 2012... Noi leggiamo e sorridiamo.. forse piangiamo.. che differenza fa?

Paolo D'Arpini
 
 
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2012: l’anno del Governo Mondiale?

Resti di una civiltà trascorsa

martedì 4 ottobre 2011

Tre giorni in viaggio, con Gandhi e San Francesco nel cuore, da Spilamberto a Nepi, Ronciglione, Bracciano, Calcata... Treia

Un pomeriggio a Calcata - Foto di Armando


Eccomi qui, ancora una volta seduta davanti al pc, questa volta a Treia, per fare un piccolo resoconto di questo breve ma molto intenso viaggio con Paolo....

Ma la vita non è tutta un viaggio verso l'ignoto? Quando si parte, di solito, le nostre tendenze mentali, ci fanno prefigurare già ciò che si dovrà vivere, ciò che le circostanze in cui ci andremo a trovare ci presenteranno sul palcoscenico della recita: gli attori, la scenografia, le battute da dire, le movenze in cui atteggiarci ed in cui gli altri attori si atteggeranno, persino i costumi (cosa mi metterò addosso per fare questo o quello?).

Osservando Paolo, ho notato in diverse occasioni, che in lui non "funziona" questo sistema: in ogni momento vive quel che sta vivendo senza mai o quasi "prepararsi" per il momento successivo.

Non nascondo che a volte questo suo modo di essere mi ha alquanto urtato: io, preparandomi a fare una certa cosa, un incontro, una passeggiata, una cena, un viaggio, giro come una trottola (combinando poco o niente) affannandomi in forse inutili preparativi. Lui se ne sta lì, bello e tranquillo come il sole, a fare le sue cose, il suo Giornaletto, a leggere un libro in terrazza e cose simili. All'ultimo momento, poi, quando è realmente il momento, lui è lì pronto ancora prima di me, sorridente, sereno, lui è.

In questo viaggio, forse prima di tutto ho assorbito, almeno un po', così senza intenzione, questo suo modo di vivere il momento presente, che altro non si può definire che come "libertà", che è la stessa cosa di essere sé stessi, di essere tutt'uno con il Tutto.

E così in questi tre giorni abbiamo vissuto vari momenti: il primo giorno, il viaggio da Spilamberto a Nepi, a casa di Luisa, l'incontro con lei, il riposino, il giro a Calcata con l'incontro con Felix, Sofia e i nipotini Sava, Mila e Teo, cresciuti dall'ultima volta e sempre deliziosi, ognuno a suo modo, la pizza al paese vecchio, il ritorno da Luisa e la notte con i tre dolci cani di Luisa, bravi, tranquilli e per nulla invadenti (anzi, eravamo noi ad invadere il loro spazio).

Una nota: il viaggio di prima andata, lungo, circa quattro ore sull'autostrada del sole, memorabile, anche se non ne ho più memoria. Non saprei ripetere un parola di quel che ci siamo detti, di quel che lui ha detto se non una parola sempre presente sulle nostre bocche come è sempre presente: Sé.

E questa parola è ritornata, come sta ritornando spesso nell'aria e nei discorsi nostri e altrui in questi giorni, anche il pomeriggio successivo, a casa di Luisa, che chiedeva spiegazioni ed io dicevo che non so dire se ho memoria di quell'esperienza, perché quell'esperienza è sempre presente. Può essere sempre presente. E allora non serve più chiedersi se o se non ....

Il giorno successivo siamo tornati a Calcata vecchia e con Felix, Sofia e i bambini siamo stati un po' al paese vecchio, la giornata era splendida, tutto era lì al posto giusto, c'era persino il vice-parroco, Don Henry, sulla soglia della chiesetta sui cui gradini ci eravamo seduti. Sofia ci ha mostrato con orgoglio e modestia il suo negozietto pieno di cose meravigliose, è una vera artista ed anche Felix sembrava un po' "ammorbidito" rispetto alla sera precedente.

