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venerdì 8 giugno 2012

Gesù, l'esseno, in India - Testimonianze raccolte da Omroopa, un viaggiatore dello spirito




Alla fine degli anni 80 ho deciso di cambiar vita eliminando tutti i legami, cosi detti affettivi e di lavoro e con un camper 4X4 specialmente costruito, recarmi da solo (per i primi 7 anni) dove la mia ricerca interiore mi avrebbe portato.

Il viaggio è durato 17 anni dei quali 2 passati in tutto il territorio indiano e i rimanenti 15 nei vari continenti.

In precedenza avevo letto un piccolissimo articolo sulla storia che Gesù fosse andato due volte in India e fosse anche morto e sepolto li, questa era una delle tante cose che desideravo approfondire.

Cosi ho fatto ricerche nelle biblioteche, acquistato libri, parlato con studiosi e religiosi e sono andato in tutti i luoghi che in qualche modo risultavano collegati a questa storia.

Qui di seguito, senza alcun ordine cronologico o di importanza elenco i vari argomenti cosi come li ho recepiti e che mi sono sembrati più interessati e che credo potrebbero essere sviluppati.


I RE MAGI:
Erano 3 saggi buddisti che, come sempre accaduto nel mondo buddista, seguendo le stelle venivano a cercare una nuova incarnazione di Budda e portavano i consueti regali, oro mirra e incenso.


GLI ESSENI:
Setta mediorientale molto importante e potente contemporanea di Gesù, erano di origine buddista, grandi conoscitori dell’uso delle erbe e vestivano di bianco.

Gesù è indicato come figlio di uno dei capi esseni, procreato a seguito di una cerimonia tantrica con Maria che però potrebbe essere rimasta vergine.

In aramaico una donna vergine era indicata nel periodo tra il contratto di matrimonio e il matrimonio vero e proprio, tra l’altro sembrerebbe che a quel tempo era consuetudine che le donne dovevano rimanere gravide solo in un certo periodo dell’anno e sembra che Maria rimase gravida nel periodo non concesso.

Gli esseni, combinarono il matrimonio tra Maria e Giuseppe e quindi Gesù è sempre stato sotto la protezione degli esseni.

Giuseppe si impegnò con gli esseni a non avere diritti su Gesù.

Gesù viene mandato in Egitto nel Sinai nel principale monastero/tempio esseno per essere salvato dalla persecuzione di Erode che faceva uccidere tutti i bambini dopo che aveva saputo dai re magi di questo molto importante bambino di due anni che loro cercavano.

Gesù con gli esseni comincia a studiare e a 12 anni colpisce per la sua la sua capacità di poter discutere nel tempio di Gerusalemme con i sacerdoti.

Sono stati trovati documenti degli esseni che parlano di Gesù.

Anche Giovanni Battista era un esseno e battezzò Gesù, che era ebreo, come esseno.

I rapporti di Gesù con la sua famiglia sono sempre stati molto secondari perché così insegnato nella cultura buddista nel non attaccamento.


PRIMO VIAGGIO IN ORIENTE DAI 13 AI 29 ANNI:
Dopo aver detto a Maria, che lo trovò nel tempio discutendo con i sacerdoti, che lui doveva seguire i compiti assegnatigli da suo padre (il padre era il capo degli esseni e non Dio) per 16 anni scompare e non si sa più niente di lui perché inviato dagli esseni a studiare buddismo in India.

In base a registrazioni trovate Gesù avrebbe soggiornato a Benares, Nalanda, Bodhgaya, Nepal, località tutte con università e centri importanti di insegnamento buddista.

Come mai al suo ritorno in Palestina viene accolto con così tanto entusiasmo se non perché la sua fama lo aveva preceduto mentre ritornava dall’oriente.

Anche di Giovanni Battista non si sa niente della sua giovinezza ed essendo anche lui esseno è andato come Gesù a studiare nel mondo buddista in oriente


CROCIFFISSIONE:
Sia il corpo di Gesù che quello di Maria sono scomparsi e nessuno è stato presente alla sua risurrezione.

Contrariamente alle usanze Gesù è rimasto sulla croce solo poche ore e non gli sono state rotte le gambe per farlo morire di soffocazione.

Gli angeli che hanno portato via il suo corpo dalla croce e poi dalla tomba erano vestiti di bianco come gli esseni.

Poco prima della sua presunta morte sulla croce ha gridato perché non voleva morire e gli esseni gli hanno dato una pozione per farlo apparire morto.

Se era morto le sue 28 ferite non avrebbero dovuto seguitare a sanguinare.

Il capitano Longimus che aveva il compito di comandare le guardie durante la crocifissione e la sepoltura è quello che ha dato il permesso di togliere in anticipo Gesù dalla croce e successivamente è diventato vescovo.

Gesù è stato tirato giù dalla croce da Giuseppe di Arimathea e Ricodemo che subito dopo lo hanno spalmato con speciali unguenti e lo hanno avvolto in un prezioso lino per mantenerlo in vita, poi lo hanno messo per poco tempo nella tomba e ambedue questi personaggi erano esseni.

In questo cruciale momento i familiari e gli apostoli sono scomparsi.

Qualche tempo dopo la crocifissione, Gesù e gli apostoli stavano mangiando e Tommaso ha voluto toccare le sue stigmate.

Paolo che era stato un suo terribile persecutore quando incontra Gesù in Damasco due anni dopo la crocifissione diventa anche lui un suo seguace.


LA BIBBIA:
Sono stati scritti 27 vangeli ma la chiesa ha cercato di distruggerli tutti salvo 4 che fanno parte della bibbia, che sono non molto attendibile perché sono stati scritti diverse generazioni dopo.

Gli originali di questi 4 vangeli non esistono ma solo successive traduzioni e gli apostoli erano quasi tutti analfabeti.

Come mai gli storici contemporanei di Gesù non hanno mai parlato di Gesù quando invece abbiamo infiniti testi di quello che accadeva in quei luoghi in quel periodo e tutte le informazioni su Gesù provengono solo dai vangeli che sono molto imprecisi soprattutto nelle date.

Le informazioni più importanti sono venute da Paolo e molti studiosi dicono che il vero fondare della cristianità è Paolo e non Gesù la parola trasmessa da Paolo è molto diversa da quella di Gesù.

Studiosi sostengono anche che in origine Paolo che era cittadino Romano è stato mandato da Roma per cercare di sviluppare una delle piccole religioni che c’erano in Palestina per contrastare l’ebraismo che dava fastidio. Poi Paolo dopo aver incontrato Gesù a Damasco è diventato un suo seguace ma ha seguitato a eseguire gli ordini di Roma.

Da Paolo nasce il peccato originale, la Trinità, e che l’umanità è stata salvata dalla morte di Gesù sulla croce.

Paolo mise Gesù su di un piedistallo cosa che Gesù non voleva.

Gesù sicuramente non voleva una chiesa potente con preti infallibili e celibi, non voleva forzare nessuno a convertirsi alla sua fede dietro la paura della eterna dannazione.

Gesù voleva solo grande integrità morale, profonda umanità e tolleranza.


GESU, BUDDA, KRISHNA:
Grandi somiglianze ci sono tra i tre, nei nomi, nella vita, nei miracoli.

Negli stati del Bengala e Orissa Krishna veniva chiamato Kristo.

Gesù è stato un perfetto Buddista e come è accaduto a Budda ha avuto 12 apostoli e un traditore.


LA TOMBA:
Nella capitale del Kashmir Shrinagar c’è una tomba che è ritenuta essere quella di Gesù.

Io sono andata e vederla, il vero sarcofago che è al piano sotto terra e non si può più visitare, sembra per intervento della chiesa di Roma, al piano terra come è consuetudine c’è una finta tomba con a terra su un lato una pietra con una incisione di due piedi con le stigmate per la crocifissione e in merito a questo c’è da ricordare che in quei luoghi la crocifissione non è mai esistita, la tomba è piazzata non nella posizione delle tombe mussulmane,(non ricordo se nord/sud o est/ovest) e all’esterno c’è un cartello che indica che quella è la tomba del profeta Jusef.

Questo personaggio è venerato come un profeta molto importante.

La cosa che più mi ha colpito è che i cittadini del Kashmir temono seriamente che gli ebrei, che sostengono che quella è la terra promessa, con i soldi degli ebrei statunitensi si riprendano quei territori.

A conferma di questo la storia che quando Mosè lascio l’Egitto con 12 tribù solo 3 arrivarono in Palestina, come noi sappiamo, mentre per le altre 9 non sappiamo più nulla perchè andarono in quel meraviglioso territorio che è il Kashmir, che è molto più fertile accogliente della Palestina.