Poi a pranzo da Ilaria e Paul, a Ronciglione. Ilaria è una ottima "padrona di casa", ci ha fatto mangiare a crepapelle e nel (purtroppo) poco tempo che abbiamo trascorso con loro abbiamo respirato l'Amore che regna e che si vive in quella casa e che essi provano anche per noi. Ilaria merita tutta la nostra gratitudine poi, per aver contribuito al nostro Amore, mio e di Paolo, facendo in modo da sciogliere un nodo che sarebbe stato difficile risolvere altrimenti (quello del primo "spostamento" da Calcata, accompagnando Paolo in macchina a Spilamberto).

Riposino pomeridiano da Luisa e partenza per Bracciano, fiancheggiando il lungolago passando da Anguillara. Arrivo alla Zuccallegra e incontro con vari vecchi amici e amiche di Paolo. C'era anche la solare Noemi, al nostro primo incontro, un'amica “telematica”, venuta da Roma in treno, che purtroppo ci ha dovuto lasciare presto, assieme ai due ragazzi indiani che tornavano a Palestrina.

Mentre prima della partenza da Spilamberto ero un po' intimidita dalla prospettiva di questo incontro (a parte Luisa non conoscevo nessuno), ma come scrivevo, al momento, tutto è filato liscio e non c'è stata nessuna situazione di imbarazzo (ivi comprese le risatine ed i gridolini di Massimo un nipotino di Paolo). Forse è superfluo rimarcarlo, ma sono i miei piccoli progressi e mi piace condividerli con chi leggerà....

Dopo un po' di saluti, baci, abbracci, Paolo ha detto alcune parole sul significato della giornata del 2 ottobre, che era l'anniversario di Gandhi e la giornata mondiale della non violenza... nonché la pre-vigilia della festa di san Francesco d'Assisi.

L'incontro a Zuccallegra si è concluso con la lettura di alcuni brani (lettere) dal nostro libro "Vita senza Tempo", con una condivisione di pensieri tra i presenti: Caterina (la figlia di Paolo), Paola, Lidia, Giorgio Vitali, Orazio Fergnani, Maria Grazia, Roberto, Afra, Clotilde, Luigino, ... e con una buona cenetta vegetariana preparata dalla esperta cuoca del centro.

Che possiamo dire? Aspettiamo, se arriveranno, commenti e pensieri sui temi di queste letture (amore, ma anche ecologia, natura, alimentazione, stili di vita).

E' stato bello esserci. Alla prossima!

Caterina Regazzi


Caterina  nella vecchia sede del Circolo di Calcata

 

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Commento di Paolo D'Arpini:

Non serve aggiungere nulla a questo bellissimo e vivo racconto di Caterina.. solo una mia sensazione personale..  all'arrivo nella piazza esterna di Calcata, ho sentito un abbaiare, la cagna bianca randagia del paese, mi aveva riconosciuto e mi è venuta incontro...

Durante la gita a Calcata, per la prima volta, mentre ciondolavo nella piazzetta del paese salutando amici di vecchia data, mi sono sentito un turista.. Non più Paolo D'Arpini, il controverso guru vegetariano di Calcata, ma un signore un po' attempato, in visita al paese dove vivono i suoi nipotini... Ho dimenticato le ragioni, i torti, le bellezze, i templi, le litigate, gli abbracci, le compagnie, le bevute, le meditazioni, i buoni consigli, etc. Tutto nel calderone di una "vita senza tempo"...


Ciò che resta di me a Calcata

Ne sono divenuto perfettamente consapevole nel momento in cui, assieme a Caterina, siamo giunti alle porte di Treia, il terzo giorno...