Ho notato che il custode della tomba aveva sicuramente un volto ebraico e non mussulmano e nella città ne ho visto molti altri cosa che non ho mai trovato in altre parti dell’India.

Mi spiegarono che è costume che i discendenti si curino delle tombe dei personaggi importanti e nel caso di questa tomba i veri discendenti di quel personaggio da poche anni hanno lasciato il Kashmir a causa delle terribili persecuzioni dei mussulmani che vogliono sganciarsi dall’India e unirsi al Pakistan.

Ho tentato tenacemente di trovare qualche discendenti ma la situazione era talmente caotica che non sono riuscito a trovare niente.


TOMBE CRISTIANE NELLA ZONA DI SRINAGAR:
Oltre alla tomba di Gesù ho trovato le tombe di Maria, Maria Maddalena, di Noè, e di altre che non ricordo.


ALTRE NOTIZIE:
Tommaso, che è andato in India con Gesù, ha creato la prima comunità cristiana nello stato del Kerala, comunità che ancora oggi parla in aramaico. Ho fatto un modesto tentativo ma non son riuscito a trovare niente.

Ci sono delle storie del viaggio di Gesù e Tommaso dalla Palestina all’India e che si sono fermati nelle varie case regnanti che hanno incontrato lungo il percorso e che data la somiglianza tra loro due con la barba lunga venivano confusi l’uno con l’altro.

Che Gesù aveva un gemello Giacomo che è poi diventato l’antenato di tutte le case regnanti europee.

Che Gesù sposò Maria Maddalena e in diverse ritratti dell’ultima cena si vede una donna accanto a lui come io ho visto nel museo di Malta.



Omroopa  - ranastagi@email.it 

domenica 9 ottobre 2011

Immediata consapevolezza e lenta maturazione... - Memorie di un viaggio spirituale “laico” da Ancona a Jillellamudi

In vista dell'arcobaleno nel cantiere della vita - Foto di Gustavo Piccinini



Ante Scriptum

Nel 1973, durante il mio primo viaggio in India, fui iniziato alla conoscenza del Sé dal mio maestro Swami Muktananda e restai nel suo ashram di Ganeshpuri per diversi mesi... Tornato in Italia, a Roma, sostanzialmente continuai a sentirmi un “laico”, nel senso sincretico del termine, ma non vivevo un'esistenza secolare.

Il mio modello, allora, era diventare uno swami, come il mio Guru. Non avevo ancora scoperto e pienamente accettato quella che in seguito avrei definito “spiritualità laica”. Nell'intimo sospettavo (forse speravo) che esistesse questa via mediana, priva di orpelli religiosi, ma la mia immaturità non mi consentiva di percepirla, il che mi spingeva a pensare che la realizzazione finale potesse essere “raggiunta” attraverso la rinuncia alle vie del mondo. Sentivo di dover abbandonare qualsiasi collegamento con il mondo del lavoro, del sesso, della politica.. o quel che fosse. La mia attenzione era totalmente diretta, in raccoglimento monastico, alla ricerca “spirituale”.

Pian piano però la mia buona sorte o la natura intrinseca che mi contraddistingue mi spingevano, a mia insaputa, verso il completamento della mia “funzione” laica e secolare. Iniziò attraverso l'aggregazione con altri fratelli o cercatori senza casa, sia quelli vicini alla mia stessa scuola spirituale od altri (di cui in altra occasione vi narrerò gli eventi)... Insomma mi ritrovai inevitabilmente implicato a svolgere la parte del “guretto” e questo -come sapete- è uno dei tranelli lungo il sentiero...

Chi si ferma è perduto! Diceva il duce, ma credo che questa frase fosse preesistente, e tutto sommato è pur vero.... Arrestarsi al “credere”, nello svolgimento di un ruolo, è un grave rischio per chi conosce il costante fluire della Coscienza. Fortunatamente la sincerità del mio percorso mi risospinse nella corrente del grande flusso e mi trovai coinvolto in una serie di relazioni, che mi avrebbero obbligato a “dimostrare” la mia consapevolezza spirituale e la mia abilità a galleggiare senza l'uso di parole giustificative. Insomma dovetti affrontare nuovi viaggi e scartare vecchie guaine per scoprire me stesso in ogni aspetto del percorso. Avendo assunto una “forma” l'unico modo che avevo per continuare ad essere quel che sono era sciogliermi nel “senza forma”.

Rinunciare alla legge di causa/effetto, rinunciare alla santità indotta, abbandonare ogni ricerca costruita e deliberata, smetterla di immaginarmi un qualcosa di ipotetico, e semplicemente radicarmi nell'Essere, che realmente sono. Io sono, e basta!

Fu così che -irrimediabilmente attratto dalla Conoscenza aldilà delle forme- nel 1975 (ma non sono sicuro che sia quello l'anno) affrontai me stesso... E come avvenne?
Debbo qui fare un piccolo passo indietro, tornando alla lenta maturazione del momento fatidico... Anasuya lo definisce “Taruna”, il “momento opportuno”!



Anasuya, la Madre di Jillellamudi

“Preoccuparsi è un insulto alla vita” afferma Carla Lonzi e potrebbe essere anche il motto a Jillelamudi, nella presenza della Madre. Qui le necessità son viste per quello che sono, semplici pulsioni, segnali di un fluire in un tutto unito, in cui ogni cosa legata all’altra indissolubilmente è sempre soddisfatta. “Dal Tutto sorge il Tutto, se dal Tutto togli il Tutto, solo il Tutto rimane” questa la Dichiarazione dei Rishi. Si sta in un nido di protezione e benevolenza come essere accuditi dalla propria madre. E’ talmente semplice, non ci si angustia minimamente per alcunché, non appaiono desideri di sorta, non c’è nulla da voler cambiare, da ottenere (oltre ciò che è).

Tutto ha un senso inequivocabile ed allo stesso tempo non si percepisce alcuna finalità.
Semplicemente il vivere, forse potrei dire ‘sopravvivere malgrado se stessi’. Succede spontaneamente. Ma come mai si sente così compiutamente qui a Jillellamudi? Perché non ovunque noi siamo? Con questo interrogativo in mente ho continuato a fare la spola fra il ‘qui ed ora’ e ‘il qui ed ora’.

Ed eccomi… Nel sud dell’India, dove la piattezza è assoluta, nella terra dei Telgu, dove la cosa più alta sono i bordi dei canali e l’orizzonte non ha contrasti, un villaggio rurale di fango secco, si chiama Jillellamudi. Prende il nome da un fiore asciutto ed alto, il cui fusto raggiunge i due metri, che assomiglia al tasso barbasso ma il colore dei fiori è viola o blu come la malva. In questo villaggetto di capanne e poche case di mattoni crudi c’è la “Casa di tutti” una struttura relativamente grande, dalla cui terrazza si può spaziare con lo sguardo a perdita d’occhio, senza vedere altro che campi e campi e qualche rado albero in mezzo alle risaie. Qui risiedeva il corpo mortale e qui è sepolta Anasuya Devi, amma, la madre di tutti.

Ma per capire come accadde che finii in quella specie di ‘cul de sac’ o ‘sacred abode’, in quel rifugio totale dell’anima, debbo ripartire da Ikaria, dalla caduta della saccenza, e da lì seguire il percorso dei sufi sino al Deccan Plateau.

Scrive Omar Kayam, santo poeta persiano: “Non vietatemi di bere vino, di godere le donne, perché Dio è compassione. Non ditemi che sto peccando, lasciatemi peccare a volontà. Porre fine alle proprie azioni per paura della punizione è da miscredenti, significa dubitare della Sua compassione”.


Leslie, una giovane donna inglese che avevo conosciuta in India, per un caso del destino abitava a Roma vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore. Dopo il mio ritorno in Italia ed abbandonata Verona (la città in cui avevo vissuto il mio fermento culturale durante gli anni appassionanti della giovinezza) me la ritrovai come vicina allorché ritornai a Roma, città in cui ero nato. Avvenne quando andai ad abitare in una vecchia casa nei pressi di Piazza Vittorio. Tra la mansarda di Leslie e lo “Sri Gurudev Mandir”, come allora chiamavo il luogo in cui vivevo, c’era meno di un chilometro, per chi conosce la grandezza di Roma comprenderà che eravamo praticamente a due passi. Entrambi eravamo benedetti dal Guru, praticavamo la stessa via, lei viveva semplicemente facendo traduzioni ed io sbarcavo il lunario prestando piccoli servizi e facendo le pulizie in casa di amici e conoscenti.