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Altro articolo di Giorgio Vitali sullo stesso tema:

domenica 7 agosto 2011

7 agosto 2011 - In viaggio verso Treia - Prima tappa: Spilamberto Bologna e ritorno a Spilamberto … to be continued… (forse) – Avventure di Viaggio di Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini

Nella foto: la vecchia Appia di Fausto Regazzi, con Gina Cagliari, nel sedile posteriore la piccola Caterina  


A mio padre, Fausto,  non sarebbe mai capitata una cosa del genere…. partire in una giornata da “bollino rosso” senza saperlo e rimanere così, prevedibilmente ma non fino a un tale livello, imbottigliati fino al punto da decidere per un dietro-front.

Si parla tanto di crisi e di diminuzione delle spese degli italiani in vacanze, oltre che del fatto che gli italiani sarebbero diventati “intelligenti” nelle partenze, che non avrei mai creduto, stamattina di trovarmi in una situazione tanto bloccata da sentirmi sequestrata, su quel nastro di asfalto, anche se a tre corsie e nel tratto iniziale a quattro, tra Modena sud e Bologna, completamente fermi per lunghissimi minuti.

Sarà vero che c’è la crisi e quindi le vacanze degli italiani si sono ridotte come durata, ma è ormai diffusa la moda del “mordi e fuggi” , poche giornate in vari periodi dell’estate, per avere l’impressione di essere sempre in vacanza.

Ricordo che invece durante la mia infanzia e giovinezza si facevano i canonici 30 giorni di ferie (ovviamente mi riferisco ai miei genitori), e allora chi poteva permetterselo(ed erano molti, forse più che oggigiorno) prendeva un appartamento in affitto al mare o sui monti. Noi, avendo la casa di Treia ed essendo ancora viva mia nonna Annetta, che non aspettava altro che rivedere fratelli e nipoti, ci recavamo là e ci restavamo per tutto il periodo. Finite le ferie i miei rientravano a Roma ed io rimanevo a Treia con la nonna fino all’inizio della scuola. Allora si che erano vacanze! Oggi, anche quando sei in ferie, se lasci acceso il cellulare, c’è sempre qualcuno che pensa che tu sia indispensabile e di non poter rimandare a risolvere una bega qualsiasi e ti chiama, magari durante la pennichella pomeridiana o mentre stai leccando un gelato al bar della spiaggia.

Oggi osservavo nello specchietto retrovisore le espressioni degli automobilisti compartecipi di tale tortura… sembravano sereni, abituati a subire, a pagare questo scotto per avere la possibilità di raggiungere quelle località agognate per gli 11 mesi di lavoro (per i più). Ma per noi, che a Treia ci possiamo andare quando vogliamo, è così indispensabile andare avanti su questa strada proprio oggi?

Abbiamo la musica di Upahara che ci accompagna e stare in auto con Paolo è sempre un’avventura, fra racconti di santi e considerazioni sulla vita, è molto più che un viaggio, ma quando mi si prospetta di stare in macchina per 5, 6 ore, invece delle canoniche 3, il nervosismo si fa strada in me e sono anche meno disponibile ad accettare quello che “la vita mi riserva”. Ed è così con somma gioia ed entusiasmo che, dopo aver visto che la situazione non accennava a migliorare neanche verso San Lazzaro, dopo aver ascoltato Isoradio che annunciava rallentamenti in vari tratti dell’A14 (ma perché non le chiamano col loro nome? non sono rallentamenti, sono code belle e buone e di chilometri e chilometri!!!) che accetto la proposta di Paolo di tornare a Spilamberto.

La prima uscita, San Lazzaro è nostra, paghiamo (3 euri, quando dovrebbero risarcirci per il danno psicofisico subito), e torniamo indietro tenendoci a debita distanza da autostrade e tangenziali e facendo la strada che per tanti anni ho percorso per andare al lavoro da Bologna a Spilamberto, che passa per i viali di circonvallazione e zona Meloncello.

Quando passo per una Bologna così vuota, di macchine, di pedoni, silenziosa, assolata, verde, la trovo sempre molto bella.

Infine si imbocca l’asse attrezzato e parlando del più e del meno, e anche di cose serie, come il fatto di avere un karma che ci porta inevitabilmente a portare avanti una vita in uno stile nostro proprio, alla ricerca di soddisfazioni materiali, sociali, oppure senza chiedersi e senza cercare nulla più di quello che la vita naturalmente ti offre, nel bene e nel male e con tutte le gradazioni che ci sono di mezzo, arriviamo senza accorgercene a Spilamberto felici e contenti.

Ma chi sarà stato secondo voi più felice di tornare qui, dopo solo 3 ore di auto (per fare 100 km)? Ma la nostra dolce cagnetta Magò, naturalmente!!!

Caterina Regazzi

…………….

Abbiamo appena consumato il pranzo, “al sacco”, che avevamo predisposto per l’arrivo a  Treia: melanzane trifolate e cecionata con bieta, con aggiunta di riso e yogurt (visto che c’è stato abbastanza tempo per cucinare…).

Nello scritto di sopra Caterina parla di “vacanze” che duravano un mese.. per me direi che la vacanza non finisce mai… che mi trovi a Treia od a Spilamberto sono sempre in vacanza.. non mi annoio e qualsiasi cosa faccio è un divertimento.

Per questo motivo non ho provato disappunto allorchè oggi, quasi immobili sull’autostrada, cantavamo mantra ed osservavamo i folli automobilisti che cercavano di guadagnare un posto avanti nella kilometrica fila che ci teneva tutti indietro…

Durante il tragitto (si dice così quando si sta quasi fermi?) a sbalzelloni, frena parti rifrena e riparti, e parlando  dell’ineluttabile legge del karma, mi è venuto in mente un vecchissimo film sugli automobilisti, interpretato da Vittorio Gassmann, cominciava con la scena di un imbottigliamente in una strada caotica di Roma, con strombazzamenti e macchine frementi,  allorchè il protagonista, uomo impegnato nel mondo,  fu preso da un raptus,  non ce la faceva  più a resistere in quel baillame, e sceso dall’auto, che restava lì abbandonata,  scappava su una montagna dove si metteva a fare l’eremita.. vivendo solo di erbe e del latte di qualche capra.. Dopo diversi anni veniva scoperto da un giornalista e la sua storia faceva il giro del mondo.. con il successo ritornava prepotente il  suo destino, apriva un ristorante chiamato “Dall’eremita” ed eccolo ancora lì nel casino metropolitano… Al karma non si sfugge, oppure se si cerca di sfuggire senza consapevolezza ecco che la “forza del destino” ci riporta indietro….

Così pensavo mentre osservavo che –anche volendo- non sembrava possibile lasciare l’autostrada e ritornarsene nell’ameno luogo di vacanza che è per me Spilamberto. Nessuno svincolo accessibile, solo alte muraglie di vetro, guard-rail, e  macchine e macchine incolonnate senza speranza…

Così dopo tre ore di chiacchierate con Caterina.. percorsi i pochi kilometri da Modena a Bologna, appena individuata un’uscita dall’autostrada disponibile “senza desiderio od aspettativa” (salvo il bidone fatto alla proloco di Treia che ha organizzato la Disfida del Bracciale, "apposta per noi...?") immeditamente l’ispirazione si è presentata alla mia mente con lucidità e chiarezza: “torniamo a Spilamberto finchè siamo in tempo…”.

Poi,  ricollocate le stanche membra, nel divano loft del salone, appoggiandomi su morbidi cuscini, mentre il riso bolliva sui fornelli, ecco che nel libretto di barzellette di Geronimo Stilton (un passatempo per l’attesa), ho scoperto una storiella proprio in tono… “Le autostrade si fanno sempre più complicate, si sa quando si entra ma non si sa quando si esce… incidenti, lavori in corso, imbottigliamenti, svincoli che girano su se stessi, etc. etc. Un automobilista sta cercando da alcune ore di uscire da uno svincolo ma gira e rigira si trova sempre allo stesso posto. Si ferma in una piazzola di sosta dove ha notato una famigliola che sta facendo colazione, moglie marito con due bambini. E chiede – scusi signore, sa dirmi come fare per uscire dall’autostrada? – E l’altro – vorrei saperlo anch’io.. pensi che noi non siamo ancora riusciti a rientrare dal viaggio di nozze…-

Forse la barzelletta è un po’ esagerata.. ma non vi nascondo che una volta fuori dell’autostrada ho tiato un respiro di sollievo….