La mia giornata era molto stretta, un perfetto orologio di disciplina e pratica spirituale, sveglia al mattino prima dell’alba, meditazione, canti, letture edificanti, passeggiate a piedi nei giardini di Roma, accudimento ed istruzione di altri cercatori di passaggio, sopravvivenza personale con 500 lire al giorno (eravamo nel 1974). In quella casa di Via Emanuele Filiberto passarono e vissero con me parecchi “santi”, ricercatori e discepoli di maestri famosi, ed anch’io mi sentivo praticamente un santo, con poco o nulla sulla pelle del vecchio Max D’Arpini, artista concettuale e poeta trasgressivo. Ora praticavo l’astinenza sessuale (il contrario di quello che facevo a Verona dove ero famoso per la promiscuità), ero diventato vegetariano stretto (quando prima le feste orgiastiche a base di carne e vino erano uno dei miei passatempi), vivevo praticamente in assoluta povertà monastica, senza elettricità, né acqua corrente in casa (lavavo i miei panni al lavatoio condominiale), scevro da ogni vizio, confort o frivolezza, ero “buono e compassionevole”.


Soprattutto ero fiero della mia capacità di controllare i sensi, nessuna donna era più riuscita a coinvolgermi, qualsiasi fosse il suo fascino e bellezza, persino nel sogno avevo raggiunto la capacità di impedire ogni eiaculazione notturna, ero un perfetto Bramachari. In questa ottica Leslie era per me come una sorellina alla quale dimostrare qualche affetto, nulla di più, anche se ero consapevole, con il passare del tempo e frequentandola sempre più spesso, che lei dimostrava una spiccata simpatia e debolezza nei mie confronti, consideravo però la cosa con distacco e con un sorriso sulle labbra… (mica tutti potevano raggiungere il mio livello di autocontrollo).

Leslie mi parlava spesso di una santa che aveva conosciuta nel sud dell’India, una certa Anasuya (che vuol dire aldilà della gelosia), viveva in un remoto villaggio dell’Andra Pradesh, a Jillelamudi, era sposata e madre e forse anche nonna, una manifestazione dell’amore universale, “Amma” (mamma). Leslie mi mostrava di tanto in tanto dei giornaletti stampati crudamente che riceveva da quella che era chiamata la “Casa di Tutti”. Io li guardavo con un po’ di sufficienza e li leggiucchiavo senza molto interesse, di tanto in tanto mi soffermavo su qualche immagine della santa Madre, un bel viso tondo, pulito ed onesto, un po’ sorridente ed ammiccante, come la Monna Lisa.

Passò ancora del tempo e tutto sembrava indicare per me una strada di rinuncia, santità ed apprendimento, ero preso dai miei doveri verso i compagni poco illuminati, fornivo un esempio di disciplina spirituale ed ero circondato da gente che mi rispettava e mi vedeva -forse- come un possibile futuro maestro. Accettavo il bello ed il cattivo tempo sapendo che la Grazia del Guru era con me. Non mi ero più mosso da un paio d’anni, ma di tanto in tanto partecipavo a qualche convention importante (come ad esempio il primo festival dello Yoga che si tenne a Milano organizzato da Carlo Patrian e da Giorgio Furlan), ero il rappresentante più qualificato del Siddha Yoga in Italia, od almeno così ritenevo.
Leslie ad un certo punto mi parlò della sua intenzione di tornare in India per visitare Amma a Jillellamudi, intendeva viaggiare via terra seguendo l’antica rotta carovaniera, mi chiese quietamente se volessi accompagnarla. Meditai sulla cosa a lungo, in fondo per me che ero rimasto orfano di madre quando ero un bambino di 10 anni, l’idea di un incontro con la Madre Universale era attraente, ricordavo inoltre qualcosa che Amma aveva detto di se stessa, su uno di quei giornaletti: “Chi sei tu? – “io sono la madre” – “la madre di chi?” – “di tutti” – “ma come ti percepisci?” – “io sono me stessa, quell’io che è diventato ogni io, madre non significa solo questa che siede sul letto a Jillelamudi. Madre significa quella che non ha inizio né fine, che è l’inizio e la fine, quella che è divenuto ogni cosa e che è l’incomprensibile, l’illimitata ed irresistibile base”.