Paolo D’Arpini


Non siamo arrivati a Treia - "Paolo e Caterina"

martedì 2 agosto 2011

Ecologia sociale e storie di umani, felini ed altri animali....

Foto di Handy, il gatto handicappato di Caterina

Mi piace ogni tanto fare delle cene (sia a Spilamberto che a Treia) ed invitare gli amici,  quelli che vedo più frequentemente e a volte anche quelli un po' "trascurati".

Gli amici per me sono una parte tanto importante della mia vita, sono compagni di viaggio e credo di essere sempre abbastanza disponibile ad accoglierne dei nuovi, senza stare neanche troppo a guardare il pelo nell'uovo (od il pelo dell'uomo...)...

Fatto sta che poche sere fa ho programmato uno di questi semplici incontri, così tanto per condividere l'aria da respirare, il cibo vegetariano da ognuno portato -anche se NESSUNO di questi miei amici è vegetariano (salvo Paolo), un sorriso, qualche buffo racconto di gioventù (avventure tragicomiche di un viaggio di Margherita a Parigi in autostop 30 anni fa) e qualche racconto di sfighe o malanni fisici che, alla nostra età o per problemi di salute o per accidenti vari, cominciano a presentarsi (Paolo, anche lui presente, non ama sentire raccontare di malattie e acciacchi, ma che ce voi fa? la gente normale come noi, di questo parla, anche).
Eravamo in 8 e tra di noi c'era una nuova amica, Rina, che si è inserita recentemente in questo gruppetto fluido e affiatato di persone, tramite Antonella e ne è molto felice.

Questa Rina ha una nipote adorata che spesso sta con lei, che ha 10 anni e che purtroppo soffre di una brutta allergia che le ha procurato, nel tempo intercorso prima della diagnosi una forma di asma che viene tamponata a suon di spruzzate di cortisone, e che le impedisce qualsiasi contatto con l'allergene scatenante: il pelo del gatto.

Rina, quando deve andare per la prima volta in una casa non conosciuta, si informa della eventuale presenza di questi splendidi animali (anche loro ne avevano avuto uno, ma ci hanno dovuto rinunciare) ed infatti, Dalila, così si chiama la bambina, è rimasta a casa.


Qualche giorno dopo ci siamo rivisti tutti quanti a casa di un altro amico, Giuseppe. Eravamo più numerosi, stavolta il cibo era solo in parte vegetariano, in Emilia Romagna i salumi ed i vini sono in tutte le tavole quasi quotidianamente - e c'era, questa volta, anche Dalila, che è stata benissimo con noi . Era seduta vicino a me e Paolo e ad una certa ora ha tirato fuori dalla sua borsetta alquanto vezzosa un astuccio con matite e colori ed ha fatto in due e due quattro un delizioso ritratto a Paolo (vedi sotto).
La serata è stata anche "arricchita" da una notizia imprevista e imprevedibile: il padrone di casa ha conosciuto in chat una bella brasiliana di origine ganese, che vive in Ghana, di cui ci ha mostrato entusiasta le foto e che prossimamente andrà a conoscere. Tanti auguri (e figli maschi)!

C'era anche un cane, Diana, la cagnetta di Rosalba, che mi adora perchè spesso viene ospite a casa mia quando la sua padrona si deve assentare e va in qualche posto dove non può portarla con sè. L'ho tenuta anche una volta che c'era Paolo ed ora è affezionata anche a lui. Quando io, Paolo e Viola abbiamo fatto per tornarcene a casa, per primi, Diana, zitta zitta ci ha seguito per venirsene via con noi e quindi Viola l'ha ricondotta dolcemente dalla sua padrona, che non si era accorta di nulla.

Insomma, direte voi: e che ce frega de' 'ste cose (il cane, il gatto che non c'è, la ganese, le allergie, il cibo vegetariano, i salumi, il vino, ecc.). Beh, l'altro giorno sentivo alla ragio su radio 24 una trasmissione in cui parlavano dell'evoluzione e dicevano che Darwin, (poverino, credo sia un po' in disgrazia) diceva che le specie o le razze che hanno più probabilità di resistere sono quelle che riescono ad adattarsi ai cambiamenti e di cambiamenti nel mondo degli umani ce ne sono anche troppi, lo so, ma almeno adattiamoci e cerchiamo di andare incontro alle differenze di chi ci sta vicino...

Caterina Regazzi


Ritratto a pastello di Paolo D'Arpini - Fatto da Dalila

domenica 17 luglio 2011

L’immondizia che unisce 2 - Il destino stantio dei rifiuti solidi urbani che non trovano idonea ubicazione, dal nord al sud e dal sud al nord

 "Sotto il verde e sotto le rupi solo immondizie..." (Saul Arpino)


Torniamo al discorso dei rifiuti indifferenziati  e di come sistemarli. Ci ha scritto Claudio Martinotti Doria (Gevam) a commento degli articoli pubblicati i giorni scorsi sul destino dei RSU sparsi per l’Italia:

(Vedi articoli menzionati:



A proposito di immondizia, ho letto l'esaustiva ed intelligente riflessione di Caterina, e devo dire che la situazione è identica anche qui nel Monferrato di Area Casalese, ma temo lo sia più o meno ovunque, soprattutto nei piccoli centri storici dove non si possono collocare isole ecologiche, ma anche dove c'è ampia dotazione di cassonetti e raccoglitori per ogni tipo di rifiuti, c'è un'assoluta assenza di cassonetti per l'indifferenziata, solo parzialmente mitigata da qualche cestino di minime dimensioni collocato per gentile concessione, che si riempie in poco tempo e viene svuotato raramente, QUINDI QUASI NESSUNA ATTENZIONE PER I VISITATORI E TURISTI ED ANCHE ABITANTI IN MOVIMENTO, che non sanno dove depositare i rifiuti e devono riportarseli a casa. Stendiamo poi un velo pietoso ma anche risentito (legittimamente) per coloro che come me fanno la raccolta differenziata fin dal "neolitico", quando ancora non esistevano le isole ecologiche ed i rifiuti si dovevano portare ai vari raccoglitori artigiani nei loro depositi sparsi sul territorio, EBBENE NONOSTANTE LE VARIE PROMESSE FATTE, ORMAI SONO PASSATI DECENNI, NON CI SONO MAI STATI INCENTIVI E NEPPURE FORME DI PREMIAZIONE O RIDUZIONE DEL COSTO E COMPENSAZIONE PER COLORO CHE HANNO EFFETTUATO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, CHE PAGANO ESATTAMENTE COME COLORO CHE NON L'HANNO MAI EFFETTUATA.

L'equità, l'etica, la correttezza, l'affidabilità, ecc., non appartengono alla classe politica di questo paese, meno che mai a livello macro e neppure a livello micro (Enti locali, che però hanno l'attenuante che hanno scarsa autonomia decisionale, dovendo applicare le leggi). Si continua a pagare la tassa e non la tariffa che dovrebbe essere proporzionata alla quantità conferita di rifiuti ...

ciao, Claudio Martinotti Doria

………..