Decisi infine di partire con Leslie, cominciai a raggranellare il denaro per il viaggio e per l’eventuale permanenza che non sapevo quanto sarebbe durata. Le cose stranamente andavano bene, non so come riuscii a mettere assieme mille o duemila dollari, accettando anche commesse per eventuali oggetti che avrei riportato dall’India (sitar, mrdanga, cembali, incensi ed altro materiale sacro). La prospettiva del viaggio mi rinvigoriva e mi rendeva più attivo, ovviamente non trascuravo la mia disciplina autoimposta ed i miei ‘doveri’ anch’essi autoimposti.

Il tragitto iniziale prevedeva l’imbarco da Ancona sino in Grecia, permanenza in un’isola vicino alla Turchia, per meditare e prepararsi al lungo viaggio… L’isola in questione si chiama Ikaria, fuori dalle rotte turistiche e richiedeva due traghetti per arrivarci, è l’isola mitologica sulla quale precipitò Icaro, dopo la sua malaugurata ascesa al cielo. Era la fine di settembre, il posto paradisiaco, l’accoglienza ricevuta invitante ed ospitale, mare limpido, terme calde e curative, aspri paesaggi, buon formaggio di capra e verdure fresche. Vivevo con Leslie in un appartamento che ci era stato offerto da amici incontrati sull’isola, letti separati ovviamente, ma stavamo sempre assieme andavamo in giro per monasteri e montagne, oziavamo al sole caldo e piacevole, la stagione era propizia. Una notte, dopo circa due settimane di questa vita beata, feci un sogno tremendo, mi sentivo avvampare dal desiderio sessuale, tutto era un inferno di desiderio irrefrenabile, mi svegliai di soprassalto, com’ero abituato a fare per controllare i miei sogni, ma la sensazione non mi abbandonava, andai a mettermi sotto la doccia sperando che l’acqua fredda calmasse i bollenti spiriti, mi sentii un po’ rinfrancato ma allo stesso tempo ancora più “pronto”. Pregavo Dio ed i santi di aiutarmi a controllare me stesso, tornai nella stanza, era ancora notte fonda, Leslie era nel suo letto, senza emettere suoni, tutto era silenzio ma non nella mia mente, impossibile resistere, ad un certo punto mi sentii letteralmente sollevato e mi vidi avvicinarmi al letto di Leslie, mi infilai dentro, lei mi chiese “cosa fai?” ed io “ho freddo”, mi fece spazio e mi abbracciò, facemmo l’amore senza sosta, con foga, con passione e violenza e tenerezza, anche dopo averlo fatto una, due, tre volte il desiderio non scemava. Insomma una debacle, totale….(dal mio punto di vista).

Andò così anche nei giorni successivi, quando camminavamo in montagna le saltavo addosso, cercavo una grotta e facevo l’amore con lei in piedi od in qualsiasi altro modo. Inutile dire che la mia autostima, come santo, era scesa a livelli inaccettabili, mi vedevo, novello Icaro, precipitato nell’abisso dei sensi. Solo molto più tardi scoprii che l’esperienza mi era necessaria per perdere la mia arroganza del raggiungimento che mi avrebbe impedito di accettare e sentirmi accettato dalla Madre.  Allora, però, sentivo di dover espiare e ritrovare la mia purezza, parlai con Leslie di questo, lei piangeva e mi guardava implorante, le dissi che non potevo più viaggiare con lei, che ritornasse indietro se non voleva affrontare il viaggio da sola o che prendesse un aereo, io avrei proseguito sulla strada dell’espiazione da solo e sarei comunque andato da Anasuya, forse a farmi perdonare i miei peccati od a cercare di capire come tutto ciò fosse potuto accadere.

Leslie, sperava che cambiassi idea e mi accompagnò sino alla costa turca, ad Efeso, su un piccolo aliscafo che faceva servizio in quel breve tratto di mare che separa l’Europa dall’Asia. Durante il tragitto non parlammo mai, appena sbarcati la salutai senza quasi guardarla in faccia e mi allontanai subito sul primo bus che mi capitò di incontrare.
Ma questa non è l’occasione per continuare a parlare di questo periglioso viaggio, di tutte le esperienze vissute e le sensazioni percepite, sarebbe interessante farlo magari in un’altra storia.

Alla fine giunsi davanti alla Madre, che altro dire o fare? Ero stato accolto ed io stesso accoglievo.



Paolo D'Arpini



Orgoglio di nonno - Con alcuni dei miei nipoti a Calcata