Il mio commento è stato: Caro Claudio, siamo proprio nella stessa onda... devi sapere che già parecchi anni avevo iniziato la raccolta differenziata ed il riciclaggio a Calcata, per conto mio, andando a pescare nei cassonetti stracolmi il cibo residuo gettato via e legnami vari ed altro materiale utile per gli animali e per la manutenzione del Tempio della Spiritualità della Natura. Questo mia opera di recupero avrà fatto risparmiare alla comunità migliaia di euro, poichè in totale avrò riciclato tonnellate di rifiuti.. Eppure proprio un mese fa ho ricevuto dal comune di Calcata un ingiunzione di pagamento per lo smaltimento addietrato di immondizie di una vecchia casa nella quale non abitavo da anni e che era rimasta vuota.. Però ho dovuto pagare egualmente il maltolto,perchè la legge amministrativa è legge assoluta e supera ogni giustizia umana....  Ciao, Paolo D’Arpini

Replica di Claudio:

INCREDIBILE COINCIDENZA!  Prima di trasferirmi a Ozzano Monferrato dove abito da una decina di anni, vivevo in una cascina a Cereseto, paese appena oltre un paio di colline, ebbene siccome ci sono voluti 5 anni per vendere la cascina ormai vuota, il comune mi ha fatto ugualmente pagare la tassa a pieno regime, come fosse abitata, pur non avendo mai prodotto neppure un sacco di immondizia, e siccome la tassa è a superficie e le cascine ovviamente non sono piccole come gli appartamenti, ho sborsato 1500 euro ... Ci sarebbe motivo di solenne incazzatura, ma ormai in Italia siamo purtroppo vaccinati e debilitati.  A presto


Ed ecco il commento di Caterina alla lettera di Claudio

Paolo mi ha fatto leggere la tua lettera e la situazione effettivamente deve essere così un po' ovunque. Qui a Spilamberto (MO) dove siamo ora, ci sono si i cassonetti anche per l'indifferenziata, ma nel centro storico ci sono pochi cestini per i rifiuti che spesso sono strapieni, soprattutto in concomitanza di "eventi cultural-commerciali" tipo "festa della birra", fiere varie e simili. Questi eventi sono graditi a buona parte della popolazione, ma lasciano spesso strascichi poco piacevoli per tutti. Del resto tante manifestazioni patrocinate dai Comuni sembra che debbano avere per forza, a causa degli scarsi mezzi a disposizione  per la cultura, la collaborazione degli operatori commerciali, che, per carità, hanno tutto il diritto di guadagnare se lavorano, ma dovrebbero assumersi anche l'onere di lasciare il luogo come l'hanno trovato.

Certo mi si potrà obiettare che tanti ripristini di opere pubbliche si possono fare grazie alle sponsorizzazioni di piccoli o grossi investitori che giustamente (?!) chiedono il loro tornaconto.

Praticamente sembra quasi che più il paese è "ricco", più, indirettamente, ne dovrebbe giovare l'intera collettività, ma sarà veramente così? Non è che alla fine paga sempre Pantalone?

Forse sono uscita un po' fuori tema, ma tutto influenza, condiziona ed è collegato col tutto.

Ciao e grazie, Caterina Regazzi


P.S. Altra faccenda: perchè i cestini sparsi per i paesi vengono svuotati così raramente? Ovvio: la "nettezza urbana" non è più gestita come una volta dall'ente pubblico, ma data in appalto a ditte private, spesso cooperative (di destra, di sinistra), che devono lavorare forzatamente a prezzi concorrenziali (appalti) e quindi, cosa si può pretendere? Il pubblico ormai non gestisce più nulla, perchè il pubblico non è capace di gestire le cose spendendo il giusto, ma perchè il privato lo può fare e il pubbblico no? Una volta fare lo spazzino era un posto di lavoro se non ambito almeno decoroso e sicuro e se le strade erano sporche sapevi con chi prendertela, oggi se io arrivo in ufficio e trovo il cortile antistante pieno di cartacce e cicche di sigarette, chi vado a chiamare?